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Il progetto “Casa Don Bosco”: un nuovo spazio che sarà inaugurato nel 2020 – Giampietro Pettenon

Aspettando la realizzazione del progetto “Casa Don Bosco” che sta prendendo forma giorno dopo giorno nel cuore pulsante salesiano di Valdocco (che sarà inaugurato nel 2020), si riporta il video-intervista di Giampietro Pettenon – Presidente di Missioni Don Bosco – realizzato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS lo scorso 24 maggio e l’articolo correlato pubblicato oggi.

(ANS – Roma) – Era lo scorso 24 maggio, giorno della Festa di Maria Ausiliatrice, quando Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco, spiegava ad ANS il progetto “Casa Don Bosco”, un nuovo spazio che sarà inaugurato nel 2020.
I pellegrini arrivati a Valdocco lo scorso 24 maggio avranno notato senza dubbio il grande cantiere, che interessa le camerette e tutto l’edificio di Casa Pinardi, compresa la chiesa di San Francesco.

Il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, infatti, seguendo la richiesta del Capitolo Generale 27, con l’intenzione di valorizzare adeguatamente i luoghi storici salesiani, ha preso personalmente l’impegno di costruire un nuovo museo, appunto “Casa Don Bosco”. Sorgerà proprio nel luogo e negli edifici che lo stesso Don Bosco aveva costruito per accogliere i ragazzi a Valdocco. Una parte del museo sarà aperta durante il CG28, mentre gli altri ambienti saranno resi fruibili nel corso del 2020. L’apertura del nuovo museo rappresenta un’occasione unica per riscoprire la storia salesiana, riscoprendo i luoghi nei quali ha vissuto e lavorato Don Bosco.

Il recupero di questi nuovi spazi viene raccontato in due video, nei quali il sig. Pettenon non solo illustra il progetto, ma porta lo spettatore fin dentro il cantiere, dove gli operai stanno lavorando per riportare presto alla luce questi luoghi, fondamentali per le nostre radici salesiane. Durante i lavori, iniziati nel maggio di quest’anno, gli operai hanno scoperto un seminterrato realizzato da Don Bosco, insieme ai salesiani e ai giovani. Nei video, il sig. Pettenon ci mostra gli elementi rimasti intatti, come il forno, il pozzo, la vecchia carrucola e persino la scala che collegava il seminterrato al piano degli abbaini, dove c’erano le camerette, e che veniva quotidiniamente percorsa da Don Bosco, da Mamma Margherita, da Don Rua e da San Domenico Savio.

Con l’apertura di questo cantiere, quindi, è rivenuta alla luce la storia salesiana e sono stati riscoperti i luoghi della quotidianità di Don Bosco. Si tratta, chiaramente, di una scoperta importantissima per i salesiani e la Famiglia Salesiana di tutto il mondo.

I video che spiegano il progetto “Casa Don Bosco” saranno due, entrambi presentati dal sig. Pettenon. A questi se ne aggiungerà un terzo, che sarà incentrato invece sul Colle Don Bosco. Il primo video è già disponibile in 6 lingue su ANSChannel che, come già ricordato, è stato rinnovato. I video saranno infatti caricati nei diversi canali, suddivisi per lingua, così da poter facilitare l’utente a reperire i materiali audiovisivi nella lingua che preferisce.

Inaugurato il Museo Etnografico Missioni Don Bosco a Valdocco dal Rettor Maggiore

Sabato 28 settembre è stato inaugurato il nuovo Museo Etnografico Missioni Don Bosco a Valdocco. Si riporta di seguito il comunicato stampa dell’evento.

