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Valdocco con gli occhi di… La tipografia

A 108 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Sig. Luigi Bacchin il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

(ANS – Roma) – La tipografia salesiana è stata costruita da Don Bosco nel 1883. La fece aprire per far stampare le sue edizioni, che generalmente venivano stampate fuori Torino, ma anche per dare un lavoro ai ragazzi. A raccontarci della tipografia salesiana di Valdocco è il suo responsabile, il sig. Luigi Bacchin, che ne parla nell’ambito del progetto “Interviste con gli occhi di…”.

A 108 giorni esatti dall’inizio del Capitolo Generale 28, il sig. Bacchin ci racconta la storia e l’evoluzione della tipografia, dai primi anni in cui si stampava con l’utilizzo dei caratteri mobili, fino all’avvento delle nuove tecnologie.

La tipografia è stata infine chiusa nel 2012, all’indomani dei festeggiamenti per il 150° anniversario dalla fondazione. Nel 2013, tuttavia, i superiori hanno deciso di tenere aperto l’ambiente e di esporvi macchine antiche, così da ricreare l’ambiente della tipografia, come era ai tempi di Don Bosco.

Sinodo speciale per l’Amazzonia: l’analisi di don Rossano Sala

Il 27 ottobre scorso si chiudeva ufficialmente il Sinodo speciale dedicato all’Amazzonia dal tema “Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale“. Si riporta di seguito l’analisi di don Rossano Sala (sdb) in veste di partecipante al Sinodo, pubblicata dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

Un primo sguardo sul Sinodo speciale dell’Amazzonia. L’analisi di don Rossano Sala

(ANS – Roma) – A pochi giorni dalla chiusura del Sinodo dei Vescovi sulla regione Pan-Amazzonica, don Rossano Sala, SDB, che ha partecipato al Sinodo, presenta una sua prima analisi di quest’importante appuntamento ecclesiale.

Il grido dei poveri e della terra

Domenica 27 ottobre all’Angelus Papa Francesco salutava i fedeli parlando del Sinodo appena concluso. Ci ha detto che «il grido dei poveri, insieme a quello della terra, ci è giunto dall’Amazzonia. Dopo queste tre settimane non possiamo far finta di non averlo sentito. Le voci dei poveri, insieme a quelle di tanti altri dentro e fuori l’Assemblea sinodale – Pastori, giovani, scienziati – ci spingono a non rimanere indifferenti».

Che cosa posso dire, ad un primo sguardo, rispetto a questa esperienza spirituale che ho vissuto dal 6 al 27 ottobre? Ci sarebbero evidentemente tante cose: nella mia anima è rimasta impressa la forza di alcuni interventi di singoli padri sinodali che portavano a noi il grido dei poveri e della terra; insieme sono molto grato della ricchezza dei lavori fatti nel circolo minore a cui appartenevo; è stata edificante la parola di papa Francesco in alcuni momenti, perché ci ha spinto ad occuparsi di ciò che è essenziale e a mettere sullo sfondo le cose inutili. Anche le diverse visioni e prospettive, che in vari momento sono emerse durante i lavori, fanno parte della normale dinamica di un Sinodo, dove “parlare con franchezza” e “ascoltare con rispetto” sono le due regole di base per poter camminare insieme da fratelli e sorelle nella fede.

Un accostamento tra i due ultimi Sinodi

È per me naturale, innanzitutto, osservare i due Sinodi che ho vissuto: nell’ottobre del 2018 il Sinodo sui giovani e quest’anno il Sinodo sull’Amazzonia. Il primo era “ordinario”, nel senso che le 114 Conferenze Episcopali del mondo erano equamente rappresentate; il secondo era “speciale”, nel senso che vi erano presenti in maniera completa solo le 7 Conferenze Episcopali che hanno l’Amazzonia nel loro territorio. Nel primo ero Segretario Speciale, quindi ero impegnato fin dall’inizio del processo e poi ero protagonista nella scrittura del Documento finale insieme agli esperti, nel secondo ero un “semplice” Padre sinodale tra gli altri, anche se poi è giunta la nomina pontificia di far parte del “gruppo di redazione” (che, al di là del nome, in realtà ha solo un compito di controllo e di approvazione del Documento finale, e nessun compito di scrittura diretta del testo). Nel primo c’erano i giovani uditori, e la loro voce è stata forte, vivace e propositiva; nel secondo c’erano uditori indigeni, donne e animatori di comunità che hanno portato la concretezza della loro esperienza di fede.

