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Mons. Cesare Nosiglia: Celebrazione in Basilica Maria Ausiliatrice in occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico

All’inizio del nuovo anno scolastico, il prossimo 14 settembre, l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, in visita alla basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, affiderà alla Madre di Dio gli alunni, i docenti e tutto il personale impegnato nel mondo della scuola, insieme alle famiglie degli studenti.

Nella Celebrazione Eucaristica delle ore 9.00 si farà memoria delle tante difficoltà e lutti legati alla pandemia in corso che sta condizionando in modo rilevante l’avvio delle attività educative e formative. Questa preghiera, elevata dal luogo del primo oratorio di San Giovanni Bosco, motivi tutta la società ad un rinnovato impegno pedagogico e di accompagnamento.

Si ricorda che la messa verrà trasmessa in diretta su Rete 7, canale 12 del digitale terrestre, e sulla pagina Facebook ufficiale dell’Ispettoria @SalesianiICP

Di seguito l’intervento tenuto oggi dall’Arcivescovo Nosiglia in occasione della firma del protocollo tra le diverse realtà istituzionali in vista dell’anno scolastico 2020-2021 (Torino, Palazzo Civico, 3 settembre 2020):

Cari amici, sono lieto di poter firmare oggi, a nome delle diocesi di Torino e di Susa, un protocollo promosso dalle realtà istituzionali più impegnate nel mondo della scuola nel nostro territorio. Lo scopo di questo protocollo è di sostenere, con l’apporto congiunto di tutti i firmatari, l’avvio e lo svolgimento sereno, sicuro e attento alle norme stabilite in materia, del presente anno scolastico, in particolare per quanto riguarda la sistemazione nelle aule di un numero di alunni delle scuole di ogni ordine e grado consono alle regole. Questo significa in concreto offrire alla scuola del territorio che ne avesse necessità una disponibilità di locali che le parrocchie possono dare in comodato gratuito.

Le parrocchie delle diocesi di Torino e di Susa hanno al loro attivo molteplici forme di collaborazione, sviluppatesi nel tempo con le autorità pubbliche e gli enti di istruzione, come il protocollo“Alternanza scuola lavoro” e di recente l’iniziativa del 2019 denominata “Pane nostro”, che ha visto impegnate nella raccolta di cibo molteplici scuole elementari. Quest’anno dovevano essere coinvolte anche le scuole medie, ma non è stato possibile. Mi auguro possano esserlo nella prossima Quaresima.

Le parrocchie e gli Istituti religiosi sono nella prevalenza dei casi dotati di locali accessori, rispetto alle aule liturgiche, destinati ad attività di religione e di culto, oppure ad attività pastorali tipo aule per catechismo e oratori o scuole paritarie o altri incontri di giovani o adulti,in giornate e fasce orarie complementari rispetto al calendario e all’orario scolastico. Per questo, come Chiesa di Torino e di Susa abbiamo segnalato alle competenti autorità scolastiche regionali, della città metropolitana e dei Comuni interessati, la nostra disponibilità ad avviare forme di collaborazione con le scuole del territorio, al fine di organizzare al meglio soluzioni appropriate alle emergenze relative all’epidemia, in particolare per quanto riguarda appunto il numero delle aule necessarie per svolgere l’attività scolastica nella massima sicurezza.

Come Chiesa sentiamo forte il dovere di venire incontro agli studenti e alle loro famiglie, oltre che al sistema scolastico,in modo che le attività didattiche possano svolgersi regolarmente nel corso dell’anno 2020-2021, con il massimo rispetto delle norme di distanziamento fisico, di eventuale uso di mascherine e di ogni altro dispositivo, stabilite al riguardo sul piano sanitario, per garantire la salute e la sicurezza degli alunni, dei docenti e del personale scolastico.

Va precisato che ogni eventuale necessario intervento di adattamento funzionale degli ambienti proposti, come ogni altra necessità, tipo le utenze ed eventuali danni perpetuati, compresa l’assoluta copertura assicurativa per ogni evenienza e imprevisto, le necessarie sanificazioni prima e dopo l’utilizzo dei locali e l’eventuale tassa prevista dell’IMU, saranno a carico dei competenti organismi scolastici, per cui quello che si chiede alle parrocchie e Istituti religiosi o scuole paritarie è un comodato gratuito dei locali. La diocesi in ogni caso si impegna a sostenere le parrocchie e Istituti e scuole paritarie, che aderiranno all’iniziativa,con modalità da confermare caso per caso.

