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Il cuore salesiano di Torino invoca la Vergine: insegnaci ad essere più solidali

Il racconto della Solennità di Maria Ausiliatrice, tenutasi a Valdocco domenica 24, grazie all’articolo di Marina Lomunno (pubblicato su Avvenire) ed alla foto gallery, gentilmente realizzata, dal salesiano Antonio Saglia.

Ci sono “scatti” che resteranno fissi nella memoria e testimonieranno alle generazioni future cosa è stata la pandemia che stiamo vivendo: tra queste, sicuramente per i torinesi (e per i 132 Paesi dove sono presenti i salesiani, collegati domenica tramite la tv e i social con Valdocco) l’immagine della statua di Maria Ausiliatrice nella piazza antistante la Basilica vuota, con ai piedi l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, accompagnato dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime.

Causa coronavirus la tradizionale processione che chiude la festa liturgica di Maria Ausiliatrice, giunta alla 152a edizione e che raduna oltre 20mila persone, non si è snodata per le vie della Torino di don Bosco per poi confluire nella piazza gremita per la benedizione. Non era mai accaduto neppure in tempo di guerra che la statua dell’Ausiliatrice non uscisse per la processione: per questo l’arcivescovo, al termine del Rosario pregato in Basilica con un numero “contingentato” di fedeli in mascherina con le “decine” della corona affidate alle comunità salesiane sparse per il mondo e collegate via social ha rivolto una supplica alla Madonna perché liberi il mondo dal virus. «Ti chiediamo protezione e conforto – ha chiesto Nosiglia – conforta i malati, coloro che hanno perso un congiunto a causa del virus, sostieni i medici e gli operatori sanitari che hanno rischiato la vita per salvarne altre, guarda i giovani, rendili coraggiosi e forti, aiutali a sognare anche se siamo nella prova e fai in modo che da questa pandemia impariamo a costruire una società più solidale con chi soffre». La giornata è stata scandita fin dal primo mattino dalle Messe molto partecipate ma regolate da un rigoroso servizio d’ordine gestito dai volontari della Basilica col “numero chiuso” in chiesa ma la possibilità di prendere parte alle celebrazioni anche nell’ampio cortile. «Il desiderio era di vivere questa solennità e la novena che l’ha preceduta – ha detto don Enrico Stasi, ispettore dei salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta – aprendo il cuore e confidando a Maria paure e speranze che animano questi giorni: solo così potremo sperimentare la dolcezza dell’essere protetti sotto il suo manto».

Tra i celebranti, Nosiglia (alle 11) e padre Carmine Arice, superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ha evidenziato come sia una grazia ritornare a celebrare la Messa «in questo tempo di sofferenza e di forzato digiuno eucaristico» proprio nella domenica dell’Ascensione che quest’anno cade nella festa di Maria Ausiliatrice.

Nel pomeriggio l’Eucaristia con una rappresentanza del Movimento giovanile salesiano presieduta dal Rettor Maggiore, riconfermato alla guida della congregazione lo scorso marzo nel Capitolo celebrato a Valdocco e chiuso in anticipo per il Covid-19. «Oggi Gesù ci assicura che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo – ha sottolineato Artime – carissimi giovani anche oggi in questo tempo in cui sperimentiamo la nostra fragilità, siete chiamati a testimoniare Gesù con la vostra vita, soprattutto verso i più poveri, scartati, sofferenti: i preferiti per il cuore salesiano, come ci insegna papa Francesco che abbiamo visto solo nella preghiera del 27 marzo in piazza San Pietro. Ma mai come in quel giorno è stato accompagnato da tutto il mondo non solo cristiano. Questi sono i segni della consolazione che cambiano il mondo».

MARINA LOMUNNO
Torino

Salesiani Bra: S.Messa nel cortile del Cnos-Fap per Maria Ausiliatrice

Il quotidiano della provincia di Cuneo Targatocn.it dedica un articolo ai festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice che si sono svolti nella giornata di ieri nel cortile della Casa Salesiana di Bra, secondo le modalità anti-contagio richieste. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato a cura di Silvia Gullino.

