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La story del Santo dei giovani al Sottodiciotto Film Festival & Campus

Si riporta qui di seguito il Comunicato Stampa – di mercoledì 13 marzo 2019 – a cura di Missioni don Bosco riguardo la loro partecipazione all’imminente Sottodiciotto Film Festival & Campus il Festival cinematografico dedicato ai ragazzi e ai giovani – che si svolgerà a Torino dal 15 al 22 marzo.

“Don Bosco” e Missioni Don Bosco
al Sottodiciotto Film Festival & Campus

La story del Santo dei giovani,
dal graffito di via Maria Ausiliatrice / Via Cigna
al video-reportage proiettato al Cinema Massimo

Grazie all’impegno di Missioni Don Bosco
per la prima volta i salesiani partecipano al festival rivolto ai più giovani

Un video-reportage che testimonia la performance dello street artist di fama mondiale Mr. Wany raccontando come viene vissuta l’eredità del santo sociale dai suoi successori nostri contemporanei: è con questa chiave di accesso che Missioni Don Bosco compie il suo ingresso ufficiale al Sottodiciotto Film Festival & Campus, la manifestazione che dal 15 al 22 marzo farà convergere a Torino un vasto pubblico di giovanissimi spettatori.

La spirito salesiano si inserisce con grande naturalezza in questa manifestazione, perché ne condivide gli obiettivi e il pubblico. Don Bosco e i suoi hanno dedicato tra l’altro grande attenzione prima alle scuole di teatro poi ai cineforum organizzati negli oratori, nelle scuole e nei centri missionari, sottolineandone il valore di intrattenimento e, soprattutto, la funzione culturale e educativa. È una tradizione che oggi si estende nei 136 Paesi in cui i salesiani sono presenti e lavorano per portare sviluppo sociale e educativo.

Le iniziative legate a Missioni Don Bosco sono:

  • SABATO 16 MARZO ALLE ORE 15.30 AL CINEMA MASSIMO,
    in collaborazione con Giovani Genitori e Baladin offrirà la merenda ai bimbi che seguiranno le proiezioni delle 15,30 dei tre classici del cinema di animazione che hanno per protagonista Braccio di Ferro nel 90° della sua nascita.
  • LUNEDÌ 18 MARZO ORE 21.30 al CINEMA MASSIMO,
    sarà proiettato “Don Bosco on a painted wall”, il video reportage di Base Zero che racconta la realizzazione della “Don Bosco story” sui muri di Valdocco a Torino nell’estate 2018 da parte dello street artist Mr. Wany. Seguirà il documentario Baiser d’encre, della regista francese Françoise Romand.
  • GIOVEDÌ 21 MARZO ALLE ORE 14,
    lo stesso Mr. Wany guiderà una master class per gli studenti del corso di Regia 2 del Dams dell’Università, tenuto da Enrico Bisi presso l’Università degli Studi di Torino in via Sant’Ottavio 20.

Le ragioni della collaborazione sono state espresse nel comunicato che gli Organizzatori hanno distribuito in occasione della conferenza stampa, e che riportiamo qui di seguito:

Porgiamo gli auguri di buon lavoro, e di buona visione se potrete partecipare agli eventi segnalati. Ringraziamo per la cortese attenzione.

Distinti saluti,

Antonio R. Labanca

Missioni Don Bosco ha deciso di sostenere il Sottodiciotto Film Festival per la totale adesione alle tematiche giovanili e per la comunanza di obiettivi: quello del Festival non è solo favorire la nascita di una nuova generazione di spettatori, ma anche stimolare nei più giovani, attraverso la potenza espressiva e narrativa del cinema, l’interesse per la realtà che li circonda e la riflessione su aspetti cruciali della contemporaneità. I grandi temi dell’attualità e i valori fondanti della società quali la difesa dei diritti, soprattutto dei minori, il valore dell’educazione, la promozione della legalità e della tolleranza, il rispetto dell’altro e della differenza, la tutela delle minoranze, la parità di genere, l’opposizione a ogni forma di violenza e discriminazione, la salvaguardia dell’ambiente – rappresentano non solo il fil rouge che collega tutti i progetti di sviluppo che Missioni Don Bosco porta avanti da 28 anni in Africa, Asia Sudamerica, Oceania, ma anche il tratto distintivo delle iniziative del Festival.

È nota a molti la tradizionale integrazione dell’attività di oratori e di parrocchie salesiane con la proposta di documentari e di opere filmiche, incominciando già con i più piccoli – in passato – con la proiezione dei “filmini” dal sapore nostalgico. Questa attenzione educativa, che non teme di sottoporre in modo dialettico anche punti di vista distanti da quelli che fanno parte del bagaglio culturale salesiano, evolve con le condizioni generali e si adatta alle nuove opportunità: molte sale continuano a funzionare come punti di aggregazione nei piccoli centri o nelle periferie; la discussione dell’opera alimenta senso critico e fornisce strumenti culturali e di analisi agli spettatori… Quando l’attività missionaria mette radici in una realtà nuova per salesiani, spesso matura anche l’opportunità di aprire luoghi di fruizione – magari artigianale – dei film e dei documentari. Per questa ragione Missioni Don Bosco è interessata anche a condividere l’esperienza di Sottodiciotto: per non perdere il contatto salesiano con il mondo del cinema e la sua capacità di lettura della realtà.

