Da Leopoli a Torino, e adesso anche ritorno – Famiglia Cristiana

Alcune famiglie Ucraine, accolte a Valdocco da Missioni Don Bosco in seguito all’emergenza della guerra in Ucraina, stanno per tornare a casa nelle zone più calme del Paese, ma la situazione rimane disperata. Di seguito l’articolo di Famiglia Cristiana a cura di Giusi Galimberti.

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Prosegue la nostra serie che accompagna il programma su Canale 5 la domenica mattina: sesta tappa, dall’Ucraina a Valdocco in fuga e accolte da Missioni Don Bosco, alcune famiglie Ucraine ora tornano a casa. “Ma solo nelle zone più calme: la situazione è ancora tragica, siamo pronti a tutto”, spiega il salesiano Don Czaban.

 

Non si può mai parlare di belle notizie quando si tratta di un Paese invaso e in guerra, ma ciò che ci spiegano i missionari salesiani di don Bosco, che da quando è iniziata l’offensiva russa in Ucraina ospitano nella sede torinese diverse famiglie di profughi, è di un certo sollievo: alcuni di loro cominciano anche a ritornare a casa. Abbiamo approfittato di un brevissimo passaggio dalla Casa di Valdocco di don Michajlo Czaban, missionario ucraino di Leopoli, per conoscere meglio la situazione nel suo Paese e comprendere insieme con l’argentino don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, come vengono ora organizzate emergenza e accoglienza di chi fugge dai territori invasi.

«Purtroppo, la situazione continua a essere tragica. Dobbiamo prepararci a tempi ancora più duri: non sappiamo quanto a lungo continuerà la guerra e dobbiamo essere pronti a tutto»

dice don Michajlo.

«Ora scappano soprattutto dalle zone calde della guerra, come Kharkiv e il Donbass»,

aggiunge padre Daniel.

«Quelli che prima vivevano in aree che sembrano ora più tranquille, cercano di rientrare. Sanno che se la situazione dovesse aggravarsi anche lì, qui da noi avranno sempre qualcuno ad accoglierli: così ripartono verso l’Ucraina con uno spirito più leggero. In questo momento vivono qui a Valdocco una quarantina di persone, tutte mamme con bambini. Con i vari flussi sono passate da qui circa 80 persone. Sedici ragazzini sono ospiti della scuola. ll primo pensiero di tutti, comunque, è sempre quello di tornare a casa appena possibile. Come li abbiamo aiutati a fuggire dalla guerra, ora aiutiamo alcuni – per ora purtroppo una minoranza – a rientrare in patria. Si sta verificando ai nostri occhi una sorta di controtendenza, ma per molti una casa non c’è più. Chi ce l’ha bombardata o sa che è ancora sotto le bombe, non ha un posto dove tornare. La nostra sfida, ne abbiamo parlato con don Michajlo nella speranza che la pace arrivi pre sto, è pensare proprio al futuro di queste famiglie dopo la guerra».

«Ci sono sei milioni di ucraini fuori dal Paese» , continua don Michajlo con un nodo nella voce.

«A Leopoli abbiamo organizzato un campo che accoglie fino a 300 mila persone in fuga dal fronte. Dalla Polonia sono arrivati centinaia di container, trasformati in case per i profughi: una sorta di cittadella dove il Comune ha fatto arrivare acqua e la luce. L’abbiamo chiamata Piccola Mariupol, in onore di una delle città simbolo di questa guerra».

Nel frattempo anche a Valdocco si è creata una piccola comunità.

«A gestire l’accoglienza nella Casa di Don Bosco siamo solo noi “due Daniel”»,

dice scherzando don Antúnez, riferendosi anche al padre missionario bosniaco don Danijel Vidovic:

«Sono le mamme ucraine che a turno preparano pranzi e cene, riordinano e tengono tutto pulitissimo. Proprio come se fossero a casa loro. E devono sentirsi a casa loro: deve essere così soprattutto per i loro bambini».

 

-Giusi Galimberti

“The Oratory”: dalle strade di Lagos il grido dei poveri e della terra – Vatican News

Il lungometraggio “The Oratory” prodotto e diretto dal regista nigeriano Obi Emelonye narra le vicende di un gruppo di ragazzi di Lagos la cui sopravvivenza si lega alla criminalità. La luce della Laudato si’ nella moderna rivisitazione della figura di san Giovanni Bosco e nel desiderio dei giovani di contribuire alla causa dell’ambiente. Di seguito l’articolo pubblicato su Vatican News.
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“Entrerete molto in sintonia con questo film, perché stiamo promuovendo proprio la causa di Papa Francesco”.

Così don Cyril Odia, salesiano originario della Nigeria, attualmente direttore del “Centro Santa Caterina” di Maynooth, Irlanda, e produttore esecutivo del lungometraggio ‘’The Oratory, St. John Bosco African Story’’, ha voluto subito mettere l’accento sulla connessione che esiste tra questo racconto e l’enciclica Laudato si’.  Si tratta di una rivisitazione moderna della figura di don Bosco e del carisma salesiano calato in una rete di relazioni e paesaggi africani. Uno spaccato sulla situazione di povertà e degrado presente oggi a Lagos, la città più popolosa della Nigeria, nella quale la cura per la Casa comune e per la legalità si rivelano invece tracce di salvezza umana e cristiana.

