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Missioni Don Bosco: giornata mondiale dell’alfabetizzazione

Di seguito il Comunicato Stampa di Missioni Don Bosco relativo alla giornata mondiale dell’alfabetizzazione.

Comunicato stampa
7 settembre 2022

8 settembre, Giornata mondiale dell’alfabetizzazione

Al centro dell’attenzione soprattutto le bambine

Missioni Don Bosco scommette sulla formazione scolastica contro la disuguaglianza di genere – Il caso del Congo

“Nelle realtà del mondo dove tocchi con mano l’impotenza di risolvere alla radice i problemi che causano povertà e marginalità, la presenza salesiana nel campo della formazione scolastica è maggiormente preziosa”

Questo il commento di don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione indetta dall’Unesco e dopo il viaggio nelle missioni nei due Congo, Kinshasa e Brazaville. La condizione ordinaria dei bambini e dei ragazzi in questi Paesi si costruisce nelle periferie, come Mbuji-Mayi dove solo il 20% delle famiglie può godere di acqua e di energia, e non sempre di entrambe queste risorse. La vita è per strada, necessariamente; l’abbandono dei piccoli con qualsiasi pretesto (un occhio diverso dall’altro, una malattia incomprensibile, l’albinismo) li trasforma in “stregoni” e dunque in una minaccia per le comunità. I salesiani come don Mario Perez li accolgono, li difendono e li aiutano a darsi un futuro, così come succede per i piccoli schiavi delle miniere dove si estraggono minerali, preziosi all’industria e alla vanità dei Paesi ricchi.

Nel diario del viaggio di don Antúnez – che si è compiuto nelle settimane centrali di agosto scorso – le pagine si sono riempite di note e di progetti. Se le situazioni estreme richiedono di essere affrontate con una fantasia e con un coraggio speciali, quelle ordinarie chiedono una dose analoga di perseveranza e di fiducia. Come a Masina, cintura della capitale del Congo Repubblica Democratica. Un’area di 10 km2 accoglie più di 4.000.000 di abitanti con circa 2.200.000 minori. Si stima che il numero dei giovani tra i 6 ei 13 anni sia di circa 350.000 e che, tra questi, 193.000 non vadano a scuola.

A pagare più degli uomini sono le donne: l’80% degli analfabeti è costituito dalle appartenenti al sesso femminile, costrette a occuparsi della prole abbandonata dai mariti e della casa considerata uno suo esclusivo onere.

“Il messaggio che vorremmo dare nella Giornata mondiale dell’alfabetizzazione”

sottolinea il presidente di Missioni Don Bosco

“è di mettere al centro dell’attenzione la scuola soprattutto per le bambine. Attraverso di loro si fa davvero un investimento sul futuro della società”.

Le ripercussioni si vedono a proposito di educazione sanitaria, di pianificazione familiare, di cura dei bambini ma anche di coscienza civile e di imprenditorialità legata ai bisogni effettivi. Con le risorse che i salesiani del Congo, guidati da padre Ghislaine Nkiere, mettono insieme anche con l’aiuto dei donatori italiani, a Masina sono stati organizzati quattro corsi scolastici. Partendo dall’oratorio che coinvolge circa 3.000 persone, sono stati attivati 4 cicli formativi che durano 10 settimane. Sono coinvolte 124 ragazze alla volta (110 adolescenti fra i 15 e 18 anni e 14 ragazze madri dai 18 ai 20 anni) che imparano i rudimenti della lettura, della scrittura e del calcolo. Avranno così l’opportunità di approcciarsi alla vita e al futuro dei loro figli con più coscienza di sé e del mondo che le circonda. Al termine, si sottoporranno a un test di verifica.

Questo è uno dei progetti scolastici avviati da poco nei due Congo, analogo per finalità agli altri che Missioni Don Bosco sta sostenendo in questo momento in Africa a Gambella (Etiopia), a Monrovia (Liberia), a Ivato (Madagascar), a Bamako (Mali), a Namugongo (Uganda); o in India a Parulia o in Brasile a Rio de Janeiro e a Areia Branca. Sono un vettore di emancipazione in culture in cui la cura dei minori è a dir poco trascurata e la disuguaglianza di genere è pervasiva.

“Portiamo una goccia nel deserto”

osserva don Antúnez,

“ma è pur vero che qualcuno almeno riesce a dissetarsi per sopravvivere e per sostenere gli altri”.

Grazie per l’attenzione.

Antonio R. Labanca

Antonio R. Labanca

CFP Rebaudengo: Panda 4 Mission – Conclusione di un’esperienza formativa straordinaria

Ha raggiunto la cifra di 13.250 euro la vendita all’incanto della “Panda 4 Mission”, l’autoveicolo restaurato dagli allievi del Centro salesiano di formazione professionale Rebaudengo a Torino. La somma è destinata al “gemello” Centre Notre Dame de Clairvaux a Ivato in Madagascar (15 chilometri dalla capitale Antananarivo).

La ragione del progetto “Panda 4 Mission” è stata illustrata da don Luca Barone, nella presentazione dell’evento svoltasi al Toolbox di Torino:

“Quando ho alzato gli occhi sul nostro portone che affaccia sulla piazza, ho riletto la denominazione scritta sulla lapide dell’inaugurazione del 1930: “istituto missionario”. Da quel momento ho cercato di riallacciare una relazione stretta fra quanto accade in questo angolo di Torino e l’attività salesiana nel mondo”. Don Barone conosce sette Paesi africani nei quali è stato in visita da responsabile dell’animazione missionaria dell’ispettoria subalpina. Ora cura anche in questo modo, con la sollecitazione che ha dato al CFP, il suo “mal d’Africa”.

