CNOS – FAP Valle d’Aosta, successo per il corso manutentori

Pubblichiamo l’articolo di Aosta Cronache sul corso del Cnos-Fap Valle d’Aosta per manutentori.

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“Senza dubbio – spiega Gianni Buffa, direttore del CNOSFAP Valle d’Aosta, l’ente formatore che ha in gestione il percorso – la selezione ci ha permesso di mappare ancora più a fondo la coerenza dei percorsi scolastici con le opportunità di sbocco a livello industriale per le figure manutentive meccaniche ed elettriche. Trattandosi della prima edizione, oltretutto organizzata in un periodo particolare come quello dell’emergenza sanitaria, è difficile esprimere una valutazione sul numero e sulla qualità delle adesioni. Sicuramente, i dodici ragazzi selezionati hanno mostrato delle importanti potenzialità che ci fanno credere che porteranno a buon fine il loro percorso per diventare i manutentori del futuro”.

Con piacere accolgo la notizia che il corso partirà a settembre – commenta l’Assessore agli Affari europei, Politiche del lavoro, Inclusione sociale e Trasporti Luigi Bertschy. L’Assessorato ha investito in questa iniziativa formativa che nasce dalla richiesta di professionalità da parte delle industrie del territorio. Con questo progetto, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, offriamo una possibilità concreta ai ragazzi di avvicinarsi gradualmente al mondo del lavoro, di conoscerlo e, conseguita la qualifica, di essere eventualmente assunti come manutentori. Il lavoro sinergico tra Imprese, Scuola e Formazione ha inaugurato un modo nuovo di collaborare efficacemente per ottenere risultati tangibili.

Considerato che i posti disponibili sono ancora due oltre alle possibili riserve, a partire dal 24 agosto e sino al 15 settembre si apriranno le iscrizioni per la seconda selezione, in modo da partire con i primi incontri di messa a livello dal 21 settembre e con le lezioni teorico-pratiche presso la Cogne Industrial School dal 19 ottobre.

La partecipazione è riservata ai giovani con un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, inoccupati o disoccupati, in possesso di un diploma o di una qualifica di III livello EQF coerente con i profili professionali previsti (meccanico, elettrico o elettronico) e a chi – pur in assenza di un titolo di studio – abbia maturato un’esperienza lavorativa nel settore, di almeno 5 anni.

I candidati selezionati avranno l’occasione unica di seguire un percorso di specializzazione in manutenzione industriale direttamente presso la Cogne Acciai Speciali e ricevere un compenso fino a 750 euro al mese, costituito dall’indennità di frequenza e da una borsa di studio di merito, assegnata dalla CAS.

Con 2.000 ore in 20 mesi, distribuite tra aula, laboratorio e stage in azienda, il percorso pratico e concreto porterà al conseguimento di una qualifica di IV livello EQF in Tecnico delle manutenzioni elettriche o meccaniche, in grado di aprire le porte di un mercato alla costante ricerca di figure professionali specializzate, preparate per rispondere alle sfide dell’industria moderna e con sicure opportunità occupazionali.

Ricordiamo che solo presso la Cogne Acciai Speciali negli ultimi due anni e mezzo sono stati assunti 25 manutentori per le aree meccanica, elettrica ed elettronica.

Promosso dall’Assessorato Affari europei, Politiche del lavoro, Inclusione sociale e Trasporti nell’ambito del Fondo Sociale Europeo, il percorso formativo sarà realizzato da CNOS-FAP Regione Valle d’Aosta – Don Bosco, in stretto partenariato con Confindustria Valle d’Aosta, la Carpenteria Aosta e la Cogne Acciai Speciali. E sarà proprio nella sede dell’acciaieria che si svolgeranno le lezioni e i tirocini. La Cogne, infatti, ha deciso di investire fortemente in questa iniziativa, mettendo a disposizione oltre alle aule e ai laboratori, anche il suo personale specializzato, per le docenze delle attività pratiche e di stage.

 

 

 

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa di beatificazione

Aperta la causa di beatificazione per don Carlo De Ambrogio. Di seguito l’articolo di La Voce e il Tempo, domenica 26 luglio 2020.

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa

Il 22 luglio, in Arcivescovado, mons. Nosiglia ha presieduto l’apertura della causa di beatificazione di don Carlo De Ambrogio.

