La classe prima della Scuola Media Salesiana di Bra è stata premiata al concorso regionale âLA MIA SCUOLA AL TEMPO DEL COVIDâ, l’iniziativa che ha visto coinvolti il Consiglio regionale del Piemonte, attraverso la Consulta femminile, lâUfficio Scolastico Regionale per il Piemonte, lâAssociazione Save The Children e la Garante per lâInfanzia e lâAdolescenza del Piemonte. Di seguito il racconto scritto dallâallieva Marta Gandino gentilmente fornito alla Redazione dai Salesiani di Bra.
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CONCORSO âLA MIA SCUOLA AI TEMPI DEL COVIDâ premiata la classe prima della scuola media salesiana
CONCORSO âLA MIA SCUOLA AI TEMPI DEL COVIDâ premiata la classe prima della scuola media salesiana (II parte)
Dopo aver pubblicato uno stralcio del testo di classe, oggi presentiamo il racconto scritto dallâallieva Marta Gandino: unâoriginale versione di come può esser vista la scuola âai tempi del Covidâ.Â
La strana scuola del MondolĂ fuori
(Due gemelli nella pancia della loro mamma, ascoltando i discorsi dei genitori e della sorella maggiore, si interrogano su cosa sia la âscuolaâ di cui sentono continuamente parlare. Non riuscendo facilmente a spiegarsi la natura di questa âscuolaâ, decidono di immaginarselaâŚ)
[âŚ] Cominciammo concretamente a immaginare una scuola tutta nostra. Ragionammo, pensammo, condividemmo tutte le idee possibili immaginabili, rielaborandole, scartando quelle che, secondo noi, non câ entravano nulla e le ordinammo per bene.
Alla fine, venne fuori una scuola bellissima e organizzatissima. Perfetta per noi e da proporre anche lĂ fuori, a nostra sorella.Â
Nella nostra scuola ideale, le lezioni si sarebbero svolte quattro giorni su sette, piĂš uno âfacoltativoâ, il venerdĂŹ. Le lezioni sarebbero state separate daÂ
due intervalli allâaperto. Per noi, nella pancia, non câera grande varietĂ di spazio, ma bastava un pizzico di immaginazione per sentirci in cortile.Â
Ogni giorno ci sarebbe stato un professore, che avrebbe insegnato per tutto il dĂŹ le sue materie (minimo 2 per ogni insegnante). La lezione sarebbe stata organizzata in mezzâora di spiegazione e mezzâora di esercizi insieme: nella pancia, io e mia sorella ci saremmo alternati nello svolgimento.Â
Gli alunni, in questa scuola, sarebbero dovuti essere massimo 25 per ogni classe: ci piaceva quel numero anche se, nella nostra di sezione, ci stavamo solo in due.
 In aula, ciascuno avrebbe avuto un vicino di banco, che avrebbe cambiato ogni mese o quando ce ne fosse stato bisogno. Io avrei volentieri fatto cambio ogni tanto ma, sapevo che per i successivi 3 mesi, non avrei avuto che mia sorella accanto.
Tra compagni di banco ci si sarebbe potuti aiutare e ognuno avrebbe potuto considerare come âsocioâ, per i lavori a coppie, il suo vicino (cambiandolo però regolarmente). Volevo bene alla mia gemella, ma mi sarebbe piaciuto conoscere presto anche qualcun altro.Â
I ragazzi, in questa scuola, avrebbero potuto parlare, ovviamente, solo alzando la mano (mentre noi, nella pancia, ci saremmo prenotati con un âcalcettoâ).
Le regole dellâanno sarebbero state dettate allâinizio del primo trimestre. Le âleggi scolasticheâ sarebbero dovute essere rispettate da tutti, per garantire una buona convivenza civile (roba che non avevamo ben capito cosa fosse, ma ci era sembrata importante).Â
Il primo giorno di scuola sarebbe stato dedicato alla âGenesi del Lavoroâ, un compito che sarebbe consistito nel trovare, personalmente, un obiettivo da raggiungere entro la fine dellâanno e qualcosa da migliorare di sĂŠ in termini di amicizia o di impegno. Io e mia sorella, per esempio, nella pancia, ci eravamo ripromessi di non scalciare troppo e di non tentare uscite anticipate o capriole.Â
PiĂš o meno a metĂ anno, in questa magnifica scuola, si sarebbe tenuta una festa che, in base alle decisioni del Preside e dei docenti (o della mamma), avrebbe contemplato un tema diverso: si sarebbe potuto trattare di una Festa-Ballo (in cui un ragazzo avrebbe invitato una ragazza), una Festa-PigiamaParty (molto raro), Festa-di-Compleanno o una Festa-di-Fine-Anno, a cui sarebbero state invitate anche le famiglie degli alunni.
Il trimestre passò tra progetti, immaginazione e âscuola in panciaâ, una nuova dicitura che si sarebbe potuta accostare a quelle piĂš note di âscuola in presenzaâ e âscuola a distanzaâ.Â
Poi, un bel giorno, suonò la campanella: non fu lâallarme antincendio, anche se qualche grido non mancò. Io e mia sorella fummo come spinti via di corsa dallâaula.Â
Quando riuscii ad aprire gli occhi, mi guardai attorno e rimasi stupito. Il MondolĂ fuori era bellissimo. Mi avevano chiamato MICHELE. Mia sorella si chiamava ARIANNA.
Dentro la pancia era molto piĂš facile parlare, guardarsi intorno, pensare⌠lĂŹ câera di nuovo tutto da imparare.Â
Era forse stato tutto inutile quel progettare, quellâimmaginare? Chi lo sa. Ora si doveva pensare a crescere ripartendo da zero. Avevamo cambiato aula, compagni e professori: eppure amavamo giĂ quella nuova scuola.Â
Marta Gandino
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