Articoli

Don Artime ancora sei anni per i giovani più poveri – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo dedica nella giornata di oggi, giovedì 19 marzo, un articolo con l’intervista al Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, rieletto dal Capitolo Generale come 10° successore di Don Bosco. Si riporta di seguito l’intervista, a cura di Marina Lomunno.

Intervista – Il 28° Capitolo generale della Congregazione dei Salesiani ha riconfermato rettore il 10° successore di san Giovanni Bosco: don Angel Fernandez Artime, spagnolo, nato il 21 agosto 1960 a Gozon-Luanco nelle Asturie, figlio di una famiglia di pescatori.

Don Ángel Fernández Artime, al 2014 Rettore maggiore dei salesiani, è stato rieletto al primo scrutinio dal 28° Capitolo generale della Congregazione dei salesiani a Valdocco, interrotto nei giorni scorsi a causa dell’emergenza coronavirus. Ordinato sacerdote il 4 luglio 1987, si è laureato in Teologia Pastorale e con Licenza in Filosofia e Pedagogia. Nel 2009 è stato nominato Ispettore dell’Argentina Sud, dove ha conosciuto e collaborato personalmente con l’allora arcivescovo di Buenos Aires, card. Jorge Mario Bergoglio.

Don Artime cosa significa essere confermato il 10° successore di don Bosco in questo momento della sua vita religiosa?

Uno dei cardini della nostra scelta religiosa è l’obbedienza pertanto ero pronto a continuare il servizio alla mia congregazione come Rettor Maggiore se questa fosse stata la richiesta dell’Assemblea capitolare, cercando nella fede di trovare la volontà di Dio per assolvere al meglio il mio compito. Ma ero anche pronto a terminare questo incarico per cedere il testimone all’11° successore di don Bosco e accettare un altro impegno con tutta la semplicità con cui serviamo i nostri fratelli. Questa conferma e rielezione indica non tanto che il mio servizio di guida e animazione è stato sereno, ma piuttosto segna la maturità e la concordia che in questo momento regnano nella congregazione, in tutto il mondo. Un tempo di serenità nelle scelte prioritarie che si esplica nel confermare sempre più la nostra identità carismatica, perché c’è bisogno di essere fedeli al Signore come ci ha insegnato don Bosco. E conferma che la scelta della congregazione è di assoluta comunione con tutta la Chiesa universale nella persona, adesso, di Papa Francesco: al 28° Capitolo abbiamo rinnovato questa adesione perché don Bosco ci ha raccomandato di essere fedeli a Papa. Infine il Capitolo – e questo sarà il mio impegno prioritario per il prossimo sessennio – ha dato l’indicazione molto forte di «essere per i giovani e tra questi i più bisognosi, i più poveri». Sono gli stessi giovani di tutto il mondo presenti al Capitolo in delegazione che ce lo hanno chiesto: «siate uomini di Dio capaci di mostrare che Dio ci ama». Vogliamo continuare su questa strada e a questo mi dedicherò nei prossimi 6 anni.

Le sue prime parole dopo la rielezione sono state appunto per i giovani, in sintonia con il tema del 28° Capitolo «Quale salesiano per i giovani d‘oggi». Cosa accomuna i ragazzi e le ragazze dei 134 paesi in cui sono presenti le vostre opere?

Rispondo con le parole dei giovani presenti al Capitolo: «Non abbiamo bisogno di voi per amministrare case e servizi, di salesiani gestori o organizzatori di attività, questo possiamo farlo noi. Abbiamo invece bisogno di presenza, di amici, fratelli e anche di papà». I giovani oggi hanno bisogno di paternità ci hanno chiesto in assemblea: «Cari salesiani, vi chiediamo di essere anche i nostri padri: noi vi amiamo, abbiamo bisogno di essere amati anche da voi». Un’altra richiesta che ci hanno comunicato i delegati, giovani dai 25-30 che provenivano da tutti i 5 continenti, è il bisogno di crescere nella fede con il nostro aiuto, con la guida «di uomini consacrati per mostrarci che Dio ci ama». Credo che questo valga per i delegati che hanno intrapreso un cammino di fede ma anche e soprattutto per tutti gli altri. Amare i giovani ed essere per loro, come ci raccomandava don Bosco vale per tutti i giovani, di tutte le religioni, quelli che si sono allontanati o che sentono Dio vicino e quelli che Dio non l’hanno ancora scoperto. Infine al Capitolo abbiamo rafforzato la nostra convinzione che siamo e dobbiamo essere salesiani per i ragazzi, le ragazze e i giovani più bisognosi, scartati e più sfruttati. Per questo sono nati i salesiani e questo sarà il mio primo impegno nel governo della congregazione dei prossimi sei anni.

Era anche questo che intendeva Papa Francesco quando da Valdocco in occasione della sua visita a Torino per il Bicentenario di don Bosco ha invitato i salesiani ad essere concreti…

Il Papa nel messaggio che ci ha inviato per il 28° Capitolo ci ha scritto: «Cari salesiani mi piace la scelta di celebrare il vostro capitolo Valdocco; l’’opzione Valdocco’ significa tante cose: la prima è che Valdocco è segno di presenza in mezzo ai giovani: Valdocco oggi vuol dire ‘salesiani in mezzo ai giovani’». Il Papa inoltre ci ha raccomandato di «non permettere che il clericalismo sia presente nella vostra congregazione» e di far conoscere l’internazionalità della nostra famiglia come già facciamo in tutte le culture e con tutte le lingue. E infine ci ha invitato a valorizzare nelle nostre opere la presenza delle donne come è successo qui a Valdocco con Mamma Margherita e tutte le mamme dei ragazzi di don Bosco da Cagliero a Domenico Savio all’Arcivescovo Gastaldi. Ecco la concretezza salesiana a cui ci invita ancora una volta Francesco.