Bra, festeggiamenti ai Salesiani nella mattina di oggi, in onore di Maria Ausiliatrice

Messa all’aperto nel cortile del Cnos Fap, secondo le modalità anti-contagio previste al tempo del Coronavirus

“Impegnate in vostro favore Maria Ausiliatrice; e persuadetevi che ciò che non possono fare i chirurghi, lo saprà fare Lei”.

Un messaggio chiaro, semplice e attuale quello di San Giovanni Bosco, che è stato maggiormente valido oggi (domenica 24 maggio), festa liturgica di Maria Ausiliatrice. La celebrazione si è svolta anche nella Casa Salesiana di Bra con una Messa all’aperto nel cortile del Cnos Fap e secondo le modalità anti-contagio previste al tempo del Coronavirus.

Da oltre sessant’anni sono al servizio di bambini e ragazzi della città: era il 1959 quando i figli di don Bosco arrivarono sotto la Zizzola, nel quartiere Oltre-ferrovia. A sostenerli è proprio lei l’Auxilium Christianorum (l’Aiuto dei Cristiani) che era continuamente invocata da don Bosco, apostolo dei giovani. Il grande educatore di Valdocco pose la sua opera di sacerdote e fondatore, sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose s’ingarbugliavano.

Ormai Maria Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di don Bosco’: essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri.

Tornando all’esperienza educativa braidese, oggi, l’Istituto San Domenico Savio di viale Rimembranze è diretto da don Alessandro Borsello che con passione lo guida anche durante la tempesta del Covid-19. Un’esperienza inedita che non ha trovato impreparata la scuola paritaria braidese che, da subito, si è messa in gioco con la didattica online accompagnando piccoli (e grandi) in questo tempo unico. Insomma, lo stile salesiano supera le barriere del tempo. Anche quelle improvvise, come il Coronavirus.

Ed ora qualche curiosità sul culto di Maria Ausiliatrice.

Fin dal 1500, il titolo di ‘Maria aiuto dei cristiani’ compariva tra le Litanie Lauretane. Il suo culto era già noto all’epoca di papa Pio V e si propagò largamente a seguito della vittoria dei cristiani contro i turchi, a Lepanto (1571) e a Vienna (1683). Nel 1814 poi, il Papa Pio VII, dopo la liberazione dalla prigionia napoleonica, istituì la festa di Maria Ausiliatrice, fissandone la data al 24 maggio.

La devozione alla Madonna sotto il titolo di Ausiliatrice conobbe una larga diffusione nell’Ottocento, grazie a un grande apostolo di devozione mariana, don Bosco, che volle manifestare la propria fiducia e quella dei giovani allievi nella presenza materna di Maria nelle vicende dell’umanità e della Chiesa.

Per lui, infatti, Maria è la Madre che non abbandona mai i suoi figli, ma li segue e li aiuta mediante la sua intercessione. Nel 1862, dovendo decidere la costruzione della grande basilica di Torino, don Bosco confidò al futuro cardinale don Cagliero: “La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la Vergine Santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana” (Memorie di don Bosco 7,334). Da qui è derivata l’immagine emblematica della Madonna come figura salvifica che, in tempi difficili, accorre in aiuto dei cristiani e di tutta la comunità.

Vi sono in realtà numerosi aneddoti che legano la personalità di don Bosco alla Madonna.

Nel sogno dei 9 anni che guidò tutta la sua vita, Gesù dice a Giovannino: “Io ti darò la Maestra” e le presenta Maria. Così, ai suoi oratori, che intanto si diffondevano in tutto il mondo, don Bosco soleva dire:

“Quando un giovane entra in una casa salesiana, Maria Ausiliatrice lo prende sotto la sua protezione”.

Il medesimo concetto fu da lui ribadito al momento della costruzione della grande basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, inaugurata nel 1868:

“Ogni pietra, ogni ornamento segnala una grazia”. E si spegnerà affermando: “Ho sempre avuto tutta la fiducia in Maria Ausiliatrice”.

«Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria» (Es 10,2): la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

Ieri, 24 maggio, ricorreva anche la 54ma Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Riportiamo il messaggio inviato dal Papa, come da tradizione, il 24 gennaio scorso, festa di San Francesco di Sales.

«Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria» (Es 10,2).
La vita si fa storia

Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri.

1. Tessere storie

L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo.

L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.

L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male.

