100 anni di storie: buon compleanno Cineteatro Monterosa!

C’è un luogo in Barriera di Milano dove il tempo non si è mai fermato davvero. Ha solo cambiato ritmo, linguaggio, pubblico. L’esperienza del Cineteatro Monterosa compie cento anni e li celebra come sanno fare gli spazi che hanno ancora qualcosa da dire: aprendo le porte, accendendo il dialogo e spegnendo le luci solo per lasciare spazio al grande schermo cinematografico o al palcoscenico delle opere teatrali.

Un compleanno speciale per la storica sala gestita dai Salesiani Don Bosco, da sempre un luogo di aggregazione e di esperienze collettive, capace di ospitare nel tempo arti, linguaggi e generazioni diverse. Un punto fermo nella vita cittadina, ma mai immobile. Con la sua sala da oltre 400 posti, è diventato un vero e proprio archivio vivente di emozioni, incontri e memoria condivisa, che sfida l’ormai consueta programmazione delle multisale.

Un secolo di vita partendo dai primi locali attigui alla chiesa, oggi trasformati in spazi a servizio dell’oratorio,

“La sala viene inaugurata il 7 marzo 1926 dotata di macchina da proiezione cinematografica. Il 19 marzo 1936 è inaugurato il cinema sonoro, l’8 dicembre 1937 entra in funzione il riscaldamento con i termosifoni”

(Cronache del tempo)

La lettura dei materiali d’archivio conferma che al Monterosa c’è sempre stata un’intensa attività anche teatrale e musicale che non si interrompe nemmeno durante la guerra. Nel 1951 la sala si sposta all’aperto, nei cortili dell’opera salesiana “Michele Rua”, mentre si costruisce il nuovo Cineteatro Monterosa, con entrata da via Brandizzo, che verrà inaugurato il 7 giugno 1952.

Il Cineteatro nel 1969

Ulteriori lavori di ammodernamento seguiranno le direttive post-tragedia del Cinema Statuto e, dal 1994, la sala si configurerà come ancora oggi, con tutti gli ammodernamenti tecnologici richiesti, compreso il cinema digitale.

Tante le proposte nate in questi ultimi 30 anni: dalle Rassegne Teatrali di Prosa e in Lingua Piemontese, alle proposte per le Scuole, compresi gli spettacoli in lingua inglese; dalla stagione lirica, che per anni ha visto l’allestimento di opere con tanto di scene e costumi, all’esperienza cinematografica legata al cinema di qualità ed europeo, fino alla rinascita dell’arena estiva, proprio durante l’estate del Covid, e che continua ancora oggi.

Nessuna celebrazione speciale per questo centenario, ma una presenza che continua e che vale molto di più!

Lunga vita e tanti auguri al Cineteatro Monterosa, ultimo baluardo culturale della periferia nord di Torino, testimone silente di un passato pieno di storia, attore protagonista di un presente ricco di iniziative e proiettato verso il futuro senza la paura di cosa potrà accadere domani.

Primo viaggio 2026 di don Luca Barone, nuovo Presidente di Missioni Don Bosco

Comunicato Stampa a cura di Missioni Don Bosco.

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Il primo viaggio del 2026 fuori dall’Europa di don Luca Barone in veste di nuovo Presidente di Missioni Don Bosco Valdocco è in Africa: dal 13 al 21 febbraio è in visita alle case salesiane in Liberia e Sierra Leone.

Il viaggio missionario ha diversi significati: la vicinanza dell’intera congregazione ai confratelli che sono la punta avanzata del carisma di Don Bosco nelle situazioni più periferiche del mondo e l’osservazione in presenza delle opere attivate grazie agli aiuti che provengono da migliaia di benefattori in Italia.

In Liberia i salesiani sono arrivati nel 1979 ed hanno subìto anch’essi il dramma della guerra civile (1989-2003) e dell’epidemia di Ebola (2014). Il loro intervento per aiutare i più giovani a costruire un futuro migliore per sé stessi e per il Paese ha dovuto fare i conti con devastazioni materiali e morali, incontrando la condizione di una crescente orfanità. La delegazione di Missioni Don Bosco visiterà la casa di Monrovia, la capitale, centro propulsivo di altre presenze, come quella a Tappita nella zona della foresta.

Più articolata la visita in Sierra Leone, dove i salesiani sono arrivati nel 1986 incontrando anche qui la guerra civile (1991-2002), al termine della quale hanno finalmente potuto giocare un ruolo importante per affrontare l’emergenza scolastica.