Alla “casa madre” della congregazione a Torino

Inaugurato oggi Il Museo Etnologico Missioni Don Bosco dal Rettor Maggiore dei salesiani, don Ángel F. Artime

Presenti oltre 200 persone, molti giovani, insieme con i nuovi missionari in partenza domani

Un nuovo spazio museale a Torino, ponte verso il resto del mondo per il suo contenuto, testimonianza di un dinamismo culturale scaturito fra i giovani del primo oratorio di Valdocco. È il Museo Etnografico Don Bosco che oggi pomeriggio è stato aperto al pubblico con una breve cerimonia alla quale ha partecipato il Rettor Maggiore dei salesiani, don Ángel Fernández Artime.

“Si tratta di un grande racconto dei luoghi periferici del mondo”

ha spiegato il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon, ispiratore e sostenitore dell’iniziativa museale.

“Dice le realtà dei popoli che abbiamo incontrati negli anni e cosa facciamo nelle loro terre. Il racconto” ha sottolineato “è il motore della Provvidenza, perché suscita attenzione verso i più lontani e promuove solidarietà.

I pellegrini che frequenteranno la basilica di Maria Ausiliatrice troveranno anche in questo spazio una sorta di “reliquiario”, per due ragioni:

– le teche e gli armadi che contengono gli oggetti esposti provengono dalle camerette di Don Bosco a Valdocco, spazio della memoria dedicato al santo nella prima metà del ‘900;

– quanto oggi mostrato ai visitatori sono oggetti che appartengono al cuore di popoli che Dio ama: alla loro vita quotidiana, alla loro spiritualità, alle loro relazioni”.

Don Artime ha collegato questa memoria del passato con l’attualità della partenza (che avverrà domani per la 150° volta) di nuovi missionari, anch’essi presenti all’inaugurazione. “Sono queste persone, siete voi che qui partecipate, a dare continuità all’opera di Don Bosco. «Da solo non sarei riuscito a fare grandi cose» diceva il nostro fondatore. Anche in questo tempo sono donne e uomini come voi che fanno sì che il progetto vada avanti”.

Elisabetta Gatto, antropologa di Missioni Don Bosco, e Massimo Chiappetta, allestitore del museo, hanno spiegato le caratteristiche della nuova proposta, che è contenuta in un piccolo spazio che – anche attraverso soluzioni espositive originali – è capace di proiettare l’attenzione verso i cinque continenti.

Spesso le esplorazioni e le visite dei missionari sono state accompagnate fin dai primi tempi con riprese, prima cinematografiche poi audiovisive. Una scelta di brani da quei documentari è presente nel nuovo museo, proiettati all’interno dei tabelloni che indicano il contenuto delle teche.

Infine su un grande schermo interattivo è possibile fare il giro del mondo con pochi clic e constatare l’attualità della presenza missionaria salesiana nel mondo: incontri con popolazioni e realtà tradizionalmente “vicine” ma anche con quelle più distanti non solo dal punto di vista geografico ma anche culturale. Il filo conduttore sono i progetti, quelli consolidati e quelli in corso di completamento, che Missioni Don Bosco sostiene grazie all’aiuto dei benefattori.

Il museo sarà aperto tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8 alle 18 (l’orario sarà adattabile alle esigenze speciali di gruppi di visitatori, comprese le scolaresche). La visita può essere assistita da audioguide disponibili all’ingresso di Missioni Don Bosco.

Domani, domenica 29 settembre, Elisabetta Gatto condurrà due visite guidate, alle ore 9.00 e alle ore 10.30; da lunedì 30 settembre il servizio sarà reso dal personale di Missioni Don Bosco.

Ringraziamo per la cortese attenzione, mentre ci auguriamo di poterVi accompagnare nella visita al Museo Etnografico Missioni Don Bosco.

Cordiali saluti,

Antonio R. Labanca

Rivivi il momento:

 

 

Inaugurazione del Museo Etnografico Missioni Don Bosco a Valdocco

In concomitanza con il prossimo Harambée (28 settembre p.v.) e alla viglia della partenza di missionari da Maria Ausiliatrice a Torino per la 150° volta avverrà l’inaugurazione del Museo Etnografico Missioni Don Bosco a Valdocco. Si riporta di seguito il comunicato stampa dell’evento.

