Lettera dell’Ispettore – Giugno 2026

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di giugno 2026.

Torino-Valdocco, 28 giugno 2026

A confratelli e laici corresponsabili
di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,

Carissimi/e,
un saluto cordiale a tutti/e voi. 

Mentre le nostre case e attività continuano a essere affollate di ragazzi (Estate Ragazzi, esami, campiscuola e quant’altro), prosegue anche il rinnovamento della composizione delle comunità religiose ed educativo-pastorali per il prossimo anno.

I processi di cambiamento sono delicati: cambiare comunità, città, tipologia di servizio educativo-pastorale, è comunque e sempre un piccolo o grande passaggio esodale; si lascia qualcuno e qualcosa a cui si è affezionati, abituati, su cui ci si è modellati; per andare verso un nuovo orizzonte almeno in parte ignoto. La tentazione di voler rimanere su un terreno conosciuto, il timore di perdere le proprie sicurezze, o di non riuscire ad affrontare le nuove sfide, è sempre possibile e in agguato; come è altrettanto possibile – e presente in tanti – il desiderio di rinnovarsi, di ricevere una nuova opportunità, di riformularsi in base a una nuova comunità e missione, di lasciarsi plasmare dallo Spirito che invia e chiede di fidarsi e camminare da pellegrini, indicando una nuova terra, nuovi compagni di viaggio e nuovi destinatari.

Se sono delicati i processi legati alle obbedienze, sono ancor più delicati i processi che stanno attraversando le opere di Cumiana e di Vercelli, dove – come già vi scrivevo in maggio – a partire da settembre verrà sospesa la comunità salesiana. Tutti i confratelli e diversi laici sono coinvolti direttamente in questo passaggio di consegne: vorrei però ringraziare in modo particolare per il loro servizio i direttori salesiani di Cumiana e Vercelli, don Pietro Migliasso e don Claudio Giovannini; e contestualmente desidero augurare buon lavoro al Prof. Mauro Pace, per tanti anni docente e preside a Valsalice, a cui è stata affidata la futura direzione dell’opera di Cumiana: grazie per aver accolto questa nuova sfida. Per l’opera di Vercelli al momento abbiamo nominato il nuovo direttore del CFP nella persona del Prof. Roberto Battistella, attualmente direttore del CFP di Vigliano Biellese; non abbiamo però ritenuto al momento opportuno nominare un “direttore di Opera”, analogamente a quanto avviene negli altri nostri CFP di Saluzzo, Savigliano e Serravalle, dove non è presente una comunità salesiana.

Aggiungo ai ringraziamenti anche quello per don Enrico Bergadano: nella lettera in cui indicavo le nuove nomine avevo commesso una dimenticanza e non lo avevo citato tra i direttori che concludono il loro mandato; ma don Enrico per sei anni ha servito i confratelli ammalati di Casa Beltrami con un lavoro infaticabile. Per questo non posso che ringraziarlo di cuore.

Un altro doveroso ringraziamento è il seguente: tra i compiti di animazione che a breve vedranno un avvicendamento, c’è anche quello dell’Animatore Missionario; ringrazio perciò sentitamente don Marco Cazzato, che termina il suo servizio, svolto in questi anni con grande passione e competenza; e ringrazio allo stesso modo don Riccardo Frigerio, che volentieri assume questo nuovo compito.

Passiamo dai ringraziamenti alle richieste di preghiera.

La prima richiesta riguarda naturalmente la preghiera per il carissimo don Giorgio Degiorgi, che nella mattina del 18 luglio, durante l’Eucaristia celebrata nella basilica di S. Maria Ausiliatrice e presieduta dal nostro Regionale don Juan Carlos Perez Godoy, inizierà il suo mandato di Ispettore ICP. Saremo presenti tutti dalle nostre comunità religiose e CEP per ringraziarlo della sua disponibilità e per affidare al Signore lui e l’Ispettoria, in questo nuovo tratto del suo cammino.

Una seconda richiesta di preghiera, di tutt’altro tipo, riguarda un evento doloroso: siamo invitati ad unirci al cordoglio della comunità salesiana di Schio e della Ispettoria del Nord Est per la morte (e immediata nascita al Cielo, speriamo con tutto il cuore) di don Francesco Andreoli – incaricato dell’Oratorio di Schio – e di Alberto Fioretto – giovane animatore sedicenne – coinvolti in un incidente stradale giovedì scorso, durante una gita della Estate Ragazzi. Preghiamo perché il dolore dei loro cari, dei confratelli, dei giovani, possa essere foriero di consolazione e fecondo di nuove vocazioni al dono di sé.