Nigeria: una terra dai mille volti

Collocato nella zona centro-occidentale dell’Africa, suddiviso in 36 stati, la Nigeria, tra i dieci più popolosi al mondo, è un Paese dai mille volti: si stima infatti una popolazione di 211 milioni di abitanti, ripartiti in circa 250 gruppi etnici ed è caratterizzato dalla presenza di oltre 500 lingue locali. Questa nazione, pur non essendo territorialmente la più vasta, si è ricavata una posizione di rilievo nell’Africa occidentale, per la sua vivacità culturale. Si tratta inoltre di uno dei pochi Paesi africani che ospita agenzie di produzione cinematografiche di rilievo, come la The Nollywood Factory, casa produttrice di “The Oratory”. La Nigeria com’è noto, risente anche di un sensibile squilibrio economico: secondo quanto dichiarato dal Nigerian Nation Bureau of Statistics nel 2020, il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, dato questo, che potrebbe crescere in conseguenza alle difficoltà indotte dalla pandemia. Risuona ancora forte l’appello che monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Abuja, ha lanciato dalla parrocchia di San Matteo nel marzo 2021: “dare da mangiare agli affamati è un imperativo etico e una potente forma di preghiera” e la Chiesa è in prima linea per ascoltare questo grido. In un Paese già sofferente per lotte intestine, attacchi terroristici e rapimenti che minano costantemente la convivenza civile e i delicati equilibri di politica interna, si aggiunge l’emergenza ambientale, segnata negli ultimi 50 anni, da una folle corsa all’estrazione del petrolio, totalmente incurante del rispetto degli ecosistemi e dell’ambiente. Da terra incontaminata e rigogliosa, la Nigeria, si sta trasformando in uno scenario molto preoccupante dal punto di vista ambientale: le foreste sono state deturpate dalle opere al seguito del passaggio degli oleodotti, l’aria inquinata dalla tecnica del gas flaring e le acque contaminate al punto da compromettere l’intero settore dell’alimentazione.  In questo contesto si inserisce anche l’opera dei Salesiani in Nigeria, impegnati sulla scia tracciata dalla Laudato si’ sul fronte dell’ecologia integrale che richiede tanto la tutela della dignità dell’uomo, quanto quella dell’ambiente che lo ospita.

La missione salesiana a Lagos

La società nigeriana però appare molto dinamica e determinata a partecipare al cambiamento. D’altra parte l’età media della popolazione è piuttosto bassa, ma la gran parte dei giovani sembra non avere un grande futuro, anche se molti sono quelli che desiderano offrire le proprie energie e talenti alla cura della Casa comune. Lagos, pur non essendo la capitale, oltre ad essere la città più grande e popolosa, è anche il centro commerciale ed economico dello Stato. Per questo motivo, come ha spiegato don Augustine Okeke, direttore dell’opera salesiana, molti giovani lasciano le proprie case, attirati dalla possibilità di lavoro, denaro e benessere ma una volta arrivati qui “si rendono conto di essere soli e di non aver nulla, finendo a vivere per strada”. È proprio nella difficoltà che i ragazzi incontrano la presenza dei Salesiani, grazie ai quali trovano aiuto, sostegno morale e psicologico. Successivamente, attraverso l’aiuto degli enti pubblici, il supporto si sposta nel Centro salesiano per la protezione dei minori (DBCPC), all’interno del quale i religiosi vengono affiancati da operatori professionali, nell’opera di formazione e prevenzione. I Salesiani sono impegnati, in Nigeria, anche nel dialogo interreligioso con l’obiettivo di costruire, soprattutto attraverso l’apporto delle nuove generazioni, una società più inclusiva e improntata al dialogo.