Nuova proposta a Torino Valdocco

Il Museo Etnografico Missioni Don Bosco apre i battenti sabato 28 settembre alle 14,00

Lo inaugura don Ángel Fernández Artime, rettor maggiore dei salesiani

Alla vigilia della 150° partenza di missionari salesiani da Torino (v. https://news.missionidonbosco.org/il-29-settembre-partono-i-missionari-salesiani) viene inaugurato il Museo Etnografico Missioni Don Bosco.

Voluto per rendere sempre più accessibile la conoscenza del mondo missionario ai pellegrini di Valdocco, il museo è situato nella palazzina a fianco della basilica di Maria Ausiliatrice (al numero 32 della omonima via). Costituisce un tassello originale della dimensione internazionale di Torino e un deposito scientificamente rilevante della cultura dei popoli nativi di tutto il mondo.

Il 28 settembre p.v. alle ore 14:00 il Rettor maggiore dei salesiani, don Ángel Fernández Artime, benedirà questo nuovo spazio con la partecipazione di 17 ispettori da tutto il mondo, di 13 missionari rientrati per i corsi di aggiornamento in Italia e dei 36 nuovi partenti. Con loro il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon.

“Questo piccolo museo racconta di un incontro” spiega Elisabetta Gatto, etnologa e curatrice per Missioni Don Bosco del nuovo spazio culturale, “quello tra i missionari salesiani e alcune popolazioni con le quali, a cominciare dalla prima spedizione in Patagonia del 1875, sono entrati in contatto. Testimonianza di questo incontro sono gli oggetti che i missionari hanno portato in Italia e che fanno parte delle collezioni del Museo Etnologico Missionario di Colle Don Bosco (v. https://colledonbosco.org/home/museo-etnologico-missionario-don-bosco/).

Esposti troviamo utensili, arredi, abiti, ornamenti, frutto della creatività con cui i diversi gruppi umani hanno saputo adattarsi all’ambiente, trasformando le risorse disponibili per le esigenze della vita quotidiana e per la realizzazione delle pratiche culturali e rituali.

La mappa del museo è concepita per aree geografiche; è possibile approfondire la visita scegliendo anche gli itinerari tematici per soggetto, disponibili nelle audio guide.

Lungi dal voler essere esaustivo circa la presenza capillare delle missioni salesiane nel mondo, questo spazio museale è una vetrina delle presenze salesiane più significative a fianco delle popolazioni indigene e a tutela delle diverse tradizioni culturali.

Il percorso inizia con la Patagonia e la Terra del Fuoco, destinazioni della prima spedizione missionaria salesiana nel 1875. Gli oggetti esposti sono un’importante testimonianza di culture e di popolazioni ormai estinte; i manufatti raccolti da don Borgatello nel 1911 e don De Agostini nel 1932 si possono considerare oggi pezzi unici.

Si prosegue con gli Shuar dell’Ecuador (ricordiamo l’opera particolarmente significativa di padre Bolla), con gli Yanomami del Venezuela (prezioso il lavoro di don Cocco), con le popolazioni del Rio Negro, con i Bororo, gli Xavante e i Carajá del Brasile, con i Naga del Nord-est dell’India. Una vetrina è dedicata alla Cina, una al Giappone, una all’Oceani. Il percorso si chiude con due vetrine dedicate al continente africano.

Il museo si apre alla contemporaneità grazie alla documentazione contenuta nel maxischermo che testimonia l’impegno attuale dei missionari salesiani nel mondo a favore delle popolazioni più svantaggiate e più bisognose di aiuto. Il visitatore potrà esplorare attraverso un monitor alcune realtà delle presenze salesiane nei cinque continenti, raccontate anche attraverso brevi video e fotografie.

Ci auguriamo di poterVi incontrare all’inaugurazione.

