Ingresso dell’Ispettore: Basilica Maria Ausiliatrice, 18 luglio 2026

La mattina di sabato 18 luglio, alle ore 11.00, la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco accoglierà l’inizio del mandato di don Giorgio Degiorgi come nuovo Ispettore dell’Ispettoria ICP.

Durante l’Eucaristia, presieduta dal Consigliere Regionale, don Juan Carlos Pérez Godoy, don Giorgio inizierà ufficialmente il suo servizio di guida per l’Ispettoria del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania. Un passaggio importante, vissuto nella cornice spirituale e familiare di Valdocco, dove tutto parla ancora oggi del carisma di Don Bosco.

Le comunità religiose e le CEP saranno presenti per accompagnare don Giorgio con la preghiera e l’affetto, ringraziandolo per la sua disponibilità e affidando al Signore il suo nuovo compito.

 

Tutte le foto dai Campi Animatori 2026

I Campi Animatori 2026 hanno dato il via all’estate con giorni intensi di condivisione, gioco e crescita in stile salesiano. Sono disponibili le gallery del Campo Base 1, Campo Base 2 e Campo 1:

Campo Base 1 – Cesana (17-21 giugno)

Per i giovani che hanno terminato la prima superiore, il Campo Base 1 a Cesana ha offerto cinque giorni di attività, giochi e momenti di riflessione condivisa.

Un’esperienza intensa di gruppo, vissuta con entusiasmo e accompagnata dagli animatori più grandi.

Campo Base 2 – Pracharbon (17-21 giugno)

I ragazzi che hanno concluso la seconda superiore hanno vissuto il Campo Base 2 a Pracharbon, immersi nella natura e nel clima di fraternità tipico dei campi MGS.

Le giornate hanno alternato formazione, gioco, preghiera e attività di squadra, creando legami nuovi e significativi.

Campo 1 – Cesana (11-15 giugno)

Per i giovani che hanno terminato la terza superiore, il Campo 1 a Cesana ha rappresentato un passo ulteriore nel cammino di crescita personale e spirituale.

Tra attività formative, momenti di confronto, esperienze di servizio e tempo libero condiviso, i partecipanti hanno vissuto giornate che lasciano il segno.

Proposta pastorale 2026-2027

Anche quest’anno per giungere alla proposta pastorale salesiana in Italia il Movimento Giovanile Salesiano e la Famiglia Salesiana hanno camminato insieme.

È questo il passaggio conclusivo di un triennio che ha avuto come riferimento fondamentale le tre virtù teologali: gioiosi nella speranza, saldi nella fede, operosi nella carità.

La presente proposta pastorale è in piena continuità con le due precedenti e per molti aspetti le porta a pienezza: essa ci chiede di essere Operosi nella carità. L’amore, infatti, è la fonte e il culmine della vita cristiana e quindi ricapitola in sé ogni virtù e ci chiede azioni concrete a beneficio del prossimo.

Ci sono tre elementi trasversali che attraversano tutta la proposta pastorale di quest’anno.

  • Il primo elemento, che sta come sottofondo, è la lettera enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI. Tale testo rimane quasi un pavimento che ci offre solidità e sicurezza, così da ben posizionarci a livello teologico sul tema dell’amore che, come vedremo, è un termine che purtroppo si presta a comprensioni distorte e a manipolazioni che siamo chiamati a governare con intelligenza critica e sapienza pedagogica.
  • Il secondo elemento viene dalla declinazione educativa della carità. Nel 2027 ricorrerà l’anniversario di un importante scritto di don Bosco: Il sistema preventivo nell’educazione della gioventù, che fu pubblicato nel lontano 1877, ma continua ad essere un testo per noi fondamentale.
  • Il terzo elemento di continuità, che sarà presente negli orientamenti, viene dalla prima lettera di san Giovanni. Abbiamo ravvisato in questa lettera alcuni elementi ispirativi che ci aiuteranno a creare connessione tra l’amore per Dio e quello per il prossimo, tra la teoria e la pratica della carità. È proprio in questa lettera che l’apostolo amato afferma che “Dio è amore”, e quindi proprio da queste parole ci lasceremo ispirare per trattare i grandi temi che ci stanno a cuore.

La Proposta Pastorale è composta complessivamente da quattro elementi, tra loro interconnessi:

  1. Quaderno di Lavoro: esso è da intendere non come sussidio pratico di pronto utilizzo, ma come strumento di ispirazione ecclesiale, biblica e carismatica sui temi scelti;
  2. Materiali QRcode: sarà previsto uno spazio che sia una sorta di archivio di materiale che via via verrà messo a disposizione come strumento utile alla progettazione e alla costruzione di percorsi ispettoriali, territoriali e locali. Si tratterà prevalentemente di rimandi a pagine di approfondimento dal sito della rivista Note di pastorale giovanile:
    1. Testi significativi di documenti magisteriali o salesiani;
    2. Bibliografia tematica per l’approfondimento;
  3. Numero speciale NPG: questo vuole essere da una parte approfondimento di alcune tematiche dell’anno pastorale, e dall’altra una proposta di concretizzazione del metodo di lavoro per le realtà locali, scandito dai tre momenti già sperimentati del riconoscere, interpretare, scegliere. Così, se il Quaderno di Lavoro offre le ispirazioni, il numero speciale di NPG potrà offrire una metodologia;
  4. Sussidio formativo per le comunità SDB/FMA: questo è lo strumento che riprende la proposta pastorale per il cammino spirituale delle comunità salesiane e di alcuni gruppi della Famiglia Salesiana.