Il Capitolo si è concluso anzitempo per evitare contagio da coronavirus secondo le disposizioni del Governo. Nel 1854 durante l’epidemia di colera che colpì Torino gli storici narrano che don Bosco per far fronte all’emergenza cittadina ospitò a Valdocco alcuni gli orfani e invitò i suoi giovani a soccorrere gli ammalati…

Quando si sono diffuse le prime notizie del coronavirus abbiamo invitato tutte le nostre opere ad affidarci a Maria Ausiliatrice chiedendo la sua protezione per noi, per la gente, per gli ammalati, per i defunti. Al Capitolo abbiamo avuto il dono di non aver nessun contagiato ma, quando sono stati vietati incontri e raduni, abbiamo chiesto il permesso alle autorità preposte per finire i lavori con le elezioni e, quando in tutt’Italia è stata stabilita zona rossa, abbiamo sospeso il Capitolo anche se il termine era fissato per il 4 aprile. Tutti i 242 capitolari provenienti dalle nostre opere presenti in 134 nazioni nei 5 continenti stanno cercando di tornare nei loro paesi. Abbiamo chiesto a tutte le nostre comunità nel mondo di accogliere con grande senso di cittadinanza e responsabilità le direttive dei Governi dei singoli paesi: è il nostro modo di vivere questo periodo come buoni cristiani e onesti cittadini sulle orme di don Bosco. Ho letto sui giornali in questi giorni qualche commento ironico: «prima si pregava Dio adesso si chiudono le chiese»… Io dico che è necessario chiudere le chiese, è una questione di responsabilità: chiudere la chiesa non significa chiudere la possibilità di pregare e di affidarsi a Dio.

Acutis sarà beato, un libro lo presenta – La Voce e il Tempo

Il 21 febbraio scorso, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i rispettivi decreti riguardanti il miracolo attribuito all’intercessione del giovane Carlo Acutis, morto a 15 anni per una leucemia fulminante.

La Voce e il Tempo dedica un articolo al futuro beato e al libro che racconta la sua vita pubblicato dall’Editrice Elledici, a cura del salesiano don Umberto De Vanna. Si riporta di seguito l’articolo che sarà pubblicato domenica 1 marzo 2020, a cura di Michele Gota.

Acutis sarà beato, un libro lo presenta

«È stato un giovane libero e lieto, Carlo Acutis, contento della vita, capace di compassione e di gratuità. Ha vissuto i suoi 15 anni ‘alla grande’, all’altezza dei suoi desideri più veri».

Così scrive mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano, nella presentazione di questo libro.

Carlo Acutis nasce nel 1991 a Londra, dove i genitori si trovano per motivi di lavoro; poi, la famiglia si trasferisce a Milano; lui frequenta scuole cattoliche; è appassionato di sport ed informatica (realizza programmi, crea siti web, cura la redazione di giornalini); ha una valanga di amici; muore di leucemia acuta, a Monza, ad appena 15 anni, nel 2006. Per suo desiderio è sepolto ad Assisi, nel santuario della Spogliazione. Da poco, Papa Francesco lo ha dichiarato venerabile e parlando di lui, ha detto che «ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza». Basterebbero questi cenni per intuire che «Carlo è il santo che non ti aspetti perché ha tutte le caratteristiche dei ragazzi d’oggi», e anche per- ché è «innamorato di Dio».

I suoi gesti, la sua testimonianza quotidiana, anche negli ultimi giorni in ospedale, lasciano tutti meravigliati. E chi lo ha conosciuto, a scuola, nell’oratorio, al Meeting di Rimini, sul web, in ospedale appunto, ne parla con le lacrime agli occhi. Una citazione tra le tante: per il suo fidato Rajesh, l’induista che vive in casa sua come domestico, Carlo è un tale esempio di spiritualità e santità – «perché un ragazzo così giovane, così bello e così ricco normalmente preferisce fare una vita diversa» – che si fa battezzare.

Ed oggi sono tantissime le persone, non soltanto in Italia, che si rifanno alla testimonianza di Carlo per vivere la fede con gioia ed entusiasmo. Un adolescente, dunque, da portare come esempio e soprattutto da imitare. In questo aiutati anche dal bel volumetto del salesiano Umberto De Vanna, autore di numerosi libri di catechesi e spiritualità giovanile e già direttore di riviste Elledici.

Il testo propone, com’è comprensibile, una biografia di Carlo, ma in modo quanto mai giovanile, con frasi, scritti, commenti suoi e delle persone che lo hanno conosciuto, alternati a tante foto a colori. Immagini quasi in ogni pagina, dove lui – già da bambino, ma ancor più adolescente – è sempre allegro e sorridente, e sembra chiedere a chi le guarda: perché non anche tu? Perché Carlo «era affascinato da una forte spiritualità che ha vissuto senza complessi, respirando il mondo della fede con la spontaneità di uno che si direbbe caduto giù dal cielo». Perché, come è stato scritto, Carlo è «il vero ‘scandalo’ di oggi: un giovane che aspira alla santità». Perché ha vissuto «la sua adolescenza come occasione per portare il Vangelo».