La trama

The Oratory” è un film che racconta la storia di don Michael Simmons, interpretato dall’attore Rich Lowe Ikenna. Don Michael è un prete salesiano di origini statunitensi che viene inviato nella parrocchia di Ikoyi, a Lagos, frequentata da gruppi di fedeli benestanti che non vedono di buon occhio che il loro parroco desideri occuparsi anche dei ragazzi di strada. Don Michael si interessa, in particolare, alle condizioni dei bambini di una baraccopoli chiamata Makoko, intrappolati in un sistema criminale che non permette loro di riscattare la propria esistenza e si prodiga per salvarne quanti più possibile fondando poi un oratorio, ispirato completamente all’opera di don Bosco. Va evidenziato, per comprendere meglio il contesto nel quale è stata ambientata buona parte del film, che nel 2012, alcuni ufficiali del governo nigeriano hanno tentato di eliminare l’insediamento di Makoko, ritenuto “imbarazzante per l’immagine della città”, attuando uno sgombero forzato e incendiando la baraccopoli, azioni che hanno innescato un effetto domino di disagi con ricadute pesanti sull’intera comunità cittadina. “La scelta di questa location – ha affermato don Odia, produttore esecutivo e consulente del film – è stata funzionale a mettere in evidenza le condizioni ambientali critiche, dovute all’inquinamento e alla povertà, tali da peggiorare ulteriormente la situazione di chi vive la precarietà in questo ambiente”. La pellicola è stata realizzata dalla The Nollywood Factory, una casa cinematografica nigeriana, in collaborazione con i Salesiani Don Bosco, ed è stata diretta dal regista pluripremiato Obi Emelonye, originario della Nigeria e ora residente nel Regno Unito. Il cast ha visto recitare insieme attori professionisti e decine di bambini provenienti proprio dalla baraccopoli di Mokoko: un’idea proprio di don Odia, secondo il quale le opportunità e le esperienze positive offerte ai giovani possono rafforzare l’autostima e orientare trasformazioni positive. La prima assoluta del film è avvenuta nel settembre 2021 a Dublino, suscitando interesse per la singolare iniziativa e riscontri di critica molto incoraggianti. In Italia il lungometraggio è stato proposto in anteprima nazionale nell’ ottobre 2021 all’interno del teatro di Valdocco, il luogo dal quale ha avuto origine e si è propagata nel mondo l’opera di don Bosco, e nel mese successivo è stato proiettato per la prima volta nelle sale di Lagos e Abuja, capitale della Nigeria.

La Laudato si’ tra i fotogrammi

Gbenga Adebija, presidente del comitato che ha organizzato la première del film a Lagos, ha dichiarato al quotidiano nigeriano Vanguard News come “The Oratory” non sia soltanto un film, ma rappresenti un risvolto concreto delle tante dimensioni di intervento che i Salesiani attuano in Nigeria e ha sottolineato quanto il lungometraggio richiami responsabilità individuali e collettive nei confronti dei bambini di strada e dell’opera di inclusione che aiuti a prevenire comportamenti violenti e illegali. Molti gli intrecci tra i valori della Laudato si’ e il lungometraggio: dal contrasto alla cultura dello scarto alla cura della Casa comune, in una prospettiva di ecologia integrale che rimetta al centro l’uomo, la sua dignità e il suo benessere personale e collettivo, stimolandolo a ridefinire il futuro grazie alla valorizzazione delle risorse del territorio. In “The Oratory” viene evidenziata anche la necessità di dover proteggere il lavoro e renderlo accessibile a tutti, soprattutto ai più fragili, rinunciando a un’ottica che privilegi soltanto il mero profitto. “Con questo film -ha spiegato don Cyril Odia- stiamo promuovendo anche la causa di Papa Francesco, non soltanto cercando di togliere i bambini dalle strade, ma anche evidenziando che se non rispondiamo all’urgenza di ciò che sta accadendo ora nel mondo, come è ben sottolineato nel lungometraggio, ci stiamo solo preparando al disastro”. La risposta positiva della critica cinematografica e del pubblico, pur con tutti i limiti di presenza nelle sale, imposti dalla pandemia, hanno stimolato la produzione del film ad avviare una campagna di crowdfunding per poterlo distribuire su scala più ampia. Al momento la proiezione è possibile stabilendo precisi accordi con il produttore esecutivo, Cyril Odia, contattabile grazie al sito www.salesiansireland.ie, (comunità “Centro Santa Caterina” nel contesto della Maynooth University) o all’email cyrilodia@salesiansireland.ie

* Cube Radio – Istituto Universitario Salesiano Venezia e Verona

-Aurora Simionato e Marta Miotto

Colle don Bosco: festa delle scuole salesiane in onore di San Domenico Savio – Bra Oggi

Venerdì 20 maggio a Colle don Bosco si è celebrata la festa in onore di San Domenico Savio, con la partecipazione di 2680 allievi delle scuole medie salesiane di Piemonte e Valle d’Aosta. Di seguito la notizia riportata dal settimanale Bra Oggi.

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Venerdì 20 maggio una splendida giornata ha accolto al Colle don Bosco ben 2680 allievi/e delle scuole medie salesiane del Piemonte e Valle d’Aosta qui convenuti per la grande festa in onore di San Domenico Savio che si tiene ogni due anni, Covid permettendo.

L’ottima organizzazione ha consentito a tutti di partecipare, divisi per classi, ai 53 stand allestiti con i giochi più vari. In ogni postazione erano presenti due animatori delle scuole superiori. Ogni classe sceglieva liberamente lo stand e gareggiava con un’altra classe per aggiudicarsi il punteggio migliore. Al termine la premiazione nei pressi del palco allestito per l’occasione.

Non sono mancati i cori e i canti diretti da un bravo animatore professionista, che sapeva coinvolgere egregiamente quella massa enorme di ragazzi entusiasti. Non è mancato un breve momento di riflessione e di preghiera nella chiesa superiore. Al termine il saluto e il messaggio finale del superiore regionale. Alle 16 discesa in massa per raggiungere i numerosi pullman posteggiati alla base della collina.