Missioni Don Bosco: la risposta salesiana al terremoto in Venezuela

Ieri un’altra forte scossa di terremoto, ancora molta paura in Venezuela.

Per far fronte alla situazione di grave emergenza i missionari salesiani hanno predisposto un piano di aiuti. Stanno fornendo assistenza umanitaria alle famiglie vulnerabili e al personale delle scuole e dei centri salesiani attraverso la distribuzione di beni di prima necessità, generi alimentari, prodotti per l’igiene, medicine e un sostegno economico di emergenza. Vogliono poter garantire questi aiuti per un periodo di tre mesi, ma hanno bisogno di un nostro aiuto, ora!

Poche ore dopo le prime due potenti scosse, p. Jorge Elías Ghazal Mora, appena nominato Ispettore salesiano a Caracas, ha scritto a Missioni Don Bosco ETS:

“Siamo attenti e solidali con coloro che hanno subìto le conseguenze di questo forte terremoto. Restiamo uniti e preghiamo che Dio ci liberi dalla sventura e ci conceda la grazia e la forza necessarie per dare il nostro contributo”.

Quando la terra trema bisogna aggrapparsi al cielo e alle mani di chi cammina con noi” ha risposto don Luca Barone, Presidente di Missioni Don Bosco ETS. L’ente salesiano si è mobilitato immediatamente per pregare e per affidare a Dio le persone decedute e quelle rimaste con la sofferenza e la devastazione dei loro beni. Ed ha lanciato l’appello ai benefattori, grazie al quale sono stati raccolti primi 30 mila euro: “vediamo le mani alzate al cielo e quelle di tantissimi che hanno risposto con generosità alla richiesta di aiuto” ha osservato don Barone.

La situazione più difficile è quella di La Guaira, la città vicina al mare, con moltissimi palazzi distrutti. Sono parecchie le case salesiana colpite: Sarri, Altamira, La Dolorita. Le strutture hanno subìto danni ma nessuna è crollata.

Il Rettor Maggiore dei salesiani, don Fabio Attard, ha espresso sua vicinanza, dicendo:

“Seguiamo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Venezuela. Desidero esprimere la mia vicinanza personale e quella di tutta la Congregazione Salesiana ai confratelli, ai giovani e alle famiglie colpite”.

A cinque giorni dall’evento catastrofico, purtroppo scendono le probabilità che i dispersi siano ritrovati ancora vivi, ma la speranza è concreta grazie a salvataggi avvenuti e in corso. Cresce invece il bilancio dei danni e delle necessità delle famiglie che hanno perso tutto.

Don Barone riferisce quanto raccolto nei ripetuti scambi telefonici e via e-mail con i confratelli a Caracas. Osserva “una nazione dove i giovani stanno diventando i primi protagonisti di una catena di solidarietà che si è attivata rapidamente”. In questa dinamica, un ruolo importante è quello degli oratori e delle scuole.

“La rete salesiana del Paese sta garantendo la sicurezza dei nostri invii di aiuti sul campo, e io mi faccio voce per ringraziare chi, anche in questa occasione, è stato pronto a darli”.

La relazione di Missioni Don Bosco ETS con la comunità salesiana del Paese sudamericano si è rinforzata nell’ultimo decennio a seguito dell’acutizzarsi della grave crisi economica e sociale. La stessa attività dei Figli di Don Bosco ha risentito pesantemente dell’impoverimento generale, fra la popolazione che ha patito ripetute crisi alimentari e sanitarie. Alla debolezza dei servizi sociali, la rete dei religiosi ha cercato di garantire accoglienza, cibo e cure alle famiglie delle parrocchie e ai ragazzi degli oratori, nelle città come nelle aree rurali. Anche in questi giorni la gente è andata a trascorrere la notte nelle strutture salesiane disponibili. La situazione già difficile per il popolo venezuelano, con questo evento rischia di diventare disastrosa.

Dopo aver vissuto questi momenti di tensione e angoscia, ringraziamo Dio che stiamo tutti bene” commenta p. Mora. Il presidente di Missioni Don Bosco ETS rilancia l’appello a chi voglia essere “un pezzo di cielo sicuro, lì dove la terra non lo è stata“.

Aiutaci a sostenere le prime 450 famiglie sfollate

Il tuo contributo ci permetterà anche di fornire generi alimentari essenziali a 10 comunità salesiane e sostegno economico a 200 membri del personale dei Centri:

  • Con 30€ contribuisci ad acquistare un kit di primo soccorso
  • Con 80€ aiuti le famiglie sfollate, ora accolte nelle case salesiane
  • Con 200€ garantisci generi alimentari per 5 persone per un mese!

