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Chieri: visita teatrale guidata “Discovery Don Bosco” per la festa di San Giovanni Bosco

L’Opera di Chieri presenta, il prossimo 29 gennaio, Discovery Don Bosco: una visita teatrale guidata in occasione dei tradizionali festeggiamenti dedicati alla Festa di San Giovanni Bosco. Di seguito i dettagli nella notizia apparsa sul sito di Don Bosco Chieri.

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Una visita teatrale guidata in occasione dei tradizionali festeggiamenti dedicati a San Giovanni Bosco nei luoghi più significativi della sua vita, che fanno parte del patrimonio storico-culturale della città di Chieri e che rimarranno aperti per tutto il pomeriggio di domenica 29 gennaio grazie ai volontari salesiani.

Gli attori de I Fabbricanti di Giocherie proporranno un’esperienza innovativa e immersiva tra le strade e piazze del centro storico, narrando aneddoti e rievocando persone e personaggi importanti per la storia di Chieri.

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Chieri, dall’Istituto Salesiano San Luigi e dall’Istituto Santa Teresa, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino.

Chieri ha avuto un ruolo fondamentale nella vita del più celebre Santo piemontese-spiega l’assessore alla Cultura Antonella GIORDANO-Don Bosco trascorse qui l’adolescenza e gli anni della formazione, dal 1831 al 1841, lavorando come garzone al Caffè Pianta e studiando al seminario di San Filippo Neri, che custodisce la “Stanza del Sogno”. Siamo lieti, nel giorno della Festa del fondatore dei Salesiani, in collaborazione con la rete delle istituzioni salesiane, di proporre anche quest’anno “Discovery Don Bosco”, un itinerario in alcuni dei luoghi più importanti della presenza salesiana a Chieri, a cominciare dal Centro Visite Don Bosco, museo e luogo di documentazione gestito dal Comune, ubicato all’interno dell’edificio che nell’Ottocento ospitava il Seminario di San Filippo Neri. Come amministrazione crediamo nella promozione della città e del suo territorio anche attraverso la valorizzazione dei suoi personaggi illustri, a cominciare dai Santi Giovanni Bosco e Giuseppe Benedetto Cottolengo.

Programma:

  • ORE 11.00: Santa Messa solenne all’istituto Salesiano San Luigi (via Vittorio Emanuele II, 80) presieduta dal Rettor Maggiore Don Ángel Fernández Artime.
  • DALLE ORE 15.30: visita teatrale guidata: l’Istituto San Luigi; la Chiesa di San Domenico; il Ghetto Ebraico; la Chiesa di San Filippo; il Centro visite don Bosco – Seminario; il Duomo – Collegiata di Santa Maria della Scala (al cui interno si trova una statua lignea della Madonna delle Grazie di fronte alla quale ogni giorno il giovane Giovanni si fermava a pregare); il Caffè Pianta (dove Giovanni ed i suoi amici fondarono la “Società dell’Allegria”) e l’Istituto Santa Teresa dove sarà offerto un rinfresco in stile salesiano.

L’iniziativa è gratuita.

Per prenotare (consigliato):

Press tour: i giornalisti sui passi di Don Bosco e i luoghi salesiani

Dal 16 al 18 dicembre 2022, 30 giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Vaticana e la Stampa Estera Italiana hanno vissuto il “press toursui passi di Don Bosco organizzato da don Giuseppe Costa, Co-portavoce della Congregazione salesiana. Di seguito la notizia a cura di ANS.

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Un tempo di conoscenza, di approfondimento, ma anche di meraviglia e di sorpresa: per i 30 giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Vaticana e la Stampa Estera Italiana, il “press toursui passi di Don Bosco organizzato da don Giuseppe Costa, Co-portavoce della Congregazione salesiana, è stata un’esperienza ricca di scoperte e di opportunità per ammirare da vicino la bellezza, la rilevanza e la perenne attualità del carisma salesiano, a partire dalla conoscenza del suo fondatore.

Il gruppo, composto da vaticanisti ed esperti di giornalismo religioso – “qualificati e uniti da una comune simpatia verso la figura di Don Bosco”, come ben sintetizzato da don Costa – si è ritrovato a Torino-Valdocco a metà della giornata di venerdì 16 dicembre. Già il primo momento del pranzo insieme è stato all’insegna della salesianità, con il pasto offerto e preparato dagli allievi del centro CNOS-FAP di Torino.

Nel pomeriggio le attività sono entrate subito nel vivo con la conferenza stampa concessa dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, che ha brevemente illustrato loro la realtà attuale della Congregazione e si è poi messo a disposizione, con franchezza e apertura, a tutte le loro domande: dai temi più emergenti e spinosi della cronaca attuale, fino alle riflessioni sull’azione pastorale salesiana oggi, nessuna delle domande rivolte al X Successore di Don Bosco è rimasta inevasa, né ha ricevuto risposte puramente “diplomatiche”.

Successivamente i giornalisti presenti hanno potuto visitare i vari ambienti del “Museo Casa Don Bosco”, guidati dalla sua Direttrice, Stefania De Vita. È stata l’occasione per loro per ammirare gli spazi abitati da Don Bosco, gli ambienti del primo Oratorio, così come le storie ed alcuni aneddoti inerenti alle 13 figure di santità vissute a Valdocco ai tempi del Fondatore della Congregazione e agli santi della Famiglia Salesiana i cui cimeli arricchiscano il museo.