Carlo De Ambrogio nasce ad Arsiero (Vicenza) il 25 marzo 1921. Frequenta i Salesiani di don Bosco fin da bambino e presto matura la vocazione sacerdotale e religiosa. Si laurea in Lettere e Filosofia nel 1945 a Padova. Sacerdote dal 1947, per 10 anni svolge il ministero a Pordenone nel «Collegio Don Bosco» dove insegna e segue i ragazzi interni e dell’oratorio. Inoltre è impegnato nel servizio religioso dei giovani delle Forze Armate americane. I superiori ne notano il talento e lo destinano nel 1957 a Torino-Valdocco, Casa madre della Congregazione, come responsabile della rivista «Meridiano 12», erede delle «Letture cattoliche» pubblicate da don Bosco dal 1853. Per quindici anni vi profonde un grande impegno, anche come redattore di più rubriche.

Don Carlo ha inoltre la possibilità di viaggiare e conoscere culture diverse, in particolare visita le attività educative e missionarie salesiane in Iran, India, Thailandia, Corea, Giappone, Hong Kong, Filippine, Ceylon, Formosa, Macao. Nel 1969 a Calcutta incontra Madre Teresa. È un prete a tutto tondo con una predilezione verso giovani e verso i consacrati.

Afferma:

«Ogni anima è un mistero. Dio non si ripete mai: ogni persona è per lui come l’unica al mondo».

Testimoni del suo apostolato sono gli addetti alla portineria di Valdocco. Disponibile a tutte le ore, non manda mai via nessuno, non è raro che salti il pranzo o la cena per stare con i suoi penitenti. Trova il tempo di  tenere corsi serali per studenti universitari e collabora con la Sei pubblicando commenti dei Vangeli per i giovani. Cura una collana di libri tascabili dedicata al Nuovo Testamento che chiama «Magnifìcat»; scrive la collana «Conosci tua Madre». Lancia in quegli anni il messalino giornaliero «A Messa». Collabora con «il nostro tempo» ed è buon amico di mons. Carlo Chiavazza. Ma l’opera per cui don De Ambrogio è ricordato in particolare è il «Movimento Gioventù ardente mariana». A Valdocco, come figlio di Don Bosco, prega infinite volte nel santuario di Maria Ausiliatrice. Proprio davanti a quell’immagine nasce l’opera che porta la sua idea ovunque. La notte della vigilia della festa (24 maggio) del 1975 cinquemila ragazzi nel grande cortile, nonostante la pioggia, dicono il rosario, si confessarono e parteciparono alla Messa. Regista di tutto don Carlo che un mese prima aveva diffuso un volantino per annunciare la nascita del Movimento.

Del 1977 la prova più dura: i superiori lo invitano a lasciare la Congregazione per evitare ogni sovrapposizione. Ne soffre molto, ma procede. Don De Ambrogio è accolto dal cardinale arcivescovo di Napoli Corrado Ursi. Riprende a percorrere tutta Italia, anima Cenacoli Gam in parrocchie, istituti religiosi, ospizi, ospedali e caserme.

Don De Ambrogio muore il 7 novembre 1979 a 58 anni.

Il saluto dell’UPS a don Carlo Nanni

Riportiamo il comunicato stampa dell’Università Pontificia Salesiana sulla morte di don Carlo Nanni, rettore magnifico emerito, scomparso domenica 19 luglio a Roma.

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Domenica 19 luglio 2020 alle 6:30 del mattino, il prof. don Carlo Nanni, Rettore magnifico emerito dell’Università Pontificia Salesiana, si è spento all’età di 75 anni.

A dare il triste annuncio è stato don Alvaro Forcellini, direttore della comunità salesiana della parrocchia Santa Maria della Speranza, adiacente al campus universitario, dove don Carlo era stato trasferito a settembre 2018. Qui, don Carlo si era dedicato primariamente all’impegno pastorale parrocchiale continuando, nel contempo, a prestare il suo servizio all’UPS fino all’inizio del lockdown dovuto all’emergenza sanitaria per la pandemia.

I funerali si svolgeranno martedì 21 luglio alle ore 11 nella Chiesa di Santa Maria della Speranza (Via Francesco Cocco Ortu, 19 Roma). La celebrazione sarà presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime.

La salma verrà poi traslata nel suo paese natale, Ischia di Castro (VT), dove alle 18 avrà luogo una seconda messa funebre.

Don Carlo Nanni, nato a Ischia di Castro (Viterbo) il 3 aprile 1945, era diventato salesiano nel 1962 ed era stato ordinato sacerdote il 18 marzo 1975 a Castelgandolfo (Roma).