Lettera dell’Ispettore – Giugno 2026

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di giugno 2026.

Torino-Valdocco, 28 giugno 2026

A confratelli e laici corresponsabili
di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,

Carissimi/e,
un saluto cordiale a tutti/e voi. 

Mentre le nostre case e attività continuano a essere affollate di ragazzi (Estate Ragazzi, esami, campiscuola e quant’altro), prosegue anche il rinnovamento della composizione delle comunità religiose ed educativo-pastorali per il prossimo anno.

I processi di cambiamento sono delicati: cambiare comunità, città, tipologia di servizio educativo-pastorale, è comunque e sempre un piccolo o grande passaggio esodale; si lascia qualcuno e qualcosa a cui si è affezionati, abituati, su cui ci si è modellati; per andare verso un nuovo orizzonte almeno in parte ignoto. La tentazione di voler rimanere su un terreno conosciuto, il timore di perdere le proprie sicurezze, o di non riuscire ad affrontare le nuove sfide, è sempre possibile e in agguato; come è altrettanto possibile – e presente in tanti – il desiderio di rinnovarsi, di ricevere una nuova opportunità, di riformularsi in base a una nuova comunità e missione, di lasciarsi plasmare dallo Spirito che invia e chiede di fidarsi e camminare da pellegrini, indicando una nuova terra, nuovi compagni di viaggio e nuovi destinatari.

Se sono delicati i processi legati alle obbedienze, sono ancor più delicati i processi che stanno attraversando le opere di Cumiana e di Vercelli, dove – come già vi scrivevo in maggio – a partire da settembre verrà sospesa la comunità salesiana. Tutti i confratelli e diversi laici sono coinvolti direttamente in questo passaggio di consegne: vorrei però ringraziare in modo particolare per il loro servizio i direttori salesiani di Cumiana e Vercelli, don Pietro Migliasso e don Claudio Giovannini; e contestualmente desidero augurare buon lavoro al Prof. Mauro Pace, per tanti anni docente e preside a Valsalice, a cui è stata affidata la futura direzione dell’opera di Cumiana: grazie per aver accolto questa nuova sfida. Per l’opera di Vercelli al momento abbiamo nominato il nuovo direttore del CFP nella persona del Prof. Roberto Battistella, attualmente direttore del CFP di Vigliano Biellese; non abbiamo però ritenuto al momento opportuno nominare un “direttore di Opera”, analogamente a quanto avviene negli altri nostri CFP di Saluzzo, Savigliano e Serravalle, dove non è presente una comunità salesiana.

Aggiungo ai ringraziamenti anche quello per don Enrico Bergadano: nella lettera in cui indicavo le nuove nomine avevo commesso una dimenticanza e non lo avevo citato tra i direttori che concludono il loro mandato; ma don Enrico per sei anni ha servito i confratelli ammalati di Casa Beltrami con un lavoro infaticabile. Per questo non posso che ringraziarlo di cuore.

Un altro doveroso ringraziamento è il seguente: tra i compiti di animazione che a breve vedranno un avvicendamento, c’è anche quello dell’Animatore Missionario; ringrazio perciò sentitamente don Marco Cazzato, che termina il suo servizio, svolto in questi anni con grande passione e competenza; e ringrazio allo stesso modo don Riccardo Frigerio, che volentieri assume questo nuovo compito.

Passiamo dai ringraziamenti alle richieste di preghiera.

La prima richiesta riguarda naturalmente la preghiera per il carissimo don Giorgio Degiorgi, che nella mattina del 18 luglio, durante l’Eucaristia celebrata nella basilica di S. Maria Ausiliatrice e presieduta dal nostro Regionale don Juan Carlos Perez Godoy, inizierà il suo mandato di Ispettore ICP. Saremo presenti tutti dalle nostre comunità religiose e CEP per ringraziarlo della sua disponibilità e per affidare al Signore lui e l’Ispettoria, in questo nuovo tratto del suo cammino.

Una seconda richiesta di preghiera, di tutt’altro tipo, riguarda un evento doloroso: siamo invitati ad unirci al cordoglio della comunità salesiana di Schio e della Ispettoria del Nord Est per la morte (e immediata nascita al Cielo, speriamo con tutto il cuore) di don Francesco Andreoli – incaricato dell’Oratorio di Schio – e di Alberto Fioretto – giovane animatore sedicenne – coinvolti in un incidente stradale giovedì scorso, durante una gita della Estate Ragazzi. Preghiamo perché il dolore dei loro cari, dei confratelli, dei giovani, possa essere foriero di consolazione e fecondo di nuove vocazioni al dono di sé.