Sulla via del ritorno si notava sui volti sudati la stanchezza, ma anche la gioia per questa esperienza indimenticabile.

Maria Ausiliatrice con il rettor maggiore dei salesiani don Artime e l’emerito Nosiglia – Avvenire

Di seguito l’articolo dedicato alla Festa di Maria Ausiliatrice a cura di Marina Lomunno per Avvenire.

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E a Torino la festa «torna per strada»

Maria Ausiliatrice con il rettor maggiore dei salesiani don Artime e l’emerito Nosiglia

La solennità di Maria Ausiliatrice che si è conclusa ieri con la processione per le strade percorse da don Bosco affollate all’inverosimile e seguita, grazie ai social, nei 135 Paesi del mondo dove opera la Famiglia salesiana, è stata un’occasione davvero speciale «per ringraziare la Nostra Madre che continua a fare miracoli», come ha detto il rettor maggiore don Ángel Fernández Artime.

Innanzitutto perché era da tre anni che, a causa del Covid, la statua della Madonna non usciva più dalla Basilica a portare speranza «camminando insieme uniti dalla fede per le vie della città». E poi – e non è sicuramente un caso – la festa è ritornata «per strada, Chiesa in uscita» proprio nell’anno in cui i salesiani ricordano i 400 anni dalla morte di san Francesco di Sales che don Bosco scelse come patrono della Congregazione, come ricorda don Michele Viviano, rettore della Basilica:

«Un anno per ripensare alle fonti del nostro carisma seguendo l’umanesimo integrale di san Francesco, facendo emergere le risorse in ogni persona che incontriamo, soprattutto i più giovani primi destinatari della nostra missione».

E poi un invito a pregare più intensamente l’Ausiliatrice perché doni la pace, è stata la presenza dei 50 profughi ucraini (mamme, bambini e 15 adolescenti) accolti da un mese a Valdocco e che hanno partecipato alla Novena, alle Messe che fin dalle 6 alle 23.30 di ieri sono state celebrate in Basilica (tra cui quelle presiedute dall’ arcivescovo emerito di Torino, Cesare Nosiglia e dal rettor Maggiore) e alla processione.

Don Artime, durante l’omelia della Messa prima della processione, ha letto il messaggio che papa Francesco ha inviato a tutti i coloro che a Torino e nel mondo alzano lo sguardo invocando Maria Ausiliatrice:

«Sarò spiritualmente unito a voi il 24 maggio nella Basilica pregando per la Chiesa, per le famiglie, per gli anziani e per i giovani. E per favore, vi chiedo di pregare per me». «Ricordo ancora oggi, con emozione» ha proseguito il superiore generale dei salesiani «quando in un incontro qualche anno fa a Roma, dissi a Francesco che sarei stato qui a celebrare questa grande festa. Lui mi disse semplicemente queste bellissime parole: “Parla di me alla Madonna”.

Oggi come allora ed è curioso come siano le ultime parole di Maria riportate nei Vangeli, un’e- redità preziosa che consegna a tutti noi» ha concluso don Artime «Maria come ai servi di Cana ci dice “Qualsiasi cosa mio Figlio vi dica, fatela”».

L’arcivescovo Nosiglia che ha presieduto la processione, al temine nella piazza davanti alla Basilica ha salutato tutti i presenti:

«Maria ci dia l’aiuto di cui tante famiglie, lavoratori, malati e sofferenti per la crescente povertà, tantissimi giovani in particolare e tanti profughi dalla guerra in Ucraina hanno bisogno».

E ancora ai giovani richiamando don Bosco:

«Cari Giovani non lasciatevi rubare la speranza da una società che vi adula e parla sempre di voi ma che stempera nel consumismo e nel disimpegno i vostri sogni e non muove un dito per affrontare seriamente i vostri problemi. Abbiate il coraggio di osare, puntando alle vette della responsabilità e di un amore non mediocre e scontato ma di quello più grande che Cristo vi offre, senza timore, perché a questo vi chiama e vi attrezza il Signore».

>>>Leggi anche l’articolo su La Voce e il Tempo a cura di Maria Lomunno: “È tornata la processione di Maria Ausiliatrice”

Saluzzo: raccolta fondi solidale degli Ex allievi salesiani per le iniziative all’oratorio Don Bosco – La Stampa

L’oratorio Don Bosco di Saluzzo ha avviato «Adotta un ragazzo per l’estate»: una raccolta fondi solidale degli Ex allievi salesiani per le famiglie bisognose per pagare la quota settimanale dell’Estate ragazzi, l’iniziativa dell’oratorio dedicata ai giovani e giovanissimi durante le vacanze estive. Di seguito la notizia riportata su La Stampa a cura di Devis Rosso.

