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“È farina del mio taxi” – CFP Valdocco

Il 25 marzo 2021 di fronte al ristorante Del Cambio di Torino, è avvenuta la celebrazione del primo anno di attività dell’organizzazione Trasporto Sociale con l’iniziativa “È farina del mio taxi”. Per l’occasione, gli allievi del corso di grafica del CNOS-FAP di Valdocco si sono resi partecipi realizzando delle magliette con la scritta dello slogan “Farina del mio Taxi“. Questo progetto, vista la situazione di crisi che stiamo vivendo, permette di aiutare i più bisognosi. Di seguito riportiamo la notizia pubblicata il 26 marzo 2021, su “La Stampa“e su “CNOS-FAP di Valdocco“.

La collaborazione tra il ristorante dello chef Baronetto, i tassisti di “Trasporto sociale” e il convento di Sant’Antonio è iniziata un anno fa

Non una festa – «in questa situazione non c’è niente da festeggiare», diceva chef Baronetto – ma un reciproco ringraziamento, ricordando un anno duro per tanti. È in questo spirito che ieri, davanti al ristorante Del Cambio, si sono ritrovati ad un anno dall’inizio della collaborazione, lo stellato Matteo Baronetto, i tassisti volontari del “trasporto sociale” e i Frati minori francescani del Convento di Sant’Antonio da Padova, cioè chi produce ogni settimana nelle cucine del leggendario ristorante 60 chili di pane per i poveri, chi lo trasporta, e chi lo riceve e lo “mette in tavola” per aiutare chi vive in strada e famiglie in grave difficoltà. Un incontro di buone volontà iniziato in pieno lockdown la scorsa primavera.

«Tutto questo è il “ciclo della Provvidenza” e io, che sono il rappresentante finale di questo ciclo di solidarietà così importante per Torino, sono qui per ringraziarvi. Sono 400 i poveri che vengono ogni giorno a prendere il sacchetto da asporto alla nostra mensa. E 230 famiglie mensilmente ricevono un pacco spesa», ha detto fra Mauro Battaglino davanti alle auto bianche schierate e alla giovane squadra di panettieri e pasticceri del Cambio.

«Questa iniziativa – ha spiegato Baronetto – fa parte di “Cucine solidali”, un progetto che nasce con Andrea Chiuni di “Tre Galline” e altri colleghi. Tanti cuochi e tanti ristoranti, per essere d’aiuto e produrre pasti per chi è in povertà . Attraverso i taxi solidali abbiamo potuto raggiungere le persone che hanno bisogno. È una cosa che all’inizio non pareva realizzabile e invece si è consolidata e continuerà». Maicol Vitellozzi, chef patissier del Cambio e del caffè, La Farmacia, conferma: «Continueremo anche quando la pandemia sarà finita. Produciamo 30 chili di pane due volte la settimana con l’aiuto di tirocinanti e di giovani stagisti pienamente coinvolti nel progetto».

In piazza, con la scritta«Farina del mio taxi» sulla maglietta (realizzata dai ragazzi del corso di grafica del Cnos Fap di Valdocco), una rappresentanza dei tassisti volontari. «”Trasporto sociale” è nato lo scorso anno nei primi giorni del lockdown – racconta Ermanno Disabato -, quando panettieri e pasticceri volevano donare i loro prodotti ai medici e agli infermieri dei triage degli ospedali, ma non potevano circolare. Dopo, l’esperienza è continuata con il Ristorante Del Cambio. Il gruppo è partito con 26 colleghi, oggi siamo una settantina e aiutiamo anche altre realtà che si occupano di poveri, come la mensa di via Belfiore di don Adriano Gennari».