Mi sono pian piano accorto con sempre maggiore forza che i problemi di tutti sono i problemi di ciascuno e che ogni piccola parte della chiesa è un frammento che rimanda al tutto. Per questo il Sinodo “speciale” ha sempre qualcosa di “ordinario”, che riguarda tutti; e ogni Sinodo “ordinario” ha sempre la necessità di essere “speciale”, cioè deve arrivare a concretizzarsi in ogni chiesa particolare.

I due polmoni di questo Sinodo

Pian piano mi sono reso conto che il Sinodo, per essere ben compreso, ha bisogno di essere visto come l’apparato respiratorio della Chiesa in cammino nella storia. E come nel corpo abbiamo due polmoni per respirare, anche nel Sinodo sull’Amazzonia abbiamo avuto due polmoni.

Il primo polmone si chiama Evangelii gaudium, documento che segna la svolta missionaria che papa Francesco sta imprimendo a tutta la vita della Chiesa. Questo non è un tema solo ricorrente, ma propriamente è l’orientamento fondamentale di questo pontificato. Si tratta di comprendere che la missione è la vita della Chiesa e che la Chiesa stessa esiste per evangelizzare. Papa Francesco sta facendo questo in tutte direzioni: nella riforma del Sinodo (cfr. Episcopalis communio), nella riforma della Curia romana che sta portando a termine in questi mesi, nei suoi discorsi a tutti e nelle sue visite in ogni continente. Ci sta ripetendo che la Chiesa non esiste per se stessa, per l’autoconservazione e per l’autoconsumo dei doni che riceve continuamente da Dio. È proprio uscendo da se stessa che la Chiesa è veramente se stessa!

Il secondo polmone si chiama Laudato sì’, e sappiamo che questo documento cerca di rendere tutti consapevoli della situazione davvero critica della nostra madre terra in questi primi decenni del Terzo millennio. Un testo che finora è stato valorizzato più fuori che dentro la Chiesa: in genere la società civile sembra più consapevole della Chiesa di quanto sia importante custodire il dono che Dio ci ha fatto nella creazione! Il magistero di Francesco – come lo è stato quello di Benedetto XVI durante la crisi finanziaria del 2007 che ha prodotto l’enciclica Caritas in veritate – è attento alla storia, e quindi fa sue le ansie e le gioie, i dolori e le speranze di tutti i popoli del mondo. E oggi la questione ambientale ci deve risvegliare alle nostre responsabilità ecclesiali e civili!

Avere chiaro questo doppia ispirazione del Sinodo ci aiuta a leggere ciò che abbiamo vissuto nel migliore dei modi, senza perderci in chiacchiere che ci allontanano da ciò che davvero conta nel cammino che siamo chiamati a compiere insieme.

Verso una “conversione integrale”

Per questo, dal mio punto di vista, sono tornato a casa con la convinzione che prima di riprendere in mano il Documento finale di questo Sinodo sull’Amazzonia, devo andare a rileggere con attenzione Evangelii gaudium e Laudato sì’, perché solo in questo modo posso avere dei criteri adeguati per comprendere quello che è successo in questo mese di ottobre 2019 nell’Aula sinodale. Solo in questo modo potremmo davvero avere un quadro di riferimento che ci aiuti a comprendere l’importanza di questo tentativo di rendere praticabile una “conversione integrale”, che tocca cioè tutti gli aspetti della nostra umanità, nessuno escluso.

D’altra parte il Documento finale del Sinodo, con tutte le ricchezze e i limiti di un testo scritto in pochi giorni e in poche notti – e parlo per esperienza, perché effettivamente il compito di scrittura in così poco tempo di un documento articolato e interconnesso è una sfida enorme e la sua riuscita è sempre da considerarsi una sorta di miracolo! – ha uno schema molto chiaro. Parte proprio dal concetto di “conversione integrale” – che è il concetto generativo centrale del testo – e poi nei quattro capitoli successivi cerca di sviluppare questo concetto in quattro direzioni diverse ma convergenti: a livello pastorale (II capitolo), poi culturale (III capitolo), poi ancora ecologica (IV capitolo) e infine sinodale (V capitolo).

Generare processi più che occupare spazi

Il Sinodo, lo sappiamo, è consultivo e non decisionale. È un “camminare insieme” e non un “decidere insieme” (decidere insieme è il compito di un Concilio e non di un Sinodo). Il Sinodo fa proposte, offre suggerimenti, approfondisce i temi, cerca ispirazioni. Poi il papa, in piena libertà, decide quali assumere e indica come procedere, concludendo il discernimento e rilanciandolo dal punto di vista operativo.