Vi segnalo infine una nuova emergenza, che richiede la nostra preghiera e solidarietà: sapete bene che il Venezuela nei giorni scorsi è stato scosso da un terribile terremoto: tanti sono i morti e tante le necessità di aiuto. Al momento non risultano vittime nelle nostre case, ma ci sono ingenti danni alle strutture e c’è bisogno di aiutare la popolazione provata dalla catastrofe subita. La nostra Procura missionaria – Missioni Don Bosco – si è subito attivata; e potete trovare nel link posto qui sotto alcune informazioni sulla situazione e un modo concreto e immediato per poter inviare aiuti. Vi ringrazio in anticipo per la vostra generosità.

www.missionidonbosco.org/progetti/emergenza-terremoto-in-venezuela

 

Maria Consolata, Consolatrice e Ausiliatrice possa assistere e confortare quanti in questo momento sono nella prova. A noi l’invito sollecito a dare una mano per quello che è nelle nostre possibilità.

 Con grande affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP

San Salvario, una notte difficile diventa occasione educativa: i ragazzi della comunità salesiana aiutano la Polizia a fermare un ladro

Torino, 25 giugno 2026 – Nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 giugno, intorno alle 3.20, un uomo si è introdotto all’interno dell’oratorio salesiano di San Salvario, scavalcando la recinzione del campetto da calcio. Una volta entrato nella sala giochi, ha scassinato alcuni distributori automatici e ha tentato di forzare una porta interna che conduce verso la cucina.

A sentire i rumori sono stati alcuni ragazzi della comunità per minori stranieri, ospitata all’interno dell’opera salesiana. Dopo aver avvisato l’educatore presente, i giovani si sono affacciati, hanno compreso quanto stava accadendo e si sono attivati con prontezza. L’uomo, vistosi scoperto, si è dato alla fuga.

Il gruppo è riuscito a intercettarlo nella zona tra via San Pio V e via Madama Cristina. Durante quei momenti concitati, il soggetto ha tentato prima di allontanarsi e poi avrebbe minacciato alcuni ragazzi con un coccio di vetro. Uno dei giovani sarebbe stato anche colpito con un pugno. Nonostante la tensione, i ragazzi sono riusciti a mantenere lucidità, evitando che la situazione degenerasse, f ino all’arrivo della Polizia.

Gli agenti intervenuti hanno identificato e preso in consegna l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, e hanno espresso apprezzamento per il comportamento dei ragazzi e per il modo in cui hanno gestito una situazione delicata.

«È stata una notte difficile, ma anche una notte di grande orgoglio», racconta don Marco Durando, direttore dell’opera salesiana di San Salvario. «I ragazzi hanno mostrato coraggio, lucidità e senso di responsabilità. Si sono sostenuti a vicenda, senza lasciarsi travolgere dall’agitazione del momento. Nessuno si è fatto male in modo grave e, per tutta la durata dell’episodio, si è respirato un forte spirito di squadra».

Per don Durando, tuttavia, il significato più profondo dell’accaduto va oltre la cronaca. Dopo il rientro in oratorio, intorno alle 6 del mattino, i ragazzi erano ancora molto scossi e attivati dall’esperienza appena vissuta. È nato così un momento informale di ristoro e confronto, con frutta, brioche, caffè e qualche bevanda, durante il quale ciascuno ha potuto raccontare quanto visto, condividere le proprie emozioni e rileggere insieme l’accaduto.

«Quel momento si è rivelato particolarmente significativo», prosegue don Durando. «I ragazzi avevano bisogno di raccontarsi, di confrontare le proprie percezioni e di dare un nome alle emozioni vissute. Tra racconti, risate e riflessioni, un evento potenzialmente critico si è trasformato in un’occasione di appartenenza e di consolidamento del senso di comunità».

Particolarmente importante, nella lettura educativa dell’episodio, è stata anche la collaborazione con gli agenti di Polizia. I ragazzi hanno partecipato alla ricostruzione dei fatti, accompagnando gli operatori nei luoghi in cui si erano svolti i diversi momenti della vicenda e contribuendo con responsabilità alla verbalizzazione di quanto accaduto.

«È stato molto bello vedere il dialogo tra i ragazzi e i poliziotti», sottolinea don Durando. «Gli agenti hanno fatto molto bene il loro lavoro, coinvolgendo i giovani, ascoltandoli e valorizzando quanto avevano fatto. Per alcuni di loro, che nella vita hanno conosciuto situazioni difficili, anche di strada e di fragilità, è stato un passaggio importante: si sono trovati, forse per la prima volta in modo così concreto, a collaborare con chi tutela la giustizia e il bene comune».

L’opera salesiana di San Salvario legge dunque quanto accaduto non solo come un episodio di cronaca, ma come una possibile occasione formativa. L’idea, ora, è di dare continuità a questa esperienza, promuovendo momenti di incontro tra i ragazzi della comunità, i giovani dell’oratorio e le forze dell’ordine.

«Ci piacerebbe che da questa notte nascesse un percorso», conclude don Durando. «Un incontro con la Polizia, i Carabinieri o la Polizia Municipale potrebbe aiutare i ragazzi a comprendere meglio il ruolo di chi lavora per la sicurezza della città. Ma anche a capire che ciascuno, come cittadino, può contribuire al bene comune. Insieme possiamo costruire una città più vivibile per tutti».

Il bilancio finale è quello di una notte con poco sonno, molta tensione, ma anche con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza di responsabilità condivisa. Per una volta, differenze, fatiche e dinamiche quotidiane sono passate in secondo piano, lasciando spazio a una collaborazione spontanea, concreta e autentica.

