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RMG: I Coordinatori Regionali di Comunicazione Sociale si ritrovano per riflettere e progettare insieme

Nella giornata di venerdì 4 marzo, si è svolto in modalità digitale, il primo raduno del 2022 con i Coordinatori Regionali di CS, condotto da don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale.

Di seguito l’articolo di ANS AGENZIA INFO SALESIANA.

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Lo scorso venerdì, 4 marzo 2022, don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale (CS), ha condotto, in modalità digitale, il primo raduno del 2022 con i Coordinatori Regionali di CS, alla presenza dei due membri del Settore della Comunicazione a Roma, don Harris Pakkam, Direttore di ANS, e don Ricardo Campoli.

Erano presenti anche:

  • Don João Carlos Ribeiro (per l’America Cono Sud)
  • Don Ernest Rosario (Asia Sud)
  • Don Mariusz Jawny (Europa Centro e Nord)
  • Don Javier Valiente (Mediterranea)
  • Don Rigobert Fumtchum (Africa e Madagascar)
  • Don Ambrose Pereira (Asia Est – Oceania)
  • Zaida Elisa Navarrete (Interamerica)

Durante l’incontro, coordinato da don Ernest Rosario, l’equipe ha ragionato sulle attività realizzate l’anno passato e ne ha programmate altre secondo quanto pianificato dal Settore per la CS per il 2022.

L’equipe ha esaminato la Scuola Salesiana di Comunicazione Sociale (SSCS), un progetto di formazione per i Delegati della Comunicazione e i laici impegnati nella comunicazione nelle presenze salesiane di tutte le Ispettorie. Un totale di 508 persone sta partecipando a questo progetto, attualmente in corso, e che terminerà, nelle varie regioni, tra agosto e dicembre 2022.

Inoltre, l’équipe ha preso in esame due importanti progetti di comunicazione sociale in cui il Settore è stato molto coinvolto – il festival cinematografico giovanile salesiano “Don Bosco Global Youth Film Festival” e la Strenna del Rettor Maggiore per il 2022. Le opinioni raccolte sul tema sono state positive, e sono stati anche offerti suggerimenti e proposte per le edizioni future.

Da parte sua, don Ambrose Pereira ha presentato brevemente il “Patto Globale per l’Educazione”, un documento rilasciato da Papa Francesco il 12 settembre 2019 come invito al dialogo su come plasmare il futuro del pianeta e la necessità di impegnarsi con i giovani e la società verso la trasformazione positiva del mondo. Il documento sarà studiato dai Delegati di CS per stabilire un dialogo tra la comunicazione e le proposte del Patto Globale e le azioni che possono derivare da questo dialogo.

Durante la riunione sono stati anche presentati il calendario e i luoghi degli incontri congiunti tra i Delegati per la CS e quelli per la Formazione nelle varie Regioni salesiane, da agosto a novembre 2022. Sono stati anche annunciati i preparativi in corso per la Consulta Mondiale del Settore Comunicazione, che si terrà a Lisbona dal 29 ottobre al 1° novembre di quest’anno.

Nell’ambito del processo di approfondimento e attuazione di una mentalità progettuale, e alla luce della terza proposta programmatica del Rettor Maggiore per il sessennio, relativa al cosiddetto “Sacramento Salesiano della Presenza”, è stato annunciato che da maggio 2022 a dicembre 2023, il Consigliere Generale accompagnerà e sosterrà ogni Delegato ispettoriale di CS nell’elaborare e aggiornare il Piano di Comunicazione della propria Ispettoria.

Infine, nel suo intervento don Mendes ha lodato il servizio dedicato di tutti i Coordinatori Regionali di CS e li ha esortati a continuare a lavorare in stretta collaborazione con gli uffici ispettoriali di Pastorale Giovanile e a promuovere la comunicazione istituzionale in linea con la missione della Congregazione, per educare ed evangelizzare i giovani, specialmente i più poveri.

Le fotografie di Don Bosco ci parlano della sua percezione della comunicazione – Don Gildasio Mendes

Come le fotografie di Don Bosco e dei primi salesiani parlano della sua percezione della comunicazione. Di seguito la riflessione di Don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, riportata da ANS.

