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“L’arte con chi ne fa parte” – Don Bosco presenta la realtà museale a Valdocco

“L’ARTE CON CHI NE FA PARTE” – DON BOSCO presenta LA REALTÀ MUSEALE A VALDOCCO attraverso il Museo Casa Don Bosco e il piccolo Museo Etnografico Missioni Don Bosco.

All’interno del progetto L’arte con chi ne fa partedell’Associazione Abbonamento Musei, la Realtà Museale a Valdocco diventa parte attiva del progetto grazie alla presentazione della figura di Don Bosco.

Di seguito un “assaggio” di tutto ciò che si può visitare e ammirare all’interno del Museo Casa Don Bosco e nel Museo Etnografico Missioni Don Bosco grazie ad un breve video.

RMG – Sig. Pettenon, SDB: “Raccogliere fondi vuol dire dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza”

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Salesiano coadiutore, di origine veneta – è nato 55 anni fa nel paese natale di un Papa santo, Riese Pio X – Giampietro Pettenon ha trascorso gli ultimi sette anni rilanciando e affinando a tutti i livelli le attività di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, direttamente dipendente dal Rettor Maggiore. A settembre lascerà l’incarico al successore designato, don Daniel Antúnez, ma oggi per i lettori di ANS ripercorre sfide e soddisfazioni di questa “missione” che è stato chiamato a svolgere.

Gentile sig. Giampietro, in cosa è consistito il suo lavoro come Responsabile della Procura Missionaria “Missioni Don Bosco” di Torino?

Il servizio che ho svolto in Missioni Don Bosco è stato molto bello, e particolare, nell’ambito della Congregazione Salesiana. È consistito essenzialmente in un vivere di continui incontri fra persone. Incontri con i missionari che venivano a Torino-Valdocco, dove ha sede la Procura Missionaria, per presentare i bisogni dei più poveri e chiedere aiuto. Ed incontri con i nostri sostenitori, i benefattori delle opere salesiane, per far conoscere i bisogni della missione e tendere la mano per… “domandare la carità”.

Dopo sette anni, quale ritiene sia il risultato più importante conseguito alla guida di MDB? E quali sfide lascia a don Antúnez?

Faccio fatica ad individuare un risultato preciso, come se il servizio in Missioni Don Bosco fosse una gara con un traguardo da raggiungere. Coordinare la Procura Missionaria non è stato per me un lavoro, ma una “missione” da vivere ogni giorno, con le sorprese belle e difficili che la vita riserva a ciascuno. Riconosco comunque che sono stati anni di vita bellissimi, seppur difficili in alcuni passaggi cruciali.

A don Daniel Antúnez cedo il testimone di un’attività in corsa, proiettata verso un orizzonte di relazioni intense con i nostri benefattori, relazioni che necessitano di essere sempre più personalizzate e sempre meno massive. È nella relazione personale, caratterizzata dallo Spirito di Famiglia che ci ha insegnato Don Bosco, che dovrà misurarsi il mio successore.

Durante il suo mandato a MDB ha avuto modo di visitare in prima persona tante missioni e tante realtà di grande povertà, ma anche di speranza. C’è qualche episodio che l’ha più colpita?

Un po’ per necessità, un po’ per passione, ho conosciuto tanti confratelli salesiani e li ho visti operare sul campo. La loro testimonianza di donazione totale è commovente: stanno facendo autentici miracoli!

Ho sempre ritenuto la formazione professionale strategica per educare ed evangelizzare i giovani, specialmente i più poveri, ed avviarli alla vita in maniera dignitosa. Tra le opere che mi hanno più colpito, e che cito spesso, c’è stato un incontro, in un nostro centro di formazione professionale in Vietnam situato nella zona del delta del grande fiume Mekong. Il dirigente di una impresa commerciale di import-export che opera sulle banchine del porto ha detto di assumere volentieri i ragazzi qualificati alla scuola di Don Bosco perché hanno tre caratteristiche: 1. Non rubano, 2. Obbediscono al capo, 3. Sanno lavorare in squadra. Penso che un complimento più bello, rivolto al nostro servizio educativo, non potessimo riceverlo.

Don Bosco stesso fu un grande fundraiser. Oggi quali sono “i segreti” per svolgere con successo questa missione?

Raccogliere fondi per sostenere le opere salesiane in terra di missione è dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza. Più che di “segreti” io parlerei di “atteggiamenti” da curare e vivere ogni giorno nell’incontro con l’altro, sia esso il missionario o il benefattore.

Anzitutto bisogna essere umili e riconoscere che quello che stai facendo è opera di Dio. Poi è importante essere sinceri e trasparenti, presentando i reali bisogni dei più poveri, e non quello che a te fa’ più piacere. Infine, essere riconoscenti per tutto l’aiuto ricevuto gratuitamente da tanti benefattori e che sei chiamato ad amministrare, in pieno accordo con i Superiori della Congregazione salesiana, affinché sia distribuito e condiviso con i più bisognosi.