“Il trasporto sociale è farina del mio taxi”
In piazza, fra Mauro ha fatto il punto sui bisogni che vede dal suo osservatorio: «Il numero dei poveri aumenta e aumentano in modo davvero preoccupante le famiglie italiane. Anche gli immigrati sono numerosi: soprattutto lavoratori in nero nei locali che oggi sono chiusi o che non possono più fare i piccoli servizi che gli permettevano di vivere». Sottolinea, fra Mauro, che «oggi abbiamo un controllo molto preciso delle persone e delle famiglie che ricevono aiuti. La Caritas ha messo in rete i centri che distribuiscono aiuti, per cui se una persona riceve da una parte non può rimettersi in coda dall’altra». I frati hanno il centro d’ascolto, ogni persona nuova che si presenta viene registrata. «Le persone povere hanno molto bisogno di ascolto. Prendono il sacchetto, ma soprattutto hanno bisogno di parlare della propria condizione. Essere ascoltati sta diventando quasi più importante del cibo».
Al convento di Sant’Antonio prima dello scoppio della pandemia erano cento le persone che potevano consumare i pasti ai tavoli e 60-70 quelle che prendevano il sacchetto. «Ora sono più che raddoppiate. Le famiglie del pacco mensile erano un centinaio ora sono 230, il 70% italiane e con la documentazione che attesta che hanno perso il lavoro». I frati all’inizio della pandemia sono andati nelle case a consegnare gli aiuti, per conoscere e capire le situazioni. «Ad ogni zona rossa le richieste aumentano. La necessità è tanta ma la solidarietà anche – dice il religioso -. Ciò che ha fatto Andrea Chiuni con i pasti di “Cucine solidali” distribuiti dalla Comunità di Sant’Egidio è importante, lo è il pane di Baronetto, sono importanti i nostri altri benefattori, il Comune. Soddisfiamo i bisogni. La provvidenza non manca». —

È farina del mio taxi

Gli allievi del corso Prelavorativo di Valdocco si sono resi protagonisti di una bella iniziativa, coinvolti dall’associazione Art In Taxi di Torino. Hanno infatti collaborato alla realizzazione della stampa delle magliette celebrative del progetto È farina del mio taxi, un’attività di trasporto sociale nato proprio un anno fa, il 26 marzo, durante il periodo del lockdown. Il progetto – che coinvolge settanta tassisti torinesi – permette di consegnare pane, dolci e cibo ai più bisognosi. I nostri ragazzi hanno lavorato insieme ai docenti Emanuele Mensa ed Emanuela De Troia alla realizzazione delle t-shirt e due di loro hanno partecipato – rappresentando tutta la classe – alla celebrazione del primo anno di attività che si è svolta giovedì 25 marzo in piazza Carignano di fronte al ristorante Del Cambio insieme allo chef stellato Matteo Baronetto ed alla sua brigata di pasticceri, con fra’ Mauro Battaglino dei Frati Minori Francescani del Convento di Sant’Antonio da Padova.

CFP Fossano: la collaborazione con Bertola Srl

Il CNOS-FAP di Fossano collabora con Bertola Srl di Marene: l’azienda che coniuga le ragioni del cuore con la dura legge del mercato. Di seguito l’articolo pubblicato sul sito del centro.

“Diamo sempre; diamo un sorriso, una comprensione, un perdono, un ascolto; diamo la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra disponibilità; diamo le nostre esperienze, le capacità. Dare: sia questa la parola che non può darci tregua”.

Queste parole di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focalari, stanno alla base dell’Economia di Comunione, un modello economico nato agli inizi degli anni ’90, basato sull’aiuto reciproco, sulla centralità della persona e sulla cultura del dare.

A questi principi è ispirata l’attività della nota azienda marenese Bertola Srl, che si occupa di trattamenti galvanici e cromatura di componenti per moto, auto e attrezzature sportive.

L’azienda, che ha compiuto 75 anni lo scorso 12 febbraio, vede oggi impegnati i figli e i nipoti del fondatore.

Livio Bertola, l’attuale presidente, figlio di uno dei tre fratelli fondatori, parla in questo modo della filosofia aziendale:

“Noi non crediamo nella logica del semplice profitto a tutti i costi, volto al proprio ed esclusivo benessere da raggiungere in qualunque modo, ma cerchiamo un rapporto di positività con i nostri dipendenti, con i quali vogliamo crescere insieme in una cultura del vicendevole “dare”. Si tratta di una precisa scelta che stimola la loro reciprocità e, quindi, porta ad una migliore condizione lavorativa e, conseguentemente, a migliori risultati”.