Cari amici, abbiamo vissuto insieme un periodo molto difficile, che purtroppo non è ancora passato del tutto. Abbiamo però imparato tutti quanti a collaborare insieme, per affrontare le situazioni con animo aperto e disponibile, sia a favore dei ragazzi e dei giovani che ci stanno molto a cuore come Chiesa, sia per le loro famiglie, sia per i docenti e il personale scolastico e l’intera società del nostro Paese. Siamo certi che il Signore apprezzerà questo nostro ulteriore impegno, perché egli ci ha assicurato che qualsiasi cosa facciamo, anche per il più piccolo dei suoi discepoli, la facciamo per Lui.

Inoltre, se la scuola riparte bene e con l’apporto congiunto di tutti, potrà – ne siamo certi – ripartire anche il percorso della catechesi parrocchiale, dei suoi catechisti, degli oratori e dei suoi animatori, realizzando così quell’alleanza educativa di cui abbiamo tante volte parlato e che ora potrà decollare con l’apporto congiunto delle famiglie, delle parrocchie, delle scuole, dei Comuni, delle associazioni e realtà che operano con i ragazzi e giovani.

Mi auguro che l’adesione a questo impegnativo compito sia condiviso da tutti i soggetti coinvolti. Aggiungo solo un’avvertenza di tipo spirituale e non solo sociale: credo che, se mettiamo davanti a noi e in modo prioritario le eventuali difficoltà che potrebbero esserci o subentrare nel corso dei mesi futuri, non avremo mai la pur minima disponibilità; solo se con tutte le necessarie attenzioni ci lasceremo però guidare dalla Provvidenza, come ci hanno insegnato i nostri santi, allora affronteremo l’argomento con fiducia e speranza e con la certezza che Dio ama chi dona con gioia.

Torino, 3 settembre 2020

Cesare vescovo, padre e amico

Un ricordo speciale per don Aldo Rabino

Nella Celebrazione Eucaristica di questa mattina, mercoledì 15 luglio 2020, presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino – Valdocco, è stato ricordato don Aldo Rabino, salesiano e “padre spirituale del Torino” scomparso il 18 agosto 2015. Dal 1969 don Aldo si era dedicato interamente ai giovani di Torino e ai poveri dell’America Latina attraverso l’Associazione OASI (Ora Amici Sempre Insieme) da lui fondata e che conta oggi circa 500 volontari. Nel 1971 don Francesco Ferraudo gli lasciò l’incarico di padre spirituale del Torino e così per oltre quarant’anni è stato legato al Toro e ai suoi ragazzi.

A celebrare stamane la S.Messa, nel giorno in cui don Aldo Rabino avrebbe festeggiato 81 di età, Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo emerito di Aosta e caro amico di don Rabino, il quale ha voluto ricordarlo durante l’omelia per l’importante contributo nel diffondere il carisma di Don Bosco tra i ragazzi, anche nello sport.

 

Tra i numerosi partecipanti alla Celebrazione di questa mattina che hanno voluto ricordare don Aldo, Moreno Longo, l’allenatore della prima squadra del Torino:

Ricordo don Aldo con grandissimo affetto; è stato per me una persona a dir poco speciale; l’ho sempre definito una guida spirituale e una guida di vita perché mi ha sempre accompagnato in tutto il mio percorso, riempiendomi di consigli riguardo quello che era i valori della vita, il rispetto, la fede, l’aiutare il prossimo.

Sono qua per ricordarlo, perché, come dico sempre, è andato lontano da noi, ma mai come in questo momento lo sentiamo vicino.

“Sotto il manto di Maria”: intervista a Mons. Giacomo Martinacci verso la festa della Consolata

A pochi giorni dalla festa della Consolata, si riporta di seguito l’intervista realizzata la scorsa settimana, nel cortile di Valdocco, a Mons. Giacomo Martinacci, Rettore del Santuario della Consolata di Torino.

Il cammino di preparazione alla festa del 20 giugno verte quest’anno sulla rivisitazione della beatitudini contenute nel Vangelo. Anche la festa stessa della Consolata vorrà soffermarsi su una beatitudine che ha contraddistinto soprattutto Maria: “beata colei che ha creduto”. Di seguito le parole di Mons. Giacomo Martinacci:

Maria è modello in tutto questo, ci metteremo alla sua scuola.

Maria è madre, Maria è attenta. Le nozze di Cana ce lo insegnano. Maria precede la richiesta. Allora è giusto e bello, come alle nozze di Cana, continuare ad affidarci a Lei, perché sappiamo che arriva prima.