 

DON BOSCO REALTÀ DIGITALE E VIRTUALE – PARTE QUARTA
Don Gildasio Mendes, SDB

La fotografia è una caratteristica comunicativa di Don Bosco. È stato uno dei primi santi a poter essere fotografato. I motivi e gli scenari delle fotografie di Don Bosco sono molto ben studiati, messi in atto strategicamente con obiettivi comunicativi. Don Bosco aveva capito il potere delle immagini e l’efficacia di un momento immortalato per suscitare le memorie delle persone.

Forse Don Bosco è il più fotografato dei santi della Chiesa del suo tempo. Una raccolta completa di foto (e dipinti) di Don Bosco è stata messa insieme da Giuseppe Soldà. In questo lavoro di preciso rigore metodologico, egli offre una presentazione delle foto di Don Bosco: di lui solo; foto legate a luoghi in cui Don Bosco è stato; incontri di Don Bosco con persone, gruppi di salesiani.  foto organizzate per tappe cronologiche della sua vita.

Osservando la varietà e la qualità unica di queste foto di Don Bosco, in diverse situazioni e con persone di diverse età, notiamo alcuni aspetti della sua nozione di comunicazione visiva.

Prima di tutto, notiamo l’intenzione di Don Bosco di organizzare e registrare individui, situazioni, tempi che potessero essere riferimenti futuri per i Salesiani. Ogni foto è un’esposizione di esperienze e lezioni di vita, volte a diventare un libro vivente di ricordi per le generazioni future. La fotografia è memoria e allo stesso tempo messaggio!

Una fotografia è un’espressione di intenzioni e motivazioni, e sia Don Bosco, sia quei primi salesiani, vedevano in queste prime fotografie, un linguaggio e un messaggio. Infatti, non erano “istantanee”, come potremmo fare noi oggi, ma erano deliberatamente in posa.

La dimensione che Don Bosco dà alle foto dimostra il senso di appartenenza dei salesiani, alcune attività organizzate (per esempio la banda), il desiderio di immortalare la fedeltà dei salesiani (consegna delle Costituzioni). Poi ci sono le foto di Don Bosco che ascolta le confessioni, che prega davanti a una statua della Madonna. Le foto rivelano Don Bosco, i suoi sentimenti, le sue intenzioni latenti.

Don Bosco sapeva certamente molto bene come inquadrare le sue fotografie:

La fotografia è sempre creata attraverso le dimensioni spaziali che sono delimitate dall’inquadratura dell’immagine. Soprattutto, la dimensione che vogliamo dare alla fotografia influenza la composizione delle scene.

Fotografare ed essere fotografati, quindi, implica un’attitudine psicologica. La fotografia è un modo di esprimere sentimenti di amicizia, legami affettivi profondi, un senso di futuro e di appartenenza.

Don Bosco ha voluto essere fotografato in diversi momenti della sua vita e in diverse situazioni.  È chiaro che non pensava solo a lui stesso, ma ai suoi Salesiani, ai suoi ragazzi, ai suoi progetti, alla Congregazione Salesiana che aveva fondato. Così facendo, esprimeva anche le sue percezioni e il suo interesse a comunicare valori e ricordi in un modo decisamente moderno per il suo tempo.

La scrittura era il modo più comune di comunicare al tempo di Don Bosco, e lui difatti scriveva moltissimo. Ma la sua inclinazione per la fotografia lasciava trasparire il desiderio di qualcosa di moderno, qualcosa che potesse avere un maggiore impatto visivo sugli spettatori per il bene del messaggio.

È interessante anche come, fin dall’infanzia, Don Bosco sia stato molto coinvolto nella musica, nei suoni, nei ritmi. Avendo imparato a suonare almeno uno strumento (il violino), conosceva il potere che il suono ha di toccare il cuore e la percezione delle persone.

In quanto scrittore, Don Bosco usava il potere delle parole per istruire ed educare il suo popolo: attraverso le Letture Cattoliche, le Vite di alcuni dei suoi alunni, molte lettere e molti libri di testo e altri scritti, e anche insegnando ai suoi ragazzi come produrre libri, era un maestro della comunicazione tramite la parola scritta.

Passando alla fotografia, possiamo immaginare un Don Bosco che cercava di aggiornare costantemente il suo modo di comunicare. Sicuramente, voleva usare la fotografia per educare i suoi Salesiani ad avere una migliore percezione di quello che Dio aveva fatto per lui, per loro e per i giovani. Il suo unico scopo era quello di aprire sempre di più gli occhi delle persone sulla realtà dei giovani che avevano bisogno di amore e di educazione.

