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Il cuore salesiano di Torino invoca la Vergine: insegnaci ad essere più solidali

Il racconto della Solennità di Maria Ausiliatrice, tenutasi a Valdocco domenica 24, grazie all’articolo di Marina Lomunno (pubblicato su Avvenire) ed alla foto gallery, gentilmente realizzata, dal salesiano Antonio Saglia.

>Leggi anche la notizia del 31 maggio su La Voce e il Tempo, a cura di Marina Lomunno

Ci sono “scatti” che resteranno fissi nella memoria e testimonieranno alle generazioni future cosa è stata la pandemia che stiamo vivendo: tra queste, sicuramente per i torinesi (e per i 132 Paesi dove sono presenti i salesiani, collegati domenica tramite la tv e i social con Valdocco) l’immagine della statua di Maria Ausiliatrice nella piazza antistante la Basilica vuota, con ai piedi l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, accompagnato dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime.

Causa coronavirus la tradizionale processione che chiude la festa liturgica di Maria Ausiliatrice, giunta alla 152a edizione e che raduna oltre 20mila persone, non si è snodata per le vie della Torino di don Bosco per poi confluire nella piazza gremita per la benedizione. Non era mai accaduto neppure in tempo di guerra che la statua dell’Ausiliatrice non uscisse per la processione: per questo l’arcivescovo, al termine del Rosario pregato in Basilica con un numero “contingentato” di fedeli in mascherina con le “decine” della corona affidate alle comunità salesiane sparse per il mondo e collegate via social ha rivolto una supplica alla Madonna perché liberi il mondo dal virus. «Ti chiediamo protezione e conforto – ha chiesto Nosiglia – conforta i malati, coloro che hanno perso un congiunto a causa del virus, sostieni i medici e gli operatori sanitari che hanno rischiato la vita per salvarne altre, guarda i giovani, rendili coraggiosi e forti, aiutali a sognare anche se siamo nella prova e fai in modo che da questa pandemia impariamo a costruire una società più solidale con chi soffre». La giornata è stata scandita fin dal primo mattino dalle Messe molto partecipate ma regolate da un rigoroso servizio d’ordine gestito dai volontari della Basilica col “numero chiuso” in chiesa ma la possibilità di prendere parte alle celebrazioni anche nell’ampio cortile. «Il desiderio era di vivere questa solennità e la novena che l’ha preceduta – ha detto don Enrico Stasi, ispettore dei salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta – aprendo il cuore e confidando a Maria paure e speranze che animano questi giorni: solo così potremo sperimentare la dolcezza dell’essere protetti sotto il suo manto».

Tra i celebranti, Nosiglia (alle 11) e padre Carmine Arice, superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ha evidenziato come sia una grazia ritornare a celebrare la Messa «in questo tempo di sofferenza e di forzato digiuno eucaristico» proprio nella domenica dell’Ascensione che quest’anno cade nella festa di Maria Ausiliatrice.

Nel pomeriggio l’Eucaristia con una rappresentanza del Movimento giovanile salesiano presieduta dal Rettor Maggiore, riconfermato alla guida della congregazione lo scorso marzo nel Capitolo celebrato a Valdocco e chiuso in anticipo per il Covid-19. «Oggi Gesù ci assicura che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo – ha sottolineato Artime – carissimi giovani anche oggi in questo tempo in cui sperimentiamo la nostra fragilità, siete chiamati a testimoniare Gesù con la vostra vita, soprattutto verso i più poveri, scartati, sofferenti: i preferiti per il cuore salesiano, come ci insegna papa Francesco che abbiamo visto solo nella preghiera del 27 marzo in piazza San Pietro. Ma mai come in quel giorno è stato accompagnato da tutto il mondo non solo cristiano. Questi sono i segni della consolazione che cambiano il mondo».

MARINA LOMUNNO
Torino

Presentazione novena a Maria Ausiliatrice 2020

Pubblichiamo la presentazione della novena a Maria Ausiliatrice del Rettor Maggiore

(ANS – RMG) – Quest’anno la tradizionale novena di Maria Ausiliatrice, dal 15 al 23 maggio, si carica di un significato tutto speciale vista l’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del Coronavirus, che da alcuni mesi sta flagellando l’intera umanità.