Sono testi e immagini che non lasciano indifferenti, anzi commuovono il lettore. A questo vanno aggiunti i suggerimenti, presenti alla fi ne di ogni capitolo, per la riflessione personale e di gruppo. Un libro, quindi, utile per conoscere la vita di Carlo, stimolante anche per i meno giovani e un valido strumento per educatori e animatori di gruppi.

Michele GOTA

Umberto De Vanna,
«Carlo Acutis. 15 anni di amicizia con Dio», Elledici

La Voce e il Tempo: Quali salesiani per i giovani d’oggi?

La Voce e il Tempo ha pubblicato nella giornata di ieri un articolo dedicato al 28° Capitolo Generale e all’apertura ufficiale avvenuta sabato 22 febbraio. Di seguito l’articolo, a cura di Marina Lomunno.

Quali salesiani per i giovani d’oggi?

Maria Ausiliatrice – Si è aperto ufficialmente, nella mattinata di sabato 22 febbraio nella Casa Madre di Valdocco, il 28° Capitolo della Società di San Francesco di Sales – Partecipano 242 padri capitolari provenienti da 66 nazioni in rappresentanza delle 7 Regioni nelle quali è divisa la congregazione presente in 134 Paesi dei 5 continenti.

«Vi incoraggio a proseguire con generosità e fiducia le molteplici attività in favore delle nuove generazioni: oratori, centri giovanili, istituti professionali, scuole e collegi. Senza dimenticare coloro che, ai tempi di Don Bosco, erano chiamati ‘ragazzi di strada’: questi erano i suoi prediletti, perché avevano tanto bisogno di speranza, di essere formati alla gioia della vita cristiana. Oggi la Chiesa si rivolge a voi, figli e figlie spirituali di questo grande Santo, e in modo concreto vi invita ad uscire, ad andare sempre di nuovo a trovare i ragazzi e i giovani là dove vivono: nelle periferie delle metropoli, nelle aree di pericolo fisico e morale, nei contesti sociali dove mancano tante cose materiali, ma soprattutto manca l’amore, la comprensione, la tenerezza, la speranza. Andare verso di loro con la traboccante paternità di don Bosco».

Sono le parole che l’Arcivescovo Cesare Nosiglia ha inviato in occasione dell’apertura ufficiale del 28° Capitolo della Società di San Francesco di Sales avvenuta a Valdocco, nella Casa Madre della famiglia salesiana, nella mattinata di sabato 22 febbraio: dopo la solenne concelebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice, dove sono venerate le reliquie di don Bosco, il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, decimo successore del santo dei giovani, ha pronunciato il discorso di apertura.

Al termine, il Regolatore del Capitolo, don Stefano Vanoli, ha dichiarato aperti i lavori incentrati sulla risposta alla domanda «Quali salesiani per i giovani d’oggi?» che indicherà il cammino del prossimo sessennio della congregazione. «Il tema» ha precisato il Rettor Maggiore «risponde all’urgenza che abbiamo di concentrare la nostra attenzione, in questo momento della nostra storia, sulla persona del salesiano che come uomo di Dio, consacrato e apostolo, deve essere capace di sintonizzarsi il meglio possibile con gli adolescenti e i giovani di oggi e con il loro mondo allo scopo di camminare con loro, nell’educazione e formazione alla fede, aiutandoli ad essere buoni credenti – considerando che molte volte professano altre religioni – e preparandoli per la vita, accompagnandoli nella ricerca di senso e all’incontro con Dio».

La concelebrazione d’apertura del capitolo a Maria Ausiliatrice: il card. Il card. João Braz de Aviz, accanto al Rettor Maggiore don Artime e al suo predecessore, don Pascual Chávez Villanueva

E proprio sui luoghi dove incontrare i giovani, mons. Nosiglia, che sabato 29 febbraio presiederà in Basilica la Messa per i capitolari, nel suo messaggio ha richiamato come l’oratorio di don Bosco sia nato dall’incontro con i ragazzi di strada e per un certo tempo è stato itinerante tra i quartieri di Torino. «Possiate annunciare a tutti la misericordia di Gesù, facendo ‘oratorio’ in ogni luogo, specie i più impervi; portando nel cuore lo stile oratoriano di Don Bosco e mirando a orizzonti apostolici sempre più ampi».

Il lavori del 28° Capitolo nel Teatro Grande di Valdocco

Il 28° Capitolo si è aperto con la Messa in Basilica nella giornata in cui la Chiesa celebra la festa della Cattedra di San Pietro: richiamando le parole di Papa Francesco pronunciate proprio a Maria Ausiliatrice durante la sua visita a Torino per il Bicentenario di don Bosco il 21 giugno 2015, il card. João Braz de Aviz che ha presieduto la concelebrazione, nella sua omelia ha richiamato la fedeltà dei santi al successore di Pietro e il ruolo fondamentale dei salesiani nella Chiesa. «Voi siete parte viva del popolo di Dio con il particolare carisma di essere ‘pastori di giovani’, soprattutto di quelli più fragili». Accanto card. Braz de Aviz, il Rettor Maggiore don Artime, il suo predecessore, don Pascual Chávez Villanueva, i cardinali salesiani Tarcisio Bertone, Riccardo Ezzati e Oscar Andres Rodriguez Maradiaga e 10 vescovi salesiani. E poi i rappresentanti della articolata famiglia salesiana, un albero che ha radici a Valdocco e che si è ramificato in 30 gruppi tra laici e consacrati che condividono il carisma del santo dei giovani per un totale di 402.500 membri sparsi nel mondo.