Don Luca raggiungerà le comunità di Bo, di Freetown e di Lungi. Nella capitale è particolarmente significativo per i salesiani il Don Bosco Fambul che dà sede anche a un rifugio per le giovani vittime della prostituzione; a Lungi c’è una nuova installazione per garantire alla comunità una fonte di energia elettrica sicura, pulita e rinnovabile.

Quaresima 2026 in Basilica Maria Ausiliatrice

In questo cammino di Quaresima 2026, la Basilica di Maria Ausiliatrice propone una serie di iniziative pensate per accompagnare la comunità nella preghiera e nella riflessione.

Condividiamo i volantini con gli appuntamenti principali, lasciandoci ispirare dalle parole di San Giovanni Paolo II:

“La Quaresima, tempo “forte” di PREGHIERA, di DIGIUNO e di IMPEGNO verso quanti sono nel bisogno, offre ad ogni cristiano la possibilità di prepararsi alla Pasqua…, confrontandosi in maniera speciale con la PAROLA DI DIO, che illumina il quotidiano itinerario dei credenti.”

[San Giovanni Paolo II, Messaggio per la Quaresima, 2003];

18 Febbraio | Mercoledì delle Ceneri

  • Imposizioni delle Ceneri nelle messe delle ore 7.00 | 8.00 | 9.00 | 10.00 e 17.00 | 21.00
  • Ore 18.30: Concelebrazione Eucaristica con imposizione delle Ceneri presieduta dall’Ispettore don Leonardo Mancini

Via Crucis

  • Ogni venerdì alle ore 17.45
  • Il 27 Marzo anche alle ore 20.30 all’esterno in Valdocco

5 Venerdì di Quaresima

  • Ore 19.00 – 21.00 animati da Rosanna Tabasso (SERMIG)

Liturgia della Riconciliazione e auguri pasquali

  • 31 Marzo | Martedì Santo: ore 20.30

Digiuno del “mio” tempo e della cena per nutrirmi di Gesù Cristo, «pane di vita, dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo».

(Dei Verbum, n. 21)

Ogni venerdì, dalle 19.00 alle 21.00, la comunità è invitata in Basilica Maria Ausiliatrice a vivere un semplice ma intenso percorso spirituale tipico del tempo di Quaresima. L’incontro prevede il salta‑cena (digiuno) e un ascolto prolungato della Parola: verrà meditato il Vangelo della domenica successiva, accompagnati dal commento di Rosanna Tabasso.

A seguire, ci si raccoglie in Adorazione davanti al Santissimo. Dopo un tempo di silenzio e preghiera personale, sarà possibile condividere insieme la Parola ascoltata, secondo i quattro passi della Lectio Divina. La serata si conclude con la Benedizione Eucaristica.

Il ricavato del salta‑cena di ogni venerdì sarà raccolto in un cesto e destinato a “quanti sono nel bisogno”, come gesto concreto di carità quaresimale.

Una proiezione speciale di “Per te” al Cinema Agnelli con Edoardo Leo e Alessandro Aronadio

Notizia a cura del Cinema Agnelli di Torino.

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Il Cinema Agnelli insieme ad ACECAssociazione Cattolica Esercenti Cinema sono lieti di invitarvi alla proiezione speciale del film Per te di Alessandro Aronadio all’interno del  progetto MetaCinema: un’iniziativa che trasforma la sala cinematografica in uno spazio di dialogo, partecipazione e riflessione collettiva.

Collegati da remoto, in diretta streaming, ci saranno l’attore Edoardo Leo e il regista Alessandro Aronadio per dialogare con il pubblico. In questa proiezione effettuata in contemporanea tra molte Sale della Comunità, come un unico grande schermo diffuso, il pubblico potrà porre le domande ai talent.

Per il nostro cinema la proiezione di Per te come evento MetaCinema è un momento importante di dialogo e riflessione sul tema dell’Alzheimer, della cura della persona e della famiglia, grazie a un film di qualità.

Per te è liberamente tratto dalla storia vera di Mattia Piccoli, insignito ad Alfiere della Repubblica per la cura verso il padre Paolo, colpito da una forma precoce di Alzheimer, storia contenuta nel libro Un tempo piccolo di Serenella Antoniazzi.

QUANDO?