Il programma dei festeggiamenti del 20 giugno prevede, come ogni anno, la S.Messa alle ore 11.00 celebrata dall’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, proseguita dalla Supplica. Quest’anno, rispetto agli altri anni, il quadro della Vergine Consolatrice rimarrà al suo posto. La statua della Madonna verrà invece collocata fuori dalla chiesa, senza la consueta processione. In sostituzione, vi sarà alla sera la preghiera del S.Rosario condotta con l’aiuto dei vescovi emeriti che si trovano in diocesi. L’Arcivescovo Nosiglia concluderà la preghiera recandosi davanti alla statua per affidare la città di Torino a Maria Consolatrice, con la presenza delle autorità della città.

Affidati a don Bosco i nuovi 12 diaconi salesiani

Sabato 13 giugno, presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco, si è svolta la celebrazione dell’ordinazione diaconale di dodici confratelli salesiani che hanno concluso il triennio teologico all’Università Pontificia Salesiana dell’Istituto Internazionale Don Bosco a Torino “Crocetta”.

La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, con la presenza degli Ispettori e di alcuni confratelli delle ispettorie di provenienza dei diaconi. Per ragioni di sicurezza sanitaria molti, non potendo partecipare, hanno seguito la celebrazione via streaming. Molta gioia e commozione per i familiari e gli amici che hanno invece potuto prendere parte alla celebrazione in Basilica.

Questi dodici confratelli salesiani ordinati diaconi provengono da ispettorie e nazioni diverse. Cinque sono italiani: dall’Ispettoria Italia Nord Est, con sede a Venezia Mestre: Giovanni MARCHETTI, Marco MAZZORANA, Giovanni POJER. Dall’Ispettoria piemontese, con sede a Torino viene Matteo RUPIL, che è originario di Tolmezzo (Udine). Dall’Ispettoria centrale, con sede a Roma: Francesco SIMONCELLI e Jean Maria KARAM che è Libanese. Quattro provengono da Slovacchia: Peter BOSKO, Jan BUTKOVSKY, Daniel HOLUBEK e Jozef PERZEL. Uno è Croato: Tomislav LUKAC. Uno è Nigeriano, Daniel OMATU che ha trascorso il suo tirocinio e studi teologici appartenendo temporaneamente all’Ispettoria del Piemonte e Valle d’Aosta.

La celebrazione si è poi conclusa presso l’urna di Don Bosco per affidare questi nuovi diaconi e il loro ministero al nostro Padre e Maestro dei giovani.

Ordinazione Diaconale – “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” Gv 2,5

Si rende noto che sabato 13 giugno 2020 alle ore 15:00, presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino Valdocco, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di mons. Cesare Nosiglia – Arcivescovo di Torino – verranno ordinati diaconi:

  • Peter Boško, 36 anni, Slovacchia
  • Ján Butkovský, 29 anni, Slovacchia
  • Daniel Holúbek, 31 anni, Slovacchia
  • Jean – Marie Karam, 60 anni, Italia Circoscrizione Centrale
  • Tomislav Terezija Lukač, 26 anni, Croazia
  • Giovanni Marchetti, 27 anni, Italia Ispettoria Nord Est
  • Marco Mazzorana, 28 anni, Italia  Ispettoria Nord Est
  • Omatu Daniel Omatu, 31 anni, Africa Occidentale Anglofona / Italia Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta
  • Jozef Peržeľ, 30 anni, Slovacchia
  • Giovanni Filippo Pojer, 35 anni, Italia Ispettoria Nord Est
  • Matteo Rupil, 34 anni, Italia Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta
  • Francesco Giuseppe Simoncelli, 29 anni, Italia Circoscrizione Centrale

In linea con le disposizioni vigenti, vi chiediamo di accompagnarci con la preghiera e invitiamo a seguire la celebrazione online grazie alla diretta sui canali social dell’Ispettoria ICP – Facebook @salesianiICP oppure accedendo tramite il Qr Code (lo si trova all’interno della locandina qui sotto).

Di seguito una breve presentazione da parte dei dodici futuri diaconi:

Siamo dodici salesiani di don Bosco che, nel cammino in vista del sacerdozio, riceveremo il dono dell’ordinazione diaconale. Proveniamo da diverse ispettorie e da cinque paesi: Croazia, Italia, Libano, Nigeria e Slovacchia. In questi ultimi tre anni abbiamo vissuto qui a Torino nella comunità salesiana della Crocetta, studiando teologia e dedicandoci a varie attività pastorali in diverse realtà diocesane e salesiane. Saremo ordinati diaconi sabato 13 giugno 2020 alle 15:00 a Valdocco nella Basilica di Maria Ausiliatrice mediante l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione S. E. monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino.