Per sottolineare la vicinanza alle tematiche giovanili Missioni Don Bosco è presente nella programmazione del Festival con un reportage che testimonia l’intervento di Mr. Wany, writer di fama internazionale, su un muro di Valdocco, il luogo in cui Don Bosco ha iniziato il suo lavoro con i ragazzi di strada che affollavano le periferie di Torino a metà ‘800. Un graffito che si inventa un nuovo modo di interpretare l’iconografia religiosa, attraverso un linguaggio, quello del graffito, che sottolinea il nostro legame con l’universo giovanile.

Questa prima nostra partecipazione al Festival torinese dunque potrà gettare le basi – ci auguriamo – nella direzione di intensificare le relazioni con insegnanti, educatori, operatori socio-culturali per riconoscere e usare la funzione formativa del cinema, la sua forza di annuncio e di denuncia, la sua educazione alla bellezza.

Le ragioni di diventare partner della grande squadra che compone le tessere di questo puzzle che è il Festival Sottodiciotto ci sono tutte. Non ultima, la dimensione spesso sognante del cinema, che corrisponde bene all’atteggiamento di un uomo che fu un grande sognatore: Don Bosco. E poi nella città più adatta per parlare di cinema e di lui.

Missioni Don Bosco nasce nel 1991 in Italia per accompagnare i missionari e le missionarie di Don Bosco che in 136 Paesi, in oltre 3.500 case salesiane, portano istruzione e formazione professionale ai bambini e ai giovani in difficoltà attraverso lo stile tipico della congregazione: una presenza e uno stile improntati sulla comprensione e sulla valorizzazione delle realtà culturali, sociali e religiose con le quali vengono a contatto.

L’obiettivo è portare sviluppo nei paesi svantaggiati e offrire un sostegno alle popolazioni in difficoltà non solo con aiuti immediati e interventi emergenziali, ma soprattutto con un’azione mirata a trasmettere ai minori a rischio valori e strumenti che permettano loro di diventare soggetti attivi nello sviluppo sociale del proprio paese. Un’azione che vuole crescere nel tempo per offrire a sempre più bambini e ragazzi l’opportunità di ricevere un’educazione, di costruirsi un futuro con le proprie mani attraverso strumenti concreti, in particolar modo quelli della formazione professionale e dell’avviamento al lavoro.

Intervista a Steve Della Casa

In occasione della ventesima edizione del Sottodiciotto Film Festival & Campus, che si svolgerà a Torino dal 15 al 22 marzo, e della nascita della Collaborazione con Missioni don Bosco, abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Steve Della Casadirettore artistico del Festival, che ha raccontato la nascita di questa collaborazione, i temi principali che saranno affrontati al Festival e l’importante presenza di Don Bosco.

Buona lettura!

Tema e significato del Sottodiciotto Film Festival?

Il tema è un gioco di parole con una frase in inglese: “Me, Myself and I”. Parliamo cioè di autorappresentazione, che ha trovato nuova forza e nuova vitalità proprio attraverso i selfie. Ma c’è una costante nella storia del cinema perché molto spesso i registi hanno fatto in maniera di raccontare anche se stessi in quello che proponevano agli spettatori. Insomma l’autorappresentazione è un qualcosa che va pari passo con la storia del cinema. Qui l’abbiamo ripercorsa in lungo e in largo insieme anche alla storia del fumetto, perché è sempre un’educazione visiva importante. 

Abbiamo cercato di prendere sia gli aspetti spettacolari sia quelli più didattici perché il Festival ha questa doppia natura di rivolgersi sia ad un pubblico di appassionati di cinema ma soprattutto ad un pubblico di studenti delle scuole medie inferiori, superiori ed universitari.
Da qui il suo nome Sottodiciotto Film Festival Campus.

Parlando della partecipazione di Missioni don Bosco al Festival, qual’è secondo te il contributo che può e deve dare?

La collaborazione con Don Bosco è fondamentale per noi. Perché in qualche modo riconosce una specie di continuità storica nell’attenzione che la città di Torino in particolare ha dato ai giovani sapendola anche poi esportare in tutto il mondo, cosa che ha appunto fatto l’opera don Bosco. 

Il rapporto con le “creature” di don Bosco tra salesiani e cinema è un rapporto articolato, ci sono sempre stati i cineforum giovanili salesiani, ne so qualcosa perché mi sono formato li! E poi c’è un attento dialogo con il cinema come per esempio nel primo film della Lux, che è la casa di produzione formata e fondata da Guarino, il mio primo film che avevo prodotto  si chiamava proprio “Don Bosco” con la regia di Goffredo Alessandrini, anno 35, unico film fatto a Torino, poi la Lux fu spostata a Roma. Abbastanza significativo che abbiano incominciato questa grande carriera, è la casa di produzione più importante d’Italia,  proprio da un film su Don Bosco.

Una collaborazione con una entità che è molto attenta a tutto quello che fanno i giovani, a come si evolve il mondo giovanile. La stessa attenzione che vorremmo avere anche noi, le due cose si sono incontrate e da qui è nata questa collaborazione.

Qual è il ruolo educativo nel cinema?