  • Giovedì 19 febbraio
  • Ore 20.45

BREVE TRAMA

Nel 2021 un bambino di 11 anni di nome Mattia Piccoli viene nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella per “l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre”. Questo film racconta la sua storia e quella del papà Paolo che, poco più che quarantenne, lentamente comincia a perdere pezzi della sua memoria. Ma proprio mentre il mondo inizia a sfumare, lui sceglie di restare vicino a ciò che conta davvero, forte anche dell’amore della moglie Michela. Insieme al figlio intraprende un percorso fatto di quotidianità condivisa, risate improvvise e silenzi che parlano.

PERCHÈ PARTECIPARE?

Per te è un film prezioso non solo perché, assieme ad altri film degli ultimi anni, prova a mettere in scena coraggiosamente la progressione patologica di stati alterati di coscienza, ma ancor più perché affronta tutto il tema della comunicazione, dell’elaborazione e dell’integrazione di questa drammatica e complessa vicenda all’interno di una famiglia.

L’accompagnamento spirituale nell’ambito di situazioni familiari con demenza è uno dei temi odierni più sentiti su cui la stessa Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale sta già offrendo da anni il proprio contributo e sostegno. L’opera cinematografica di Alessandro Aronadio offre uno spunto pieno di concretezza, amore, responsabilità su come una famiglia possa continuare a innestare e a sperimentare un’affettività autentica, con il contributo anche dei figli ad ogni età. La progressione di una sintomatologia diventa qui anche spartito d’amore e di senso accanto all’impatto inevitabilmente duro nella routine e nella percezione dei ruoli. Malgrado tutto, famiglia. Nonostante il disorientamento, famiglia. Senza retorica ci apre ad una spiritualità domestica sincera e ancorata alla sfide della realtà, un paesaggio di speranza che non nega le fatiche ma che al contempo le impasta generativamente in un desiderio di presente da non sprecare.

“Nel blu dipinti di rosso”: Stefano Di Polito incontra il pubblico nelle sale Agnelli e Monterosa

Durante il mese di gennaio, alcune Sale della Comunità di Torino – tra cui i cinema salesiani Agnelli e Monterosa – hanno avuto il piacere di accogliere il regista torinese Stefano Di Polito, ospite speciale per la presentazione del suo docufilm Nel blu dipinti di rosso, già applaudito alla 43ª edizione del Torino Film Festival.

Trama del film

Esistono storie che scorrono silenziose accanto alla nostra, pur avendo contribuito a plasmarla. Una di queste è la vicenda dei Cantacronache, collettivo torinese di musicisti, scrittori e poeti che, tra il 1958 e il 1962, diede origine al cantautorato italiano. In un panorama dominato dalla leggerezza delle canzonette sanremesi, i Cantacronache scelsero di proporre una “canzone neorealista”, capace di raccontare la cronaca, le tensioni sociali, le domande esistenziali.

Nel documentario Nel blu dipinti di rosso, questa storia prende forma attraverso le voci autentiche di due protagonisti dell’epoca: Emilio Jona, teorico del gruppo, e Fausto Amodei, interprete di alcuni dei brani più celebri. Il ritrovamento degli audio originali del loro primo concerto, registrato a Torino il 3 maggio 1958, permette al film di restituire il repertorio dei Cantacronache con sorprendente freschezza. I testi – tra cui quelli firmati da Italo Calvino – rivivono grazie a un accurato lavoro di animazione dei materiali d’archivio.

Il film racconta anche i viaggi pionieristici del collettivo, tra i primi in Italia a raccogliere i canti di protesta degli operai e delle mondine sopravvissuti al fascismo. A chiudere il cerchio, la partecipazione di Willie Peyote, che intreccia passato e presente, riportando alla luce una storia nata a Torino quasi settant’anni fa e ancora capace di far riflettere attraverso la canzone d’autore.

Le proiezioni hanno registrato quasi ovunque il tutto esaurito, ma il vero successo è stato l’intenso coinvolgimento emotivo che ha attraversato il pubblico, un sentimento condiviso che ha reso ogni incontro un’esperienza viva e partecipata.