Purtroppo, vista la situazione presente e le disposizioni vigenti, non sarà possibile partecipare di persona, se non su invito esplicito e diretto. Grazie alla gentile collaborazione dell’Ufficio di Comunicazione Sociale della Pastorale Giovanile dell’Ispettoria ICP sarà possibile seguire la celebrazione online grazie al collegamento streaming trasmessa in diretta sui canali social dell’Ispettoria ICP – Facebook @salesianiICP

Assicurandovi il nostro ricordo riconoscente, vi chiediamo di accompagnarci in questo passo con la vostra preghiera e la vostra amicizia.

 

 

A Torino nuovi modelli di santità: un progetto di ricerca europeo

Il periodico del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino, Futura News, dedica un articolo al progetto di ricerca europeo sulla santità “NeMoSanctINew Models of Sanctity in Italy“, indagando sui nuovi modelli di santità che stanno emergendo nella Chiesa e nella cultura popolare. In particolare, si è riscontrato che “Torino ha un tipo di santità tutto suo“. Di seguito l’articolo pubblicato il 6 maggio scorso a cura di Jacopo Tomatis.

A Torino nuovi modelli di santità

Un progetto di ricerca europeo dell’Università

Torino ha un tipo di santità tutto suo. Nella mezzaluna dei quartieri di Aurora, Valdocco, San Donato e Cit Turin esistono chiese, strutture assistenziali e ospedali che operano nelle stesse zone in cui lo facevano i loro istitutori più di un secolo e mezzo fa. Sono la Piccola casa della Divina Provvidenza, detta Cottolengo, che dà asilo agli ammalati indigenti, la Comunità Salesiana, le Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, dedicati all’educazione dei giovani, e l’Istituto Missioni della Consolata.

IL TEAM NEMOSANCTI: il progetto studia il concetto di santità attraverso più discipline
I fondatori sono chiamati “Santi sociali” ed erano attivi tra ‘800 e ‘900. Lo spiega la professoressa Jenny Ponzo, Principal Investigator del progetto di ricerca europeo, NeMoSanctI, New Models of Sanctity in Italy, ospitato all’Università di Torino. Lo scopo del progetto è indagare da un punto di vista semiotico, filosofico e storico i nuovi modelli di santità che stanno emergendo, nella Chiesa e anche nella cultura popolare, dai memes ai fumetti.

I Santi sociali «sono accomunati da un forte impegno pragmatico, nell’aiuto ai più poveri, ai deboli e ai bisognosi, che si sono impegnati a risanare, istruire e assistere. Tra i più famosi ci sono San Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola casa della Divina Provvidenza, San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani e il Beato Giuseppe Allamano fondatore dell’Istituto Missioni della Consolata».

In quegli anni Torino era già un polo economico e industriale avanzato, ma anche il luogo adatto per sviluppare una nuova santità, impegnata socialmente: «La città era afflitta da una grande povertà. Non bastava più accettare la gerarchia sociale tradizionale e limitarsi ad assistere i poveri con la carità, ma bisognava aiutarli organizzando una efficace rete di assistenza sanitaria, istruendoli, e così dando loro modo di trovare lavori dignitosi». Il terreno era fertile e l’aiuto che hanno dato fondamentale, al punto che ancora oggi il loro culto è vivo: «La loro influenza ha raggiunto molte persone, si pensi alla diffusione del culto di Giovanni Bosco, o degli istituti salesiani, che si sono irradiati in Italia e nel mondo».

Ma che tipo di santità è quello incarnato da questi uomini? «Un tipo molto “pragmatico” – continua Jenny Ponzo – Sono santi attivamente impegnati, per innescare un cambiamento sociale, combattere la miseria e la malattia, non solo assistendo i bisognosi, ma fornendo un aiuto più strutturato, dando opportunità di risollevarsi e trovare un posto migliore nel mondo».

Questa “santità pratica” ha mosso i suoi primi passi dal ‘700, andando oltre la contemplazione dei mistici e il miracolo del santo taumaturgo, e «ha interpretato la carità, l’amore verso Dio e verso il prossimo, in modo differente. Già alle origini del cristianesimo essa indicava un aiuto concreto ai più bisognosi, lo dimostra la parabola del Buon Samaritano. Ma la particolarità dei santi sociali è che hanno saputo rinnovare tale antico principio, adattandolo alla modernità, anticipando la “Dottrina Sociale” della Chiesa».

Questo nuovo modello di santità è diventato prorompente nel corso del Novecento basta pensare a madre Teresa di Calcutta. E il culmine è arrivato con papa Francesco che ha introdotto una nuova via per la santità. «Tradizionalmente queste vie erano due: il martirio e la pratica eroica e costante delle virtù cristiane. Ma dal 2017 ne esiste un’altra: dare la vita per il prossimo in nome dell’amore cristiano».

