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Salesiani Crocetta: «di nuovo insieme in oratorio»

Si riporta la notizia proveniente da La Voce e il Tempo, a cura di Federico BIGGIO, riguardo alla ripartenza delle attività in oratorio dei Salesiani della Crocetta.

RIPARTENZA – TUTTI I GIORNI, DOPO LA SCUOLA: PRANZO, STUDIO E ATTIVITÀ LUDICHE
Salesiani Crocetta, «Di nuovo insieme in oratorio»

Dopo che la Regione Piemonte ha approvato a settembre gli indirizzi operativi per la gestione in sicurezza delle attività oratoriane, l’oratorio salesiano della Crocetta di Torino (via Giuseppe Piazzi 33) ha deciso di lanciare l’iniziativa «Di nuovo insieme in oratorio».

Ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, dalle 13 alle 18.30, tutti i bambini e ragazzi, dalla prima elementare alla seconda superiore, possono usufruire di un servizio di doposcuola ideato, gestito e organizzato da salesiani, educatori, volontari e animatori. I bambini delle elementari possono accedere allo «spazio compiti» dalle 16.30 alle 18.30, mentre per i ragazzi delle medie e superiori l’oratorio apre già a partire dalle 13 per pranzare al sacco e condividere insieme la pausa pranzo; successivamente i ragazzi possono dedicarsi ai compiti.

Dal mese di novembre, inoltre, sarà attivato anche un «atelier educativo», una proposta per imparare a crescere e a studiare: durante lo spazio compiti verrà proposto un incontro formativo settimanale focalizzato sullo sviluppo di metodi di studio efficaci e di meta-competenze trasversali da parte di una psicologa, che si occuperà anche della formazione degli animatori volontari:

«l’idea», spiega don Giovanni Campanella, direttore dell’oratorio, «è quella di fornire strumenti utili, che rimangano per tutta la vita, a tutti quei giovani che a volte sono ‘poveri’ di strumenti: tuttavia non si tratta di una relazione frontale ma di uno scambio basato sulla relazione educativa». Per tutti, dopo aver adempiuto i doveri scolastici, sarà possibile rimanere in oratorio per partecipare a diversi laboratori e attività ricreative, sportive e ludiche (nel rispetto delle norme anti-Covid): «per il momento l’oratorio riapre solo per queste attività strutturate, proprio per venire in contro alle esigenze sanitarie», continua don Campanella, «in attesa che si possa riaprire il cortile a chi vuole anche solo passare per un saluto, facendo triage e certificando lo stato di salute».

È possibile iscriversi alle iniziative descritte in oratorio, per informazioni scrivere una e-mail a oratorio@crocetta.org o al direttore don Giovanni Campanella, cell. 338.8748765 .

Federico BIGGIO

La Voce e il Tempo: abbonamento digitale scontato!

Si segnala l’offerta proposta da La Voce e il Tempo riguardo l’abbonamento digitale scontato a 10€ anziché 30€. Di seguito l’articolo dedicato con tutte le informazioni e le parole dell’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

«La Voce e il Tempo» digitale a 10 euro

Scrive l’Arcivescovo – Per conquistare nuovi lettori a «La Voce e il Tempo» è attiva da alcune settimane una promozione straordinaria: 10 euro (anziché 30) per l’abbonamento annuale nell’edizione digitale sfogliabile su tablet, cellulare o pc. Ci si abbona qui. Pubblichiamo il messaggio di mons. Cesare Nosiglia per la diffusione del giornale

Per conquistare nuovi lettori a «La Voce e il Tempo» è attiva da alcune settimane una promozione straordinaria: 10 euro (anziché 30) per l’abbonamento annuale nell’edizione digitale sfogliabile su tablet, cellulare o pc. Ci si abbona qui. L’offerta è alla portata di tutti, resterà valida fino al 31 dicembre: volete aiutarci a farla conoscere nelle vostre famiglie, parrocchie, associazioni? Qui di seguito il messaggio dell’Arcivescovo per la diffusione del giornale.

Diffondere il giornale

Carissimi,
sta finendo un anno difficile, doloroso, rischioso. Mesi trascorsi in casa senza poter partecipare di persona alla Santa Messa, senza poter provare con i nostri ragazzi la gioia della Prima Comunione o quella impegnativa della Cresima, senza poter salutare i nostri morti: una generazione! Ebbene in quelle settimane, ad affiancare la straordinaria fantasia dei sacerdoti, dei diaconi, dei volontari e delle associazioni con Messe, preghiere, messaggi in streaming, c’era il nostro settimanale: «La Voce e il Tempo». Tutti hanno potuto consultarlo, leggerlo, sfogliarlo gratuitamente nell’edizione digitale. E così hanno potuto conoscere le scelte, le iniziative, i problemi della grande comunità torinese.