Quanto è importante il ruolo dei laici nel settore della raccolta fondi? E quanto è contato, d’altra parte, il suo essere consacrato e salesiano nella gestione di una realtà come MDB?

In Missioni Don Bosco opera una bella squadra di laici che credono molto nel servizio che portano avanti con dedizione e tanta competenza. Sono loro il motore dell’attività. Senza di loro non ci sarebbe la Procura Missionaria. Io, come salesiano consacrato, ho cercato di entrare in questa organizzazione ben collaudata con il compito di essere l’olio che lubrifica il motore. L’olio del motore non si nota e non si percepisce che c’è. Ma senza olio il motore si surriscalda e brucia in fretta.

Vivo questo avvicendamento fra me e il mio successore, don Daniel Antúnez, come un cambio dell’olio, il tagliando periodico per mantenere in buona salute la macchina della Procura Missionaria.

Da quello che ha potuto vedere, la pandemia ha fiaccato o riacceso la generosità?

La pandemia da Covid-19 ci ha spaventati e provati molto, tutti: salesiani, giovani e benefattori, ma non ci ha travolti, anzi! La generosità non è venuta meno. Al contrario. Proprio perché abbiamo sperimentato in diversi modi la paura e l’impotenza di fronte a questa catastrofe, ci siamo sentiti più “umani” e solidali gli uni con gli altri. In particolare, i nostri benefattori si sono fatti presenti in maniera forte e spesso commovente. Di questo dobbiamo rendere lode a Dio.

C’è qualche altro spunto che vuole condividere con i nostri lettori?

Desidero ringraziare. È molto più quello che ho ricevuto da questa esperienza di quello che ho potuto modestamente donare. E concludo usando le parole del nostro caro Padre Don Bosco: “Dio benedica e ricompensi tutti i nostri benefattori”.

RMG – Il Rettor Maggiore nomina don Daniel Antúnez nuovo Procuratore di Missioni Don Bosco

Dal sito di ANS.

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(ANS – Roma) – Dopo le riunioni e gli incontri realizzati negli ultimi mesi, il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha nominato don Daniel Antúnez, salesiano argentino appartenente all’Ispettoria Argentina Sud, nuovo Procuratore di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria Salesiana di Torino.

“Missioni Don Bosco”, così come “Misiones Salesianas”, Procura Missionaria di Madrid, e “Salesian Missions”, di New Rochelle, dipende direttamente dal Rettor Maggiore.

Don Daniel Antúnez è stato economo ispettoriale dell’Ispettoria del “Beato Zeffirino Namuncurá” dell’Argentina Sud (ARS), fino al mese di febbraio di quest’anno. Di lui, oltre all’ottimo lavoro svolto per la sua Ispettoria, il Rettor Maggiore ha sottolineato la ricca esperienza in campi molto diversi. La sua persona aggiungerà senza dubbio una grande ricchezza al gruppo umano (composto principalmente da uomini e donne laici) su cui “Missioni Don Bosco” conta in questo momento.

Don Ángel Fernández Artime, inoltre, ha sottolineato il valore dell’internazionalità che la Congregazione Salesiana continua a vivere in questo tempo presente.

Nel nominare il nuovo Procuratore, infine, il Rettor Maggiore ha voluto anche esprimere la sua profonda gratitudine al sig. Giampietro Pettenon, SDB, che per 7 anni ha svolto un magnifico servizio alla guida di “Missioni Don Bosco” e che continuerà il suo lavoro fino al 1° settembre di quest’anno.

Famiglia Cristiana – Missioni Don Bosco: con noi i ragazzi spiccano il volo

Riportiamo di seguito l’intervista a Giampietro Pettenon Presidente di Missioni Don Bosco effettuata da Famiglia Cristiana, dove si spiega l’importanza di educare i giovani nei paesi più poveri.

