Lettera dell’Ispettore gennaio 2021: auguri per la festa di don Bosco

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte e Valle d’Aosta don Leonardo Mancini con gli auguri per la Festa di don Bosco.

A confratelli e laici corresponsabili di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania

Carissimi/e, 

un saluto cordiale a tutti voi. 

Vi scrivo in prossimità della festa del nostro padre Don Bosco, per farvi gli auguri e  per affidare alla sua intercessione tutti coloro che fanno parte delle nostre comunità  educativo-pastorali. Affidiamo all’intercessione di Don Bosco in modo particolare quanti oggi si trovano in condizioni di difficoltà materiale o spirituale; tra gli altri desidero  ricordare il Sig. Giacomo Bonassoli e Don Silvio Carlin, che si trovano entrambi in gravi  condizioni di salute.  

Oltre a questo vorrei però chiedere a Don Bosco, per me e per voi, anche un altro dono particolare: gli chiedo che ci insegni ad imitare il suo sguardo. Sono senz’altro tante  le caratteristiche di Don Bosco che ci colpiscono, ma adesso desidero fermarmi unicamente  sul suo sguardo, su come lui ha scelto di guardare il mondo; o meglio, sulla prospettiva a  partire dalla quale egli ha scelto di guardare il mondo

Anni fa uscì una serie di disegni, ripresi da sue foto o quadri, che raffiguravano gli  occhi di Don Bosco visti da punti di vista e con tagli differenti. Era un modo per dire che il  suo sguardo aveva una fascino particolare ed anche una sorprendente capacità di  trasmettere affetto: lo sguardo era senz’altro uno degli strumenti che permettevano a Don  Bosco di infondere quell’amore dimostrato e personalizzato che lui chiamava  “amorevolezza”; il suo sguardo “parlava” alla persona e la faceva sentire unica! 

Per giungere a maturare quello sguardo, oltre all’aiuto indispensabile dello Spirito  Santo che modella il cuore a chi permette di lasciarselo plasmare, credo che Don Bosco sia  passato attraverso la convinzione che bisognasse scegliere una prospettiva particolare da  cui guardare il mondo: bisognava scegliere di guardarlo dalla parte dei giovani, con gli  occhi stessi dei giovani (ma con il cuore di Dio): Amate quello che amano i giovani, perché i  giovani amino quello che amate voi. 

L’esperienza vissuta in carcere con Don Cafasso all’inizio del suo ministero  sacerdotale, esperienza che gli permette di conoscere le drammatiche conseguenze a cui va  incontro un ragazzo abbandonato a sé stesso, gli insegna (anche se lui aveva già cominciato  a capirne la necessità alla scuola attenta di Mamma Margherita) che per aiutare davvero gli  altri – ed in particolare i giovani – bisogna prima conoscerli, capirli, amarli, mettersi nei  loro panni, accorgersi delle loro ferite, amare quello che loro preferiscono, guardare il  mondo come loro lo vedono.  

Ho l’impressione che spesso noi educatori corriamo il rischio di seguire il procedimento opposto: chiediamo ai giovani di guardare il mondo solo come lo vediamo  noi, e non accettiamo il confronto. 

Mi pare che Don Bosco non faccia così. Andando – potremmo dire – alle periferie 

geografiche ed esistenziali del mondo giovanile, camminando in una sorta di esodo personale  – quello richiesto dalla sua vocazione – egli prova a guardare le cose come si vedono da lì,  dalla periferia; ed in particolare come si vedono con gli occhi dei giovani del carcere. Credo  che questo gli permetta di comprendere meglio perché un giovane arriva alla reclusioneegli intuisce la solitudine di chi giungendo dalle vallate di montagna per lavorare a Torino  si trova presto senza soldi, senza aiuti, lontano dagli affetti familiari e possibile vittima di  sfruttamenti. Gli appare evidente il rischio che i ragazzi – trovandosi in questa situazione – cadano nell’illecito, che scivolino verso modalità di vita poco dignitose, che diventino via  via incapaci di cogliere ciò che è davvero importante, che perdano il gusto di ricercare il  senso dell’esistenza, il progetto che dall’eternità Dio ha sognato per ciascuno di loro; che  considerino Dio come un nemico, o comunque come insignificante e assente dalla loro vita.  E nello stesso tempo, dentro lo sguardo dei ragazzi carcerati, Don Bosco intuisce anche  sogni, desiderio di riscatto, consapevolezza della propria fragilità… 

Don Bosco comprende allora che deve trovare il modo di aiutare i ragazzi offrendo  loro gli strumenti ed i sostegni adeguati. Capisce che c’è bisogno di amici dell’anima (se  fuori trovassero un amico…) ma anche di amici del corpo: cioè di chi dia da mangiare,  dormire, giocare, imparare, lavorare e faccia sentire l’affetto di un papà e di una mamma  ora lontani.  

