Articoli

La Voce e il Tempo: intervista a don Pietro Mellano sui Centri Cnos-Fap in Piemonte

E-commerce e mobilità elettrica nella formazione professionale dell’era Covid-19. Si riporta di seguito l’intervista riportata su LA VOCE E IL TEMPO di domenica 13 settembre (a cura di Stefano Di Lullo) a don Pietro Mellano, già direttore nazionale per la formazione del Cnos-Fap e ora coordinatore del Centro Cnos-Fap di Alessandria.

INTERVISTA – DON PIETRO MELLANO, SALESIANO, GIÀ DIRETTORE NAZIONALE DEL CNOS-FAP, ILLUSTRA COME CON LA PANDEMIA I PERCORSI FORMATIVI STIANO MUTANDO PER RISPONDERE ALLE ESIGENZE DI INNOVAZIONE DELLE AZIENDE

E-commerce e mobilità elettrica nella formazione professionale dell’era Covid-19

Anche il vasto settore della formazione professionale la prossima settimana è pronto a ripartire in presenza dopo i mesi della didattica a distanza imposta dalla pandemia.

Abbiamo chiesto a don Pietro Mellano, salesiano, fossanese, già direttore nazionale per la formazione del Cnos-Fap (Centro nazionale opere salesiane – Formazione aggiornamento professionale) ed ora coordinatore del Centro Cnos-Fap di Alessandria, come i corsi di formazione professionale stiano mutando con l’accelerata, favorita dal lockdown, sull’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e i repentini cambiamenti del mondo del lavoro con la diffusione dell’industria 4.0.

Don Mellano, nei centri Cnos-Fap del Piemonte inizia un nuovo anno scolastico con i corsi di qualifica triennale, quelli per il diploma professionale, i percorsi per i disoccupati e gli apprendisti. Quali sono i cambiamenti più significativi con il «terremoto» della pandemia?

Certamente c’è movimento in particolar modo sulla trasversalità dei percorsi attivati. Come centri di formazione professionale salesiani stiamo, infatti, cercando di mettere insieme corsi di diverso genere, per esempio il settore commercio con il settore meccanico. Questo per rispondere alla richiesta di interoperabilità delle aziende. È fondamentale, infatti, adattare i percorsi formativi ad un processo industriale che sta mutando notevolmente: pensiamo al settore dell’e-commerce che in questo periodo ha avuto un enorme sviluppo che certamente continuerà nel tempo. Stiamo, quindi, lavorando per creare unità formative che ci permettano di mettere insieme diversi settori e rispondere concretamente ad una trasformazione aziendale che la pandemia ha ulteriormente accelerato. Sotto questo profilo devo dire che gli insegnanti e i formatori delle varie aree hanno capito molto bene quanto non si possa più presidiare gelosamente il proprio settore: è fondamentale aprirsi alle mutate dinamiche del lavoro, dialogare e creare degli incroci virtuosi a beneficio dei nostri studenti.

In concreto quali sono le principali novità?

A livello nazionale la formazione professionale del settore automotive si sta aprendo alla futura frontiera dell’elettrico. Con l’avvento della nuova mobilità sono necessarie competenze che fi no a pochi anni fa non si immaginavano nella meccanica d’automobile. Stanno nascendo poi nuovi percorsi in ambito logistico, come risposta alla trasformazione del commercio con l’espansione dell’e-commerce. Per quanto riguarda i percorsi di istruzione tecnica superiore (Its o Ifts), rivolti agli ex al- lievi, quasi un’università della formazione professionale, si stanno attivando nuovi corsi per i settori agroalimentare, cartotecnico, meccatronico. Sono sempre più diffuse le attività di «impresa simulata» dove, grazie alla collaborazione delle aziende, si riesce a ricreare in classe una vera e propria attività aziendale. Si tratta di una formula che sta avendo un buon successo in quanto il ragazzo di sente responsabilizzato avendo la possibilità di seguire nel complesso il processo produttivo. Insomma puntiamo a fornire allo studente tutte le competenze multidisciplinari che richiede il mondo del lavoro di oggi, che negli ultimi mesi si è ulteriormente trasformato a causa dell’epidemia.