Intervista al Card. Artime, 10° successore di don Bosco: “Con il Papa in Spagna, il richiamo alle radici cristiane” – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’intervista a cura di Marina Lomunno, per “La voce il Tempo”, durante l’incontro avvenuto il 13 giugno alla Basilica Maria Ausiliatrice.

Abbiamo incontrato il Card. Ángel Fernández Artime lo scorso sabato 13 giugno alla Basilica Maria Ausiliatrice, in occasione del 158° anniversario della consacrazione della Basilica per mano di don Bosco, all’indomani del ritorno dal viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna.

Il guasto dell’aereo, che ha fatto posticipare il rientro del Papa a Roma dalle isole Canarie, non ha modificato il programma del Cardinale, atteso a Valdocco per un convegno sulla vita consacrata a partire dal suo libro-intervista con il confratello don Giuseppe Costa, «Un futuro senza numeri e senza mura» (ed. San Paolo).

Artime, nato nelle Asturie da una famiglia di pescatori come ama sempre ricordare, è stato Rettor Maggiore dei salesiani per due mandati e papa Leone l’ha nominato, tra l’altro, Pro-prefetto per gli Istituti di Vita Consacrata.

Eminenza, tutto il mondo in questi giorni aveva gli occhi puntati sulla Spagna. Le parole forti pronunciate da Leone XIV sulla guerra, sulla vita che va difesa dalla nascita alla morte e contro i trafficanti di esseri umani sono risuonate su tutti i media. Qual è il significato di questa accoglienza corale?

Pensando alla Spagna che io conosco molto bene perché lì sono nato e non mi sono mai allontanato, anche se sono vissuto altrove e viaggiato molto, significa che c’è veramente un desiderio, una sete di ascoltare testimoni veri e di vivere valori che possano darci pace, armonia e serenità.

Credo di poter dire che tantissime persone della società civile spagnola aspettavano, giustamente, «aria fresca»: e così sono state le parole del Papa che ha parlato a partire dal Vangelo, ribadendo con grande convinzione, in ogni luogo che ha visitato, la centralità di Dio e di Cristo Gesù nella nostra vita. E lo ha detto richiamando la comunità dei cristiani alla coerenza: non ci si può dichiarare credenti e poi girarci dall’altra parte di fronte ai fratelli e alle sorelle che soffrono. Ma credo che nel mondo tutti, credenti e non, abbiamo sete di profondità, autenticità, interiorità: a maggior ragione coloro che riconoscono il dono della presenza di Dio.

Tutti siamo rimasti colpiti dalle folle e dai giovani che attendevano il Papa, in un Paese secolarizzato. Quale paese è la Spagna in cui lei è cresciuto rispetto a quello che ha incontrato in questi giorni?

Certamente la Spagna di oggi non è quella di 50 anni fa, quando io ero adolescente. Ma credo che non sia peggio di allora: semplicemente è cambiata in molti aspetti: si vivono ancora grandi valori ma ci sono anche tante carenze e fragilità. Così pure le nuove generazioni non hanno un unico «stile», ci sono tanti giovani e anche adulti che hanno sensibilità diverse. A questo riguardo ci tengo a sottolineare un aspetto del viaggio del Papa molto apprezzato: il rispetto. E sottolineo fortemente questa parola perché credo sia una linea guida per tutti noi. Non è possibile vivere in un conflitto permanente o, peggio, in un clima dove chi la pensa diversamente da me deve essere schiacciato o messo a tacere. Il rispetto con cui il Santo Padre si è accostato alle varie realtà che ha visitato – pur non tacendo il messaggio di Cristo – è un esempio per tutta l’Europa e anche per le prossime visite apostoliche.

Che effetto le ha fatto tornare nel suo Paese da cardinale al seguito del Papa?

Per il mio servizio alla Chiesa sono tornato più volte in questi anni in Spagna ma non è cambiato nulla da quando ero un «semplice salesiano». È innegabile che il Santo Padre mi abbia fatto un bellissimo dono invitandomi a partecipare al suo viaggio nel mio Paese ritenendo opportuno che, date le mie origini, sarei potuto essere utile ad accompagnare il gruppo che l’ha seguito: e l’ho ringraziato di cuore. Sono stato felicissimo di visitare la Spagna con il Papa, ero davvero a mio agio. Certo, poiché conosco come siamo noi spagnoli, forse ho colto qualche sfumatura che altri non hanno percepito parlando con la gente entusiasta e commossa soprattutto per la semplicità e l’affabilità di papa Leone.

Qual è stata la tappa del viaggio che più l’ha emozionata?