Licenziatosi in Filosofia il 27 giugno 1968 presso il Pontificio Ateneo Salesiano, e in Teologia (specializzazione patristica e storia del dogma) presso la Pontificia Università Gregoriana il 12 giugno 1975, don Carlo conseguì anche la Laurea statale italiana in Filosofia il 26 marzo 1973 presso l’Università di Roma La Sapienza con una tesi in antropologia culturale dal titolo “La cultura d’origine nel processo d’inurbazione”. Ha ricoperto numerosi incarichi, fu Decano della Facoltà di Scienze dell’Educazione dal 1995 al 1998, riconfermato poi per un secondo triennio fino al 2001, e nominato Rettore magnifico dell’UPS dal 1° luglio 2009 fino al 15 luglio 2015.

Nella sua formazione ha sempre sentito fortemente il bisogno di coniugare laicità civile e comunitarietà ecclesiale, incarnazione nel territorio e ricerca dell’universalità cattolica “romana”, appartenenza ecclesiale e cittadinanza attiva, impegno nel sociale e ricerca del Regno di Dio e della sua giustizia, preoccupazione pastorale e vicinanza ai vissuti e ai cammini esistenziali dei giovani, di persone e di famiglie nelle loro concrete condizioni di vita.

Ripercorrendo gli anni della sua vita e in modo particolare quelli della sua attività all’Università Pontificia Salesiana, si resta ammirati per la costante e generosa dedizione con cui don Carlo ha svolto il suo servizio accademico di docenza, di ricerca e di impegno istituzionale.

La comunità accademica dell’UPS, in particolare generazioni di studenti, lo ricordano con affetto per l’allegria e l’attenzione ai giovani che lo contraddistingueva.

Il nuovo Consigliere per la Regione Mediterranea: “Il mio sogno parte dalla nostra storia ed è promessa di futuro”

Pubblichiamo l’intervista che don Juan Carlos Pérez Godoy, nuovo Consigliere per la Regione Mediterranea, ha rilasciato all’agenzia salesiana ANS.

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Cosa l’ha spinto a farsi salesiano?

Non conoscevo affatto i salesiani. Grazie a una borsa di studio richiesta dalla mia insegnante, la signorina Carmen Gabaldón, e per la quale superai l’esame, conobbi i salesiani ad Utrera, la prima casa salesiana in Spagna, quando avevo 10 anni, e vi rimasi sette anni come internista. La cosa che attirò la mia attenzione erano proprio i salesiani stessi: erano religiosi speciali, felici, vicini, si prendevano cura di noi, giocavano con noi e allo stesso tempo erano esigenti. In seguito, conobbi la vita di Don Bosco, attraverso alcuni filmini e letture. Ricordo che un anno, per un concorso scolastico, imparai a memoria l’opuscoletto di Don Bosco sul Sistema Preventivo (però non chiedetemelo oggi, eh!). Man a mano, capii perché i salesiani erano così: perché erano figli di Don Bosco, che amava profondamente i giovani, e stava vicino a loro e ai loro problemi. Da più piccolo mi colpivano molto gli aneddoti di Don Bosco, gli avvenimenti particolari, i miracoli… Col passare del tempo compresi un po’ più della spiritualità salesiana, delle opere salesiane (a scuola c’erano dei cartelli con foto di tutto il mondo salesiano, delle missioni). Ma soprattutto compresi il significato del clima di festa e di gioia: ci dicevano che la santità consisteva nello stare sempre allegri. Quando giunse il momento di decidermi per il futuro, all’epoca del Corso di Orientamento Universitario, mi ritrovai ad un ritiro con questa frase: “Dal tuo sì o dal tuo no dipende la felicità di molti”. E decisi di dire SÌ al Signore.

Cosa porta con sé dell’esperienza del CG28?

È stato il quarto Capitolo Generale cui ho partecipato, ma se nessuno mi è rimasto indifferente, questo ancor meno. La prima cosa che mi ha colpito è averlo celebrato a Torino, in quei luoghi salesiani, luoghi santi per noi. Tutto parlava della presenza di Don Bosco e dell’Ausiliatrice, con un forte richiamo alla fedeltà e alla santità.

La seconda cosa è stata la presenza dei giovani. Porto ancora nel cuore quei giorni con loro, rappresentanti di tutti i giovani del mondo salesiano. Hanno riempito di freschezza e di spontaneità l’ambiente capitolare, richiamandoci, come salesiani, all’essenziale. La loro presenza, i loro messaggi, le testimonianze e le richieste – di stare tra di loro, di amarli, di essere segni di paternità, di accompagnarli all’incontro con Dio… – sono stati una nuova “Lettera da Roma”.