Il museo missionario di Missioni Don Bosco

Questo fine settimana, in concomitanza con la 150a Partenza Missionaria, inaugureremo un piccolo museo molto interessante: ospiterà oggetti etnografici raccolti dai missionari salesiani per illustrare la varietà dei contesti culturali con cui sono entrati in contatto e che sono diventati testimonianza della presenza e dello sviluppo storico delle nostre missioni nel mondo. L'invito del nostro presidente e dell'antropologa che ha curato l'allestimento.

Publiée par Missioni Don Bosco ONLUS sur Mardi 24 septembre 2019

 

Missioni Don Bosco: viaggio in Argentina – situazione Buenos Aires

Si trasmette il Comunicato Stampa di Missioni Don Bosco in merito alle prime informazioni fornite dal presidente dell’Associazione, Giampietro Pettenon, riguardo al suo viaggio in Argentina, in particolare a Buenos Aires, quartiere Don Bosco. Uno sguardo partecipe su un quartiere ultra-periferico della capitale, dove le famiglie vivono nella miseria.

MISSIONI DON BOSCO – Comunicato stampa 17 luglio 2019: 60mila persone vivono in condizioni disumane
Bambini giocano fra cani randagi, topi e maiali

Fra le baracche, dov’era una cava ora diventata un acquitrino, vivono tre salesiani, poveri fra i poveri, con attività rivolte ai giovani.

Il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon, si trova in questi giorni in Argentina per portare aiuto ai missionari.

“La presenza dei salesiani in questa terra è coeva a quella italiana ed europea”

ricorda nel suo diario di viaggio appena trasmesso alla redazione del sito dell’ente.

“Era il 1875 quando Don Bosco inviò i primi dieci missionari in Argentina, a Buenos Aires”.

Quest’anno tra l’altro si celebrerà a fine settembre a Valdocco la 150° partenza di salesiani e salesiane verso le terre di missione.

“L’attuale massiccia presenza di opere salesiane nella città e nella provincia di Buenos Aires si può paragonare alla medesima quantità di opere dei figli di Don Bosco a Torino e in Piemonte, terra in cui il carisma salesiano è nato”

osserva Pettenon.

“Ci sono collegi con migliaia di studenti dalla scuola materna alla secondaria superiore, un tempo disseminati nella campagna che circondava la capitale argentina ed oggi al centro di enormi quartieri che costituiscono la metropoli moderna di Buenos Aires”.

Negli ultimi anni sono nate nuove opere ‘di frontiera’ nelle aree dove affluiscono centinaia di migliaia di persone provenienti dalla campagna argentina e dai Paesi limitrofi, che cercano fortuna nella capitale della federazione. Fra queste, una ha particolarmente colpito Pettenon, la parrocchia Don Bosco, a sud di Buenos Aires.

“Una parte del quartiere è costituita da case piccole e dignitose; c’è poi una zona bassa, una cava da cui hanno tratto il materiale per costruire l’autostrada vicina, che progressivamente si è popolata di gente senza nulla. Ne è nato un secondo quartiere di circa 60mila persone che vivono in condizioni disumane in cui i bambini giocano in mezzo a cani randagi, topi e maiali che circolano liberamente su mucchi di spazzatura, un acquitrino perenne sulla parte più bassa della cava”.

Con la disoccupazione che colpisce le famiglie, cresce anche la delinquenza.

“Per dare un lavoro a quanti più possibile, i salesiani hanno messo in piedi una cooperativa che raccoglie e differenzia la spazzatura: cartoni e plastica vengono raccolti da uomini che spingono carretti lungo le strade e venduti poi una volta che sono ben impacchettati. Non si guadagna molto, ma meglio che niente”

riferisce il presidente di Missioni Don Bosco. E aggiunge:

“I tre salesiani della comunità che anima la parrocchia sono persone semplici e dirette. Vivono in una casa poverissima dove è difficile trovare qualcosa di superfluo. Sono poveri tra i poveri”.