Vi segnalo infine una nuova emergenza, che richiede la nostra preghiera e solidarietà: sapete bene che il Venezuela nei giorni scorsi è stato scosso da un terribile terremoto: tanti sono i morti e tante le necessità di aiuto. Al momento non risultano vittime nelle nostre case, ma ci sono ingenti danni alle strutture e c’è bisogno di aiutare la popolazione provata dalla catastrofe subita. La nostra Procura missionaria – Missioni Don Bosco – si è subito attivata; e potete trovare nel link posto qui sotto alcune informazioni sulla situazione e un modo concreto e immediato per poter inviare aiuti. Vi ringrazio in anticipo per la vostra generosità.

www.missionidonbosco.org/progetti/emergenza-terremoto-in-venezuela

 

Maria Consolata, Consolatrice e Ausiliatrice possa assistere e confortare quanti in questo momento sono nella prova. A noi l’invito sollecito a dare una mano per quello che è nelle nostre possibilità.

 Con grande affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP

San Salvario, una notte difficile diventa occasione educativa: i ragazzi della comunità salesiana aiutano la Polizia a fermare un ladro

Torino, 25 giugno 2026 – Nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 giugno, intorno alle 3.20, un uomo si è introdotto all’interno dell’oratorio salesiano di San Salvario, scavalcando la recinzione del campetto da calcio. Una volta entrato nella sala giochi, ha scassinato alcuni distributori automatici e ha tentato di forzare una porta interna che conduce verso la cucina.

A sentire i rumori sono stati alcuni ragazzi della comunità per minori stranieri, ospitata all’interno dell’opera salesiana. Dopo aver avvisato l’educatore presente, i giovani si sono affacciati, hanno compreso quanto stava accadendo e si sono attivati con prontezza. L’uomo, vistosi scoperto, si è dato alla fuga.

Il gruppo è riuscito a intercettarlo nella zona tra via San Pio V e via Madama Cristina. Durante quei momenti concitati, il soggetto ha tentato prima di allontanarsi e poi avrebbe minacciato alcuni ragazzi con un coccio di vetro. Uno dei giovani sarebbe stato anche colpito con un pugno. Nonostante la tensione, i ragazzi sono riusciti a mantenere lucidità, evitando che la situazione degenerasse, f ino all’arrivo della Polizia.

Gli agenti intervenuti hanno identificato e preso in consegna l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, e hanno espresso apprezzamento per il comportamento dei ragazzi e per il modo in cui hanno gestito una situazione delicata.

«È stata una notte difficile, ma anche una notte di grande orgoglio», racconta don Marco Durando, direttore dell’opera salesiana di San Salvario. «I ragazzi hanno mostrato coraggio, lucidità e senso di responsabilità. Si sono sostenuti a vicenda, senza lasciarsi travolgere dall’agitazione del momento. Nessuno si è fatto male in modo grave e, per tutta la durata dell’episodio, si è respirato un forte spirito di squadra».

Per don Durando, tuttavia, il significato più profondo dell’accaduto va oltre la cronaca. Dopo il rientro in oratorio, intorno alle 6 del mattino, i ragazzi erano ancora molto scossi e attivati dall’esperienza appena vissuta. È nato così un momento informale di ristoro e confronto, con frutta, brioche, caffè e qualche bevanda, durante il quale ciascuno ha potuto raccontare quanto visto, condividere le proprie emozioni e rileggere insieme l’accaduto.

«Quel momento si è rivelato particolarmente significativo», prosegue don Durando. «I ragazzi avevano bisogno di raccontarsi, di confrontare le proprie percezioni e di dare un nome alle emozioni vissute. Tra racconti, risate e riflessioni, un evento potenzialmente critico si è trasformato in un’occasione di appartenenza e di consolidamento del senso di comunità».

Particolarmente importante, nella lettura educativa dell’episodio, è stata anche la collaborazione con gli agenti di Polizia. I ragazzi hanno partecipato alla ricostruzione dei fatti, accompagnando gli operatori nei luoghi in cui si erano svolti i diversi momenti della vicenda e contribuendo con responsabilità alla verbalizzazione di quanto accaduto.

«È stato molto bello vedere il dialogo tra i ragazzi e i poliziotti», sottolinea don Durando. «Gli agenti hanno fatto molto bene il loro lavoro, coinvolgendo i giovani, ascoltandoli e valorizzando quanto avevano fatto. Per alcuni di loro, che nella vita hanno conosciuto situazioni difficili, anche di strada e di fragilità, è stato un passaggio importante: si sono trovati, forse per la prima volta in modo così concreto, a collaborare con chi tutela la giustizia e il bene comune».

L’opera salesiana di San Salvario legge dunque quanto accaduto non solo come un episodio di cronaca, ma come una possibile occasione formativa. L’idea, ora, è di dare continuità a questa esperienza, promuovendo momenti di incontro tra i ragazzi della comunità, i giovani dell’oratorio e le forze dell’ordine.

«Ci piacerebbe che da questa notte nascesse un percorso», conclude don Durando. «Un incontro con la Polizia, i Carabinieri o la Polizia Municipale potrebbe aiutare i ragazzi a comprendere meglio il ruolo di chi lavora per la sicurezza della città. Ma anche a capire che ciascuno, come cittadino, può contribuire al bene comune. Insieme possiamo costruire una città più vivibile per tutti».

