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Dai lebbrosari al drink con le ossa di un morto: 45 anni di documentari delle missioni salesiane – La Stampa

Il Salesiano Antonio Saglia ha filmato per quasi mezzo secolo le comunità di Don Bosco, di seguito l’intervista a cura di Filippo Femìa per La Stampa.

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Guatemala? C’è. Papua Nuova Guinea? Anche. Sudan? Idem. «È più facile elencare i Paesi in cui non sono stato», sorride Antonio Saglia dal suo ufficio a Valdocco. Salesiano ed ex insegnate di grafica, 87 anni, ha girato il mondo per documentare la vita nelle missioni targate Don Bosco. La sua “carriera” inizia quasi per caso. «Era il 1970 – ricorda –, un salesiano che viveva in Brasile conosceva la mia passione per le macchine da presa e mi chiese di andare a documentare le missioni in Amazzonia».

La bevanda di banana e ossa di morto

L’avventura inizia con un coefficiente di difficoltà altissimo. «Atterrato a Manaus, salii su un’imbarcazione dove mi consegnarono un rotolo che non avevo mai visto prima: era un’amaca», racconta. Di notte la srotolò per dormire a bordo. «A pranzo e cena si mangiava quello che veniva pescato, anche tartarughe», dice. Con sé Antonio ha una Paillard, macchina da presa a molla con tre lenti ottiche, che imbraccia per riprendere la vita della popolazione Yanomami. «Vivevano quasi completamente nudi in capanne nella foresta. All’inizio scappavano davanti alla cinepresa, poi scattai alcune polaroid e le mostrai ai bimbi: rimasero stregati, continuavano a toccarle increduli». Nell’Amazzonia Antonio Saglia vive una delle esperienze più singolari. «Stavo male e mi diedero una bevanda tradizionale all’interno di una noce di cocco – ricorda –. Scoprii che tra gli ingredienti c’erano ossa polverizzate di uno Yanomami morto e banana».

I lebbrosari in India

I primi viaggi sono solo d’estate, quando la scuola è chiusa. Poi, a metà anni ’90, Antonio va in pensione e visita ancora più missioni: «Avrò girato una settantina di documentari», dice. La maggior parte è stata digitalizzata e oggi è conservata al Centro sperimentale di cinematografia – Archivio nazionale del cinema d’impresa a Ivrea. L’Africa, Antonio l’ha visitata praticamente tutta – «Senza mai contrarre la malaria» –, rimanendo incantato dalle danze tribali di popolazioni in abiti coloratissimi. L’esperienza più forte arriva però in India, quando entra nei lebbrosari. «Vedere quegli sguardi e quelle espressioni sfigurate fu terribile. Forse la scena più commovente di tutti i miei viaggi».

Naufragio in Papua Nuova Guinea

Non c’è angolo del pianeta, per quanto remoto, dove Antonio non sia stato. Si è spinto anche nelle cittadelle controllate dai narcos in Colombia: «I militari ci avvertivano di non andare, ma i missionari erano rispettati anche dai delinquenti».

Nel suo “pellegrinaggio” ha la fortuna di ammirare panorami naturali che tolgono il fiato: «Su tutti l’attraversamento dello stretto di Magellano, nella Terra del Fuoco tra Cile e Argentina. Ma anche l’isola dei lemuri in Madagascar, mai visto un mare così cristallino». Le disavventure, in 45 anni di giro del mondo, ovviamente non mancano. Come quella volta in cui è naufragato in Papua Nuova Guinea: «Si ruppe il motore della barca e non avevamo telefoni per lanciare l’allarme. Dopo una notte alla deriva, ci soccorsero alcuni papuani che però non trovavano la nostra isola. Ci arrivammo dopo molte ore e qualche patema d’animo».

Le avances femminili

Come tutti i coadiutori, i laici salesiani voluti da Don Bosco, Antonio Saglia ha fatto voto di castità e povertà. Questo non gli ha impedito di ricevere avances, ovviamente declinate, in giro per il mondo. La più sfacciata a Belem, nell’Amazzonia brasiliana, quando una ragazza nei pressi di un fiume ammicca: «Mi piacerebbe tanto avere un figlio con te». In Corea del Sud il corteggiamento avviene durante una danza tradizionale: «Una giovane mi mise nel taschino un carillon con la sua foto all’interno», racconta sorridendo. Poi la ragazza coreana iniziò a scrivergli alcune lettere, che il missionario traduceva: «Tra i paragrafi compariva spesso la scritta “Censurato”», sorride.

