Lettera n.3 dell’Ispettore don Giorgio Degiorgi
Si riporta di seguito la terza lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Giorgio Degiorgi.
Valdocco, 8 settembre 2026
Natività della Beata Vergine Maria
Chi ama educa
Cari confratelli,
cari laici corresponsabili,
siamo ormai vicini alla ripresa di molte attività pastorali e il nuovo anno scolastico è alle porte. Per la nostra casa di Châtillon le lezioni inizieranno già giovedì 10, mentre per il Piemonte lunedì 14. In Lituania sono già iniziate dal 1° settembre! Le aule e i cortili delle nostre scuole e dei nostri centri di formazione professionale saranno di nuovo spazi educativi, luoghi di incontro e di crescita.
- LA PRESENZA, CHIAVE DELL’EDUCAZIONE SALESIANA
Nel cuore del Sistema Preventivo salesiano risiede un concetto fondamentale: la presenza. Don Bosco vivendo in mezzo ai suoi giovani realizza una vera e propria pedagogia dell’esserci che non è una vigilanza e neppure l’occupare una posizione. “L’assistenza salesiana” trova le sue radici prima di tutto in uno sfondo di fede: l’educatore agisce nella certezza di essere nelle mani di Dio, consapevole di essere stato lui stesso, per primo, il destinatario del Suo amore premuroso e preventivo.
Da questa certezza scaturisce una presenza concreta, attiva e piena di amorevolezza. Significa condividere il quotidiano dei giovani — stare con loro in cortile, ascoltare i loro linguaggi, le loro gioie e le loro incertezze — per costruire un autentico spirito di famiglia. Per usare una espressione cara a don Bosco lo stile dell’insegnante salesiano si riassume nell’essere maestro in cattedra e amico in cortile.
Essere presenti richiede soprattutto la capacità di ascoltare i bisogni profondi di ciascuno. Per abitare davvero il mondo dell’educazione non dobbiamo diventare esperti di “cucina”, ma di “fame”: solo così eviteremo di saziare i ragazzi con risposte a domande che loro non si pongono senza sfidarli nella ricerca dei loro desideri più autentici. Sappiamo bene come i giovani vivano iperconnessi e, nello stesso tempo, privi di legami stabili, persino all’interno delle loro famiglie. Portano, come ognuno di noi, un profondo desiderio di relazione ed è nostro compito offrire loro spazi e occasioni di condivisione per sperimentare il calore di una famiglia.
Questo cammino non può mai essere percorso da soli: la presenza salesiana è sempre comunitaria. Il sistema preventivo non è uno spartito per solisti, ma una sinfonia per orchestra. Tutti gli strumenti pur nella loro diversità di tono e timbro devono essere accordati e suonare insieme seguendo un direttore che dia il ritmo giusto. La comunità diventa elemento essenziale. La corresponsabilità è il frutto della comunione; senza un’autentica comunità educativo pastorale non è possibile educare con lo stile di Don Bosco. Dedicare tempo e cura a creare comunione tra noi non è mai tempo perso, ma il motore indispensabile di ogni azione educativa.
- «O TUTTI O NESSUNO»
«O tutti o nessuno»: furono queste le ultime parole del nostro confratello don Elia Comini, martire nell’eccidio di Monte Sole. La nostra ispettoria “incrocia” la vita di don Elia dal 1926 al 1928, anni in cui completa gli studi al Liceo di Valsalice per poi iscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano.
Domenica 27 settembre, nella cattedrale di Bologna, verrà dichiarato Beato insieme ad altri due sacerdoti che come lui hanno dato la vita per testimoniare la fede. Le ultime ore di don Elia, ucciso insieme ad altre 44 persone il 1° ottobre del 1944, sono la sintesi di come ha vissuto l’intera vita. Mentre era prigioniero nella canapaia di Pioppe di Salvaro, avrebbe avuto
la possibilità di mettersi in salvo dicendo che era un prete.
Intorno a don Elia Comini, decine di sguardi cercavano una risposta al terrore delle armi puntate. Giovani e padri di famiglia, rastrellati dalle SS sull’Appennino bolognese, attendevano un destino che sembrava già segnato. In mezzo a quell’oscurità, il giovane sacerdote salesiano non cercava riparo per sé: andava da un prigioniero all’altro, stringendo mani che tremavano, mormorando parole di fede, confessando, facendo pregare Maria Ausiliatrice per i figli che avevano lasciato a casa. Quando vi fu la possibilità per lui di avere salva la vita in quanto religioso, c’era chi gli suggeriva di cogliere l’occasione, chi gli ricordava che la sua missione avrebbe potuto continuare altrove.
Guardò i volti dei suoi compagni di prigionia, gli occhi di chi non aveva tonache né protezioni a garantirgli la vita. In quel silenzio, la sua decisione non fu un gesto eroico, ma una semplice verità che l’essere figlio di Don Bosco gli aveva insegnato e che aveva custodito nel cuore per tutta la vita: “O tutti o nessuno”.
Quattro parole scandite con la fermezza di chi ha già deciso a chi appartenere. Non poteva esistere salvezza individuale laddove la sofferenza era di tutti. Rimanere significava andare incontro alla fine. Don Elia scelse di restare nel buio della prigione, trasformando le sue ultime ore in un abbraccio continuo verso i suoi compagni, dimostrando che l’amore vero non si mette in salvo da solo.
Oggi molti di noi ricordano l’anniversario della propria professione religiosa, quando siamo diventati figli di don Bosco. L’esempio di don Elia Comini ci aiuti ad essere fedeli e a rinnovare ogni giorno la nostra appartenenza a Cristo nella Congregazione salesiana.
In Don Bosco, con affetto fraterno,
Don Giorgio Degiorgi
Ispettore