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Niente Estate ragazzi? “Aiutate le famiglie a pagare quella retta”

SALUZZO – L’iniziativa è stata chiamata «Adotta un ragazzo per l’estate» e si propone di incentivare la partecipazione all’Estate ragazzi dell’oratorio Don Bosco. Quello dell’Odb è un appuntamento immancabile per centinaia di bambini e adolescenti. Terminata la scuola, gli spazi dell’oratorio di via Donaudi a Saluzzo diventano il fulcro delle vacanze per giovani e giovanissimi. Ma da un paio d’anni, con la crisi innescata dalla pandemia, anche l’iscrizione alle settimane estive è diventata un piccolo lusso per diverse famiglie saluzzesi.
«Non è un momento facile – racconta Mike Bianco, presidente dell’Unione Ex allievi salesiani e Amici di Don Bosco -, soprattutto per le famiglie monoreddito, con più figli. Ma non è giusto che a soffrirne siano i bambini e i ragazzi. Ecco perché vogliamo dare loro una mano».
L’idea è nata nel 2021 quando gli Ex allievi, associazione che ogni anno riunisce negli spazi dell’oratorio tutti coloro che in passato avevano frequentato le scuole salesiane, hanno avviato una raccolta fondi per aiutare alcune famiglie che non riuscivano a pagare la quota settimanale dell’Estate ragazzi.
«L’anno scorso – continua Bianco – l’Odb ha organizzato una versione ridotta dell’Estate ragazzi, ma quest’anno torneranno le giornate intere, le gite, i campi scuola, le uscite sul territorio. Insomma, una versione più strutturata e, di conseguenza, più costosa. Anche se, va detto, l’oratorio mantiene i prezzi sempre calmierati, con quote di appena 50 euro a settimana. Si tratta però di cifre che, se moltiplicate per quattro settimane, diventano davvero difficili da sostenere per famiglie con più figli».
Dopo l’iniziativa avviata in forma sperimentale l’altra estate, quando comunque erano state decine le famiglie aiutate, gli Ex allievi hanno così deciso di rilanciare l’idea e già nei primi giorni di appello, promosso attraverso i canali social e quelli di comunicazione dell’oratorio, sono stati molti i saluzzesi e le aziende del territorio che hanno deciso di sostenere l’iniziativa.
«C’è chi adotta una albero, un luogo, un progetto – dice Bianco -, noi abbiamo deciso di promuovere l’adozione di un ragazzo per l’estate. Nessuno dice di no e diverse parrocchie, della Diocesi e non solo, mi hanno già contattato per complimentarsi per questo progetto, dicendo che presto lo proporranno anche loro».
L’individuazione delle famiglie bisognose che beneficeranno dei contributi raccolti sarà effettuata dalle suore salesiane e dai referenti dell’oratorio Don Bosco.
Per informazioni sull’iniziativa è possibile contattare Mike Bianco telefonando al 348/2284667.
-Devis ROSSO

Torino: la ricerca di normalità dei bimbi ucraini tra laboratori e allenamenti sportivi – Terzo Settore Piemonte

La onlus CasaOz, che opera a Torino, ha aperto le porte ai minori ucraini accogliendo 4 famiglie provenienti dalla zona di Odessa, di cui la onlus si occupa della loro quotidianità: tra un laboratorio per imparare a creare un profumo e un altro di fumetti, i bimbi ucraini cercano di ritrovare uno sprazzo di normalità. Di seguito la notizia riportata dal sito di Terzo Settore Piemonte.

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Il reale significato del concetto di forza lo si scopre solo quando ci si trova di fronte all’estrema fragilità. Questo è vero nei confronti di se stessi, ma lo è ancora di più quando si ha a che fare con i minori con storie spesso strazianti che rendono evidente quanto importante sia la cura e l’accoglienza.

Offrire un luogo confortevole e sereno per i bambini malati e per le loro famiglie è da sempre la missione di CasaOz che opera a Torino. Negli ultimi mesi la onlus ha aperto le porte ai minori ucraini.

«Abbiamo accolto quattro famiglie, tutte provenienti dalla zona di Odessa – dice il vice presidente e direttore della struttura Marco Canta -. Mamme con bambini che stanno subendo terapie oncologiche e sono tutti ricoverati nel reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita. L’ospedale torinese accoglie ventun nuclei familiari provenienti dall’Ucraina, quattro dei quali li ospitiamo noi, alcuni sono ricoverati, mentre altri sono al Sermig e Casa Ugi, realtà con le quali abbiamo fatto rete per riuscire a dare il maggior aiuto possibile. Anche perché sono famiglie che stanno subendo una doppia “tempesta”, quella di dover affrontare la malattia del proprio bambino e quella di trovarsi in guerra. Ci occupiamo della loro quotidianità, perché secondo noi è fondamentale la “quotidianità che cura”, idea che sta al centro del nostro operare».

Una consuetudine fatta di cose semplici, poter giocare in un luogo confortevole e sereno, dove magari incontrare nuovi amici e fare esperienze. Così tra un laboratorio per imparare a creare un profumo e un altro di fumetti, i bimbi ucraini cercano di ritrovare uno sprazzo di normalità.