Livio ha inoltre dichiarato che l’adesione incondizionata a questi principi di fratellanza, ha sempre premiato l’azienda. Anche recentemente, nonostante le difficoltà economiche del periodo che stiamo vivendo, l’azienda non ha voluto penalizzare i dipendenti. E questa scelta è stata premiata dall’arrivo di nuovi importanti clienti che hanno permesso di ampliare il giro d’affari e di assumere altri dipendenti.

“Il successo è arrivato grazie all’affidamento alla Provvidenza o al “Socio nascosto”, sostiene Livio.

Parole che sembrano provenire direttamente da Don Bosco. I nostri giovani sono da alcuni anni accolti, anche per le visite formative, e formati nell’azienda Bertola durante il periodo di stage e ultimamente anche con i tirocini formativi. Un’azienda sempre attenta alle esigenze degli ultimi, al disagio della gioventù, pronta a dare occasioni e a lavorare con giustizia e umanità.

Ecco perché è veramente una gioia per noi leggere queste parole di Livio:

“La collaborazione tra la Bertola Srl e il CNOS-FAP Fossano è ormai realtà molto positiva, consolidata di cui siamo tanto felici, quanto fieri”.

CFP Alessandria: la formazione professionale e San Giuseppe

I festeggiamenti per San Giuseppe al Centro di Formazione Professionale di Alessandria. Di seguito l’articolo pubblicato sul sito dell’opera a cura del Direttore del CFP Lidia Magrassi.

San Giuseppe è il patrono dei lavoratori e il CNOS-FAP è tra le Istituzioni Formative che in Piemonte si occupa di formare “onesti cittadini e buoni cristiani” come voleva Don Bosco, educando i giovani anche con la formazione al lavoro.

Ebbene il nostro Centro di Formazione Professionale, qui nella Casa Salesiana di Alessandria che è uno dei 13 del Piemonte e dei 60 in tutta Italia, ha pensato bene di sottolineare questa ricorrenza del 19 marzo con una funzione religioso presieduta da Don Luigi Compagnoni e con i ragazzi che in questa giornata erano di turno nei laboratori, unica attività ammessa dalle ultime restrizioni contenute nell’ultimo DPCM in materia di lotta al covid-19.

L’ha voluta sottolineare per ricordare tutti quelli che sono in difficoltà in questo periodo; per tutti gli allievi di tutti i settori professionali del CFP che si stanno sacrificando nella formazione a distanza tra mille difficoltà tecnologiche ed economiche, per frequentare in presenza nelle ore laboratoristi e per andare in stage; per tutti i formatori che ce la stanno mettendo tutta per non farli sentire lontani e per quelli che nei laboratori si stanno prodigando per rispettare le regole del distanziamento all’interno delle quali bisogna operare; per i datori di lavoro e i loro dipendenti che nonostante tutto continuano ad ospitare i nostri allievi in stage.

A tutti grazie!

Il Direttore del CFP
Lidia Magrassi

CFP Fossano: come lavorare in sicurezza sul trattore

Dieci consigli per lavorare in sicurezza sul trattore. Di seguito il video realizzato dai ragazzi del Centro di Formazione Professionale di Fossano del corso di terza meccanica agricola.
Quali sono le regole da seguire per lavorare in sicurezza sul nostro trattore?
I ragazzi di terza meccanica agricola hanno provato a rispondere con un elenco di 10 semplici TIPS: suggerimenti da rispettare.
Hanno fatto tutto questo utilizzando la lingua inglese e fotografando loro stessi i propri mezzi e alcuni momenti della loro esperienza quotidiana.

STAY SAFE, STAY HAPPY

CFP Fossano: la formazione con A.R.PRO.M.A.

Continua la stretta collaborazione tra il Centro di Formazione Professionale di Fossano e A.R.PRO.M.A., l’associazione che si occupa di difendere, tutelare e valorizzare la produzione delle macchine e delle attrezzature agricole prodotte dalle aziende italiane. Di seguito l’articolo oggi pubblicato sul sito dell’opera.

Il CNOS-FAP Fossano si forma con A.R.PRO.M.A.