Il Rettor Maggiore saluta il sindaco Chiara Appendino

Alla Messa ha partecipato anche il sindaco Chiara Appendino in rappresentanza della città di Torino accanto a madre Yvonne Reungoat, superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. «Da torinese e senza nascondere una nota di orgoglio, mi fa piacere ricordare che il seme da cui è nata questa grande pianta è germogliato proprio a Torino» ha scritto il sindaco nel messaggio inviato a Rettor Maggiore per l’inizio del Capitolo. «Questo seme che, in poco più di due secoli di storia, ha lasciato segni indelebili e contribuito a connotare in maniera forte il carattere della nostra città. La strada tracciata da don Bosco, seguita dai suoi successori, è fatta di impegno tra la gente e si manifesta ogni giorno come presenza viva e attiva tra coloro che più hanno bisogno di sostegno, di essere aiutati a diventare donne e uomini capaci di contribuire, con il proprio lavoro e l’impegno nel sociale, alla crescita della propria comunità. Un percorso che invita i giovani a impiegare le proprie migliori energie in campo professionale e all’interno della società civile, così come nel servizio al prossimo».

Il 28° Capitolo dei salesiani, che torna a Valdocco dopo 62 anni, terminerà il 4 aprile. Il prossimo appuntamento tra sei anni.

Salesiani in Capitolo: «Come servire i giovani oggi?» – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di domenica 23 febbraio dedica un articolo all’apertura del 28° Capitolo Generale avvenuta la settimana scorsa dove il Rettor Maggiore ha dato il benvenuto ai capitolari e spiegato le finalità del Capitolo che ritorna a Valdocco dopo 62 anni. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato, a cura di Federica Bello.

Salesiani in Capitolo: «Come servire i giovani oggi?»

«Come continuare ad essere apostoli al servizio dei giovani oggi?». Questo l’interrogativo e l’obiettivo che il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Angel Fernandez Artime, ha espresso domenica 16 febbraio a Maria Ausiliatrice nella prima celebrazione del 28°Capitolo Generale (CG28) della Congregazione Salesiana.

Nella basilica gremita il Rettor Maggiore ha dato il benvenuto ai capitolari e spiegato il senso e la finalità di un incontro e di un confronto che «per la presenza dello Spirito è diverso da qualunque altro congresso» e che ritorna a Valdocco dopo 62 anni.

Il Capitolo che si sviluppa su 7 settimane (si concluderà il 4 aprile) coinvolge 242 capitolari di 66 nazioni, in rappresentanza delle 7 Regioni (oltre 130 paesi) nelle quali è divisa la congregazione, che saranno dunque impegnati a rispondere alla domanda guida del Capitolo: «Quali salesiani per i giovani d’oggi?».

Nella prima settimana i lavori sono rivolti soprattutto all’ascolto e alla riflessione in merito alle relazioni del Rettor Maggiore e del suo Consiglio sullo stato della Congregazione, oltre che alla creazione di un clima di discernimento. Al mattino di sabato 22 è invece prevista la cerimonia di apertura ufficiale del Capitolo.

«Noi ci chiederemo», ha spiegato il Rettor Maggiore, «nelle prossime settimane come essere oggi salesiani di Don Bosco, consacrati da Dio, capaci di testimoniare il suo Amore, specialmente ai giovani, a quelli oggi più poveri e bisognosi. Sappiamo che la missione che il Signore ci ha affidato ha un obiettivo che supera le nostre povere forze; però non siamo soli. È Sua l’iniziativa generosa. Ci chiama alla missione salesiana nella vita religiosa e stabilisce il suo patto di Alleanza con noi nella consacrazione, che penetra il nostro modo di essere e agire. Oggi il nostro CG28 intende aiutare la Congregazione a mostrare come continuare ad essere oggi quegli apostoli dedicati al servizio dei giovani in questo mondo oggi e nei contesti di oggi».

E dall’obiettivo ad un programma fondato su tre parole: docilità allo Spirito, fedeltà e speranza:

«Nella speranza con cui contempliamo, alla luce della fede, il futuro, il nostro Dio ci darà la forza di continuare a sognare, come Don Bosco, il meglio per i nostri giovani, specialmente quelli che hanno più bisogno di noi».

Su www.infoans.org video, foto e documenti per seguire giorno per giorno i lavori del Capitolo.

Torna a splendere la Cappella dell’Oratorio di Valdocco – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di domenica 16 febbraio, riporta un articolo dedicato alla nuova Cappella del Buon Pastore dell’Oratorio di Torino Valdocco, inaugurata lo scorso 2 febbraio. Di seguito l’articolo a cura di Stefano DI LULLO.

VALDOCCO
Torna a splendere la Cappella dell’Oratorio

Un dono e un impegno. Così don Jacek Jankosz, direttore del primo oratorio di don Bosco a Valdocco, definisce la nuova cappella all’interno del complesso oratoriano (via Salerno 12) inaugurata domenica 2 febbraio dopo i lavori di completa ristrutturazione.