Il cinema, diceva compianto Bernardo Bertolucci, è stata l’arte del ‘900. Continua ad esserlo anche penso nel 2000 ed è l’arte che ha riassunto dentro di se tutte le altre come la scrittura, la fotografia, la pittura, l’architettura, la musica, insomma tutte queste arti sono  compresenti in questa settima arte che ha segnato appunto il ‘900.

Diciamo che la caratteristica principale che ha avuto il cinema, è che è un arte che fin dalla sua prima esibizione in quel caffè di Parigi in cui i fratelli Lumier mostrarono un pubblico selezionato dalla loro invenzione, è sempre stata quella di una visione collettiva. Li ci fu uno spavento generale perché loro riprendevano un treno che stava entrando in una stazione e la gente scappò fuori a gambe levate pensando che il treno stava entrando nel bar.

Poi la perfezione del cinema si è evoluta, ma quello che rimane è una specie di sensibilità collettiva rispetto all’immagine in movimento che come sappiamo sono dai tempi della caverna Platonica, insomma il grande sogno dell’umanità che ha cercato più volte di avvicinarsi e poi ci è riuscita con il cinema.

Il cinema quindi è uno strumento di socializzazione incredibile, da questo punto di vista non può essere surrogato da nessuna altra forma di fruizione di immagini in movimento, non da smartphone o da computer o da televisione. Semplicemente è una maniera diversa di vedere le immagini in movimento e consente una forma di socialità che, sopratutto per quelli della mia generazione, è stata fondamentale. Per me andare al cinema era incontrarmi con delle altre persone commentare prima dopo, a volte anche durante, insomma è stato un momento di crescita incredibile per me. 

Adesso con le nuove tecnologie, con il digitale, non è più assolutamente costoso pensare di fare un film. Si può fare un film anche non spendendo niente e questo dà delle possibilità che se sfruttate positivamente sono straordinarie per i ragazzi delle nuove generazioni. Possono fare quello che per quelli della mia era un sogno, possono girare un loro film, diventare sceneggiatori o attori, e tutto questo senza rompere il salvadanaio. Un passaggio abbastanza importante!

Le due cose assieme sono diciamo, come lo chiamerebbero gli economisti, “il cordino” di Sottodiciotto, cioè ci interessa sia far vedere come la visione collettiva di un film fatto da un altro possa essere un momento di arricchimento incredibile, sia quanto possa essere interessante e formativo fare dei film. L’importante è avere delle idee essere guidati in maniera non invadente ma al tempo stesso non assente e cercare di avere uno scopo, un obiettivo per quello che si fa. Queste sono le cose fondamentali.

Steve Della Casa.

 

Missioni Don Bosco al Sottodiciotto Film Festival & Campus: una partnership per i giovani e con i giovani

Si riporta il Comunicato Stampa di Missioni Don Bosco riguardo alla collaborazione che è nata quest’anno con Sottodiciotto Film Festival & Campusla manifestazione cinematografica dedicata ai più giovani, diretta da Steve Della Casa e organizzata da AIACE Torino e da Città di Torino. Alla base della scelta la totale adesione alle tematiche giovanili e la comunanza di obiettivi sposate da entrambi gli enti.

Si terrà nel capoluogo piemontese dal 15 al 22 marzo 2019 e vedrà coinvolta la Onlus anche nel programma:

  • In sala: con la proiezione di Don Bosco on a painted wall, la testimonianza video dell’intervento fatto da Mr. Wany sul muro di Valdocco che racconta la vita di don Bosco;
  • All’Università degli studi di Torino: in cui si parlerà dell’opera e del videoreportage che ne ha seguito la realizzazione all’interno di un corso del DAMS.

Steve Della Casa ha rilasciato alla redazione un intervista in cui racconta di questa edizione e della Collaborazione con Missioni don bosco:

La collaborazione con Don Bosco è fondamentale per noi. Perché in qualche modo riconosce una specie di continuità storica nell’attenzione che la città di Torino in particolare ha dato ai giovani sapendola anche poi esportare in tutto il mondo, cosa che ha appunto fatto l’opera don Bosco. 

Il rapporto con le “creature” di don Bosco tra salesiani e cinema è un rapporto articolato, ci sono sempre stati i cineforum giovanili salesiani, ne so qualcosa perché mi sono formato li! E poi c’è un attento dialogo con il cinema come per esempio nel primo film della Lux, che è la casa di produzione formata e fondata da Guarino che poi ha visto lanciare il ponte della…. , il mio primo film che avevo prodotto che chiamva proprio “Don Bosco” con la regia di Goffredo Alessandrini anno 35 poi la Lux spostata a Roma, unico film fatto a Torino. Abbastanza significativo che abbiano incominciato questa grande carriera, è la casa di produzione più importante d’Italia,  proprio da un film su Don Bosco.

Una collaborazione con una entità che è molto attenta a tutto quello che fanno i giovani, a come si evolve il mondo giovanile. La stessa attenzione che vorremmo avere anche noi, le due cose si sono incontrate e da qui è nata questa collaborazione.