Nonostante le difficoltà di questi mesi, la collaborazione tra il CFP di Fossano e l’Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole (A.R.PRO.M.A.) non si è fermata, anzi si è concretizzata ancora, questa volta attraverso la presenza congiunta in aula. Gli allievi delle classi del percorso di manutenzione e riparazione di macchine agricole hanno avuto dei formatori d’eccezione.

Fasano Giacomino, titolare della Fasano Group, che ha accompagnato gli allievi in un excursus storico sulla meccanizzazione agricola del nostro territorio. L’Ing. Rosatello Marco, della Rosatello srl, che ha presentato agli allievi un argomento non semplice quale la Direttiva macchine. Marcon Alessandro, ex-allievo salesiano e fondatore di Fab Lab Cuneo, ha appassionato gli allievi con il mondo dell’Agricoltura 4.0, settore in continua evoluzione e innovazione. Boffa Gianfranco titolare della Costruzioni Meccaniche sas, ha presentato e coinvolto gli allievi sui “pro” (molti) e “contro” dell’utilizzo del motore elettrico in agricoltura.

La professionalità, la preparazione e cura dei contenuti trattati, la passione per il proprio lavoro restano valori fondamentali, da trasmettere, grazie ai quali sarà possibile ambire a futuri traguardi. Gli interventi dei professionisti hanno suscitato molto interesse e curiosità negli allievi; l’esperienza avrà sicuramente un seguito, grazie ad A.R.PRO.M.A. e alla persone che ne fanno parte.

Cnos-Fap Vercelli: corso gratuito di addetto alla falegnameria

Proprio nell’anno dedicato a San Giuseppe, patrono dei falegnami,  il Centro di Formazione Professionale di Vercelli ripropone il corso gratuito di addetto alla falegnameria. Di seguito l’articolo pubblicato su Info Vercelli 24.

Don Bosco fu una pietra miliare della storia della storia dell’istruzione professionale. Basti pensare che la prima legislazione relativa agli istituti professionali nel nostro paese è del 1912, mentre Don Bosco aveva iniziato a creare laboratori artigianali già a partire dal 1853.

“insegnare un mestiere in un ambiente sereno e sicuro “ci dice Don Gabriele Miglietta attuale direttore del cfp di Vercelli “significava per Don Bosco salvare i ragazzi dalla precarietà, offrire loro l’opportunità di guadagnarsi il pane onestamente, formarsi una famiglia, diventare buoni cristiani ed onesti cittadini”.

Anche quest’anno il centro di Vercelli ha riproposto un corso gratuito di addetto alla falegnameria quello che fu un caposaldo della formazione salesiana. A Vercelli già negli anni 50’ all’epoca di Don Tomè esisteva un laboratorio coordinato dal professor Luigi Aloi. Siamo riusciti a rintracciare due anziani ex allievi, Luigi Casalino e Fasano Giuseppe che lo frequentarono. Essi ci dicono che nel contesto delle varie lavorazioni con i compagni costruirono addirittura una stanza da letto ed un tinello per Racca Gianni, insegnante di disegno al Don Bosco in occasione delle sue nozze.

Non solo, anche tutti i nuovi banchi della chiesa parrocchiale del Sacro Cuore furono costruiti dagli allievi falegnami di quegli anni.

Perché tutta questa premessa?

Perché l’anno 2021 è interamente dedicato a S.Giuseppe e il Cnosfap di Vercelli ha voluto onorarlo insieme all’Opera Salesiana di Vercelli con questa grande riproduzione di un quadro del pittore Giuseppe (Pino Ardissone) che raffigura appunto il Santo patrono dei falegnami.

La riproduzione è appesa a fianco di Don Bosco nell’atrio dell’officina del CFP DON BOSCO del Belvedere.

CFP Agnelli: lo spettacolo/lezione “The Geek Revolution”

Il 4 marzo alle ore 10.30 il Centro di formazione professionale Agnelli vedrà il debutto web di una nuova produzione del Teatro della Caduta, The Geek Revolution, lo spettacolo/lezione con il monologo del comico, autore e improvvisatore Stefano Gorno. Di seguito l’articolo pubblicato sul sito del Centro con le informazioni inerenti all’evento.