Don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, ha apprezzato questa “riscoperta”. Nel suo intervento al Toolbox ha sottolineato l’importanza del legame che si crea fra i giovani che frequentano i corsi al Rebaudengo e i loro coetanei in Madagascar. È un modo per costruire l’attenzione verso chi è più sfortunato perché nato in un luogo e in un tempo dove lo sviluppo è stato frenato ed è difficile da rigenerare:

La formazione professionale è uno strumento per dare ai giovani un mestiere spendibile in quelle situazioni, riversando così sull’intera comunità a cui appartengono un avvio di benessere economico”.

Il direttore Teruggi ha sottolineato l’entusiasmo che gli allievi hanno messo per il restauro della vecchia Panda immatricolata nell’anno del centenario di Don Bosco, il 1988.

“Un sintomo è che le squadre che hanno operato sul veicolo erano sempre puntualissime agli appuntamenti. Il piacere di riattivare un mezzo che sarebbe poi tornato su strada superava l’interesse per le lezioni in cui la pratica richiedere di montare un motore e smontarlo per la lezione della squadra successiva”.

Si è accesa una solidarietà a distanza che i giovani Torinesi sperano si traduca a inizio del prossimo anno scolastico nella possibilità di collegarsi via Web con la scuola di Ivato e di dialogare con i coetanei che nel frattempo avranno ricevuto il finanziamento ricavato dal progetto “Panda 4 Mission”.

A premiare l’impegno degli allievi e dei loro insegnanti, anche la partecipazione inattesa alla serata del 9 giugno di Giorgetto Giugiaro, il designer creatore della prima Panda. Ha raccontato in maniera informale ai ragazzi presenti la genesi del modello, scaturita da una sfida per creare un veicolo dal basso costo di produzione e da offrire a un prezzo popolare.

“Finché l’avvocato Agnelli non c’è salito sopra, sembrava un’automobile di poca classe, poi è diventata un’utilitaria apprezzata anche dai professionisti più esigenti”.

Il merito di questa visita a sorpresa è di Francesco Joly della Torino Heritage, l’associazione che vuole valorizzare la cultura automobilistica maturata a Torino. Ex allievo di Valsalice, come ha tenuto a sottolineare, è sua la donazione della Panda sulla quale hanno messo mani e intelligenza i restauratori, sua la capacità di sostenere questo progetto come connessione fra il mondo dell’impresa e quello della solidarietà.

“Non voglio essere blasfemo, ma se possiamo dire che in certo modo anche gli animali hanno un’anima, anche l’automobile può averne una. E questa nasce dal lavoro di chi la progetta e di chi la costruisce”.

Dal Madagascar, don Erminio De Santis ha comunicato in video registrazione il suo grazie perché anche questo contribuito servirà a proseguire l’attività di accoglienza dei circa duecento ragazzi fra i 13 e i 18 anni ai quali, oltre all’istruzione per cinque specializzazioni professionali, riesce a dare cibo, vestiti e cure mediche.

“Qui una Panda come quella che avete messo all’asta ce la sogniamo, per gli spostamenti in un territorio dove le vie di comunicazione sono poche e disastrate”.

Una nota che dice molto sulla necessità di potenziare la cooperazione fra Rebaudengo e Clairvaoux.

Questa esperienza è stata un’opportunità eccezionale dal punto di vista della formazione per i settori coinvolti e per i ragazzi e i formatori che hanno partecipato, mettendo in campo le competenze più svariate, molteplici ore di lavoro e uno stretto rapporto con aziende partner che ci hanno aiutato nella realizzazione del progetto.

Da Leopoli a Torino, e adesso anche ritorno – Famiglia Cristiana

Alcune famiglie Ucraine, accolte a Valdocco da Missioni Don Bosco in seguito all’emergenza della guerra in Ucraina, stanno per tornare a casa nelle zone più calme del Paese, ma la situazione rimane disperata. Di seguito l’articolo di Famiglia Cristiana a cura di Giusi Galimberti.

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Prosegue la nostra serie che accompagna il programma su Canale 5 la domenica mattina: sesta tappa, dall’Ucraina a Valdocco in fuga e accolte da Missioni Don Bosco, alcune famiglie Ucraine ora tornano a casa. “Ma solo nelle zone più calme: la situazione è ancora tragica, siamo pronti a tutto”, spiega il salesiano Don Czaban.

 

Non si può mai parlare di belle notizie quando si tratta di un Paese invaso e in guerra, ma ciò che ci spiegano i missionari salesiani di don Bosco, che da quando è iniziata l’offensiva russa in Ucraina ospitano nella sede torinese diverse famiglie di profughi, è di un certo sollievo: alcuni di loro cominciano anche a ritornare a casa. Abbiamo approfittato di un brevissimo passaggio dalla Casa di Valdocco di don Michajlo Czaban, missionario ucraino di Leopoli, per conoscere meglio la situazione nel suo Paese e comprendere insieme con l’argentino don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, come vengono ora organizzate emergenza e accoglienza di chi fugge dai territori invasi.

«Purtroppo, la situazione continua a essere tragica. Dobbiamo prepararci a tempi ancora più duri: non sappiamo quanto a lungo continuerà la guerra e dobbiamo essere pronti a tutto»

dice don Michajlo.

«Ora scappano soprattutto dalle zone calde della guerra, come Kharkiv e il Donbass»,

aggiunge padre Daniel.