Il giornale, risultato della riuscita unificazione de «La Voce del Popolo» e de «il nostro tempo», ha svolto così un importante ruolo di legame tra le parrocchie, di stimolo alla fede, di specchio della creatività di un popolo che, nell’anno del coronavirus, si è sentito più unito e più forte, nella preghiera e nell’azione.

Per ampliare il radicamento de «La Voce e il Tempo» sul territorio, insieme dobbiamo cercare di farlo conoscere sempre di più e provocare nelle parrocchie ma anche nelle associazioni e nelle tante realtà di volontariato, di assistenza e di solidarietà un’attenzione particolare, familiare, vicina. Il giornale lo è già, ma può diventare ancora di più la voce del nostro mondo e, nello stesso tempo, uno strumento che ci permette di diffondere la Parola di Dio, la catechesi del Papa, i valori grandi della vita. È un insieme equilibrato di notizie locali, di chiesa, della cultura, della scienza, della geopolitica mondiale.

Siamo in un’epoca complessa e difficile per tutti i mezzi di comunicazione sociale: fondamentale resta il giornale di carta (che si tocca), ma è importante far crescere anche l’edizione digitale con l’abbonamento veramente a portata di tutti. C’è poi l’intenzione di trasformare un angolo della pagina web, vocetempo.it, nella «memoria» di tutte le parrocchie, immagine vera di una comunità in cammino. Chiunque potrà mandare le testimonianze, la cronaca, i ricordi che, riordinati diventeranno e-book a disposizione di tutti. Giornale di carta, digitale, e-book. È come mettere insieme ieri, oggi, domani della comunicazione: una bella operazione.

Lo sforzo è grande ma è importante sviluppare un canale di informazione qualificato, fortemente radicato sui valori umani e cristiani, che contribuisca anche alla formazione e alla crescita delle nostre comunità, in un momento in cui l’incertezza degli orizzonti sociali è tanta. Grazie di cuore per ciò che farete.

+ Cesare NOSIGLIA
Arcivescovo di Torino

La Voce e il Tempo: “Don Mancini nuovo ispettore. Grazie a don Stasi”

Si riporta la notizia proveniente da La Voce e il Tempo, a cura di Marina Lomunno, riguardo alla nomina del nuovo Ispettore per il Piemonte e Valle d’Aosta: don Leonardo Mancini.

Cambio della guardia nell’Ispettoria salesiana di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania. Sabato 29 agosto alle 10, durante la Messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice, presieduta da don Juan Carlos Pérez Godoy, consigliere per la Regione Mediterranea, ha iniziato il suo mandato il nuovo ispettore don Leonardo Mancini. Subentra a don Enrico Stasi che ha augurato al suo successore e ai numerosi confratelli presenti di «camminare insieme al nuovo per il bene dei giovani che ci sono affidati.

«A te don Leonardo dico le stesse parole che mi disse il Rettor Maggiore don Chávez quando mi convocò a Roma per affidarmi il compito di ispettore: ‘Tu non hai nulla da preoccuparti, tu hai don Bosco e l’Auxiliadora’».

Don Stasi nelle scorse settimane aveva inviato una lettera per ringraziare tutti i confratelli dell’Ispettoria sottolineando le tre priorità concordate del suo sessennio: «il consolidamento delle Comunità educativo-pastorali; il rafforzamento dell’animazione vocazionale, il perseguimento della sostenibilità economica.

«Credo che ogni confratello e ogni comunità possa e debba verificare i passi compiuti. Dal mio punto di vista posso affermare con certezza che le Comunità educative si sono sviluppate e sono una realtà assodata nella gran parte delle nostre case» sottolinea don Enrico. «I giovani in ricerca vocazionale che si sono affacciati alla nostra Comunità sono aumentati e quest’anno, siamo l’ispettoria italiana che manderà in noviziato più novizi (tre, a Dio piacendo). Dal punto di vista economico l’ispettoria è più sana rispetto a sei anni fa e, nonostante le difficoltà finanziarie che la pandemia sta comportando, il segno più bello è stata la grande solidarietà ispettoriale che ha permesso di aiutare le case con maggiori difficoltà».