Saranno questi i santi del futuro? «Lo dimostra quel parroco che nei giorni scorsi ha donato il suo respiratore per salvare un giovane e poi è morto. In momenti di emergenza sono le figure con una forte valenza altruistica che emergeranno e poi forse verranno canonizzate».

JACOPO TOMATIS

Lettera del Vescovo Cesare Nosiglia ai sacerdoti torinesi

In queste settimane, molte persone consacrate  sono in prima fila per offrire il proprio servizio e sostegno. Per questo motivo l’arcivescovo di Torino ha voluto scrivere una lettera personale a tutti i sacerdoti della diocesi; e una lettera analoga è indirizzata ai preti della diocesi di Susa.

Si riporta di seguito la lettera scritta dal Mons. Cesare Nosiglia ai preti di Torino:

Cari presbiteri,

dal profondo del mio animo ho deciso di scrivervi una lettera in questo tempo difficile e certamente molto doloroso per voi e i vostri fedeli. Non è una delle solite lettere pastorali o omelie ma un aprirvi il mio cuore. Vorrei, ora più che mai, essere con voi vescovo, padre e amico.

Siamo pastori. Gesù ci ricorda che il buon pastore di fronte al lupo non ha paura e non fugge come un mercenario ma difende il suo gregge. Ogni pecora del suo gregge sa che può contare su di lui, pronto a donare tutto se stesso – persino la vita – per le sue pecore. So bene quanto questo da un lato ci consola perché anche noi facciamo parte del gregge del Signore e siamo da lui difesi e sostenuti; ma dall’altro siamo anche consapevoli che la nostra vocazione di pastori che vivono in mezzo al loro gregge sia oggi apprezzata, cercata e attesa dalla nostra gente spaventata e disorientata.

Siamo padri. Ed ora è il momento di vivere questo dono che abbiamo ricevuto e forse non abbiamo mai considerato abbastanza. Manifestiamo dunque la nostra paternità non escludendo alcuno dal nostro amore e dalla nostra preghiera, ma soprattutto aiutando le persone e famiglie che sono più in difficoltà. Infondiamo coraggio a chi ha subito o sta ancora lottando con la malattia e sosteniamo la sua fede e la fiducia nel Signore.

Siamo amici, come Gesù ci ha insegnato: «Non vi chiamo servi ma amici». Quante volte abbiamo sottolineato che il nostro ministero è un servizio a Dio e alla comunità che la Chiesa ci ha affidato! Oggi siamo chiamati a fare un passo in più e a considerarci veramente amici di tutti secondo l’invito di Gesù che ci dice: «non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici». La vita che possiamo donare è la nostra serenità, fiducia e speranza nel Signore, che siamo chiamati a infondere nelle persone.Soffriamo tutti per la mobilità ridotta, i contatti personali inesistenti. È vero. Ma la vita della Chiesa è una storia delle ricchezze che proprio le difficoltà hanno stimolato e fatto crescere. Restare «connessi» fra noi, oggi, è anche un sfida alla nostra intelligenza e alla nostra ingegnosità…

Siamo persone. I compiti che la missione ci assegna non cancellano le nostre singole e umane fragilità e sofferenze. Non mancano anche tra voi, confratelli che hanno perso o sono molto preoccupati per i loro cari. Anche per noi la solitudine, i dubbi la paura sono amaro pane quotidiano. Non possiamo ignorare tali fragilità e sofferenze e non dobbiamo nasconderle. Infatti è a cominciare da questa prospettiva che testimoniamo la ricchezza dei doni del Signore: la fede e la speranza; ed è da qui che siamo chiamati a valorizzare le nostre risorse: la fortezza, la temperanza…

C’è una parola che dovrebbe diventare «virale» per tutti noi di questi tempi: ed è «confidenza». Confidenza nel Signore prima di tutto. Ma confidenza anche nei rapporti tra di noi: nessuno ha da rimanere solo. Sentiamoci, parliamo – anche solo per sapere come si sta. Teniamo viva quelle rete di stima, di amicizia, di fraternità che è la sostanza del nostro essere «clero», cioè patrimonio eletto del Signore.

Carissimi,

a questi semplici pensieri che mi partono dal cuore aggiungo un grazie che vorrei fosse accolto da ciascuno di voi. Vi ringrazio per l’impegno con cui vi rendete in qualche modo presenti soprattutto verso quelle persone che piangono i loro cari e non possono nemmeno dare loro l’ultimo saluto e una stretta di mano o una carezza.