«Quelli che prima vivevano in aree che sembrano ora più tranquille, cercano di rientrare. Sanno che se la situazione dovesse aggravarsi anche lì, qui da noi avranno sempre qualcuno ad accoglierli: così ripartono verso l’Ucraina con uno spirito più leggero. In questo momento vivono qui a Valdocco una quarantina di persone, tutte mamme con bambini. Con i vari flussi sono passate da qui circa 80 persone. Sedici ragazzini sono ospiti della scuola. ll primo pensiero di tutti, comunque, è sempre quello di tornare a casa appena possibile. Come li abbiamo aiutati a fuggire dalla guerra, ora aiutiamo alcuni – per ora purtroppo una minoranza – a rientrare in patria. Si sta verificando ai nostri occhi una sorta di controtendenza, ma per molti una casa non c’è più. Chi ce l’ha bombardata o sa che è ancora sotto le bombe, non ha un posto dove tornare. La nostra sfida, ne abbiamo parlato con don Michajlo nella speranza che la pace arrivi pre sto, è pensare proprio al futuro di queste famiglie dopo la guerra».

«Ci sono sei milioni di ucraini fuori dal Paese» , continua don Michajlo con un nodo nella voce.

«A Leopoli abbiamo organizzato un campo che accoglie fino a 300 mila persone in fuga dal fronte. Dalla Polonia sono arrivati centinaia di container, trasformati in case per i profughi: una sorta di cittadella dove il Comune ha fatto arrivare acqua e la luce. L’abbiamo chiamata Piccola Mariupol, in onore di una delle città simbolo di questa guerra».

Nel frattempo anche a Valdocco si è creata una piccola comunità.

«A gestire l’accoglienza nella Casa di Don Bosco siamo solo noi “due Daniel”»,

dice scherzando don Antúnez, riferendosi anche al padre missionario bosniaco don Danijel Vidovic:

«Sono le mamme ucraine che a turno preparano pranzi e cene, riordinano e tengono tutto pulitissimo. Proprio come se fossero a casa loro. E devono sentirsi a casa loro: deve essere così soprattutto per i loro bambini».

 

-Giusi Galimberti

Economia di comunione tra Italia e Madagascar: il progetto “Panda 4 Mission”

È pronta ad affrontare la competizione di un’asta l’autovettura Fiat Panda 4×4, immatricolata nell’anno del centenario di Don Bosco (1988) e restaurata integralmente dagli allievi dei corsi di Meccanica Autoveicolare e Carrozzeria del Centro di Formazione Professionale di Rebaudengo, a Torino. Il giorno dopo la festività di Maria Ausiliatrice l’hanno presentata rossa fiammante alle persone coinvolte nel progetto – artigiani, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni del territorio – oltre che al Superiore dell’Ispettoria di Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), don Leonardo Mancini, e al Presidente della Procura Missionaria salesiana “Missioni Don Bosco” di Torino, don Daniel Antúnez.

L’intero ricavato della vendita, che sarà curata da “Aste Bolaffi” di Torino, è destinato a sostenere la scuola professionale “sorella” di Ivato, cittadina a 15 km dalla capitale del Madagascar Antananarivo, dove il salesiano don Erminio De Santis si affida alla provvidenza per offrire gratis scuola primaria e istituto professionale a oltre 400 ragazzi.

“È una bella espressione di economia di comunione” ha commentato don Antúnez. Quando il mondo della formazione professionale si mette in diretto contatto con le iniziative promosse per prendersi cura dei più svantaggiati, il risultato non può che essere strabiliante e allo stesso tempo estremamente formativo. È il caso di questo progetto, denominato “Panda 4 Mission”, realizzato con il prezioso supporto dell’associazione “Torino Heritage”, un’associazione che promuove la cultura automobilistica attraverso la cura delle auto d’epoca.

Il progetto si è sviluppato intorno alla rinascita di una Panda d’epoca. I giovani del CFP Rebaudengo, a stretto contatto con i loro formatori e con il supporto di aziende del settore hanno avuto l’opportunità di restaurare completamente l’autovettura, mettendo a punto quanto appreso nei rispettivi percorsi formativi. Gli interni della vettura sono stati sviluppati sulla base di bozzetti ideati dai ragazzi del primo anno di corso e visionati dal cavalier Giorgetto Giugiaro, il designer che inventò la Panda nel 1980, il quale ha scelto quello da applicare su questo pezzo unico.

Mercoledì 25 maggio l’autovettura è stata presentata al Rebaudengo in una conferenza introdotta dai direttori del Centro di Formazione Professionale e dell’opera salesiana, rispettivamente Mauro Teruggi e don Luca Barone, alla quale hanno preso parte anche alcuni degli allievi che hanno collaborato al progetto, presentando la documentazione fotografica delle fasi del restauro.

“Hanno messo in pratica le competenze sviluppate nel percorso formativo finalizzato all’apprendimento dei mestieri del meccanico auto e del carrozziere” ha spiegato Teruggi. Sono intervenuti anche Francesco Joly, Tesoriere di “Torino Heritage” e donatore dell’autoveicolo; e Rocco Zito, coordinatore della Commissione Lavoro della Circoscrizione 6 di Torino.

Il momento atteso dello svelamento dell’auto da parte dei formatori che hanno coordinato il restauro è stato accompagnato dalla benedizione dei presenti da parte di don Mancini, che ha sottolineato l’importanza che i mezzi di trasporto assumono “anche per avvicinare fra loro le persone dal punto di vista della solidarietà”, che in questo caso riguarda gli allievi di una scuola di un altro continente.