Ci ispireremo all’antifona mariana che corre lungo tutta la Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, tra i capitelli dei pilastri e il cornicione, scritta a lettere capitali.

“SANCTA MARIA, succurre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles, ora pro populo, interveni pro clero, intercede pro devoto femineo sexu, sentiant omnes peccatores tuum iuvamen, quicumque tuum sanctum implorant auxilium” (“O Santa Maria, soccorri i miseri, rendi forti i pusillanimi, rianima i deboli, prega per il popolo, intervieni per il clero, intercedi per le donne, sperimentino il tuo soccorso tutti i peccatori e tutti coloro che implorano il tuo santo aiuto.“)

Ogni giorno dopo un breve commento ad ogni invocazione, seguirà la testimonianza di una figura di santità della nostra Famiglia Salesiana che ha vissuto in tempi di epidemia.

Verrà poi indicato un impegno da vivere durante il giorno e chiuderemo con l’Atto di Affidamento speciale a Maria Ausiliatrice, rinnovando con il cuore di Don Bosco la nostra fiducia in Maria Santissima, in quest’ora di grande prova e sofferenza, ma anche carica di solidarietà, fede e speranza.

La novena sarà disponibile dal 15 maggio sulla pagina Facebook di ANS

 

 

Lettera del Rettor Maggiore: il nostro 28° Capitolo Generale “Speciale”

Il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, ha inviato in questi giorni una lettera ai suoi confratelli, i membri della Famiglia Salesiana, i laici impegnati nella missione salesiana e i tanti giovani animatori, educatori e catechisti con il cuore di Don Bosco: “IL NOSTRO 28° CAPITOLO GENERALE ‘SPECIALE’. Tra il dolore del Coronavirus e l’ESPERIENZA PASQUALE”.

“Di fronte a questa situazione di tribolazione, consapevoli della sua complessità, non possiamo, come credenti, trascurare lo sguardo credente. Il Papa stesso ci ha avvertito di non sprecare questi giorni difficili”.

(Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore)

La prospettiva del Rettor Maggiore raggiunge poi l’immediato futuro, nel quale si profilano “gravi conseguenze, anche economiche, in molte nostre case”. Di fronte a tale scenario l’invito è senza incertezze:

“Dobbiamo pensare a una carità e a una solidarietà molto concrete… Pensiamo quindi a come riadattarci, ma mai al prezzo di lasciare i nostri destinatari più poveri senza la cura e l’attenzione da parte della casa salesiana in cui sono sempre stati”.

La lettera è disponibile, nelle cinque lingue più parlate nella Congregazione, sul sito sdb.org.

Il messaggio del Rettor Maggiore per la Pasqua 2020

Di seguito, il messaggio del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, per la Santa Pasqua 2020 e l’intervista rilasciata al al settimanale cattolico Alfa y Omega a poco più di un mese dalla fine del 28° Capitolo Generale.

Avendo visitato numerosi Paesi, cosa pensa quando il Papa dice che siamo in “una terza guerra mondiale a pezzi” o quando parla della “globalizzazione dell’indifferenza”?

Per il mio carattere e la mia identità carismatica salesiana, tendo a guardare con speranza. Ma, certamente, penso che stiamo vivendo anni molto difficili. Molti di noi, me compreso, 20 anni fa credevamo che la strada verso la pace e verso una crescente estensione dei diritti umani nel mondo fosse lenta, ma visibile. Negli ultimi 20 anni abbiamo vissuto però una battuta d’arresto inimmaginabile, sia a causa del terrorismo internazionale, sia a causa dello sfruttamento e degli abusi nei movimenti migratori esistenti in tutto il mondo, ma anche a causa delle guerre. In questo momento, poi, siamo colpiti da questa terribile pandemia. Non avremmo mai immaginato una cosa del genere. E questa stessa pandemia sta facendo emergere il meglio di molte persone e gruppi sociali (ad esempio medici, infermieri, servizi sociali), e il peggio dell’egoismo e dell’individualismo delle nazioni. A mio parere questo è deplorevole, e non sarà facile dimenticarlo nel post-coronavirus.

Da cattolici, come possiamo affrontare la pandemia?