2. Non tutte le storie sono buone

«Se mangerai, diventerai come Dio» (cfr Gen 3,4): la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. “Se possederai, diventerai, raggiungerai…”, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali. Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità.

Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita.

In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendolivelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.

3. La Storia delle storie

La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr Gen 1). Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui. In un Salmo, la creatura racconta al Creatore: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda […]. Non ti erano nascoste le mie ossa, quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra» (139,13-15). Non siamo nati compiuti, ma abbiamo bisogno di essere costantemente “tessuti” e “ricamati”. La vita ci è stata donata come invito a continuare a tessere quella “meraviglia stupenda” che siamo.

In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio. L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto.

Il titolo di questo Messaggio è tratto dal libro dell’Esodo, racconto biblico fondamentale che vede Dio intervenire nella storia del suo popolo. Infatti, quando i figli d’Israele schiavizzati gridano a Lui, Dio ascolta e si ricorda: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,24-25). Dalla memoria di Dio scaturisce la liberazione dall’oppressione, che avviene attraverso segni e prodigi. È a questo punto che il Signore consegna a Mosè il senso di tutti questi segni: «perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio i segni che ho compiuti: così saprete che io sono il Signore!» (Es 10,2). L’esperienza dell’Esodo ci insegna che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita.

Gesù stesso parlava di Dio non con discorsi astratti, ma con le parabole, brevi narrazioni, tratte dalla vita di tutti i giorni. Qui la vita si fa storia e poi, per l’ascoltatore, la storia si fa vita: quella narrazione entra nella vita di chi l’ascolta e la trasforma.

Anche i Vangeli, non a caso, sono dei racconti. Mentre ci informano su Gesù, ci “performano”[1] a Gesù, ci conformano a Lui: il Vangelo chiede al lettore di partecipare alla stessa fede per condividere la stessa vita. Il Vangelo di Giovanni ci dice che il Narratore per eccellenza – il Verbo, la Parola – si è fatto narrazione: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha raccontato» (Gv 1,18). Ho usato il termine “raccontato” perché l’originale exeghésato può essere tradotto sia “rivelato” sia “raccontato”. Dio si è personalmente intessuto nella nostra umanità, dandoci così un nuovo modo di tessere le nostre storie.

4. Una storia che si rinnova

La storia di Cristo non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale. Essa ci mostra che Dio ha preso a cuore l’uomo, la nostra carne, la nostra storia, fino a farsi uomo, carne e storia. Ci dice pure che non esistono storie umane insignificanti o piccole. Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina. Nella storia di ogni uomo il Padre rivede la storia del suo Figlio sceso in terra. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata.

«Voi – scriveva San Paolo – siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,3). Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, scrive in noi. E scrivendoci dentro fissa in noi il bene, ce lo ricorda. Ri-cordare significa infatti portare al cuore, “scrivere” sul cuore. Per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo. Come le Confessioni di Agostino. Come il Racconto del Pellegrino di Ignazio. Come la Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. Come i Promessi Sposi, come I fratelli Karamazov. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo.

5. Una storia che ci rinnova

In ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. Mentre leggiamo la Scrittura, le storie dei santi, e anche quei testi che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza, lo Spirito Santo è libero di scrivere nel nostro cuore, rinnovando in noi la memoria di quello che siamo agli occhi di Dio. Quando facciamo memoria dell’amore che ci ha creati e salvati, quando immettiamo amore nelle nostre storie quotidiane, quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore. Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva. Raccontarsi al Signore è entrare nel suo sguardo di amore compassionevole verso di noi e verso gli altri. A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare le persone, affidare le situazioni. Con Lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti!

Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio.

Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende. Per poterlo fare, affidiamoci a una donna che ha tessuto l’umanità di Dio nel grembo e, dice il Vangelo, ha tessuto insieme tutto quanto le avveniva. La Vergine Maria tutto infatti ha custodito, meditandolo nel cuore (cfr Lc 2,19). Chiediamo aiuto a lei, che ha saputo sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore:

O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme.