Altro grave problema è il consumo di droghe ‘anomale’: aspirazione dei residui tossici della lavorazione della cocaina o dei vapori del gasolio, versamento di alcol denaturato sugli occhi per stordirsi grazie all’alta densità di capillari che assorbono velocemente la sostanza. I salesiani cercando di impegnare i giovani con diverse attività durante il giorno. Prima di rimandarli a casa (se ne hanno una) offrono loro una cena sostanziosa.

“Un po’ di veleno nel sangue li aiuta a dimenticare la fame e la miseria in cui vivono. Questi giovani si drogano solo perché hanno fame e non hanno nulla da mangiare. La pancia piena è la miglior terapia”

sottolineano gli operatori del Don Bosco.

Oltre al centro diurno c’è una casa-famiglia, un ‘hogar’ (focolare) che accoglie 25 ragazzi di strada o che vivono situazioni di violenza e di abuso familiare. Insieme con l’oratorio, i salesiani gestiscono corsi di formazione professionale:

“Brevi e semplici per tenere occupati i ragazzi ed insegnare loro un mestiere: falegnameria, carpenteria metallica, gastronomia”

spiega Pettenon.

Il diario completo del viaggio di Pettenon sarà presto pubblicato nel sito www.missionidonbosco.org.

Ai giornalisti interessati potremo fornire ulteriori anteprime, oltre che dare modo di incontrare lo stesso presidente di Missioni Don Bosco al suo rientro.

Grazie per la cortese attenzione, e buon lavoro.

Antonio R. Labanca

Missioni Don Bosco: in arrivo il nuovo numero di “Terre lontane” – luglio 2019

Per il mese di luglio, in arrivo il nuovo numero del mensile d’informazione di Missioni Don Bosco intitolato “Terre Lontane“, dedicato alla 150° partenza missionaria e al sinodo sull’Amazzonia.

In anteprima, l’editoriale di Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco:

Possiamo dirci fortunati a essere partecipi della 150a partenza dei salesiani per le terre di missione. Un traguardo che molti – in primis lo stesso Don Bosco – hanno sognato ma che, nella precarietà della Storia, non poteva neanche essere immaginato con certezza. Eppure da quando è partita la prima spedizione dei giovani cresciuti a Valdocco con destinazione Patagonia, il mandato missionario è stato ripetuto 149 volte fino a oggi. Domenica 29 settembre 2019 saremo presenti nella basilica di Maria Ausiliatrice, da cui tutto è partito, per condividere l’emozione di quell’evento.

Questa partenza è alla vigilia del Mese missionario straordinario voluto da papa Francesco. I salesiani hanno risposto intensificando l’invito a nuovi “banditori e ministri” del Vangelo di lasciare la propria terra e le proprie consuetudini… per rendersi disponibili dove e come lo Spirito Santo ispirerà la loro azione e la loro preghiera. Missioni Don Bosco ascolterà ciò che emergerà dal Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia che si svolgerà quello stesso mese. La condizione umana e spirituale dei popoli che vivono in quella foresta (sempre più circoscritta dallo sfruttamento economico e dalla violenza sull’uomo e sulla natura) riguarda l’intero pianeta. Avremo tutti modo di migliorare il nostro sguardo sul futuro e sulla sua evangelizzazione nel Terzo Millennio.

 

Fiona May testimonial per Missioni Don Bosco

Da questa settimana è ufficiale il ruolo da “testimonial” di Fiona May in relazione alle attività benefiche di Missioni Don Bosco.

L’atleta olimpica (ora anche attrice) ha accettato l’invito a farsi portavoce delle campagne a sostegno dei progetti che l’ente salesiano di Valdocco sostiene in tutto il mondo.

La prima uscita pubblica sarà in occasione della Festa della Mamma del 12 maggio, attraverso un post incentrato sull’accoglienza e il sostegno delle bambine ospitate dal Centro di Luanda in Angola.