Prima di tutto, direi che spero che impareremo qualcosa da tutto questo. Per esempio, torneremo a uno stile di vita frenetico o riusciremo ad avere ritmi e spazi più umani? Vogliamo recuperare il tempo perduto nei consumismo o impareremo che è possibile vivere felici con l’essenziale? Continueremo senza freni nella corsa alla contaminazione del mondo o daremo una tregua al pianeta? Dopo questa pandemia, un’indifferenza ecologica come quella che continuiamo a vedere nei vertici climatici non è possibile. Inoltre, di fronte alle situazioni di povertà che aumenteranno, come cattolici, dobbiamo continuare a rispondere con generosità. In generale, in situazioni estreme, tendiamo a dare il meglio di noi stessi. Ho molta fiducia in questo. Vorrei cogliere l’occasione per invitarvi alla solidarietà, alla fraternità, alla carità e alla preghiera. Abbiamo fede in Dio, che è al nostro fianco nel nostro cammino, anche se difficile come quello attuale. Per questo voglio ricordare l’immagine di Papa Francesco che prega in Piazza San Pietro, solo, ma accompagnato da tante persone in tutto il mondo.

 

L’impegno della Famiglia Salesiana al tempo del COVID-19: il messaggio del Rettor Maggiore

SPOT EMERGENCY COVID19 DON BOSCO ITA: l’impegno della Famiglia Salesiana in tutto il mondo in questo momento di emergenza sanitaria, con l’invito del Rettor Maggiore, da una Roma “vuota”, alla grande responsabilità nell’essere onesti cittadini e nel rispettare le indicazioni per limitare i contagi da COVID-19.

COVID-19, il messaggio del Rettor Maggiore

Il messaggio del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, per il tempo di emergenza sanitaria che sta vivendo il mondo: “Don Bosco continua ad accompagnarci e la nostra Madre Ausiliatrice ci porta nelle sue braccia. Preghiamo gli uni per gli altri”

Il Messaggio del Rettor Maggiore dal Sacro Cuore di Roma

Il Messaggio del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, dalla Basilica del Sacro Cuore di Roma per vivere il 24 del mese uniti nella preghiera con Maria Ausiliatrice.

Qui don Bosco ha celebrato l’ultima eucaristia, già molto anziano e ha pianto quando ha capito la forte presenza della Madonna nella sua vita.

Vi propongo di pregare questa Ave Maria per chiedere giustamente questa presenta di Dio che dà speranza e ci dà la forza per affrontare un momento difficile per la storia umana. Con fede e speranza vi invito a pregare con me.

(Retto Maggiore)

Il messaggio del Rettor Maggiore al termine del CG28

“Trovarci qui, a Valdocco, nella nostra culla, qui dove tutti siamo nati in Don Bosco, ha reso molto speciale questo Capitolo”.

Così il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, al termine del 28° Capitolo Generale, ha voluto salutare la Famiglia Salesiana.

Il Rettor Maggiore ha affidato ad un videomessaggio alcune riflessioni e considerazioni sul Capitolo Generale recentemente concluso; un Capitolo Generale che, come affermato dallo stesso Don Ángel Fernández Artime, sarà ricordato “veramente come speciale”. A rendere questo Capitolo così “speciale” hanno sicuramente contribuito i giovani che vi hanno preso parte e che ai salesiani hanno chiesto semplicemente di continuare a far sentire la loro presenza.

E in questo videomessaggio, il Rettor Maggiore ha voluto incoraggiare tutta la Famiglia Salesiana a perseverare nella Fede, in questi tempi difficili, nei quali un virus “ci parla della nostra fragilità” e “può veramente farci vedere che non siamo onnipotenti”.

A nome di tutti i capitolari, il nostro saluto affettuoso e il mio, con la preghiera qui [a Valdocco] con la presenza della Madonna.

Il Rettor Maggiore

CG28: Intervista al Rettor Maggiore e al nuovo Vicario

A conclusione del 28° Capitolo Generale, ecco l’intervista al Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, rieletto dal Capitolo Generale come 10° successore di Don Bosco e l’intervista a don Stefano Martoglio, il nuovo Vicario del Rettor Maggiore. Si riportano di seguito i due video dedicati pubblicati dall’Agenzia d’informazione Salesiana ANS.

