Articoli

Borgomanero: gli studenti, la comunità salesiana e i docenti incontrano don Luigi Ciotti

Nella “Giornata delle Ceneri“, 18 febbraio 2026, dopo la funzione ed un passaggio in Chiesa, il Fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha incontrato prima i docenti e poi gli studenti.

Luigi Ciotti si è presentato come

«un noi, non un io, perché tutto quello che ho realizzato nella mia vita è frutto dell’impegno di tante persone, non di navigatori solitari. Tutti sogniamo dei cambiamenti, ma necessitano del contributo di ciascuno».

Don Ciotti prima di incontrare gli studenti, ha tenuto un incontro di “formazione civile” con docenti e Salesiani, in cui ha ricordato di essere nato nel cuore delle Dolomiti, dove si stanno svolgendo le Olimpiadi e poi di essere immigrato a Torino.

La prima domanda del gruppo di ragazze e ragazzi delle Terze LES che lo hanno intervistato è stata su quali incontri gli hanno cambiato la vita:

«A 17 anni il primo. Fuori da scuola c’era sempre un uomo su una panchina, solo, leggeva libri. Io ero fragile, lo vedevo dal tram per giorni, poi ho avuto il coraggio di scendere e iniziare a parlargli e, a fatica, ho aperto un dialogo».

Era un medico, con una tragedia familiare alle spalle:

«mi ha mostrato ragazzi che si facevano le “bombe”, miscele di farmaci e alcol. Mi esortò a fare qualcosa per loro. Un giorno non l’ho più visto e ho capito che quella era la mia missione».

Da lì è nato il Gruppo Abele, poi l’ordinazione sacerdotale.

Il suo racconto passa all’incontro con Giovanni Falcone poco prima della strage di Capaci, quella promessa mai realizzata di trovarsi per un caffè, la nascita di Libera e della giornata del 21 marzo per la memoria e l’impegno contro le mafie.

«La mafia – ha aggiunto – che sembrava così lontana, oggi è realtà ovunque, il problema non riguarda solo il Sud, è molto più presente al Nord».

Altro incontro con la mamma di un agente della scorta di Falcone, che chiedeva venissero pronunciati i nomi di tutte le vittime innocenti della mafia, l’80% delle qual non ha ottenuto ancora giustizia. Da qui l’invito a partecipare a Torino alla giornata del 21 marzo.

Alla domanda del parallelismo tra l’impegno a favore dei giovani più fragili e delle nuove povertà, sempre a Torino, un secolo dopo don Bosco, ha detto:

“Da non Salesiano, ho una ammirazione enorme per don Bosco: il suo impegno è stato quello di investire nella prevenzione, richiamando le istituzioni – a partire dal Re – quando invece si costruivano leggi sempre più repressive e carceri. Lo stesso quando incoraggiò altri sacerdoti ad intervenire per contrastare altri fenomeni di degrado umano, a partire dallo sfruttamento della prostituzione ai Murazzi”.

A tutti l’invito a

«imparare a leggere le trasformazioni del tempo – ha aggiunto -. Oggi c’è meno prevenzione e più forme di dipendenza, anche non da sostanze: gioco di azzardo, bullismo, anoressia, bulimia».

Don Luigi Ciotti parla ai giovani – Il Salice

Il 25 settembre scorso, in occasione del pellegrinaggio di inizio anno, le quarte e le quinte scientifico del Liceo Valsalice di Torino si sono recate alla Certosa 1515 di Avigliana. Qui hanno assistito ad una conferenza tenuta da Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, e in seguito alcuni dei ragazzi de “Il Salice”, storica pubblicazione interna dell’Istituto Valsalice, hanno avuto la possibilità di sottoporgli qualche domanda.

Ecco riportata l’intervista integrale con Don Ciotti:

Quale esperienza l’ha spinto a fare questa vita?