Il nuovo luogo diventerà punto di riferimento principale per le diverse attività portate avanti dall’oratorio salesiano dove i giovani e gli educatori potranno ritrovarsi insieme a pregare. Nella celebrazione di benedizione, avvenuta in occasione della festa di san Giovanni Bosco del 31 gennaio, don Enrico Stasi, Ispettore dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta, ha ringraziato don Jacek

«per aver voluto rinnovare questo ambiente e renderlo bello, perché la bellezza apre il nostro cuore a Dio».

La piccola chiesa dell’oratorio è stata dedicata al Buon Pastore, che è anche il filo conduttore degli affreschi della giovane pittrice Silvia Allocco con cui sono decorate le pareti. «Il Buon Pastore», spiega don Jankosz:

«anzitutto conosce le sue pecore. È bello soffermarci su questa qualità: secondo il linguaggio biblico conoscere è molto più di un semplice acquisire e gestire delle informazioni. La conoscenza comporta lo stare insieme e il condividere. A imitazione di Cristo ogni salesiano e animatore, ogni allenatore e catechista, deve quindi contraddistinguersi per queste virtù: la vicinanza e la pazienza, l’ascolto e il sostegno, la fermezza e la dolcezza, l’attenzione ai piccoli e agli ultimi, l’ottimismo e la dedizione».

I riquadri sulla parte laterale raffigurano quattro giovani dell’Antico Testamento che hanno ricevuto una chiamata particolare da Dio: Samuele, Davide, Giuseppe e Geremia. Entrando nella cappella salta subito all’occhio l’immagine del Padre Misericordioso che corre per abbracciare suo figlio. Nelle parole di Gesù, scritte al centro della chiesa, vi è incisa un’altra caratteristica che deve avere ogni pastore: quella di un amore responsabile che imita Gesù, il Buon Pastore per eccellenza, che offre la vita per i suoi discepoli.

«A partire da don Bosco stesso», conclude il direttore Jankosz, «così hanno fatto i Salesiani e i loro collaboratori passati in questo oratorio, sulle parole di Gesù: ‘nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’ (Gv 13, 15). Gesù ci insegna ad avere una dedizione sincera e un’attenzione costante verso le persone che frequentiamo. La regola fondamentale è sempre la stessa: trattare l’uomo come un fine e mai come un mezzo. Solo su questa base un oratorio può funzionare veramente».

Stefano DI LULLO

Oratorio San Paolo: inaugurazione “Accoglienza residenziale” – La Voce e Il Tempo

La Voce e il Tempo di domenica 6 febbraio, riporta un articolo sull’apertura dell’appartamento dedicato all’accoglienza temporanea presso la comunità dell’Opera Salesiana San Paolo. Di seguito l’articolo dedicato, a cura di Marina Lomunno.

 

La comunità dell’Opera salesiana San Paolo, che prende il nome da una delle borgate più antiche e popolari della città, sempre più in prima linea per affrontare le emergenze del territorio. Come avrebbe fatto oggi il santo dei giovani. Per questo con lo slogan «Questa è la mia casa», la casa di don Bosco, è stato inaugurato, sabato 1 febbraio, un appartamento per l’«Accoglienza residenziale temporanea» che potrà ospitare fino a 7 giovani maggiorenni. La nuova struttura, in cui trovano spazio anche i rinnovati locali della Caritas, si aggiunge alla comunità alloggio aperta nell’ottobre 2016 in cui sono stati accolti 12 Msna, minori stranieri non accompagnati (11 egiziani e un albanese) affidati ai salesiani dall’Ufficio minori stranieri del Comune. I nuovi servizi sono stati avviati ufficialmente non a caso all’indomani della festa liturgica di don Bosco, celebrata venerdì 31 nella Basilica di Maria Ausiliatrice con la Messa per i giovani con il Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime e, in serata con la concelebrazione presieduta dall’Arcivescovo Cesare Nosiglia.

«Circa tre anni fa eravamo qui per inaugurare la nuova comunità per minori stranieri»

ha detto il direttore del San Paolo, don Alberto Lagostina, al taglio del nastro a cui hanno partecipato, tra gli altri don Enrico Stasi, ispettore salesiano del Piemonte e della Valle d’Aosta, don Stefano Mondin, responsabile della Pastorale giovanile dell’Ispettoria e Sonia Schellino, vicesindaco di Torino e assessore ai Servizi sociali. Il Comune di Torino contribuisce al progetto di sostegno all’autonomia dei minori e dei giovani affidati ai salesiani con il «Piano di inclusione sociale» che mette in rete tutti gli attori del territorio.

«Già allora avevamo il desiderio di fare qualcosa di più, per quanti di loro hanno ancora bisogno di un periodo di sostegno prima di affrontare la vita in completa autonomia. È nata così questa Accoglienza, un appartamento riservato a sette neomaggiorenni, italiani e stranieri, alcuni cresciuti nell’attigua comunità per minori o già inseriti nei nostri oratori: studenti, universitari o lavoratori che necessitano nel loro cammino verso l’indipendenza di una residenza temporanea e che vogliano condividere un tempo della loro vita con giovani di altre nazioni e con la comunità dei salesiani e della parrocchia».

Don Lagostina ha sottolineato come la nuova Casa, resa possibile grazie al contributo di un benefattore, rientra nel cammino di accoglienza della parrocchia e dell’oratorio che contribuiscono con tanti volontari alla gestione pratica ed educativa delle due Comunità per i giovani più fragili e del Centro di ascolto della Caritas «salvagente» per le crescenti le necessità delle famiglie del quartiere.