Ecco le parole di don Mancini.

«Approfitto della presenza di don Bosco che è qui vicino e gli chiedo il suo fazzoletto perché io possa essere docile nella mani di Dio e nelle mani di Maria e possa essere docile ai richiami della storia, ai segni dei tempi, allo spirito; e poi il suo borsellino, che è vuoto, lo sappiamo bene, ma proprio perché mi educhi alla Provvidenza, ad essere più fiducioso alla Provvidenza e la trasparenza del suo sguardo, perché mi renda persona capace di amare con limpidezza».

Don Enrico Stasi, nominato direttore della Comunità salesiana di Nave (Brescia) presso lo studentato filosofico Paolo VI (Università Pontificia Salesiana – Centro affiliato di Filosofia) nell’Ispettoria Lombardo Emiliana ha fatto il suo ingresso ufficiale lo scorso 2 settembre accolto con affetto dalla famiglia salesiana, dai confratelli e dagli amici dell’Opera che gli hanno augurato un buon cammino.

Il sacrificio di Willy – La riflessione di don Domenico Ricca sul disastro educativo

Il sacrificio di Willy Monteiro Duarte. Si riporta di seguito l’intervento di don Domenico Ricca, cappellano nel carcere minorile di Torino, pubblicato su La Voce e il Tempo in merito alla vicenda.

Il sacrificio di Willy, il destino dei carnefici
Intervento – Violenza cieca dietro l’uccisione del giovane Willy Monteiro Duarte. Don Domenico Ricca, cappellano nel carcere minorile di Torino, riflette sul disastro educativo

Dopo i fatti di Colleferro, Willy Monteiro Duarte, uno splendido ragazzo di vent’anni ucciso da cosiddetti «balordi», e di Matera dove due minorenni inglesi vengono stuprate da un branco, si sono letti molti commenti.

Credo sia necessario superare ogni aggettivazione, perché in quei cosiddetti «balordi»”, magari ci stiamo anche noi, perché a quasi tutti noi piacciono i vincenti, i bulli, gli spacconi, gli sboroni. Come si è scritto in questi giorni ci piacciono nella politica, in tv, al cinema, nel paese e nel quartiere, piacciono gli imbecilli che sbraitano, urlano, si atteggiano, comandano, rompono a tutti, noi li ammiriamo pur proclamando, a parole, la nostra diversità. Noi li votiamo, li eleggiamo, li vezzeggiamo, in una parola li alleviamo. Forse per una narrazione più vera di questi fatti occorre uno sguardo più approfondito al contesto, o come si suole chiamare al brodo di cultura in cui sono immersi. È un brodo di cultura della violenza, dell’istigazione all’odio contro lo straniero, del femminicidio basato sulla presunzione che «tu sei mia», delle parole gridate, urlate, con accanimento, verso chi non la pensa come noi snaturando così il significato più vero di ogni parola pronunciata per stabilire una buona relazione. Tuttavia chi, come lo scrivente, svolge il suo ministero pastorale in carcere, sa molto bene che anche di questi «balordi» Dio ha compassione e misericordia, offre loro una sponda di salvezza. Li ha segnati con un marchio, indelebile, non per farne uno stigma ma perché gli altri si prendano cura di loro, perché Dio ha detto «nessuno tocchi Caino». E quindi con razionalità e passione farà di tutto, perché, una volta in carcere, condannati, anche per loro non si butti via la chiave.

Al là di tutte legittime esecrazioni del momento, mi pare appropriato quanto Massimo Recalcati, scrive in apertura del suo ultimo saggio «Il gesto di Caino»: «Il racconto bilico – quello di Caino – appare implacabile e disincantato: la violenza del crimine viene al mondo solo attraverso l’uomo e segna indelebilmente il rapporto con il fratello. L’innocenza della natura appare scossa da un vortice imprevisto; non si tratta solo di un impulso irrazionale, né tantomeno di una regressione dell’umano alla dimensione primitiva dell’animale, mostra che nella violenza si manifesta il carattere perverso e narcisistico del desiderio umano; la sua spinta a distruggere l’alterità, l’aspirazione alla propria divinizzazione, il desiderio dell’uomo di essere Dio».