Il bilancio finale è quello di una notte con poco sonno, molta tensione, ma anche con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza di responsabilità condivisa. Per una volta, differenze, fatiche e dinamiche quotidiane sono passate in secondo piano, lasciando spazio a una collaborazione spontanea, concreta e autentica.

Intervista al Card. Artime, 10° successore di don Bosco: “Con il Papa in Spagna, il richiamo alle radici cristiane” – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’intervista a cura di Marina Lomunno, per “La voce il Tempo”, durante l’incontro avvenuto il 13 giugno alla Basilica Maria Ausiliatrice.

Abbiamo incontrato il Card. Ángel Fernández Artime lo scorso sabato 13 giugno alla Basilica Maria Ausiliatrice, in occasione del 158° anniversario della consacrazione della Basilica per mano di don Bosco, all’indomani del ritorno dal viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna.

Il guasto dell’aereo, che ha fatto posticipare il rientro del Papa a Roma dalle isole Canarie, non ha modificato il programma del Cardinale, atteso a Valdocco per un convegno sulla vita consacrata a partire dal suo libro-intervista con il confratello don Giuseppe Costa, «Un futuro senza numeri e senza mura» (ed. San Paolo).

Artime, nato nelle Asturie da una famiglia di pescatori come ama sempre ricordare, è stato Rettor Maggiore dei salesiani per due mandati e papa Leone l’ha nominato, tra l’altro, Pro-prefetto per gli Istituti di Vita Consacrata.

Eminenza, tutto il mondo in questi giorni aveva gli occhi puntati sulla Spagna. Le parole forti pronunciate da Leone XIV sulla guerra, sulla vita che va difesa dalla nascita alla morte e contro i trafficanti di esseri umani sono risuonate su tutti i media. Qual è il significato di questa accoglienza corale?

Pensando alla Spagna che io conosco molto bene perché lì sono nato e non mi sono mai allontanato, anche se sono vissuto altrove e viaggiato molto, significa che c’è veramente un desiderio, una sete di ascoltare testimoni veri e di vivere valori che possano darci pace, armonia e serenità.

Credo di poter dire che tantissime persone della società civile spagnola aspettavano, giustamente, «aria fresca»: e così sono state le parole del Papa che ha parlato a partire dal Vangelo, ribadendo con grande convinzione, in ogni luogo che ha visitato, la centralità di Dio e di Cristo Gesù nella nostra vita. E lo ha detto richiamando la comunità dei cristiani alla coerenza: non ci si può dichiarare credenti e poi girarci dall’altra parte di fronte ai fratelli e alle sorelle che soffrono. Ma credo che nel mondo tutti, credenti e non, abbiamo sete di profondità, autenticità, interiorità: a maggior ragione coloro che riconoscono il dono della presenza di Dio.

Tutti siamo rimasti colpiti dalle folle e dai giovani che attendevano il Papa, in un Paese secolarizzato. Quale paese è la Spagna in cui lei è cresciuto rispetto a quello che ha incontrato in questi giorni?

Certamente la Spagna di oggi non è quella di 50 anni fa, quando io ero adolescente. Ma credo che non sia peggio di allora: semplicemente è cambiata in molti aspetti: si vivono ancora grandi valori ma ci sono anche tante carenze e fragilità. Così pure le nuove generazioni non hanno un unico «stile», ci sono tanti giovani e anche adulti che hanno sensibilità diverse. A questo riguardo ci tengo a sottolineare un aspetto del viaggio del Papa molto apprezzato: il rispetto. E sottolineo fortemente questa parola perché credo sia una linea guida per tutti noi. Non è possibile vivere in un conflitto permanente o, peggio, in un clima dove chi la pensa diversamente da me deve essere schiacciato o messo a tacere. Il rispetto con cui il Santo Padre si è accostato alle varie realtà che ha visitato – pur non tacendo il messaggio di Cristo – è un esempio per tutta l’Europa e anche per le prossime visite apostoliche.

Che effetto le ha fatto tornare nel suo Paese da cardinale al seguito del Papa?

Per il mio servizio alla Chiesa sono tornato più volte in questi anni in Spagna ma non è cambiato nulla da quando ero un «semplice salesiano». È innegabile che il Santo Padre mi abbia fatto un bellissimo dono invitandomi a partecipare al suo viaggio nel mio Paese ritenendo opportuno che, date le mie origini, sarei potuto essere utile ad accompagnare il gruppo che l’ha seguito: e l’ho ringraziato di cuore. Sono stato felicissimo di visitare la Spagna con il Papa, ero davvero a mio agio. Certo, poiché conosco come siamo noi spagnoli, forse ho colto qualche sfumatura che altri non hanno percepito parlando con la gente entusiasta e commossa soprattutto per la semplicità e l’affabilità di papa Leone.

Qual è stata la tappa del viaggio che più l’ha emozionata?