I confratelli hanno mostrato e hanno espresso in tutta la settimana del discernimento e dell’elezione del Rettor Maggiore, del suo Vicario e di tutti i membri del Consiglio, una grande espressione di fiducia. Penso che se noi uniamo questo sentimento di grande serenità assieme ad una fiducia nel dire “andiamo avanti a dare il meglio di noi” questo si vive come una grazia e un dono di Dio.
(il Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime)

Questo incarico nuovo conferma un percorso di amore verso la Congregazione. Che cosa significa per te persona?

Per me persona, significa un rinnovato amore e fiducia al Signore, perché solo sulla fede in Dio si prendono queste responsabilità nella fiducia dei confratelli.
Rappresenta una sfida di crescita sulla fede di Dio e sulla fiducia degli uomini.
(il nuovo Vicario del Rettor Maggiore, don Stefano Martoglio)

Don Artime ancora sei anni per i giovani più poveri – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo dedica nella giornata di oggi, giovedì 19 marzo, un articolo con l’intervista al Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, rieletto dal Capitolo Generale come 10° successore di Don Bosco. Si riporta di seguito l’intervista, a cura di Marina Lomunno.

Intervista – Il 28° Capitolo generale della Congregazione dei Salesiani ha riconfermato rettore il 10° successore di san Giovanni Bosco: don Angel Fernandez Artime, spagnolo, nato il 21 agosto 1960 a Gozon-Luanco nelle Asturie, figlio di una famiglia di pescatori.

Don Ángel Fernández Artime, al 2014 Rettore maggiore dei salesiani, è stato rieletto al primo scrutinio dal 28° Capitolo generale della Congregazione dei salesiani a Valdocco, interrotto nei giorni scorsi a causa dell’emergenza coronavirus. Ordinato sacerdote il 4 luglio 1987, si è laureato in Teologia Pastorale e con Licenza in Filosofia e Pedagogia. Nel 2009 è stato nominato Ispettore dell’Argentina Sud, dove ha conosciuto e collaborato personalmente con l’allora arcivescovo di Buenos Aires, card. Jorge Mario Bergoglio.

Don Artime cosa significa essere confermato il 10° successore di don Bosco in questo momento della sua vita religiosa?

Uno dei cardini della nostra scelta religiosa è l’obbedienza pertanto ero pronto a continuare il servizio alla mia congregazione come Rettor Maggiore se questa fosse stata la richiesta dell’Assemblea capitolare, cercando nella fede di trovare la volontà di Dio per assolvere al meglio il mio compito. Ma ero anche pronto a terminare questo incarico per cedere il testimone all’11° successore di don Bosco e accettare un altro impegno con tutta la semplicità con cui serviamo i nostri fratelli. Questa conferma e rielezione indica non tanto che il mio servizio di guida e animazione è stato sereno, ma piuttosto segna la maturità e la concordia che in questo momento regnano nella congregazione, in tutto il mondo. Un tempo di serenità nelle scelte prioritarie che si esplica nel confermare sempre più la nostra identità carismatica, perché c’è bisogno di essere fedeli al Signore come ci ha insegnato don Bosco. E conferma che la scelta della congregazione è di assoluta comunione con tutta la Chiesa universale nella persona, adesso, di Papa Francesco: al 28° Capitolo abbiamo rinnovato questa adesione perché don Bosco ci ha raccomandato di essere fedeli a Papa. Infine il Capitolo – e questo sarà il mio impegno prioritario per il prossimo sessennio – ha dato l’indicazione molto forte di «essere per i giovani e tra questi i più bisognosi, i più poveri». Sono gli stessi giovani di tutto il mondo presenti al Capitolo in delegazione che ce lo hanno chiesto: «siate uomini di Dio capaci di mostrare che Dio ci ama». Vogliamo continuare su questa strada e a questo mi dedicherò nei prossimi 6 anni.

Le sue prime parole dopo la rielezione sono state appunto per i giovani, in sintonia con il tema del 28° Capitolo «Quale salesiano per i giovani d‘oggi». Cosa accomuna i ragazzi e le ragazze dei 134 paesi in cui sono presenti le vostre opere?