Vi ringrazio per la costante preghiera che scandisce le vostre giornate, dalla Messa celebrata da soli ma per l’intera comunità, al rosario alla Madonna Consolata che come ci ha ricordato il Papa ha ottenuto nel passato tante grazie in occasione di eventi come questo, ed è certamente disponibile anche oggi a donarci il suo aiuto e la sua protezione.

Vi ringrazio per la vostra vicinanza, realizzata attraverso gli strumenti digitali, verso i ragazzi e giovani dell’oratorio e del catechismo, le loro catechiste e catechisti e animatori.

Ringrazio in particolare i cappellani degli ospedali,i diaconi, i medici e operatori sanitari, i volontari Caritas e quanti si prestano per alleviare la solitudine di tanti anziani soli mediante una telefonata o una preghiera fatta apposta per loro.

Il virus passerà, ne siamo certi; e tante saranno e le tragedie che si porterà dietro ma ci darà modo di riflettere profondamente sul nostro stile di vita, sul dare importanza a ciò che conta veramente rispetto a tante altre cose ritenute necessarie e in realtà superflue e secondarie.

Vi benedico di cuore e mi auguro che al più presto potremo ritrovarci insieme per continuare la nostra missione e ritrovare slancio e vigore per il nostro impegno verso e con i nostri fedeli.

Cesare vescovo, padre e amico

“In alto a casa”: in cammino verso la V incoronazione della Madonna di Oropa

In occasione della V Incoronazione della Madonna di Oropa (1620-2020) che si terrà domenica 30 agosto, la diocesi di Biella e il Servizio della Pastorale Giovanile propongono una “mini-GMG mariana” dal titolo “In alto, A CASA“, una iniziativa dedicata ai giovani per mettersi in cammino sotto lo sguardo di Maria, dal 24 al 31 agosto 2020. Si riporta di seguito il programma dell’iniziativa con tutte le informazioni utili.

IN ALTO A CASA

V Incoronazione della Madonna di Oropa 1620-2020

Giovani in cammino 24-31 agosto 2020 

Nel 2020, domenica 30 agosto si svolgerà la quinta secolare Incoronazione della Madonna. Ma cosa vuol dire oggi incoronare l’antica effige della Madonna di Oropa? La Quinta Centenaria Incoronazione non si limiterà alla cerimonia liturgica di fine agosto 2020, ma sarà un cammino che prevede una serie di eventi, progetti ed iniziative di interesse e richiamo in ambito nazionale e con la partecipazione di fedeli, famiglie e visitatori da tutto il mondo.

Il gesto liturgico di porre la corona sulla testa del Figlio e della Madre fa di Oropa il luogo dell’identità, dove si attinge nuova forza per affrontare tutte le difficoltà. Oropa è il luogo dove il bisogno profondo che vivono le donne e gli uomini del nostro tempo si stringe al legame profondo con la Madonna, che è Vergine, Regina, ma anche Madre e Donna, temi che ci riportano all’attualità dell’epoca in cui viviamo. In questo senso, siamo tutti “Figli di una Regina”: figli che nella fratellanza e nella comunione formano la corona più preziosa.  La corona è un segno del nostro affetto e impegno di cambiamento: il cammino verso il  2020 è un’occasione per riscoprire, anche per i non credenti, la solidarietà, la speranza e la positività di cui tutti abbiamo bisogno.

L’invito è rivolto ai giovani per vivere una mini-GMG mariana.

PROGRAMMA

Lunedì 24 agosto (San Bartolomeo)
Arrivo nelle parrocchie, accoglienza nelle famiglie e serata di festa nelle parrocchie/zone.

Martedì 25 agosto
Verso le ore 9:30 ritrovo alle Cave del Favaro e da lì partenza della cerimonia di accoglienza “pellegrinante”
verso il Santuario di Oropa.
Pranzo al sacco e poi verso le 13:30 i giovani biellesi mostrano Oropa ai convenuti
Ore 16:30 – Messa in chiesa nuova presieduta da un vescovo scelto dal Santuario
Ore 18:30 – Cena offerta
Ore 20 – Spettacolo mariano
Ore 22 – Partenza per il ritorno a casa

Mercoledì 26 agosto
Ore 9 – Messe “zonali”
Ore 11 – In un posto del Cossatese, tavola rotonda sul tema del “lavorare”
Ore 13 pranzo al sacco
Ore 14:30 – “I giovani incontrano i lavoratori”
Ore 17 – Partenza per il ritorno a casa
Ore 19 – serata “speciale” nelle case ospitanti