Missioni Don Bosco è lieto di annunciare il patrocinio a Sottodiciotto Film Festival & Campus nell’anno del ventennale della manifestazione, organizzata da Aiace Torino e Città di Torino (Direzione Cultura Educazione e Gioventù e ITER) con il contributo di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

I grandi temi dell’attualità e i valori fondanti della società quali la difesa dei diritti, soprattutto dei minori, il valore dell’educazione, la promozione della legalità e della tolleranza, il rispetto dell’altro e della differenza, la tutela delle minoranze, la parità di genere, l’opposizione a ogni forma di violenza e discriminazione, la salvaguardia dell’ambiente – rappresentano non solo il fil rouge che collega tutti i progetti di sviluppo che Missioni Don Bosco porta avanti da 28 anni in Africa, Asia, Sud America, Oceania, ma anche il tratto distintivo delle iniziative del Festival.

Alla base della scelta, quindi, la totale adesione alle tematiche giovanili e la comunanza di obiettivi: quello del Festival non è solo favorire la nascita di una nuova generazione di spettatori, ma anche stimolare nei più giovani, attraverso la potenza espressiva e narrativa del cinema, l’interesse per la realtà che li circonda e la riflessione su aspetti cruciali della contemporaneità. Un partenariato, che suggella il legame dei salesiani con il cinema – come sottolineato da Steve Della Casa, direttore artistico del Festival, durante la conferenza stampa del 25 febbraio – nato idealmente nel 1935 con la realizzazione del film “Don Bosco”, unica pellicola torinese realizzata dalla Lux, storica casa di produzione, prima del trasferimento a Roma, e portato avanti nelle piccole sale di proiezione che spesso, in tutto il mondo, oratori e scuole salesiane hanno attrezzato e aperto ai giovani nel corso di tutto il ‘900 e oltre.

A sottolineare il legame con la contemporaneità e la vicinanza alle tematiche giovanili, Missioni Don Bosco è presente nella programmazione del Festival con un reportage, “Don Bosco on a painted wall”, che testimonia l’intervento di Mr. Wany, writer di fama internazionale, su un muro di Valdocco, il luogo in cui Don Bosco ha iniziato il suo lavoro con i ragazzi di strada che affollavano le periferie di Torino a metà ‘800. Un graffito che si inventa un nuovo modo di interpretare l’iconografia religiosa, attraverso un linguaggio, quello della street art, che evidenzia la relazione dei salesiani con l’universo giovanile, e un reportage realizzato da una casa di produzione torinese, Base Zero, con uno stile che strizza l’occhio alla cultura hip hop e ai nuovi linguaggi di cinema e videoclip.

Si parlerà dell’opera e del documentario che ne ha seguito la realizzazione anche durate una master class condotta dall’artista e dal regista e organizzata all’interno del corso di Regia Cinematografica del Dams tenuto dal prof. Enrico Bisi presso l’Università degli Studi di Torino.

 

 

Missioni Don Bosco: Love. Non è amore.

Comunichiamo un’iniziativa a cura di Missioni Don Bosco che si svolgerà a Valdocco, via Maria Ausiliatrice 32 – Torino, lunedi 25 febbraio 2019ci saranno due proiezioni del film documentario “Love” di Raùl de la Fuente, ore 18 e ore 21. Interverranno anche Augusta, una delle protagoniste, e p. José Crisafulli, direttore del Don Bosco Fambul di Freetown – centro di riabilitazione per minori vulnerabili.

Le due proiezioni di lunedì sera in sala Don Bosco a Valdocco, toccheranno da vicino la tematica della prostituzione minorile in uno dei paesi più poveri del mondo, la Sierra Leone.

Attraverso le parole di padre Jorge Crisafulli e la visione del documentario “Love” di Raúl de la Fuente capiremo insieme l’importanza del centro di riabilitazione per minori vulnerabili del Don Bosco Fambul e ascoltando le parole di Augusta, una delle protagoniste del film documentario, scopriremo più da vicino la realtà di tante ragazze come lei che sono private fin da piccole degli strumenti per costruirsi un futuro.

Rossana Campa – Responsabile ufficio Comunicazione

I salesiani in prima linea nella lotta allo sfruttamento della prostituzione minorile in Sierra Leone.

 

Mostra fotografica di Riccardo Lorenzi – Ragazzi (in)visibili, il diritto di sognare

Si segnala il comunicato stampa a cura di Missioni Don Bosco, riguardo l’inaugurazione della mostra fotografica che avrà luogo venerdi 8 febbraio, ore 10,00, all’IISS Des Ambrois di Oulx (Torino):

 

Comunicato stampa 7 febbraio 2018

Dal 9 al 23 febbraio 2019 all’IISS Des Ambrois di Oulx (Torino) mostra fotografica di Riccardo Lorenzi:

Ragazzi (in)visibili,
il diritto di sognare

Inaugurazione venerdì 8 febbraio ore 10.
La mostra, promossa da Missioni don Bosco e
dalla Animazione 
Missionaria Salesiana del Piemonte,
intende affrontare il tema dell’impatto della povertà sulla società internazionale

e sul singolo individuo, indipendentemente dalla collocazione
e dall’appartenenza religiosa e socioculturale.

Dalla scheda di presentazione:

La seconda mostra promossa da Animazione Missionaria e Missioni Don Bosco affronta il tema dell’impatto della povertà sulla società internazionale e sul singolo individuo, indipendentemente dalla collocazione geografica, dal-l’appartenenza religiosa e socioculturale. La tematica è stata sviluppata attraverso l’illustrazione dell’impegno rivolto ai giovani poveri dei Salesiani in Piemonte e nel Mondo.