L’intervento di Stefano Di Polito al Cinema Agnelli

Domenica 18 gennaio, al Cinema Agnelli, Stefano Di Polito ha condiviso con il pubblico un ricordo personale che ha dato ulteriore profondità al suo lavoro:

All’Agnelli mi sento a casa, da giovane avevo la sensazione di un mondo che non mi piaceva e attraverso l’arte, attraverso la creatività, ho scoperto che potevo inventare qualcosa. Io mi occupavo della periferia. Un po’ di fermate in più di là, col 63 di una volta. E quando ti trovi, insomma, di fronte a delle cose che non ti tornano… a volte ti fan credere che sei tu quello sbagliato, no? Che ti devi allineare. Invece qui c’era un Don illuminato, Don Livio, e la compagnia Assemblea Teatro che mi ha adottato da ragazzino proprio. Poi ho iniziato a fare teatro, ho iniziato a scrivere, a pensare e anche a trasformare quella voglia di fare in opere che potevano coinvolgere altre persone. Quindi per me è un onore e un dovere stare qui.

I Cantacronache: innanzitutto vi porto i saluti di Emilio Jona, che ha 98 anni. Lui segue tutti i giorni l’andamento del film ed è molto soddisfatto di questo lavoro. Per me è una gratificazione importante sapere che un grande intellettuale apprezza molto questo documentario, si sente orgoglioso di averlo fatto e si riconosce in questo lavoro. Quindi questa è la gratificazione più grande.

La storia dei Cantacronache è una storia che probabilmente qualcuno di voi conosce, perché i Cantacronache hanno un loro pubblico. Però è una storia che era da recuperare. È una storia che ho cercato di recuperare rendendola il più possibile attuale: non fare un’operazione nostalgica di qualcosa che non c’è più, ma un’operazione di ri-attualizzazione di qualcosa che ci riguarda ancora e di cui abbiamo bisogno.
Ci riguarda come torinesi, perché i Cantacronache potevano nascere e svilupparsi solo a Torino. Torino città della Resistenza, Torino città dell’antifascismo, Torino città operaia, Torino città della cultura. E credo che sia un dovere, indipendentemente da dove arriviamo, conservarla, proteggerla, resistere e anche opporsi magari quando viene maltrattata.
E allora forse proprio per questo motivo i Cantacronache e anche questo film ci dà un po’ di speranza, un po’ di voglia di non dimenticare e di impegnarci oggi. Ci sono tante battaglie da fare, perché vedrete come la riscoperta di queste canzoni in realtà ci fa capire che quei testi, quelle musiche, quelle parole, quelle riflessioni forse sono più importanti oggi rispetto alla fine anni cinquanta, quando le persone forse avevano ancora in mente che cos’era il fascismo, avevano ancora in mente che cos’era la guerra, si opponevano all’inizio di qualcosa. Forse noi oggi dobbiamo un pò scuoterci e cercare di fermare qualcosa che è molto dilagante. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

I Cantacronache sono famosi in tutta Italia, il film girerà tutta l’Italia. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il cantautorato, la canzone d’impegno, la canzone realista è nata a Torino e questo piccolo film lo ha ricordato alla città e presto lo ricorderà in tutta Italia.
La storia era già meravigliosa, era già favolosa e io non ho voluto aggiungere altro per restituire in maniera più pulita le testimonianze dirette di Emilio e di Fausto, che sono due dei fondatori dei Cantacronache e per diffondere i materiali di archivio sapientemente conservati dal fondo C.R.E.O.

Partiamo da Cana – quarta tappa ad Avigliana: la carità coniugale, tra dono di grazia e dialogo del quotidiano

Il 6 febbraio, nella suggestiva cornice del Santuario Madonna dei Laghi di Avigliana, circa 50 persone si sono ritrovate per un nuovo appuntamento del percorso di formazione “Partiamo da Cana.

Questo itinerario, dedicato alle coppie che desiderano approfondire il mistero dell’amore nuziale, è stato animato da Don Roberto Carelli, che ha guidato i presenti in una profonda meditazione sul quarto capitolo di Amoris Laetitia, definito il “cuore pulsante” dell’esortazione di Papa Francesco.

La riflessione è partita da un assunto fondamentale: nel matrimonio, “se manca la carità, tutto il resto non serve“. Don Roberto ha ricordato che la carità coniugale non è un semplice “esperimento affettivo” o un’impresa puramente umana, ma un dono di grazia da ricevere e custodire quotidianamente attraverso lo Spirito Santo.

Richiamando il cuore del carisma di Don Bosco, è stato sottolineato come nell’amore “non basta amare, bisogna che l’altro si senta amato“. Questo passaggio dall’intenzione alla percezione dell’altro richiede un’ascesi costante e il superamento dell’orgoglio, vero nemico del dialogo che “rompe la partita“.