Nel 2015, a 45 anni di distanza dal primo, arriva l’ultimo viaggio: un tour tra varie missioni in Africa. In quelle terre ha imparato a essere ottimista e custodisce ancora i sorrisi dei bambini: «Non hanno nulla e sono felici, mentre noi ci perdiamo in mille sciocchezze, con lo sguardo sempre chino sugli smartphone».

“Non porto crocefissi ma la parola di Dio” – Don Valeriano Barbero

Si riporta la notizia pubblicata su Famiglia Cristiana, a cura di Giusi Galimberti,  riguardo alla testimonianza di don Valeriano Barbero: missionario di 82 anni che ha trascorso in Papua Nuova Guinea ben 40 anni.

“Temo di averlo imparato troppo tardi”, si confessa don Valeriano Barbero, 82 anni, partito a soli 22 da Bellinzago, nel Novarese, alla volta del mondo. Missionario nelle Filippine per vent’anni poi, dal 1980, in Papua Nuova Guinea, terra a nord dell’Australia: un luogo ricchissimo di oro e petrolio, sfruttato però da altri, dove la natura è splendida ma spesso ostile.

“Quando arrivai qui, trovai una popolazione primitiva. Eravamo in tre, con un laico jugoslavo e un religioso filippino, e c’era tutto da fare: mancava la luce, l’acqua, non c’erano le strade, i trasporti avvenivano a piedi nella foresta e con difficoltà dal mare… Con le missioni Don Bosco realizzammo scuole, convitti e cliniche per curare da malaria e lebbra. Abbiamo formato e ancora lo facciamo tanti tecnici, ma anche bravi laureati, che nella scola di Stato non avrebbero potuto entrare. Abbiamo portato la parola di Dio, la catechesi e i sacramenti.”

Con una vita così intraprendente , fonte di esperienze uniche, cosa avrà imparato don Valeriano “troppo tardi”? Ce lo spiega con tenerezza:

“Qualcuno un giorno mi ha detto: non voglio il tuo crocefisso, mi aiuta di più il tuo abbraccio, sentire che non sei qui a spiegarmi cosa è giusto fare e cosa no, ma a dimostrarmelo con la tua vita e la tua vicinanza. Questo è ciò che ho compreso solo in questi ultimi anni, che non vale venire qui da colonizzatori, a imporre la nostra fede: occorre vivere il Vangelo accanto a loro, giorno dopo giorno.”

La vicinanza ora è lontananza. A causa del Covid e di una grave malattia, don Barbero s trova nella comunità di Novara.

“Sono coccolato, mi hanno organizzato una festa per i 40 anni della missione in Papua Nuova Guinea, mi trattano da principe. Benché qui stia benissimo e a parte i dolori causati dalla lebbra, che ho contratto quattro anni fa, voglio solo tornare a casa. Questa vita non mi appartiene. Vivendo tra quella gente ho compreso che mi rende felice solo portare loro la gioia. Condividere i problemi delle loro famiglie, gli sforzi dei ragazzi, le malattie, una vita frugale ma piena di semplici emozioni. Essere missionario per me significa partire con un biglietto di sola andata e non desiderare quello di ritorno. Quando arrivai laggiù, sul biglietto la compagnia aerea aveva scritto: “il tuo viaggio nel Paradiso”. Allora scherzai e pensai che in Cielo ci volevo arrivare il più tardi possibile. Ora, ogni volta che torno, so che là c’è davvero il mio Paradiso in terra.”

Il futuro è la nostra missione. Per guardare il mondo con gli occhi di Don Bosco – 5° puntata

Il sogno dell’evangelizzazione in Oceania.

Missioni Don Bosco e l’Ufficio di Comunicazione Sociale dell’Ispettoria Piemonte e Valle d’Aosta presentano la quinta puntata de “Il futuro è la nostra missione. Per guardare il mondo con gli occhi di don bosco“.

In questo video, l’opera dei Salesiani di Don Bosco nelle Isole Salomone, l’incarico Mons. Luciano Capelli SDB come vescovo della diocesi di Gizo, i Salesiani negli arcipelaghi di Fiji e Samoa, la visita del Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime a Samoa e in Papua Nuova Guinea.

