Buona Festa di San Giovanni Bosco – 31 gennaio 2020

“Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso” 

(Don Bosco – 31 gennaio 1888)

Presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco, cuore pulsante della spiritualità salesiana, sono iniziati ufficialmente i festeggiamenti per celebrare la ricorrenza di San Giovanni Bosco, padre, maestro ed amico dei giovani.

Le celebrazioni dedicate alla festa, hanno avuto inizio in Basilica alle ore 7.00 con la prima S.Messa, presieduta da don Sabino Frigato, Vicario episcopale per la Vita Consacrata. Alle 8.30, la S.Messa presieduta da don Enrico Stasi, Ispettore dei Salesiani ICP, ha visto la numerosa partecipazione da parte dei ragazzi e delle ragazze delle scuole di Valdocco. In virtù della sua instancabile opera educativa, San Giovanni Bosco è infatti patrono di tutte le categorie che hanno a che fare col mondo della scuola e dell’insegnamento. Alle ore 10.00 la celebrazione è stata presieduta invece da don Leonardo Mancini, Maestro dei novizi.

Riprendendo l’instancabile missione di don Bosco nell’educare e formare i ragazzi, il Vangelo scelto per le celebrazioni di oggi è stato quello di Matteo 18:

Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.

(Mt 18, 2-6)

Santa Messa ore 11.00

La solenne celebrazione in Basilica delle ore 11.00, presieduta da Mons. Heriberto Bodeant, vescovo di Melo (Uruguay), è stata trasmessa in diretta streaming da Missioni Don Bosco dal proprio sito internet e pagina facebook.

Molte cose mi uniscono alla Famiglia Salesiana. Nella diocesi di Melo abbiamo una importante opera sociale e una comunità di salesiani. Anche mia nonna è stata battezzata da uno dei primi missionari salesiani inviati da don Bosco a Paysandú, in Uruguay. Per tutto  questo sono lieto di essere oggi nella Basilica di Maria Ausiliatrice per celebrare con tutti voi la Messa nella festa di don Bosco.

(Mons. Heriberto Bodeant)

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Tra i numerosi concelebranti, Mons. Bernardino Marchiò, Vescovo emerito della diocesi di Caruaru in Brasile.

L’Omelia, è stata a cura di don Guido Errico, Rettore della Basilica:

Siamo invitati a rallegrarci, siamo invitati a sperimentare ancora una volta quello che abbiamo ascoltato nella pagina del Vangelo: Gesù chiama a sé i piccoli, li fa stare acconto a sé, vuole comunicare a ciascuno di essi una parola particolare, un insegnamento.

In questa casa madre, in questo giorno santo dedicato a don Bosco non possiamo trascurare di sentirci davvero semplicemente un nucleo essenziale di una grande famiglia che desidera abbracciare i ragazzi e i giovani di tutto il mondo. 

Alle ore 15.00, l’appuntamento ha riguardato la benedizione dei bambini e dei ragazzi a cura di don Guido Dutto, parroco di Maria Ausiliatrice.
Alle ore 16.00, i solenni vespri guidati dal diacono Paolo De Martino, Referente diocesano apostolato biblico.

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Santa Messa ore 18.30

Alle ore 18:30, la solenne concelebrazione  con i giovani del Movimento Giovanile Salesiano in diretta streaming e presieduta dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime. Basilica colma di giovani provenienti da tutti i centri dell’ispettoria che si sono ritrovati per un momento di riflessione e comunità, vivendo tutti assieme la Santa Messa ed ascoltando le parole di don Angel che riportiamo qui sotto:

Miei cari Giovani,
carissimi ragazzi e ragazze di tutti i luoghi del nostro bellissimo mondo salesiano!

Il mio saluto è oggi, anzitutto, per voi. Naturalmente desidero fare arrivare il mio affetto a ciascuno dei miei confratelli Salesiani di Don Bosco, alle carissime sorelle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Salesiani Cooperatori, agli Exallievi, alle Exallieve e a tutti i membri della nostra bella e grande Famiglia Salesiana.

Carissimi Giovani, vi scrivo oggi, 31 gennaio, da Valdocco. Qui è l’alba. È uno dei momenti nei quali prego il Signore, alla presenza della nostra Madre Maria Ausiliatrice, e, in modo particolare, davanti all’urna del nostro Padre Don Bosco, alla presenza di tutti i nostri santi e beati che ci accompagnano nella Basilica (Santa Maria D. Mazzarello, San Domenico Savio, il Beato Michele Rua, il Beato Filippo Rinaldi).

Ho parlato loro di voi. Ho pregato il Signore chiedendo l’intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco per tutti voi, per tutti i ragazzi, gli adolescenti e i giovani del mondo salesiano e anche per la gioventù del mondo intero. Penso, miei cari giovani, che pregare per voi sia una bellissima espressione di affetto. Don Bosco lo ha sempre fatto per i suoi giovani e in mezzo a loro; e questo vuole essere il mio dono per voi, in questo bellissimo giorno, nel nome del nostro Padre.

Oggi, come in altre occasioni, torno a ribadire il mio profondo desiderio: che tutti voi, che ciascun giovane del mondo possiate sentirvi come a casa vostra nelle case salesiane. Le porte delle case salesiane devono essere sempre aperte. Io desidero che siano sempre aperte, completamente aperte per voi. E anche le porte dei nostri cuori, e quelli di ciascuno dei membri della Famiglia Salesiana.