Tutti gli incontri sono stati ricchi e intensi, ma l’accoglienza di più di un milione e 200 mila persone arrivate a Madrid da tutto il Paese mi è sembrato un grido del bisogno di fede e di sete di Dio.
Allo stadio Bernabeu c’era una moltitudine, moltissimi giovani: quello stadio si riempie così soltanto alla finale dei Mondiali di calcio… È un segno che il mondo è alla ricerca di testimoni: la nostra gente, anche quella più lontana dalle nostre chiese, ha bisogno di trovare sacerdoti, religiosi e religiose che nella loro semplicità vivano felici la loro scelta di vita. Se sei salesiano, per esempio, i giovani che ti incrociano nei cortili dell’oratorio devono avere la sensazione di incontrare una persona felice: allora saremo contagiosi e la gente tornerà a cercare risposte di senso nella fede come è accaduto in questi giorni in Spagna. E poi l’intervento del Santo Padre nel Congresso dei Deputati, un momento di grande altezza intellettuale e umana. Come spagnolo ringrazio che sia stato concesso al Papa di parlare come capo di stato, ma anche Vescovo di Roma e della Chiesa Universale: i sette minuti di applausi sono stati più eloquenti dei discorsi. Ma soprattutto mi
hanno colpito gli incontri con i migranti, con le perso- ne scartate come nella visita al carcere di Barcellona. Il Papa ha ascoltato la supplica dei più sofferenti del mondo e li ha consolati.

E le parole più significative che si è portato a casa?

Eravamo a Tenerife ad incontrare i migranti che sbarcano nelle isole Canarie alla ricerca del futuro negato nel loro Paese. Mentre aspettavamo il Papa ho voluto raggiungere alcuni ragazzi venuti dall’Africa sui barconi. Sono stati i 20 minuti più preziosi di tutto il viaggio così come lo sono state le parole ferme del Papa ai trafficanti di uomini e donne: «Fermatevi, convertitevi: per ogni vita perduta ne risponderete a Dio». Non sappiamo se lo faranno, la conversone dei cuori la conosce soltanto Dio. Ma il grido che Leone ha lanciato a nome dell’umanità e della Chiesa non lo dimenticherò mai.

Anche in Spagna abbiamo visto papa Leone prendere in braccio i bambini, accarezzare i malati, inginocchiarsi davanti alla sofferenza e alla fragilità…

È un tratto di umanità che sorprende tutti e mette in evidenza la personalità del Santo Padre, dove tra tante caratteristiche, emerge profonda fede e interiorità, grande serenità e lungimiranza: una semplicità bella che esprime il suo desiderio dell’incontro personale soprattutto con i più piccoli e i più bisognosi di conforto.

Ha conosciuto e collaborato con papa Francesco già quando Bergoglio era Arcivescovo di Buenos Aires e lei superiore dell’Ispettoria Salesiana dell’Argentina Sud. Ora è uno stretto collaboratore di papa Prevost: cosa accomuna i due Pontificati?

Collaboratore è una parola grossa: io presto solo il mio servizio quotidiano nella Santa Sede in un Dicastero e in altri uffici, tutti siamo servi inutili. La sensazione che abbiamo noi che viviamo vicino a papa Leone è che segue nel suo cuore le ispirazioni che Dio gli suggerisce, come ha fatto papa Francesco. Per me la parola che più definisce questo cammino di Chiesa, il cammino del Pontificato, è «comunione» certamente sempre in continuità sebbene nella diversità dei singoli Papi.

Sia Francesco, gesuita, che Leone, agostiniano, sono religiosi. Quanto della vita religiosa, lei salesiano, riscontra in questi due Papi?

Tutti i Papi sono pastori della Chiesa universale e hanno un cuore dove tutti noi troviamo il nostro rifugio. Certamente la sensibilità dei Papi religiosi consente di avere un occhio attento anche ai consacrati che sono parte della Chiesa. Ed è un dono perché ci permette di sentirci tutti – laici, laiche, consacrati, consacrate, sacerdoti diocesani – Chiesa che fa un pellegrinaggio in questo momento della storia. E il Papa, pastore della Chiesa universale, ci guida nel cammino.

Quale messaggio papa Leone lancia all’Europa dalla Spagna?

Credo che tutto quello che il Papa ha detto in Spagna valga per tutta l’Europa. In particolare il richiamo alla comunione, all’ascolto, al mutuo rispetto, al ritorno ad una società dei grandi valori, a non avere paura delle nostre radici cristiane. Credo che l’Europa abbia una parola significativa da dire al mondo se si muove nella giustizia, nella solidarietà e nei grandi valori che l’hanno costruita. Perdere tutto questo significa fare soltanto accordi economici. E l’Europa non è stata fondata per questo.

Si segnala inoltre l’articolo apparso su “Avvenire”, sempre a cura di Marina Lomunno:

Pubblicazione nomine Direttori ICP per il triennio 2026-2029

Si rendono pubbliche le nomine riguardanti i Direttori ICP per il triennio 2026-2029.