L’esperienza della fotografia può essere vista come aprire gli occhi per ignorare meno la vita in cui viviamo, perché la fotografia ci aiuta a concentrarci su ciò che accade intorno a noi costringendoci e insegnandoci a vedere con più attenzione.

La comunicazione si basa molto su parole, suoni e immagini.  Questo trio era e continua ad essere la base della comunicazione, compresa quella digitale e virtuale.  Questo spiega perché ci piace vedere film, ascoltare musica e leggere. È corretto dire che la digitalizzazione ha portato un’enorme rivoluzione nella comunicazione e continuerà a farlo. Noi esseri umani siamo molto portati per i messaggi visivi e sonori perché hanno a che fare con due sensi forti: sentire e vedere. Il suono e le immagini hanno il potere di toccarci profondamente e di rimanere con noi, a volte per sempre.

Grazie all’intuizione di Don Bosco in questo campo, all’abitudine di essere fotografato da solo, ma anche con gruppi di salesiani, la Congregazione Salesiana ha ereditato significativi ricordi visivi di questo grande comunicatore e molti dei suoi momenti con i suoi salesiani.

Esplorando queste immagini in profondità, percepiamo qualcosa della sua personalità, della sua spiritualità, dei suoi sentimenti, dei suoi valori e della sua santità. Un’immagine vale davvero più di mille parole! Per questo, i grandi comunicatori come Don Bosco sapevano usarle al momento e al posto giusto.

“Don Bosco Global Youth Film Festival”, l’attesa è finita: venerdì la Cerimonia Conclusiva

La cerimonia conclusiva del “Don Bosco Global Youth Film Festival”avrà luogo venerdì 19 novembre alle ore 18 nel Teatro Grande di Valdocco, a Torino, la città di Don Bosco. I vincitori nelle diverse categorie saranno proclamati da Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, don Gildasio Mendes (Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale), don Harris Pakkam (Direttore del Festival) e dal sig. Alberto Rodríguez (Presidente della Fondazione DON BOSCO NEL MONDO).

Di seguito si riporta l’articolo pubblicato sul sito ANS.

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Una preparazione di quasi un anno, il coinvolgimento di migliaia di giovani da tutto il mondo, la collaborazione e l’accompagnamento di centinaia di salesiani nelle opere di oltre 110 Paesi… Tutto questo sta per raggiungere il suo culmine e trovare la sua sintesi, tra giovedì e venerdì, 18-19 novembre, con le serate conclusive del “Don Bosco Global Youth Film Festival”, il primo festival cinematografico mondiale salesiano.

Rispettando la sua natura di festival globale e digitale – tutto reso possibile grazie alla piattaforma www.dbgyff.com – non si avrà un’unica celebrazione conclusiva, ma in innumerevoli luoghi, a tutte le latitudini e lungo tutto i fusi orari, verrà reso omaggio alla creatività dei giovani e all’arte cinematografica, declinati con uno sguardo di speranza – quello che ha dato il tema e il senso più profondo al festival.

Sono già state organizzate delle cerimonie in ben 250 località di 50 diversi Paesi; tra questi ci sono molte realtà missionarie, dove la rappresentanza salesiana è ridotta, ma anche la stessa comunità cristiana è netta minoranza, come Emirati Arabi, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Myanmar… Mentre nei Paesi dove è più consolidato il carisma di Don Bosco, come, per esempio, India o Brasile, è già tutto pronto per diverse manifestazioni di grande portata, cui è prevista la partecipazione diretta – nel rispetto delle normative vigenti e dei protocolli di sicurezza e di prudenza – di centinaia di giovani.

Ad ogni modo, la Cerimonia Conclusiva del Festival avrà luogo specificamente nel Teatro Grande di Valdocco, a Torino, la città di Don Bosco, venerdì 19 novembre, dalle 18 alle 19:30 (UTC+1). In quell’occasione, Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore, affiancato da don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale; dal Direttore del Festival, don Harris Pakkam; e dal sig. Alberto Rodríguez, Presidente della Fondazione DON BOSCO NEL MONDO, che sostiene il DBGYFF, proclamerà i vincitori nelle diverse categorie previste (premi ai corti delle cinque sezioni; premi ai protagonisti; e i premi “tecnici”).