Rispondo con le parole dei giovani presenti al Capitolo: «Non abbiamo bisogno di voi per amministrare case e servizi, di salesiani gestori o organizzatori di attività, questo possiamo farlo noi. Abbiamo invece bisogno di presenza, di amici, fratelli e anche di papà». I giovani oggi hanno bisogno di paternità ci hanno chiesto in assemblea: «Cari salesiani, vi chiediamo di essere anche i nostri padri: noi vi amiamo, abbiamo bisogno di essere amati anche da voi». Un’altra richiesta che ci hanno comunicato i delegati, giovani dai 25-30 che provenivano da tutti i 5 continenti, è il bisogno di crescere nella fede con il nostro aiuto, con la guida «di uomini consacrati per mostrarci che Dio ci ama». Credo che questo valga per i delegati che hanno intrapreso un cammino di fede ma anche e soprattutto per tutti gli altri. Amare i giovani ed essere per loro, come ci raccomandava don Bosco vale per tutti i giovani, di tutte le religioni, quelli che si sono allontanati o che sentono Dio vicino e quelli che Dio non l’hanno ancora scoperto. Infine al Capitolo abbiamo rafforzato la nostra convinzione che siamo e dobbiamo essere salesiani per i ragazzi, le ragazze e i giovani più bisognosi, scartati e più sfruttati. Per questo sono nati i salesiani e questo sarà il mio primo impegno nel governo della congregazione dei prossimi sei anni.

Era anche questo che intendeva Papa Francesco quando da Valdocco in occasione della sua visita a Torino per il Bicentenario di don Bosco ha invitato i salesiani ad essere concreti…

Il Papa nel messaggio che ci ha inviato per il 28° Capitolo ci ha scritto: «Cari salesiani mi piace la scelta di celebrare il vostro capitolo Valdocco; l’’opzione Valdocco’ significa tante cose: la prima è che Valdocco è segno di presenza in mezzo ai giovani: Valdocco oggi vuol dire ‘salesiani in mezzo ai giovani’». Il Papa inoltre ci ha raccomandato di «non permettere che il clericalismo sia presente nella vostra congregazione» e di far conoscere l’internazionalità della nostra famiglia come già facciamo in tutte le culture e con tutte le lingue. E infine ci ha invitato a valorizzare nelle nostre opere la presenza delle donne come è successo qui a Valdocco con Mamma Margherita e tutte le mamme dei ragazzi di don Bosco da Cagliero a Domenico Savio all’Arcivescovo Gastaldi. Ecco la concretezza salesiana a cui ci invita ancora una volta Francesco.

Il Capitolo si è concluso anzitempo per evitare contagio da coronavirus secondo le disposizioni del Governo. Nel 1854 durante l’epidemia di colera che colpì Torino gli storici narrano che don Bosco per far fronte all’emergenza cittadina ospitò a Valdocco alcuni gli orfani e invitò i suoi giovani a soccorrere gli ammalati…

Quando si sono diffuse le prime notizie del coronavirus abbiamo invitato tutte le nostre opere ad affidarci a Maria Ausiliatrice chiedendo la sua protezione per noi, per la gente, per gli ammalati, per i defunti. Al Capitolo abbiamo avuto il dono di non aver nessun contagiato ma, quando sono stati vietati incontri e raduni, abbiamo chiesto il permesso alle autorità preposte per finire i lavori con le elezioni e, quando in tutt’Italia è stata stabilita zona rossa, abbiamo sospeso il Capitolo anche se il termine era fissato per il 4 aprile. Tutti i 242 capitolari provenienti dalle nostre opere presenti in 134 nazioni nei 5 continenti stanno cercando di tornare nei loro paesi. Abbiamo chiesto a tutte le nostre comunità nel mondo di accogliere con grande senso di cittadinanza e responsabilità le direttive dei Governi dei singoli paesi: è il nostro modo di vivere questo periodo come buoni cristiani e onesti cittadini sulle orme di don Bosco. Ho letto sui giornali in questi giorni qualche commento ironico: «prima si pregava Dio adesso si chiudono le chiese»… Io dico che è necessario chiudere le chiese, è una questione di responsabilità: chiudere la chiesa non significa chiudere la possibilità di pregare e di affidarsi a Dio.