Un sistema che si configura come antidoto ai «Neet» …

Gli studenti hanno bisogno di avere obiettivi precisi e di applicarsi molte ore per acquisire quell’«intelligenza delle mani» che anche nell’era dei robot rimane la sfida vincente dei figli di Don Bosco. Altrimenti il rischio che i ragazzi si perdano è molto alto. Gli allievi hanno bisogno di acquisire una forte motivazione per poter entrare in quell’habitus lavorativo che li caratterizzerà nella fedeltà e e nella precisione del lavoro, in modo che non si trovino nelle condizioni di abbandonarlo. Dobbiamo, quindi, negli anni della formazione somministrare, come diceva lei, un antidoto allo scoraggiamento e alla sfiducia intervenendo prima che questo avvenga.

In che modo i corsi Cnos-Fap piemontesi hanno risposto alla sfida della didattica a distanza?

In molti dei nostri centri piemontesi già 10 anni fa è stata avviata una sperimentazione che prevedeva l’utilizzo dell’I-pad nella didattica. La maggior parte delle sedi era quindi già pronta ad utilizzare questi strumenti. Abbiamo immediatamente attivato delle iniziative per favorire la connessione nelle diverse aree in cui risiedono i ragazzi e per venire incontro agli studenti svantaggiati economicamente. Alcuni centri, come quello di Alessandria, hanno scelto di ripartire a settembre con un sistema ibrido con attività in presenza, ma anche in parte a distanza. Questo per non disperdere tutto il lavoro compiuto nei mesi del lockdown e per essere pronti a proseguire la didattica in caso di nuove chiusure. Certamente continuiamo ad affermare che la formazione in presenza ha un valore inestimabile, soprattutto per noi Salesiani che mettiamo il rapporto educativo al centro dei percorsi formativi. La virtualità taglia fuori tutta una serie di attività che è impossibile portare avanti con uno schermo.

Quanti studenti in Piemonte si apprestano a frequentare i corsi Cnos-Fap?

Oltre duemila allievi iniziano i secondi e i terzi anni dei corsi di qualifica e circa 300 quelli per il diploma professionale. Prendono il via anche i percorsi di istruzione tecnica superiore (Its o Ifts), per gli ex allievi e per studenti provenienti dalle scuole superiori. Lo scorso anno hanno concluso il loro percorso 1.200 allievi conseguendo la qualifica (900) e il diploma professionale (300).

Stefano DI LULLO

Il progetto Bella Presenza: con gli oratori la Scuola arriverà nelle strade – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di oggi dedica un articolo al progetto nazionale “Bella Presenza” in cui è impegnata l’Educativa di Strada dell’Oratorio Salesiano del San Luigi di Don Bosco San Salvario. Di seguito l’articolo, a cura di Stefano Di Lullo.

A Torino con gli Oratori la Scuola arriverà nelle strade

Contro la dispersione scolastica – Con il progetto nazionale “Bella Presenza” gli insegnanti di alcune scuole torinesi attingono all’esperienza dell’Educativa di strada per non perdere i giovani nel disagio più colpiti dall’epidemia: «per loro la didattica a distanza non è sufficiente»

A Torino alcune scuole usciranno dai propri cancelli fisici e tecnologici e approderanno, grazie alla sinergia con gli oratori e la collaudata esperienza dell’Educativa di strada, nelle vie e nelle piazze per raggiungere i ragazzi che fanno più fatica «a stare dentro» ai percorsi scolastici, soprattutto in questo tempo di pandemia che ha generato disorientamento in particolare in chi è più fragile.

È uno dei frutti del progetto nazionale «Bella Presenza», selezionato dall’impresa sociale «Con i bambini» nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, che è stato portato avanti dal 2018 in Piemonte, Campania e Toscana raggiungendo oltre 3.330 minori e quasi mille nuclei familiari, con il coinvolgimento di 700 insegnanti ed educatori.

Il punto sul piano, della durata di 4 anni, è stato fatto martedì 12 maggio nel corso di un seminario on line sul tema «Sconfinamenti. Per una scuola fuori dall’emergenza da costruire insieme».