Sapere questo è importante per superare le polemiche sterili che riempiono le testate dei giornali di questi ultimi giorni e degli stessi giorni del Sinodo: l’Assemblea sinodale ha la piena libertà di offrire il proprio punto di vista e il Santo Padre ha l’altrettanta piena libertà di prendere le opportune decisioni con prudenza, sapienza e coraggio.

Al di là delle proposte e dei suggerimenti contenuti nel Documento finale, è importante dal mio punto di vista riconoscere che questo Sinodo non si è davvero concluso, ma ha inaugurato dei processi che dovranno necessariamente continuare. Molte indicazioni che sono offerte a papa Francesco riguardano proprio la necessità prendere decisioni che generino dei processi virtuosi di evangelizzazione e di salvaguardia della nostra casa comune. Processi che avranno bisogno di anni, se non di decenni, per giungere a pienezza. Questo importante esito sinodale ci aiuta ad imparare ancora una volta a camminare insieme con uno stile davvero aperto, ispirato e propositivo.

La terra promessa è sempre davanti a noi, e solo camminando insieme potremo raggiungerla. Questo pensiero farà bene anche a noi della Famiglia Salesiana, che siamo chiamati ad assumere la sinodalità e il discernimento come stile concreto del nostro vivere e lavorare insieme negli anni a venire.

Incontro degli incaricati dei prenoviziati salesiani d’Europa

Giovedì 17 ottobre, a Roma, si è svolto l’incontro degli incaricati dei prenoviziati salesiani d’Europa. Tra i partecipanti dell’Ispettoria del Piemonte e Valle d’Aosta, don Fabiano Gheller, Incaricato dell’Animazione Vocazionale ICP.

L’incontro con gli incaricati dei prenoviziati salesiani d’Europa è stata un’occasione ricca di confronto per scambiare buone prassi, valutare gli itinerari comuni e rifocalizzare insieme le mete che questo cammino richiede oggi più che un tempo. Un ricco confronto con i maestri per vedere come arrivano in noviziato e l’opportunità di alcuni percorsi che vengono attuati nel nelle singole ispettorie lungo i mesi del prenoviziato. È stata in fine una buona occasione per valutare insieme l’esperienza estiva dei prenovizi europei che per la prima volta si è svolta dal 1- 16 agosto al Colle Don Bosco per vedere come sia un’esperienza valida nelle sue opportunità.

(Don Fabiano Gheller)

CG28: Redatto lo Strumento di Lavoro da parte delle Commissioni Precapitolari

Le Commissioni Precapitolari del Capitolo Generale n. 28° della Congregazione hanno ultimato la fase di redazione dello “Strumento di Lavoro” del CG28. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato da parte dell’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

RMG – CG28: Redatto lo Strumento di Lavoro

(ANS – Roma) – Le Commissioni Precapitolari del Capitolo Generale 28° (CG28) della Congregazione, rispettivamente, quella sul Tema del Capitolo e quella sugli Aspetti Giuridici, hanno ultimato la fase di redazione dello “Strumento di Lavoro” del CG28. Il documento è stato elaborato dai membri delle Commissioni nel corso dei due raduni realizzati presso la Sede Centrale Salesiana, a Roma, il mese scorso (dal 9 al 20 e dal 23 al 30 settembre), ed è in questi giorni in via di diffusione a tutte le Ispettorie.

Nell’ambito del suo raduno, la Commissione precapitolare sul tema del Capitolo ha analizzato con attenzione i contributi giunti dalle diverse Ispettorie, da gruppi o da singoli confratelli e anche gli spunti offerti dai giovani.

Analogamente, la Commissione precapitolare sugli aspetti giuridici ha raccolto sia le osservazioni su cui erano stati chiamati ad esprimersi i diversi Capitoli ispettoriali, sia i contributi provenienti dal Rettor Maggiore e dal suo Consiglio.

Il frutto del lavoro di queste Commissioni è il presente “Strumento di Lavoro”, redatto con il preciso scopo di essere la base per il discernimento che avrà come soggetti i 243 Capitolari, i quali, dal 16 febbraio al 4 aprile 2020, si ritroveranno a Torino-Valdocco per confrontarsi insieme davanti alla domanda: “Quali salesiani per i giovani di oggi?