Distruggere l’alterità, rendersi opachi ad ogni prospettiva di relazione per superare un conflitto, farsi giustizieri, onnipotenti, come Dio, andare oltre il peccato dei progenitori nel paradiso dell’Eden, con la soppressione del fratello che si mette di traverso alla propria realizzazione (Gen 4,1-14).

Il cristiano poi spenderà ogni energia per questo mondo malato. Non è un caso se Papa Francesco ha intitolato le sue udienze estive «guarire il mondo». Così ha esordito nell’udienza del 5 agosto. «Nelle prossime settimane, vi invito ad affrontare insieme le questioni pressanti che la pandemia ha messo in rilievo, soprattutto le malattie sociali. E lo faremo alla luce del Vangelo, delle virtù teologali e dei principi della dottrina sociale della Chiesa. … È mio desiderio riflettere e lavorare tutti insieme, come seguaci di Gesù che guarisce, per costruire un mondo migliore, pieno di speranza per le future generazioni (cfr. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 183).

In quest’ottica credo sia più che mai opportuno guardare avanti, seminare speranza. Il Vescovo di Tivoli e Palestrina mons. Mauro Parmeggiani così si è espresso nell’orazione funebre di Willy: «Perché la morte barbara ed ingiusta di Willy non cada nell’oblio impegniamoci tutti – istituzioni, forze dell’ordine, uomini e donne della politica, della scuola, dello sport e del tempo libero, Chiesa, famiglie e quanti detengono le chiavi di un potere enorme: quello dei media ed in particolare dei media digitali – a comprometterci insieme, al di là di ogni interesse personale e senza volgere lo sguardo altrove fingendo di non vedere – impegniamoci tutti, dicevo – a riallacciare un patto educativo a 360 gradi». Quel patto educativo che mi sta molto a cuore, su cui più volte abbiamo ragionato anche sulle pagine di questo giornale.

Vorrei che ci rimanesse dentro la convinzione, che dopo la notte viene il giorno, che si parlasse di questa vicenda triste, con velata melanconia, sorretta però da una luce che proviene proprio dalle parole di Willy Monteiro «Non ti preoccupare, ci penso io a loro… ». Si racconta – lo riporta il quotidiano Avvenire il 7 settembre – che quando gli educatori avevano qualche problemino a gestire il gruppetto degli adolescenti di Azione Cattolica di Paliano, quando al campo-scuola della diocesi di Palestrina in una stanza – succede – si andava su di giri, Willy arrivava puntuale con quell’intercalare da piccolo uomo: «Non ti preoccupare, ci penso io a loro…», diceva ai ‘grandi’, ai responsabili. Poteva avere 15-16 anni, ma già era lì, ben formata nella sua coscienza, tutta la voglia di non girare la faccia dall’altra parte. Purtroppo quel «ci penso io» gli è costata la vita.

don Domenico RICCA sdb, Cappellano dell’Ipm «Ferrante Aporti» – Torino

La Voce e il Tempo: Agnelli, la Scuola riparte «con sacca e borraccia»

La scuola riparte, l’Istituto Agnelli riparte. In presenza, in sicurezza e con tutti i laboratori attivi.

Con un’attenzione importante alle misure preventive, certo, ma soprattutto con lo spirito che da sempre caratterizza la scuola salesiana: l’educazione del giovane. In quest’ottica, per l’inizio dell’anno scolastico, si è realizzata una preziosa collaborazione con Missioni Don Bosco.

«Ci siamo preparati, abbiamo immaginato cosa avremmo potuto fare e di cosa ci sarebbe stato bisogno, e abbiamo guardato oltre», spiega don Claudio Belfiore, direttore dell’Istituto Agnelli, «oltre l’ansia e il timore da Covid-19, oltre le misure contenitive del contagio, oltre i limiti posti dalla situazione attuale».

Il desiderio era quello di aiutare i ragazzi a non focalizzarsi solo sulle norme da seguire una volta rientrati in aula, e di far capire loro che la responsabilità non si ferma alle mura scolastiche. L’Istituto Agnelli, in collaborazione con Missioni Don Bosco, ha quindi pensato a due oggetti simbolici da consegnare al rientro a tutti gli allievi e a tutto il personale della scuola: una sacca e una borraccia, entrambe con il logo dei missionari salesiani. La sacca servirà a contenere gli indumenti che non si possono lasciare sugli appendiabiti, in modo da limitare gli oggetti e le superfici a rischio contagio. La borraccia contribuirà a ridurre l’uso della plastica per un ambiente più pulito e sano.