«Attualmente a Valdocco, a Torino, stiamo ospitando sedici ragazzi ucraini che fanno parte di una squadra di canottaggio – racconta don Alberto Goia, delegato della Pastorale Giovanile per i Salesiani del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania -. Vanno dai 12 ai 17 anni e, insieme con la loro allenatrice, sono arrivati subito dopo Pasqua. Quando li abbiamo accolti erano spaesati, tuttavia hanno immediatamente mostrato voglia di normalità. Loro stessi non potevano capacitarsi del fatto di essere riusciti a rivedere i loro amici, di stare insieme e potersi nuovamente allenare. Infatti, grazie all’associazione Gli amici del fiume, hanno ripreso l’attività sportiva che per questi ragazzi significa moltissimo».

Il più grande ostacolo dei minori che arrivano dall’Ucraina non è solo quello di portarsi dietro le inevitabili ferite profonde dovute al conflitto, ma pure quello della lingua.

«Abbiamo a disposizione una mediatrice culturale – spiega ancora Marco Canta -. Anche perché le mamme che ospitiamo non conoscono l’inglese. Nonostante ciò la barriera linguistica non ci ferma, quando ci sono delle difficoltà di comunicazione ci si ingegna e poi, grazie ai supporti tecnologici, riusciamo in qualche modo a cavarcela».

A venire in soccorso è il cibo.

«Fortunatamente abbiamo un confratello che è ucraino e ci aiuta a comunicare, poi abbiamo una forte rete di volontari – aggiunge don Alberto Goia -. Alcune donne ucraine che vivono a Torino si sono rese disponibili a cucinare i loro piatti tipici, cosa che per i ragazzi è importante perché non è facile adattarsi immediatamente a sapori diversi. Ritrovare un cibo familiare è un modo per sentirsi accolti, mantenendo comunque un legame con la propria terra. Occorre tenere conto che questi minori hanno lasciato non solo la casa, ma pure i genitori con i papà che sono stati chiamati a combattere».

Anche i salesiani riflettono sulla cultura del vino – La Stampa

Sabato 7 maggio alle 21, in occasione della manifestazione «Nizza è barbera» organizzata dall’enoteca cittadina, a Nizza Monferrato si riflette sulla cultura del vino. Don Egidio Deiana ci proporrà una serata dedicata al tema «Vita e viti per un vino buono» a cui seguirà l’inaugurazione della mostra con materiale originale e originario dall’America Latina alle suore del Monferrato, dalla terra di don Bosco. Di seguito la notizia pubblicata su La Stampa, a cura di suor Paola Cuccioli.

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In occasione della manifestazione «Nizza è barbera» organizzata dall’enoteca cittadina, anche alla «Madonna» si riflette sulla cultura del vino. Don Egidio Deiana ci proporrà una serata, sabato 7 maggio alle 21, dedicata al tema «Vita e viti per un vino buono»; seguirà l’inaugurazione della mostra con materiale originale e originario dall’America Latina alle suore del Monferrato, dalla terra di don Bosco a Nizza Monferrato.

Per i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, infatti, la coltura e la cultura del vino hanno radici antiche, a partire dal loro fondatore, don Giovanni Bosco. Il 15 marzo alcuni sindaci del Monferrato e i vignaioli piemontesi hanno proposto nell’ambito di Golosaria, la rassegna di cultura e gusto del Club Papillon, di elevare il santo a protettore dei viticoltori. Sembra, infatti, che don Bosco abbia scritto un libro, «L’enologo italiano», verso la fine del 1844, in cui spiegava in modo semplice e divulgativo la coltura della vite, le condizioni di una buona cantina, la preparazione di botti e tini e come produrre vino. Nel «Galantuomo», editato nella collana mensile «Le letture cattoliche», sempre don Bosco scrive nel 1857:

«Il vino fa bene, se buono e bevuto con discrezione; l’eccesso nel bere abbrevia la vita ed è causa infausta di guai e di miseria per tante famiglie».

Giovanni Bosco, imparò da giovane a lavorare la vite e non a caso dunque, nelle vigne del Monferrato, Don Bosco portò spesso i suoi ragazzi a vendemmiare e a festeggiare la Madonna del Rosario, e legato al vino è anche l’episodio della sua guarigione del 1840: dopo un anno di dolori e un mese di costrizione a letto guarì mangiando del pane al miglio e bevendo un bottiglione di vino che gli donò mamma Margherita.

Anche alla Madonna c’è ancora oggi una collina chiamata «la vigna» per ricordare come in passato le suore coltivassero la vite e producessero il vino. A partire dal 2018 su quella stessa collina il Centro Formazione Professionale di Nizza ha realizzato un nuovo impianto di vigneto strutturato come «vigna didattica» per tutti i ragazzi che frequentano corsi nell’ambito agricolo: passione, formazione e innovazione sono alla base della formazione delle salesiane di don Bosco oggi. Pensando all’agricoltura in questo territorio non si poteva non tornare alle origini con la formazione dedicata al settore principe del Monferrato «la vitivinicoltura».

