Tende per la foresteria: le hanno realizzate le donne di Penelope grazie al corso di cucito CNOS-FAP di Saluzzo – TargatoCN.it

Da targatocn.it.

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La Foresteria de Il Quartiere – Casa della Partecipazione – al primo piano della ex Caserma Musso nell’ala che si affaccia su piazza Montebello, prende forma passo dopo passo e arriva al suo completamento d’arredo: le tende.

La nuova foresteria si compone di 4 stanze per un totale di 22 posti letto oltre a bagni, cucina, refettorio e abitazione del custode e saranno usate dal Comune per attività residenziali e scambi culturali e scolastici.

Prima i mobili costruiti e personalizzati dai cittadini saluzzesi e dal Consorzio Monviso Solidale con il centro diurno Le Nuvole in occasione dei workshop di Start Artigianato 2024, lo scorso marzo. Poi le lenzuola e i letti realizzati in collaborazione con il laboratorio sartoriale AreaLab 51 della Casa di reclusione Morandi di Saluzzo.

E ora, a chiudere, l’ultima fase del progetto: le tende, complemento di arredo  considerato molto importante per la funzionalità e l’estetica.

I nuovi tendaggi della foresteria sono di impatto, colorati, in tema con la destinazione delle stanze e trasmettono messaggi di valore: dalla pace alla importanza del sorriso a a quello dello stare insieme.

“Anche le tende non potevano che essere fatte in maniera partecipata”

viene sottolineato. Ecco allora l’ultimo tassello: il lavoro fatto insieme a CNOS-FAP Saluzzo – partner di Fondazione Amleto Bertoni – e l’Associazione di Promozione Sociale Penelope, con il corso base tecniche di taglio e cucito, realizzato nell’ambito della formazione GOL rivolto a persone disoccupate, gratuito per le uscite, perchè finanziato da Regione Piemonte e co-finanziato dall’Unione Europea.

Il lavoro decorativo dei tendaggi è stato realizzato dalle corsiste con materiale donato dalla Fondazione Bertoni e con l’intervento creativo di una di loro Mina che frequenta l’associazione Penelope.

“Le protagoniste del progetto per la Foresteria del Quartiere sono ragazze e donne dell’associazione che stanno frequentando un corso per adulti tenuto da Marella presso il nostro laboratorio”.

11 diaconi salesiani – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’articolo apparso su La Voce e il Tempo.

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Sabato 8 giugno nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, il Vescovo ausiliare Mons. Alessandro Giraudo ha presieduto la Messa e conferito le ordinazioni diaconali.

I nuovi diaconi della Società salesiana di San Giovanni Bosco sono 11 e provengono da: Italia, Timor Est, Burundi, Congo, Repubblica Ceca, Nigeria, India.

Ai novelli diaconi, nell’omelia l’invito a sentirsi sempre preceduti da Colui che li ha scelti.

«Per due volte la Lettura che avete scelto dal profeta Geremia usava questa espressione: ‘prima’. È ciò che Dio fa sempre con noi: prima, ci precede… e per questo può invitarci a seguirlo e ci assicura che anche quando pensiamo di essere noi a iniziare una nuova strada, un nuovo cammino, Lui è già arrivato, è prima. Vi attende nei servizi a cui sarete chiamati, come vi ha accompagnato nei tanti volti e nelle tante situazioni con cui vi ha manifestato il suo desiderio di scegliervi, di chiamarvi».

Aziende e imprenditori presenti con gli allievi del CNOS-FAP – Provincia di Biella

Dalla Provincia di Biella.

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Nei giorni scorsi, il CNOS-FAP di Vigliano ha ospitato il secondo Sal Day. Dopo il successo dell’ anno scorso le porte del Centro di formazione del paese si sono riaperte alle imprese del territorio che hanno potuto così incontrare gli allievi.

«La giornata – spiegano dalla direzione – ha previsto workshoptematici per le diverse famiglie professionali e a seguire colloqui individuali con le imprese. In particolare i workshop hanno contato sulla partecipazione della ditta Lam che ha incontrato gli allievi del settore meccanico; dell’azienda Giacoletti che ha incontrato gli allievi del settoresaldocarpenteria; di LinoCreativeHair che ha coinvolto gli allievi e le allieve del settorebenessereacconciatura e della ditta CappelloImpianti che ha parlato con gli allievi del settoretermoidraulico, mentre la ditta Incas ha incontrato i giovani del settoreelettrico».