Lo stesso don Mancini è poi salito alla guida dell’auto con la quale, insieme con Francesco Joly, ha compiuto un giro inaugurale nel cortile del Rebaudengo.

Nei prossimi giorni la “Panda 4 Mission” affronterà il traffico di Torino per arrivare presso il centro di “Aste Bolaffi” dove il 10 giugno prossimo verrà messa all’asta.

Missioni Don Bosco: “Il vostro 5×1000 fa miracoli nel mondo”

Il presidente di Missioni Don Bosco, don Daniel Antunez, Sdb, dà conto dell’amministrazione del 5×1000 destinato a questa Onlus in un messaggio, riportato di seguito. L’aiuto portato mediante i salesiani a bambini, famiglie e comunità in numerosi Paesi del mondo ha spesso il sapore del miracolo poiché arriva in maniera insperata in situazioni difficili. Il messaggio, trasmesso nella giornata che ricorda le apparizioni di Fatima ai tre pastorelli, persone semplici alle quali un miracolo ha cambiato la vita, è perciò particolarmente significativo.

 

Torino Valdocco, 13 maggio 2022

Festa della Madonna di Fatima

Il messaggio del presidente di Missioni Don Bosco

“Il vostro 5×1000 fa miracoli nel mondo”

Attraverso i missionari, i fondi raccolti con la donazione fiscale in Italia vanno a beneficio dei minori e delle loro famiglie nei Paesi in difficoltà

 

Possiamo dire di essere nati nel 1875, l’anno della partenza dei primi giovani salesiani da Valdocco. Li inviò lo stesso Don Bosco, anziano, caricandoli di una responsabilità per la Patagonia, dove erano diretti, e per l’intera storia missionaria dei salesiani nel mondo. Un fallimento avrebbe compromesso il sogno di estendere la proposta educativa per i giovani in America latina e nel resto del mondo. Il risultato fu positivo, se oggi io sono qui: provengo infatti dall’Argentina e di fatto sono il derivato di quella spedizione missionaria.

La Onlus Missioni Don Bosco, fondata nel 1991, prosegue in forma moderna l’azione di sostegno all’attività dei salesiani in tutti i continenti dove scuole, centri di formazione professionale, oratori e parrocchie offrono opportunità concrete alla vita quotidiana e alle prospettive di vita di oltre un milione di giovani.

Un missionario anzitutto entra in ascolto delle realtà in cui viene mandato: conoscere la lingua e la mentalità delle popolazioni, raccogliere le sfide allo sviluppo umano integrale, spesso compromesso da ingiustizie profonde e da condizionamenti che provengono purtroppo anche dalla relazione con i Paesi sviluppati.

La nostra associazione fa la sua principale scommessa sulla formazione ai mestieri di cui ha bisogno il territorio e che i giovani possono apprendere, a beneficio proprio e delle loro comunità. Il nostro slogan è:

“Il futuro è la nostra missione”.

La declinazione particolare, che appartiene al nostro carisma, è quella di dedicarci specialmente ai ragazzi e alle ragazze in difficoltà, emarginati, sfruttati.

Il 5×1000 ci consente di aggiungere qualche “miracolo” all’attività ordinaria. Ogni progetto richiede un impegno di definizione degli obiettivi e di studio di fattibilità che i missionari sostengono anche con il nostro supporto, poi cerchiamo il sostegno dei benefattori. La possibilità di destinare una parte delle tasse alla nostra organizzazione ci permette di affrontare con maggiore coraggio progetti di lunga durata e innovativi, quelli più complessi perché rivolti a destinatari diversi. Sorgono centri polifunzionali dove si concentrano i servizi per comunità vaste nelle aree periferiche delle città, nei campi profughi, nei territori sfavoriti dal punto di vista geografico. Il carattere “miracoloso” dei risultati ci viene raccontato dai missionari, che lo rilevano dal sorriso di un bambino o dalla gratitudine di una madre che vedono trasformata in positivo la loro esistenza grazie a un intervento inatteso e provvidenziale.

Diamo conto della destinazione dei fondi del 5×100 nelle pagine del nostro sito www.missionidonbosco.org, come per ogni altro progetto che sosteniamo.

Ogni anno la difficoltà è quella di scegliere tra i tanti progetti che arrivano. Ma spesso è purtroppo l’urgenza a stabilire le priorità. Quest’anno l’Ucraina con le grandi devastazioni e migrazioni che conosciamo richiede un intervento che stiamo già attuando per l’accoglienza ma che, su pressante richiesta dei salesiani del posto, interpretiamo già in chiave di ricostruzione: il ritorno a una vita quotidiana che dovrà fare i conti con la perdita di genitori e figli, di case e lavoro, di equilibrio mentale.

La presenza dei salesiani in 134 Paesi ci tiene aggiornati sulle esigenze che permangono nelle aree più povere del mondo: bambini minacciati da fame, miseria, abbandono scolastico ed emarginazione. E spesso anche nei Paesi che consideriamo “sviluppati” si trovano quei cancri sociali che richiedono il coraggio della vicinanza, la pazienza dell’educazione, la progettualità della fantasia.

Anche quest’anno abbiamo messo a fuoco nella nostra comunicazione alcuni di questi progetti, trainanti anche per tanti altri.

Come tanti altri amici che si occupano dell’aiuto allo sviluppo nei Paesi poveri, la nostra strategia è attenta a educarci e a sensibilizzare i nostri interlocutori a intervenire sulle cause dell’arretramento economico di interi popoli.