Don Bosco sceglie di fatto una “visione prospettica periferica”, e probabilmente non  perché voglia limitare ai ragazzi più poveri (anche se li preferisce: specialmente i più poveri)  la sua azione educativa e pastorale, ma perché comprende che quel punto di vista gli  permette poi di allargare lo sguardo e il suo raggio d’azione davvero su tutti: è partendo  dai piccoli, dai poveri, che si raggiungono anche i “grandi”, mentre è raro che si riesca ad  includere tutti se si utilizza il procedimento contrario!  

Non sorprende la scelta “periferica” di Don Bosco: è dello stesso genere infatti la  scelta dell’Incarnazione da parte del Verbo. Dio anticipa il tipo di prospettiva esplorata da  Don Bosco, decidendo di porsi Lui stesso alla “periferia” della creazione, dove il peccato sta  minando la salvezza terrena ed eterna dell’uomo e dell’intero universo; egli sceglie perciò  di vivere, insegnare, lavorare, amare, morire… da uomo, caricandosi il peccato del mondo.  Il maestro della visione prospettica periferica scelta da Don Bosco è il Signore Gesù.  

Celebrare la festa di Don Bosco credo allora che possa significare anche riscoprire il  suo “sguardo prospettico periferico”, il punto di osservazione da lui scelto per guardare il  mondo, ed imitarlo, per quanto ci è possibile! È il punto di osservazione che anche il Papa  ci chiede di avere nel guardare la realtà. È un tipo di prospettiva, di sguardo, sul quale tutta  la Chiesa – in uscita – è invitata a verificarsi.  

Carissimi, in questo tempo di pandemia siamo chiamati una volta di più a guardare  il mondo come lo stanno guardando adesso i giovani; in questa sorta di “reclusione” in cui  tutti siamo costretti, probabilmente maturano nuove povertà ed anche nuovi sogni. Ci aiuti  Don Bosco ad assumere il suo sguardo per capire che cosa sta abitando il cuore dei giovani 

e per meglio contribuire alla salvezza della gioventù, «questa porzione la più delicata e la più  preziosa dell’umana società» (MB II 45). 

Buona festa a tutti!

Valdocco, 31 gennaio 2021

Con grande affetto in Don Bosco
Don Leonardo Mancini

E’ stata una meravigliosa avventura: il ricordo di don Italo e don Vincenzo

Nella serata di domenica 24 gennaio, l’Animazione Missionaria ICP ha dedicato un incontro online in memoria di Don Italo Spagnolo e Don Vincenzo Marrone, entrambi sacerdoti salesiani missionari mancati nell’ultimo periodo. Due uomini, due sacerdoti, due confratelli salesiani fioriti in terra africana, che sono stati padri, maestri e amici per tantissimi giovani che in loro hanno incontrato don Bosco.

“Quando avviene che un salesiano muore lavorando per le anime, la congregazione ha riportato un grande trionfo”

(C. 54)

Di seguito il video completo dell’incontro sulla testimonianza cristiana e salesiana di Don Italo Spagnolo e Don Vincenzo Marrone, condotto da don Fabio Mamino e don Theophilus Ehioghilen.

Basilica Maria Ausiliatrice: la festa 2021 di San Giovanni Bosco!

Con l’arrivo di gennaio tutta la comunità salesiana è in fermento: è il mese di Don Bosco!

Di seguito il rimando alla pagina dedicata ai festeggiamenti con tutti gli appuntamenti in preparazione del 31 Gennaio 2021 presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino Valdocco.

Gli auguri di un Santo Natale, di don Leonardo Mancini, Ispettore dei Salesiani di Piemonte Valle d’Aosta e Lituania

Don Leonardo Mancini, Ispettore dei Salesiani di Piemonte Valle d’Aosta e Lituania, per questo Natale ha desiderato fare gli auguri con un messaggio video rivolto ai confratelli, ai laici corresponsabili nella missione, ai membri della Famiglia Salesiana ed ai giovani tutti.