Erano in totale 43 le aziende che hanno aderito all’ iniziativa coinvolgendo tutti gli allievi e le allieve che nei prossimi giorni sosterranno l’esame di qualifica o per l’ ottenimento del diploma professionale. Interessanti gli esiti come raccontano Francesca Togni, referente imprese e Maria Diquattro, referente Sal.

«Grazie all’evento alcune aziende hanno potuto selezionare maestranze da inserire nel proprio organico e alcuni allievi hanno potuto trovare una collocazione nel prossimo futuro. Anche grazie a questa iniziativa il CNOS-FAP conta anche per quest’anno di azzerare la dispersione in uscita collocando tutti i propri allievi in percorsi formativi, scolastici o lavorativi. Per il prossimo anno l’obiettivo sarà proporre questo evento già al mese di ottobre per consentire ad aziende e famiglie di costruire un percorso che accompagni i nostri allievi fin dal periodo di stage strutturando un percorso concludono ancora più efficace di accompagnamento al lavoro».

 

Al Valsalice studenti attori: «andare oltre le ansie e le paure» – La Voce e il Tempo

Si pubblica di seguito la notizia a cura di Jacopo COVOLAN apparsa su La Voce e il Tempo.

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Da nove anni il Liceo salesiano Valsalice di Torino (viale Thovez, 37) offre ai suoi studenti l’opportunità di immergersi nel mondo della produzione cinematografica. Quest’anno, con il cortometraggio «Lacci», i ragazzi e le ragazze della II A del Liceo classico si sono uniti per creare un’opera che stupisce il pubblico.

Lo scorso 22 maggio, presso il teatro del Liceo Valsalice, si è svolta l’attesa proiezione di «Lacci». Sin da subito è emerso un lavoro di gruppo significativo che ha dimostrato il talento e la creatività dei giovani protagonisti.

La sceneggiatura, avvincente, ha dimostrato una profonda comprensione della narrazione cinematografica, mentre le performance delle attrici protagoniste Alice Santucci, Giulia Baldini e Giulia Mongiano, con il «cameo» di Vittorio Lungo Vaschetto hanno catturato l’attenzione del numeroso pubblico presente con interpretazioni coinvolgenti e autentiche. La regia impeccabile di Kenta Crisà ha guidato il pubblico in un viaggio emozionante, trasportandolo attraverso i sentimenti dei personaggi.

I professori Emanuele Altissimo e Paolo Accossato, con il contributo di Stefano Demarie, hanno svolto un ruolo fondamentale nel guidare e ispirare i ragazzi, permettendogli di esprimere al meglio il loro talento artistico.

«Lacci» è un cortometraggio che lascia senza fiato, con una trama avvincente e un sin dalle prime scene. Nel corso della pellicola nulla è scontato e ogni avvenimento si rivela un tassello fondamentale per il puzzle che si va a comporre. Gli studenti sono riusciti a creare un mix avvincente di generi, che tiene lo spettatore costantemente sulle spine. Il finale sorprende con una svolta inaspettata, lasciando il pubblico con il fiato sospeso.

Al termine della proiezione si è tenuto un dibattito tra gli studenti e il numeroso pubblico presente in sala. Durante lo scambio di opinioni sono emerse interessanti prospettive e punti di vista, permettendo a tutti i partecipanti di approfondire tematiche cruciali affrontate nel cortometraggio. I presenti hanno avuto l’opportunità di esprimere le proprie impressioni e porre domande favorendo un confronto che ha reso il dibattito un momento di arricchimento culturale.

Il lavoro di gruppo, l’impegno e la passione dei giovani studenti emergono in ogni aspetto di «Lacci». Il cortometraggio dimostra il talento e la dedizione dei giovani nel mondo della produzione cinematografica.

CNOS-FAP Saluzzo, terminati i corsi d’italiano per stranieri – Corriere di Saluzzo

Dal Corriere di Saluzzo.

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Giovedì 6 giugno si sono conclusi i corsi di Lingua italiana e cittadinanza per stranieri gestito dall’agenzia di Formazione Professionale CNOS-FAP di Saluzzo.