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Torino, 12 giugno 2026
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

Carissimi/e,

il Rettor Maggiore ieri ha approvato le nomine dei seguenti nuovi Direttori ICP per il triennio 2026-2029:

1° Triennio:

  • P BOTALLA BUSCAGLIA Alessandro a CHĀTILLON “S. Giovanni Bosco”
  • P CACCIA Vincenzo a FOSSANO “Maria SS. Ausiliatrice”
  • P GIOVANNINI Claudio a CHIERI “San Luigi Gonzaga”
  • P BELFIORE Claudio a TO – VALSALICE “Maria Immacolata”
  • P MUHATURUKUNDO Jean Jimmy a VENARIA REALE “S. Francesco d’Assisi”
  • P PIRRA Bartolomeo a BRA “San Domenico Savio”
  • P TARASCO Genesio a TO – ANDREA BELTRAMI “Maria Consolatrice”

Sono stati invece confermati per un 2° Triennio i seguenti Direttori:

  • P JANKOSZ Jacek a ASTI “San Giovanni Bosco”
  • P MARTELLI Alberto a TORINO REBAUDENGO “San Giovanni Bosco”
  • P PERNICE Gianmarco a RIVOLI CASCINE VICA “San Giovanni Bosco”
  • P STASI Enrico a TORINO AGNELLI “ Sant’Edoardo”

Ringrazio di cuore i nuovi Direttori don Alessandro Botalla B. e don J. Jimmy Muhaturukundo per la disponibilità manifestata e auguro loro un lavoro sereno e fecondo. Ringrazio don Vincenzo Caccia, don Riccardo Frigerio, don Claudio Giovannini, don Bartolo Pirra e don Genesio Tarasco per il precedente servizio di direttore svolto con passione e competenza nelle comunità da loro guidate; li ringrazio anche per aver accolto con serenità e spirito di fede il nuovo incarico propostogli. Un grande ringraziamento a don Enrico Bergadano per il servizio infaticabile offerto in questi anni ai confratelli ammalati di Casa Beltrami. E grazie a don Augusto Motta, che – continuando a svolgere il compito di parroco a Venaria – passa però il testimone del direttorato a don Jimmy Muhaturukundo: la necessità di una migliore distribuzione del carico di lavoro ha portato a questa decisione.

Ringrazio poi don Jacek Jankosz, don Alberto Martelli, don Gianmarco Pernice e don Enrico Stasi che saranno chiamati a proseguire il loro servizio per un secondo triennio. Sono particolarmente grato a Don Claudio Belfiore per questi tre anni di lavoro come Delegato Regionale del CNOS-FAP; mentre lui a breve passerà a guidare la comunità e l’opera di Valsalice, ho proposto al CNOS-FAP Nazionale il nome di don Stefano Mondin come nuovo Delegato Regionale. Anche a don Stefano un grazie per il suo servizio di direttore a Fossano e l’augurio cordiale di buon lavoro nell’incarico futuro.

A questi cambiamenti devo aggiungere quello che avverrà a Telsiai, in Lituania: don Massimo Bianco termina il suo servizio di Incaricato della Direzione e viene sostituito da don Ryan Oliver Bautista. Grazie dunque a don Massimo e buon lavoro a don Oliver.

Carissimi, sono giunto all’individuazione di questi nomi dopo aver attinto alle Consultazioni, essermi confrontato con don Giorgio, futuro Ispettore, e con il Consiglio ispettoriale; e dopo aver parlato personalmente, anche più volte, con i confratelli in questione. Ora il discernimento relativo alle obbedienze continua. Ho già incontrato alcuni di voi e altri li incontrerò nei prossimi giorni. Vi ringrazio perché in tutti, oltre a qualche oggettiva difficoltà presentata in taluni casi, noto che esiste una visione realistica dei problemi dell’Ispettoria e una disponibilità di fondo nel porsi in ricerca della volontà di Dio. Aiutiamoci reciprocamente con la preghiera, perché in ciascuno di noi, a cominciare da me, possa maturare un cuore libero da condizionamenti e aperto alle novità dello Spirito e alle reali necessità della missione e delle comunità.

Prima di concludere credo doveroso e significativo rinnovare un augurio affettuoso e la preghiera per i futuri diaconi Tomas Kivita e Alessio Moretto, che saranno ordinati domani, sabato 13 giugno, nella Basilica di Maria Ausiliatrice.

Vi saluto con affetto, inviandovi un augurio fraterno per l’odierna Solennità del Sacro Cuore di Gesù. Che Dio, ricco di misericordia, ci benedica e renda il nostro cuore simile al Suo!

In Don Bosco,
don Leonardo MANCINI
Ispettore

Avigliana, una casa che torna a essere presidio educativo per i giovani con “Costellazioni” e “La Comunità che Educa”

Martedì 9 giugno la Casa salesiana Madonna dei Laghi di Avigliana ha accolto la presentazione ufficiale dei progetti Costellazioni e La Comunità che Educa, promossi da AGS per il Territorio ETS e dall’Istituto Salesiano Agostino Richelmy, con il sostegno e la coprogettazione di Fondazione CRT.