Citando San Tommaso d’Aquino, Don Roberto ha illustrato il matrimonio come “amicizia massima“, un’unione totale che integra l’affetto, la tenerezza e la passione erotica in un disegno divino più grande. In questa prospettiva, la sessualità non è un idolo né un tabù, ma un “momento celebrativo della coppia“, un dialogo dei corpi che deve riflettere il dialogo delle anime.

La santità coniugale, dunque, non si gioca su gesti straordinari, ma nella concretezza domestica delle tre parole chiave care a Papa Francesco: “grazie, scusa, permesso“. Queste espressioni, se vissute con autenticità, diventano lo strumento per rigenerare il rapporto e testimoniare ai figli la bellezza di un amore che sa perdonare e ricominciare.

L’esperienza dei laboratori: dal dialogo di coppia alla condivisione

La seconda parte della serata ha visto i partecipanti passare dalla teoria alla pratica attraverso un momento di laboratorio. Le coppie sono state invitate a vivere innanzitutto un tempo di confronto privato, mettendosi in gioco su domande concrete riguardanti la qualità del loro ascolto e la capacità di farsi spazio a vicenda, senza fretta e senza “interferenze nel cuore”.

Successivamente, la riflessione si è allargata alla condivisione di gruppo, dove è emerso quanto sia vitale mantenere aperta la relazione di fronte alle fatiche della “mezza età” e ai cambiamenti fisiologici del desiderio, puntando sempre sulla “decisione di appartenersi”.

L’incontro si è concluso con l’invito a guardare a Maria Ausiliatrice, modello di ascolto e di disponibilità al progetto di Dio. Come i discepoli a Cana, le famiglie sono chiamate a “fare quello che Lui dirà“, trasformando l’acqua della fatica quotidiana nel vino nuovo della gioia.

La serata ad Avigliana ha confermato che, camminando insieme e invocando lo Spirito, ogni coppia può riscoprire il proprio matrimonio non come un obbligo dottrinale, ma come una missione feconda al servizio della Chiesa e della società.

Il Don Bosco di Borgomanero celebra la Giornata Mondiale della Cultura e della Lingua Greca

In occasione della Giornata Mondiale della Cultura e della Lingua Greca, la classe Prima Liceo Classico ha dedicato un momento di riflessione al confronto tra le Olimpiadi antiche e le Olimpiadi moderne, per coglierne continuità e differenze di significato.

Al centro del lavoro è stato posto un nodo concettuale fondamentale della civiltà greca: la distinzione tra *eirene* (εἰρήνη), la pace intesa come condizione stabile e duratura, e *ekecheiria* (ἐκεχειρία), la tregua sacra che sospende temporaneamente la guerra.

Gli studenti hanno compreso come nell’antichità i giochi olimpici non rappresentassero la fine dei conflitti, ma un’interruzione rituale delle ostilità, necessaria per onorare gli dei e garantire l’incontro tra le poleis.

Tale confronto ha permesso di riflettere su come anche gesti temporanei di sospensione della violenza possano creare spazi di dialogo e riconoscimento reciproco tra culture diverse.

Il confronto con le Olimpiadi moderne ha mostrato come oggi lo sport sia diventato simbolo di pace universale, reinterpretando in chiave contemporanea un ideale nato nel mondo greco.

L’attività ha stimolato negli studenti una riflessione critica sul valore educativo dello sport come strumento di inclusione, rispetto delle regole e superamento dei conflitti, evidenziando come principi antichi mantengano una straordinaria attualità nel promuovere valori di convivenza pacifica e cittadinanza globale.

-Serena Borgna (docente di Greco)

Chieri, un passo avanti per la Scuola Media San Luigi: spazi rinnovati grazie al Bando INDID+

La Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), ha attivato il Bando INDID+ (Sostegno agli INvestimenti per la qualità DIDattica), destinato alle scuole paritarie dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado non commerciali. L’obiettivo è favorire ambienti educativi più moderni, inclusivi e accessibili, sostenendo interventi di innovazione e potenziamento delle strutture scolastiche.

Grazie a questa importante opportunità, la Scuola Media San Luigi di Chieri ha potuto realizzare significativi miglioramenti a beneficio degli studenti e della comunità educativa.