Il Papa indice l’anno di San Giuseppe

Da Vatican News

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Isabella Piro – Città del Vaticano

Padre amato, padre nella tenerezza, nell’obbedienza e nell’accoglienza; padre dal coraggio creativo, lavoratore, sempre nell’ombra: con queste parole Papa Francesco descrive, in modo tenero e toccante, San Giuseppe. Lo fa nella Lettera apostolica Patris corde, pubblicata oggi in occasione del 150.mo anniversario della dichiarazione dello Sposo di Maria quale Patrono della Chiesa cattolica. Fu il Beato Pio IX, infatti, con il decreto Quemadmodum Deus, firmato l’8 dicembre 1870, a volere questo titolo per San Giuseppe. Per celebrare tale ricorrenza, il Pontefice ha indetto, da oggi all’8 dicembre 2021, uno speciale “Anno” dedicato al padre putativo di Gesù. Sullo sfondo della Lettera apostolica, c’è la pandemia da Covid-19 che – scrive Francesco – ci ha fatto comprendere l’importanza delle persone comuni, quelle che, lontane dalla ribalta, esercitano ogni giorno pazienza e infondono speranza, seminando corresponsabilità. Proprio come San Giuseppe, “l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta”. Eppure, il suo è “un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”.

San Giuseppe, infatti, ha espresso concretamente la sua paternità “nell’aver fatto della sua vita un’oblazione di sé nell’amore posto a servizio del Messia”. E per questo suo ruolo di “cerniera che unisce l’Antico e Nuovo Testamento”, egli “è sempre stato molto amato dal popolo cristiano” (1). In lui, “Gesù ha visto la tenerezza di Dio”, quella che “ci fa accogliere la nostra debolezza”, perché “è attraverso e nonostante la nostra debolezza” che si realizza la maggior parte dei disegni divini. “Solo la tenerezza ci salverà dall’opera” del Maligno, sottolinea il Pontefice, ed è incontrando la misericordia di Dio soprattutto nel Sacramento della Riconciliazione che possiamo fare “un’esperienza di verità e tenerezza”, perché “Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene e ci perdona” (2). Giuseppe è padre anche nell’obbedienza a Dio: con il suo ‘fiat’ salva Maria e Gesù ed insegna a suo Figlio a “fare la volontà del Padre”. Chiamato da Dio a servire la missione di Gesù, egli “coopera al grande mistero della Redenzione ed è veramente ministro di salvezza” (3).

Al tempo stesso, Giuseppe è “padre nell’accoglienza”, perché “accoglie Maria senza condizioni preventive”, un gesto importante ancora oggi – afferma Francesco – “in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente”. Ma lo Sposo di Maria è pure colui che, fiducioso nel Signore, accoglie nella sua vita anche gli avvenimenti che non comprende, lasciando da parte i ragionamenti e riconciliandosi con la propria storia. La vita spirituale di Giuseppe “non è una via che spiega, ma una via che accoglie”, il che non vuol dire che egli sia “un uomo rassegnato passivamente”. Anzi: il suo protagonismo è “coraggioso e forte” perché con “la fortezza dello Spirito Santo”, quella “piena di speranza”, egli sa “fare spazio anche alla parte contraddittoria, inaspettata, deludente dell’esistenza”. In pratica, attraverso San Giuseppe, è come se Dio ci ripetesse: “Non abbiate paura!”, perché “la fede dà significato ad ogni evento lieto o triste” e ci rende consapevoli che “Dio può far germogliare fiori tra le rocce”. Non solo: Giuseppe “non cerca scorciatoie”, ma affronta la realtà “ad occhi aperti, assumendone in prima persona la responsabilità”. Per questo, la sua accoglienza “ci invita ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono”, con “una predilezione per i deboli” (4).

 

 

Fondo di Solidarietà a sostegno di TechPro2

Sul siti di BorsaItaliana, La Repubblica e La Stampa viene riportato un articolo in merito al progetto TechPro2, nato da CNH Industrial e CNOS-FAP, che ha recentemente ricevuto il sostegno del Fondo di Solidarietà a supporto delle persone e dele comunità locali colpite dagli effetti della pandemia. Di seguito il testo integrale della notizia:

TechPro2, il progetto nato piu` di 10 anni fa dalla collaborazione di CNH Industrial, Fiat Chrysler Automobiles e CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane Formazione Aggiornamento Professionale), ha recentemente ricevuto anche il sostegno del Fondo di Solidarieta` promosso da CNH Industrial, che ha destinato 2 milioni di dollari per progetti che supportino in particolare le persone e le comunita` locali colpite dalla pandemia di Covid-19.