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2020,

Memoria di San Francesco di Sales

FRANCISCUS

Valdocco: Solennità di Maria Ausiliatrice 2020

Si riporta di seguito il programma dei festeggiamenti dedicati a Maria Ausiliatrice nella giornata di domenica 24 maggio 2020 che si terranno presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino, Valdocco. Un momento significativo per tanti devoti e per la Famiglia Salesiana che, in tutto il mondo, vive questa ricorrenza in maniera speciale.

Quest’anno il programma è stato ripensato nel rispetto delle modalità richieste dalle Autorità civili in questo particolare tempo.

“Desideriamo vivere questa solennità con uno spirito di profonda confidenza in Maria. Aprendo il cuore e confidando a Lei paure e speranze che animano questi giorni potremo sperimentare la dolcezza dell’essere protetti sotto il suo manto”.

(Don Enrico Stasi – Ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta)

Orario celebrazioni eucaristiche

ORE 8:00 – Celebrazione Eucaristica, presiede don Carmine Arice.

ORE 9:30 – Celebrazione Eucaristica, presiede don Enrico Stasi – Ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta.

ORE 11:00 – Presiede S.E. mons. Cesare Nosiglia.
(in diretta su Rete 7 e sul canale Facebook @ilcortilediValdocco)

ORE 12:30 – Celebrazione Eucaristica, presiede don Guido Dutto.

ORE 15:30 – Celebrazione Eucaristica, presiede don Leonardo Mancini.

ORE 17:00 – Presiede don Angel F. Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani di don Bosco.
(In diretta su Rete 7, Telepace e sul canale Facebook @agenziaans). Partecipazione esclusiva per i giovani del Movimento Giovanile Salesiano previa prenotazione presso il sacerdote della casa salesiana di riferimento.

ORE 18:30 – Celebrazione Eucaristica, presiede don Guillermo Basañes.

ORE 20:30 – “Dalla Basilica di Maria Ausiliatrice alle nostre case
Rosario meditato, accessibile ai fedeli solo tramite diretta tv su Rete 7, Telepace oppure canale Facebook @agenziaans.

 

Rivivi i momenti della Festa di Maria Ausiliatrice 2018

La devozione della città di Torino a Maria Ausiliatrice si è rinnovata con una importante partecipazione al programma di celebrazioni di Valdocco dedicata alla Madre Maria.

Basilica sempre gremita di giovani e fedeli dal mattino fino alle ore 18.30 con la S. Messa presieduta da mons. Fernandez Artime, rettor maggiore dei Salesiani. Una massiccia adesione registrata anche in occasione della solenne processione serale guidata dall’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia.

E’ possibile rivivere la Festa di Maria Ausiliatrice mediante una galleria fotografica sul canale Flickr dell’Ispettoria e le dirette Facebook, realizzate dalla redazione di ANS – Agenzia Info Salesiana. Buona Visione!

Galleria Fotografica
Dirette ANS - Agenzia Info Salesiana

 

Diretta del Mattino – Concelebrazione presieduta da Mons. Cesare Nosiglia

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

Diretta del Pomeriggio – Concelebrazione presieduta da don Angel Fernandez Artime

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice | La Processione

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

Diretta della sera – Processione di Maria Ausiliatrice

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice | La Processione

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

24 Maggio: la festa della Riconoscenza

In una basilica gremita di fedeli, mons. Nosiglia ha ricordato come da sempre il popolo cristiano ha onorato e venerato Maria con sentimenti di devozione e figliolanza, osservando in lei “la Madre di consolazione e di speranza per la propria storia ed il proprio futuro”.

La festa del 24 maggio di Maria Ausiliatrice, che riunisce l’intera famiglia salesiana nel mondo a partire dal cuore di Valdocco, ha ricongiunto anche quest’anno un profluvio di fedeli sin dalle prime ore del mattino a testimonianza di quella riconoscenza forte per la Madre delle madri. L’arcivescovo, Mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa delle 11 in basilica ha affidato alla Madre Celeste i giovani torinesi in cerca del proprio posto nel mondo, la città, i malati e anche le vittime dell’attentato «odioso e antiumano» di Manchester.

La festa, nel corso della quale per tutto il giorno si sono susseguite le celebrazioni, ha raggiunto l’apice nel tardo pomeriggio con la messa solenne presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Angel Fernandez Artime, e poi con la processione guidata dall’arcivescovo nelle strade intorno a Valdocco dalle 20,30.

