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30/03 e 04/05 – Incontri E SE LA FEDE

Segnaliamo i prossimi appuntamenti di E SE LA FEDE presso la Basilica di Maria Ausiliatrice.

30 marzo 2017 – La Preghiera (II parte):
Dio non è una slot-machine, nè un mago, nè il pozzo dei desideri. Al Signore della Vita ci si rivolge in tanti modi e in tutte le occasioni, perchè ogni relazione d’Amore ti tiene in vita se è curata, conosciuta, approfondita, se prende tempo, cuore e mani…

04 maggio 2017 – I frutti dello spirito – Dai sassi non cresce nulla:
“Dio non può riempire ciò che è pieno” diceva Madre Teresa, ma dove Lo si lascia entrare porta novità e doni superiori alle nostre attese! Questa è l’opera dello Spirito Santo, il “vivificante”, capace di far fiorire una vita che, lasciata sola nelle nostre mani, potrebbe altrimenti ripiegarsi su di sè e inaridirsi…

Sarà possibile incontrarsi alle ore 19.45 nel cortile della Basilica di Maria Ausiliatrice per vivere la cena al sacco in spirito di fraternità. Alle 20.45 l’accoglienza e alle 21 l’inizio della catechesi.

 

Festa di Don Bosco – Omelia di Mons. Cesare Nosiglia

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA,
ALLA S. MESSA NELLA FESTA DI DON BOSCO
(Torino, basilica di Maria Ausiliatrice, 31 gennaio 2017)

«TALITÀ – KUM»: TE LO DICO IO, ALZATI

«L’episodio del Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr. Mc 5,21-43) ha come protagonista una famiglia che ha una ragazzina malata. Il padre si rivolge a Gesù per ottenere la guarigione. Tra i tanti insegnamenti che possiamo attingere da questo brano evangelico, c’è anche quello che riguarda il rapporto di ogni educatore verso i giovani e ragazzi, soprattutto quelli “difficili” – come vengono chiamati. Essi portano con sé carenze dovute anche a fattori psicologici o ambientali, più che fisiche, le quali creano a volte grosse difficoltà per i genitori, i docenti, i catechisti e gli educatori adulti in genere. Eppure, proprio a questi “ragazzacci” – come venivano chiamati al tempo di san Giovanni Bosco – egli ha riservato il suo tempo e il suo cuore, trovando risposte sorprendenti e positive.

Gesù, in questo episodio della figlia di Giairo, si avvicina alla ragazza, data per spacciata e irricuperabile, con atteggiamento di amico: la prende per mano, le dice di alzarsi e l’aiuta a sollevarsi; poi, dice ai genitori di darle da mangiare. Gesù non considera dunque questa giovane perduta per sempre, ma l’aiuta a ricominciare a vivere e a credere in se stessa. Nessun ragazzo e ragazza è dunque
considerato “morto” per sempre, da parte di Gesù. Nessuno è considerato così difficile da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: “Alzati dalla tua situazione e prendi in mano la tua vita con gioia e coraggio!”.

È questo uno dei tratti più caratteristici dell’azione educativa di Don Bosco, che lo rende imitatore di Gesù e suo discepolo. Dal suo Maestro divino, egli impara a trattare con i ragazzi e giovani scapestrati e rifiutati, quelli meno considerati, scorgendo in essi un fondo di bontà e di forza capace di farli risorgere dalla loro situazione. Si tratta di “ragazzi difficili”, come vengono anche oggi chiamati, e di cui sentiamo sempre più parlare nei mass media, ma pur sempre ragazzi che attendono da noi segnali concreti di prossimità, di amore nella verità e di dialogo sincero e attento alle loro esigenze più profonde, che manifestano a volte anche con modi, linguaggi, scelte e comportamenti giudicati paradossali e trasgressivi da noi educatori.

Don Bosco ascolta questi ragazzi che parlano, anche quando sembrano assenti e indifferenti. Essi lo fanno con linguaggi inusuali, forse, ma molto chiari per chi sa interpretarli e se ne fa carico. Solo accogliendo ed intercettando questi linguaggi si può sperare di entrare nel loro mondo interiore e stabilire un contatto non solo esteriore, ma profondo ed amicale. Il problema è non lasciarsi fermare o scandalizzare dalle loro volute e cercate provocazioni verso il mondo degli adulti e da tutto ciò che contestano. Nel profondo restano ragazzi in ricerca del senso della vita, di affetti sinceri, di gioia e speranza per il futuro. Mettono alla prova i loro educatori, per vedere se dalle belle parole sanno passare ai fatti, se oltre a parlare di amore, di rispetto e di tolleranza, sanno per primi
esercitare queste virtù verso di loro, accettandone i comportamenti non come “difficili o da giudicare” secondo i nostri schemi adulti, ma da comprendere nelle loro cause più profonde e da gestire con serenità, pazienza e fiducia.