E infine, non mi è indifferente, l’essere stato eletto Consigliere Regionale per la Regione Mediterranea. Senza dubbio, si apre una nuova tappa della mia vita salesiana.

Covid-19 ha condizionato il modo in cui ci incontriamo, ci rapportiamo… Come pensa che la tecnologia e i media abbiano accompagnato e stiano accompagnando questo processo nella sua regione?

Certamente Covid-19 ha condizionato l’inizio del mio servizio, sia nella possibilità di visitare le Ispettorie della Regione, sia nello sviluppo di alcuni incontri che erano stati pianificati. Ma, d’altra parte, ci ha fatto scoprire la possibilità di questa comunicazione “virtuale” che ci ha permesso di realizzare buona parte del programma secondo le previsioni. Ho potuto salutare tutte le comunità di alcune Ispettorie, abbiamo avuto tutti i curatoria delle case di formazione, le feste della comunità ispettoriali che si sono svolte online… Nello stesso Consiglio Generale, vista l’impossibilità di essere tutti noi in sede, abbiamo appreso questa modalità di svolgimento delle nostre riunioni, anche se devo dire che non è la soluzione perfetta, nel senso che risolve un ostacolo, ma si perdono altri elementi che la presenza fisica rende possibile.

Cosa ha potuto conoscere finora del nuovo incarico? Cosa si aspetta per il futuro?

Ho imparato che il primo compito è quello di collaborare con il Rettor Maggiore nell’animazione e nel governo della Congregazione. E all’interno del Consiglio promuovere un’unione più diretta tra le Ispettorie della Regione Mediterranea con il Rettor Maggiore e il suo Consiglio; dovrò curare gli interessi, la vita e la missione, delle Ispettorie che mi sono state affidate e dovrò facilitare in Consiglio la conoscenza delle situazioni locali in cui si sviluppa la nostra missione. Tutto ciò comporterà frequenti contatti con gli Ispettori e i consigli ispettoriali, visite straordinarie, presenza ai vari curatoria delle case di formazione e negli organismi regionali, momenti di incontro e di coordinamento…

Guardando al futuro, questa è una Regione preziosa che ha le sue ricchezze – prima fra tutte, le persone – e ovviamente anche delle sfide. Ciò che ci farà consolidare e crescere come Regione sarà affrontare queste sfide con coraggio e decisione, mettendo il meglio di ciascuno al servizio del carisma e della missione salesiana, nel nostro contesto territoriale e storico, con grande fiducia nel Signore: “Avanti, sempre avanti, con lo sguardo fisso sul Signore”, come ci ha insegnato Don Bosco.

Tra sei anni, cosa sogna per la sua Regione?

Don Bosco fu un grande sognatore, ma con i piedi per terra. Il mio sogno parte dalla nostra storia, che non è passato, è promessa di futuro, e da cui abbiamo tanto da imparare. Una storia fatta da tanti confratelli, con nome e cognome, che hanno donato la loro vita e che parla di generosità, vitalità e fedeltà, delle nostre Ispettorie, dei mei confratelli, della Famiglia Salesiana e di tanti giovani e laici impegnati.

Certamente, abbiamo anche alcune sfide: la fecondità vocazionale; la rivitalizzazione della nostra vita consacrata salesiana; l’attenzione ai giovani poveri e a rischio esclusione – con particolare attenzione all’immigrazione; il nostro orizzonte missionario – la sensibilità missionaria della nostra regione è impressionante, con molte Ispettorie da cui dipendono delle case nei territori missionari, e con l’orizzonte missionario all’interno della nostra stessa Regione, con il Medio Oriente che esige da noi una grande solidarietà.

Non possiamo smettere di sognare. E io sogno una grande comunione di persone, salesiani di ogni età e condizione, laici innamorati di Don Bosco, Famiglia Salesiana tutta, che, uniti e in comunione di intenti e sinergia di forze, lavorano per l’educazione e l’evangelizzazione dei giovani. Stare con loro, in mezzo a loro, poter contare su di loro è il segreto della nostra fedeltà. Senza di loro non saremo fedeli al prezioso tesoro della vocazione salesiana che ci è stata donata. Loro sono la garanzia del nostro futuro.

In questo senso vorrei che noi, come Don Bosco, vivessimo come se vedessimo l’invisibile.