Un appuntamento che ha segnato un passaggio importante per la rete salesiana piemontese e per la Bassa Valle di Susa: al centro della mattinata, infatti, la volontà condivisa di restituire alla storica Casa di Avigliana una funzione educativa rinnovata, capace di diventare un punto di riferimento stabile per i giovani, soprattutto quelli più fragili o a rischio di dispersione scolastica.

Un progetto che nasce dalla collaborazione

Dopo l’accoglienza iniziale, l’incontro si è aperto con i saluti istituzionali della direttrice Elisabetta Scavino e dell’Ispettore dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta don Leonardo Mancini, seguiti dalla presentazione del quadro generale dell’iniziativa. L’architetto Paolo Genero ha illustrato il progetto La Comunità che Educa, mentre Alessandro Brescia ha approfondito le azioni già avviate e gli sviluppi futuri di Costellazioni.

La presenza di figure istituzionali e del mondo salesiano ha sottolineato il valore dell’iniziativa: tra i partecipanti il Sindaco di Avigliana Andrea Archinà, la Presidente di Fondazione CRT Anna Maria Poggi e il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard. Proprio il Rettor Maggiore, nel suo intervento molto apprezzato, ha ricordato che “la forza dell’amore è la risposta alla cultura del potere”, richiamando la radice evangelica e sociale dell’impegno educativo salesiano.

Una Casa che torna a generare futuro

Il progetto guarda alla Casa Madonna dei Laghi non solo come a un edificio da rifunzionalizzare, ma come a un luogo vivo, aperto e generativo: uno spazio capace di accogliere, orientare, formare e mettere in rete esperienze diverse. L’obiettivo condiviso è costruire un ambiente educativo in cui giovani, famiglie, comunità salesiane, istituzioni e realtà del territorio possano collaborare per offrire nuove opportunità di crescita.

Un ruolo chiave sarà svolto da AGS per il Territorio ETS, incaricata del coordinamento delle azioni progettuali e della valorizzazione delle esperienze educative già presenti nei diversi contesti locali.

Fondazione CRT, da anni impegnata nel contrasto alla povertà educativa, ha ribadito l’importanza di percorsi capaci di generare impatto reale sul territorio. Il lavoro di coprogettazione avviato con l’Istituto Salesiano Richelmy e AGS per il Territorio mira proprio a trasformare il complesso del Santuario Madonna dei Laghi in un polo educativo e comunitario di riferimento per la Bassa Valle di Susa, accompagnato da un monitoraggio costante dell’impatto sociale.

La mattinata è proseguita con un momento di visita e raccoglimento presso il Santuario, dove il Rettor Maggiore ha impartito la benedizione di Maria Ausiliatrice. A seguire, un gesto simbolico: la piantumazione di un melograno, compiuta da don Fabio Attard e dalla Presidente Poggi, segno di una comunità che desidera mettere radici e generare frutti.

L’evento si è concluso con un momento conviviale nel parco della Casa. “Una bella giornata, una grande alleanza, con un obiettivo comune: uniti contro la povertà educativa”, ha commentato la Presidente di CRT al termine dell’incontro.

Con Costellazioni e La Comunità che Educa, Avigliana si conferma un luogo simbolico e concreto di alleanza educativa: una casa che custodisce una storia importante e che oggi si prepara a generare nuove possibilità per i giovani, soprattutto per coloro che hanno più bisogno di essere accompagnati, ascoltati e sostenuti.

5×1000 ai Salesiani: non è solo una firma. È un tratto di strada percorso insieme.

C’è un gesto semplice, quasi quotidiano, che però può cambiare il cammino di molti. Una firma. Un tratto di penna che dura un secondo, ma che racconta molto di più: racconta fiducia, responsabilità, desiderio di futuro.

Per i Salesiani di Don Bosco, camminare accanto ai giovani non è uno slogan. È un modo di vivere. È scegliere di esserci soprattutto quando un ragazzo ha bisogno di ascolto, quando una famiglia cerca un appoggio, quando un’adolescente non sa più in quale direzione andare. È in quei momenti che la presenza educativa diventa decisiva.

Il valore di un gesto che sostiene percorsi reali

Destinare il proprio 5×1000 all’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio (AGS per il Territorio), significa entrare concretamente in questa storia di accompagnamento. Significa sostenere progetti educativi e sociali che ogni giorno aiutano bambini, adolescenti e famiglie a ritrovare fiducia, a rialzarsi dopo una caduta, a scoprire talenti che non sapevano di avere.

Nei nostri oratori, nei centri di formazione professionale, nei doposcuola, negli spazi di ascolto e nei progetti di strada, una firma può trasformarsi in:

  • accoglienza per chi vive momenti di fragilità
  • scuola per chi ha bisogno di un metodo, di un sostegno, di una seconda possibilità
  • oratorio per chi cerca un luogo sicuro dove crescere e fare esperienza di comunità
  • lavoro per chi sogna un futuro possibile e ha bisogno di qualcuno che creda in lui

Ogni giorno, grazie al contributo di tanti, questi luoghi diventano casa, rete, opportunità. Per questo diciamo che non è solo una firma: è un tratto di strada percorso insieme. È un modo concreto per dire “ci sono”, per sostenere chi educa, chi accoglie, chi costruisce comunità.