All’evento presenzieranno anche personalità del mondo cinematografico, come il regista e produttore Gjon Kolndrekaj, rappresentante della Gran Giuria; l’ospite d’onore, Cristina Priarone, Direttrice Generale di ROMA LAZIO FILM COMMISSION; e i Superiori dei Salesiani presenti in Italia, Spagna, Portogallo, Egitto, Libano, Israele, Palestina e Siria.

I 110 video finalisti, consegnati dalla Giuria Preliminare alla Gran Giuria per la scelta dei vincitori, saranno tutti caricati e visibili sul sito www.dbgyff.com in due tranche, tra giovedì 18 e venerdì 19: un altro modo per rendere omaggio e celebrare lo sforzo dei tantissimi giovani che hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa.

La Cerimonia Conclusiva di Torino verrà trasmessa in diretta streaming dalle 18 alle 19:30 (UTC+1) sulle pagine Facebook dell’ANS @agenziaans e quella del festival in italiano @DBGYFFIT.

E saranno trasmessi allo stesso modo anche gli eventi conclusivi del DBGYFF realizzati nei vari Paesi, utilizzando, oltre alla pagina Facebook dell’ANS e del festival in italiano, anche le altre pagine linguistiche del festival, in inglese @DBGYFFHOPE – e spagnolo @DBGYFF.

 

 

Don Bosco Global Youth Film Festival, 1.686 i film in concorso. Il Rettor Maggiore: “Abbiamo dato la parola ai giovani per esprimere i loro sogni”

Si è svolta a Roma, nella Casa Generalizia del Sacro Cuore, la presentazione del Don Bosco Global Youth Film Festival, il concorso cinematografico che ha raccolto 1.686 film da 116 nazioni da tutto il mondo e che si sposterà a Valdocco il 18 e 19 novembre per la parte finale. Il tema dei film era quello della speranza, il cuore della Strenna 2021, e gli organizzatori hanno spiegato come quasi tutti abbiano seguito il filone della speranza.

Don Gildasio Mendes, consigliere generale per la Comunicazione ha aperto la conferenza stampa, esprimendo “la nostra grande gioia per questo evento significativo per i giovani, per tutti quelli che hanno girato il loro film per partecipare”. Si tratta di un “mezzo concreto per unire e coinvolgere i giovani di tutto il mondo, tramite i nostri delegati di Comunicazione sociale e le loro équipe”. Il festival, voluto dal Rettor Maggiore e promosso con un appello a tutta la congregazione, ha come scopo quello di “promuovere il protagonismo dei giovani, far ascoltare e diffondere in tutti i continenti la voce dei giovani. Questo festival è stato ispirato dal messaggio della Strenna 2021, che aveva come tema Mossi dalla speranza e cammina sulla visione di Papa Francesco che tante volte ha detto: Giovani, diventate artigiani del futuro, siate capaci di sognare, mettetevi in gioco puntando su grandi ideali. Ciascuno dei 1.600 film arrivati è un inno di speranza per una vita e un futuro migliore. Grazie a voi, giornalisti, per il lavoro che state svolgendo anche in questo periodo difficile: vogliamo invitarvi a essere ambasciatori della speranza insieme a noi e ai nostri giovani”.

Don Harris Pakkam, direttore del Festival, ha invece raccontato la genesi di questo concorso: “Da dicembre scorso abbiamo iniziato a pensare e immaginare questo festival, dopo la proposta del Rettor Maggiore. Si tratta di una esperienza unica, perché i giovani potevano caricare da soli i video sul sito, dal quale poi i giudici hanno potuto vedere i film e si potrà seguire anche il festival. Se attraverso questo festival possiamo radunare tutti i giovani del mondo, si realizzerà un sogno. Volevamo offrire loro uno spazio per esprimere i loro talenti, la loro creatività”. La giuria preliminare, composta da oltre cento persone in tutto il mondo, ha potuto guardare i film (un film è stato visto da tre persone) e fare una prima selezione. In questo momento, spiega ancora il direttore del Festival, “siamo alla fase della grande giuria, con dieci esperti da tutto il mondo, che sta valutando 110 film arrivati in finale, daranno un punteggio e assegneranno i 36 premi. Questo processo si concluderà la prossima settimana con la proclamazione dei vincitori”. “Vedendo gli sforzi dei nostri giovani nel realizzare questi film, voglio ringraziare loro e tutti i salesiani che li hanno accompagnati, incoraggiati. Ho visto tanta creatività, e credo che tanti hanno partecipato perché si è trattata di una iniziativa della congregazione”.