The Geek Revolution, lo spettacolo/lezione all’Agnelli

Concentrica, rassegna itinerante curata dal Teatro della Caduta, torna nelle scuole per proseguire la sua ottava edizione sul territorio torinese. Una collaborazione da sempre molto fruttuosa, come dimostrano le partnership con il Convitto Nazionale Umberto I e l’ITIS Avogadro, che hanno portato, nel 2019, al progetto laboratoriale “Le storie che a scuola non si raccontano mai”, coinvolgendo con successo oltre 100 studenti.
Il 4 marzo sarà il turno del Centro di formazione professionale Agnelli, che vedrà il debutto web di una nuova produzione del Teatro della Caduta, The Geek Revolution, monologo di Stefano Gorno dal taglio ironico e provocatorio, a metà fra la stand up comedy e il TED talk, che affronta il tema della libera circolazione della cultura. La libertà di accedere alla conoscenza, necessaria più che mai alla democrazia nell’era del web, passa dalla storia di alcuni personaggi, “eroi” che hanno messo il bene pubblico davanti ai loro interessi e hanno pagato un prezzo più o meno alto.
Il personaggio centrale della narrazione è Aaron Swartz, giovanissimo prodigio informatico. Lo spettacolo, che avrebbe dovuto debuttare a gennaio, è stato rielaborato per una fruizione streaming grazie alla collaborazione con Simone Giustinelli, giovane regista romano autore del programma web“L’ultimo nastro di Krapp”.
Il 22 febbraio “Segnale d’allarme” al Berti, il 4 marzo “The Geek Revolution” al CFP Agnelli
Leggi l’articolo direttamente da TorinoOggi.it

Osservatore Romano – Una scuola nuova

Sull’edizione cartacea e online de L’Osservatore Romano di oggi, 23 febbraio, è uscito un articolo che parla dei progetti “UsAid – “La risposta del VIS, Salesiani per il sociale Aps e CNOS-FAP all’emergenza COVID-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to COVID-19” e di “Dare di più a chi ha avuto di meno”.

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È un progetto che si protrarrà oltre l’estate, probabilmente fino a ottobre, quello voluto e finanziato dall’agenzia governativa di sviluppo UsAid, per far fronte all’emergenza conseguente al covid-19. In partnership con Salesian Missions, associazione presente in oltre 100 Paesi del mondo, sono stati destinati a circa 24.000 tra studenti, insegnanti, migranti e rifugiati di 16 regioni italiane più di 470 dispositivi tra tablet e pc, allo scopo di rispondere all’emergenza educativa e sociale che è andata, in questi mesi, a sovrapporsi all’emergenza sanitaria.

Tra le conseguenze della pandemia si registrano, infatti, nei quartieri e nelle periferie delle città italiane, un marcato aumento della dispersione scolastica tra gli studenti in condizioni di maggiore fragilità, una maggior disuguaglianza tra i minori che hanno accesso agli strumenti didattici e quelli emarginati dalla scuola a distanza, tra le famiglie con maggiori mezzi, anche culturali, e quelle più vulnerabili.

Mitigare l’impatto di una crisi in cui, secondo una recente ricerca, sempre più diffusi sono i problemi di connettività (44,7 per cento), di mancanza di dispositivi (42%) e di incapacità di utilizzo dei software (25,9%) richiede interventi che agiscano su più fronti e non occasionali, ma inseriti in percorsi di recupero e accompagnamento, tesi a costruire relazioni sociali che siano di modello e guida per i più giovani, disorientati dal venire meno del contatto diretto con i coetanei e con gli educatori, in passato alimentati nel contesto scolastico e nei circuiti parrocchiali.

Anche per questo, il progetto prevede la sperimentazione, in alcuni comprensori, di nuove modalità di insegnamento per le materie laboratoriali, ricorrendo, in aula, alla realtà virtuale. Questa strada è stata scelta dai missionari salesiani, nella convinzione che limitarsi alla distribuzione di dispositivi per la connessione non avrebbe potuto sortire sufficienti benefici: i ragazzi, in particolari se provenienti da situazioni difficili di solitudine o emarginazione, vanno seguiti nella crescita, per evitare che siano esposti ad ulteriori rischi.