Giovedì 27 agosto (Santa Monica)
Ore 9:30 – Incontriamo alcune realtà caritative della Diocesi, preghiamo con loro il rosario e li invitiamo alla
messa della sera in piazza Duomo a Biella
Ore 12:00 – catechesi in Duomo sul tema del “camminare al passo degli ultimi”
Ore 13:00 – Pranzo al sacco e viviamo la città di Biella.
Ore 18:00 – Messa presieduta dal vescovo Roberto in piazza Duomo
A seguire cena in piazza … “e oltre”!
Ore 22 – Partenza per il ritorno a casa

Venerdì 28 agosto (sant’Agostino)
Ore 10 – In 3 o 4 luoghi “Intervista a teologi morali” sul tema della “Laudato si” e a seguire messa
Ore 13 – Ritrovo nella bella realtà “naturale” dei Salesiani di Muzzano per pranzo al sacco e poi dalle 14:30
spazio per le confessioni e/o momenti di dialogo
Ore 18 cena offerta e poi partenza a piedi per Sordevolo
Ore 21 – Passione!
A seguire ritorno a casa

Sabato 29 agosto (Martirio di san Giovanni Battista) – Festanti da Maria con Pier Giorgio
Ore 10 – Ritrovo a Pollone e conosciamo Pier Giorgio per far festa bene
Ore 13 – pranzo al sacco
Ore 16 – momento con il legato pontificio per prepararci all’imminente incoronazione e poi serata di festa
con cena a buffet
Dormiremo alla diaccio (sennò che “simil-gmg” è?!) e saliremo a piedi ad Oropa … stiamo ancora cercando
di capire dove e quando.

Domenica 30 agosto – Figli di una Regina!
Incoroniamo la Madonna.
Al termine, si scenderà a piedi per andare a prendere i bus e tornare nelle case.

Lunedì 31 agosto
Ogni parrocchia/zona organizza il saluto ai suoi pellegrini

Oratorio San Paolo: inaugurazione “Accoglienza residenziale” – La Voce e Il Tempo

La Voce e il Tempo di domenica 6 febbraio, riporta un articolo sull’apertura dell’appartamento dedicato all’accoglienza temporanea presso la comunità dell’Opera Salesiana San Paolo. Di seguito l’articolo dedicato, a cura di Marina Lomunno.

 

La comunità dell’Opera salesiana San Paolo, che prende il nome da una delle borgate più antiche e popolari della città, sempre più in prima linea per affrontare le emergenze del territorio. Come avrebbe fatto oggi il santo dei giovani. Per questo con lo slogan «Questa è la mia casa», la casa di don Bosco, è stato inaugurato, sabato 1 febbraio, un appartamento per l’«Accoglienza residenziale temporanea» che potrà ospitare fino a 7 giovani maggiorenni. La nuova struttura, in cui trovano spazio anche i rinnovati locali della Caritas, si aggiunge alla comunità alloggio aperta nell’ottobre 2016 in cui sono stati accolti 12 Msna, minori stranieri non accompagnati (11 egiziani e un albanese) affidati ai salesiani dall’Ufficio minori stranieri del Comune. I nuovi servizi sono stati avviati ufficialmente non a caso all’indomani della festa liturgica di don Bosco, celebrata venerdì 31 nella Basilica di Maria Ausiliatrice con la Messa per i giovani con il Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime e, in serata con la concelebrazione presieduta dall’Arcivescovo Cesare Nosiglia.

«Circa tre anni fa eravamo qui per inaugurare la nuova comunità per minori stranieri»

ha detto il direttore del San Paolo, don Alberto Lagostina, al taglio del nastro a cui hanno partecipato, tra gli altri don Enrico Stasi, ispettore salesiano del Piemonte e della Valle d’Aosta, don Stefano Mondin, responsabile della Pastorale giovanile dell’Ispettoria e Sonia Schellino, vicesindaco di Torino e assessore ai Servizi sociali. Il Comune di Torino contribuisce al progetto di sostegno all’autonomia dei minori e dei giovani affidati ai salesiani con il «Piano di inclusione sociale» che mette in rete tutti gli attori del territorio.

«Già allora avevamo il desiderio di fare qualcosa di più, per quanti di loro hanno ancora bisogno di un periodo di sostegno prima di affrontare la vita in completa autonomia. È nata così questa Accoglienza, un appartamento riservato a sette neomaggiorenni, italiani e stranieri, alcuni cresciuti nell’attigua comunità per minori o già inseriti nei nostri oratori: studenti, universitari o lavoratori che necessitano nel loro cammino verso l’indipendenza di una residenza temporanea e che vogliano condividere un tempo della loro vita con giovani di altre nazioni e con la comunità dei salesiani e della parrocchia».