«In un tempo dove si enfatizza la diversità, dove nascono nuove forme di razzismo, dove si colpiscono fasce deboli come gli immigrati, facendoli diventare causa di tutti i mali, riteniamo importante porre piccoli segni che però parlano. Così è questa nuova residenza per giovani che si affacciano alla vita adulta dove si intende porre il segno della condivisione tra diverse nazionalità, italiana compresa».

È l’impegno dei salesiani in città, che continuano ad essere in prima linea negli oratori delle periferie multietniche nella «lotta contro la povertà educativa per far rialzare i ragazzi che hanno avuto di meno». Le difficoltà e i pregiudizi si combattono aprendo le comunità, andando a cercare i ragazzi per le strade come facevano i santi sociali.

«Far sentire a casa chi ha bisogno di sostegno: questa è la sfida del San Paolo: dobbiamo riscoprire la vita comunitaria. Qui funziona perché la comunità parrocchiale, l’oratorio, la comunità degli educatori e la Casa di accoglienza sono integrate, sono un’unica famiglia dove ciascuno si prende carico uno degli altri»

sottolinea don Stefano Mondin. Fabrizio Spina, educatore, consacrato salesiano è uno dei responsabili del nuovo appartamento, «un laboratorio» come lo definisce «in cui ho la fortuna di sperimentare insieme a questi ragazzi, italiani e stranieri, che hanno fatto un pezzo di strada nelle nostre opere, un percorso verso l’età adulta in stile salesiano: una famiglia di giovani che hanno bisogno ancora di una stampella per fare il salto verso l’autonomia. C’è chi lavora, chi ha ripreso gli studi, chi sta cercando la sua strada. Ci aiutiamo, la comunità parrocchiale ci aiuta, non siamo soli. Sono ragazzi che meritano fiducia, la condivisione di valori comuni è uno stimolo forte alla crescita». Durante l’inaugurazione, don Stasi ha ricordato che oggi don Bosco avrebbe fatto lo stesso richiamando le parole dell’omelia dell’Arcivescovo in Basilica, davanti all’urna del santo dei giovani:

«Don Bosco non ha mai considerato un ragazzo irrimediabilmente perduto, tanto da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: ‘Talità Kum’, alzati e cammina come ha detto Gesù alla figlia di Giairo. Nessun ragazzo e ragazza è dunque considerato ‘morto’, perduto per sempre, da parte di Gesù. Nessuno è considerato così difficile da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: ‘Alzati dalla tua situazione e prendi in mano la tua vita con gioia e coraggio’».

Don Jabloyan, «l’Oratorio di Aleppo unica speranza nella guerra» – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di questa domenica, 2 febbraio, riporta un articolo dedicato alla testimonianza di don Pier Jabloyan, direttore della Casa Salesiana in Siria, durante la giornata di formazione congiunta tra salesiani ed educatori a Valdocco. Di seguito l’articolo dedicato, a cura di Stefano Di Lullo.

Don Jabloyan, «l’Oratorio di Aleppo unica speranza nella guerra»

VALDOCCO – LA TESTIMONIANZA DEL DIRETTORE DELLA CASA SALESIANA IN SIRIA ALLA GIORNATA DI FORMAZIONE CONGIUNTA PER SALESIANI ED EDUCATORI

La scorsa settimana presso la Casa madre dei Salesiani di Valdocco a Torino si è tenuto il secondo incontro dedicato al percorso di formazione congiunta tra Salesiani ed educatori di oratorio. La prima parte dell’incontro ha riguardato la relazione sul tema «I giovani alla luce dello sguardo di don Bosco» a cura di don Mario Fissore, incaricato dell’oratorio San Luigi a San Salvario che ha affrontato il tema partendo da ciò che Don Bosco racconta della sua giovinezza e adolescenza.

«La comprensione di fede dei propri anni giovanili, l’esperienza pastorale nella Torino dell’Ottocento, l’approfondimento di operette di spiritualità giovanile – ha detto don Fissore -hanno infatti portato in don Bosco a radicare la certezza che i giovani godessero di una speciale predilezione da parte di Dio. Per don Bosco la giovinezza è un’età quanto mai preziosa in funzione dell’esistenza della singola persona e del futuro della società, anche perché è facile constatare come la strada intrapresa negli anni della gioventù, difficilmente si abbandona in età adulta».

La seconda parte del percorso di formazione ha riguardato invece la testimonianza di don Pier Jabloyan, direttore della Casa Salesiana di Aleppo che si trova nella zona ovest della città, dal 2011 dilaniata dalla guerra. Don Pier ha parlato dell’importante ruolo che ha avuto l’oratorio salesiano di Aleppo nell’accogliere i giovani della città nelle situazioni più drammatiche e devastanti del conflitto che ha lasciato tracce indelebili nel tessuto cittadino che sta cercando di risollevarsi con coraggio e tenacia.

«In alcune occasione siamo stati costretti a chiudere l’oratorio per motivi di sicurezza», ha raccontato don Pier, «appena possibile abbiamo sempre ripreso le attività con coraggio, aprendo le porte ai giovani. Non abbiamo fatto cose straordinarie, ma normali, che durante una guerra diventano certamente straordinarie. Per questo lo spirito di Don Bosco per noi che viviamo l’esperienza della guerra ha significato testimoniare una vita gioiosa».