I bambini e il loro futuro sono il tema di fondo dell’impegno di Fiona May. È una sfida sul piano degli interventi educativi ma anche su quello della comunicazione: Missioni Don Bosco sostiene questa sfida con la campagna 5×1000 di quest’anno.

“Crediamo in un futuro fatto di opportunità e di integrazione con il tessuto sociale, un futuro a portata di mano per ogni bambino, per ogni ragazzo svantaggiato”

afferma Giampietro Pettenon, Presidente di Missioni Don Bosco.

Per la sua storia e il suo impegno, la campionessa Fiona May è fra le persone più credibili per portare lontano un grande progetto come quello di Missioni Don Bosco, che oggi partecipa alla formazione di 1.140.000 giovani con 3.500 case salesiane.

 

 

 

 

 

“Stop tratta”: così i Salesiani contrastano la migrazione illegale dall’Africa

Si segnala la notizia pubblicata da La Stampa, in data 27 settembre 2018, a cura di Cristina Uguccioni, sul progetto mandato avanti dalla onlus torinese, Missioni Don Bosco, intitolato “Stop Tratta”: questo si propone di informare capillarmente chi intende emigrare dall’Africa sub-sahariana per ragioni economiche, dei gravi rischi che il viaggio comporta e offrire opportunità di lavoro a chi decide di restare in patria.
A seguire l’articolo.

«Siamo consapevoli che il nostro progetto sia una goccia nell’oceano ma se non ci fosse – come diceva madre Teresa di Calcutta – l’oceano avrebbe una goccia un meno. Noi non vogliamo far mancare la nostra goccia». Così dice a Vatican Insider Giampietro Pettenon, 53 anni, salesiano, presidente di Missioni don Bosco, la onlus torinese che sostiene i missionari salesiani nel mondo. La “goccia”, il progetto cui fa riferimento, è denominato Stop Tratta: si propone di informare capillarmente chi intende emigrare dall’Africa sub-sahariana per ragioni economiche dei gravi rischi che il viaggio comporta e offrire opportunità di lavoro a chi decide di restare in patria: «Il progetto è cominciato nell’autunno del 2015», racconta Pettenon: «Nel giugno di quell’anno Papa Francesco venne in visita a Torino e, incontrando la famiglia religiosa salesiana, parlò della “vocazione alla concretezza” dei figli e delle figlie di don Bosco. Inoltre, durante quella visita, manifestò le sue preoccupazioni per la sorte di migliaia di giovani che cercavano di raggiungere l’Europa rischiando la vita. Ci sentimmo interpellati da quelle parole e capimmo di dover agire per offrire alle giovani generazioni africane un’alternativa concreta e credibile all’emigrazione illegale. Così demmo vita a Stop Tratta chiedendo ai missionari salesiani presenti in Africa la disponibilità a portare avanti il progetto nelle loro zone di residenza: noi, in collaborazione con il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) li avremmo supportati economicamente fornendo anche consulenza e attrezzature».

La fase dell’informazione 

Il progetto, che ha durata quinquennale, coinvolge 14 opere salesiane in sei Paesi – Etiopia, Ghana, Senegal Mali, pettenonNigeria, Liberia – e prevede tre fasi. La prima, quasi sostanzialmente conclusa, è quella informativa: migliaia di giovani e di genitori – attraverso incontri nelle parrocchie, depliant, brevi video, programmi radiofonici promossi dai missionari – sono stati informati dei molti rischi cui i ragazzi sono esposti durante il viaggio verso l’Europa e le difficoltà che incontrano una volta giunti alla meta. «Nonostante i molti mezzi di informazione presenti anche in Africa, le persone spesso ignorano la pericolosità di questi viaggi», sottolinea Pettenon. «I ragazzi, appena giungono in Europa, telefonano alle famiglie senza raccontare i soprusi e le brutali violenze subite; ne provano vergogna. Nei villaggi si sa solo che ce l’hanno fatta: così molti decidono di seguirli. Inoltre in questi Paesi operano spregiudicate agenzie che offrono ai ragazzi viaggi “all inclusive”, presentandoli come viaggi sicuri e comodi. I prezzi sono piuttosto elevati e le famiglie si indebitano anche pesantemente pur di assicurare ai figli un futuro dignitoso. Noi spieghiamo ai genitori che queste proposte sono una truffa: quando lo scoprono iniziano a dissuadere i figli dal partire».