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di Giusi Galimberti

«Le opere che mi stanno più a cuore sono quelle scolastiche perché, visitando la parte del mondo più povera, mi sono reso conto che la cultura e la formazione professionale sono gli strumenti con i quali noi salesiani possiamo insegnare ai giovani a “pescare”. Non gli diamo solo un pesce per sfamarsi oggi», spiega con una metafora Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco, Onlus che compie quest’anno 30 anni di attività e che sarà presente nella trasmissione di Rete 4 I viaggi del cuore e anche in questo spazio ormai consueto del nostro giornale. «Credo che il nostro sia uno strumento nelle mani di Dio, per far sì che la solidarietà nei confronti di chi ha veramente bisogno possa incontrare la generosità di chi un aiuto può e vuole darlo», continua. «Raccogliamo fondi in Italia da destinare a progetti di avvio e primo sostegno alle opere. Quando noi salesiani avviamo un progetto puntiamo a fare in modo che questo diventi economicamente autosufficiente. Ma per muovere i primi passi del
servizio educativo e pastorale c’è bisogno di sostegno». Dove siete presenti? «Siamo in 134 Paesi. Alcune sono presenze storiche, fondate dal nostro padre don Bosco, altre recentissime». Da dove partite per fondare una Missione? «I nostri destinatari sono i giovani. Spesso siamo entrati in zone pericolose, cominciando a giocare a pallone per strada. Sono i ragazzi i nostri “ambasciatori” presso gli adulti. La prima cosa che costruiamo è l’oratorio con un cortile per giocare e una cappella. Poi viene la scuola, magari una chiesa per il quartiere o il villaggio. Non siamo colonizzatori: partiamo con poco e rispondiamo via via ai bisogni di ogni realtà. Quando avviamo un’opera non lo facciamo per consegnarla e andarcene. La nostra scelta è di condividere tutta la vita con la gente del posto: gioie e dolori, fatiche, guerre e processi di pace. Come fratelli». L’aspetto più importante per voi è l’educazione.

«”L’educazione è cosa di cuore”, ripeteva don Bosco. Richiede tempi lunghi e prossimità, cioè lo stare sempre a fianco dei ragazzi. Ciò che educa è l’esempio, non le prediche. Per questo avviamo sempre, dove siamo presenti, scuole e centri di formazione. Vogliamo insegnare ai giovani un lavoro, così che diventino adulti responsabili e si formino una famiglia che potranno sostenere. La ricompensa più bella è vederli spiccare il volo e andarsene a testa alta verso il mondo». Come vi sostenete? «Don Bosco ci ha trasmesso un senso profondo del lavoro fatto bene: il nostro è quello educativo. Ma immaginate lo sforzo anche economico di una comunità di consacrati che ogni giorno lavora e mette tutto in comune. Nei confronti dei benefattori cerchiamo di essere più trasparenti possibile. Alcuni donatori sono stati in visita alle Missioni e hanno poi raccontato l’arricchimento personale di questa esperienza, che hanno scelto di fare per vedere con i propri occhi l’avanzamento di progetti che seguono e conoscere da vicino alcune realtà».

Missioni Don Bosco, per i trent’anni superato il milione di benefattori

Sull’edizione di oggi de La Stampa, Maria Teresa Martinengo intervista Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco che fa un bilancio sui trent’anni di attività.

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Compie trent’anni Missioni Don Bosco, la Onlus impegnata in progetti a favore dei più deboli nei Paesi dove i Salesiani creano sviluppo a partire dall’istruzione dei bambini e dei giovani, la vera «canna da pesca». Della sua storia e dei progetti in corso – di cui da due anni è testimonial la campionessa Fiona May – abbiamo parlato con il presidente Giampietro Pettenon.

Qual è il mondo di Missioni Don Bosco?
«Dei 134 Paesi in cui sono presenti i Salesiani, un centinaio sono in via di sviluppo, aree in cui le opere, specie all’avvio, non sono autosufficienti. L’autosufficienza per noi è un valore fondamentale, ma in quei Paesi è quasi impossibile. Quindi Missioni Don Bosco è impegnata in Italia per aiutare le opere salesiane in Africa, prima di tutto, in India, in America Latina, in Asia».

Al centro di tutto c’è l’educazione. Come si declina oggi dove c’è più bisogno?
«Sempre nelle nostre attività tipiche: alfabetizzazione, formazione professionale, case famiglia per gli orfani, che sono un fenomeno tipico dei grandi agglomerati urbani. Megalopoli come Rio, Calcutta, Manila, Nairobi attraggono giovani, ma quando la famiglia si disgrega i figli più grandi devono arrangiarsi. I salesiani vanno in aiuto di questi ragazzi che non hanno niente».

Non siete presenti nei contesti rurali?
«Nei villaggi la famiglia allargata sostiene gli orfani.  Come nella Torino dell’800, siamo nelle periferie, il nostro habitat naturale sono i grandi agglomerati urbani dove si ammassa l’immigrazione interna che non ha riferimenti».