Grazie a questo ulteriore impulso, che ha per obiettivo l’educazione scolastica (una delle tre aree di intervento identificate per il finanziamento dei progetti), – fa sapere CNH Industrial in una nota – e` stato possibile inaugurare un nuovo corso di formazione in collaborazione con il Centro di Formazione Professionale e l’istituto salesiano “Maria Ausiliatrice” di Fossano.

Lo scopo principale del programma TechPro2 e` quello di formare studenti tra i 14 e i 18 anni. A livello globale, dal 2008 a oggi, sono quasi 2300 i ragazzi e le ragazze che hanno potuto beneficiare dei vantaggi di questo programma. La formazione – spiega la nota – prevede una parte teorica e una pratica con tirocini mirati. TechPro2 si pone il duplice obiettivo di indirizzare questi giovani verso un futuro concreto dal punto di vista professionale e di potenziare la qualita` dell’assistenza tecnica specializzata.

Nel dettaglio il nuovo corso di Fossano rivolgera` una particolare attenzione alla gamma dei modelli a trazione alternativa, in particolare a Gas Naturale Liquefatto (GNL), e lo sviluppera` grazie a Iveco, brand del gruppo CNH Industrial, leader nelle trazioni alternative e nella tecnologia del gas naturale, che produce e commercializza un’ampia gamma di veicoli commerciali leggeri, medi e pesanti. Iveco – sottolinea CNH Industrial – fornira` le competenze tecniche, le attrezzature, gli strumenti di diagnosi e i mezzi grazie ai quali gli studenti potranno ampliare e approfondire le loro conoscenze nel campo della prevenzione e della manutenzione. Oggi l’Italia puo` contare su circa 80 stazioni di rifornimento per il GNL, un primato in Europa, indice di una crescente penetrazione sul mercato dei veicoli a gas naturale per il trasporto a lungo raggio e della conseguente necessita` di aumentare la relativa assistenza tecnica.

 

La 21ª edizione della Mostra di Presepi ONLINE

La 21ª edizione della Mostra di Presepi della Basilica di Maria Ausiliatrice che quest’anno sarà visitabile online sul sito presepi.basilicamariaausiliatrice.it in modo da offrire a chiunque lo desideri la possibilità di condividere il piacere del presepe, in maniera libera e gratuita.

In occasione della celebrazione della solennità dell’Immacolata prevista per domani presso la Basilica Maria Ausiliatrice, Mons. Cesare Nosiglia, vescovo della diocesi di Torino, oltre a benedire il presepe presente in Basilica, segno visibile della preparazione dei fedeli al Natale, si recherà all’interno della Mostra dei Presepi per salutare i presepisti della XXI edizione.

La Mostra nasce da un’idea di don Morra che, per numerose edizioni, ha gestito l’iniziativa, poi seguita nel 2016 da don Alberto Guglielmi che ha articolato l’esposizione per aree geografiche: Asia, Africa, Americhe, Europa. Renzo Bailo, responsabile dei volontari della Basilica di Maria Ausiliatrice, sta portando avanti la tradizione cercando di innovarla creando collaborazioni che variano di anno in anno.

Il Presepe della Basilica

All’interno della Basilica di Maria Ausiliatrice, in vista delle sante feste, è stato presentato il consueto presepe natalizio. Esso si configura non solo presenza iconica, ma è occasione per annunciare e ricordare a tutti il mistero del Santo Natale e della nascita del Figlio di Dio. All’interno della pedagogia di Don Bosco, si viene così stimolati a proseguire con gratitudine nel compito di educatori alla fede dei più piccoli, così come dei più grandi.
Il peculiare momento storico in cui ci si appresta a vivere le ormai prossime festività, diventa quindi, come ci ricorda il Rettore della Basilica una sfida per costruire una comunione più profonda, salda e duratura.

Abbiamo cercato di raggiungere le case attraverso tanti metodi di comunicazione e ci piacerebbe che il presepe tornasse ad essere il luogo intorno cui la famiglia possa ritrovarsi negli affetti, nella preghiera, nello scambio dei doni, nella possibilità di camminare insieme e non invece come a volte le fatiche di questi giorni potrebbero indurci a fare.
Don Guido Errico, Rettore della Basilica Maria Ausiliatrice

Per questo motivo, viste le attuali limitazioni agli spostamenti, oltre al presepe presente in Basilicaqui ritratto in foto –  la tradizionale mostra dei presepi, giunta ormai alla ventunesima edizione, si svolgerà completamente in digitale in modo da dare a chiunque, in maniera libera e gratuita, di condividere il piacere del presepe con la famiglia ed i propri cari.