In quella sede, il Capitolo Generale, in quanto autorità suprema di tutta la Congregazione, porterà a compimento il discernimento attraverso l’approvazione di un Documento finale, che sarà il frutto del Capitolo.

Il presente Strumento di lavoro è stato suddiviso, per praticità, in due testi – il documento sul tema del Capitolo e il documento sugli aspetti giuridici.

Mentre quest’ultimo presenta le diverse sfide per la vita della Congregazione e le soluzioni giuridiche che possono essere adottate per farvi fronte, a livello di modifiche di singoli articoli delle Costituzioni e degli altri testi fondamentali della Congregazione; il testo sul tema del Capitolo è strutturato in tre parti che richiamano l’articolazione del processo di discernimento indicato dall’Esortazione Apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium (riconoscere, interpretare, scegliere), ciascuna applicata ai tre nuclei tematici che danno articolazione al tema generale.

  • Priorità della missione salesiana tra i giovani di oggi;
  • Profilo del salesiano per i giovani di oggi;
  • Insieme ai laici nella missione e nella formazione.

Consapevoli che il processo di discernimento non può procedere senza la guida di Dio, i membri delle Commissioni, guidati da don Stefano Vanoli, Regolatore del CG28, hanno manifestato nell’introduzione allo Strumento di Lavoro: “In questo cambiamento d’epoca lo Spirito Santo sta muovendo la Chiesa verso una nuova giovinezza… Come ha guidato l’esperienza sinodale, siamo certi che il Signore Gesù guiderà anche il cammino della Congregazione verso i nuovi orizzonti della missione”.

Strumento di Lavoro sul Tema

Strumento di Lavoro sugli Aspetti Giuridici 

Valdocco con gli occhi di… La portineria

A 115 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Salesiano don Rafael Gasol il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

“Oggi è importante poter parlare dell’accoglienza ai pellegrini, ai giovani, ai bambini che arrivano a Valdocco”.

Così spiega don Rafael Gasol, responsabile dell’ospitalità della comunità di Torino-Valdocco, nel video sulla portineria, che fa parte della serie “Interviste con gli occhi di…”.

È importante far sapere alle persone che quando arrivano a Valdocco, troveranno subito un punto di riferimento, qualcuno pronto ad accogliere, che ti fa sentire a casa, che ti guida in questa importante e profonda visita spirituale.

“Il senso dell’accoglienza non è soltanto a Valdocco – continua don Gasol nel video – ma in tutte le comunità salesiane del mondo”.

Il video con l’intervista a don Gasol viene pubblicato oggi, a 115 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, sui diversi canali di ANSChannel.

Valdocco con gli occhi di… La facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice

A 122 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Salesiano Coadiutore Luigi Zonta il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

(ANS – Roma) – A 122 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, viene presentato il terzo video della serie “Interviste con gli occhi di…”, il progetto realizzato da ANS in collaborazione con IME Comunicazione attraverso il quale i membri della Comunità di Valdocco ci portano alla scoperta dei luoghi e della storia salesiana.

Questa settimana il protagonista dell’intervista è il Salesiano Coadiutore Luigi Zonta, che illustra la facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice.

“La Basilica è nata prima di tutto da un sogno di Don Bosco”,

esordisce il sig. Zonta che poi, con grande entusiasmo, si concentra sull’aspetto architettonico della facciata, soffermandosi in particolare sulle colonne che

“danno proprio un senso di sostenimento a tutta la facciata”.

Valdocco con gli occhi di… La statua di Don Bosco di fronte alla Basilica di Maria Ausiliatrice

A 129 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è don Bruno Ferrero, SDB, Direttore del Bollettino Salesiano italiano, il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

(ANS – Roma) – A 129 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ai membri della Comunità di Valdocco, che ci portano alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è don Bruno Ferrero, SDB, Direttore del Bollettino Salesiano italiano, il protagonista di “Interviste con gli occhi di…”.

Don Bruno Ferrero ci parla della statua di Don Bosco, di fronte alla Basilica di Maria Ausiliatrice.

“Appena terminata la Basilica di Maria Ausiliatrice, qui c’era questo spiazzo che era di terra battuta, molto brutto – spiega don Ferrero nel video – Già Don Bosco, guardando la facciata, aveva detto un giorno: ‘Qui ci starebbe bene un monumento con Mosè che batte sulla roccia e sgorga dell’acqua’. In effetti, l’idea del monumento è andata avanti”, aggiunge.