Lo scorso novembre è partito il gemellaggio fra i giovani dell’Ispettoria dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta e quella del Medio Oriente, in particolare con le Case salesiane di Aleppo e Kafroun in Siria. Un progetto che punta a favorire legami di fraternità formati da aiuti concreti e dalla preghiera gli uni verso gli altri.

Stefano DI LULLO

Museo etnologico Missioni Don Bosco: il nuovo allestimento – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di questa domenica, 2 febbraio, riporta un articolo dedicato al Museo etnologico Missioni Don Bosco inaugurato lo scorso autunno a Valdocco. Di seguito l’articolo dedicato, a cura di Federico Biggio.

San Giovanni Bosco nel mondo, museo a Valdocco

NUOVO ALLESTIMENTO – VISITABILE ANCHE NEI GIORNI DELLA FESTA

Nei giorni della festa di Don Bosco con celebrazioni quasi ad ogni ora a Valdocco (tra le altre venerdì 31, alle 18.30, la solenne concelebrazione con i giovani del Movimento giovanile salesiano presieduta dal Rettor Maggiore, e alle 21 la concelebrazione presieduta da mons. Cesare Nosiglia), la riflessione e la preghiera al santo ben si possono accostare alla visita al Museo etnologico Missioni Don Bosco inaugurato lo scorso autunno a Valdocco.

Dai manufatti della Patagonia e della Terra del Fuoco, appartenenti a popolazioni oggi estinte e risalenti alla prima missione salesiana nel 1875, ai diademi Bororo del Brasile, che spiccano al centro della sala accanto a statue tradizionali e ventagli giapponesi, il museo ripercorre, attraverso gli oggetti esposti, la storia culturale delle popolazioni indigene incontrate in 150 di missioni salesiane in sud America, in Asia, in Oceania e in Africa. Questi oggetti – utensili, arredi, abiti e ornamenti – costituiscono il «racconto di un incontro», come l’ha definito Elisabetta Gatto, antropologa di Missioni don Bosco e responsabile dell’allestimento.

Un racconto di storie di invenzione creativa, che ha portato diversi popoli ad adattarsi all’ambiente, trasformando le poche risorse disponibili in manufatti dall’enorme valore etnografico, per rispondere alle esigenze di vita quotidiana o per la realizzazione delle pratiche culturali e rituali. Collocati all’interno di teche e armadi ‘reliquiari’ (sono gli stessi che precedentemente erano siti nel museo delle Camerette di don Bosco), questi oggetti raccontano anche di uno spostamento geografico, che dalla loro terra di origine li ha portati oggi ad essere presenti in Italia, a Valdocco, nel cortile in cui il carisma salesiano è nato, grazie al lavoro dei missionari che, nel corso degli anni, li hanno ricevuti in dono da parte delle popolazioni indigene incontrate, supportate ed evangelizzate, nel rispetto delle culture religiose locali. Lo stesso spostamento che, ancora oggi, pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, giungendo a Torino, a Valdocco, continuano ad alimentare anno dopo anno, da 150 anni.

Il museo inoltre è anche stato pensato seguendo un percorso cromatico che rappresenti, metaforicamente, la contrapposizione e il reciproco richiamo fra la terra ed il cielo. Gli oggetti esposti e le teche richiamano la terra cruda e diverse tonalità del marrone; le tavole descrittive, i colori dell’arcobaleno. Costituisce una ricchezza scientifica per lo studio etnografico che approda in città (la più completa collezione si trova al colle don Bosco) e si apre al pubblico, tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8 alle 18.

Federico BIGGIO

Scuola Salesiana di Lombriasco – Presente sulla nuova piattaforma “NET4GROW”

Ispirati dal tema di Expo Lombriasco AgriCultura 2019, nasce la nuova piattaforma Net4Grow, un progetto che vede coinvolti un gruppo di imprenditori del settore agricolo e i rappresentanti di alcune Scuole Agricole di Don Bosco nel mondo, tra le quali quella salesiana di Lombriasco.

Di seguito, una breve presentazione del progetto ripresa dal sito ufficiale di Net4Grow e l’articolo di La Voce e il Tempo (domenica 2 febbraio) in merito all’iniziativa, a cura di Giulietta De Luca.

Ispirati dal tema di Expo Lombriasco AgriCultura 2019: “Ridare la terra ai giovani, agricoltura per la vita”, dagli insegnamenti etico-sociali di San Giovanni Bosco e dei suoi valori più profondi e generosi, insieme ad un gruppo di imprenditori del settore agricolo ci siamo trovati a condividere un Forum internazionale con i rappresentanti di alcune Scuole Agricole di Don Bosco nel mondo, portatrici di un percorso formativo professionale in base di livello Superiore ed Universitario.

Il Forum si è concluso con la presentazione del progetto “Net4Grow”, una rete tra la Scuola Agraria Salesiana di Lombriasco, l’Associazione Plaza Argentina, le Scuole Agrarie Salesiane nel mondo, gli ex-allievi/e di Don Bosco, le imprese ed i professionisti del settore, che ha l’obiettivo di preservare e sviluppare la formazione professionale agricola e generare progetti condivisi di sviluppo locale.