La conoscenza di chi sono i ragazzi e di come interpretare le loro ansie, problemi e situazioni di vita è importante, ma non è tutto. Occorre scendere poi nel concreto della proposta da fare. L’educatore deve rapportarsi con loro sapendo bene che cosa dire e come dirlo, perché passino contenuti ed esempi di vita.

È certamente importante, poi, fare esperienze con i ragazzi, ma anche saper riflettere con loro sulle esperienze fatte e cogliere in esse i valori positivi o critici. Ciò su cui siamo oggi più carenti, sono proprio le convinzioni ed i contenuti che dobbiamo comunicare ai ragazzi. Essi se ne accorgono subito, quando siamo incerti nella proposta e timidi nell’offerta di valori e messaggi convincenti, che incrocino le loro attese e speranze in una prospettiva anche del loro domani. Per questo non si possono dimenticare, entrando nel loro vissuto concreto, alcuni ambiti delicati e fondamentali per la loro crescita armonica, libera e responsabile.

Mi riferisco ai temi dell’affettività, con il massiccio bombardamento mediatico che veicola idee, pseudo-valori e immagini di ogni tipo, senza alcuna valenza etica e religiosa. Così come il tema delle devianze, di cui sono sempre più schiavi i ragazzi delle scuole medie e superiori. E, infine, il tema dell’utilizzo critico dei social network e della via digitale, che affascina e cattura la curiosità
delle nuove generazioni (e non solo, perché anche tanti adulti non danno esempio di farne a meno). Occorre, partendo dalla Parola di Dio o giungendo ad essa, porre in risalto non tanto e solo i pericoli, ma le possibilità che vengono offerte dal saper gestire bene questi ambiti di vita, illuminati dal Vangelo e con il dialogo e confronto costante con gli educatori.

Ma dobbiamo anche chiederci sinceramente: la nostra società ama i ragazzi e i giovani? A giudicare da quanto investe in risorse e concrete possibilità offerte loro sul piano educativo e lavorativo,
direi proprio di no. La sempre più scarsa considerazione sia sul piano economico, sia su quello del loro valore sociale, da parte anche delle istituzioni pubbliche, nei confronti delle scuole paritarie e degli oratori – due realtà su cui Don Bosco ha scommesso e che anche oggi rappresentano una frontiera avanzata di formazione e incontro del mondo dei ragazzi e giovani –, conduce inevitabilmente a una loro marginalità e insignificanza. La povertà crescente, poi, che attanaglia molti ragazzi e giovani, privati di una giusta autonomia per il loro presente e futuro, rappresenta un ulteriore segno del degrado sociale, che colpisce anche il nostro territorio.

Tali criticità sono collegate – e spesso anche conseguenti – a una situazione ancora più grave, che è la preclusione dei giovani dal mondo del lavoro, o il prevalere per essi di impieghi saltuari e
precari. Don Bosco ci insegna ad accompagnare ogni ragazzo e giovane nella sua crescita, formando quelle competenze necessarie a impostare bene il suo futuro, mediante uno sbocco professionale. Nell’Agorà del sociale, che abbiamo vissuto nel mese di novembre scorso, i giovani hanno chiesto a tutte le componenti della nostra società di essere accompagnati sia nella scelta degli studi da fare, sia nella successiva ricerca di un lavoro, oggi spesso assente o precario, che impedisce a tanti di avere un progetto di vita meno insicuro.

La voce di Don Bosco si è levata forte anche su questo piano e per questo egli si è preoccupato di dare vita a scuole professionali e a nuovi lavori, che permettessero ai giovani di formarsi e operare
attivamente nella società. Oggi, con tutti i mezzi e le risorse industriali e commerciali, agricole e del terzo settore che abbiamo a disposizione, ci stiamo perdendo in chiacchere nei confronti dei
giovani, senza affrontare seriamente questo tema del lavoro, lasciato alla mercé di un mercato selvaggio, che cerca solo i propri interessi economici e finanziari. Ci sarebbe bisogno di un moderno “Piano Marshall” nel nostro Paese, ma anche a livello di Comunità europea, per affrontare finalmente alla radici questo problema e trovare una soluzione adeguata alla gravità della situazione.

In conclusione, vorrei notare come al capezzale di tanti ragazzi e giovani si affollano esperti di ogni genere, che scrivono libri su libri e sentenziano in modo assoluto su questo o quel metodo per risuscitarli alla vita. Don Bosco sapeva bene – perché stava con loro ogni giorno – che la fonte prima del loro risveglio è in loro stessi. E per questo faceva leva sulle loro risorse interiori, per ridare la voglia di vivere, di amare, di gioire. Questo è il grande e attuale insegnamento del Santo dei giovani; questa deve essere anche la nostra convinzione profonda che ci anima: non ci sono solo ragazzi difficili; ci sono – e siamo noi – adulti difficili e complicati, incerti nella nostra testimonianza, indecisi e tiepidi nella fede e paternalistici nell’amore. Solo l’educatore che sa mettersi in crisi, a partire da se stesso, può trovare nell’umiltà la via che apre all’incontro con i ragazzi e i giovani e sa comunicare con il loro mondo interiore.