La presa in carico è globale…
«Comprende tutti gli aspetti che concorrono al rispetto della persona umana: a partire dall’acqua. Prima di realizzare una scuola ci preoccupiamo del pozzo. E l’acqua è l’elemento a cui le persone che sostengono le opere salesiane sono più sensibili. Poi, la salute dei piccoli e delle donne. In Africa aiutare le donne significa aiutare tutta la famiglia.
In Africa ogni mese apriamo un’opera: abbiamo molte vocazioni e facilità ad essere presenti. Le opere si moltiplicano spesso per prossimità. Siamo in un posto, la parrocchia vicina ci chiede di fare qualcosa anche per i loro ragazzi. In Mongolia pochi anni fa siamo sbarcati con una scuola professionale. Ora abbiamo aperto una comunità per orfani. In India sosteniamo le piccole scuole dove facciamo studiare le bambine attraverso le scuole paritarie di élite, molto
apprezzate, dove si pagano rette salate».

E in America Latina?
«Stiamo vedendo come aiutare un’opera in Brasile, dove siamo da cento anni, nella Conca Amazzonica, al confine con il Perù. In Bolivia abbiamo creato una rete nazionale di 1500 scuole che adottano il sistema pedagogico di don Bosco, sono in parte statali e in parte paritarie. Dove c’è scarsità di cibo si comincia dalla colazione perché a stomaco vuoto non si impara niente. Poi, c’è sempre il cortile, lo sport, il teatro».

Siete in Medio Oriente?
«In Siria siamo rimasti accanto alla popolazione. A Damasco abbiamo acquistato un terreno per raddoppiare, appena possibile, con una grande scuola professionale. In Libano ci occupiamo dei profughi iracheni cristiani».

Quanto è grande la rete che vi sostiene?
«In 30 anni abbiamo superato il milione di benefattori. In Italia abbiamo un gran numero di scuole, siamo molto conosciuti. Negli ultimi dieci Missioni Don Bosco ha raccolto annualmente 15 milioni di euro, 12 in donazioni, 3 in lasciti testamentari. La nostra deve essere una casa con le luci accese e le tende aperte, in modo che da fuori si veda tutto: così si tiene viva la solidarietà».

Qual è l’apporto di Fiona May testimonial?
«Nell’ambiente educativo è un valore aggiunto fondamentale per valorizzare la tematica femminile. Fiona è un’antesignana della multiculturalità. In tutti i Paesi dove ci troviamo c’è il meticciato e noi vogliamo darlo per scontato. Lei è una madre, una sportiva, valori formidabili per noi salesiani, le sue medaglie sono figlie di una fatica che si concentra nell’attimo della gara dove una volta ti va bene, una ti va male. Con lei siamo stati in Etiopia, abbiamo documentato l’attività con i ragazzi di strada. Andremo in Uganda e in India. In un Paese dove la donna è tanto disprezzata, averla per le iniziative di promozione della donna e per la cultura del rispetto sarà vincente».

 

I trent’anni di “Missioni Don Bosco”, un “fratello maggiore” per migliaia di bambini e giovani bisognosi

Dall’agenzia salesiana ANS, l’articolo per i trent’anni di Missioni Don Bosco.

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(ANS – Torino) – Era il gennaio del 1991 quando venne deciso di fondare una “Procura Missionaria” anche in Italia, a Torino, lì dove c’è la Casa Madre della Congregazione Salesiana. Quella Procura Missionaria, oggi nota nel mondo con il nome di “Missioni Don Bosco”, pertanto ha appena compiuto 30 anni: tre decadi spese a sostenere le opere salesiane sparse nel mondo, finanziandole e aiutandole a crescere, e valorizzando e facendo conoscere le opere di bene che vengono portate avanti in favore delle persone più svantaggiate.

“Questi 30 anni per noi sono stati ricchi di soddisfazioni, e anche di qualche difficoltà che abbiamo superato insieme. Ora dobbiamo continuare a coltivare l’entusiasmo degli inizi, forti dell’esperienza maturata sul campo”, ha spiegato il sig. Giampietro Pettenon, Presidente di “Missioni Don Bosco”.

In tutti questi anni sono state molte le missioni salesiane beneficiate, sempre tenendo a mente che il fine ultimo degli sforzi deve essere orientato alla cura della persona, affinché ogni bambino, ogni ragazza, ogni giovane possa crescere in un ambiente sano e con le stesse opportunità di chi ha avuto la fortuna di nascere in un Paese ricco.

Mettere al centro la persona, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, significa anche valorizzare la comunità di cui fa parte: sono moltissime le missioni che si prendono cura delle popolazioni indigene, dei gruppi emarginati, di chi vive in quartieri poveri e popolosi: a loro, in questi 30 anni, sono stati rivolti gli sforzi e l’impegno di “Missioni Don Bosco”.

Anche in questo periodo, così complicato per via della pandemia di Covid-19, “Missioni Don Bosco” continua a finanziare i progetti dei missionari salesiani: questo significa che dietro di essa ci sono tante persone continuano a credere in Don Bosco, nel suo sistema educativo, nell’aiuto reale e concreto ai più poveri, e nel valore di ciò che i salesiani provano ogni giorno a costruire. La Provvidenza, che tanto invocava e a cui si affidava con piena fiducia Don Bosco, continua ad operare attraverso tanti benefattori.