“Ci siamo detti: perché non pensare a qualcosa di simpatico, di grande come avrebbe fatto Don Bosco per i giovani? Oggi avrebbe chiesto qualcosa con gli strumenti a disposizione oggi. Devo dirvi che tante volte sperimento questa emozione di vedere questi giovani che prendono la parola per esprimere i loro sogni, le loro emozioni anche con la musica”. Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore ha spiegato come è nato il sogno del festival. “Voglio sottolineare il perché abbiamo sognato una iniziativa del genere. Tutti sappiamo che la pandemia, il lockdown sono stati periodi pesanti, con tanti problemi economici, di lavoro. Abbiamo voluto dare la parola ai giovani del mondo, lo abbiamo fatto pensando alla rete delle 134 nazioni della congregazione. I 1.686 film da 116 nazioni mi ha stupito: la più grande partecipazione viene dall’India, la seconda dall’Iran dove siamo stati fino a due anni fa e dove oggi non siamo presenti. Poi dalla Spagna, dall’Italia, dagli Stati Uniti, dalla Turchia: c’è qualcosa di bello che si muove. Siamo contenti di aver fatto questa iniziativa con il cuore di Don Bosco: l’anno prossimo faremo un altro festival per dare una opportunità di parola ai giovani”.

RMG -La Dimensione Istituzionale della Comunicazione Istituzionale

Mercoledì, 3 novembre 2021 si è tenuta la quarta sesione della Scuola di Formazione per Delegati di Comunicazione Sociale della Regione Asia Est-Oceania, sesione intitolata “Dimensione Istituzionale della Comunicazione Istituzionale”, guidata dal dott. Fabrizio Vignati,  collaboratore della Circoscrizione Speciale Italia Piemonte e Valle d’Aosta (ICP).

Di seguito si riporta l’articolo pubblicato sul sito dell’Agenzia del’Informazione Salesiana.

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(ANS – Roma) – Mercoledì 3 novembre 2021 si è tenuta la quarta sessione della Scuola di Formazione per Delegati di Comunicazione Sociale della Regione Asia Est-Oceania. La sessione, intitolata “Dimensione Istituzionale della Comunicazione Istituzionale”, ha visto la partecipazione, attraverso la piattaforma Zoom, di 44 Delegati per la Comunicazione Sociale e di altri collaboratori del settore nella Regione.

La sessione è stata guidata dal dott. Fabrizio Vignati, laico collaboratore della Circoscrizione Speciale Italia Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), che lavora nel campo della comunicazione istituzionale da più di 20 anni; ed è stata moderata da don Ambrose Pereira, SDB, Coordinatore della Comunicazione Sociale nella Regione. Anche don Gildasio Mendes SDB, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, ha partecipato all’appuntamento, e ha condiviso alcuni input aggiuntivi sul tema.

Dopo il benvenuto ai partecipanti da parte di don Pereira, è stato proiettato un video preregistrato del dott. Vignati, che per spiegare come è strutturata la comunicazione istituzionale e come può essere utilizzata nella vita professionale quotidiana come comunicatori, ha illustrato la storia, la teoria e i modelli di comunicazione, come l’informazione, il dialogo e la relazione. Egli ha anche spiegato che le aziende funzionano come un sistema aperto, sottolineando che la comunicazione aziendale o istituzionale è sia una relazione che un’informazione, e che non c’è distanza tra la comunicazione interpersonale e quella istituzionale, perché la prima s’incorpora nella seconda, creando e sviluppando relazioni continue all’esterno.

Inoltre, ha sottolineato i diversi settori della comunicazione istituzionale e come sono collegati ai diversi ruoli dei professionisti della comunicazione. Secondo il dott. Vignati:

“l’attività globale della comunicazione istituzionale è nelle mani del top management” che ha il ruolo di implementare ed eseguire la strategia in fasi operative.

Il suo intervento si è concluso con la presentazione delle diverse tendenze e caratteristiche della comunicazione istituzionale, la pianificazione strategica, e il Modello Globale di Relazioni Pubbliche e Comunicazione 2021, che ha riassunto come dei buoni ingredienti per trasmettere buone pratiche di comunicazione a tutti gli interessati.