Le celebrazioni sono state trasmesse in tutto il mondo grazie alla diretta streaming sul sito www.missionidonbosco.org e su www.sdb.org e via satellite su Telepace HD (canale Sky 515).

Si riporta qui di seguito l’Omelia dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Nosiglia:

«Questa festa, che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria Ausiliatrice come Chiesa di Torino – dunque come comunità cristiana, ma anche civile della città –, è per noi la festa della riconoscenza. Il Vangelo ci ha ricordato il momento in cui Maria, con la sua intercessione di Madre presso il suo Figlio Gesù, aiuta una giovane coppia di sposi il giorno del loro matrimonio a risolvere un problema non di poco conto.
Il popolo cristiano, fin dall’inizio della sua storia, ha onorato la Madre di Dio e l’ha accolta nella sua vita e nella sua storia con una costante e crescente devozione, che esprime la propria figliolanza. Ha visto in lei la Madre di consolazione e di speranza per la propria storia ed il proprio futuro. E a lei ricorre sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà e di bisogno. Anche noi, quest’oggi, affidiamo la Diocesi, la Città di Torino e tutti i devoti dell’Ausiliatrice alla sua intercessione potente, affinché possiamo ottenere la sua protezione da ogni pericolo fisico e spirituale e il sostegno alla nostra fede in Cristo.
Affidiamo a Maria la prossima assemblea diocesana dei giovani, chiamati a rendersi responsabili del rinnovamento spirituale, umano e sociale della Chiesa e del mondo. Una responsabilità, che si misura a partire dal coraggio di testimoniare la propria fede in mezzo ai coetanei, facendo scelte coerenti sul piano della vocazione a cui il Signore chiama, dedicando tempo ed impegno per gli altri in campo educativo, caritativo e missionario.Guardando a Don Bosco nella assemblea che vedrà l’ampia partecipazione di giovani, genitori, docenti,animatori degli Oratori e responsabili delle associazioni giovanili nei vari ambiti dello sport, della cultura e del volontariato,sacerdoti ,diaconi, religiosi e religiose, vogliamo richiamare tutta la nostra società, gli educatori in primo luogo,ma anche le istituzioni a mettere al centro i problemi e le esigenze dei giovani di oggi non accontentandosi di belle parole paternalistiche e discorsi giovanilistici, senza porre in atto tutti quegli strumenti spirituali, culturali e politici, necessari a garantire loro una educazione integrale, un orientamento che dia loro una qualificazione e formazione adeguata alla loro futura professione e soprattutto un sbocco concreto nel mondo del lavoro, la piaga sociale oggi piu’ pesante che i giovani subiscono nel nostro territorio.I giovani spesso sono le periferie delle periferie del nostro sistema sociale e questo avvalla la separatezza dal mondo degli adulti che si allarga sempre piu’ con gravissime conseguenze sia per loro come per tutta la comunità.
Affidiamo a Maria il cammino pastorale della Diocesi, incentrato sull’impegno della comunione e dell’incontro, da far crescere in ogni comunità con l’apporto responsabile di tutti i membri della Chiesa: sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici singoli o associati. La comunione è dono di Dio, ma esige uno sforzo continuo, da parte di ciascun battezzato, perché sia edificata. Impegno da vivere nella propria famiglia, chiamata a testimoniare l’unità nell’amore e nella fede; nella propria comunità parrocchiale, considerata una famiglia di famiglie, in cui ogni cristiano è parte viva e corresponsabile nei servizi e nella partecipazione; nelle unità pastorali dove deve crescere l’attiva e concorde partecipazione di tutti i membri della Chiesa per assicurare un cammino fecondo di frutti spirituali e comunitari; nella società, dove la comunione si traduce in solidarietà e convivenza aperta a tutti e promotrice di giustizia e di pace, soprattutto verso le tante persone scartate e soggette a condizioni di vita precaria senza speranza per il domani.