Oggi, come in altre occasioni, desidero dire dal profondo del mio cuore che, allo stesso modo in cui il cuore di Don Bosco batteva per i suoi giovani, il cuore di ogni membro della nostra Famiglia Salesiana continui a desiderare di stare con voi, di capirvi fino in fondo, nella profondità di voi stessi, e di essere in grado di condividere la vostra fatica e le vostre speranze, i vostri sogni e i vostri progetti. Don Bosco trasformò la sua predilezione per i giovani in missione, facendola diventare lo scopo della propria esistenza. Chiedo che avvenga lo stesso per tutti noi adulti, chiamati ad accompagnarvi.

Oggi, come in altre occasioni, desidero chiedervi di aiutarci, di aiutare ciascuno di noi e ciascun educatore delle vostre case, consacrati e laici, a rinnovare la nostra amicizia e a camminare insieme verso l’ideale dell’autentico progetto di uomo e di donna voluto da Dio. Giovani e adulti noi ci educhiamo reciprocamente attraverso il dono del quale siamo portatori. Questo non è uno slogan, ma è una profonda convinzione che viene dallo stesso Don Bosco. Perché anche i suoi ragazzi fecero diventare Don Bosco ciò che era. Cari giovani aiutateci a donarvi il meglio di noi stessi, a crescere, a essere migliori; aiutateci a non deludervi mai.

E oggi come altre volte ripeto che ciò che di più prezioso abbiamo e che possiamo offrirvi non sono le case e le presenze educative della Famiglia Salesiana in tutto il mondo. Ciò che abbiamo di più prezioso non sono le scuole, né le strutture sportive, né le università, neppure gli oratori e i centri di accoglieza. Il tesoro più prezioso che abbiamo è Gesù Cristo, il quale ci ha conquistato e ci ha fatto innamorare di Lui. Ciò che di più prezioso abbiamo da offrirvi è, come è stato per Don Bosco nei confronti dei suoi ragazzi, l’incontro con Dio Padre, per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo. Oggi, come detto altre volte, vorrei che questo sogno diventi realtà ogni giorno, in ogni luogo, in tutte le nazioni e in tutte le culture dove ci troviamo. In tutte le religioni. Che possiamo aiutarvi ad incontrare Dio e in Lui a scoprire la bellezza della vita che Lui ci ha donato.

E citando il nostro amato padre Don Bosco desidero che tutti voi, miei amici e amiche, miei cari ragazzi, adolescenti e giovani, siate molto felici qui e nell’eternità. Siate felici e rendiate felici le vostre famiglie e tutti coloro che abitano il vostro piccolo universo ogni giorno.

Con affetto e nel nome del nostro Padre Don Bosco, vi saluto

Don Ángel Fernández Artime, SDB

Rettor Maggiore

Rivivi qui la diretta della celebrazione:

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A seguire, dopo la messa, il momento conviviale della cena per tutti i giovani, circa 650 gli iscritti, ed un momento di animazione presso l’oratorio di Valdocco. Per saperne di più:

Rivivi l’evento

Santa Messa ore 21.00

Infine, alle ore 21.00, a conclusione dei festeggiamenti dedicato a don Bosco, la solenne concelebrazione in diretta streaming presieduta da Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