IN.S.I.E.ME, concluso il progetto di Salesiani per il Sociale contro la povertà educativa minorile

L’8 luglio si è concluso il progetto IN.S.I.E.ME di Salesiani per il Sociale APS, CGS Aps e TGS: a causa dell’emergenza sanitaria non è stato possibile realizzare il seminario finale. In 18 mesi sono stati raggiunti 490 minori, 340 docenti e 292 genitori: il ringraziamento più grande va agli operatori delle sedi, persone qualificate con grande passione educativa che hanno portato avanti il progetto, anche nella difficoltà dovuta al Covid-19.

L’animazione dei Delegati di Pastorale Giovanile, tra novità e tratti inossidabili

Pubblichiamo dall’agenzia salesiana ANS l’intervista al Consigliere Generale per la PG, don Miguel Ángel García Morcuende sul futuro dell’animazione della Pastorale Giovanile.

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(ANS – Roma) – Il Dicastero di Pastorale Giovanile (PG) ha introdotto una nuova modalità di animazione per i Delegati ispettoriali di PG e l’ha adoperata per la prima volta la settimana scorsa. Abbiamo chiesto al Consigliere Generale per la PG, don Miguel Ángel García Morcuende, di parlarci di questa novità.

Don Miguel Ángel, potrebbe illustrarci in cosa consiste questa nuova modalità?

All’inizio di un nuovo sessennio, tenendo conto delle sfide pastorali attuali ed alla luce del cammino della Chiesa e del Capitolo Generale 28°, vogliamo condividere personalmente con tutti i Delegati ispettoriali per la Pastorale Giovanile uno spazio di confronto, scambio e riflessioni che riteniamo fondamentali per programmare il sessennio 2020-2026. Come sappiamo non è possibile al momento prevedere degli incontri regionali secondo i modi e le dinamiche che sono state usate negli ultimi incontri. Per fare questo e superare i limiti delle distanze, faremo lungo il corso: un incontro iniziale online di 4 mattine con tutti i Delegati di ogni Regione; un incontro “face to face” personale online con me ed il referente regionale per valutare le sfide e le prospettive di ogni Ispettoria nell’ambito della Pastorale giovanile e i suoi processi; per i nuovi Delegati, opportunamente, si proporrà un incontro online, secondo le regioni e le lingue, per un cammino di vicinanza ed accompagnamento che aiuti a capire il ruolo e le dinamiche della missione ed azione del Delegato di PG, d’accordo con il “Manuale del Delegato Ispettoriale di Pastorale Giovanile”.

Questa scelta è stata dovuta solo alla situazione generata da COVID-19 o hanno inciso anche altre motivazioni?

Da una parte, il cambio di metodologia quest’anno si è dovuto a COVID-19. Ma anche come Dicastero ci proponiamo di perseguire tre mete fondamentali, sempre con l’idea di costruire ponti con le realtà ispettoriali: ascoltare, accompagnare e sostenere i Delegati per la Pastorale Giovanile che hanno una forte responsabilità istituzionale in contesti di riferimento molti diversi; comprendere la realtà dei giovani sul piano socio-culturale e religioso, per identificare con i Delegati le proposte adeguate ai loro bisogni umani e spirituali; assistere, per ultimo, gli stessi Delegati, affinché promuovano una progettualità fondamentale, che preveda l’individuazione di priorità, obiettivi, modalità operative nell’Ispettoria.

Nella programmazione dei lavori del Dicastero che ruolo avrà questa nuova metodologia? Sarà un elemento centrale o dovrà essere necessariamente integrato con altre opzioni?

Per l’animazione della vita della Congregazione a livello delle aree geografiche sono previsti altri spazi di animazione estremamente legati all’incontro personale. Facciamo molta attenzione alle visite, in modo che siano un momento di ascolto attento e ugualmente occasione di apertura di orizzonti alla comunione con tutta la Congregazione. Si tratta di rinforzare il coordinamento e la collaborazione nelle Regioni e della loro articolazione con il Dicastero. Incontri di formazione, contatti frequenti, elaborazione degli strumenti e sussidi sono altri mezzi.

Secondo lei, si tratta di un modello replicabile anche a livello più locale o ad altri ambiti di animazione salesiana?

Penso di sì. Infatti, nella Pastorale Giovanile, la nostra Congregazione ha sempre investito molto. Tanti confratelli dedicano le energie migliori in questa missione, che non è né semplice, né facilmente realizzabile. Perciò, una sfida oggi più che mai sentita e accolta è l’accompagnamento dei Delegati per la PG a livello personale, grazie al quale ciascuno si possa sentire sostenuto nel cammino e aiutato a svolgere l’impegno pastorale nella cura delle persone a lui affidate, sempre in sintonia con la realtà e i contesti nei quali operiamo.