Diverse sono le manifestazioni di povertà, come la fame, l’assenza di cure sanitarie, di pace, di istruzione e lavoro. Esse determinano la privazione di un futuro, la negazione a priori dei sogni di ciascuno.

Attenzione particolare è stata data all’art.12 della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Esso prevede infatti il diritto dei bambini di essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni. 

Tutti i bambini hanno il diritto di esprimere i propri sogni.

Altro concetto analizzato dalla mostra è stato l’invisibilità. Non necessariamente conseguenza della povertà, essa passa attraverso la mancanza di attenzioni, di amore, di uno sguardo che si posa sull’individuo, restituendogli la gioia di “essere guardato”, di essere visibile!

Chi sono quindi i ragazzi invisibili?
A questa domanda hanno risposto gli scatti del fotografo Riccardo Lorenzi esposti in mostra e che hanno immortalato i ragazzi ospitati presso il Centro di Accoglienza Minori Stranieri non accompagnati presso l’Oratorio Salesiano San Luigi di Torino, la Comunità di Accoglienza Minori Stranieri dell’Istituto Salesiano San Paolo di Torino e la Casa di Accoglienza per Minori dell’Oratorio Salesiano di Casale Monferrato.

I visitatori sono stati inoltre condotti a sperimentare le difficoltà di far valere i propri diritti, e a scoprire come i Salesiani affrontano questa situazione, con il video “Shégués. I figli della strada di Lubumbashi”, promosso da Missioni Don Bosco. Shégués significa vagabondi, il nomignolo affibbiato ai bambini e ai ragazzi che vivono in strada a Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo).

Il percorso interattivo, dedicato in particolare ai ragazzi della terza media e delle scuole superiori, è strutturato in tre fasi consecutive per la durata di un’ora e mezzo e si avvale di supporti tecnologici audiovisivi per un maggior coinvolgimento del visitatore.

Siamo a disposizione per fornirvi ulteriori materiali di documentazione.

Grazie per la cortese attenzione, e buona giornata.

Antonio Labanca
Ufficio Stampa

Missioni Don Bosco
Telefono: +390113990157
Email: antonio.labanca@missionidonbosco.org
Web: www.missionidonbosco.org

Torna la Street Art a Valdocco

in occasione della Festa di San Giovanni Bosco, nel pomeriggio di giovedi 31 gennaio 2019, a partire dalle ore 14,00 e fino alle ore 18,00, davanti alla Basilica di Maria Ausiliatrice (Torino) avrà luogo un evento – laboratorio di street art. Giovani studenti ed animatori degli oratori di Torino, coordinati da don Gianmarco Pernice, avranno modo di esprimere la loro passione per l’arte e per il santo dei Giovani lavorando con spray e colori al fine di animare la cancellata di fronte alla Basilica.

In occasione della Festa di Don Bosco dell’ormai imminente 31 gennaio, verrà allestito uno stand davanti alla Basilica di Maria Ausiliatrice che si occuperà di Street Art, in linea con il murales creato da Mr. Wany lo scorso settembre 2018 in occasione del 150° anniversario della Basilica.

L’attività promossa da Missioni Don Bosco verrà condotta da don Gianmarco Pernice – parroco dell’Istituto Edoardo Agnelli ed incaricato dell’oratorio – che si occuperà della progettazione della pannellatura della cancellata di Maria Ausiliatrice. Sarà supportato da diversi giovani coinvolti, provenienti prevalentemente dall’Istituto Agnelli e dal Liceo Linguistico Maria Ausiliatrice oltre a chi volesse aggiungersi al momento, lavoreranno con spray e colori per tutto il pomeriggio.

Il gruppo vedrà la presenza di giovani travestiti da lupi e… agnelli, e altri ragazzi che effettueranno riprese video e faranno foto coinvolgendo i passanti. In una giornata di festa come il 31 gennaio, regalare dei momenti di allegria e condivisione alla gioventù tanto cara a Don Bosco è sembrata una scelta obbligata!

L’hastag di riferimento dell’iniziativa è #wearedonbosco e la pagina ufficiale sarà quella di Missioni Don Bosco ONLSU (@missionidonbosco)

 

Hubert Twagirayezu – Testimone diretto del progetto Palabek in Uganda

In previsione del Concerto di Natale in Vaticano avremo ospite a Torino, da lunedì 10 a giovedì 13 dicembre, il salesiano p. Hubert Twagirayezu impegnato a coordinare l’impegno nel campo profughi di Palabek in Uganda, che ospita oltre 40.000 profughi migrati dal Sud Sudan.
Si tratta di uno degli impegni più consistenti e significativi dalla Congregazione che, nel cuore di questo mega-villaggio accresciutosi attorno al suo nucleo originario nel volgere di pochi anni, porta l’attenzione educativa verso i più piccoli e gli adolescenti, proponendo ai più grandi una formazione professionale e l’avvio di attività artigiane.

A metà gennaio arriverà a Palabek il container partito dall’Italia lo scorso mese di novembre con il necessario per aprire una nuova scuola-officina che insegni ai giovani i mestieri della meccanica e dell’agricoltura di base. Le necessità di manutenzione nel piccolo-grande cosmo dei rifugiati richiede abilità e strumenti non presenti al momento, mentre la disponibilità di appezzamenti di terreno potrebbe contribuire all’autosostentamento alimentare.