Per questo la Procura Missionaria salesiana di Torino guarda ora al futuro con un solo obiettivo, che il sig. Pettenon ci illustra a partire da un aneddoto: “Mi ha colpito molto una foto di due bambini boliviani, la sorella che porta sulla schiena, avvolto in un panno, il fratellino più piccolo. La frase che accompagna la foto recita: – ‘È pesante?’ – ‘No, è mio fratello’. Noi oggi vogliamo festeggiare il nostro trentennale augurandoci di poter essere sempre per qualcuno il ‘fratello maggiore’ che orgogliosamente porta sulle spalle il più piccolo, non pensando minimamente che sia un peso, bensì una ricchezza da custodire e da aiutare a crescere”.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.missionidonbosco.org

Giornata Internazionale dell’Educazione: l’impegno delle scuole salesiane a contrasto dell’abbandono scolastico dei più poveri

Dal sito dell’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Torino) – Ieri, 24 gennaio si è celebrata la terza edizione della Giornata Internazionale dell’Educazione. La ricorrenza è stata istituita dalle Nazioni Unite con la risoluzione approvata il 3 dicembre del 2018 e ha come obiettivo ribadire il ruolo cruciale dell’istruzione nella costruzione di società sostenibili e resilienti. Ma a causa della pandemia lo scenario globale è molto preoccupante: si calcola che le chiusure delle scuole in 180 Paesi abbia lasciato 1.6 miliardi di studenti a casa. Una generazione di giovani vede ridotte al lumicino le opportunità di formazione nelle diverse competenze e nelle capacità di relazione interpersonale fra i pari e con gli adulti.

Il report di dicembre 2020 sullo stato dell’istruzione nel mondo redatto dalla Banca Mondiale riporta che è aumentato drammaticamente il numero di minori privati della possibilità di ricevere un’istruzione. Su 720 milioni di bambini in età scolare elementare, la povertà educativa colpisce 382 milioni di bambini. E Covid-19 potrebbe far crescere questo dato di altri 72 milioni.

Le misure adottate per non bloccare la didattica sono state diverse. Ma un fatto è certo: la didattica a distanza – da quella online ai programmi radiofonici, dalle trasmissioni televisive educative al materiale didattico consegnato nelle case delle famiglie – non può sostituire quella in presenza e soprattutto non è riuscita a raggiungere tutti, in particolare nelle realtà più svantaggiati e più povere.

Emblematico è il caso dell’India, dove sono 445 milioni i minori che frequentano le scuole di ogni grado. Già all’inizio della pandemia le scuole salesiane si sono fatte trovare pronte e in pochi giorni sono riuscite a mettere in piedi una rete di strumenti per raggiungere gli studenti che avevano in casa almeno un computer o uno smartphone per poter accedere ai materiali scolastici digitali. Purtroppo, in alcune case è possibile farlo solamente quando i genitori tornano dal lavoro, dato che nel nucleo familiare solo il padre o la madre hanno un cellulare.

Nelle zone rurali, inoltre, dove gli studenti non hanno alcun strumento per seguire le lezioni, i salesiani hanno deciso di creare delle équipe di volontari, insegnanti e ragazzi che hanno finito gli studi i quali, con mascherine e disinfettanti, hanno portato la scuola per strada, vicino alle case dei ragazzi e delle ragazze, in posti all’aperto, sicuri e accessibili.

“La nostra priorità è stare dalla loro parte: dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, dei più giovani” fanno sapere da “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino.

La Giornata Internazionale dell’Educazione coincide con la festa di Francesco di Sales, il santo al quale Don Bosco ha ancorato la sua mistica, traducendola in un metodo educativo tuttora praticato in 134 Paesi del mondo. Essa rimane un’occasione per ribadire che l’educazione è un diritto umano per tutti e per far presente che la Congregazione Salesiana mai cesserà di impegnarsi per sostenere i minori nella costruzione del loro futuro.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito: www.missionidonbosco.org

CS Missioni Don Bosco: “24 gennaio, Giornata Mondiale dell’Educazione”

Si rende noto il Comunica Stampa di Missioni Don Bosco relativo alla Giornata Mondiale dell’Educazione del 24 gennaio per cui “Quest’anno la scuola è un’attesa delusa“. Di seguito l’estratto del comunicato a cura del Dipartimento Comunicazione Missioni Don Bosco e il relativo PDF  completo scaricabile.