Tutti gli incontri sono stati ricchi e intensi, ma l’accoglienza di più di un milione e 200 mila persone arrivate a Madrid da tutto il Paese mi è sembrato un grido del bisogno di fede e di sete di Dio.
Allo stadio Bernabeu c’era una moltitudine, moltissimi giovani: quello stadio si riempie così soltanto alla finale dei Mondiali di calcio… È un segno che il mondo è alla ricerca di testimoni: la nostra gente, anche quella più lontana dalle nostre chiese, ha bisogno di trovare sacerdoti, religiosi e religiose che nella loro semplicità vivano felici la loro scelta di vita. Se sei salesiano, per esempio, i giovani che ti incrociano nei cortili dell’oratorio devono avere la sensazione di incontrare una persona felice: allora saremo contagiosi e la gente tornerà a cercare risposte di senso nella fede come è accaduto in questi giorni in Spagna. E poi l’intervento del Santo Padre nel Congresso dei Deputati, un momento di grande altezza intellettuale e umana. Come spagnolo ringrazio che sia stato concesso al Papa di parlare come capo di stato, ma anche Vescovo di Roma e della Chiesa Universale: i sette minuti di applausi sono stati più eloquenti dei discorsi. Ma soprattutto mi
hanno colpito gli incontri con i migranti, con le perso- ne scartate come nella visita al carcere di Barcellona. Il Papa ha ascoltato la supplica dei più sofferenti del mondo e li ha consolati.

E le parole più significative che si è portato a casa?

Eravamo a Tenerife ad incontrare i migranti che sbarcano nelle isole Canarie alla ricerca del futuro negato nel loro Paese. Mentre aspettavamo il Papa ho voluto raggiungere alcuni ragazzi venuti dall’Africa sui barconi. Sono stati i 20 minuti più preziosi di tutto il viaggio così come lo sono state le parole ferme del Papa ai trafficanti di uomini e donne: «Fermatevi, convertitevi: per ogni vita perduta ne risponderete a Dio». Non sappiamo se lo faranno, la conversone dei cuori la conosce soltanto Dio. Ma il grido che Leone ha lanciato a nome dell’umanità e della Chiesa non lo dimenticherò mai.

Anche in Spagna abbiamo visto papa Leone prendere in braccio i bambini, accarezzare i malati, inginocchiarsi davanti alla sofferenza e alla fragilità…

È un tratto di umanità che sorprende tutti e mette in evidenza la personalità del Santo Padre, dove tra tante caratteristiche, emerge profonda fede e interiorità, grande serenità e lungimiranza: una semplicità bella che esprime il suo desiderio dell’incontro personale soprattutto con i più piccoli e i più bisognosi di conforto.

Ha conosciuto e collaborato con papa Francesco già quando Bergoglio era Arcivescovo di Buenos Aires e lei superiore dell’Ispettoria Salesiana dell’Argentina Sud. Ora è uno stretto collaboratore di papa Prevost: cosa accomuna i due Pontificati?

Collaboratore è una parola grossa: io presto solo il mio servizio quotidiano nella Santa Sede in un Dicastero e in altri uffici, tutti siamo servi inutili. La sensazione che abbiamo noi che viviamo vicino a papa Leone è che segue nel suo cuore le ispirazioni che Dio gli suggerisce, come ha fatto papa Francesco. Per me la parola che più definisce questo cammino di Chiesa, il cammino del Pontificato, è «comunione» certamente sempre in continuità sebbene nella diversità dei singoli Papi.

Sia Francesco, gesuita, che Leone, agostiniano, sono religiosi. Quanto della vita religiosa, lei salesiano, riscontra in questi due Papi?

Tutti i Papi sono pastori della Chiesa universale e hanno un cuore dove tutti noi troviamo il nostro rifugio. Certamente la sensibilità dei Papi religiosi consente di avere un occhio attento anche ai consacrati che sono parte della Chiesa. Ed è un dono perché ci permette di sentirci tutti – laici, laiche, consacrati, consacrate, sacerdoti diocesani – Chiesa che fa un pellegrinaggio in questo momento della storia. E il Papa, pastore della Chiesa universale, ci guida nel cammino.

Quale messaggio papa Leone lancia all’Europa dalla Spagna?

Credo che tutto quello che il Papa ha detto in Spagna valga per tutta l’Europa. In particolare il richiamo alla comunione, all’ascolto, al mutuo rispetto, al ritorno ad una società dei grandi valori, a non avere paura delle nostre radici cristiane. Credo che l’Europa abbia una parola significativa da dire al mondo se si muove nella giustizia, nella solidarietà e nei grandi valori che l’hanno costruita. Perdere tutto questo significa fare soltanto accordi economici. E l’Europa non è stata fondata per questo.

Si segnala inoltre l’articolo apparso su “Avvenire”, sempre a cura di Marina Lomunno:

Pubblicazione nomine Direttori ICP per il triennio 2026-2029

Si rendono pubbliche le nomine riguardanti i Direttori ICP per il triennio 2026-2029.