Mi auguro che la figura di Don Bosco e la sua testimonianza e insegnamento suscitino in tutti noi, sacerdoti, genitori ed educatori, l’umiltà di farci discepoli dell’unico maestro di vita che è Cristo. Discepoli insieme agli stessi ragazzi, per camminare con loro sulla via che conduce al Signore e trovare in Lui le risposte più vere ed attese dal cuore di ciascuno

+ Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino».

Torino, 31 gennaio 2017

Programma festa di don Bosco 2017

Appuntamenti per il “gennaio salesiano” e la festa di don Bosco nelle Basiliche dei luoghi storici.

 

Ordinazione Presbiterale don Vincenzo ROSSO – Galleria Fotografica

(foto: Andrea Cherchi e Antonio Saglia)

Ordinazione Presbiterale

Sabato 10 dicembre presso la Basilica di Maria Ausiliatrice alle 0re 15,00 Don Vincenzo Rosso sarà ordinato sacerdote. Ricordiamolo nella preghiera perchè possa diventare un santo sacerdote con il cuore, la fede, lo sguardo e l’intraprendenza di don Bosco!
Chi volesse essere presente è il benvenuto!

Le prime messe saranno celebrate a

  • Cumiana – Parrocchia Santa Maria della Motta domenica 11 Dicembre alle ore 11,00;
  • Torino – Parrocchia San Giovanni Bosco (Agnelli) domenica 18 Dicembre alle ore 10,00.

 

E se la fede avesse ragione – Video della seconda catechesi

Tema del secondo incontro di E se la fede avesse ragione, guidato da don Luca Ramello è stato:

Come farsi del male in 7 mosse
Tutti noi abbiamo delle abitudini. Fra queste, le virtù ci strutturano come persone migliori, ma i vizi ci trascinano a fondo, sfigurando l’immagine vera di noi stessi e rendendoci schiavi, senza controllo nè gioia. Sei ancora in tempo per combatterli?

Guarda il video completo della catechesi

Le date degli altri appuntamenti e maggiori informazioni sul sito eselafede.it

E se la fede – 2 incontro

Con il 3 di novembre del 2016 arriva puntuale anche il secondo appuntamento di E SE LA FEDE.

Tema dell’incontro, tenuto da don Luca Ramello, i 7 vizi capitali: Come farsi del male in 7 mosse.
“Tutti noi abbiamo delle abitudini. Fra queste, le virtù ci strutturano come persone migliori, ma i vizi ci trascinano a fondo, sfigurando l’immagine vera di noi stessi e rendendoci schiavi, senza controllo nè gioia. Sei ancora in tempo per combatterli?”

Puoi rivedere il video della diretta streaming:

Una breve PhotoGallery dell’appuntamento:

Due interviste al Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice

Don Cristian Besso, nuovo Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice, è stato protagonista in questi giorni di due interviste: una andata in onda sulle frequenze di Primaradio, l’altra, a firma della penna di Marina Lomunno, sulle pagine de La Voce e il Tempo.

Riportiamo i link delle due testimonianze.

 

 

 

 

E se la fede avesse ragione – Video della prima catechesi

Tema del primo incontro di E se la fede avesse ragione, guidato da don Andrea Bozzolo è stato:

Il corpo a corpo con Dio
“Per crescere nella fede, non è sufficiente trovare le risposte giuste, ma anche porre le domande giuste. La vita “piena”, quella che ci indica il Signore Gesù, non si improvvisa: va preparata, accompagnata da una guida, bisogna conoscerne i segreti, che non sono “trucchetti” pubblicitari…”

Guarda il video completo della catechesi

Le date degli altri appuntamenti e maggiori informazioni sul sito eselafede.it

Lectio Divina

Molte volte nel suo magistero papa Francesco ha parlato del “Dio delle sorprese“, capace sempre di fare vedere un punto di vista diverso rispetto quello prospettato dalla cultura mondana. Per lasciarsi sorprendere da Dio è però importante prima di tutto porsi in ascolto di Dio, con animo docile e aperto, iniziare un cammino che apra il cuore al volere del Signore.  Egli ha consigliato in più occasioni la Lectio Divina, quale metodologia di preghiera e riflessione ottimale per comprendere la Parola di Dio.

Su questa scia si pone la proposta della Parrocchia di Maria Ausiliatrice rivolta a quanti vogliono approfondire la Parola della domenica e vivere da autentici cristiani il giorno del Signore.

 

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