24 gennaio, Giornata Mondiale dell’Educazione

Quest’anno la scuola è un’attesa delusa

23,8 milioni nel mondo di studenti potrebbero perdere l’anno
Le scuole salesiane contrastano l’abbandono scolastico dei più poveri

Alla sua terza edizione, la Giornata Mondiale dell’Educazione voluta dall’Assemblea dell’Onu potrebbe suonare come una beffa anziché la celebrazione della volontà congiunta di tutti popoli di soddisfare uno dei diritti umani fondamentali.

Si registra una caduta verticale quest’anno delle possibilità di frequentare percorsi scolastici sufficienti. Lo scenario globale è molto preoccupante poiché una generazione di giovani vede ridotte al lumicino le opportunità di formazione nelle diverse competenze e nelle capacità di relazione interpersonale fra i pari e con gli adulti. Missioni Don Bosco, che riceve costantemente rapporti dai missionari in tutto il mondo, ne dà conto in un articolo che pubblicherà nel suo sito a ridosso del 24 gennaio, e che anticipiamo qui di seguito.

Una situazione esemplare è quella dell’India, gigante asiatico lanciato nello sviluppo tecnologico e colpito pesantemente dalla diffusione del virus, che oggi fa i conti con la precarietà del sistema scolastico periferico, per intenderci quello privo di mezzi per la didattica a distanza. Anche in quella situazione i salesiani si adoperano per sostenere gli allievi e le loro famiglie con una strategia articolata. I costi sono sopportati anche da Missioni Don Bosco attraverso “borse di studio” che costituiscono il prolungamento del fondo di emergenza anti Covid-19 utilizzato nel corso del 2020. Anticipiamo ai giornalisti la descrizione di questo progetto, che sarà presentato attraverso il nostro sito e i social network.

La Giornata coincide con la festa di Francesco di Sales, il santo al quale Don Bosco ha ancorato la sua mistica traducendola in un metodo educativo tuttora praticato in 134 Paesi. Sulle dirette connessioni fra il pensiero del vescovo di Ginevra, protagonista della Riforma cattolica, e la vita dell’oratorio salesiano si esprimerà in una prossima intervista don Gianni Ghiglione, SDB: potrete ascoltarla in www.missionidonbosco.org

Siamo a disposizione – anche con il nostro presidente, Giampietro Pettenon – per gli approfondimenti sul tema e per i possibili contatti con i missionari.

Grazie dell’attenzione.

Antonio R. Labanca

Missioni Don Bosco ONLUS

via Maria Ausliatrice, 32 – 10152 Torino
tel. 011/399.01.01 – fax 011/399.01.95
e-mail: info@missionidonbosco.org
sito: www.missionidonbosco.org

Missioni Don Bosco: il “Concerto di Natale” in Vaticano 2020

Si riporta di seguito il Comunicato Stampa di Missioni Don Bosco dedicato al tradizionale Concerto di Natale sotto l’egida della Congregazione per l’Educazione Cattolica per cui Missioni Don Bosco parteciperà per sostenere il soccorso ai poveri nel mondo in questa pandemia.

Il “Concerto di Natale” sotto l’egida della Congregazione per l’Educazione Cattolica

Missioni Don Bosco partecipa per sostenere il soccorso ai poveri nel mondo in questa pandemia

Trasmesso da Canale 5 la sera del 24 e il pomeriggio del 25 dicembre

Ventottesima edizione del “Concerto di Natale”, al quale il Papa affida la sensibilizzazione del grande pubblico sulla necessità di impegnarsi per le giovani generazioni. Per tradizione si doveva svolgere nell’Aula Nervi in Vaticano ma quest’anno, a causa del Covid-19, si tiene nell’Auditorium di via della Conciliazione.

Presentati da Federica Panicucci e da don Davide Banzato, sul palco saliranno Malika Ayane, Antonino, Arisa, Emma, Roby Facchinetti, Andrea Griminelli, Moreno, Nek, Tosca e Ron, Renato Zero insieme con le star internazionali Dotan (Olanda), Aida Garifullina (Russia), Hong-hu Ada (Giappone) e Amy Macdonald (Scozia). L’esecuzione delle musiche è affidata all’Orchestra Italiana del Cinema diretta dal maestro Adriano Pennino con la collaborazione del maestro Emiliano Facchinetti

Lo spettacolo andrà in onda su Canale 5 il 24 dicembre in prima serata e sarà replicato il pomeriggio del 25 dicembre.

Sarà possibile inviare un’offerta mediante il numero solidale 45530.

Il Concerto di Natale viene promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e sostiene le attività di Missioni Don Bosco Valdocco Onlus e della Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes. I due enti promotori si uniscono nel progetto “Insieme facciamo rete per il nostro futuro!”, in questo 2020 destinato all’obiettivo di dare risposte concrete all’emergenza sociale e educativa provocata dalla pandemia in corso.