L’idea di costruire un monumento dedicato a Don Bosco fu avanzata da un gruppo di Exallievi nel 1911, in occasione del Primo Congresso Internazionale degli Exallievi. Fu creata una commissione di architetti per il progetto, con l’idea di inaugurare la statua nel giro di un paio d’anni. Ma, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, si riuscì a inaugurare l’opera soltanto nel maggio 1920.

La statua, dello scultore Gaetano Cellini, raffigura Don Bosco insieme ai ragazzi. Il Santo scherza con loro, li guarda con un’espressione amorevole e tira su uno di loro. Quest’ultimo gesto è la raffigurazione dell’educazione, che risolleva i ragazzi. Ai piedi di Don Bosco c’è un altro gruppo scultoreo, che si deve sempre a Gaetano Cellini. Questo gruppo rappresenta invece la Fede che conforta l’uomo. Ai lati della statua, poi, sono raffigurate altre scene, che rimandano all’amore di Don Bosco per Maria Ausiliatrice, alle missioni e a molto altro.

“Quello che Don Bosco voleva – prosegue don Ferrero – era quello di formare dei buoni cristiani e degli onesti cittadini e, in fondo, questo monumento lo esprime molto bene”.

Anche il video di don Ferrero, così come quello di don Lupano pubblicato la scorsa settimana su ANS, vuole raccontare i luoghi di Valdocco, riscoprendo così le nostre radici e la nostra identità salesiana. A Valdocco è iniziato il sogno di Don Bosco e, anche attraverso questi video, si vuole continuare a far conoscere questo sogno in tutto il mondo.

Ricordiamo che tutti i video di “Interviste con gli occhi di…” sono stati realizzati da ANS in collaborazione con l’equipe di IMEComunicazione e saranno caricati, uno a settimana, su ANSChannel.

Il progetto “Casa Don Bosco”: un nuovo spazio che sarà inaugurato nel 2020 – Giampietro Pettenon

Aspettando la realizzazione del progetto “Casa Don Bosco” che sta prendendo forma giorno dopo giorno nel cuore pulsante salesiano di Valdocco (che sarà inaugurato nel 2020), si riporta il video-intervista di Giampietro Pettenon – Presidente di Missioni Don Bosco – realizzato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS lo scorso 24 maggio e l’articolo correlato pubblicato oggi.

(ANS – Roma) – Era lo scorso 24 maggio, giorno della Festa di Maria Ausiliatrice, quando Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco, spiegava ad ANS il progetto “Casa Don Bosco”, un nuovo spazio che sarà inaugurato nel 2020.
I pellegrini arrivati a Valdocco lo scorso 24 maggio avranno notato senza dubbio il grande cantiere, che interessa le camerette e tutto l’edificio di Casa Pinardi, compresa la chiesa di San Francesco.

Il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, infatti, seguendo la richiesta del Capitolo Generale 27, con l’intenzione di valorizzare adeguatamente i luoghi storici salesiani, ha preso personalmente l’impegno di costruire un nuovo museo, appunto “Casa Don Bosco”. Sorgerà proprio nel luogo e negli edifici che lo stesso Don Bosco aveva costruito per accogliere i ragazzi a Valdocco. Una parte del museo sarà aperta durante il CG28, mentre gli altri ambienti saranno resi fruibili nel corso del 2020. L’apertura del nuovo museo rappresenta un’occasione unica per riscoprire la storia salesiana, riscoprendo i luoghi nei quali ha vissuto e lavorato Don Bosco.

Il recupero di questi nuovi spazi viene raccontato in due video, nei quali il sig. Pettenon non solo illustra il progetto, ma porta lo spettatore fin dentro il cantiere, dove gli operai stanno lavorando per riportare presto alla luce questi luoghi, fondamentali per le nostre radici salesiane. Durante i lavori, iniziati nel maggio di quest’anno, gli operai hanno scoperto un seminterrato realizzato da Don Bosco, insieme ai salesiani e ai giovani. Nei video, il sig. Pettenon ci mostra gli elementi rimasti intatti, come il forno, il pozzo, la vecchia carrucola e persino la scala che collegava il seminterrato al piano degli abbaini, dove c’erano le camerette, e che veniva quotidiniamente percorsa da Don Bosco, da Mamma Margherita, da Don Rua e da San Domenico Savio.