E non possiamo mettere al primo posto le guerre che in questo momento si stanno combattendo proprio là dove, invece che armi, occorrerebbe inviare aratri: abbiamo una presenza molto significativa di salesiani in Siria e nel Medio Oriente, in Etiopia, Congo e Sud Sudan, in Venezuela e Colombia… Paesi dove gli interessi strategici di potenze grandi e piccole compromettono alla base le possibilità di conciliazione e quindi di costruzione.

Subito dopo, i cambiamenti climatici stanno disegnando il presente e il futuro di intere regioni in ogni continente. Vediamo crescere gli effetti in Madagascar e nelle Filippine, in Bolivia e in Mozambico… Mentre inseguiamo le emergenze, dovremmo convincerci e convincere i nostri governanti e i manager delle grandi imprese a una decisa inversione di rotta.

La conoscenza e la divulgazione di queste realtà, e delle soluzioni praticabili dal basso anche attraverso l’azione dei nostri missionari – ormai avvertiti dei danni dello sfruttamento delle risorse del pianeta, oltre che dei coltivatori, dei minatori, dei manovali – è la sfida che abbiamo raccolta e che ci proponiamo di affrontare con nuova intraprendenza.

-Don Daniel Antúnez

presidente di Missioni Don Bosco, Onlus

“Dalla fine del mondo per aiutare i ragazzi”: l’intervista a don Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco

Intervista a don Daniel Antúnez, nuovo presidente di Missioni Don Bosco, su Famiglia Cristiana.

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Lo aveva detto di sé stesso papa Francesco, primo sudamericano della storia eletto Pontefice: «Vengo dalla “fin del mundo”». E ci siamo abituati a considerarla così quella terra lontana, l’Argentina, la fine della terra. Arriva proprio dal Finisterre – nato a Buenos Aires, ma missionario per 18 anni in Patagonia, dove le Americhe termina no e si affacciano verso l’Antartide – il nuovo presidente di Missioni Don Bosco, procuratore delle opere salesiane, don Daniel Antúnez. «I primi missionari salesiani arrivarono con una spedizione nel 1875 proprio in Argentina», spiega don Daniel. «Mi sento figlio di quegli italiani che dal Piemonte arrivarono in nave a Buenos Aires per fondare le prime missioni. Instancabili come i salesiani che ho incontrato in oratorio da ragazzo. Mi sembra un regalo immenso di Dio essere qui a Valdocco, nella terra di san Giovanni Bosco, a coordinare gli aiuti che dai nostri benefattori arriveranno ai bimbi e ai ragazzi poveri del mondo». Ci parla in un italiano viziato dallo spagnolo, che ben conosciamo in Bergoglio, e la gioia di chi corona un sogno.

Don Antúnez è diventato salesiano non giovanissimo: «Sono entrato in seminario dopo aver finito gli studi e iniziato a lavorare. Sono stato ordinato a 34 anni, un desiderio che avevo fin da ragazzino». Il neopresidente si racconta, ma soprattutto spiega le sue missioni. Da Buenos Aires si è spostato a operare prima per tredici anni nella Terra del Fuoco e poi per cinque a Santa Cruz.

La Patagonia ce l’ha nel cuore, con la sua natura straordinaria: «Da noi vengono da tutto il mondo per vedere i pinguini, i guanaco, animali simili ai lama, e soprattutto i giganti del mare e del cielo: le balene e gli splendidi albatros. La città dove lavoravo, Ushuaia, è una località dove arrivano tanti turisti, anche per andare a sciare. Ma mentre il centro è elegante, nelle periferie ci sono le capanne di legno e plastica dei poveri, che di inverno (lì fa freddissimo) rischiano di morire di gelo. O peggio per gli incendi provocati da riscaldamenti di fortuna». Attraverso i suoi occhi sembra di essere lì, tra quelle meraviglie natura li tra porti e montagne, ma di ascoltare anche, purtroppo, i gemiti per il freddo degli emarginati. Quelli che per anni don Daniel ha aiutato. Ora per lui si apre una nuova vita. «Sarà una grande sfida. Noi di Missioni Don Bosco siamo solo un mezzo, che mette in contatto il cuore generoso dei benefattori e le persone che hanno bisogno. Sembra incredibile, ma all’alba del 2022 ci sono bimbi e ragazzi che con le loro famiglie non hanno acqua né cibo, né vestiti. Solo dopo aver offerto loro l’indispensabile si può pensare a dotarli di scuole, educazione, preparazione al lavoro. C’è chi non ha nulla, e chi troppo, e la pandemia ha aumentato le disuguaglianze. Ho visto migliaia di persone fare la fila per un piatto alla mensa dei poveri dove ho fatto il cuoco, a Buenos Aires, ma anche gente dormi re per strada nelle vostre città, Torino, Milano… C’è tanto da fare e per quel che posso sono pronto».

 

Vaticano – “Coraggiosi, i salesiani!”. Papa Francesco riceve organizzatori e artisti del Concerto di Natale in Vaticano 2021

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Città del Vaticano) – Al mattino di oggi, mercoledì 15 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto in udienza i promotori, gli organizzatori e gli artisti del Concerto di Natale in Vaticano, promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, e il cui ricavato sarà devoluto a favore della Fondazione Pontificia “Scholas Occurrentes” e della Procura Missionaria salesiana “Missioni Don Bosco” di Torino. Da parte salesiana hanno partecipato all’udienza il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, e don Daniel Antúnez, Presidente di “Missioni Don Bosco”, insieme con don Simon Zakerian, Direttore dell’opera di Al Fidar, in Libano, e don Danijel Vidović, incaricato dell’accoglienza presso la Casa Madre dei Salesiani a Torino.