Missioni Don Bosco Onlus nell’anno che si chiude ha sostenuto progetti in 55 Paesi, raggiungendo attraverso le opere salesiane circa 10.674.00 persone di oltre quasi 560.000 famiglie. L’azione è fatta di programmi di sensibilizzazione sanitaria, di distribuzione di generi alimentari e di mascherine, di assistenza per la didattica e di accoglienza per i senza tetto. Gli aiuti si sono concentrati nelle aree maggiormente colpite dalla pandemia, attraverso un intervento capillare in molte aree del Sud del mondo.

Considerato il permanere della pandemia, l’impegno si rinnoverà nel nuovo anno. Intervistato da don Davide Banzato, GIampietro Pettenon presidente della Onlus salesiana, ha spiegato:

Noi salesiani abbiamo tantissime case e tantissime scuole in cui accogliamo migliaia di ragazzi che ovviamente in questo periodo non possono frequentare le scuole perché la pandemia lo impedisce. Per molti di questi ragazzi significa rinunciare all’unico vero pasto della giornata perché dai salesiani si va a scuola, si impara ma anche si mangia. Abbiamo realizzato laddove era possibile una consegna porta a porta di pacchi alimentari per aiutare le famiglie più povere a sfamare i loro figli che non potevano recarsi a scuola.

Penso ad esempio a padre Giovanni partito dalla Sicilia che si trova missionario in Madagascar. Vedeva quest’anno i bambini che nella fase finale della mattinata erano presi dal sonno. È venuto a sapere che questi piccoli facevano colazione a casa con una tazza di acqua calda, no pane, no latte. Denutriti e sfiniti, si addormentavano in aula.

Ma penso anche all’India, dove abbiamo saputo che a causa della pandemia sono stati bloccati i trasporti pubblici. Ci sono moltissimi lavoratori migranti interni all’India che sono precari, non hanno potuto prendere un treno o un pullman per ritornare a casa: sono rientrati, stanno rientrando, a piedi. Ci sono persone, uomini e donne, che fanno centinaia, migliaia di chilometri di cui molti a piedi. Dove c’è una casa salesiana, i confratelli hanno aperto le porte e accolto queste persone, le hanno sfamate e ha potuto dare loro un po’ di riposo, sfinite dal lungo il viaggio.”

A fianco del Concerto viene lanciata quest’anno la prima edizione della “Christmas Virtual Race – Run for Charity“, un momento dedicato allo sport e alla solidarietà, nato dalla collaborazione fra Prime Time Promotions e Associazione Sportiva Dilettantistica Corsa dei Santi. La gara è partita sabato 19 e si svolge fino al 31 dicembre: attraverso l’App scaricabile dalla piattaforma Enternow, i corridori potranno competere lungo i loro percorsi preferiti e misurarsi con gli altri in maniera virtuale. Fiona May, medaglia d’oro olimpica, e Gianluca Zambrotta, campione del mondo di calcio, presenteranno questa nuova iniziativa durante il Concerto.

Don Vincenzo Marrone, apripista della missione salesiana in Nigeria

In memoria di Don Vincenzo Marrone, Missioni Don Bosco pubblica un interessante articolo sul percorso compiuto dal missionario per arrivare fino alla missione in Nigeria.

Nato a Novello (CN) il 28 febbraio 1949, ordinato sacerdote nel 1967, l’anno successivo – dopo aver conseguito la licenza in Teologia – ebbe l’incarico di delegato di Pastorale giovanile a Torino Valdocco. Aderì all’invito di dare corpo al “Progetto Africa”, partendo nel 1982 alla volta della Nigeria, dove rimase fino al 2017. È mancato a Torino il 29 novembre scorso.

– Missioni Don Bosco

Di seguito il testo integrale della notizia:

Quando nel 1980 prese la decisione di offrirsi per la nuova missione in Nigeria, don Vincenzo Marrone ne diede comunicazione ai giovani animatori di Valdocco. Con loro aveva condiviso anni di trasformazione dell’oratorio, dalla forma consegnata dalla più recente tradizione post bellica – con una crescente domanda di accoglienza da parte dei ragazzi di un quartiere che accompagnava la crescita esponenziale dell’industria a Torino – a una forma inedita che godeva della spinta del Concilio ecumenico Vaticano II e faceva i conti con la “contestazione giovanile”.

Di fronte ai problemi che sorgevano e alle vicende che molta parte della Chiesa avvertiva come un Calvario, don Vincenzo affiancava la “teologia del Natale”: l’incarnazione di Dio come accettazione della debolezza umana e conversione di questa attraverso la grazia di un dono imprevedibile e davvero “rivoluzionario”.