«Gli studenti italiani vivono per la loro parte il disagio ma anche le sfide positive di questa pandemia, e riteniamo che sia molto importante per loro capire quali condizioni vivano i loro coetanei in altri Paesi», spiega Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco, «i salesiani che operano in parti del mondo più sfortunate stanno cercando di offrire comunque le condizioni per seguire la formazione scolastica».

All’attenzione per l’educazione si affianca il grande sforzo messo in campo dall’Istituto Agnelli per garantire il regolare svolgimento delle lezioni e delle attività. Nei mesi estivi, infatti, sono stati portati a compimento diversi lavori e acquisti, tra cui la ristrutturazione di aule e l’acquisto di 175 banchi monoposto e 6 banchi di pneumatica per il laboratorio di meccatronica.

(La Voce e il Tempo – domenica 13 settembre 2020)

Alessandro ANTONIOLI
Antonio LABANCA

La Voce e il Tempo: intervista a don Pietro Mellano sui Centri Cnos-Fap in Piemonte

E-commerce e mobilità elettrica nella formazione professionale dell’era Covid-19. Si riporta di seguito l’intervista riportata su LA VOCE E IL TEMPO di domenica 13 settembre (a cura di Stefano Di Lullo) a don Pietro Mellano, già direttore nazionale per la formazione del Cnos-Fap e ora coordinatore del Centro Cnos-Fap di Alessandria.

INTERVISTA – DON PIETRO MELLANO, SALESIANO, GIÀ DIRETTORE NAZIONALE DEL CNOS-FAP, ILLUSTRA COME CON LA PANDEMIA I PERCORSI FORMATIVI STIANO MUTANDO PER RISPONDERE ALLE ESIGENZE DI INNOVAZIONE DELLE AZIENDE

E-commerce e mobilità elettrica nella formazione professionale dell’era Covid-19

Anche il vasto settore della formazione professionale la prossima settimana è pronto a ripartire in presenza dopo i mesi della didattica a distanza imposta dalla pandemia.

Abbiamo chiesto a don Pietro Mellano, salesiano, fossanese, già direttore nazionale per la formazione del Cnos-Fap (Centro nazionale opere salesiane – Formazione aggiornamento professionale) ed ora coordinatore del Centro Cnos-Fap di Alessandria, come i corsi di formazione professionale stiano mutando con l’accelerata, favorita dal lockdown, sull’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e i repentini cambiamenti del mondo del lavoro con la diffusione dell’industria 4.0.

Don Mellano, nei centri Cnos-Fap del Piemonte inizia un nuovo anno scolastico con i corsi di qualifica triennale, quelli per il diploma professionale, i percorsi per i disoccupati e gli apprendisti. Quali sono i cambiamenti più significativi con il «terremoto» della pandemia?

Certamente c’è movimento in particolar modo sulla trasversalità dei percorsi attivati. Come centri di formazione professionale salesiani stiamo, infatti, cercando di mettere insieme corsi di diverso genere, per esempio il settore commercio con il settore meccanico. Questo per rispondere alla richiesta di interoperabilità delle aziende. È fondamentale, infatti, adattare i percorsi formativi ad un processo industriale che sta mutando notevolmente: pensiamo al settore dell’e-commerce che in questo periodo ha avuto un enorme sviluppo che certamente continuerà nel tempo. Stiamo, quindi, lavorando per creare unità formative che ci permettano di mettere insieme diversi settori e rispondere concretamente ad una trasformazione aziendale che la pandemia ha ulteriormente accelerato. Sotto questo profilo devo dire che gli insegnanti e i formatori delle varie aree hanno capito molto bene quanto non si possa più presidiare gelosamente il proprio settore: è fondamentale aprirsi alle mutate dinamiche del lavoro, dialogare e creare degli incroci virtuosi a beneficio dei nostri studenti.

In concreto quali sono le principali novità?