Don Lagostina ha sottolineato come la nuova Casa, resa possibile grazie al contributo di un benefattore, rientra nel cammino di accoglienza della parrocchia e dell’oratorio che contribuiscono con tanti volontari alla gestione pratica ed educativa delle due Comunità per i giovani più fragili e del Centro di ascolto della Caritas «salvagente» per le crescenti le necessità delle famiglie del quartiere.

«In un tempo dove si enfatizza la diversità, dove nascono nuove forme di razzismo, dove si colpiscono fasce deboli come gli immigrati, facendoli diventare causa di tutti i mali, riteniamo importante porre piccoli segni che però parlano. Così è questa nuova residenza per giovani che si affacciano alla vita adulta dove si intende porre il segno della condivisione tra diverse nazionalità, italiana compresa».

È l’impegno dei salesiani in città, che continuano ad essere in prima linea negli oratori delle periferie multietniche nella «lotta contro la povertà educativa per far rialzare i ragazzi che hanno avuto di meno». Le difficoltà e i pregiudizi si combattono aprendo le comunità, andando a cercare i ragazzi per le strade come facevano i santi sociali.

«Far sentire a casa chi ha bisogno di sostegno: questa è la sfida del San Paolo: dobbiamo riscoprire la vita comunitaria. Qui funziona perché la comunità parrocchiale, l’oratorio, la comunità degli educatori e la Casa di accoglienza sono integrate, sono un’unica famiglia dove ciascuno si prende carico uno degli altri»

sottolinea don Stefano Mondin. Fabrizio Spina, educatore, consacrato salesiano è uno dei responsabili del nuovo appartamento, «un laboratorio» come lo definisce «in cui ho la fortuna di sperimentare insieme a questi ragazzi, italiani e stranieri, che hanno fatto un pezzo di strada nelle nostre opere, un percorso verso l’età adulta in stile salesiano: una famiglia di giovani che hanno bisogno ancora di una stampella per fare il salto verso l’autonomia. C’è chi lavora, chi ha ripreso gli studi, chi sta cercando la sua strada. Ci aiutiamo, la comunità parrocchiale ci aiuta, non siamo soli. Sono ragazzi che meritano fiducia, la condivisione di valori comuni è uno stimolo forte alla crescita». Durante l’inaugurazione, don Stasi ha ricordato che oggi don Bosco avrebbe fatto lo stesso richiamando le parole dell’omelia dell’Arcivescovo in Basilica, davanti all’urna del santo dei giovani:

«Don Bosco non ha mai considerato un ragazzo irrimediabilmente perduto, tanto da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: ‘Talità Kum’, alzati e cammina come ha detto Gesù alla figlia di Giairo. Nessun ragazzo e ragazza è dunque considerato ‘morto’, perduto per sempre, da parte di Gesù. Nessuno è considerato così difficile da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: ‘Alzati dalla tua situazione e prendi in mano la tua vita con gioia e coraggio’».

Festa di don Bosco a San Salvario: tra passato e futuro

Si riporta la notizia proveniente dalla casa salesiana di San Salvario di Torino, con il racconto della giornata di festa della comunità di domenica 2 febbraio. Ecco il racconto della giornata:

 

“Io abbozzo, voi stenderete i colori”

è questo augurio di don Bosco che ha accompagnato la festa della comunità di ieri. La festa è iniziata con la celebrazione della S. Messa nella chiesa San Giovanni Evangelista durante la quale don Claudio ha ricordato come Maria cammina e ci accompagna sempre per le vie del nostro quartiere.

Al termine della celebrazione nel cortile di via Madama è stato offerto un buffet e tre stand hanno coinvolto i partecipanti: le foto di un tempo degli ex-allievi e oratoriani hanno raccontato “chi eravamo”, “chi siamo oggi” consisteva in giochi preparati dai giovani dell’oratorio e infine “guardando verso il futuro” invitava le persone ad immaginare il proprio impegno nella Casa nei prossimi anni.

A seguire il pranzo con oltre 170 persone è stato occasione di condivisione e di famiglia. Un grazie speciale va a Clelia, che insieme al marito e due amici, hanno preparato un pasto delizioso per tutti: polenta, spezzatino, pasta al forno e arrosto! E non possiamo dimenticarci di Fatima e Hisham che hanno creato una favolosa torta a forma di stella per l’occasione.

A conclusione della festa è stata organizzata una grande tombolata a premi per tutti!

Grazie a tutti coloro che hanno aiutato e partecipato, ma grazie in particolare a don Bosco, che ha reso possibile tutto questo, e molto altro, per le via di San Salvario!