Tra gli argomenti trattati: la proposta educativa dei Salesiani e la trasmissione del carisma di Don Bosco nelle Isole Salomone; le parole di Padre Srimal Silva SDB, Preside della Scuola Tecnica di Hendersson – Honiara nel portare l’insegnamento di Don Bosco; l’aiuto del Don Bosco Technical Institute nello sviluppare il senso di collaborazione; l’opera di Mons. Luciano Capelli nell’evangelizzare e sostenere la poverissima popolazione di Gizo attraverso progetti di sviluppo scolastico e di promozione sociale; l’arrivo dei Salesiani a Samoa; il centro tecnico di Alafua; la visita del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, a Samoa e in Papua Nuova Guinea; l’arrivo dei Salesiani in Papua Nuova Guinea e gli istituti scolastici salesiani presenti sul territorio; la musica e le danze come ponte per avvicinare i giovani e trasmettere loro il carisma salesiano; le parole di Peter Baquero SDB, Delegato della Papua Nuova Guinea e Isole Salomone.

Salesiani Novara: 40 anni di missione in Papua Nuova Guinea – Don Valeriano Barbero

Domenica scorsa, 14 giugno 2020, la Comunità Salesiana di Novara ha avuto il piacere di festeggiare i 40 anni di missione in Papua Nuova Guinea di don Valeriano Barbero. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato sul sito dell’opera.

Un pranzo eccezionale, quello di domenica scorsa nella comunità di Novara: mentre la stampa salesiana riportava la notizia dei 40 anni dalla fondazione della presenza salesiana in Papua Nuova Guinea (InfoANS), alla tavola dei confratelli la storia si viveva in diretta!

Don Valeriano Barbero, festeggiato per l’occasione, fu proprio fra i primi salesiani a metter piede sulla grande isola a nord dell’Australia: non per una visita, ma per rimanere!

40 anni fa, il 12 giugno 1980 si celebrava nelle Filippine la festa nazionale: alla mezzanotte, 3 salesiani partivano in direzione sud, verso Papua Nuova Guinea (erano D. Valeriano, D. Fernandez Rolando – filippino – e Giuseppe Kramar, jugoslavo), precisamente alla volta di Port Moresby, la capitale.

Accompagnati dall’ispettore delle Filippine, don Josè Carbonell, trovano ad attenderli il segretario del nunzio, che li portò in nunziatura per la colazione: era già quasi l’alba del 13 giugno (festa del Sacro Cuore), quando D. Barbero e Kramar vanno a dormire a Kerema, ricevuti dall’arcivescovo Patrick Copas.

I pionieri del 1980

 

Alla sera del 14, raggiunti dagli altri due, attraversano la baia di Kerema per arrivare in jeep ad Araimiri, dove il vescovo locale aveva aperto la St. Peter’s extension school (nome inventato per l’occasione, trattandosi di un nuovo tipo di scuola) per accogliere la dispersione scolastica. Mancava tutto… ed anche allora l’opera salesiana è iniziata con un’Ave Maria (era il giorno del cuore immacolato di Maria, gli indizi si sprecano!)

Da allora, in Papua sono sorte nell’ordine: una scuola professionale a Port Moresby con don Giuseppe Savina (piemontese di Acqui), poi un’altra a Rabaul, una a Kundiawa (fra le montagne) e un’altra a Vanimo (al confine tra Papua e il territorio indonesiano che occupa la parte occidentale dell’isola). 

Tutte scuole per ragazzi più o meno giovani che non potevano altrimenti accedere all’istruzione.

Akapiru

Direttore ad Araimiri, Delegato ed economo a Port Moresby, dopo aver ricoperto ogni tipo di incarico formalizzato o meno, anche nelle diocesi … dopo 40 anni si trova a Rabaul come confessore ed economo della scuola, della quale sta tentando di costruire il dormitorio dei ragazzi.

Originario di Bellinzago (No), negli ultimi mesi è a Novara per alcune visite mediche, ma il cuore non si è mai mosso dalla terra papuana e dalla sua gente.

A don Valeriano abbiamo chiesto un paio di cose…

Il momento più bello di questi 40 anni in Papua? Quando, dopo i primi 9 anni ad Araimiri, Valeriano dà vita ad una scuola elementare a Lariau come estensione della missione di Araimiri: 5 anni vissuti praticamente da solo, viaggiando in barca o a piedi e in bici tra i villaggi.

Cosa impara un missionario? Che il fare può essere di tante persone, ma toccare il cuore è solo di chi ha il coraggio e il tempo di stare con la gente. Nell’andare a consolare una persona in lutto in un villaggio, questa gli dice “Non venire con il tuo crocifisso, vieni tu di persona, lasciami sentire l’odore della tua presenza, la tua vicinanza… allora poi parleremo anche del tuo crocifisso”.

Grazie don Valeriano per la tua storia, perché non è solo memoria ma ancora desiderio di futuro!

I festeggiamenti di Don Valeriano Barbero – Domenica 14 giugno 2020