A livello nazionale la formazione professionale del settore automotive si sta aprendo alla futura frontiera dell’elettrico. Con l’avvento della nuova mobilità sono necessarie competenze che fi no a pochi anni fa non si immaginavano nella meccanica d’automobile. Stanno nascendo poi nuovi percorsi in ambito logistico, come risposta alla trasformazione del commercio con l’espansione dell’e-commerce. Per quanto riguarda i percorsi di istruzione tecnica superiore (Its o Ifts), rivolti agli ex al- lievi, quasi un’università della formazione professionale, si stanno attivando nuovi corsi per i settori agroalimentare, cartotecnico, meccatronico. Sono sempre più diffuse le attività di «impresa simulata» dove, grazie alla collaborazione delle aziende, si riesce a ricreare in classe una vera e propria attività aziendale. Si tratta di una formula che sta avendo un buon successo in quanto il ragazzo di sente responsabilizzato avendo la possibilità di seguire nel complesso il processo produttivo. Insomma puntiamo a fornire allo studente tutte le competenze multidisciplinari che richiede il mondo del lavoro di oggi, che negli ultimi mesi si è ulteriormente trasformato a causa dell’epidemia.

Un sistema che si configura come antidoto ai «Neet» …

Gli studenti hanno bisogno di avere obiettivi precisi e di applicarsi molte ore per acquisire quell’«intelligenza delle mani» che anche nell’era dei robot rimane la sfida vincente dei figli di Don Bosco. Altrimenti il rischio che i ragazzi si perdano è molto alto. Gli allievi hanno bisogno di acquisire una forte motivazione per poter entrare in quell’habitus lavorativo che li caratterizzerà nella fedeltà e e nella precisione del lavoro, in modo che non si trovino nelle condizioni di abbandonarlo. Dobbiamo, quindi, negli anni della formazione somministrare, come diceva lei, un antidoto allo scoraggiamento e alla sfiducia intervenendo prima che questo avvenga.

In che modo i corsi Cnos-Fap piemontesi hanno risposto alla sfida della didattica a distanza?

In molti dei nostri centri piemontesi già 10 anni fa è stata avviata una sperimentazione che prevedeva l’utilizzo dell’I-pad nella didattica. La maggior parte delle sedi era quindi già pronta ad utilizzare questi strumenti. Abbiamo immediatamente attivato delle iniziative per favorire la connessione nelle diverse aree in cui risiedono i ragazzi e per venire incontro agli studenti svantaggiati economicamente. Alcuni centri, come quello di Alessandria, hanno scelto di ripartire a settembre con un sistema ibrido con attività in presenza, ma anche in parte a distanza. Questo per non disperdere tutto il lavoro compiuto nei mesi del lockdown e per essere pronti a proseguire la didattica in caso di nuove chiusure. Certamente continuiamo ad affermare che la formazione in presenza ha un valore inestimabile, soprattutto per noi Salesiani che mettiamo il rapporto educativo al centro dei percorsi formativi. La virtualità taglia fuori tutta una serie di attività che è impossibile portare avanti con uno schermo.

Quanti studenti in Piemonte si apprestano a frequentare i corsi Cnos-Fap?

Oltre duemila allievi iniziano i secondi e i terzi anni dei corsi di qualifica e circa 300 quelli per il diploma professionale. Prendono il via anche i percorsi di istruzione tecnica superiore (Its o Ifts), per gli ex allievi e per studenti provenienti dalle scuole superiori. Lo scorso anno hanno concluso il loro percorso 1.200 allievi conseguendo la qualifica (900) e il diploma professionale (300).

Stefano DI LULLO

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa di beatificazione

Aperta la causa di beatificazione per don Carlo De Ambrogio. Di seguito l’articolo di La Voce e il Tempo, domenica 26 luglio 2020.

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa

Il 22 luglio, in Arcivescovado, mons. Nosiglia ha presieduto l’apertura della causa di beatificazione di don Carlo De Ambrogio.

Carlo De Ambrogio nasce ad Arsiero (Vicenza) il 25 marzo 1921. Frequenta i Salesiani di don Bosco fin da bambino e presto matura la vocazione sacerdotale e religiosa. Si laurea in Lettere e Filosofia nel 1945 a Padova. Sacerdote dal 1947, per 10 anni svolge il ministero a Pordenone nel «Collegio Don Bosco» dove insegna e segue i ragazzi interni e dell’oratorio. Inoltre è impegnato nel servizio religioso dei giovani delle Forze Armate americane. I superiori ne notano il talento e lo destinano nel 1957 a Torino-Valdocco, Casa madre della Congregazione, come responsabile della rivista «Meridiano 12», erede delle «Letture cattoliche» pubblicate da don Bosco dal 1853. Per quindici anni vi profonde un grande impegno, anche come redattore di più rubriche.