“Il Natale ci invita a fissare lo sguardo sull’evento che ha portato nel mondo la tenerezza di Dio – una parola che sottolineo, tenerezza, ci manca tanto – e così ha suscitato e continua a suscitare gioia e speranza. Tenerezza, gioia, speranza: sentimenti e atteggiamenti che anche voi artisti sapete ravvivare e diffondere con i vostri talenti. Grazie” ha esordito il Pontefice, creando subito un clima di grande apertura con l’uditorio.

Poi, dopo aver richiamato le espressioni di tenerezza presenti nella vita quotidiana (le carezze tra fidanzati, la cura dei genitori per i propri figli), così come nella scena del presepe, il Papa ha parlato della gioia frutto dell’amore: quella stessa gioia che sanno suscitare sempre i bambini, cioè i destinatari dei progetti sostenuti dal Concerto di Natale.

“Nel Concerto di Natale voi offrite le vostre qualità artistiche per sostenere progetti educativi, destinati soprattutto a bambini e ragazzi in due Paesi che versano in condizioni assai precarie: Haiti e il Libano” ha continuato il Santo Padre, che non ha mancato di dare lui stesso una carezza ai salesiani, aggiungendo: “Coraggiosi, i salesiani, che sempre inventano qualche cosa per andare avanti. E questa è promessa di vita”.

Con uno sguardo alle tante difficoltà del mondo di oggi, il Santo Padre ha poi rimarcato che “la pandemia ha purtroppo aggravato il divario educativo per milioni di bambini e adolescenti esclusi da ogni attività formativa. E ci sono altre ‘pandemie’ che impediscono il diffondersi della cultura del dialogo e della cultura dell’inclusione. Oggi domina la cultura dello scarto, purtroppo”.

Ma a fronte di questo, “la luce del Natale ci fa riscoprire il senso della fratellanza e ci spinge alla solidarietà con chi è nel bisogno. E voi nell’arte subito create fratellanza; davanti all’arte non ci sono amici e nemici, siamo tutti uguali, tutti amici, tutti fratelli. È un linguaggio fecondo il vostro”.

L’intervento del Pontefice si è chiuso con un autentico inno all’educazione, che ogni salesiano potrebbe fare proprio: “Investire nell’educazione significa far scoprire e apprezzare i valori più importanti e aiutare i ragazzi e i giovani ad avere il coraggio di guardare con speranza al loro futuro. Nell’educazione abita il seme della speranza: speranza di pace e di giustizia, speranza di bellezza, speranza di bontà; speranza di armonia sociale”.

Dopo i ringraziamenti finali, il Papa si è congedato dai presenti augurando a tutti loro “Buon Natale di fraternità e di pace”.

Il Concerto di Natale in Vaticano 2021, giunto alla 29° edizione, avrà luogo domani, giovedì 16 dicembre, alle ore 19:00 (UTC+1) presso l’Auditorium Conciliazione a Roma, e verrà mandato in onda alla Vigilia di Natale su Canale 5, in prima serata. Le grandi voci internazionali del pop, del rock, del soul, del gospel, della lirica, si esibiranno per festeggiare insieme la ricorrenza del Natale in un concerto che ripropone i motivi più classici e più evocativi della festa e che ogni anno costituisce anche uno sprone alla solidarietà.

 

Don Antúnez, neo-Presidente di “Missioni Don Bosco” si presenta

Il 1° settembre scorso, il salesiano argentino don Daniel Antúnez iniziava ufficialmente il suo nuovo incarico da Presidente di “Missioni Don Bosco” (e Procuratore missionario dell’Italia). Oggi don Antúnez si presenta: “Vivo questa nuova esperienza come un regalo, felice di essere salesiano”. Di seguito l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

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Era il 18 maggio scorso quando il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, nominava don Daniel Antúnez, salesiano argentino, come Procuratore di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino. Il 1° settembre don Antúnez ha iniziato ufficialmente il suo incarico e oggi si presenta.

Finora il suo primo impegno è stato conoscere la realtà e la cultura italiana, in cui è stato catapultato dall’Argentina – a ben vedere, quasi un “ritorno a casa”: dalla prima terra di missione salesiana alla culla del carisma e delle missioni di Don Bosco.

Don Antúnez, oggi 61enne, conobbe i salesiani a 13 anni e ne rimase folgorato: incontrò dei giovani studenti di Teologia carichi di voglia di stare con i giovani e si chiese se quell’entusiasmo di cui era testimone, e che sentiva nascere anche in sé, potesse trasformarsi in vocazione, e in quale forma dovesse esprimersi. La prima risposta la diede il 31 gennaio 1983, a 24 anni, quando emise i primi voti.

Trascorsero altri 12 anni prima che la partecipazione al carisma salesiano si concretizzasse nell’ordinazione sacerdotale: era un felice coadiutore che insegnava materie ai ragazzi quando decise di dedicarsi al servizio pastorale. Fu destinato a Puerto Desiado, Provincia di Santa Cruz, per quattro anni; successivamente venne inviato più a Sud, fino a Rio Grande e a Ushuaia, dove, su mandato dell’allora Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, ricevette l’incarico di rilanciare la presenza salesiana nella città.