In Piemonte, a Torino, Cuneo e Racconigi, una rete di associazioni, coordinata dalla cooperativa sociale «Labins», che ha sede in via Maria Vittoria a Torino, negli anni scolastici 2018-2019 e 2019-2020 ha messo in campo azioni, in sinergia con gli istituti scolastici coinvolti e diversi enti del Terzo settore, per riattivare una comunità educante in grado di prendersi carico e accompagnare tutti gli studenti, in particolare chi è più fragile, prevenendo l’insorgere del disagio nelle aule scolastiche che sempre più spesso porta gli adolescenti a smettere di studiare, a vivere alla giornata senza alcun progetto per il proprio futuro.

Le scuole coinvolte a Torino, nelle Circoscrizioni 1, 7 e 8, sono il liceo scientifico Gobetti, il Convitto statale Umberto I e gli istituti Giulio, Pertini, Giolitti e Gozzi Olivetti, a cui si è aggiunta una sperimentazione sull’Istituto comprensivo Gabelli nel quartiere Barriera di Milano.

«La pandemia», sottolinea Patrizia Gugliotti, presidente di Labins e coordinatrice di «Bella Presenza» per il Piemonte, «ha portato ancora di più allo scoperto diseguaglianze e povertà in ambito educativo. Ed ecco l’importanza di una rete che pone al centro il ragazzo. Non è più possibile pensare a percorsi educativi per minori a compartimenti stagni: ovvero da un lato la scuola, dall’altro l’educativa di strada, i servizi sociali, le associazioni, ma è opportuno un lavoro di squadra che accompagni gli studenti in difficoltà partire dalle proprie potenzialità. La distanza fisica dalla scuola apre uno ‘spazio del possibile’, ovvero la possibilità concreta di ripensare l’agire educativo in modo nuovo, aperto ed  inclusivo. Se già nella società prima del Covid-19 il progetto ‘Bella Presenza’ nasceva dalla necessità di mescolare saperi e competenze di insegnanti ed educatori, tempo vissuto dentro e fuori la scuola, ragazzi e territori diversi, quelli fragili insieme a quelli più forti, oggi si ritiene che ‘sconfinare’ debba diventare la regola per costruire interventi educativi e non solo didattici, reticoli di prossimità, educazione porta a porta, metodi creativi e inclusivi che non lascino davvero indietro nessun bambino o bambina, nessun ragazzo o ragazza».

Il progetto in primo luogo punta sull’orientamento a partire dalla scuola media portato avanti con numerose associazioni del territorio attraverso il coinvolgimento attivo delle famiglie e del Terzo settore. Si lavora poi a prevenire il disagio prima che insorga.

L’esperienza dell’educativa di strada portata avanti dagli oratori ha offerto un contributo essenziale, per evitare che in questo tempo di epidemia i ragazzi si perdessero.

«Abbiamo attivato», spiega Marta Romano, educatrice dell’Oratorio salesiano San Luigi di San Salvario, «un’attività di monitoraggio costante con le scuole per capire come i ragazzi stessero vivendo il lockdown, chi si connettesse e chi no con la didattica a distanza. Ed ecco che attraverso i contatti personali, instaurando una relazione, abbiamo supportato la scuola e le famiglie dei ragazzi più in difficoltà proponendo delle attività di laboratorio a partire dalle competenze e dai desideri di ciascuno».

Centrale l’attività realizzata in piazza Galimberti nell’ambito del progetto «Bella Presenza» su iniziativa dell’Istituto comprensivo Pertini nella zona delle palazzine dell’ex villaggio olimpico Moi.

«Lo scorso anno», evidenzia la dirigente scolastica Elena Cappai, «ho segnalato all’educativa di strada la presenza di nostri studenti in piazza Galimberti durante o al di fuori dell’orario scolastico. Ed ecco che gli educatori del San Luigi che animavano attività presso la postazione Spazio Anch’io al Parco del Valentino hanno iniziato a frequentare la zona e intercettare gli adolescenti».

«Lo scopo», continua l’educatrice Romano, «è intraprendere un percorso educativo a partire dalle competenze che gli adolescenti già posseggono. Siamo quindi partiti da laboratori come quello di lettering, che ci hanno permesso di stringere un legame. Abbiamo anche offerto percorsi alternativi alla sospensione scolastica. In questo momento stiamo strutturando delle proposte per l’estate, quando potremo riprendere le attività in strada, in modo da continuare a stare accanto ai ragazzi».