Missioni Don Bosco ha “sposato” questo progetto come impegno da proporre ai suoi sostenitori in occasione delle festività natalizie 2018, e per questa ragione lo ha messo al centro dell’evento musicale che permetterà di arrivare al grande pubblico.

La presenza di p. Hubert Twagirayezu in Italia queste settimane per trovare sostegni finanziari al “progetto Palabek” ci sembra una opportunità anche per i giornalisti che desiderino dare conto di un fenomeno che spesso viene oscurato dai dati dei flussi verso l’Europa: quello della grande migrazione interna all’Africa a seguito di guerre, carestie, minacce politiche e cambiamenti climatici.

Lo stesso salesiano potrà testimoniare della ricettività dei giovani sudanesi costretti a vivere lontano dalle loro terre eppure raggiunti da un intervento educativo che contribuirà a dare una direzione diversa al loro futuro.

 

Concerto di Natale
Missioni Don Bosco
Hubert Twagirayezu

Giornata europea contro il traffico di esseri umani

Oggi, 18 ottobre 2018, nella giornata europea contro il traffico degli esseri umani, Missioni Don Bosco aderisce all’ iniziativa del Consiglio d’Europa, insieme con altre organizzazioni – governative e non – che si impegnano a contrastare il fenomeno della tratta.
Nello specifico, questa Associazione sviluppa con i missionari e con i volontari progetti per contenere la fuga dai Paesi poveri, investendo risorse sulla formazione, quella professionale in particolare; ma si trova anche sul fronte del recupero di minori, sottratti ai trafficanti, ai quali dà accoglienza e cura psicologica.

Ecco due spunti offerti da missionidobosco.org, per entrare più nello specifico del tema.

Giornata europea contro la tratta: se gli schiavi sono a casa nostra

I figli di Don Bosco in Ghana: traffico di bambini, una realtà molto diffusa

“Stop tratta”: così i Salesiani contrastano la migrazione illegale dall’Africa

Si segnala la notizia pubblicata da La Stampa, in data 27 settembre 2018, a cura di Cristina Uguccioni, sul progetto mandato avanti dalla onlus torinese, Missioni Don Bosco, intitolato “Stop Tratta”: questo si propone di informare capillarmente chi intende emigrare dall’Africa sub-sahariana per ragioni economiche, dei gravi rischi che il viaggio comporta e offrire opportunità di lavoro a chi decide di restare in patria.
A seguire l’articolo.

«Siamo consapevoli che il nostro progetto sia una goccia nell’oceano ma se non ci fosse – come diceva madre Teresa di Calcutta – l’oceano avrebbe una goccia un meno. Noi non vogliamo far mancare la nostra goccia». Così dice a Vatican Insider Giampietro Pettenon, 53 anni, salesiano, presidente di Missioni don Bosco, la onlus torinese che sostiene i missionari salesiani nel mondo. La “goccia”, il progetto cui fa riferimento, è denominato Stop Tratta: si propone di informare capillarmente chi intende emigrare dall’Africa sub-sahariana per ragioni economiche dei gravi rischi che il viaggio comporta e offrire opportunità di lavoro a chi decide di restare in patria: «Il progetto è cominciato nell’autunno del 2015», racconta Pettenon: «Nel giugno di quell’anno Papa Francesco venne in visita a Torino e, incontrando la famiglia religiosa salesiana, parlò della “vocazione alla concretezza” dei figli e delle figlie di don Bosco. Inoltre, durante quella visita, manifestò le sue preoccupazioni per la sorte di migliaia di giovani che cercavano di raggiungere l’Europa rischiando la vita. Ci sentimmo interpellati da quelle parole e capimmo di dover agire per offrire alle giovani generazioni africane un’alternativa concreta e credibile all’emigrazione illegale. Così demmo vita a Stop Tratta chiedendo ai missionari salesiani presenti in Africa la disponibilità a portare avanti il progetto nelle loro zone di residenza: noi, in collaborazione con il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) li avremmo supportati economicamente fornendo anche consulenza e attrezzature».

La fase dell’informazione 

Il progetto, che ha durata quinquennale, coinvolge 14 opere salesiane in sei Paesi – Etiopia, Ghana, Senegal Mali, pettenonNigeria, Liberia – e prevede tre fasi. La prima, quasi sostanzialmente conclusa, è quella informativa: migliaia di giovani e di genitori – attraverso incontri nelle parrocchie, depliant, brevi video, programmi radiofonici promossi dai missionari – sono stati informati dei molti rischi cui i ragazzi sono esposti durante il viaggio verso l’Europa e le difficoltà che incontrano una volta giunti alla meta. «Nonostante i molti mezzi di informazione presenti anche in Africa, le persone spesso ignorano la pericolosità di questi viaggi», sottolinea Pettenon. «I ragazzi, appena giungono in Europa, telefonano alle famiglie senza raccontare i soprusi e le brutali violenze subite; ne provano vergogna. Nei villaggi si sa solo che ce l’hanno fatta: così molti decidono di seguirli. Inoltre in questi Paesi operano spregiudicate agenzie che offrono ai ragazzi viaggi “all inclusive”, presentandoli come viaggi sicuri e comodi. I prezzi sono piuttosto elevati e le famiglie si indebitano anche pesantemente pur di assicurare ai figli un futuro dignitoso. Noi spieghiamo ai genitori che queste proposte sono una truffa: quando lo scoprono iniziano a dissuadere i figli dal partire».