TALITA’ – KUM: TE LO DICO IO, ALZATI

Il Vangelo ci ha messo davanti un’adolescente e le preoccupazioni, in particolare del padre, per la grave situazione in cui la figlia si trova (cfr. Mc 5,21-24.36-43). Questo fatto può essere esteso a tante situazioni di ragazzi e ragazze giudicati scapestrati per il loro comportamento, che allarma genitori ed educatori. Sono gli stessi che si è trovato ad affrontare San Giovanni Bosco, del quale oggi celebriamo la festa. Si tratta di “ragazzi difficili”, come vengono chiamati, ma pur sempre ragazzi, che attendono da noi segnali concreti di prossimità, di amore nella verità e di dialogo sincero e attento alle loro esigenze più profonde, che manifestano a volte anche con modi, linguaggi, scelte e comportamenti giudicati paradossali e trasgressivi da noi educatori.
Don Bosco ci insegna che questi ragazzi parlano con noi sempre, anche quando sembrano assenti e indifferenti; lo fanno con linguaggi inusuali, forse, ma molto chiari per chi sa interpretarli e se ne fa carico. Solo accogliendo ed intercettando questi linguaggi possiamo sperare di entrare nel loro mondo interiore e stabilire un contatto non solo esteriore ma profondo ed amicale. Il problema è non lasciarsi fermare o scandalizzare dalle loro volute e cercate provocazioni verso il mondo degli adulti e verso tutto ciò che contestano. Nel profondo, restano ragazzi in ricerca del senso della vita, di affetti sinceri, di gioia e speranza per il futuro. Ci mettono alla prova per vedere se dalle belle parole sappiamo passare ai fatti, se oltre a parlare di amore, di rispetto e di tolleranza sappiamo esercitare queste virtù verso di loro, accettandone i comportamenti non come “difficili o da giudicare” secondo i nostri schemi adulti, ma da comprendere nelle loro cause più profonde e da gestire con serenità, pazienza e fiducia. L’educazione – diceva Don Bosco – è una questione di cuore, prima che di regole decise dagli adulti.
Voglio invitarvi a prendere esempio da un grande educatore, anche dei ragazzi, che Don Bosco ha seguito possiamo dire alla lettera, per imparare l’arte del dialogo e della comunicazione verbale e non verbale verso di loro: Gesù Cristo. L’episodio della figlia di Giairo ce ne offre l’esempio. Quella ragazza di dodici anni, creduta morta e dunque perduta per sempre, Gesù la considera solo addormentata, si fa vicino, la prende per mano e le dice: «TalitàKum, alzati ragazzina». Ed ella si alza subito dal letto. Gesù la consegna ai genitori, dicendo: «Datele da mangiare». Così pure fa con il figlio della vedova di Nain, che risuscita da morte e lo ridà a sua madre disperata.
Nessun ragazzo e ragazza è dunque considerato “morto”, perduto per sempre, da parte di Gesù. Nessuno è considerato così difficile da non tentare un ricupero, da non concedergli fiducia, da non dirgli con forza: “Alzati dalla tua situazione e prendi in mano la tua vita con gioia e coraggio!”.Così, Don Bosco non ha mai considerato un ragazzo irrimediabilmente perduto, tanto da non tentare un ricupero,da non concedergli fiducia,da non dirgli con forza: «TalitàKum», alzati e cammina. Per lui però Gesù Cristo resta non solo modello insuperabile di educazione, ma è anche il fine ed il contenuto, per ogni educatore. In effetti, la conoscenza di chi sono i ragazzi e di come interpretare le loro ansie, problemi e situazioni di vita è importante, ma non è tutto. Occorre scendere poi nel concreto della proposta da fare. L’educatore deve rapportarsi con loro, sapendo bene che cosa dire e come dirlo, perché passino contenuti ed esempi di vita.
Così, è importante fare esperienze con i ragazzi, ma è anche importante saper riflettere con loro sulle esperienze fatte e cogliere in esse i valori positivi o critici. Quello di cui siamo oggi più carenti sono proprio le convinzioni ed i contenuti che dobbiamo comunicare ai ragazzi. Essi se ne accorgono subito, quando siamo incerti nella proposta e timidi nell’offerta di valori e messaggi convincenti.Gesù Cristo resta il contenuto centrale di ogni educazione, perché solo Lui può veramente affascinare e interessare fino in fondo i ragazzi. Tra Gesù ed ogni ragazzo c’è un rapporto profondo ed intenso, che non dobbiamo mai sottovalutare. La sua persona, il suo messaggio ed i suoi esempi vanno dunque posti a fondamento di ogni azione educativa, che voglia veramente intercettare le attese e i bisogni più veri e profondi dei ragazzi.
Le tecniche e le metodologie sono certamente utili, ma, come ci insegna Don Bosco, che di ragazzi di strada e “perduti” o difficili ne incontrava tanti, quel che più conta sono la verità del Vangelo e l’amicizia con Gesù proposta con amore, insieme alla gioia del rapporto interpersonale di amicizia con ciascuno di loro. Eppure, Don Bosco non aveva a disposizione tutti gli studi psicologici, pedagogici e sociologici che abbiamo noi oggi e che ci descrivono a puntino chi è il ragazzo, cosa pensa di sé, che cosa desidera. Aveva però quello che vale per affascinarli: la santità della sua stessa vita, la forza trascinante del suo stesso esempio.
In effetti, oggi al capezzale di tanti ragazzi giudicati difficili e bisognosi di cura si affollano esperti di ogni genere, che scrivono libri su libri e sentenziano in modo assoluto su questo o quel metodo per risuscitarli alla vita. Gesù – e chi lo segue – sa bene che sta nei ragazzi stessi la fonte prima del loro risveglio e fa leva sulle loro risorse interiori, per ridare loro la voglia di vivere, di amare, di gioire. Sia questa la convinzione profonda che ci anima: non ci sono solo ragazzi difficili; ci sono, e siamo noi, adulti difficili e complicati, incerti nella nostra testimonianza, indecisi e tiepidi nella fede e paternalistici nell’amore. Solo l’educatore che sa mettersi in crisi, a partire da se stesso, può trovare nell’umiltà la via che apre all’incontro con i ragazzi e comunicare con il loro mondo interiore.
Mi auguro che anche questo semplice richiamo al grande padre e amico dei giovani susciti in tutti i genitori ed educatori questa umiltà di farsi discepoli dell’unico maestro di vita che è Cristo. Discepoli insieme agli stessi ragazzi, per camminare con loro sulla via che conduce al Signore e trovare in Lui le risposte più vere ed attese dal proprio cuore.

Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

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Giornata di formazione Scuole Salesiana ICP con il prof. Johnny Dotti

Il 24 gennaio scorso, nella ricorrenza di San Francesco di Sales, si è tenuta a Valdocco la giornata di formazione per tutti i presidi, vicepresidi e coordinatori di classe delle scuole salesiane del Piemonte e della Valle d’Aosta.

L’incontro ha avuto inizio presso la Sala Sangalli con il benvenuto a tutti i partecipanti da parte dell’Ispettore don Enrico Stasi.

Siamo qui per vivere un momento di convivenza e di famiglia per le scuole dell’Ispettoria. È, infatti, importante avere un orizzonte e uno sguardo che superi la didattica e la realtà delle nostre scuole. Dobbiamo avere uno sguardo sui ragazzi a partire da ciò che Don Bosco ci ha lasciato. Ci sono due cose legate a Don Bosco, che a sua volta si è ispirato a San Francesco di Sales, che vorrei sottolineare. Cosa trasmetteva Don Bosco? Come prima cosa: la gioia e l’allegria. Egli trovava le sue delizie nello stare con i più miserabili. Inoltre, Don Bosco trasmetteva l’amore; guardava i ragazzi dicendo loro “tu sei importante per me, non perché hai dei meriti speciali”. Questo è quello che spero che Don Bosco possa continuare a trasmetterci oggi.

(Don Enrico Stasi)

Come relatore del convegno, il prof. Johnny Dotti, imprenditore sociale, pedagogista e docente dell’Università Cattolica di Milano, il quale ha introdotto l’incontro  rispondendo a 3 domande principali che hanno riguardato la figura del coordinatore all’interno della scuola come riferimento non solo per i ragazzi ma anche nei rapporti tra la scuola e la famiglia, in un lavoro sinergico; il ruolo della scuola salesiana oggi; le priorità educative per il futuro dei ragazzi e le modalità più vincenti nella relazione educativa oggi.

Don Bosco ha creato congregazioni, non aggregazioni. Questa tensione a congregare cosa vuol dire oggi? Don Bosco faceva le cose con i ragazzi, non solo per i ragazzi. La domanda è: ci accontentiamo delle forme che lo stato ci ha passato? La forma di condivisione del potere è tutta lì? Cosa autorizzate voi? Che autori state generando? Che azioni autoriali realizzate? Non è possibile che un ragazzino percepisca di entrare nell’età adulta dopo i 25 anni. Vuol dire che la scuola ha dei problemi. Produciamo dei cadaveri. La macchina istituzionale fa delle esperienze di responsabilità? È la nostra esperienza che dà forma alle istituzioni. L’educare salesiano deve alimentare questa generazione di senso e di significato.

(Prof. Johnny Dotti)

L’ultima parte dell’incontro con il prof. Dotti è stata dedicata alle domande da parte dei partecipanti presenti.

La giornata si è poi conclusa con la preghiera del vespro nella chiesa di San Francesco di Sales e l’apericena a buffet.

Dall’altra parte del mondo…ma sempre a casa!

Don Alexis Garro e don Oliver Bautista sono partiti per la Lituania dove presteranno il loro servizio apostolico. Nelle parole di don Fabio Mamino, incaricato dell’Animazione Missionaria ispettoriale, si riporta un loro breve profilo ed il significato più profondo con cui leggere questa storia da vivere insieme.

Sono partiti mercoledì 15 gennaio in direzione Lituania. Don Alexis Garro e don Oliver Bautista hanno “preso il volo” che realizza nella loro vita quella croce missionaria ricevuta a settembre. E’ il loro “Amen” al battesimo, alla vocazione salesiana, all’ordinazione sacerdotale… quanti doni ricevuti dal Cielo, quanta voglia di metterli a disposizione con la propria vita, per sempre, ai popoli del mondo, anche i più lontani.

Davvero non si possono ignorare le distanze, perchè la Lituania è situata in una sorta di metà strada fra i loro paesi di provenienza (Argentina e Filippine): soltanto la voce di don Bosco poteva proporre quelle che noi chiameremmo “cose impossibili”, lui che a sua volta ha saputo intraprenderle sotto la guida di una Maestra..

Dopo qualche giorno a Vilnius, per motivi anche burocratici, sono da qualche giorno arrivati finalmente a Telsiai, ultimo avamposto della nostra ispettoria in territorio baltico.

Riportiamo una loro breve presentazione biografica, li accompagniamo con la preghiera affinchè possano rendersi umili, forti e robusti nel campo in cui sono chiamati a realizzare l’opera educativa salesiana.

Don Olivier Bautista

La casa è dove si trova il cuore! Parañaque è la mia città dove sono cresciuto, ho studiato in una scuola francescana e sono diventato un catechista giovanile nella nostra parrocchia e santuario salesiano dedicato a Maria Ausiliatrice. Parañaque è stato anche il luogo in cui ho studiato teologia e sono stato ordinato il 7 aprile 2018, vigilia della Domenica della Divina Misericordia.

Prima di diventare aspirante, mi sono laureato presso l’Università delle Filippine-Manila con una laurea in biologia. Poi, come salesiano, mi è stato chiesto di intraprendere studi di pedagogia e di conseguire due masters of arts in filosofia con specializzazione in metafisica e cosmologia di Teilhard de Chardin all’Università di Santo Tomas e teologia presso il Centro Studi Don Bosco con specializzazione in Sacro Scritture, in particolare sul dialogo tra filosofia ellenistica e antica teologia cristiana.

Ringrazio la prima ispettoria, Filippine Nord (FIN), per l’opportunità di studiare non solo libri ma anche esperienze di vita.

Il mio tentativo di essere un missionario ora, penso sia dovuto alla figura di don Carlo Braga. Quando ero un aspirante, avevo l’incarico di pulizia del cimitero in cui si trova la sua tomba. L’albero che ho piantato vicino alla sua tomba è ancora lì e ora porta fiori. Non l’ho mai incontrato, perché è morto prima che io nascessi, ma l’eredità che ha lasciato ha sostenuto le opere in Cina e nelle Filippine anche nei momenti più difficili.

Ero presente, da giovane salesiano tirocinante, quando fu aperta l’inchiesta diocesana sulla causa della beatificazione il 30 gennaio 2014, nell’arcidiocesi di San Fernando, Pampanga.

Quanto a me, il discernimento per diventare un missionario salesiano, è stato lungo: non ho mai scritto in nessuna delle mie precedenti lettere il desiderio di andare in missione, l’ho condiviso solo al mio direttore spirituale e ai miei più cari amici salesiani. Durante la mia formazione iniziale, sono convinto che la mia missione sia quella di permettere a Dio di formare in me il salesiano che Lui vuole che io sia.  Sono molto contento dei miei anni di formazione e il lavoro con i giovani nella scuola, nella parrocchia e nella casa di formazione.

Quando ero studente del primo anno di teologia andai in Vietnam, con una breve sosta in Cambogia, per insegnare inglese per due mesi. Fu qui che iniziai a discernere più seriamente la mia vocazione missionaria salesiana. Lavorare con i nostri fratelli vietnamiti ed essere accompagnato dai nostri missionari salesiani e guide spirituali mi ha aiutato a discernere la chiamata ad essere un missionario salesiano ad gentes, ad exteros, ad vitam. Tutte queste esperienze, dopo molta preghiera a Maria Ausilatrice e Don Bosco, e dopo essermi consultato con le mie guide spirituali, confessori, mentori e superiori, mi hanno portato ad esser disponibile per le missioni dopo il mio primo anno di sacerdozio. Sono entrato a far parte della 150ª spedizione missionaria salesiana e sono stato inviato in Lituania.

Credo sempre che ognuno di noi abbia una missione e ognuno di noi sia una missione. La missione è un dono e una responsabilità, ma soprattutto è una relazione tra Colui che invia e colui che è inviato. Il frutto di questa relazione è la santità, una santità quotidiana che dà senso alla propria vita e alla vita degli altri. Chiedo le vostre preghiere e vi assicuro le mie.

Don Alexis Garro

Sono nato in Argentina, il 28 di febbraio del 1989, nella città chiamata “San Luis”. Come quarto di cinque figli, sono cresciuto in una famiglia ricca di diverse personalità, ma soprattutto molto unita nelle difficoltà. Personalmente, la mia “piccola e grande difficoltà” l’ho vissuta a 14 anni, quando ho dovuto lasciare la mia scuola per “comportamento molto cattivo”… fu in quell’occasione, all’apparenza drammatica, che ho incontrato in un colpo solo un nuovo volto di Dio, i salesiani e ho trovato anche la missione.

Con l’opportunità di entrare in una scuola salesiana (l’unica scuola disposta ad accettarmi in quel momento), ho iniziato un bel cammino di nuove amicizie, con una nuova immagine di Dio, un’esperienza nella quale potevo “dare sempre il meglio di me”.

E fu a partire di lì che iniziò il mio cammino per entrare nella Congregazione salesiana, portando nel cuore un proposito di base: essere missionario, cioè condividere tutto quello che ho sperimentato e dare ciò che ho ricevuto senza limiti, proprio come altri hanno fatto con me.

Con quella semplicità, quella radicalità, mi sono offerto alla missione ad gentes, ad exteros ad vitam, perché mi scopro sempre bisognoso di continuare imparando degli altri, di incontrare senza limiti il “Dio delle seconde opportunità”, ma – soprattutto – mi sento bisognoso di continuare a sperimentare Dio così come mi apparve, attraverso tutti, specialmente nella vita e nella storia di ogni giovani, donando pienezza, nella missione per far felice gli altri.

Ufficio di Comunicazione Sociale ICP: Buona festa di San Francesco di Sales!

Oggi, 24 gennaio, l’Ufficio di Comunicazione Sociale ICP festeggia con gioia insieme a tutta la Famiglia Salesiana il patrono dei giornalisti e ispiratore della Congregazione di Don Bosco, San Francesco di Sales.

Vogliamo in questo modo celebrare la festa con qualche scatto realizzato in queste due ultime settimane trascorse il nostro Ufficio di Comunicazione ha vissuto due esperienze significative: le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana e il soggiorno a Valdocco dei ragazzi siriani dell’Oratorio Salesiano di Aleppo con il direttore don Pierre Jabloyan, con i quali si è realizzato il nuovo sito internet “Salesiani Don Bosco MOR“.

Un piccolo “regalo-testimonianza” da parte dei ragazzi del MOR:

Sono molto contenta dell’esperienza vissuta durante le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana qui a Valdocco perché, abituata a vivere in una piccola realtà salesiana come quella di Damasco, è stato entusiasmante conoscere dal vivo la grande famiglia di Don Bosco che abbraccia tutto il mondo! Mi ha colpito molto ascoltare il commento delle Strenna direttamente dal Rettor Maggiore e non da un video o da un testo. Questo ha avuto tutto un altro sapore.

L’esperienza pratica vissuta invece nell’Ufficio di Comunicazione Sociale è stata per me un momento di amicizia, dove ho potuto percepire il grande valore della comunicazione al servizio dell’attività pastorale, apprendendo allo stesso tempo un metodo di lavoro che potrò portare a frutto con il nuovo sito della nostra Ispettoria.

Sally Abou Jamra (Damasco)

Questa è stata la mia prima attività nella comunicazione “in grande” e sono stato contento di poter dare il mio contributo all’Ufficio di Comunicazione dando una mano con le riprese video e il montaggio. E’ stata una grande opportunità per me. Sono contento di far parte di questa grande famiglia e nell’ufficio ho imparato tanto facendo un salto di qualità nel raggiungere un metodo di lavoro operativo. Spero che possa continuare questo bel rapporto che si è creato con la Comunicazione di Valdocco.

Cesar Ward (Aleppo)

Ringrazio per il grande dono di essere salesiano. Nelle giornate di Spiritualità mi sono chiesto spesso cosa significasse essere davvero “un buon cristiano e un onesto cittadino” in un mondo lacerato dalla guerra. La testimonianza che abbiamo portato alle GSFS2020 e la sensibilità del mondo salesiano veramente ci dicono che non siamo soli. Il lavoro che è stato fatto in ufficio con la comunicazione, la creazione del nuovo sito MOR e la bella amicizia che si è stretta è stata davvero una bella esperienza. Questo è un aspetto che non si trova facilmente altrove. La comunicazione che ha un lato missionario che  si manifesta in questi lavori è un buon esempio di amicizia e di fratellanza. Ringrazio tutto lo Staff dell’Ufficio di Comunicazione per la pazienza e la sensibilità dimostrata per la questione Medio Orientale.

don Pierre Jabloyan

San Francesco di Sales: pray for us!

 

Formazione congiunta SDB ed Educatori: “I giovani alla luce dello sguardo di don Bosco”

Nella giornata di ieri, lunedì 20 gennaio, si è svolto il secondo incontro dedicato al percorso di formazione congiunta tra salesiani ed educatori a Valdocco. La prima parte dell’incontro ha riguardato la relazione sul tema “I giovani alla luce dello sguardo di don Bosco” a cura di don Mario Fissore, Vicario parrocchiale presso la Chiesa Santi Pietro e Paolo, il quale ha esposto l’argomento partendo da ciò che Don Bosco racconta della sua giovinezza e adolescenza.

La comprensione di fede dei propri anni giovanili, l’esperienza pastorale nella Torino dell’Ottocento, l’approfondimento di operette di spiritualità giovanile hanno infatti portato in don Bosco a radicare  la certezza che i giovani godessero di una speciale predilezione da parte di Dio.

La seconda parte del percorso di formazione ha riguardato invece la testimonianza di don Pier Jabloyan, direttore della Casa Salesiana di Aleppo che si trova nella zona ovest della città.  Don Pier ha esposto in questo modo l’importante ruolo che ha avuto l’oratorio salesiano di Aleppo  nell’accogliere i giovani della città anche durante la situazione devastante della guerra che ha lasciato tracce indelebili nel tessuto cittadino che sta cercando di risollevarsi con coraggio  e tenacia:

Pensando che la guerra finisse da li a poco, avevamo deciso di chiudere l’Oratorio. Vedendo però che la situazione non cambiava, abbiamo voluto riprendere le attività con coraggio, aprendo le porte ai giovani.

Non abbiamo fatto cose straordinarie, ma cose normali, che durante una guerra diventano però straordinarie!

Per questo lo spirito di Don Bosco per noi che viviamo per la prima volta una guerra ha significato testimoniare una vita gioiosa.

Il prossimo appuntamento per la Formazione congiunta SDB ed Educatori è previsto per di Mercoledì 1° aprile sul tema “Educare come avventura di casa e di famiglia”.

Animazione Missionaria: il quarto incontro del Corso Partenti 2019/2020

Sabato 11 e domenica 12 gennaio 2020, al Colle Don Bosco e a Valdocco, si è svolto il quarto incontro dedicato al Corso Partenti 2019/2020 promosso dall’Animazione Missionaria dell’Ispettoria del Piemonte e Valle d’Aosta.

Quarto appuntamento per i giovani che si preparano a vivere un’esperienza di missione estiva: quale cornice migliore per approfondire la spiritualità missionaria salesiana se non “andando alle radici” nel luogo dove tutto ebbe inizio? Al Colle don Bosco i ragazzi hanno prima avuto modo di conoscere i vari carismi missionari e poi approfondire quello salesiano che possiamo riassumere in tre aspetti:

  • L’attenzione ai giovani, in particolare quelli più poveri e in difficoltà;
  • Investire nella loro educazione, affinché siano “buoni cristiani e onesti cittadini”;
  • Necessaria una buona dose di allegria.

In Basilica è stata approfondita la storia di don Bosco a partire dall’inizio, dalla cascina dei Becchi: proprio in quei luoghi, il grande dipinto in Basilica ci riporta alle immagini e ai personaggi del sogno dei 9 anni. Il tramonto ha poi sottolineato in modo incredibile la bellezza del Colle delle beatitudini giovanili (com’è l’ha battezzato San Giovanni Paolo II), davvero un luogo dove continuare a sognare… l’estate!

In serata, tappa al museo missionario in compagnia di due giovani salesiani, don Alexis e don Oliver, che fanno parte della 150° spedizione missionaria salesiana: saranno inviati in Lituania e partiranno in questi giorni.
Ci hanno dato testimonianza del loro paese di origine e ciò che i salesiani hanno fatto nelle loro terre, per concludere con una breve presentazione dell’esperienza che li attende.

Dopo aver quindi toccato con mano i luoghi di origine in cui è nato il sogno salesiano che tutt’oggi vive e di cui questi giovani fanno parte, la giornata di sabato si è conclusa con il rientro a Torino Valdocco.

Domenica 12 gennaio, giornata interamente vissuta a Torino Valdocco: al mattino i ragazzi hanno potuto ascoltare la testimonianza di don Silvio Roggia, salesiano di don Bosco e con una forte esperienza missionaria. Oggi si trova a Roma e opera nella congregazione nell’ambito della Formazione dei salesiani; più volte missionario in Africa occidentale, don Silvio ha voluto condividere coi giovani alcune considerazioni sulla missione e alcuni consigli. Cosa ha da dire un luogo povero al nostro cuore? Madre Teresa diceva “Siamo tutti poveri di fronte a Dio”: questo deve essere il punto di partenza della nostra missione. Una chiave di lettura per il ritorno. “L’esperienza che vi apprestate a vivere è un munus” dice don Silvio, “un munus di eccezionale valore durante la vostra vita” (il munus inteso in accezione romana, quando i soldati vinta la battaglia ricevevano in dono il munus, il pezzo di terra, che però diveniva dopo, una responsabilità). Uno sguardo poi a due figure da usare come “decoder”: la Beata Maria Troncatti e il venerabile Vincenzo Cimatti.

Punto di riflessione importante, quello riguardo la “crisi”, situazione esistenziale e spesso anche momento chiave dell’esperienza estiva, della missione in generale: la crisi è sempre rischio e possibilità di crescita. La missione può essere il momento di “gestazione” della propria nuova vita.
Infine, uno sguardo ad un tipico simbolo della cultura ghanese, il Sankofa. Un piccolo uccello, rappresentato mentre avanza guardando all’indietro: per poter camminare, è necessario riconoscere, conservare e custodire quanto fa parte della mia identità, della mia storia.

Don Silvio ha quindi salutato i giovani lasciando loro leggere alcuni tratti della Evangelii Gaudium.

272. L’amore per la gente è una forza spirituale che favorisce l’incontro in pienezza con Dio fino al punto che chi non ama il fratello «cammina nelle tenebre » (1 Gv 2,11), « rimane nella morte » (1 Gv 3,14) e « non ha conosciuto Dio » (1 Gv 4,8). Benedetto XVI ha detto che « chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio »,[209] e che l’amore è in fondo l’unica luce che « rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire ».[210] Pertanto, quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l’intento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari. L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati. Contemporaneamente, un missionario pienamente dedito al suo lavoro sperimenta il piacere di essere una sorgente, che tracima e rinfresca gli altri. Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri. Questa apertura del cuore è fonte di felicità, perché «si è più beati nel dare che nel ricevere » (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio.

273. La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo.

274. Per condividere la vita con la gente e donarci generosamente, abbiamo bisogno di riconoscere anche che ogni persona è degna della nostra dedizione. Non per il suo aspetto fisico, per le sue capacità, per il suo linguaggio, per la sua mentalità o per le soddisfazioni che ci può offrire, ma perché è opera di Dio, sua creatura. Egli l’ha creata a sua immagine, e riflette qualcosa della sua gloria. Ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore, ed Egli stesso abita nella sua vita. Gesù Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Al di là di qualsiasi apparenza, ciascuno è immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione. Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita. È bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!

Rivivi il momento:

Festa di San Giovanni Bosco 2020

Il calendario della festa di Don Bosco.

Il ritiro di formazione del Quinquennio ICP in Veneto

Dal 4 al 6 gennaio 2020 si è tenuto l’incontro di formazione del quinquennio ICP – i salesiani di recente ordinazione – con il ritiro nella Regione Veneto, toccando mete come Mogliano Veneto, Venezia e Padova.

Gli ingredienti essenziali di queste giornate hanno riguardato la fraternità, vissuta in primo luogo a partire dai momenti condivisi presso la Comunità Proposta di Mogliano Veneto e presso la Casa Salesiana di Venezia-Castelllo; l’arte, con la visita alla città di Venezia e in particolare alla Cappella degli Scrovegni di Padova; la testimonianza e l’esempio sul tema della confessione, con San Leopoldo Mandic (Padre Leopoldo da Castelnuovo di Cattaro) e sul tema della predicazione, con Sant’Antonio da Padova.

Nell’ultimo giorno del ritiro, il gruppo del quinquennio è tornato infine alla Casa Salesiana di Novara per una merenda “pranzoira”.

Presentazione della Strenna del Rettor Maggiore per il 2020

L’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS rende disponibile il nuovo video dedicato alla Strenna 2020 del Rettor Maggiore.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” (Mt 6,10)

BUONI CRISTIANI E ONESTI CITTADINI

STRENNA 2020

– PREMESSA –

Quando ho pensato alla Strenna di quest’anno, insieme ad altri confratelli salesiani, ho percepito chiaramente quanto il tema fosse importante ed affascinante. Semplice nel titolo, però ampio e complesso da sviluppare. Dopo il lavoro di queste settimane l’ho percepito ancora più chiaramente. Mi sembra un tema affascinante, utile e complesso.
Credo sinceramente che abbiamo bisogno, nella nostra Famiglia Salesiana, in ciascuno dei nostri gruppi, nelle diverse nazioni in cui ci troviamo, e con le opere più svariate, di rivolgere lo sguardo su quegli aspetti che hanno a che vedere con la formazione del cristiano e del cittadino.

→ Dobbiamo rendere sempre più esplicito il messaggio che la nostra missione è Evangelizzatrice e Catechizzante. Senza questo, non siamo Famiglia Salesiana. Possiamo essere ‘fornitori di servizi sociali’, ma non apostoli di bambini, bambine, adolescenti e giovani.

→ Allo stesso tempo è più che evidente che nella nostra missione di educatori non possiamo ‘vivere in un limbo’, senza che nulla abbia a che vedere con la vita, la giustizia, l’uguaglianza di opportunità, la difesa dei più deboli, la promozione di una vita civile ed onesta. Questa dimensione è oggi più urgente che mai, dal momento che le società in cui viviamo non credono molto in questi valori. Noi, quando educhiamo, da che parte stiamo? Proprio in forza di questa domanda è così attuale e necessaria la riflessione della Strenna di quest’anno.

→ A tutto ciò si aggiunge un nuovo ostacolo. Il binomio educativo di Don Bosco, quello stesso binomio che lo orientava nell’Italia dell’Ottocento, si può ritenere ancora valido in un “mondo salesiano” in cui la Famiglia di Don Bosco può trovare casa in paesi con diverse religioni o con una maggioranza non-cristiana, o in società post-cristiane, o addirittura in nazioni ufficialmente laiche o antireligiose?

Per ciò che concerne questo ultimo aspetto, ovvero una Strenna in cui parlare di come essere Buoni Cristiani in società non cristiane, mi sono giunte domande da alcune di queste regioni; ve le presento, contengono indubbiamente una grande sensibilità pastorale. Eccone alcune.

Nelle Ispettorie con una grande maggioranza non-cristiana (altre religioni, agnostici o indifferenti), questa Strenna sarà ben accolta nella misura in cui riuscirà ad offrire qualche spazio di riflessione e qualche idea per l’azione educativa in ambienti “non cristiani” o “postcristiani”. Come si potrebbe presentare il binomio educativo di Don Bosco in modo che anche i nostri laici e giovani non-cristiani possano accettarlo, comprenderlo, seguirlo e metterlo in pratica?

Ai tempi di Don Bosco, nel contesto di una società a maggioranza cristiana, l’utilità sociale era segno di autentica religiosità.
Oggi invece, nei 134 paesi del mondo in cui si è diffuso il carisma, sentiamo piuttosto il bisogno di mantenere l’equilibrio in un atteggiamento di apertura e di inclusione nel processo educativo “per e con” i giovani e i laici non-cristiani, partendo dal primo annuncio del Vangelo di Gesù Cristo attraverso il Sistema Preventivo che crea le relazioni, un clima di famiglia dove si educa e dove la fede viene trasmessa per osmosi.

Bisogna tenere conto degli ambienti pluri-culturali e multi-religiosi delle 40 Ispettorie salesiane che vivono nelle Chiese minoritarie tra le grandi religioni del mondo, soprattutto in Asia e in Africa.

Non basta ripetere quanto Don Bosco ha fatto nell’Ottocento. Possiamo imparare dalle esperienze dei Salesiani che vivono oggi il Sistema Preventivo in paesi a maggioranza non cristiana. Sicuramente hanno tante ricche esperienze di vita, hanno saputo interpretare il pensiero di Don Bosco in contesti multi-religiosi e multi-culturali che il nostro Padre neppure avrebbe potuto immaginare.

Buoni cristiani e onesti cittadini in ambienti a maggioranza non-cristiana o post-cristiana. Ci facciamo alcune domande precise:

• Come mettere in pratica il binomio di Don Bosco tra i giovani e i laici collaboratori non cristiani?
• Come mantenere l’equilibrio tra l’apertura ai non cristiani e il primo annuncio del Vangelo?
• Come tradurre il concetto di ‘buon cristiano’ per la maggioranza dei collaboratori laici non cristiani?
• Come mettere in pratica il pilastro della ‘Religione’ nei contesti multi-religiosi nei quali ci troviamo?
• Come educare i giovani e i laici ai tre pilastri della Spiritualità del Sistema Preventivo di Don Bosco: Ragione –Religione- Amorevolezza?
• Come tradurre nella vita quotidiana i ‘buoni cristiani’ di Don Bosco nella missione condivisa con tanti non cristiani?
• Il Rettor Maggiore crede che il Sistema Preventivo di Don Bosco possa essere pienamente vissuto e messo in pratica anche dai laici collaboratori di altre religioni?
• Come includere i non cristiani nella Comunità Educativo Pastorale (CEP)?
• Cosa dicono gli stessi non cristiani che sono coinvolti nella missione educativa salesiana?
• Quali sono le espressioni più attraenti della pratica del Sistema Preventivo di Don Bosco? Credo che durante lo sviluppo della Strenna si potranno trovare indicazioni che rispondono in un modo o in un altro a questi quesiti, ovviamente più che legittimi, che mi sono stati fatti pervenire.

Il Rettor Maggiore nella sua presentazione, realizzata alla presenza di Madre Yvonne Reungoat, Madre Generale delle FMA, con il suo Consiglio, di don Filiberto González, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, e di altri membri della Famiglia Salesiana, ha esordito ricordando i tanti modi e le espressioni diverse con cui Don Bosco esortava a formare dei giovani che sapessero essere lievito di un mondo più giusto e più umano.

La Strenna 2020 verrà poi illustrata ulteriormente e approfondita con i responsabili della Famiglia Salesiana nell’ambito delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana che si terranno a Torino-Valdocco a gennaio 2020.

Animazione Missionaria: Dove troverà posto per nascere questo Natale? – intervista a Greta Rosa

Quest’anno l’Animazione Missionaria ha donato ai giovani del Corso Partenti un piccolo segnalibro come augurio per il Natale, ideato da una giovane del Movimento Giovanile Salesiano, Greta Rosa. Un disegno che parla di accoglienza, di migranti e di mettersi in cammino. Un dono per i giovani che si preparano a partire per l’esperienza estiva ma anche un monito per tutti noi, per ricordarci di fare posto a Gesù.

Di seguito, una breve intervista alla giovane che ha ideato il segnalibro e un augurio di un Santo Natale da parte di tutta l’Animazione Missionaria.

DOVE TROVERA’ POSTO PER NASCERE QUESTO NATALE?

Intervista a Greta Rosa, ideatrice del segnalibro di Natale.

A chi è Rivolto?
Ogni anno faccio un biglietto di auguri con un messaggio cristiano. Forse non sono troppo brava ad usare le parole e quindi esprimo quello che penso e ho vissuto in un anno attraverso il disegno. È Rivolto a tutti i miei conoscenti e a tutti quelli a cui potrebbe in qualche modo arrivare. In particolar modo ai ragazzi del corso partenti. Poi in realtà è principalmente rivolto a me. 
Quale messaggio volevi trasmettere con questo disegno?
Mi sono chiesta quale posto potesse avere in questo momento, in questo Natale, la nascita di Gesù e se Lui potesse nascere in me, nonostante le contraddizioni che mi fanno pensare che forse non c’è tanto posto per Lui. Prima di tutto è una ricerca in me. 
Perché hai scelto proprio questo tema?
Perché l’accoglienza è una delle contraddizioni che quotidianamente mi interroga. Quanto io sono veramente accogliente verso i migranti ma anche verso i bisognosi e il semplice conoscente. Proprio perché il tema è quello dell’accoglienza: credo sia un bel messaggio per i ragazzi che si stanno preparando ad una missione estiva in quanto “missione” è innanzitutto “accoglienza”.