«Data l’efficacia del progetto», prosegue la preside Cappai, «ho proposto  dal prossimo anno di intraprendere attività didattiche in luoghi fuori dalla scuola o alternativi alla didattica a distanza, quindi anche nelle piazze: un piano certamente da strutturare in sinergia con i diversi attori del progetto fra cui l’educativa di strada. La pandemia spinge, infatti, il mondo scolastico a trasformare e ripensare i metodi didattici  tradizionali: è l’unico modo per non perdere nessuno studente soprattutto in questo periodo in cui il rischio della dispersione è aumentato in modo esponenziale».

Oratorio Valdocco: nel «cortile virtuale» nessuno è lasciato solo – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di questa domenica, 19 aprile 2020, dedica un articolo ai gruppi creati su piattaforme digitali e alle attività a distanza messe in campo dall’Oratorio salesiano di Valdocco. Di seguito, l’articolo pubblicato a cura di Stefano Di Lullo.

Il primo oratorio di don Bosco a Valdocco è chiuso, come tutti, ma continua ed essere casa che accoglie, avvia alla vita e dove incontrarsi fra amici. Il cortile, infatti, ora è spalancato fra le case dei sacerdoti, degli educatori, dei ragazzi e giovani. Tutti gli appuntamenti settimanali dell’oratorio guidato da don don Jacek Jankosz, nell’emergenza della pandemia, sono rimasti invariati, si sono semplicemente trasferiti sulle piattaforme digitali.

«Gli incontri formativi per i gruppi delle medie e delle superiori», spiega Davide Torrente, uno degli educatori, «si tengono regolarmente nei giorni in cui i ragazzi erano soliti incontrarsi in oratorio. Con il biennio e il triennio delle superiori ci diamo appuntamento il venerdì dalle 18.30 in poi sulle piattaforme Zoom e Google meet per momenti di riflessione sul periodo difficile che ognuno sta vivendo. In particolare abbiamo accompagnato i gruppi nel tempo quaresimale con diverse attività e durante il Triduo pasquale li abbiamo invitati a seguire le funzioni del Papa o quelle trasmesse dalla Basilica di Maria Ausiliatrice. Abbiamo quindi aiutato i ragazzi a comprendere insieme il significato delle diverse celebrazioni e a prepararsi, quindi, alla Pasqua».

C’è poi il «cortile virtuale»: gli educatori tengono i contatti con ciascun ragazzo attraverso telefonate, chat di whatsapp sia singolarmente che a piccoli gruppi per aiutarli nei compiti scolastici, nello studio, e per confrontarsi sulle loro paure e incertezze, ma anche sui propri sogni.

«Non vogliamo che nessun ragazzo si senta abbandonato», prosegue Torrente, «ma continui a sentirsi accompagnato passo passo anche se non è possibile incontrarsi di persona».

Gli animatori lanciano poi giochi e sfide con classifiche settimanali.

Torna a splendere la Cappella dell’Oratorio di Valdocco – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di domenica 16 febbraio, riporta un articolo dedicato alla nuova Cappella del Buon Pastore dell’Oratorio di Torino Valdocco, inaugurata lo scorso 2 febbraio. Di seguito l’articolo a cura di Stefano DI LULLO.

VALDOCCO
Torna a splendere la Cappella dell’Oratorio

Un dono e un impegno. Così don Jacek Jankosz, direttore del primo oratorio di don Bosco a Valdocco, definisce la nuova cappella all’interno del complesso oratoriano (via Salerno 12) inaugurata domenica 2 febbraio dopo i lavori di completa ristrutturazione.

Il nuovo luogo diventerà punto di riferimento principale per le diverse attività portate avanti dall’oratorio salesiano dove i giovani e gli educatori potranno ritrovarsi insieme a pregare. Nella celebrazione di benedizione, avvenuta in occasione della festa di san Giovanni Bosco del 31 gennaio, don Enrico Stasi, Ispettore dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta, ha ringraziato don Jacek

«per aver voluto rinnovare questo ambiente e renderlo bello, perché la bellezza apre il nostro cuore a Dio».