 

Le queen mothers del Ghana 

In questa opera di informazione i missionari salesiani hanno potuto contare sull’appoggio dei governi e delle autorità locali: «In Ghana si è rivelato prezioso anche l’aiuto delle queen mothers, le figure più autorevoli dei villaggi, cui tutti fanno riferimento: queste donne hanno dato la loro benedizione al progetto sollecitando le famiglie a prestare ascolto ai missionari».

 

La formazione 

Attualmente è in corso la seconda fase del progetto, quella formativa: prevede l’offerta di corsi professionali di breve durata (da uno a nove mesi): i missionari salesiani hanno individuato le figure professionali maggiormente richieste nel loro territorio in modo da avviare i corsi più adatti: dall’agricoltura all’allevamento, dall’idraulica alla meccanica, dalla sartoria all’informatica. «Tenuti da insegnanti ed educatori – prosegue Pettenon – i corsi sono circa mille e stimiamo possano coinvolgere complessivamente 18mila giovani e madri: in molti Paesi africani sono infatti le donne il vero punto di riferimento della famiglia, sono loro che, lavorando duramente, mantengono i figli. Ad esempio, in Etiopia un gruppo di signore ha seguito un corso di allevamento dei maiali che ora sono diventati “le banche delle famiglie”: una volta macellati e venduti, questi animali assicurano all’intero nucleo familiare il denaro necessario a vivere decorosamente».

 

Il lavoro, finalmente 

Conclusa la formazione – ed è la terza fase del progetto – i giovani e le donne si possono rivolgere ad alcune banche locali per ottenere il finanziamento necessario ad acquistare gli strumenti necessari ad avviare una piccola attività. In passato, dice Pettenon, i missionari salesiani avevano già promosso il microcredito, senza molto successo poiché spesso le persone – contando sulla benevolenza dei sacerdoti – non restituivano il prestito ricevuto impedendo quindi di assicurare questo sostegno economico ad altre famiglie. Così, nell’ambito del progetto Stop Tratta, si è voluto coinvolgere il sistema creditizio locale: sono le banche che, ricevuti dai salesiani i finanziamenti, provvedono a erogarli. «Sino ad oggi, grazie alla generosità dei nostri benefattori, molti giovani e donne hanno iniziato piccole attività: ci sono ragazzi che si dedicano alla raccolta e al commercio dei fichi d’India, altri che hanno costruito serre per la coltivazione di ortaggi, ci sono madri che hanno imparato a cucinare piccoli dolcetti che poi vendono nei mercati e ragazzi che lavorano come idraulici ed elettricisti nelle grandi città. In Ghana quattro giovani sono diventati mentor farmers: non solo hanno avviato una attività agricola ma offrono stages agli studenti dei nostri corsi professionali».

 

I migranti di ritorno 

Nel progetto Stop Tratta sono coinvolti anche migranti che tornano nella loro patria: «Tre giovani senegalesi, emigrati illegalmente in Italia alcuni anni fa, hanno seguito un corso professionale presso il centro d’accoglienza siciliano gestito dall’associazione salesiana Don Bosco 2000: sono diventati mediatori culturali e hanno iniziato a lavorare con noi salesiani», conclude Pettenon. «A loro abbiamo proposto di fare ritorno in Senegal e affiancare i missionari nella gestione dei corsi professionali, in qualità di educatori. Hanno accettato».

“Scelte politiche sbagliate, uso scellerato delle risorse naturali”: La crisi umanitaria del Venezuela

Un intenso programma a Valdocco (Torino) dei vescovi salesiani Jonny Eduardo Reyes e Pablo Gonzalez, invitati da Missioni Don Bosco il 18 e 19 settembre per dare testimonianza sulla drammatica situazione del Venezuela. Dopo il loro incontro con il Papa nella visita ad limina apostolorum, insieme con i confratelli della Conferenza episcopale venezuelana, hanno partecipato a due momenti pubblici: il primo, martedì a Maria Ausiliatrice per una celebrazione eucaristica, il secondo, mercoledì in Sala Sangalli per il convegno “RINVOLUZIONEVENEZUELA”.
La loro presenza ha dato un’occasione non trascurabile di visibilità anche alla piccola ma crescente comunità di Venezuelani emigrati negli ultimi anni in Piemonte a seguito dell’esodo, del quale peraltro si registrano solo pochi riscontri nei nostri media nazionali.

La crisi umanitaria del Venezuela «non è il frutto del caso o del destino avverso». E’ piuttosto il risultato di scelte politiche sbagliate e di un uso scellerato delle risorse naturali: «era una nazione ricca con prospettive di grande futuro, ma è stata impoverita fino all’estremo e adesso vive una situazione di miseria che peggiora di giorno in giorno e questo governo continua a negare tutto».

Queste le parole di monsignor Jonny Eduardo Reyes, vescovo di Puerto Ayacucho (Amazzonia), durente il suo intervento alla conferenza dal titoloRinvoluzione Venezuela, dal sogno bolivariano all’incubo della crisi”organizzata da Missioni don Bosco Valdocco onlus, a Torino.