Come destinare il tuo 5×1000

Nella dichiarazione dei redditi, nella sezione dedicata al 5×1000, basta inserire il codice fiscale di AGS per il Territorio ETS:

  • C.F. 97585800010

Un gesto semplice, che diventa possibilità. Grazie per scegliere di camminare con noi.

Festa di Maria Ausiliatrice 2026: Valdocco abbraccia la sua gente

Il cuore della casa di Don Bosco ha battuto ancora una volta all’unisono con quello di migliaia di persone. La Festa di Maria Ausiliatrice, appuntamento centrale per la Famiglia Salesiana e per la città di Torino, ha trasformato nella giornata del 24 maggio 2026 le vie del quartiere in un grande pellegrinaggio di fede, gratitudine e affidamento.

Fin dalle prime ore della giornata, la Basilica si è riempita di volti, passi, preghiere. Famiglie, giovani, anziani, gruppi provenienti da tutta Italia e dall’estero: una moltitudine che, come ogni anno, si ritrova attorno a Maria per dire grazie, chiedere forza, rinnovare una promessa.

Il momento centrale della mattinata è stata la Solenne Messa delle ore 11.00, presieduta da S. Em. Card. Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, accompagnata dalla Corale della Basilica.

Alle 18.30, la Basilica ha accolto invece la Messa dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano, presieduta dal Rettor Maggiore don Fabio Attard e animata dal coro dell’Oratorio di Vigliano Biellese. Un momento vibrante, carico dell’entusiasmo tipico dei giovani che seguono Don Bosco: canti, preghiera, testimonianze e un clima di gioia contagiosa che ha preparato il cuore alla grande processione serale.

La Processione dell’Ausiliatrice: un popolo in cammino

Il momento più atteso è stato, come sempre, la grande processione con il Carro dell’Ausiliatrice. Accolto da una folla immensa e con la presenza del Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e delle Autorità, il Carro ha attraversato le vie di Valdocco illuminando il quartiere con la sua presenza maestosa e familiare. Le strade illuminate, i canti, gli sguardi rivolti a Maria: tutto parlava di una devozione che attraversa le generazioni e continua a rinnovarsi.

A conclusione della serata, il cielo sopra Valdocco si è acceso con uno spettacolo di fuochi d’artificio che ha illuminato la Basilica e il quartiere.

Una festa che unisce e rinnova

Anche quest’anno, Valdocco ha mostrato il suo volto più autentico: un luogo dove la fede diventa incontro, dove la tradizione si intreccia con la vita quotidiana, dove ogni persona trova spazio per il proprio grazie.

Premio Letterario “Meco”: al via la seconda edizione dedicata agli “Atti di cura, scelte di legalità”

Dopo il grande interesse suscitato dalla prima edizione, prende ufficialmente il via la seconda edizione del Premio letterario dedicato a don Domenico “Meco” Ricca, il salesiano che per quarant’anni è stato cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti e che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo educativo e sociale torinese.

L’apertura delle candidature per la seconda edizione del Premio è fissata per l’8 giugno 2026. Il concorso, gratuito e aperto a tutti dai 14 anni in su, nasce dalla collaborazione tra il Forum del Terzo Settore in Piemonte ETS e l’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio (AGS), con il contributo dei Salesiani Don Bosco Piemonte e Valle d’Aosta. Un’iniziativa che rinnova l’impegno salesiano nel promuovere percorsi di crescita, responsabilità e inclusione sociale.

Il nuovo tema: “Atti di cura, scelte di legalità”

Il tema scelto per questa edizione invita a riflettere su come la legalità non sia solo un insieme di norme, ma una pratica quotidiana che nasce dai gesti di cura verso sé stessi, gli altri e la comunità. Raccontare un atto di cura significa raccontare una scelta di responsabilità, di rispetto e di partecipazione: piccoli gesti capaci di generare cambiamento e costruire una società più giusta e inclusiva.

Il concorso è aperto a tre fasce d’età:

  • Giovanissimi (14–20 anni)
  • Giovani (21–30 anni)
  • Adulti (31 anni in su)

Le opere devono essere inedite e presentate in una delle tre categorie:

  • Racconto breve (max 2.500 parole)
  • Saggio breve (max 4.000 parole)
  • Canzone (brano originale, audio comprensibile)

Sono previsti premi in denaro per ciascuna categoria e fascia d’età, oltre a menzioni speciali dedicate:

  • ai giovani del Ferrante Aporti
  • alle persone private della libertà personale
  • alla miglior canzone
  • al miglior saggio e al miglior racconto, con borse di studio presso la Scuola Holden

I contributi più significativi saranno raccolti in una pubblicazione il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

La giuria sarà presieduta da don Alberto Martelli, Direttore dell’Opera salesiana Rebaudengo, e avrà come Ambasciatore il rapper e attivista Francesco “Kento” Carlo, impegnato da anni in percorsi educativi nelle carceri e autore del libro Barre – Rap, sogni e segreti in un carcere minorile. Completano la giuria professionisti del mondo editoriale, sociale, accademico e cooperativo.