Così, a partire da Torre Annunziata, è nata l’idea delle Aule Dad: «Grazie al progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno”, teso al contrasto della povertà educativa minorile, finanziato durante il primo lockdown dai fondi dell’impresa sociale Con i bambini, abbiamo raggiunto un accordo con l’istituto Giacomo Leopardi, per poter continuare a seguire da casa i bambini in Dad», spiega Rino Balzano, assistente sociale dell’associazione Piccoli passi grandi sogni di Torre Annunziata. Fondamentale, infatti, è non disperdere i frutti di un’esperienza di dialogo e vicinanza durata nei mesi dell’isolamento, quel legame di confidenza e apertura essenziale per gli adolescenti.

Un progetto, unico e di grande valore, anche perché flessibile. Nella seconda fase del lock-down, infatti, quando le uscite erano consentite, ma le lezioni in presenza non erano ancora possibili, grazie alla collaborazione con la scuola che ha ceduto gli strumenti all’associazione, sono state aperte diverse aule per offrire ai ragazzi la possibilità di seguire le lezioni con il sostegno degli educatori. «Abbiamo formato piccoli gruppi di 3-4 ragazzi, sempre gli stessi e con il medesimo educatore, in moda da creare delle bolle in sicurezza — spiega Balzano — e siamo arrivati ad accogliere in classe oltre 25 studenti al giorno, garantendo anche il supporto didattico». Questo si è reso necessario perché dalla scuola giungevano comunicazioni dei numerosi casi di ragazzi e bambini che non riuscivano ad accedere al portale per la Dad o che non erano in condizioni di scaricare compiti e verifiche.

L’aspetto centrale, tuttavia, riguarda il supporto emotivo per evitare qualsiasi forma di isolamento nell’adolescente, per mantenere viva la socialità, la voglia di stare insieme agli altri, anche se a distanza. «Certo, il futuro è incerto — prosegue Balzano — noi per i ragazzi ci siamo sempre, anche ora con le scuole parzialmente aperte e con molti ragazzi che rischiano di non trovare un’ancora a cui aggrapparsi». Un impegno educativo e sociale che, fortunatamente, non rappresenta un unicum: similmente diverse aule dell’istituto Don Bosco di Napoli sono state allestite per la Dad, grazie all’intervento di UsAid e della casa salesiana del capoluogo campano.

Mentre nella prima fase della pandemia, infatti, avevano provveduto le scuole stesse alla fornitura di pc o tablet a chi non poteva permetterseli, da ottobre, con il venir meno di questo servizio, le attività di studio sono state possibili solo negli spazi allestiti in sicurezza e destinati ai ragazzi: queste non solo erano occupate al mattino, ma anche al pomeriggio, dove, sempre in presenza degli insegnanti, si alternava il secondo turno. Al mattino i ragazzi erano suddivisi in due classi, ognuna con un proprio educatore, mentre il pomeriggio c’era un solo gruppo da 10, con il relativo insegnante.

L’esperimento ha funzionato molto bene e, con il passaparola, le presenze sono via via aumentate, anche perché le scuole hanno aderito al progetto, segnalando gli studenti in difficoltà. Poiché le richieste di adesione andavano moltiplicandosi, sono stati introdotti turni extra da parte degli educatori, non essendo sufficiente la capacità di accoglienza delle aule Dad per soddisfare le nuove necessità. A differenza della primavera scorsa, infatti, dall’autunno le attività lavorative hanno ripreso più o meno regolarmente, e, in assenza dei genitori, i ragazzi sarebbero stati ancora più abbandonati a loro stessi. Alla partnership originaria con UsAid, partecipa ora anche l’associazione della rete salesiana con sede in Sicilia Don Bosco 2000, da oltre 20 anni impegnata sul fronte della cooperazione internazionale, sia con progetti a sostegno delle comunità locali in Africa, che con programmi di accoglienza e sostegno a migranti, richiedenti asilo, minori e donne, italiani e stranieri, vittime dirette e indirette di qualsiasi forma di abuso psico-fisico o di discriminazione socio-culturali.