Mons. Cesare Nosiglia celebra l’Immacolata all’Ausiliatrice

Nella solennità dell’Immacolata, la Basilica Maria Ausiliatrice avrà l’onore di ricevere la visita di Mons. Cesare Nosiglia, vescovo della diocesi di Torino, che presiederà la Celebrazione eucaristica delle ore 09:30.

La celebrazione sarà trasmessa in diretta Tv su Rete 7, canale 12 del digitale terrestre, oltre che sulla pagina Facebook del “Cortile di Valdocco”.

Nell’occasione il presule benedirà il presepe presente in Basilica, segno visibile della preparazione dei fedeli al Natale. L’abituale mostra dei presepi, oramai giunta alla XXI edizione, sarà invece visitabile online al sito presepi.basilicamariaausiliatrice.it

 

Lettera di un giovane ai salesiani

Gli incaricati dell’Animazione Vocazionale delle singole Ispettorie italiane hanno posto attenzione alle parole dei giovani in vista del CG28

Nelle singole regioni i giovani sono stati interpellati per vivere prima il Sinodo, poi i capitoli ispettoriali, e poi ancora il capitolo generale. Questo ascolto è stato l’humus nel quale è nata questa lettera: avendo nelle orecchie le loro esortazioni, coloro che per incarico hanno un occhio sulla realtà vocazionale, si sono immedesimati in un giovane. Uno di quelli che in quest’anno ha scrutato i salesiani della sua opera di riferimento. Ne è nata una lettera, indirizzata a ciascun confratello. Ci sono dentro riconoscenza, augurio e speranza, per ricordarci ancora una volta che il dono più prezioso che possiamo offrire ai giovani è la nostra santità, e che questa passa per il nostro “sì” feriale.

Caro salesiano che lavori e ti spendi per me in italia, in questi ultimi mesi ci siamo visti davvero poco, eppure non ho smesso di guardarti ed apprezzare diverse cose di te. Mi colpisce come continui a camminare sorridendo con gli occhi, in questa situazione così particolare, così piena di spine. Ci hai parlato spesso della gioia, quella vera, quella di chi ha una stoffa buona, ma vederla ora costante in te è un dono che mi fa davvero bene, mi rasserena, mi dice che è possibile anche in questo tempo guardare con Speranza al domani, pur sentendo la puntura ad ogni passo. 

Ho notato come tu abbia custodito la tua vocazione, che per te non un è monolite freddo da sorvegliare, ma un albero da far germogliare ogni giorno. Non hai smesso di procedere nel pergolato della vita salesiana, attento che non ci perdessimo e premuroso nel non lasciare indietro gli altri che sono la tua famiglia. Immagino che lo scoraggiamento di non vederci ti abbia bussato, e che dall’esterno non tutti abbiano compreso bene quanto ti pesi la nostra assenza, ma credo che proprio in questo tempo, nel silenzio del tuo cuore, tu abbia ri-scelto il Signore, in modo nuovo, ancora una volta. Questa è perseveranza, questa è fedeltà: nel nascondimento delle tue scelte segrete e feriali mi hai mostrato che amare come Gesù, oggi, è possibile. Sì, oggi, quando tutti, nessuno escluso, sentiamo la fatica delle chiusure e l’impossibilità di vedersi in faccia. Lo vivi tu, lo vivono tutti i tuoi confratelli, lo vivono le famiglie dei miei amici. 

Vedendoti con tempi e modi limitati, scorgo da te in meet, in chiesa o in cortile, che cosa sia qui la santità. Sì, hai letto bene: santità. Quella normale, possibile, di casa. Come dire… salesiana! Ho bisogno come il pane di vederti puntare lì, e so di essere esigente, perché solo gli sprovveduti sono illusi che tu passeggi fra morbidi petali. Proprio perchè so che fantasia zelante e gioiosa dedizione rischiano di affievolirsi, ti ringrazio se riesci a leggere spesso le vite dei santi. Lì, come mi hai insegnato, ci sono maestri per creare un ambiente di generosità fresca e coinvolgente, attingendo ad una Fonte che mai si secca, e che vuole per tutti Vita in abbondanza. So che don Bosco dice a te, prima che a me, quelle parole all’orecchio che ti fanno guardare la meta, non tanto come luogo di riposo, ma di festa piena, in tanti. 