Nel dialogo con i Delegati sto sperimentando che, prima ancora di essere impegnati in un servizio che ha livelli di competenze da attivare, iniziative e sinergie da mettere in campo, essi offrono una grande testimonianza, che è provocazione per tutti, anche per la vita dei giovani.

Il 25-26 luglio a Mirabello Monferrato per celebrare i 150 anni dalla nascita di don Pietro Ricaldone

A Mirabello Monferrato fervono i preparativi dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dalla nascita di Don Pietro Ricaldone, IV successore di Don Bosco. Gli appuntamenti per celebrare la ricorrenza sono previsti il 25 e il 26 luglio 2020. Si riporta di seguito il Comunicato Stampa gentilmente fornito alla nostra Redazione.

Il 25-26 luglio a Mirabello Monferrato per celebrare i 150 anni dalla nascita di don Pietro Ricaldone

La lunga pausa forzata non ha cancellato i buoni propositi di celebrare al meglio la ricorrenza dei 150 anni della nascita di don Pietro Ricaldone, e cosi Mirabello si appresta a riprendere il discorso bruscamente interrotto a marzo con l’insorgere della pandemia.

Comune e Parrocchia – con il prezioso supporto del comitato organizzativo costituito allo scopo – non hanno voluto rinunciare a onorare il salesiano quarto successore di don Bosco nato a Mirabello il 27 luglio 1870, programmando un momento celebrativo semplice ma significativo.

L’evento avrà ufficialmente inizio alle ore 16 di sabato 25 luglio, con l’inaugurazione della mostra dal titolo “Don Pietro Ricaldone e l’opera salesiana a Mirabello e nel Mondo” all’interno della chiesa di San Sebastiano (un tempo luogo di culto dello storico Collegio Salesiano fondato da don Bosco nel 1863). L’esposizione, che sarà visitabile anche nei fine settimana seguenti, ripercorre la vita di don Pietro e non solo attraverso documenti storici, curiosità e proiezioni .

Alle ore 21 di sabato presso la chiesa Parrocchiale di San Vincenzo sarà recitato un rosario a ricordo di tutti i salesiani monferrini. Particolarmente nutrito il programma di domenica 26 luglio.

A partire dalle ore 15 è prevista l’accoglienza dei presenti con la distribuzione di materiale informativo e la possibilità di visitare i luoghi mirabellesi simbolo della salesianità: la casa natia di don Pietro Ricaldone, il monumento a lui dedicato in piazza San Michele, la chiesa di San Sebastiano, la chiesetta campestre della Madonna della Neve tanto cara a Don Bosco e la casa di un allievo di don Bosco.

Alle ore 15,30 seguirà lo spettacolo di arte circense con Lello Clown di “Passi di Vita Onlus” e la sua valigia, quindi alle 16.15 è prevista la commemorazione ufficiale di don Pietro Ricaldone con gli interventi delle autorità civili e dei superiori salesiani presenti. Chiuderà alle ore 17 la celebrazione solenne presso la chiesa parrocchiale, presieduta dal vescovo emerito Luciano Pacomio.

Distintosi fin da piccolo per la sua indomabile vivacità che spinse i genitori a indirizzarlo al collegio salesiano (prima ad Alassio e successivamente nella vicina Borgo San Martino), il giovane Pietro ebbe l’occasione di incontrare per la prima volta don Bosco proprio a Borgo, nella sala verde. E proprio nell’anno in cui don Bosco saliva al cielo, don Pietro Ricaldone entrava nella congregazione salesiana iniziando un percorso che lo portò, nel giro di pochi anni, a essere nominato direttore del primo oratorio estivo di Siviglia. La sua presenza in Spagna ebbe un eco straordinario. Le doti dimostrate dal giovane don Pietro spinsero i Rettori Maggiori (don Rua, don Albera) a incaricarlo come visitatore straordinario delle missioni in America Latina, Stati Uniti, Messico e in Estremo Oriente. In ognuno di questi viaggi passo seminando semi straordinari. Messo a capo delle scuole professionali, ne seppe dare un impulso straordinario riqualificandole ad altissimi livelli.

Nel 1932, con voto unanime, fu eletto Rettore Maggiore: incarico che resse per quasi 20 anni con ingegno, spiritualità e umanità, portando avanti la crociata Missionaria, la crociata Catechistica e facendo crescere enormemente la congregazione salesiana. Durante il suo rettorato, la canonizzazione di don Bosco e la beatificazione di Madre Mazzarello gli ispirarono l’audace impresa dell’ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice. Mente eletta, organizzatore instancabile, di San Giovanni Bosco affezionatissimo e solerte successore, morì a Torino il 25 novembre 1951 all’età di 81 anni.