Un percorso molto particolare perché frequentato soprattutto dalle donne e alcune mamme hanno partecipato portando con se i bambini in età prescolare, segno di una lodevole volontà di acquisire la capacità di apprendere la nostra lingua.

Nei due corsi era no iscritti 15 persone e quasi tutte hanno concluso il percorso fino al termine delle lezioni che si sono concluse con un test finale e un successivo momento di festa.

Tutte le partecipanti hanno espresso un grande soddisfazione per questa esperienza, e un grande apprezzamento per le insegnanti che si sono adattate alle loro esigenze e le hanno guidate in questo percorso di apprendimento.

Erasmus al CFP di Bra. Gli studenti pedalano con bici elettriche fino al Municipio

Da La Gazzetta di Bra.

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Sono arrivati in Comune a bordo di 6 biciclette elettriche, revisionate dagli allievi del corso di meccanica auto del CFP salesiano di Bra (che saranno poi in dotazione ai vari uffici del Municipio), gli studenti spagnoli che stanno concludendo la loro permanenza in città, al termine del progetto Erasmus.

Ad accompagnarli c’era il Direttore del CFP Davide Busato e il loro coordinatore dell’Istituto Loyola di Aranjuez (Madrid) David Roman Maqueda, giunti a bordo della vettura elettrica che è stata acquistata dal Centro di formazione per abilitare i giovani a manipolare questa tecnologia. Con loro anche la coordinatrice braidese del progetto Mariapia Mosca e il collega Matteo Ghigo.

I giovani, che lunedì 10 giugno faranno ritorno in patria – dopo un soggiorno di 3 mesi per gli 11 che frequentano il grado medio e superiore e di un mese per gli 8 della formazione basica – sono stati ricevuti dal sindaco Gianni Fogliato e dall’assessore alla mobilità sostenibile Daniele Demaria, per un caloroso saluto, durante il quale il primo cittadino li ha ringraziati per la presenza, invitandoli a mantenere le relazioni instaurate e a tornare in città da turisti o, magari, anche da futuri lavoratori.

Al termine di questo momento, è stato regalato loro il tricolore. Grande la soddisfazione degli studenti, che hanno dichiarato di aver apprezzato molto il progetto, giunto alla sua undicesima edizione, e la qualità della vita all’ombra della Zizzola.

«Green is now», affrettiamoci! – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’articolo apparso su La Voce e il Tempo.

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Economia, sostenibilità ambientale e visione sociale sono i tre temi chiave della seconda edizione del concorso «Green is Now», organizzato da CNOS-FAP Regione Piemonte, l’ente di formazione professionale dei salesiani.

La cerimonia di premiazione si è tenuta nella prestigiosa sede di «Green Pea» a Torino. Studenti e studentesse di dodici scuole professionali salesiane, insieme ai loro insegnanti, hanno lavorato per mesi su progetti innovativi legati ai mestieri che stanno imparando nei centri di formazione. I lavori sono stati poi presentati ad aziende, dirigenti della Regione Piemonte e agli altri partecipanti.

Tra i progetti proposti serre sostenibili e controllate, vasi domestici a basso consumo d’acqua, cocktail analcolici dai cui scarti sono stati ricavati dolci e snack, ed elementi di design realizzati con scarti di officine meccaniche e dell’industria automobilistica. Come nella prima edizione, anche questa volta la creatività e l’innovazione delle nuove generazioni hanno destato grande stupore. Durante la manifestazione Silvestro Greco, docente all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha tenuto una lezione basata su un sondaggio a cui hanno partecipato quasi 2000 ragazzi sulla sensibilità ambientale delle nuove generazioni.

Il primo premio assoluto è stato assegnato alla scuola professionale salesiana di Vercelli per il progetto «Sheney» che riguarda la ricarica delle auto elettriche e il riutilizzo delle batterie. Il premio per la «Sostenibilità ambientale» è stato conferito al progetto «Sbottigliamoci» del CNOS-FAP di Alessandria, che realizza oggetti per bambini con una stampante 3D utilizzando filamenti ricavati da bottiglie di plastica.

Anche le scuole professionali di Fossano (con il progetto «BuonaSerra»), SaviglianoSperiamo che non vada in fumo»), ValdoccoFioriera EcoTech») e San Benigno CanaveseLaboratorio di bellezze solidali») sono state premiate.