Don Carlo ha inoltre la possibilità di viaggiare e conoscere culture diverse, in particolare visita le attività educative e missionarie salesiane in Iran, India, Thailandia, Corea, Giappone, Hong Kong, Filippine, Ceylon, Formosa, Macao. Nel 1969 a Calcutta incontra Madre Teresa. È un prete a tutto tondo con una predilezione verso giovani e verso i consacrati.

Afferma:

«Ogni anima è un mistero. Dio non si ripete mai: ogni persona è per lui come l’unica al mondo».

Testimoni del suo apostolato sono gli addetti alla portineria di Valdocco. Disponibile a tutte le ore, non manda mai via nessuno, non è raro che salti il pranzo o la cena per stare con i suoi penitenti. Trova il tempo di  tenere corsi serali per studenti universitari e collabora con la Sei pubblicando commenti dei Vangeli per i giovani. Cura una collana di libri tascabili dedicata al Nuovo Testamento che chiama «Magnifìcat»; scrive la collana «Conosci tua Madre». Lancia in quegli anni il messalino giornaliero «A Messa». Collabora con «il nostro tempo» ed è buon amico di mons. Carlo Chiavazza. Ma l’opera per cui don De Ambrogio è ricordato in particolare è il «Movimento Gioventù ardente mariana». A Valdocco, come figlio di Don Bosco, prega infinite volte nel santuario di Maria Ausiliatrice. Proprio davanti a quell’immagine nasce l’opera che porta la sua idea ovunque. La notte della vigilia della festa (24 maggio) del 1975 cinquemila ragazzi nel grande cortile, nonostante la pioggia, dicono il rosario, si confessarono e parteciparono alla Messa. Regista di tutto don Carlo che un mese prima aveva diffuso un volantino per annunciare la nascita del Movimento.

Del 1977 la prova più dura: i superiori lo invitano a lasciare la Congregazione per evitare ogni sovrapposizione. Ne soffre molto, ma procede. Don De Ambrogio è accolto dal cardinale arcivescovo di Napoli Corrado Ursi. Riprende a percorrere tutta Italia, anima Cenacoli Gam in parrocchie, istituti religiosi, ospizi, ospedali e caserme.

Don De Ambrogio muore il 7 novembre 1979 a 58 anni.

La Voce e il Tempo: abbonamento digitale in offerta!

Si segnala l’offerta proposta da La Voce e il Tempo riguardo l’abbonamento digitale scontato a 10€ anzichè 30€.

Gentilissimi,
per meglio diffondere il giornale diocesano «La Voce e il Tempo», offriamo la possibilità eccezionale di ricevere il giornale in formato digitale per un anno intero al prezzo super scontato di 10 euro (anziché 30). Ogni settimana «La Voce e il Tempo» porta nelle case la vita della Chiesa torinese e del territorio, ma anche l’informazione nazionale e internazionale, la riflessione sui temi culturali, il sostegno alla pastorale con pagine speciali sulla liturgia, la famiglia, i giovani, il lavoro, la bioetica, la carità, l’economia solidale…

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Grazie, fin d’ora, se vorrete far conoscere questa opportunità! Un saluto cordiale,

Alberto Riccadonna
Direttore de «La Voce e Il Tempo»

La Voce e il Tempo – 12 nuovi diaconi salesiani e le ordinazioni presbiterali

La Voce e il Tempo  di domenica 21 giugno dedica un articolo all’ordinazione diaconale avvenuta sabato scorso per 12 nuovi diaconi salesiani e la nota della prossima ordinazione presbiterale che si terrà il 4 luglio presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino. Si riportano di seguito i due articoli.

12 nuovi diaconi salesiani

Sabato 13 giugno, presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino, si è svolta la celebrazione dell’ordinazione diaconale di dodici confratelli salesiani che hanno concluso il triennio teologico all’Università Pontifi cia Salesiana di Torino. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, con la presenza degli Ispettori e di alcuni confratelli delle ispettorie di provenienza dei diaconi. I 12 diaconi provengono da ispettorie e nazioni diverse. Cinque sono italiani: dall’Ispettoria Italia Nord Est, con sede a Venezia Mestre: Giovanni Marchetti, Marco Mazzorana, Giovanni Pojer. Dall’Ispettoria piemontese, con sede a Torino viene Matteo Rupil, che è originario di Tolmezzo (Udine). Dall’Ispettoria centrale, con sede a Roma: Francesco Simoncelli e Jean Maria Karam che è Libanese. Quattro provengono dalla Slovacchia: Peter Bosko, Jan Butkovsky, Daniel Holubek e Jozef Perzel. Uno è Croato: Tomislav Lukac. Uno è Nigeriano, Daniel Omatu che ha trascorso il suo tirocinio e gli studi teologici appartenendo temporaneamente all’Ispettoria del Piemonte e Valle d’Aosta.