Firmato l’accordo tra Università: UNITO-UPS-POLITO

Firmato l’accordo di cooperazione interuniversitaria tra Università di Torino, Politecnico di Torino e Università Pontificia Salesiana. Si riporta di seguito il Comunicato Stampa dedicato.

Firmato accordo di cooperazione interuniversitaria tra Università di
Torino, Politecnico di Torino e Università Pontificia Salesiana

Venerdì 10 Luglio 2020, alle ore 11.30, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino (Via Verdi 9), il Rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna, il Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco e il Rettore dell’Università Pontificia Salesiana, Mauro Mantovani hanno presentato alla stampa l’accordo di cooperazione interuniversitaria tra i tre atenei per attività tecnico- scientifiche e formative.

Sono inoltre intervenuti il Prof. Alessandro Zennaro, Direttore del Dipartimento di Psicologia e referente dell’Università di Torino per l’attuazione della convenzione, il Prof. Sebastiano Foti, Vice Rettore per la Didattica referente del Politecnico di Torino per l’attuazione della convenzione e il Prof. Alessio Rocchi, Direttore Generale dell’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo e delegato dell’Università Pontificia Salesiana per l’esecuzione della convenzione. 

L’accordo facilita forme permanenti di collaborazione scientifica, anche mediante progetti integrati di ricerca tra docenti e ricercatori dei tre Atenei. Da un punto di vista didattico, si offre l’opportunità ai rispettivi studenti di frequentare singoli corsi di insegnamento attivati presso gli altri Atenei, so- stenere i relativi esami e ottenere il riconoscimento dei crediti coerenti con il corso di studio. Gli Atenei si impegnano inoltre, laddove siano presenti curricoli e titoli affini, a favorirne il reciproco riconoscimento. 

La Convenzione facilita inoltre, secondo modi e tempi da stabilirsi di volta in volta, l’accesso reciproco di studenti e docenti alle diverse strutture didattiche e di supporto, come biblioteche e laboratori. Potranno essere inoltre attivati curricoli joint-degree finalizzati al conseguimento dei gradi accade- mici, corsi interuniversitari di perfezionamento, di specializzazione e dottorati di ricerca.

“La firma di questo accordo di cooperazione costituisce un importante rafforzamento della rete universitaria e accademica in campo scientifico e didattico. – dichiara il Rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna – È il segno di una forte attenzione verso tutte le opportunità di sviluppo della conoscenza e della formazione. La convenzione rende possibili numerose eccellenti opportunità di scambio per ricercatori e docenti, ma contiene anche linee precise di potenziamento della didattica: dai corsi di laurea di I livello fino ai dottorati. Oltre a questo, però, un significato particolare acquisisce la collaborazione per mettere in atto azioni concrete e iniziative congiunte finalizzate a perseguire il benessere delle persone, valorizzando il capitale umano operante nelle rispettive comunità universitarie. Tanto più in questo periodo di pandemia. Ancora una dimostrazione di come una radicata vocazione allo sviluppo sociale e civile accomuni i nostri Atenei”. 

“L’epoca che stiamo vivendo rende sempre più evidente la necessità di rafforzare con discipline socio- economiche, filosofiche e con quelle che in senso ampio vengono denominate “scienze sociali” la formazione dei tecnici, quindi dei nostri futuri ingegneri, architetti, designer e pianificatori. Anche la ricerca è sempre più trasversale e ricomprende discipline un tempo ben distinte e separate, che oggi si integrano in progetti complessi, che oltre all’aspetto tecnico considerano anche l’impatto sull’uomo e sulla società. Questa convenzione va proprio in questa direzione di collaborazione a livello cittadino, a vantaggio degli studenti dei tre atenei e di tutte le nostre attività di ricerca”, commenta il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco

“Per l’Università Pontificia Salesiana, che a Torino è presente attualmente con una sezione della Facoltà di Teologia e con lo IUSTO (Istituto Universitario Salesiano Torino), aggregato alla Facoltà di Scienze dell’Educazione – ha dichiarato il Rettore dell’UPS, prof. Mauro Mantovani – si tratta di un’ulteriore significativa apertura alla collaborazione e alla sinergia interuniversitaria, che si realizza proprio nell’anno in cui celebriamo l’80.mo della nostra fondazione che avvenne nel maggio 1940 proprio nel capoluogo piemontese, lì dove è vissuto e ha operato don Bosco”. 