Molti degli ospiti istituzionali e dei rappresentanti aziendali hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa nel confermare la fiducia che le giovani generazioni meritano. Il progetto ha avuto anche il supporto dell’Unione Europea, nell’ambito della «EU Green Week».

Concorso delle scuole professionali salesiane dedicato alla sostenibilità ambientale – La Guida.it

Si riporta di seguito l’articolo apparso su La Guida.it

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Serre sostenibili e controllate, vasi domestici a basso consumo d’acqua, cocktail analcolici con dolci e snack ricavati dagli scarti, elementi di design realizzati con scarti di officine meccaniche e dell’automotive.

Sono questi soltanto alcuni esempi dei progetti che sono stati presentati nell’ambito della seconda edizione del concorso GREEN IS NOW”, organizzato dal CNOS-FAP Regione Piemonte, la cui premiazione si è svolta nei giorni scorsi presso la Green Pea di Torino.

Il concorso, che ruotava attorno ai temi dell’economia, della sostenibilità ambientale e della visione sociale, ha visto la partecipazione di dodici scuole professionali salesiane. Studenti e formatori per mesi hanno elaborato dei progetti innovativi e pertinenti ai mestieri studiati, che sono stati presentati a diverse aziende, ai dirigenti della Regione Piemonte e agli altri partecipanti.

Il primo premio assoluto è stato assegnato alla scuola professionale salesiana di Vercelli per il progettoSheney”, relativo alla ricarica delle auto elettriche e al riutilizzo delle batterie.

Il premio per la Sostenibilità ambientale” è andato al progettoSbottigliamoci” del CNOS-FAP di Alessandria, che realizza oggetti per bambini con una stampante 3D usando filamenti derivati da bottiglie di plastica.

Riconoscimenti sono stati asasegnati anche alle scuole professionali di Fossano (con il progettoBuonaSerra“), Savigliano (“Speriamo che non vada in fumo“), Valdocco (“Fioriera EcoTech“) e San Benigno Canavese (“Laboratorio di bellezze solidali“).

L’iniziativa ha visto la partecipazione dell’Unione Europea nell’ambito dell’EU Green Week.

Salesiani in festa per Maria Ausiliatrice – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’articolo apparso su La Voce e il Tempo a cura di Marina Lomunno.

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I giorni centrali della Festa di Maria Ausiliatrice – quest’anno caratterizzati dall’anniversario dei 200 anni dal sogno dei 9 anni di don Bosco – sono iniziati mercoledì con l’inaugurazione a Valdocco della mostra temporanea del «Sogno», allestita nel Museo Casa don Bosco, a cura del coordinatore museale Ana Martìn Garcia. Ha tagliato il nastro il cardinale Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, con i giovani vincitori del concorso fotografico sul sogno di Giovannino.

L’apertura della mostra – che si può visitare fino al 24 settembre e a cui hanno presenziato tra gli altri la madre Chiara Cazzuola, superiora generale delle Figlia di Maria Ausiliatrice, don Leonardo Mancini, Ispettore dei Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta e i partecipanti alla Consulta Mondiale della Famiglia Salesiana – come ha illustrato don Michele Viviano, rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice, ripercorre a 200 anni di distanza la storia del sogno profetico: nelle teche e nei pannelli sono esposti le fotografie storiche e i disegni originali delle filmine prodotte dall’Elledici sulla vita di don Bosco e che hanno formato generazioni fanciulli. E poi oggetti preziosi donati dalla Basilica tra cui una pianeta e una stola ricamata in oro e seta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice in occasione della beatificazione (1929) e poi della canonizzazione (1934) del santo.

Un tuffo nella storia della nascita del sistema preventivo e degli oratori fissato nelle foto dei giovani che hanno partecipato al concorso rappresentando come la profezia del sogno «non con le percosse ma con l’arte della dolcezza e pazienza educativa» oggi si incarna in 135 nazioni sparse nei 5 continenti dove è presente la famiglia salesiana che continua ad avere come Giovannino una Maestra che veglia sui giovani «discoli e pericolanti».

La visione di don Bosco è stata declinata in vari modi nelle omelie nella giornata del 24 maggio, festa liturgica di Maria Ausiliatrice, dove fin dalle 7 si sono susseguite le Messe in onore della Madre «Maestra».