In tutto è rimasto 18 anni in Patagonia, affrontando principalmente il tema della massiccia emigrazione giovanile: uno strappo per qualsiasi progetto educativo, una sofferenza per chi vuole costruire relazioni durature. Richiamato poi a Buenos Aires, ha collaborato con l’allora Ispettore ARS, diventandone Vicario e poi anche Economo ispettoriale.

Ho sempre seguito quel che Dio mi ha chiesto attraverso la Congregazione – commenta oggi –. Ora sono qui per portare la mia esperienza a servizio di ‘Missioni Don Bosco’, certamente. Ma probabilmente anche per rileggere il mio percorso spirituale”.

“La Patagonia ha formato il mio cuore – prosegue – perché ho vissuto il carisma della Congregazione con grandi salesiani e direttamente a contatto con i giovani. Oggi ho la possibilità di ‘passare’ a trovare Don Bosco tutti i giorni. Quando mi hanno proposto il nuovo incarico ho pensato subito: ‘Ora vado a vivere con lui!’”.

Animato da questo pensiero, don Daniel ragiona sul carisma:

“Ciò che deve identificarci è il tema della paternità: la salesianità è questo. Si realizza in una disponibilità permanente ad accompagnare, a stare con gli altri, ad ascoltare. Essere amico, compagno, padre, pastore”.

E con la fiducia di chi crede nella Provvidenza, e con la tipica letizia salesiana, conclude:

“Vivo questa nuova esperienza come un regalo, felice di essere salesiano. Guardo la mia storia e mi dico che non è possibile che sia stato io a scriverla: l’ha scritta Dio!”

Ulteriori informazioni su: www.missionidonbosco.org

Nuova mostra dedicata a nonni e bambini al Museo Etnografico Missioni Don Bosco

Dal 2 ottobre al Museo Etnografico Missioni Don Bosco in via Maria Ausiliatrice, n. 32 , sarà possibile visitare una mostra dedicata ai giocattoli e strumenti musicali utilizzati dai bambini nelle altre parti del mondo, così come alcuni oggetti caratteristici che delineano il ruolo degli anziani, dei nonni, come riconoscimento simbolico di autorevolezza nella comunità.

Riportiamo il testo del comunicato stampa.

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Porte aperte ai nonni e ai nipoti il 2 ottobre al Museo Etnografico Missioni Don Bosco in via Maria Ausiliatrice, n. 32 a Torino. Due appuntamenti, alle ore 11 e alle ore 16, per consentire una “giocosa visita” nello spazio dedicato agli oggetti raccolti dai missionari salesiani in 150 anni di attività in tutto il mondo. Con una declinazione particolare: lo sguardo ai giocattoli utilizzati dai bambini e agli strumenti musicali.

“Intendiamo mostrare come i piccoli giocavano e giocano in altre parti del mondo, scoprire le originalità ma anche le similitudini con i nostri giocattoli”

spiega Elisabetta Gatto, antropologa, curatrice del Museo. Ci sono ad esempio le bamboline di terracotta dei Caraja del Brasile, le canoe giocattolo della Terra del Fuoco.

“Intendiamo mostrare come i piccoli giocavano e giocano in altre parti del mondo, scoprire le originalità ma anche le similitudini con i nostri giocattoli”

alcuni presenti ancora oggi con l’evoluzione dei materiali. Con la Giornata istituita nel 2005 in Italia si sottolinea il ruolo decisivo dei nonni nella formazione delle nuove generazioni. È quanto constatiamo in Italia, con i nonni che suppliscono a molti compiti che i genitori non riescono a sostenere nelle condizioni di vita ordinarie. “Ma non devono essere considerati solo dei supplenti” spiega don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, “sono anche portatori di una relazione unica con i loro nipoti che troviamo importante qui come nei contesti culturali di ogni altro Paese in cui operiamo”. La disgregazione di famiglie a causa di guerre, migrazioni, carestie è spesso tamponata dalle nonne e dai nonni che si prendono cura dei piccoli, a volte anche al di là dei legami di sangue. Ma anche in situazioni ordinarie essi rappresentano la stabilità e la saggezza. Il ruolo degli anziani è attestato anche dal riconoscimento simbolico della loro autorevolezza. “Nel Museo ci sono gli oggetti dei capi-villaggio” ricorda Gatto “che richiamano l’importanza della loro esperienza, la quale assegna il ruolo di guida anche delle comunità: lo sgabello riservato nelle riunioni, il bastone del comando per sancire le decisioni”. Tutto questo in mezzora di visita gratuita, riservata a gruppi guidati dalla stessa curatrice del Museo.

Si applicano le normali regole di profilassi antiCovid-19, che non riguardano i bambini di età inferiore ai 12 anni e i soggetti con certificazione medica specifica. Nel rispetto delle disposizioni governative vigenti (DPCM del 23 luglio 2021), dal 6 agosto 2021 per gli adulti è dunque obbligatorio esibire il Green Pass.

Il museo è accessibile alle persone con disabilità motoria. Per informazioni e prenotazioni: museo@missionidonbosco.org oppure info@missionidonbosco.org oppure al telefono 011.3990101.

 

RMG – Sig. Pettenon, SDB: “Raccogliere fondi vuol dire dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza”

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Salesiano coadiutore, di origine veneta – è nato 55 anni fa nel paese natale di un Papa santo, Riese Pio X – Giampietro Pettenon ha trascorso gli ultimi sette anni rilanciando e affinando a tutti i livelli le attività di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, direttamente dipendente dal Rettor Maggiore. A settembre lascerà l’incarico al successore designato, don Daniel Antúnez, ma oggi per i lettori di ANS ripercorre sfide e soddisfazioni di questa “missione” che è stato chiamato a svolgere.