Proprio dalla maggior parte delle colline del Monferrato furono trasportate in terra di missione le barbatelle per poter produrre vino e insegnare ai ragazzi un mestiere che ricoprisse tutti gli ambiti della filiera: dalla coltivazione alla produzione di etichette. Come non ricordare i salesiani di Betlemme con il vino della pace; la cantina di Mendosa modello e facoltà universitaria, i vari centri professionali in Italia e all’estero.

-suor Paola Cuccioli

ToVision, in gara voci delle scuole superiori – Avvenire

In occasione della 66ª edizione di «Eurovision song contest», due allievi dell’ultimo anno al liceo salesiano Valsalice hanno pensato di lanciare ToVision 2022: il primo festival canoro degli istituti superiori. Lo spettacolo, live e in diretta streaming su www.tovision.it, andrà in scena al Teatro Grande di Valdocco, nella Casa Madre dei salesiani, il 7 maggio alle 21. Di seguito l’articolo pubblicato su Avvenire a cura di Marina Lomunno.

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Non c’è oratorio o scuola salesiana, nei 132 Paesi dei 5 continenti in cui i figli del santo dei giovani sono presenti, dove musica e canto non siano parte integrante del progetto educativo.

«Un oratorio senza musica è come un corpo senz’anima»

diceva don Bosco. E così, in occasione della 66ª edizione di «Eurovision song contest», tra le competizioni musicali più seguite al mondo in programma a Torino dal 10 al 14 maggio, Beatrice Periolo e Giulio Rigazio, allievi dell’ultimo anno al liceo salesiano Valsalice, hanno pensato di lanciare una gara canora nelle scuole torinesi in concomitanza della kermesse internazionale per far sentire anche la voce dei giovani talenti torinesi. Ed ecco ToVision 2022, primo festival canoro degli istituti superiori: lo spettacolo, live e in diretta streaming su www.tovision.it, andrà in scena al Teatro Grande di Valdocco, nella Casa Madre dei salesiani, il 7 maggio alle 21.

«L’idea è nata a Tù sì que Valsales 2022 – Un talento per don Bosco, talent show andato in onda sul canale Youtube della scuola il 26 febbraio quando si sono esibiti sul palco del Teatro di Valsalice i 20 allievi del liceo e delle medie, finalisti della selezione di 40 ragazzi e ragazze iscritti alla gara. ToVision22 è una bella iniziativa partita dal nostro istituto»,  spiega Marco Montersino, professore-musicista di lettere al liceo.

«Ci siamo detti che sarebbe stato bello offrire a tutte le altre scuole torinesi la possibilità di partecipare a un talent come quello che organizziamo ogni anno a Valsalice. E così Giulio, regista e direttore artistico, e Beatrice, direttrice di produzione di ToVision hanno messo in piedi un team di studenti, l’associazione GEN Z NOWe insieme a ValsOnAir, la Web radio del nostro liceo, siamo partiti in questa avventura che ha avuto adesioni al di là di ogni nostra aspettativa: 28 scuole coinvolte, 400 concorrenti ai provini e migliaia di contatti social».

Il 9 aprile a Valsalice si è tenuta la selezione dei giovani talenti che saranno sul palco di Valdocco, teatro che conta 820 posti già sold out. La giuria di qualità (tra cui Massimo Guidi, affermato vocal coach lanciato da Enrico Ruggieri) e il voto social ha scelto 14 finalisti che si esibiranno il 7 maggio, a 3 giorni da Eurovision, nello show presentato da Pietro Morello influencer e tiktoker. Ospite d’onore, Lorenzo Baglioni, cantautore e comico che ha debuttato a Sanremo nel 2018. ToVision è sponsorizzato, tra gli altri, da Xiaomi, secondo produttore al mondo di telefonia mobile, NovaCoop, dall’etichetta discografica M&M-D&G Music che premierà il primo classificato con la produzione e distribuzione di due singoli e dal produttore musicale Daniele Affubine che offrirà al secondo più votato la produzione di un brano. La classifica finale, come in ogni festival canoro che si rispetti, verrà compilata da una giuria tecnica di cantanti e musicisti e dal voto del pubblico attraverso i social.

-Marina Lomunno

CNOS-FAP Serravalle: un’esperienza da veri protagonisti allo stage formativo

Al CNOS-FAP di Serravalle la classe terza del percorso per Operatore ai servizi di vendita ha terminato, venerdì 8 aprile, lo stage formativo presso alcune aziende del territorio. Denys e Naiely, reduci dall’esperienza di stage che loro stessi definiscono a dir poco coinvolgente, raccontano la loro esperienza presso la palestra Talama e il punto vendita New Balance. Di seguito l’articolo pubblicato sul sito NoviOnline.

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La classe terza del percorso per Operatore ai servizi di vendita del CNOS-FAP di Serravalle ha terminato, venerdì 8 aprile, lo stage formativo presso alcune aziende del territorio.

Abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di due allievi, Denys e Naiely, reduci dall’esperienza di stage che loro stessi definiscono a dir poco coinvolgente, al punto da farli sentire realmente parte di un progetto lavorativo, quello della realtà aziendale che li ha ospitati. Raccogliamo di seguito le loro impressioni a riguardo.

Naiely ha fatto lo stage presso la palestra Talama ad Arquata Scrivia dove svolgeva attività di front office, mansioni di segreteria e accoglienza dei clienti. Denys invece era impiegato presso il punto vendita New Balance all’interno dell’Outlet di Serravalle Scrivia, dove si occupava di attenzione e servizio al cliente e svolgeva operazioni di magazzino, riordino e gestione della merce.

Naiely racconta:

“Mi recavo quotidianamente al lavoro con crescente entusiasmo alimentato dall’attenzione ricevuta dalla mia tutor, dalla disponibilità e professionalità del personale in generale. Questa esperienza mi ha arricchito sia professionalmente che personalmente: oltre ad acquisire nozioni tecniche utili per il mio futuro, ho imparato, essendo io dedita al calcio a livello agonistico, ad apprezzare e riconoscere il vero valore dei sacrifici che affronto con gli allenamenti previsti dalla disciplina sportiva”.

Denys racconta:

“Questa esperienza mi ha permesso di sperimentare il mondo del lavoro e di mettermi alla prova come venditore attraverso tutte quelle competenze che occorre aver per interagire efficacemente con i clienti: la pazienza, l’ascolto, la passione e l’interesse per quello che si fa. Ho imparato ad analizzare la clientela, individuarne le esigenze e a soddisfarne le aspettative. La gratificazione più grande è stata ricevere i complimenti da parte del mio tutor per aver superato le attese che solitamente si hanno da uno stagista”.

Sia Naiely che Denys concordano nell’affermare che oggi sono più responsabili, consapevoli del miglioramento avvenuto a livello di crescita personale e professionale, pronti per affrontare l’ultimo periodo in classe prima dell’esame di qualifica che li porterà a potersi iscrivere al quarto anno Tecnico commerciale delle vendite per conseguire il diploma professionale con un’esperienza formativa continua che perdurerà per tutto l’anno.

 

Al Reba è nato il «gruppo dirette» – La Voce e il Tempo

Presso l’Oratorio salesiano Rebaudengo di Torino è nata una nuova equipe dedicata alle dirette streaming coordinata dal direttore don Gigi Cerutti e diretta da Piero Bello. Di seguito l’articolo dedicato, pubblicato da La Voce e il Tempo.

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All’oratorio salesiano Rebaudengo di Torino (corso Vercelli 206) è nato il «gruppo dirette»: un’équipe di ragazzi che si occupa delle dirette streaming di iniziative organizzate dall’oratorio o anche a livello diocesano. Il gruppo, coordinato dal direttore del Rebaudengo don Gigi Cerutti e diretto da Piero Bello, è composto da Karol Garda, Mattia Donadeo, Elisa Nuzzo e Chiara Gonella.

Recentemente la squadra, nel Duomo di Torino, si è occupata delle riprese e dello streaming di un concerto in onore delle vittime del Ponte Morandi di Genova.

«Un concerto stupendo», racconta Piero Bello, «che è stato ammirato da molte più persone rispetto a quelle convenute in Cattedrale, soprattutto grazie al lavoro del gruppo dirette!».

Ma ora vediamo cosa pensano di questa iniziativa i diretti interessati:

«Mi occupo di girare le dirette insieme a Karol», spiega Mattia, «il ‘gruppo dirette’ per me rappresenta un’opportunità particolare e stimolante che mi ha permesso di coronare il mio sogno di realizzare le dirette streaming in modo più professionale».

Gli fa eco l’amico Karol:

«per me il ‘gruppo dirette’ rappresenta un’ottima occasione per imparare a svolgere bene questo servizio: un modo per rendere concreta una mia passione. Un servizio che in futuro potrebbe diventare anche un lavoro che certamente mi ripagherebbe anche in senso emotivo. Si tratta anche di un ottimo servizio che come ragazzi possiamo offrire all’oratorio, rendendo partecipi tutte quelle persone che per vari motivi non possono essere presenti agli appuntamenti offerti dalla parrocchia. Sono quindi molto grato di farne parte».

Elisa e Chiara invece si occupano della regia.

«Per me il gruppo», evidenzia Elisa, «rappresenta un modo di imparare e soprattutto per fare esperienza in questo campo. Un’iniziativa interessante perché si apprendono tutti i retroscena di una semplice live non attraverso ‘lezioni frontali’, ma direttamente sul campo».

Per Chiara l’esperienza diventa occasione «per imparare e perfezionare tutto ciò che riguarda l’ambito delle telecamere e delle dirette, oltre che un modo per offrire un contributo attivo alla nostra comunità sia dell’oratorio che diocesana».

«Questi ragazzi», conclude Piero Bello, «sono straordinariamente attratti da questo progetto. Certamente il servizio nella comunicazione con i nuovi mezzi tecnologici li aiuta a capire meglio ciò che accade intorno a loro suscitando la voglia di apprendere»