Alle 11, presente per la città la vicesindaca Michela Favaro, ha presieduto l’Arcivescovo Roberto Repole con il salesiano, card. Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo emerito di Santiago del Cile. Repole, richiamando il Vangelo delle nozze di Cana ha detto: «il ’non hanno più vino’ pensando a questo nostro mondo possiamo tradurlo così: hanno una grande sete e una grande attesa di giustizia. Perché, guardando alla storia della nostra umanità con occhi vasti che vanno al di là di Torino e dell’Italia, non possiamo non riconoscere che ci sono intere popolazioni che attendono giustizia, pace. Ed è bello pensare che Maria dica ancora a Gesù, guardando alle drammatiche mancanze dell’umanità ‘non hanno più vino’»

La lunga giornata non si è potuta concludere con la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice a causa del maltempo: nella Basilica gremita – per la città presente la vice sindaca Michela Favaro e, in rappresentanza del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, Giampiero Leo – don Stefano Martoglio, vicario del Rettor Maggiore ha presieduto la preghiera del Rosario ispirata alle cinque parole del sogno di don Bosco. I cinque misteri pregati in italiano, arabo, inglese, francese e spagnolo hanno invocato la pace in Israele, Palestina, Ucraina e in tutti i Paesi del mondo dove si continua a morire di odio.

Storie di Orgoglio Astigiano, Roberto Pasquero: “Oltre cent’anni di Don Bosco e cinema Lumière” – La Voce di Asti

Si riporta di seguito l’articolo apparso su La Voce di Asti.

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Oltre un secolo di storia: di un oratorio, di un cinema che ha segnato le domeniche pomeriggio di tantissime famiglie. Un luogo che sa di casa. Oltre la porta del Lumière mi sta aspettando don Roberto Pasquero, gestore di sala, palestra e altre attività collaterali. 73 anni di pura energia, mi racconta una fiaba bellissima. Lo ascolto come una bimba, con grande meraviglia.

Come nasce l’oratorio Don Bosco, quando e perché?

Nasce nel 1919 quando l’allora parroco di Santa Maria Nuova, don Stefano Robino, aveva chiamato i Salesiani ad Asti. All’epoca non era sorto nella zona attuale, ma tra via Cafasso e via Prandone. Pensa che quando sono arrivati i Salesiani qui gli tiravano castagne. È da lì avevano sviluppato l’oratorio e, con questo, la squadra sportiva e, nel 1920, anche il cinema. Più che altro era un teatro all’epoca. Qualche tempo dopo si era aggiunto anche il pensionato, nel 1922, per i giovani che venivano da fuori Asti e frequentavano le scuole cittadine. Il Don Bosco si è quindi sviluppato in quella zona come pensionato, oratorio e cinema, vivendo appieno i disagi e le difficoltà nel corso del periodo fascista.

Come si arriva allora all’attuale zona del Don Bosco?

Era necessario ingrandirsi e la zona dell’epoca non lo permetteva. Così, negli anni Sessanta ci fu il trasferimento in zona nord, la nostra attuale casa. A quei tempi qui non c’era davvero nulla. Nel 1962 è nata la parrocchia, tanto che nel 2012 abbiamo celebrato il 50esimo anniversario. Inizialmente era stata una cosa contrastata, perché qui tutti dicevano che c’erano soltanto “grilli e gaggie”. Poi, pian piano, si sono sviluppati il Borgo, lo Stadio, si sono insediate la Questura, la Polizia Stradale, i Vigili del Fuoco, la Croce Rossa, l’ospedale.

Quali cambiamenti ci sono stati nel corso del tempo?

All’epoca del boom economico il pensionato era piazzato in quello che attualmente è il palazzo dell’Asl, con l’oratorio e poi la scuola media, rimasta attiva fino agli anni Novanta. Si sentiva la necessità di fare una scuola media ai tempi, poi venuta meno insieme al pensionato. La chiesa parrocchiale attuale è stata inaugurata nel 1977, poi si sono sviluppati gli ambienti dell’oratorio. Da tre anni le nostre aule sono usate dal Castigliano e ospitano anche il catechismo, così come l’Estate Ragazzi, progetto che l’anno scorso ha contato oltre 500 iscritti.

L’essenza dell’oratorio?