La piccola chiesa dell’oratorio è stata dedicata al Buon Pastore, che è anche il filo conduttore degli affreschi della giovane pittrice Silvia Allocco con cui sono decorate le pareti. «Il Buon Pastore», spiega don Jankosz:

«anzitutto conosce le sue pecore. È bello soffermarci su questa qualità: secondo il linguaggio biblico conoscere è molto più di un semplice acquisire e gestire delle informazioni. La conoscenza comporta lo stare insieme e il condividere. A imitazione di Cristo ogni salesiano e animatore, ogni allenatore e catechista, deve quindi contraddistinguersi per queste virtù: la vicinanza e la pazienza, l’ascolto e il sostegno, la fermezza e la dolcezza, l’attenzione ai piccoli e agli ultimi, l’ottimismo e la dedizione».

I riquadri sulla parte laterale raffigurano quattro giovani dell’Antico Testamento che hanno ricevuto una chiamata particolare da Dio: Samuele, Davide, Giuseppe e Geremia. Entrando nella cappella salta subito all’occhio l’immagine del Padre Misericordioso che corre per abbracciare suo figlio. Nelle parole di Gesù, scritte al centro della chiesa, vi è incisa un’altra caratteristica che deve avere ogni pastore: quella di un amore responsabile che imita Gesù, il Buon Pastore per eccellenza, che offre la vita per i suoi discepoli.

«A partire da don Bosco stesso», conclude il direttore Jankosz, «così hanno fatto i Salesiani e i loro collaboratori passati in questo oratorio, sulle parole di Gesù: ‘nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’ (Gv 13, 15). Gesù ci insegna ad avere una dedizione sincera e un’attenzione costante verso le persone che frequentiamo. La regola fondamentale è sempre la stessa: trattare l’uomo come un fine e mai come un mezzo. Solo su questa base un oratorio può funzionare veramente».

Stefano DI LULLO

Don Jabloyan, «l’Oratorio di Aleppo unica speranza nella guerra» – La Voce e il Tempo

La Voce e il Tempo di questa domenica, 2 febbraio, riporta un articolo dedicato alla testimonianza di don Pier Jabloyan, direttore della Casa Salesiana in Siria, durante la giornata di formazione congiunta tra salesiani ed educatori a Valdocco. Di seguito l’articolo dedicato, a cura di Stefano Di Lullo.

Don Jabloyan, «l’Oratorio di Aleppo unica speranza nella guerra»

VALDOCCO – LA TESTIMONIANZA DEL DIRETTORE DELLA CASA SALESIANA IN SIRIA ALLA GIORNATA DI FORMAZIONE CONGIUNTA PER SALESIANI ED EDUCATORI

La scorsa settimana presso la Casa madre dei Salesiani di Valdocco a Torino si è tenuto il secondo incontro dedicato al percorso di formazione congiunta tra Salesiani ed educatori di oratorio. La prima parte dell’incontro ha riguardato la relazione sul tema «I giovani alla luce dello sguardo di don Bosco» a cura di don Mario Fissore, incaricato dell’oratorio San Luigi a San Salvario che ha affrontato il tema partendo da ciò che Don Bosco racconta della sua giovinezza e adolescenza.

«La comprensione di fede dei propri anni giovanili, l’esperienza pastorale nella Torino dell’Ottocento, l’approfondimento di operette di spiritualità giovanile – ha detto don Fissore -hanno infatti portato in don Bosco a radicare la certezza che i giovani godessero di una speciale predilezione da parte di Dio. Per don Bosco la giovinezza è un’età quanto mai preziosa in funzione dell’esistenza della singola persona e del futuro della società, anche perché è facile constatare come la strada intrapresa negli anni della gioventù, difficilmente si abbandona in età adulta».

La seconda parte del percorso di formazione ha riguardato invece la testimonianza di don Pier Jabloyan, direttore della Casa Salesiana di Aleppo che si trova nella zona ovest della città, dal 2011 dilaniata dalla guerra. Don Pier ha parlato dell’importante ruolo che ha avuto l’oratorio salesiano di Aleppo nell’accogliere i giovani della città nelle situazioni più drammatiche e devastanti del conflitto che ha lasciato tracce indelebili nel tessuto cittadino che sta cercando di risollevarsi con coraggio e tenacia.

«In alcune occasione siamo stati costretti a chiudere l’oratorio per motivi di sicurezza», ha raccontato don Pier, «appena possibile abbiamo sempre ripreso le attività con coraggio, aprendo le porte ai giovani. Non abbiamo fatto cose straordinarie, ma normali, che durante una guerra diventano certamente straordinarie. Per questo lo spirito di Don Bosco per noi che viviamo l’esperienza della guerra ha significato testimoniare una vita gioiosa».