Con i cortili vuoti e la casa deserta, ho percepito che hai pregato per me, forse più di prima. E credo che anche i salesiani che abitano con te siano stati contenti di pregare con te più a lungo, con più calma. Spesso, spiando dalla serratura del portone della tua casa, ti ho visto col Rosario in mano mentre nel corridoio buio o nel cortile, da solo, parlavi a Maria di me, dei miei amici. Non so quanti altri adulti hanno fatto tanto per me, ma so che tu non ti sei risparmiato. 

Non solo. Ultimamente ti ho visto anche stanco, con gli occhi arrossati per gli innumerevoli incontri di gruppo online: proprio tu, che fino a qualche mese fa – tra infiniti incontri, confessioni e chiacchierate – sembravi avere energie inesauribili! Ho sentito che anche tu sei stato colpito dalla spina di questo virus, e per un po’ sei rimasto fermo a letto; ho sentito che sei rimasto solo in camera, tu così abituato a donarti alla gente e a noi giovani ogni giorno; mi hanno detto di lutti e di ricoveri in ospedale fra i tuoi conoscenti, fra i confratelli dell’ispettoria… Ti ho visto così, e sinceramente ti sento vicino a me, alla mia esperienza di vita! Le tue debolezze sono le mie debolezze. Stiamo davvero camminando fianco a fianco in questo cammino di spine: sapere che ci sei anche tu mi dà sicurezza e sostegno per camminare a testa alta. 

Permettimi di dirti una cosa: niente di tutto questo che io ho visto di te lo getterò via. Non desidero archiviarlo quanto prima o dimenticarlo, perchè le spine non hanno senso da sole, ma difendono e fanno parte della rosa. Guardando il tuo quotidiano vedo che è possibile continuare ad amare anche oggi, sorridere, spendersi per gli altri, pregare per chi sta peggio. Pensavo che la carità fosse un giardino bello e profumato in cui camminare, e forse è realmente così. Ma ora vedo soprattutto che la carità è accogliere con bontà il quotidiano così come viene, senza sceglierlo o fantasticarlo, senza subirlo, senza lamentarsi e al contempo rimanere uniti a Dio e agli altri. Se è davvero così… cosa ci può buttare giù?

Uscendo dal cancello della tua casa (quando posso venire) o chiuso in casa (quando non ho alternative) in queste settimane immagino quanta ricchezza hai intorno a te. Se sei più giovane, penso che potresti “rubare” da quelli più anziani le iniziative antiche, inventate dall’estro di chi ti ha preceduto, e come te ha vissuto tempi complicati. Quanta fatica per me andare a passare un po’ di tempo con i miei nonni e ascoltare le loro storie! Se sei coi capelli bianchi o più curvo, sarai una fanfara di incoraggiamento a chi si butta, più giovane, nelle nuove sperimentazioni pastorali da inventare. Nella mia fantasia, potete riversarvi gli uni negli altri fiumi di energia contenta e vi fate un mare di bene, come don Bosco a Valdocco coi suoi figli, nei refettori poveri di luce ma straripanti di speranza e confidenza. Che bello pensare che i miei salesiani, in un caseggiato vicino a casa mia, hanno queste potenzialità vive, ogni giorno! 

Un’ultima cosa. Forse alla fine di questo tempo ci guarderemo in faccia gli uni gli altri e ci scorgeremo un po’ segnati, affaticati, disorientati, e forse anche in pochi rispetto ai cortili di qualche mese fa. Ma non mi preoccupo, non mi abbatto! Ti ho visto camminare sulle spine per tutto questo tempo, e ti ho visto farlo con dignità e donando dignità a chi barcollava, senza perdere la speranza, unito al tuo Signore. Per questo sono sicuro che ti vedrò respirare di novità, al sentore della prima brezza leggera che guarirà le nostre ferite di questo tempo. Sono sicuro che ti vedrò rinvigorito nella passione apostolica e nel desiderio di santità, perché in questo tempo hai avuto in mente e nel cuore noi giovani e il tuo Signore. E chissà quanti altri giovani, come me, guardandoti così rinnovato, rimarranno affascinati dal profumo di risurrezione che spanderai, e torneranno nella nostra casa salesiana con accresciuta stima in don Bosco. Forse ti sorprenderai nel vederli attorniarti e scegliere di lavorare al tuo fianco, gomito a gomito, gioiosi di spendere tempo ed energia per i giovani, come tu hai insegnato loro. 

E allora mio caro salesiano, insieme, se necessario torneremo a camminare su altre spine, quelle che il Signore vorrà. Senza paura. Ancora una volta, pieni di speranza.