Scadenze e iscrizione

  • 8 giugno 2026: apertura invio opere
  • 31 luglio 2026: scadenza del bando
  • 5 ottobre 2026: pubblicazione dei finalisti
  • Ottobre 2026: cerimonia di premiazione durante le Giornate della Legalità

La partecipazione avviene tramite form online , disponibile di seguito e aperto dall’8 giugno:

La presentazione del volume della prima edizione al Salone del Libro

Il premio nella sua prima edizione aveva invitato i partecipanti ad affrontare il tema “Dietro le sbarre”, non solo considerandole un ostacolo fisico alla libertà personale, ma guardandole pure come una forma di barriera psicologica, sociale, comportamentale o anche culturale di cui ognuno può essere prigioniero, anche fuori dal carcere.

Durante la XXXVIII edizione Salone Internazionale del Libro di Torino si è svolta la presentazione del volume che raccoglie i 31 testi selezionati tra gli 850 contributi arrivati da tutta Italia per la prima edizione del Premio. Racconti, poesie e saggi nati da esperienze diverse (comprese quelle di detenuti del carcere di Biella e dei giovani ristretti del Ferrante Aporti) hanno dato vita a un mosaico di voci capace di affrontare il tema delle “sbarre” non solo come limite fisico, ma anche come barriera interiore, sociale e culturale.

Il volume, edito da Elledici, restituisce la complessità del tema e custodisce l’eredità educativa di don Meco. I proventi della vendita sono destinati alla Comunità per minori Harambée di Alessandria, realtà a lui particolarmente cara.

“L’anima mia magnifica il Signore” – Ordinazione Sacerdotale di don Giorgio Ramundo

“L’anima mia magnifica il Signore”

(Lc 1, 46-55)

Sabato 16 maggio alle ore 15.00 presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco, don Giorgio Ramundo è stato ordinato Sacerdote da Mons. Alessandro Giraudo, Vescovo Ausiliare di Torino.

Don Giorgio ha celebrato la sua prima Santa Messa a Cuneo, dove per tre anni è stato chierico dalla Crocetta, domenica 24 maggio durante la grande Festa di Maria Ausiliatrice.

Insieme eleviamo la nostra lode al Signore per questo dono di Grazia e accompagniamo don Giorgio con la preghiera e l’affetto.

Evento Labs to Future il 27 maggio 2026

Mercoledì 27 maggio 2026 – ore 9.00-13.00, presso la Sala Sangalli (via Sassari 28 Torino), avrà luogo l’evento Labs to Future – La relazione educativa tra fragilità ed emozioni.

La terza edizione di Labs to Future si propone di proseguire la riflessione formativa tra operatori che a vario titolo si occupano di adolescenti.

Quest’anno l’attenzione si rivolge alla “relazione educativa”. Uno spazio da riscoprire dove tenere insieme le fragilità dei più giovani e le fatiche degli adulti.

Il seminario, partendo dall’analisi di alcuni dati, prevede un momento iniziale di plenaria con una relazione introduttiva sulla condizione giovanile. Nella seconda parte della mattinata, 4 workshop di approfondimento per capire come supportare i giovani nel proprio percorso di crescita, tra emozioni, identità, aspirazioni e desideri di futuro.

Si potrà partecipare all’evento prenotandosi attraverso il form di contatto:

Programma

  • Ore 09.00 – 09.30 Coffee Break e registrazione
  • Ore 09.30 – 09.45 Saluti istituzionali
  • Ore 09.45 – 10.45 FIORI NEL CAOS Cronaca del grande burnout e di come si tornò a respirare
    • Davide Fant, supervisore pedagogico Spazio Labs
    • Elisa Carnelli, attrice e drammaterapeuta
  • Ore 10.45 – 11.15 Presentazione della ricerca FRAGILE. Mappae mundi di una nuova generazione a cura di Fondazione Poetica
  • Ore 11.30 – 12.30 Workshop per approfondimento:
    • Work shop 1 | Segnali di fragilizzazione: a cosa fare attenzione come adulti in relazione – a cura di Fondazione Poetica
    • Work shop 2 | Vivere le emozioni: come supportare i giovani nel riconoscimento e nella gestione emotiva attraverso la relazione – Vittoria Passanisi, psicologa Spazio LABS
    • Work shop 3 | Disadattati efficaci: accompagnare la crescita al di là del modello performativo – Davide Fant, pedagogista Anno Unico
    • Work shop 4 | Il progetto di vita. Come sostenere i giovani nell’immaginare futuri possibili – Daniela Rosas Gloria Ferrero, Associazione Inventure APS
  • Ore 12.30 – 13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori