“Nel blu dipinti di rosso”: Stefano Di Polito incontra il pubblico nelle sale Agnelli e Monterosa

Durante il mese di gennaio, alcune Sale della Comunità di Torino – tra cui i cinema salesiani Agnelli e Monterosa – hanno avuto il piacere di accogliere il regista torinese Stefano Di Polito, ospite speciale per la presentazione del suo docufilm Nel blu dipinti di rosso, già applaudito alla 43ª edizione del Torino Film Festival.

Trama del film

Esistono storie che scorrono silenziose accanto alla nostra, pur avendo contribuito a plasmarla. Una di queste è la vicenda dei Cantacronache, collettivo torinese di musicisti, scrittori e poeti che, tra il 1958 e il 1962, diede origine al cantautorato italiano. In un panorama dominato dalla leggerezza delle canzonette sanremesi, i Cantacronache scelsero di proporre una “canzone neorealista”, capace di raccontare la cronaca, le tensioni sociali, le domande esistenziali.

Nel documentario Nel blu dipinti di rosso, questa storia prende forma attraverso le voci autentiche di due protagonisti dell’epoca: Emilio Jona, teorico del gruppo, e Fausto Amodei, interprete di alcuni dei brani più celebri. Il ritrovamento degli audio originali del loro primo concerto, registrato a Torino il 3 maggio 1958, permette al film di restituire il repertorio dei Cantacronache con sorprendente freschezza. I testi – tra cui quelli firmati da Italo Calvino – rivivono grazie a un accurato lavoro di animazione dei materiali d’archivio.

Il film racconta anche i viaggi pionieristici del collettivo, tra i primi in Italia a raccogliere i canti di protesta degli operai e delle mondine sopravvissuti al fascismo. A chiudere il cerchio, la partecipazione di Willie Peyote, che intreccia passato e presente, riportando alla luce una storia nata a Torino quasi settant’anni fa e ancora capace di far riflettere attraverso la canzone d’autore.

Le proiezioni hanno registrato quasi ovunque il tutto esaurito, ma il vero successo è stato l’intenso coinvolgimento emotivo che ha attraversato il pubblico, un sentimento condiviso che ha reso ogni incontro un’esperienza viva e partecipata.

L’intervento di Stefano Di Polito al Cinema Agnelli

Domenica 18 gennaio, al Cinema Agnelli, Stefano Di Polito ha condiviso con il pubblico un ricordo personale che ha dato ulteriore profondità al suo lavoro:

All’Agnelli mi sento a casa, da giovane avevo la sensazione di un mondo che non mi piaceva e attraverso l’arte, attraverso la creatività, ho scoperto che potevo inventare qualcosa. Io mi occupavo della periferia. Un po’ di fermate in più di là, col 63 di una volta. E quando ti trovi, insomma, di fronte a delle cose che non ti tornano… a volte ti fan credere che sei tu quello sbagliato, no? Che ti devi allineare. Invece qui c’era un Don illuminato, Don Livio, e la compagnia Assemblea Teatro che mi ha adottato da ragazzino proprio. Poi ho iniziato a fare teatro, ho iniziato a scrivere, a pensare e anche a trasformare quella voglia di fare in opere che potevano coinvolgere altre persone. Quindi per me è un onore e un dovere stare qui.

I Cantacronache: innanzitutto vi porto i saluti di Emilio Jona, che ha 98 anni. Lui segue tutti i giorni l’andamento del film ed è molto soddisfatto di questo lavoro. Per me è una gratificazione importante sapere che un grande intellettuale apprezza molto questo documentario, si sente orgoglioso di averlo fatto e si riconosce in questo lavoro. Quindi questa è la gratificazione più grande.

La storia dei Cantacronache è una storia che probabilmente qualcuno di voi conosce, perché i Cantacronache hanno un loro pubblico. Però è una storia che era da recuperare. È una storia che ho cercato di recuperare rendendola il più possibile attuale: non fare un’operazione nostalgica di qualcosa che non c’è più, ma un’operazione di ri-attualizzazione di qualcosa che ci riguarda ancora e di cui abbiamo bisogno.
Ci riguarda come torinesi, perché i Cantacronache potevano nascere e svilupparsi solo a Torino. Torino città della Resistenza, Torino città dell’antifascismo, Torino città operaia, Torino città della cultura. E credo che sia un dovere, indipendentemente da dove arriviamo, conservarla, proteggerla, resistere e anche opporsi magari quando viene maltrattata.
E allora forse proprio per questo motivo i Cantacronache e anche questo film ci dà un po’ di speranza, un po’ di voglia di non dimenticare e di impegnarci oggi. Ci sono tante battaglie da fare, perché vedrete come la riscoperta di queste canzoni in realtà ci fa capire che quei testi, quelle musiche, quelle parole, quelle riflessioni forse sono più importanti oggi rispetto alla fine anni cinquanta, quando le persone forse avevano ancora in mente che cos’era il fascismo, avevano ancora in mente che cos’era la guerra, si opponevano all’inizio di qualcosa. Forse noi oggi dobbiamo un pò scuoterci e cercare di fermare qualcosa che è molto dilagante. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

I Cantacronache sono famosi in tutta Italia, il film girerà tutta l’Italia. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il cantautorato, la canzone d’impegno, la canzone realista è nata a Torino e questo piccolo film lo ha ricordato alla città e presto lo ricorderà in tutta Italia.
La storia era già meravigliosa, era già favolosa e io non ho voluto aggiungere altro per restituire in maniera più pulita le testimonianze dirette di Emilio e di Fausto, che sono due dei fondatori dei Cantacronache e per diffondere i materiali di archivio sapientemente conservati dal fondo C.R.E.O.