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Torino, 12 giugno 2026
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

Carissimi/e,

il Rettor Maggiore ieri ha approvato le nomine dei seguenti nuovi Direttori ICP per il triennio 2026-2029:

1° Triennio:

  • P BOTALLA BUSCAGLIA Alessandro a CHĀTILLON “S. Giovanni Bosco”
  • P CACCIA Vincenzo a FOSSANO “Maria SS. Ausiliatrice”
  • P GIOVANNINI Claudio a CHIERI “San Luigi Gonzaga”
  • P BELFIORE Claudio a TO – VALSALICE “Maria Immacolata”
  • P MUHATURUKUNDO Jean Jimmy a VENARIA REALE “S. Francesco d’Assisi”
  • P PIRRA Bartolomeo a BRA “San Domenico Savio”
  • P TARASCO Genesio a TO – ANDREA BELTRAMI “Maria Consolatrice”

Sono stati invece confermati per un 2° Triennio i seguenti Direttori:

  • P JANKOSZ Jacek a ASTI “San Giovanni Bosco”
  • P MARTELLI Alberto a TORINO REBAUDENGO “San Giovanni Bosco”
  • P PERNICE Gianmarco a RIVOLI CASCINE VICA “San Giovanni Bosco”
  • P STASI Enrico a TORINO AGNELLI “ Sant’Edoardo”

Ringrazio di cuore i nuovi Direttori don Alessandro Botalla B. e don J. Jimmy Muhaturukundo per la disponibilità manifestata e auguro loro un lavoro sereno e fecondo. Ringrazio don Vincenzo Caccia, don Riccardo Frigerio, don Claudio Giovannini, don Bartolo Pirra e don Genesio Tarasco per il precedente servizio di direttore svolto con passione e competenza nelle comunità da loro guidate; li ringrazio anche per aver accolto con serenità e spirito di fede il nuovo incarico propostogli. Un grande ringraziamento a don Enrico Bergadano per il servizio infaticabile offerto in questi anni ai confratelli ammalati di Casa Beltrami. E grazie a don Augusto Motta, che – continuando a svolgere il compito di parroco a Venaria – passa però il testimone del direttorato a don Jimmy Muhaturukundo: la necessità di una migliore distribuzione del carico di lavoro ha portato a questa decisione.

Ringrazio poi don Jacek Jankosz, don Alberto Martelli, don Gianmarco Pernice e don Enrico Stasi che saranno chiamati a proseguire il loro servizio per un secondo triennio. Sono particolarmente grato a Don Claudio Belfiore per questi tre anni di lavoro come Delegato Regionale del CNOS-FAP; mentre lui a breve passerà a guidare la comunità e l’opera di Valsalice, ho proposto al CNOS-FAP Nazionale il nome di don Stefano Mondin come nuovo Delegato Regionale. Anche a don Stefano un grazie per il suo servizio di direttore a Fossano e l’augurio cordiale di buon lavoro nell’incarico futuro.

A questi cambiamenti devo aggiungere quello che avverrà a Telsiai, in Lituania: don Massimo Bianco termina il suo servizio di Incaricato della Direzione e viene sostituito da don Ryan Oliver Bautista. Grazie dunque a don Massimo e buon lavoro a don Oliver.

Carissimi, sono giunto all’individuazione di questi nomi dopo aver attinto alle Consultazioni, essermi confrontato con don Giorgio, futuro Ispettore, e con il Consiglio ispettoriale; e dopo aver parlato personalmente, anche più volte, con i confratelli in questione. Ora il discernimento relativo alle obbedienze continua. Ho già incontrato alcuni di voi e altri li incontrerò nei prossimi giorni. Vi ringrazio perché in tutti, oltre a qualche oggettiva difficoltà presentata in taluni casi, noto che esiste una visione realistica dei problemi dell’Ispettoria e una disponibilità di fondo nel porsi in ricerca della volontà di Dio. Aiutiamoci reciprocamente con la preghiera, perché in ciascuno di noi, a cominciare da me, possa maturare un cuore libero da condizionamenti e aperto alle novità dello Spirito e alle reali necessità della missione e delle comunità.

Prima di concludere credo doveroso e significativo rinnovare un augurio affettuoso e la preghiera per i futuri diaconi Tomas Kivita e Alessio Moretto, che saranno ordinati domani, sabato 13 giugno, nella Basilica di Maria Ausiliatrice.

Vi saluto con affetto, inviandovi un augurio fraterno per l’odierna Solennità del Sacro Cuore di Gesù. Che Dio, ricco di misericordia, ci benedica e renda il nostro cuore simile al Suo!

In Don Bosco,
don Leonardo MANCINI
Ispettore

Avigliana, una casa che torna a essere presidio educativo per i giovani con “Costellazioni” e “La Comunità che Educa”

Martedì 9 giugno la Casa salesiana Madonna dei Laghi di Avigliana ha accolto la presentazione ufficiale dei progetti Costellazioni e La Comunità che Educa, promossi da AGS per il Territorio ETS e dall’Istituto Salesiano Agostino Richelmy, con il sostegno e la coprogettazione di Fondazione CRT.

Un appuntamento che ha segnato un passaggio importante per la rete salesiana piemontese e per la Bassa Valle di Susa: al centro della mattinata, infatti, la volontà condivisa di restituire alla storica Casa di Avigliana una funzione educativa rinnovata, capace di diventare un punto di riferimento stabile per i giovani, soprattutto quelli più fragili o a rischio di dispersione scolastica.