Con l’apertura di questo cantiere, quindi, è rivenuta alla luce la storia salesiana e sono stati riscoperti i luoghi della quotidianità di Don Bosco. Si tratta, chiaramente, di una scoperta importantissima per i salesiani e la Famiglia Salesiana di tutto il mondo.

I video che spiegano il progetto “Casa Don Bosco” saranno due, entrambi presentati dal sig. Pettenon. A questi se ne aggiungerà un terzo, che sarà incentrato invece sul Colle Don Bosco. Il primo video è già disponibile in 6 lingue su ANSChannel che, come già ricordato, è stato rinnovato. I video saranno infatti caricati nei diversi canali, suddivisi per lingua, così da poter facilitare l’utente a reperire i materiali audiovisivi nella lingua che preferisce.

Valdocco con gli occhi di… L’urna di Don Bosco

Nella giornata di oggi, l’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS pubblica un interessante video-documentario dedicato ai luoghi di Valdocco e in particolare alla Basilica di Maria Ausiliatrice. La puntata di oggi si apre con la spiegazione di uno degli elementi principali che caratterizza il cuore della Basilica: l’urna di Don Bosco. La parola è data don Enrico Lupano, Responsabile delle visite a Valdocco, il quale ha recentemente iniziato un corso di formazione su Don Bosco dal titolo “Un sogno che continua“.

Si riporta di seguito il video dedicato, disponibile anche sul sito della Basilica di Maria Ausiliatrice, nella sezione della Scopri la Basilica – “Altare di San Giovanni Bosco

La vita si fa storia: 54° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

Lo scorso 28 settembre, Papa Francesco ha reso noto il tema della prossima 54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si terrà nel 2020: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Si riporta l’articolo pubblicato in merito dall’Agenzia d’informazione Salesiana ANS.

(ANS – Città del Vaticano) – Con questo bellissimo titolo, Papa Francesco ha presentato, lo scorso 28 settembre, la 54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà celebrata nel 2020. Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio (Es 10,2). La vita si fa storia. Scegliendo questo tema, il Papa sottolinea quanto sia prezioso il patrimonio della “memoria” nella comunicazione e la capacità di raccontare belle storie alle generazioni future. Non c’è dubbio che “educare con le storie ci aiuta ad affrontare situazioni diverse in un mondo complesso, mutevole e sconcertante”, ha scritto D. Chomskim.

Il Papa ha sottolineato in molte occasioni che non c’è futuro senza memoria della storia vissuta. Ci ha aiutato più volte a capire che la memoria non deve essere considerata come qualcosa di “statico”, ma piuttosto come una “realtà dinamica”. Attraverso la memoria si passa da una generazione all’altra: storie, speranze, sogni ed esperienze. Ci ricorda anche che ogni storia nasce dalla vita e dall’incontro con l’altro.

Gesù ricorreva alle “Parabole” per comunicare la forza vitale del Regno di Dio, lasciando gli ascoltatori liberi di ascoltarle e di relazionarsi poi con loro stessi. La forza di una storia si esprime nella sua capacità di generare un cambiamento. Una storia esemplare ha infatti un grande potere di trasformazione.

In un contesto come quello attuale, in cui ci sono innumerevoli interazioni attraverso i social network, si parla di un’informazione che si ottiene attraverso le storie. Afferma C. Cox che “il formato delle storie sta per diventare il modo principale in cui gli utenti condivideranno le informazioni”.

Leggendo il titolo della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci si pone una domanda: “Cosa avremo da dire alle prossime generazioni?”. In questi anni, Papa Francesco ci ha proposto cinque storie:

  • “Che ogni essere umano, uomo, donna, ragazzo, ragazza è l’immagine di Dio”: noi siamo l’immagine di Dio.
  • “Che vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante”: siamo nati per vivere in comunità e in comunione.
  • “Che ognuno ha la sua idea del bene e del male e deve scegliere di seguire il bene e combattere contro il male. Questo basterebbe a rendere il mondo un posto migliore”: che le nostre azioni vanno a beneficio degli altri.
  • “Che la natura non è una proprietà di cui possiamo abusare a nostro piacimento, tanto meno la proprietà di pochi, ma un dono di tutti, che dobbiamo custodire”: che il nostro mondo è la nostra casa.
  • “Paradiso è una delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla Croce, rivolta al buon ladrone”: che il nostro posto è il paradiso.

Ancora una volta, il Pontefice pone al centro della sua riflessione la persona, con le sue relazioni e la sua innata capacità di comunicazione.