È un ambiente che copre la persona intera, dove puoi trovarti bene, in cui hai la possibilità di coltivare amicizie importanti. E anche come oratorio, oltre che come cinema, siamo la realtà più storica sul territorio. Cerchiamo di agire da onesti cittadini e bravi cristiani, come diceva Don Bosco. È la filosofia con cui portiamo avanti tutte le attività.

Come nasce e si sviluppa il cinema Lumière?

Inizialmente con il teatro era l’unico divertimento domenicale. Il cinema, anche proprio a livello storico, ha poi un po’ soppiantato il teatro. Con l’avvento del colore c’è stata la grande evoluzione del cinema, insieme al sonoro. Conserviamo ancora uno storico proiettore all’ingresso. Li abbiamo cambiati nel 2010 e nel 2013 siamo poi passati al digitale.

È stato complesso il passaggio al digitale nel cinema?

Sì, sono stati anni complessi quelli del passaggio dalla pellicola al digitale. Devo dire però che oggi lavoriamo bene; a livello regionale siamo tra le monosale che hanno sempre i risultati migliori. La nostra struttura è solida, con tanti affezionati. Facciamo molta selezione sul materiale, puntiamo sui film di qualità, di contenuto.

Asti si vuole bene a sufficienza secondo te?

Asti, a mio parere, non si vuole sufficientemente bene. Io vengo da fuori, sono di Chieri. Vivo ad Asti da 15 anni, da quando sono stato mandato in questa città. Asti è sempre terribilmente critica su tutto e su tutti, non c’è mai nulla che funziona a detta dei più e questo è un grande limite. E invece gli astigiani dovrebbero imparare a dirsi che spesso fanno anche belle cose, a riconoscere i propri successi. Ogni tanto sembra persino che abbiamo paura di vendere i nostri prodotti, al contrario di Alba. Non la sento una città coesa e questo è un limite. Abbiamo un teatro che è la fine del mondo, una cultura altissima (Asti dopo Torino ha i risultati migliori in Piemonte come cinema, ma perché il livello culturale è alto), abbiamo librerie che nascono come i funghi, mentre altrove muoiono. Quando sono arrivato ad Asti nel settembre 2009 la prima cosa che mi è stata detta era che il cinema Lumière dovesse chiudere, che non c’erano più speranze.

E poi? Che hai detto?

Ho detto “ma provuma almeno!” (ride, ndr). Proviamo a rischiare. E ce la siamo cavata. Oggi, a 73 anni, sono orgoglioso di essere astigiano d’adozione. In generale, in ogni città in cui ho vissuto, ho sempre cercato di inserirmi al meglio: se sono residente devo sapere cosa si fa qui. Bisogna potenziare ancora di più le realtà di cui essere orgogliosi, far sentire la loro voce sempre più.

Un consiglio ai giovani?

Prepararsi bene, studiare, impegnarsi, essere qualificati (oggi più che mai). E lanciarsi, non avere paura di sbagliare. Nella vita bisogna rischiare, fare qualcosa, non adattarsi a essere trainati, ma diventare trainanti. Il futuro è dei giovani! Noi più anziani siamo stati abituati in un certo modo, ci hanno insegnato a darci da fare e ad accontentarci di ciò che avevamo. E abbiamo imparato tante cose. Nella mia vita salesiana ho imparato tanto. Quando sono arrivato qui non sapevo come gestire la questione del cinema, anche se mio papà da giovane faceva l’operatore. Poi traffichi, ti informi e impari. È il film della vita.

Il grande salto

Diventare trainanti e smetterla di adattarsi a essere trainati. Una grande verità, una bellissima e coraggiosa filosofia di vita. Ultimamente dico spesso di credere fortemente negli esseri umani. È una frase che torna ripetutamente nei miei discorsi e che la chiacchierata con don Roberto mi ha ulteriormente risvegliato. Il suo entusiasmo, la sua voglia di fare, di mettersi in gioco, mi spingono a pensare che nella vita si possa fare qualsiasi cosa. Ognuno di noi dovrebbe imparare a diventare trainante, in primis per se stesso, alimentandosi di nuova linfa ogni giorno, superando i propri limiti, uscendo dalla propria zona di comfort. Rischiando.

Perché tutti i cambiamenti più importanti della nostra vita hanno un prezzo: è il grande salto. Il grande salto nel buio.