In questo quadro di azione, con UsAid, la Colonia Don Bosco di Catania ha accolto tre giovani gambiani, che, almeno per tutta la durata del progetto, saranno ospitati presso la struttura, dove avverrà anche la fase di orientamento e alfabetizzazione. Questa attività ha consentito all’associazione di avanzare formale richiesta al Servizio Centrale di inserimento nel progetto Siproimi di Aidone, in provincia di Enna. È giunto in questi giorni il benestare che ha permesso il trasferimento dei giovani. Tra loro, il più piccolo, ha già iniziato il percorso scolastico, tanto desiderato, presso l’istituto alberghiero di Catania. Ora, attraverso l’accoglienza integrata prevista dal Siproimi, sarà possibile pensare al loro futuro con un minimo di progettualità, che comprenda la tutela legale con richiesta di protezione internazionale e un buon servizio di assistenza sociosanitaria, psicologica e scolastica.

In occasione, poi, della festa di san Giovanni Bosco, lo scorso 31 gennaio, Don Bosco 2000 ha inaugurato lo sportello itinerante del progetto Usaid per il sostegno ai soggetti in situazioni di gravi difficoltà a causa dell’emergenza covid-19: grazie alla disponibilità del direttore dell’oratorio, don Giuseppe Cutrupi, è stato attivato il servizio 24 ore al giorno.

di Silvia Camisasca

CFP Serravalle Scrivia: un’occasione per tutti

NoviOnline, il portale di informazione locale della città di Novi Ligure e dintorni, dedica oggi un articolo al Cnos-Fap di Serravalle Scrivia, indicandone la storia e le opportunità che oggi offre ai ragazzi attraverso i corsi proposti. Di seguito il testo pubblicato dalla Redazione.

SERRAVALLE SCRIVIA

La realtà del CNOSFAP, un’occasione per tutti

Presente a Serravalle dal 1999, situato a Ca’ del Sole da settembre 2005, il centro di formazione professionale “CNOSFAP” offre l’opportunità ai ragazzi di raggiungere un successo formativo grazie ai propri corsi.

Il corso triennale “Operatore ai Servizi di Vendita” per gli studenti che escono dalla “scuola media”, dove vengono approfondite e studiate le materie professionalizzanti e dove vengono preparati linguisticamente studiando le lingue straniere, come quella cinese, russa e inglese, che permetterà a loro di comunicare con i clienti nel miglior modo possibile durante lo stage formativo, in collaborazione con l’outlet più grande d’Europa della McArthurGlen GroupSerravalle Designer Outlet“, che verrà affrontato il terzo anno.

Successivamente, dopo aver conseguito la qualifica professionale grazie al corso triennale, i frequentanti potranno decidere di proseguire con il quarto anno, il corso “Tecnico Commerciale delle Vendite”, corso nel quale verranno svolte attività relative agli ambiti della predisposizione e dell’organizzazione del punto vendita, con competenze relative alla realizzazione del piano di acquisti, all’amministrazione d’esercizio ed alla gestione dei rapporti con il cliente; al termine del corso gli allievi potranno ottenere il “diploma professionale”.

Approfittatene prima che sia troppo tardi, perché il centro dà la possibilità anche ai disoccupati, aprendo le iscrizioni ai corsi “Preparazione al Lavoro” e “Addetto Vendite”; l’obiettivo del primo è l’inserimento lavorativo di giovani, con età compresa tra i 18 e i 29 anni, senza occupazione e titolo di studio, ricevendo la “certificazione delle competenze” al termine del corso; il secondo dà modo ai ragazzi e adulti, di età pari o superiore a 18 anni e con licenza media, di perfezionare le conoscenze tecniche pratiche e teoriche e la comunicazione con il cliente, ottenendo infine un “attestato di qualifica professionale”.

L’aria che si respira all’interno della scuola è quella di “casa”, perché questo è ciò che desiderano i docenti e i collaboratori che lavorano al suo interno, un luogo dove sentirsi in famiglia, dove regni l’uguaglianza e dove vengano mantenuti gli ideali di Don Bosco. Proprio per questo il CNOSFAP di Serravalle aspetta tutti a braccia aperte. Ogni persona merita di avere una chance per migliorare il proprio futuro, e questo è sicuramente il posto giusto per farlo.