“La stipula di questa convenzione assume un significato particolare per il nostro territorio” – ha commentato il Prof. Alessio Rocchi, Direttore Generale dello IUSTO e delegato dell’UPS per l’esecuzione della convenzione – Come atenei abbiamo la concreta possibilità di cooperare localmente per com- petere meglio globalmente; di fronte alle sfide presenti e future, le nostre università possono davvero fare la differenza nella produzione e nella valorizzazione della conoscenza”. 

Borse di studio CEI a.s. 2020/21

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha stabilito di erogare fino a 20mila sussidi di studio del valore di 2.000 euro ciascuno a studenti iscritti per l’anno scolastico 2020/21 a una scuola paritaria secondaria di I o II grado, come misura di sostegno alle famiglie degli alunni più in difficoltà, di fronte alla crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria.

Per l’assegnazione dei sussidi verrà seguito il criterio della situazione economica familiare, mediante l’indicatore ISEE.

Le domande vanno presentate, con gli allegati richiesti, preferibilmente tramite la scuola di iscrizione, che provvede a inoltrarle alla CEI tramite un format elettronico.

La piattaforma di inserimento dei dati da parte delle scuole è accessibile a questo link.

L’inserimento dei dati sarà possibile fino al 31 luglio 2020.

In allegato il bando e il modulo da compilare a cura dei richiedenti.

Per informazioni, scrivere a sussidiodistudio2020@chiesacattolica.it

Il Poster della Santità della Famiglia Salesiana 2020

È disponibile il Poster della Santità della Famiglia Salesiana 2020. Di seguito l’articolo pubblicato ieri dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS con il commento di don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale e in allegato il poster, in formato jpg e pdf.

La Postulazione salesiana interessa 173 tra santi (9), beati (118), venerabili (17), servi di Dio (29). Le Cause seguite direttamente dalla Postulazione sono 55. Inoltre, la Postulazione accompagna anche le Cause dei Venerabili Camillo Costa de Beauregard, sacerdote della diocesi di Chambery (Francia); Casimiro Barello Morello, terziario francescano, pellegrino tra l’Italia e la Spagna; Augusto Bertazzoni, arcivescovo di Potenza; e del Servo di Dio Felice Canelli, sacerdote della diocesi di San Severo e Salesiano Cooperatore.

“Occorre esprimere profonda gratitudine e lode a Dio per la santità già riconosciuta nella Famiglia Salesiana di Don Bosco e per quella in via di riconoscimento. L’esito di una Causa di Beatificazione e di Canonizzazione è un evento di straordinaria rilevanza e valenza ecclesiale. Si tratta infatti di operare un discernimento sulla fama di santità di un battezzato, che ha vissuto le beatitudini evangeliche in grado eroico, o che ha dato la vita per Cristo. Da Don Bosco fino ai nostri giorni riconosciamo una tradizione di santità a cui merita dare attenzione, perché incarnazione del carisma che da lui ha avuto origine e che si è espresso in una pluralità di stati di vita. Si tratta di uomini e donne, giovani e adulti, consacrati e laici, vescovi e missionari che in contesti storici, culturali, sociali diversi nel tempo e nello spazio hanno fatto brillare di singolare luce il carisma salesiano, rappresentando un patrimonio che svolge un ruolo efficace nella vita e nella comunità dei credenti e per gli uomini di buona volontà”

afferma don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale.

Meritano di essere ricordate le Cause avviate nel 2019 e 2020 riguardanti i Servi di Dio: don Luigi Bolla (1932-2013) salesiano missionario tra le popolazioni indigene dell’Ecuador e del Perù; don Silvio Galli (1927-2012), salesiano sacerdote testimone della compassione di Cristo per gli emarginati, i poveri; Vera Grita (1923-1969) Salesiana Cooperatrice, destinataria dell’Opera dei Tabernacoli Viventi; Madre Rosetta Marchese (1922-1984) Figlia di Maria Ausiliatrice, superiora generale, testimone di una maternità feconda nel dinamismo misterioso della sofferenza; Mons. Giuseppe Cognata (1885-1972), vescovo salesiano di Bova e fondatore delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore, compagno generoso del Cristo redentore nella prova e nell’umiliazione.

In essi rifulge ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive parlando della santità cristiana: “Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama ‘mistica’, perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti – ‘i santi misteri’ – e, in Lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti” (n. 2014).

Un ringraziamento speciale al signor Andrea Cugini della Scuola Grafica salesiana di Milano, per aver ideato e realizzato il poster.