Un progetto che nasce dalla collaborazione

Dopo l’accoglienza iniziale, l’incontro si è aperto con i saluti istituzionali della direttrice Elisabetta Scavino e dell’Ispettore dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta don Leonardo Mancini, seguiti dalla presentazione del quadro generale dell’iniziativa. L’architetto Paolo Genero ha illustrato il progetto La Comunità che Educa, mentre Alessandro Brescia ha approfondito le azioni già avviate e gli sviluppi futuri di Costellazioni.

La presenza di figure istituzionali e del mondo salesiano ha sottolineato il valore dell’iniziativa: tra i partecipanti il Sindaco di Avigliana Andrea Archinà, la Presidente di Fondazione CRT Anna Maria Poggi e il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard. Proprio il Rettor Maggiore, nel suo intervento molto apprezzato, ha ricordato che “la forza dell’amore è la risposta alla cultura del potere”, richiamando la radice evangelica e sociale dell’impegno educativo salesiano.

Una Casa che torna a generare futuro

Il progetto guarda alla Casa Madonna dei Laghi non solo come a un edificio da rifunzionalizzare, ma come a un luogo vivo, aperto e generativo: uno spazio capace di accogliere, orientare, formare e mettere in rete esperienze diverse. L’obiettivo condiviso è costruire un ambiente educativo in cui giovani, famiglie, comunità salesiane, istituzioni e realtà del territorio possano collaborare per offrire nuove opportunità di crescita.

Un ruolo chiave sarà svolto da AGS per il Territorio ETS, incaricata del coordinamento delle azioni progettuali e della valorizzazione delle esperienze educative già presenti nei diversi contesti locali.

Fondazione CRT, da anni impegnata nel contrasto alla povertà educativa, ha ribadito l’importanza di percorsi capaci di generare impatto reale sul territorio. Il lavoro di coprogettazione avviato con l’Istituto Salesiano Richelmy e AGS per il Territorio mira proprio a trasformare il complesso del Santuario Madonna dei Laghi in un polo educativo e comunitario di riferimento per la Bassa Valle di Susa, accompagnato da un monitoraggio costante dell’impatto sociale.

La mattinata è proseguita con un momento di visita e raccoglimento presso il Santuario, dove il Rettor Maggiore ha impartito la benedizione di Maria Ausiliatrice. A seguire, un gesto simbolico: la piantumazione di un melograno, compiuta da don Fabio Attard e dalla Presidente Poggi, segno di una comunità che desidera mettere radici e generare frutti.

L’evento si è concluso con un momento conviviale nel parco della Casa. “Una bella giornata, una grande alleanza, con un obiettivo comune: uniti contro la povertà educativa”, ha commentato la Presidente di CRT al termine dell’incontro.

Con Costellazioni e La Comunità che Educa, Avigliana si conferma un luogo simbolico e concreto di alleanza educativa: una casa che custodisce una storia importante e che oggi si prepara a generare nuove possibilità per i giovani, soprattutto per coloro che hanno più bisogno di essere accompagnati, ascoltati e sostenuti.

5×1000 ai Salesiani: non è solo una firma. È un tratto di strada percorso insieme.

C’è un gesto semplice, quasi quotidiano, che però può cambiare il cammino di molti. Una firma. Un tratto di penna che dura un secondo, ma che racconta molto di più: racconta fiducia, responsabilità, desiderio di futuro.

Per i Salesiani di Don Bosco, camminare accanto ai giovani non è uno slogan. È un modo di vivere. È scegliere di esserci soprattutto quando un ragazzo ha bisogno di ascolto, quando una famiglia cerca un appoggio, quando un’adolescente non sa più in quale direzione andare. È in quei momenti che la presenza educativa diventa decisiva.

Il valore di un gesto che sostiene percorsi reali

Destinare il proprio 5×1000 all’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio (AGS per il Territorio), significa entrare concretamente in questa storia di accompagnamento. Significa sostenere progetti educativi e sociali che ogni giorno aiutano bambini, adolescenti e famiglie a ritrovare fiducia, a rialzarsi dopo una caduta, a scoprire talenti che non sapevano di avere.

Nei nostri oratori, nei centri di formazione professionale, nei doposcuola, negli spazi di ascolto e nei progetti di strada, una firma può trasformarsi in:

  • accoglienza per chi vive momenti di fragilità
  • scuola per chi ha bisogno di un metodo, di un sostegno, di una seconda possibilità
  • oratorio per chi cerca un luogo sicuro dove crescere e fare esperienza di comunità
  • lavoro per chi sogna un futuro possibile e ha bisogno di qualcuno che creda in lui

Ogni giorno, grazie al contributo di tanti, questi luoghi diventano casa, rete, opportunità. Per questo diciamo che non è solo una firma: è un tratto di strada percorso insieme. È un modo concreto per dire “ci sono”, per sostenere chi educa, chi accoglie, chi costruisce comunità.

Come destinare il tuo 5×1000

Nella dichiarazione dei redditi, nella sezione dedicata al 5×1000, basta inserire il codice fiscale di AGS per il Territorio ETS:

  • C.F. 97585800010

Un gesto semplice, che diventa possibilità. Grazie per scegliere di camminare con noi.