Successivamente è stato aperto il dibattito assembleare, a partire dalla domanda: “Come possiamo inserire la comunicazione istituzionale nella comunicazione della Chiesa?” Da parte sua don Mendes ha risposto ricordando a tutti di applicare la comunicazione istituzionale nella propria vita personale, come salesiani e come laici, e ha osservato che per la Congregazione essa si radica in Don Bosco, nei suoi valori, nel sistema educativo e nel modo di vivere da lui proposti. Quindi, ha anche condiviso la “strategia di marketing” della vita salesiana, valorizzando l’aspetto dell’ascolto e del dialogo con le persone.

Il sig. Ephrem Santos, SDB, dall’Indonesia ha chiesto il coinvolgimento dei laici collaboratori nella missione salesiana e don Mendes ha risposto facendo riferimento all’avvio di una scuola di salesianità per formare gli insegnanti.

Don Jaroslav Vracovsky, dalla Mongolia, e Don Peter Hoang, dall’Australia hanno chiesto rispettivamente del materiale da utilizzare per la comunicazione istituzionale e dei modi per commercializzare prodotti salesiani; Joseph Nguyen Hoan dal Vietnam e la signora Peggy Li, dal Giappone, hanno risposto condividendo le loro buone pratiche in questi ambiti.

Infine il Consigliere Generale ha incoraggiato i Delegati a sviluppare iniziative che diano risposte alle preoccupazioni della comunità e a creare progetti che possano essere lavorati insieme come istituzione.

Sig.ra Ferl Angeline D. Larrosa

Piano di comunicazione ispettoriale al centro del IV Seminario dell’ufficio di Comunicazione Sociale dell’Italia Salesiana

Dal 1° al 4 settembre, nella casa salesiana di Rimini, si è tenuto il IV Seminario di Comunicazione Sociale organizzato dall’ufficio nazionale e al quale hanno partecipato, oltre cinque delegati ispettoriali, anche le équipe che animano e lavorano negli uffici di comunicazione e un rappresentante dell’associazione CGS.

Il tema del seminario è stato il Piano di Comunicazione Ispettoriale. Come ogni edizione, anche quest’anno il seminario ha avuto una parte formativa e una in forma laboratoriale.

La parte formativa è stata guidata da Don Gildasio Mendes, consigliere Mondiale Settore Comunicazione Sociale e da don Javier Valiente, delegato di CS in Spagna (SMM). 

Don Gildasio Mendes ha incentrato il suo intervento sulla visione e l’educazione di Don Bosco a partire dall’infanzia, analizzando le radici di un grande comunicatore che usava il gioco e le arti per creare relazioni con gli altri. “Mettendosi in gioco nelle arti e nelle relazioni, Giovanni Bosco da ragazzo iniziò a giocare con le parole, dando loro un significato, mettendo in relazione le parole con i loro simboli, sviluppando le competenze linguistiche, collegando le emozioni alle parole, esprimendo la sua immaginazione attraverso azioni artistiche, mettendo in moto i suoi pensieri e le sue idee, acquisendo coraggio per relazionarsi con i pari e persino prendendo dei rischi per eseguire bene qualsiasi cosa facesse artisticamente”, ha detto durante il suo intervento in collegamento da Roma. 

Don Javier Valiente, invece, ha presentato la sua esperienza sul Piano di comunicazione ispettoriale e tracciandone una struttura, sottolineando alcuni punti chiave: “Il piano di comunicazione non è il piano dei mezzi a disposizione, necessita di una progressione e una progettazione”. 

La parte laboratoriale, invece, ha visto il gruppo – diviso per ispettorie di provenienza – misurarsi sul Business Model Generation, ovvero un modello strategico per la creazione e lo sviluppo di un piano di comunicazione.

Il seminario si è concluso con il primo incontro del tavolo di Comunicazione Sociale  – guidato per altri tre anni da don Moreno Filipetto – per la programmazione dell’anno pastorale e per le linee strategiche di lavoro e di sviluppo del settore.