 

Le queen mothers del Ghana 

In questa opera di informazione i missionari salesiani hanno potuto contare sull’appoggio dei governi e delle autorità locali: «In Ghana si è rivelato prezioso anche l’aiuto delle queen mothers, le figure più autorevoli dei villaggi, cui tutti fanno riferimento: queste donne hanno dato la loro benedizione al progetto sollecitando le famiglie a prestare ascolto ai missionari».

 

La formazione 

Attualmente è in corso la seconda fase del progetto, quella formativa: prevede l’offerta di corsi professionali di breve durata (da uno a nove mesi): i missionari salesiani hanno individuato le figure professionali maggiormente richieste nel loro territorio in modo da avviare i corsi più adatti: dall’agricoltura all’allevamento, dall’idraulica alla meccanica, dalla sartoria all’informatica. «Tenuti da insegnanti ed educatori – prosegue Pettenon – i corsi sono circa mille e stimiamo possano coinvolgere complessivamente 18mila giovani e madri: in molti Paesi africani sono infatti le donne il vero punto di riferimento della famiglia, sono loro che, lavorando duramente, mantengono i figli. Ad esempio, in Etiopia un gruppo di signore ha seguito un corso di allevamento dei maiali che ora sono diventati “le banche delle famiglie”: una volta macellati e venduti, questi animali assicurano all’intero nucleo familiare il denaro necessario a vivere decorosamente».

 

Il lavoro, finalmente 

Conclusa la formazione – ed è la terza fase del progetto – i giovani e le donne si possono rivolgere ad alcune banche locali per ottenere il finanziamento necessario ad acquistare gli strumenti necessari ad avviare una piccola attività. In passato, dice Pettenon, i missionari salesiani avevano già promosso il microcredito, senza molto successo poiché spesso le persone – contando sulla benevolenza dei sacerdoti – non restituivano il prestito ricevuto impedendo quindi di assicurare questo sostegno economico ad altre famiglie. Così, nell’ambito del progetto Stop Tratta, si è voluto coinvolgere il sistema creditizio locale: sono le banche che, ricevuti dai salesiani i finanziamenti, provvedono a erogarli. «Sino ad oggi, grazie alla generosità dei nostri benefattori, molti giovani e donne hanno iniziato piccole attività: ci sono ragazzi che si dedicano alla raccolta e al commercio dei fichi d’India, altri che hanno costruito serre per la coltivazione di ortaggi, ci sono madri che hanno imparato a cucinare piccoli dolcetti che poi vendono nei mercati e ragazzi che lavorano come idraulici ed elettricisti nelle grandi città. In Ghana quattro giovani sono diventati mentor farmers: non solo hanno avviato una attività agricola ma offrono stages agli studenti dei nostri corsi professionali».

 

I migranti di ritorno 

Nel progetto Stop Tratta sono coinvolti anche migranti che tornano nella loro patria: «Tre giovani senegalesi, emigrati illegalmente in Italia alcuni anni fa, hanno seguito un corso professionale presso il centro d’accoglienza siciliano gestito dall’associazione salesiana Don Bosco 2000: sono diventati mediatori culturali e hanno iniziato a lavorare con noi salesiani», conclude Pettenon. «A loro abbiamo proposto di fare ritorno in Senegal e affiancare i missionari nella gestione dei corsi professionali, in qualità di educatori. Hanno accettato».