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Rinvoluzione Venezuela: dal sogno bolivariano all’incubo della crisi

Mercoledì 19 settembre a #Valdoccohttps://news.missionidonbosco.org/rinvoluzione-venezuela-dal-sogno-bolivariano-allincubo-della-crisi

Publiée par Missioni Don Bosco ONLUS sur Mercredi 19 septembre 2018

La denuncia viene da monsignor Jonny Eduardo Reyes, vescovo di Puerto Ayacucho (Amazzonia), intervenuto ieri alla conferenza dal titolo Rinvoluzione Venezuela, dal sogno bolivariano all’incubo della crisi, organizzata da Missioni don Bosco Valdocco onlus, a Torino. Con monsignor Reyes, di ritorno da una visita apostolica dal Papa, anche mons. Pablo Gonzalez, vescovo di Guasdalito, che ha parlato della ferita profonda inflitta alla società venezuelana, costretta a vivere una quotidianità fatta di stenti, economia informale e laddove è possibile di emigrazione.

La popolazione venezuelana è letteralmente alla fame. Fa eccezione quel 15% che gode dei privilegi economici e delle protezioni politiche, e che sostiene senza riserve il governo in carica avendo anche il dominio degli organi di informazione. Due Venezuela, uno dei quali completamente al di fuori della realtà e insensibile alla sofferenza di milioni di persone. La manipolazione dell’opinione pubblica arriva al punto di negare l’esodo di massa (un decimo del 30 milioni di abitanti del Venezuela) verso i Paesi confinanti e da lì – chi può – verso nord America ed Europa.

«Il mercato nero – ha detto Gonzalez – la speculazione e il proliferare di attività economiche illegali sono diventate oggi la principale attività di chi è rimasto in Venezuela e per sopravvivere non può fare altro».

«Lo stipendio di un operaio equivale a circa un euro e 50 al mese, mentre una bottiglia d’acqua costa l’equivalente di 5 centesimi di euro; gli alimenti vengono rivenduti sul mercato nero e gli effetti sono simili a quelli di una guerra».

«La svalutazione della moneta e l’inflazione rendono carta straccia il bolivar, che ad oggi vale 0,014 euro».

Pur rimanendo strettamente sul terreno dell’azione pastorale, i vescovi venezuelani hanno dato conto di quel che vedono e delle iniziative solidali che hanno intrapreso con le loro comunità. Progetti che mirano al soccorso immediato di chi chiede aiuto alimentare (sono nate le “ollas solidales”, le pentole della fraternità: le parrocchie riescono una volta alla settimana a distribuire un pasto caldo) e all’informazione a chi è avviato all’emigrazione dal Paese. Monsignor Gonzalez e monsignor Reyes sono infatti letteralmente “vescovi di frontiera”: Colombia e Brasile sono a un passo dalle loro diocesi. L’uno, a Guasdalito, è affacciato verso le alture andine; l’altro, a Puerto Ayacucho, si trova nell’area di transito verso il cuore dell’Amazzonia. Le frontiere sono poco controllate dal governo di Caracas e in compenso soggette a un pericoloso miscuglio di corruzione delle guardie, di influenza del narcotraffico, di infiltrazioni della guerriglia e di attività di mercato nero. E poi c’è l’impatto devastante sulle piccole comunità di confine, che devono assorbire in poche settimane l’arrivo di un numero esuberante di profughi senza risorse, fra i quali si nascondono profittatori e provocatori. Per questo esiste anche una cooperazione fra diocesi venezuelane e diocesi colombiane e brasiliane.

Durante la celebrazione eucaristica, nell’omelia, monsignor Reyes ha tratto spunto dal vangelo per rimarcare la necessità di “camminare con gli occhi e con le orecchie aperti, per essere sensibili al bisogno degli altri”.  Per questa ragione, la Chiesa venezuelana deve essere “vicina alla gente, noi vescovi dobbiamo essere vicini al popolo”, come ha chiesto anche papa Francesco nell’incontro in Vaticano. Quel che si può fare oggi, con le risorse limitate e i con i freni imposti all’azione sociale, è “consolare” la gente, quella che rimane e quella in fuga.

“In certi casi non possiamo fare nulla, la situazione scappa dalle nostre mani. Possiamo solo ‘metterci nelle scarpe degli altri’ e provare a condividere il dolore”.

Reyes ha anche messo in luce le responsabilità internazionali: «va smontata l’ipocrisia internazionale sul Venezuela – ha denunciato – perché il petrolio, l’oro e i minerali nel Paese ci sono, stanno ancora lì, non sono spariti. Ma ci sono nazioni disposte a comprarli a bassissimo costo. Bisogna smascherare il gioco politico internazionale che continua a dare sostegno al regime dittatoriale di Maduro».
Le due superpotenze che sostengono e finanziano Maduro sono  Russia e Cina: con quest’ultima il presidente pare aver stretto nelle ultime settimane diversi accordi economici.

«Io vedo alcuni possibili scenari per il futuro – ha concluso monsignor Reyes – Oltre alla rassegnazione del popolo, molti dicono che questo governo arriverà ad autodistruggersi; altri ancora che sarà necessario un intervento militare esterno; il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin aveva posto quattro condizioni al governo, ma sono state tutte disattese. Quello che doveva essere un dialogo tra Chiesa cattolica e governo in realtà è saltato, non c’è mai stato».