Sabato 4 luglio
a Maria Ausiliatrice tre nuovi preti

L’Ispettoria salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta, e le rispettive famiglie, annunciano l’ordinazione presbiterale di Alessandro Basso, Dies Stylo Babu, Michael Pagani per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di mons. Piero Delbosco, Vescovo di Cuneo e di Fossano. La celebrazione avverrà sabato 4 luglio alle 10, presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino e verrà trasmessa in diretta sui canali social dell’Ispettoria ICP (Facebook @salesianiICP).

La Voce e il Tempo: didattica a distanza – Salesiani, «la vera innovazione resta l’attenzione ad ogni ragazzo»

La Voce e il Tempo di domenica 7 giugno, nella sezione Territorio, dedica un articolo alla didattica a distanza e in particolare alle metodologie sperimentate negli istituti salesiani di Valdocco e dell’Agnelli. Si riporta di seguito l’articolo a cura di Federico Biggio.

DIDATTICA A DISTANZA – LE NUOVE METODOLOGIE SPERIMENTATE NEGLI ISTITUTI VALDOCCO E AGNELLI
Salesiani, «la vera innovazione resta l’attenzione ad ogni ragazzo»

«Project work» e «flipped classroom»: si tratta di due termini inglesi che indicano due modalità di formazione scolastica che si sono rivelate particolarmente efficaci nella «didattica a distanza», sperimentate in particolare da diversi istituti torinesi. Il primo permette agli allievi dei centri di formazione professionale di approcciarsi al mondo del lavoro, come previsto dal piano di insegnamento, e di acquisire competenze grazie alla presenza di professionisti che si affiancano ai tutor.

Il secondo inverte il tradizionale ciclo di apprendimento fatto di lezione frontale e studio individuale, chiedendo agli studenti di prepararsi su un argomento per mezzo sia dei libri di testo che di materiale integrativo, per poi, successivamente, esercitarsi collettivamente in classe con il supporto dell’insegnante. La modalità del project work è da tempo integrata nel piano formativo del Cnos-fap di Valdocco, il centro di formazione professionale fondato da don Bosco, e permette agli allievi di mettersi alla prova realizzando un progetto concreto, in accordo con le aziende.

«Questa modalità ha sostituito lo stage in questa fase emergenziale», spiega il direttore generale Lucio Reghellin, «ed è centrale nella formazione del 4° anno, in cui gli allievi si avvicinano al mondo del lavoro; purtroppo non avendo più la possibilità di fare uno stage, questa modalità è andata a integrare anche i piani didattici degli anni inferiori».

Quella della flipped classroom invece è una modalità che, all’Istituto Edoardo Agnelli di Torino era già stata sperimentata prima della pandemia:

«è un tipo di didattica innovativa perché integra e non sostituisce», spiega Giorgio Giambuzzi, insegnante di fisica nel Liceo scientifico e di elettrotecnica presso l’Istituto tecnico, «per questo la didattica a distanza non può essere considerata ‘innovativa’. Questa modalità ha permesso agli insegnanti di offrire agli studenti un mosaico di video-lezioni, pillole e interventi di esperti da seguire per conto proprio prima di discuterne in collegamento con il resto della classe».

I due istituti scolastici, tuttavia, entrambi contraddistinti dal carisma salesiano, sanno bene che questa situazione non può rimanere ordinaria e auspicano un ritorno a scuola ‘in presenza’ il prima possibile, continuando a mettere in atto l’innovazione in cui, da sempre, sono specializzati, quella sociale.

«Uno degli aspetti che abbiamo considerato centrale in questo periodo è stato quello della vicinanza alle famiglie», spiega Nino Gentile, direttore dell’Ufficio comunicazione Cnos-Fap, «a tutte è stato inviato un questionario per mappare i bisogni e le possibilità di connessione alla rete, tenendo conto delle criticità economiche del momento, ma anche delle opinioni sul tipo di formazione più opportuna da mettere in atto, poiché è solo attraverso l’attenzione ad ogni ragazzo e la solidarietà che possiamo ‘innovare’ in senso salesiano per non lasciare indietro nessuno».