“Avevo 17 anni, prendevo il tram per andare a scuola e ogni giorno vedevo un signore con tre giacconi addosso seduto su una panchina, ormai diventata la sua casa, che leggeva e sottolineava i libri con una penna rossa e una blu. Per qualche giorno ho provato a offrirgli un caffè o un tè, ma lui non rispondeva mai: il mio primo pensiero fu che fosse sordo, ma quando le macchine frenavano nell’ incrocio accanto alla stazione lui alzava la testa e, in quell’ occasione, ho percepito la disperazione nei suoi occhi. Quell’ uomo era un medico diventato un barbone. Vedendo dei ragazzi assumere strani farmaci – precisa che all’epoca non si parlava ancora di droga – mi chiese di fare qualcosa per loro. Un giorno, andando a scuola, non lo vidi più: era morto. Da questo incontro nacque nella mia mente l’idea del Gruppo Abele che ormai ha 52 anni.”

Tornerebbe indietro?

“Sono felice di aver speso la mia vita ad aiutare le persone a trovare libertà e vita, pur nella consapevolezza dei miei limiti, ma ripercorrerei la stessa strada evitando, ovviamente, qualche errore.”

Qual è il suo punto di riferimento?

La strada, che nel Vangelo è luogo di gioia e festa ma anche di disperazione. Tanto è vero che l’11 novembre 1972, quando il Vescovo di Torino mi ha ordinato sacerdote, mi ha affidato come parrocchia la strada.”

Ha mai provato paura?

“Sì, qualche volta ho provato un grande senso di smarrimento. Una volta, alla chiusura di una conferenza in Calabria due agenti della scorta sono riusciti a bloccare sulla porta d’entrata un uomo armato. Ho provato paura per 5 minuti, poi è svanita.”

Qual è stato per lei il momento più difficile?

“Probabilmente la morte di mia madre, che quando è venuta a sapere che la mia vita era in pericolo ha cominciato a non dormire più e a stare male e questo l’ha portata a morire tra le mie braccia durante il tragitto in ambulanza da casa nostra all’ ospedale.”

Cosa le ha fatto pensare di poter cambiare le cose?

“Volevo spendere la vita per dare vita. La nostra, non mia – ci tiene a specificare – non è una lotta contro la mafia o l’illegalità, ma è una lotta per offrire libertà alle persone.”

Quanto la mafia è vicina a noi?

«La mafia ha i piedi in Sicilia ma la testa forse a Roma. La mafia diventerà più crudele e disumana, dalla Sicilia risalirà l’intera penisola per portarsi anche al di là delle Alpi.» (don Luigi Sturzo)

“Nasce in Sicilia ma ormai riguarda tutta la penisola. Esempi ne sono l’autobomba esplosa ad Aosta e il procuratore della Repubblica Bruno Caccia ucciso a Torino nel 1983.”

Che cosa risponde ai mafiosi che attentano alla sua vita?

“Si può uccidere una persona, ma non il movimento.”

Descrivendosi si è definito immigrato dal Veneto a Torino, perché questo aggettivo?

“Ognuno di noi ha le proprie radici e le mie sono le Dolomiti che qualche anno fa l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità e io (scherzosamente, ndr) dico di far parte del patrimonio dell’umanità. Credo che si debba essere fieri delle proprie origini, come io sono fiero di arrivare da una terra immersa nella natura.”

Cosa consiglia ad un ragazzo della nostra età?

“Non dimenticate mai che i dubbi sono più sani delle certezze e non date mai nulla per scontato, siate capaci di farvi raggiungere dallo stupore. Non deve venire meno la voglia di conoscenza perché la conoscenza è la via maestra del cambiamento, non basta trovare ma bisogna cercare e comprendere. Vi auguro di essere capaci di saldare la terra con il cielo e che i vostri punti di riferimento possano essere il Vangelo e la Costituzione Italiana. Siate capaci di vivere e non lasciatevi vivere.”