Gentile sig. Giampietro, in cosa è consistito il suo lavoro come Responsabile della Procura Missionaria “Missioni Don Bosco” di Torino?

Il servizio che ho svolto in Missioni Don Bosco è stato molto bello, e particolare, nell’ambito della Congregazione Salesiana. È consistito essenzialmente in un vivere di continui incontri fra persone. Incontri con i missionari che venivano a Torino-Valdocco, dove ha sede la Procura Missionaria, per presentare i bisogni dei più poveri e chiedere aiuto. Ed incontri con i nostri sostenitori, i benefattori delle opere salesiane, per far conoscere i bisogni della missione e tendere la mano per… “domandare la carità”.

Dopo sette anni, quale ritiene sia il risultato più importante conseguito alla guida di MDB? E quali sfide lascia a don Antúnez?

Faccio fatica ad individuare un risultato preciso, come se il servizio in Missioni Don Bosco fosse una gara con un traguardo da raggiungere. Coordinare la Procura Missionaria non è stato per me un lavoro, ma una “missione” da vivere ogni giorno, con le sorprese belle e difficili che la vita riserva a ciascuno. Riconosco comunque che sono stati anni di vita bellissimi, seppur difficili in alcuni passaggi cruciali.

A don Daniel Antúnez cedo il testimone di un’attività in corsa, proiettata verso un orizzonte di relazioni intense con i nostri benefattori, relazioni che necessitano di essere sempre più personalizzate e sempre meno massive. È nella relazione personale, caratterizzata dallo Spirito di Famiglia che ci ha insegnato Don Bosco, che dovrà misurarsi il mio successore.

Durante il suo mandato a MDB ha avuto modo di visitare in prima persona tante missioni e tante realtà di grande povertà, ma anche di speranza. C’è qualche episodio che l’ha più colpita?

Un po’ per necessità, un po’ per passione, ho conosciuto tanti confratelli salesiani e li ho visti operare sul campo. La loro testimonianza di donazione totale è commovente: stanno facendo autentici miracoli!

Ho sempre ritenuto la formazione professionale strategica per educare ed evangelizzare i giovani, specialmente i più poveri, ed avviarli alla vita in maniera dignitosa. Tra le opere che mi hanno più colpito, e che cito spesso, c’è stato un incontro, in un nostro centro di formazione professionale in Vietnam situato nella zona del delta del grande fiume Mekong. Il dirigente di una impresa commerciale di import-export che opera sulle banchine del porto ha detto di assumere volentieri i ragazzi qualificati alla scuola di Don Bosco perché hanno tre caratteristiche: 1. Non rubano, 2. Obbediscono al capo, 3. Sanno lavorare in squadra. Penso che un complimento più bello, rivolto al nostro servizio educativo, non potessimo riceverlo.

Don Bosco stesso fu un grande fundraiser. Oggi quali sono “i segreti” per svolgere con successo questa missione?

Raccogliere fondi per sostenere le opere salesiane in terra di missione è dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza. Più che di “segreti” io parlerei di “atteggiamenti” da curare e vivere ogni giorno nell’incontro con l’altro, sia esso il missionario o il benefattore.

Anzitutto bisogna essere umili e riconoscere che quello che stai facendo è opera di Dio. Poi è importante essere sinceri e trasparenti, presentando i reali bisogni dei più poveri, e non quello che a te fa’ più piacere. Infine, essere riconoscenti per tutto l’aiuto ricevuto gratuitamente da tanti benefattori e che sei chiamato ad amministrare, in pieno accordo con i Superiori della Congregazione salesiana, affinché sia distribuito e condiviso con i più bisognosi.

Quanto è importante il ruolo dei laici nel settore della raccolta fondi? E quanto è contato, d’altra parte, il suo essere consacrato e salesiano nella gestione di una realtà come MDB?

In Missioni Don Bosco opera una bella squadra di laici che credono molto nel servizio che portano avanti con dedizione e tanta competenza. Sono loro il motore dell’attività. Senza di loro non ci sarebbe la Procura Missionaria. Io, come salesiano consacrato, ho cercato di entrare in questa organizzazione ben collaudata con il compito di essere l’olio che lubrifica il motore. L’olio del motore non si nota e non si percepisce che c’è. Ma senza olio il motore si surriscalda e brucia in fretta.

Vivo questo avvicendamento fra me e il mio successore, don Daniel Antúnez, come un cambio dell’olio, il tagliando periodico per mantenere in buona salute la macchina della Procura Missionaria.

Da quello che ha potuto vedere, la pandemia ha fiaccato o riacceso la generosità?

La pandemia da Covid-19 ci ha spaventati e provati molto, tutti: salesiani, giovani e benefattori, ma non ci ha travolti, anzi! La generosità non è venuta meno. Al contrario. Proprio perché abbiamo sperimentato in diversi modi la paura e l’impotenza di fronte a questa catastrofe, ci siamo sentiti più “umani” e solidali gli uni con gli altri. In particolare, i nostri benefattori si sono fatti presenti in maniera forte e spesso commovente. Di questo dobbiamo rendere lode a Dio.

C’è qualche altro spunto che vuole condividere con i nostri lettori?

Desidero ringraziare. È molto più quello che ho ricevuto da questa esperienza di quello che ho potuto modestamente donare. E concludo usando le parole del nostro caro Padre Don Bosco: “Dio benedica e ricompensi tutti i nostri benefattori”.