Affidiamo a Maria i malati e i sofferenti, sempre prediletti dal suo cuore di Madre. Ricordiamo quest’anno il centenario delle apparizioni di Fatima, dove Maria ha portato nel mondo il suo messaggio di conversione e di penitenza, per ottenere il perdono e la pace universale, e ha profuso e tuttora profonde le sue grazie su innumerevoli pellegrini, che a lei sono ricorsi e ricorrono da ogni parte della terra. Questa circostanza non fa che esaltare anche ogni santuario mariano, luoghi di preghiera, di fede e di azione potente di Maria verso chi è nel bisogno e nella prova. Ma ci sprona anche a guardare a tanti nostri fratelli e sorelle – sofferenti nelle case, negli ospedali e nelle realtà di accoglienza – con particolare affetto, cura e prossimità, considerandoli un dono di grazia per tutta la Chiesa e per l’intera società.
Affidiamo a Maria quanti si adoperano per affrontare e risolvere i problemi sociali che assillano la Città e il territorio e che rappresentano un motivo, a volte, di divisione, suscitano preoccupazione e timori per il futuro e rischiano di tarpare le ali ai progetti per una città più vivibile, solidale, accogliente ,una città e un territorio che riprenda il suo percorso e non sia come un treno fermo alla stazione che si accontenta della manutenzione ordinaria senza mai ripartire. I cittadini cristiani, a partire dai laici, che per vocazione sono chiamati ad animare e orientare le realtà temporali con la verità di Cristo, non sono estranei o indifferenti a questo impegno, che tocca concretamente la loro testimonianza nel tessuto della storia e del mondo per aprirlo al Vangelo e alla carità.
È un compito che va perseguito, tuttavia, con alcuni riferimenti precisi e convergenti: la personale conversione al Vangelo, perché solo la coerenza tra fede e vita può rendere efficace la propria azione; la fedeltà alla comunione ecclesiale, che mai va sminuita o disattesa ed esige una cura tutta speciale, proprio quando si tratta di confrontarsi su temi di ordine politico, economico e sociale e, in specie, su quei valori fondativi della persona umana e della famiglia, della sua dignità e promozione integrale; l’accoglienza degli insegnamenti del Magistero della Chiesa, che illumina la coscienza ed orienta l’azione del cristiano in ogni problema che attiene alla sfera del vivere civile; il rispetto del pluralismo nelle scelte che ogni cristiano è chiamato a compiere sul piano dell’attuazione storica dei principî del Vangelo; la ricerca del dialogo con tutti e della volontà di operare sempre per il bene comune, convinti che alla lunga la verità e ogni altro valore umano, civile e religioso si impongono per se stessi, mediante l’agire concorde di coloro che li perseguono.
Affidiamo a Maria l’impegno di quanti si prodigano per salvaguardare sempre l’accoglienza e il rispetto di ogni persona, dal primo istante del suo concepimento al suo naturale tramonto, e senza discriminare alcuno per ragioni di nazionalità, cultura, etnia o religione; e affidiamole anche l’impegno di quanti operano per ridare ordine e sicurezza alla nostra Città e territorio e per educare alla legalità, condizioni essenziali e decisive per una vita sociale serena e costruttiva per tutti.
Affidiamo in particolare a Maria Ausiliatrice i tanti martiri del nostro tempo, che versano il sangue per Cristo e la fede.Il loro sacrifico sia lievito di vita e di pace per tutti e il Vangelo della misericordia e del perdono converta e liberi il cuore di chi persegue la violenza omicida e la morte e li renda docili all’azione dello Spirito dell’amore.Affidiamo infine a Maria Ausiliatrice, le recenti vittime dell’odioso e antiumano attentato di ​MUNCHESTER​, tante delle quali adolescenti e giovani, perchè questa ennesima strage di innocenti, sia monito per tutti della necessità divincere l’odio e la violenza omicida con un supplemento di impegno per costruire una società dell’incontro, del dialogo e del rispetto di ogni persona al di là delle differenze di cui è portatrice.
A te, Maria Ausiliatrice, che guardi i tuoi figli e figlie che a te ricorrono con fiducia, rivolgiamo la nostra preghiera, affinché, con la tua potente intercessione, possa sempre effondere su questa Città, sulla Diocesi, sul territorio piemontese, e il mondo intero la benedizione del tuo Figlio e le grazie che Egli vorrà concedere a quanti a te ricorrono, o Avvocata di misericordia, Aiuto dei cristiani e madre dell’umanità.