Lo scorso novembre è partito il gemellaggio fra i giovani dell’Ispettoria dei Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta e quella del Medio Oriente, in particolare con le Case salesiane di Aleppo e Kafroun in Siria. Un progetto che punta a favorire legami di fraternità formati da aiuti concreti e dalla preghiera gli uni verso gli altri.

Stefano DI LULLO

Don Bosco San Salvario: L’Educativa di Strada – La Voce e il Tempo

Si riporta di seguito l’articolo pubblicato da La Voce e il Tempo a cura di Stefano DI LULLO in merito all’Educativa di Strada dei Salesiani dell’Opera San Giovanni Evangelista a San Salvario.

SALESIANI – PROSEGUE IL CONFRONTO SUL FUTURO DELLA POSTAZIONE AL VALENTINO

SAN SALVARIO «Apriamo gli Oratori di strada agli universitari»

L’oratorio sulla strada, nel cuore del Parco del Valentino, negli ultimi dieci anni è diventato sempre più fucina di futuro per i giovani più fragili, che da scarti diventano attori protagonisti della società, ma è anche punto di riferimento per ragazzi, famiglie e diverse associazioni attratte da quegli spazi, modello di inclusione.

I Salesiani dell’Opera San Giovanni Evangelista a San Salvario, con gli educatori che si occupano dell’Educativa di strada, hanno recentemente incontrato il vicesindaco Sonia Schellino e l’assessore alle Politiche giovanili Marco Giusta per fare il punto sul futuro della postazione «Spazio Anch’io» al Parco del Valentino in vista dell’avvio dei cantieri per la costruzione del nuovo Campus universitario del Politecnico a Torino Esposizioni. L’allora parroco di Ss. Pietro e Paolo, don Mauro Mergola, a fine 2018 aveva incontrato il sindaco Chiara Appendino chiedendo

«di non lasciare fuori dal progetto le fasce più deboli studiando momenti di integrazione fra gli educatori, i ragazzi che frequentano ‘Spazio Anch’io’ e gli studenti universitari della zona».

Il sindaco aveva incaricato gli edu- catori di stilare un progetto, regolarmente presentato.

Il Comune ad oggi ha garantito che per tutto il 2020 la postazione non dovrà trasferirsi. I Salesiani proseguiranno, quindi, un confronto con le istituzioni, il Politecnico e le associazioni del territorio per strutturare una soluzione non solo relativa ad una nuova collocazione ma ad un rinnovato modello di inclusione a beneficio del territorio ed «esportabile» anche in altre zone della città.

«Il continuo passaggio di classi scolastiche, oratori, associazioni ed anche gruppi universitari di studio da Spazio Anch’io», sottolinea don Mario Fissore, incaricato dell’oratorio salesiano San Luigi, «è indice che l’attività di Educativa di strada in quel contesto interessa e richiama l’attenzione. Non si tratta solo di un luogo di contrasto al disagio giovanile, di bassa soglia, ma anche un punto di integrazione e incontro a disposizione del quartiere e della città».

I Salesiani stanno, infatti, lavorando per inserire sempre di più anche i numerosi studenti universitari che abitano nella zona, divenuta negli ultimi anni a tutti gli effetti un quartiere universitario, nelle attività di accompagnamento, come la formazione professionale, per i coetanei in difficoltà.

In linea con questo spirito lo scorso giugno la parrocchia Ss. Pietro e Paolo ha avviato in casa canonica un’Housing sociale per universitari italiani stranieri con diversi percorsi alle spalle.

«Ci stiano interrogando sulla mission futura dell’Opera salesiana a San Salvario», evidenzia don Fissore, «che certamente può coinvolgere gli studenti degli Atenei torinesi nei diversi progetti portando un indiscutibile valore aggiunto».

Queste considerazioni saranno dunque portate nei tavoli di confronto che seguiranno nei prossimi mesi sul futuro delle nume- rose attività di Educativa di Strada al Parco del Valentino e nelle vie di San Salvario. Per informazioni: www.donboscosansalvario.it.

Stefano DI LULLO