Interventi principali realizzati

  • Sostituzione degli arredi scolastici
  • Rinnovamento dell’aula informatica
  • Miglioramento dell’accessibilità dei servizi igienici

Questi interventi rappresentano un passo importante verso una scuola sempre più accogliente, moderna e attenta alle necessità di ciascuno. Il Bando INDID+ conferma così il suo ruolo nel sostenere la qualità dell’offerta formativa e la libertà educativa delle famiglie, contribuendo alla crescita del sistema scolastico piemontese.

Torino chiama Gent: il racconto dell’Erasmus+ dei docenti dell’Istituto Agnelli

Giovedì 22 gennaio 2026 l’Istituto Agnelli di Torino ha ospitato un incontro dedicato all’esperienza Erasmus+ vissuta in Belgio dalla prof.ssa Ghio e dal prof. Antonioli. L’appuntamento, aperto a genitori, studenti e docenti, ha offerto l’occasione per conoscere da vicino le opportunità formative che il programma europeo riserva anche al personale scolastico.

Il titolo scelto per l’incontro, Torino chiama Gent, ha sintetizzato bene lo spirito dell’esperienza: un ponte tra realtà educative diverse, unite dal desiderio di crescere attraverso il confronto.

I due docenti hanno introdotto l’evento spiegando in cosa consiste il progetto Erasmus+, soffermandosi in particolare sulle mobilità dedicate agli insegnanti. Hanno poi raccontato la settimana trascorsa a Gent, condividendo attività, visite e momenti di riflessione sugli stimoli ricevuti dai colleghi e dagli studenti che hanno incontrato.

Un’esperienza che conferma, ancora una volta, l’impegno dell’Istituto Agnelli nel promuovere una scuola aperta, europea e capace di guardare al futuro con curiosità e coraggio.

L’Europa entra in officina: l’Istituto Don Bosco Châtillon celebra il successo del Progetto Erasmus+

Non è stato solo un racconto di viaggio, ma la testimonianza di una crescita professionale e umana che ha varcato i confini nazionali. Lunedì 19 gennaio 2026, l’Aula Studio dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Châtillon ha ospitato l’evento di disseminazione del progetto Erasmus+ KA122, un momento di condivisione che ha tracciato il bilancio di un’esperienza trasformativa per 23 giovani valdostani.

L’evento ha visto la partecipazione della Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta, Marina Fey, oltre alle telecamere della RAI (TGR Valle d’Aosta), a dimostrazione del valore istituzionale dell’iniziativa. Ad ascoltare i protagonisti c’erano tutte le classi dell’Istituto, suddivise tra biennio e triennio, oltre alle famiglie, visibilmente emozionate.

L’apertura dei lavori è stata affidata al Direttore dell’Istituto, Don Vincenzo Caccia, che ha sottolineato come lo spirito salesiano si sposi perfettamente con la mobilità europea:

“Formare buoni cristiani e onesti cittadini significa oggi formare giovani capaci di muoversi con competenza in un contesto internazionale”.

Un messaggio ripreso con forza dalla Sovrintendente Fey, che ha lodato la capacità della scuola di offrire percorsi di eccellenza nel settore VET (Vocational Education and Training).

Il cuore dell’evento è stato rappresentato dagli interventi degli studenti delle classi di meccanica e falegnameria. Con sicurezza e padronanza, i ragazzi hanno presentato i loro lavori tramite proiezioni multimediali, esponendo rigorosamente in lingua francese. Hanno raccontato i 29 giorni vissuti tra Cluses e Saint-Chély-d’Apcher, descrivendo le sfide tecniche affrontate nelle grandi aziende d’Oltralpe e la gestione quotidiana della vita in autonomia nelle diverse sistemazioni.

“Abbiamo imparato a usare macchinari che qui non avevamo mai visto, ma soprattutto abbiamo imparato a cavarcela da soli e a lavorare in squadra”

ha commentato uno dei partecipanti.

I docenti del Team Internazionalizzazione hanno poi illustrato le caratteristiche tecniche del progetto. Il messaggio rivolto agli studenti rimasti in sede è stato chiaro: l’Erasmus non è un’eccezione, ma un’opportunità strutturale. Sono state infatti già illustrate le modalità di partecipazione per il prossimo bando, incoraggiando i ragazzi a investire sulla propria formazione linguistica e professionale.

L’evento si è concluso con un forte applauso, siglando il successo di un progetto che conferma l’Istituto Don Bosco come un polo d’eccellenza nell’internazionalizzazione della formazione professionale in Valle d’Aosta.