CNOSFAP
Via Romita 67, Serravalle Scrivia
Tel. 0143 686465
segreteria.serravalle@cnosfap.net
www.cnosfap.net

Osservatore Romano – Contro le disuguaglianze scolastiche

Da L’Osservatore Romano, un articolo in cui si racconta del progetto «La risposta del Vis, Salesiani per il sociale Aps e Cnos-Fap all’emergenza Covid-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to covid-19».

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Quattrocentosettanta dispositivi informatici, tra tablet e pc, sono stati distribuiti nelle settimane scorse agli studenti vulnerabili di 16 regioni italiane, grazie al progetto: «La risposta del Vis, Salesiani per il sociale Aps e Cnos-Fap all’emergenza Covid-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to covid-19». I supporti informatici sono stati consegnati a quei ragazzi per i quali la didattica a distanza (dad) ha creato enormi difficoltà di apprendimento. Infatti, secondo una ricerca effettuata dalla Global Campaign for Education Italia, tra le cause che hanno aumentato le disuguaglianze tra gli studenti durante la dad vi sono principalmente problemi di connettività per il 44,7 per cento, di mancanza di strumenti per il 42 per cento e la limitata capacità di utilizzo del software necessario per il 25,9 per cento. L’indagine, realizzata in collaborazione con AstraRicerche, ha coinvolto oltre 2.800 docenti in tutta la penisola, che hanno raccontato le difficoltà quotidiane degli studenti, tra disagio in famiglia, problemi di connessione e la fatica di mantenere la concentrazione davanti a uno schermo. Per l’82,4 per cento degli insegnanti la didattica a distanza ha accentuato le differenze tra gli studenti per diverse possibilità in merito all’hardware, al software, alla capacità di utilizzo degli strumenti da parte dei bambini e dei ragazzi, mentre il 69,2 per cento ha rilevato svantaggi per gli studenti con bisogni educativi speciali, disturbi dell’apprendimento, disabilità. Dunque, c’è una categoria di alunni per cui la dad rappresenta ancora oggi una sfida doppia e sono gli oltre 512.000 studenti degli istituti di formazione professionale presenti in Italia. Per loro fare didattica a distanza significa non solo seguire le materie teoriche tramite un pc o tablet a disposizione, ma anche cercare di esercitarsi nelle attività di laboratorio. Ecco perché i salesiani sono scesi in campo a sostegno dell’istruzione con il supporto di un’organizzazione statunitense e in partnership con Salesian Missions.

Tra gli studenti che hanno beneficiato di questa iniziativa, vi sono le ragazze che frequentano il primo anno per diventare estetiste al Centro di formazione professionale salesiano Pio XI di Roma. Molte hanno già ricevuto un tablet per poter seguire fin da subito le materie teoriche a distanza e per prepararsi a usarlo anche per i laboratori di onicotecnica, trucco e massaggi.

«Il progetto — spiega al nostro giornale don Robert Dal Molin, presidente di Salesiani per il sociale e di Cnos-Fap — finanziato dall’agenzia statunitense governativa di sviluppo Usaid che opera in oltre 100 Paesi del mondo, punta a mitigare le conseguenze educative, sociali ed economiche della pandemia» e coinvolge più di 24.000 destinatari totali tra studenti, insegnanti, famiglie, migranti e rifugiati per i prossimi 12 mesi.

Nella seconda fase del progetto, saranno sperimentate in alcune scuole nuove modalità di insegnamento per le materie laboratoriali attraverso l’utilizzo della realtà virtuale. Il sostegno dei salesiani non si limita soltanto alla fornitura di supporti tecnologici. Infatti, sottolinea don Roberto «nei nostri 36 centri residenziali e diurni, dove vengono ospitati 400 ragazzi, sono stati distribuiti dispositivi di protezione individuale come igienizzanti, mascherine e guanti». Inoltre, sono state individuate 380 famiglie indigenti sul territorio nazionale alle quali è stato distribuito (e continuerà anche nei prossimi mesi) un kit alimentare per il loro sostentamento. Don Roberto non ha dubbi nell’affermare che tutto questo è opera della provvidenza. «Il nostro compito è quello di educare i ragazzi alla gratitudine che, se è accolta bene, attiva azioni misericordiose».

di Francesco Ricupero