La sua capacità di organizzare e soprattutto di motivare nel profondo le attività in quello che era il primo oratorio di Don Bosco non si disperse con la sua partenza per il “Progetto Africa”: lasciò a una generazione di ventenni la responsabilità di proiettare l’oratorio fuori dal cortile, di aprirlo ai giovani di ogni condizione sociale e spirituale.

L’imprinting originale di Valdocco fu decisivo per colorare la nuova missione degli stessi valori, della stessa intraprendenza, della stessa relazione con il mondo circostante, così vicini allo spirito delle origini. Quasi avesse portato a termine la “missione” nel cuore della salesianità, procurò di trasferirla nei nuovi spazi di Akuré, dove giunse il 5 novembre 1982 e diede forma e sostanza alla prima opera salesiana nel Paese più popoloso – ossia più ricco di gioventù – dell’Africa.

Insieme con i confratelli percorse con la giusta cadenza i passi per arrivare a nuove città: Ondo, Lagos, Abuja (la capitale) e Ibadan. Qui finalmente maturò la possibilità di aprire uno studentato per formare i salesiani di domani. Dopo aver battezzato e condiviso il Vangelo, don Vincenzo aveva incominciato a vedere intorno a sé giovani che volevano percorrere la strada di Don Bosco. Teneva in tasca la corona del rosario, e la sera lo recitava con loro: il pensiero della buona notte rassicurava e muoveva l’animo degli studenti che ormai l’avevano identificato come un padre: “our father” era il nome con cui lo chiamavano.

Fra questi giovani anche Theophilus Ehioghilen, oggi sacerdote salesiano e corresponsabile dell’animazione missionaria in Piemonte. Lui considera don Vincenzo colui che ha “portato lo stile e l’atmosfera dell’oratorio in un Paese fatto per la maggior parte di giovani… un dono dal valore incalcolabile”. Dal suo sguardo prospettico giudica questa come “una rivoluzione educativa che passa da una generazione all’altra, e si allarga sempre di più”. Don Theo ha partecipato dall’altare al funerale di don Vincenzo Marrone insieme con don Silvio Roggia, uno dei missionari che raggiunse don Vincenzo in Nigeria. È lui a condividere la fecondità della missione: “Tanti di quei giovani sono diventati salesiani… in tutta la Nigeria, il Ghana, la Liberia, la Sierra Leone, ultimo il Gambia: sono adesso 169 salesiani (94% locali), 13 novizi, in 20 centri”.

Come succede in molti funerali delle persone che hanno lavorato senza clamori, anche quello di don Vincenzo è stato momento di rivelazione dei risultati di un impegno tenace. Non si è negato come “pioniere” quando avrebbe potuto governare i frutti delle opere avviate, accettando anche destinazioni a dir poco delicate: come quella del 2014, quando fu destinato nel nord della Nigeria a contatto ravvicinato con Boko Haram, la setta terroristica che imperversa in quell’area minacciando anche altre regioni del Paese. A marzo 2020 scrisse: «Sono missionario per dono di Dio, in una chiesa missionaria, una congregazione missione che mi hanno dato sempre ampi spazi e ‘croci’ se vuoi, ma che ho sempre amato (Chiesa e Congregazione), progetti superiori a me che mi hanno e mi entusiasmano ancora, perché sono progetti di Dio sempre nuovo e che rinnova la nostra giovinezza».

Lo spirito sempre pronto all’entusiasmo si manifestava anche nel volto di don Vincenzo, con un tratto che – abbinato ai suoi capelli biondi, un tempo rossicci e ora imbianchiti – non faceva pensare agli 80 anni compiuti quando lo abbiamo incontrato nell’ultimo anno a Missioni Don Bosco. Così come nella sua disponibilità a ritornare in Nigeria sia pure per un breve periodo quando il suo stato di salute e le minacce ricevute da Boko Haram consigliavano di proseguire le cure a Torino, all’oratorio San Paolo dove era stato destinato e rivestiva il compito di vice-parroco.

Ma erano stati i “suoi” ragazzi a chiedergli di tornare nel 2019 a predicare gli esercizi spirituali in vista del Capitolo Ispettoriale in preparazione di quello Generale che si sarebbe svolto a inizio del 2020. E sarebbe ancora tornato per osservare e consigliare, da buon “papà”, come tenere la barra dritta sull’obiettivo, operando per il bene dei giovani e mai per il proprio protagonismo.

Stava celebrando la messa di Ognissanti 2020 in parrocchia quando si è sentito male: nell’anno del Covid-19 ne è divenuto vittima anche lui dopo aver corso i rischi di altre malattie contagiose in Africa. È morto la prima domenica di Avvento, quella che ha per tema la vigilanza. Due date significative che delineano il suo percorso esistenziale: la santità diffusa fra chi serve generosamente i propri fratelli, l’attesa mai sopita del Dio-con-noi.