 

 

 

24 maggio: Festa di Maria Ausiliatrice

Maria Ausiliatrice  (oppure Maria Aiuto dei Cristiani) è un titolo con cui spesso viene chiamata ed invocata dai cristiani cattolici Maria, la Madre di Gesù. “E’ tempo di riattivare una solidarietà tra le generazioni”, così monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, aveva lanciato il suo monito nel corso dell’omelia per la festività di Maria Ausiliatrice dell’anno scorso, sottolineando l’esigenza di rispondere alle emergenze provenienti dal mondo del lavoro e della famiglia, certamente gli ambiti più colpiti dalla crisi di questi tempi.

Mercoledì 24 Maggio 2017 è la festa di Maria Ausiliatrice, tra le ricorrenze religiose più sentite e partecipate della città metropolitana di Torino e si celebrerà con un generoso calendario di appuntamenti a partire dall’inizio di maggio.

  • 6 maggio: Festa SAN DOMENICO SAVIO 
    Triduo: 3-5 maggio ore 16.25
  • 13 maggio: Festa S. M. DOMENICA MAZZARELLO
    Triduo: 10-12 maggio ore 16.25 don S. Casu sdb.
    13 maggio ore 15.00 Ordinaz. Sacerdotale don F. Mamino sdb.
  • 15-23 Maggio: Novena 
    16.30 Rosario
    17.00 S. Messa e riflessione
    18.55 Rosario con le comunità sdb e fma
    21.00 – 22.00 Rosario, Adorazione e Compieta.Sabato 20 ore 18.55: Vespri
    Domenica 21 ore 16.30 Adorazione – Vespri
  • Martedì 23 Maggio:  Vigilia della Festa
    BASILICA Ss. Messe: ore 6.30 / 7.00 / 7.30 / 8.00
    CHIESA SUCCURSALE Ss. Messe: ore 9.00 / 10.00 / 17.00 / 18.30ore 18.45 Vespri Solenni Presiede don Pierluigi Cameroni sdb, Assistente spirituale ADMA.
    ore 21.00 Rosario / Celebrazione Penitenziale/ Uff. Letture Presiede don Marek Czan sdb, Direttore Salesiani Crocetta.
    ore 24.00 S. Messa di Mezzanotte Presiede don G. Palizzi sdb, Direttore Salesiani Borgomanero.Il Santuario rimane aperto tutta la notte per l’adorazione eucaristica solenne (5.30 Lodi – 6.00 S. Messa)
  • MERCOLEDI’ 24 MAGGIO: Festa di Maria Ausiliatrice 
    7.00 S. Messa Presiede don F. Mamino sdb.8.30 S. Messa (scuole sdb e fma). Presiede don E. Stasi sdb, Ispettore ICP.-ore 10.00 S. Messa Presiede mons. Adrian H. Van Luyn sdb, vescovo emerito di Rotterdam.11.00 S. Messa Presiede S.E. mons. Cesare Nosiglia. Anima i canti la Corale della Basilica.15.00 Benedizione dei Bambini e dei Ragazzi. Presiede don Claudio Durando, sdb (Parroco di Maria Ausiliatrice).16.00 Vespri Solenni. Presiede don Fabiano Gheller sdb.17.00 S. Messa Presiede card. Renato Corti, Vescovo emerito di Novara18.30 S. Messa Presiede don A. Fernandez Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani. Anima i canti il Coro dell’Oratorio di Valdocco.20.30 SOLENNE PROCESSIONE (S.E. mons. Cesare Nosiglia). Al termine S. Messa (Presiede mons. G. Martinacci, rettore della Consolata).Percorso della Processione:
    Via Maria Ausiliatrice – Via Salerno – Contro viale Corso Regina Margherita – Controviale Corso Principe Oddone – Strada del Fortino (corsia nord/contromano) – Via Cigna –Controviale C.so Regina Margherita – Piazza Maria Ausiliatrice.

Il 23 e il 24 la Veglia (21.00 – 1.30), Concelebrazioni (11.00 e 18.30) e Processione saranno trasmesse in Mondovisione via Satellite da TELEPACE HD canale sky 515 in collaborazione con Missioni Don Bosco. La Concelebrazione delle ore 11.00 e la Processione saranno trasmesse anche da TELESUBALPINA canale 16.