RMG – “Con Don Bosco nella realtà digitale e virtuale”: intervista a don Gildasio Mendes

Dal sito dell’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Roma) – A poche settimane dalle celebrazioni per il 206° compleanno di Don Bosco, don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, propone una serie di articoli per approfondire il tema di Don Bosco come comunicatore dei giovani. Nello specifico, don Mendes presenta in modo originale una serie di articoli che ruotano attorno alla tematica: “Con Don Bosco nella realtà digitale e virtuale”.

Da anni, infatti, don Mendes studia e approfondisce questa tematica, in linea con la Pastorale Salesiana nel mondo giovanile e in risposta all’appello del Rettor Maggiore contenuto nella priorità n. 3 della Proposta Programmatica: “Vivere il Sacramento salesiano della presenza e abitare nell’ambiente digitale”. La tematica qui proposta mette in correlazione la comunicazione di Don Bosco con quella attuale, offrendo una lettura dei concetti di fraternità e amicizia sociale, presenti nell’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”. Alla luce di questo, don Mendes offre delle interpretazioni su Don Bosco e sul suo modo di comunicare, attualizzandolo per comprendere meglio la realtà digitale.

Come è nata l’idea di scrivere degli articoli su Don Bosco come comunicatore dei giovani?

Don Bosco è uno dei grandi comunicatori della Chiesa. Se vivesse al giorno d’oggi, forse sarebbe il patrono dei social media. Ma precisiamo subito che nei tempi in cui è vissuto Don Bosco non esisteva affatto una realtà digitale e che pertanto non poteva conoscere le dinamiche di Internet o delle reti sociali. Non è corretto quindi forzare certi collegamenti. Quello che si vuole fare in questa sede, dunque, è recuperare piuttosto le intuizioni che Don Bosco ebbe in merito alla comunicazione del suo tempo, come ad esempio l’interattività comunicativa. Faccio un esempio: Don Bosco seppe coniugare gioco, teatro e musica, proprio come fanno oggi alcune popolari piattaforme.

Quali altre tematiche saranno affrontate?

Saranno trattate 12 diverse tematiche, tra le quali: lo studio della comunicazione e del dialogo tra cultura e linguaggio giovanile; l’approfondimento di come Don Bosco studiò la geografia e di come applicò la dimensione spaziale nella comunicazione; il linguaggio dei sogni come metafora e narrativa; l’autobiografia come arte di scrivere di sé stessi; la dimensione della liturgia e della preghiera; la comunicazione e la santità.

Dove si fondamentano questi studi?

La base sono studi di antropologia, etnografia digitale, neuroscienza, psicologia del rapporto umano, intelligenza multipla, intelligenza artificiale. Ci si basa, naturalmente, anche sui valori del sistema educativo di Don Bosco.

Da dove Don Bosco ha appreso questa sua dimensione artistica?

Don Bosco la apprende fin da bambino. La dimensione artistica è presente in lui fin dall’infanzia e nelle Memorie dell’Oratorio vediamo infatti un Don Bosco che narra la sua esperienza nei giochi, nella musica, nell’interattività ecc.

Al cuore di ogni forma di comunicazione c’è il rapporto interpersonale. Cosa ci insegna oggi Don Bosco in questo senso?

Don Bosco intuì che l’esperienza educativa cresce dove ci sono i rapporti umani, l’empatia e le relazioni. Possiamo dire che tutto questo è il cuore della comunicazione. Don Bosco crea un sistema, quasi un eco-sistema, fondato sul rapporto umano, sociale e interpersonale.

Oggi parliamo di internet come di un habitat. Invece, come fece Don Bosco a costruire un ambiente educativo?

Don Bosco sapeva valorizzare i talenti di ogni persona; capiva cosa una persona sapeva fare e cosa poteva imparare. Per questo investì nell’apprendistato, nelle arti, nelle scuole e nei centri di formazione professionale. Si dava vita ad un percorso formativo fatto di impegno, disciplina e valutazione. Questo creava un ambiente fatto di fiducia, di entusiasmo e amore educativo. Don Bosco offriva a ciascuno il suo spazio, per collaborare insieme con creatività e gioia.

Come Don Bosco lavora alla fede in Dio e nella Madonna in questo ambiente?

Don Bosco ha vissuto un’esperienza nella quale Dio è Dono e nella quale la fede offre un’interpretazione della vita come gratuità. La fede è comunicare, esprimere la libertà e la creatività che nascono dall’amore di Dio e dalla maternità di Maria.