A condurre il percorso produttivo di “Net4Grow” ed a garantire la serietà e la continuità del cammino operativo sono la Scuola Agraria Salesiana di Lombriasco con il suo Direttore Don Marco Casanova (testimone della universalità del carisma di Don Bosco) e l’associazione Plaza Argentina con Daniel Ormeno (come referente e coordinatore del progetto in dialogo con le Scuole Agrarie Salesiane nel mondo)

Oggi si sono sommati altri soggetti di grande valore come l’ONG Salesiana VIS – Volontari Internazionali per lo Sviluppo, dal mondo scientifico della ricerca l’Istituto ISIRES di Torino, dall’accademico con l’Università di Agraria di Torino DISAFA, lo studio Agrimana come coordinamento dello staff di tecnici agrari, agronomi e veterinari, l’equipe di A-Studio di Torino per l’innovazione in agricoltura e, soprattutto, un gruppo di imprenditori del settore agrario, agroindustriale ed agroalimentare, cari alle tradizioni di Don Bosco.

L’Arcivescovo Nosiglia nelle «parrocchie» delle carceri

Mons. Cesare Nosiglia, domenica 22 e lunedì 23 dicembre 2019, ha celebrato la Messa di Natale con i detenuti, gli agenti e i volontari del carcere minorile «Ferrante Aporti» e di quello per gli adulti «Lorusso e Cutugno». In entrami gli istituti ha consegnato personalmente a tutti i detenuti la Lettera di Natale. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato da La Voce e il Tempo per questa domenica, a cura di Marina Lomunno.

L’Arcivescovo nelle «parrocchie» delle carceri

Tappe irrinunciabili del «presepe dell’Arcivescovo» sono i due penitenziari cittadini, il minorile «Ferrante Aporti» e quello degli adulti «Lorusso e Cutugno». E così anche quest’anno nel pomeriggio di domenica 22, mons. Nosiglia ha celebrato la Messa di Natale con oltre trenta dei 44 giovani ristretti all’Istituto minorile «Ferrante Aporti», i volontari, gli educatori e gli agenti. L’Arcivescovo è stato accolto dal cappellano don Domenico Ricca, la vice direttrice Gabriella Picco e dal neo Procuratore minorile Emma Avezzù accompagnata dal marito Gian Paolo Volpe, magistrato della Procura generale di Brescia, che pochi giorni dopo, il 30 dicembre, è deceduto improvvisamente a causa di un arresto cardiocircolatorio lasciando la moglie e la fi glia Elena. La notizia ha lasciato attoniti colleghi e operatori della Procura minorile: i funerali, molto partecipati, sono stati celebrati il 3 gennaio nella parrocchia dei Santi Angeli.

La Messa al Ferrante è stata animata, come di consueto, dai giovani della vicina comunità della Visitazione di Maria Vergine e San Barnaba, accompagnati dal parroco don Gianmarco Suardi «rinforzati» per l’occasione dal coro dei ragazzi della parrocchia Gesù Maestro di Collegno. Al termine, prima della cioccolata calda offerta dagli educatori e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice del Ciofs Agnelli, l’Arcivescovo ha incontrato uno per uno i giovani ristretti informandosi sulla loro situazione, incoraggiandoli a non perdere la fiducia. Don Claudio Belfiore, direttore dell’Istituto salesiano «Agnelli», dove alcuni detenuti frequentano i corsi di formazione professionale, ha donato ai ragazzi la lettera di Papa Francesco sul Presepe. L’indomani mattina, lunedì 23, Nosiglia ha presieduto la Messa di Natale per una folta rappresentanza dei 1500 detenuti e detenute radunate nel teatro della Casa circondariale «Lorusso e Cutugno». Un carcere, come ha evidenziato il direttore Domenico Minervini ringraziando l’Arcivescovo per la sua costante vicinanza,

«che patisce il sovraffollamento e la carenza di personale ma che cerca di fare il possibile perché il tempo della pena sia occasione per ripensare alla propria vita». L’Arcivescovo, invitando i ristretti nonostante le difficoltà della detenzione «a non temere per il proprio futuro perché Dio ama tutti, anche chi ha sbagliato», ha assicurato che la Chiesa torinese ha scelto di essere vicina a chi sta dietro le sbarre.

«Sono convinto che abbiamo tutti una parte di responsabilità riguardo alla vostra presenza in carcere e questo mi impegna a fare il possibile perché la vostra vita sia dignitosa e soprattutto possa essere riscattata. Non deve mancarvi la speranza e la nostra solidarietà nell’offrirvi un futuro diverso, oserei dire felice perché Dio vuole la nostra felicità» ha detto durante l’omelia.

La Messa, animata dalla fraternità dei monaci apostolici diocesani che prestano servizio di cappellania nel penitenziario e da un coro di detenuti coordinati dai volontari della parrocchia della Crocetta che in vari modi, dopo un corso di formazione, presta servizio in carcere, è stata molto sentita: al termine dell’omelia, l’Arcivescovo è stato ringraziato con un lungo commosso applauso. Anche ai reclusi adulti mons. Nosiglia ha voluto donare personalmente la sua Lettera di Natale e, a una ventina di ristretti che seguono la catechesi settimanale curata dal Gruppo Neocatecumenale, ha consegnato la Bibbia augurando un «buon cammino di fede». Al termine della liturgia è stata distribuita ai reclusi presenti «La Voce e il tempo» che hanno ringraziato gli abbonati che, aderendo alla campagna «Abbona un detenuto», permettono che il giornale della Chiesa torinese sia letto in 40 sezioni del carcere, «una parrocchia della diocesi» come spesso ripete l’Arcivescovo. M. LOM.