Al mattino di sabato 17 il gruppo, accompagnato da don Mike Pace, Vicedirettore del “Museo Casa Don Bosco”, ha compiuto una visita ai luoghi delle origini di Don Bosco. Facendo un percorso a ritroso dalla Torino che lo vide padre di tanti giovani poveri abbandonati, i giornalisti si sono fermati dapprima a Chieri, dove hanno conosciuto la storia vocazionale del Santo dei Giovani e il suo percorso formativo e umano negli anni della giovinezza; e sotto la guida di don Thathireddy Vijaya Bhaskar e don Livio Faganello, rispettivamente Direttore e Direttore d’Oratorio della comunità del Colle Don Bosco, hanno fatto tappa presso la chiesa dove vennero battezzati lo stesso Don Bosco, così come don Giuseppe Cafasso e Domenico Savio.

Poi hanno proseguito ancora il loro cammino fino a Castelnuovo Don Bosco: lì hanno potuto ammirare l’umile casa in cui il piccolo Giovannino crebbe e dove ebbe il famoso sogno dei 9 anni che orientò tutta la sua vita e azione pastorale; e poi anche il maestoso tempio sul Colle Don Bosco eretto sopra quella che fu la sua casa natale. L’accompagnamento puntuale e preciso delle guide ha permesso loro di approfondire da un lato tutta l’asprezza della vita contadina dell’epoca di Don Bosco e le difficoltà quotidiane che sperimentava anche la sua famiglia; e dall’altro la ricchezza artistica e di significati della basilica salesiana.

“È la prima volta che vengo qui, e devo ammettere che non mi sarei mai potuto immaginare che una Congregazione ampia e diffusa in tutto il mondo con migliaia di opere e apostolati potesse avere avuto delle origini così umili e povere. Mi ha davvero sorpreso”

ha commentato il giornalista del Tg2 Enzo Romeo.

Nel pomeriggio del sabato il gruppo ha fatto ritorno a Torino, per una visita della città, con la possibilità di godere ancora dell’accompagnamento di don Pace come guida turistica alla scoperta dei posti più significativi in rapporto alla vita di Don Bosco e agli inizi della Congregazione.

“Mi capita spesso di accompagnare gruppi di pellegrini in visita a Torino e sui Luoghi Salesiani, ma non è frequente, invece, che il mio gruppo sia composto da così tante personalità del mondo dell’informazione e della comunicazione, in grado di incidere a livello internazionale – ha raccontato il Vicedirettore del Museo Casa Don Bosco –. Devo ammettere che sono stato davvero stupito dalla loro semplicità, dalla loro voglia di conoscere, ascoltare, capire, dalla disponibilità mostrata, e soprattutto dalla loro umanità”.

Conclusa la giornata centrale del press tour con una visita notturna a Torino e ai suoi giochi di luce natalizi, la mattinata di domenica ha visto consumarsi gli atti finali del ricco programma: dapprima la proposta di un momento spirituale per tutto il gruppo, con la Messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice, presieduta dal Rettore del Tempio, don Michele Viviano, e concelebrata anche da don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale; e infine l’agape conclusiva.

Soddisfattissimo, al termine di questa tre giorni, il suo organizzatore, don Costa, che così ha commentato:

“Non posso che essere felice per come si è sviluppato l’intero programma, ma ancora di più per la partecipazione, per nulla formale, ma viva e vivace di questi miei illustri colleghi. Sono contento, in particolar modo, perché ho potuto registrare da parte di tutti una grande disponibilità a conoscere e ad ascoltare, a comprendere, insieme a suscitare un atteggiamento di vera empatia e simpatia verso Don Bosco e l’opera salesiana”.

 

“Questo tour sui passi di Don Bosco mi ha aperto un nuovo mondo, che non conoscevo in profondità e nei dettagli. Ora invece mi sono potuta immergere nella fonte e nelle origini del carisma di Don Bosco e della Famiglia Salesiana”

ha commentato a conclusione di quest’esperienza Giovanna Chirri, già giornalista dell’ANSA.

La realizzazione di questo press tour è stata resa possibile grazie alla generosa disponibilità del Rettor Maggiore.

Salesiani Chieri: proiezione del docufilm “Chieri – Ucraina una di tante linee di pace” il 20 dicembre

A Chieri è in programma una serata dedicata ai profughi ucraini il 20 dicembre alle 20.45, con la proiezione del docufilm “Chieri – Ucraina una di tante linee di pace” di Antonio Palese. Di seguito i dettagli dalla notizia apparsa sul sito dei salesiani di Chieri.

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Il 20 dicembre 2022 a partire dalle 20.45 presso il cinema Splendor (via XX Settembre 6, Chieri) verrà proiettato il docufilm “Chieri – Ucraina una di tante linee di pace” di Antonio Palese, il racconto del viaggio di Don Eligio e quattro volontari giunti al confine tra Slovacchia e Ucraina per aiutare e accogliere persone in fuga dalla guerra.

Una produzione Cochlea Pictures in collaborazione con l’Istituto Salesiano San Luigi, sarà proiettato in una serata dedicata ai profughi ucraini e a tutte le famiglie chieresi che si sono rese disponibili a dare aiuto.

Chieri – Pellicole storiche su San Giovanni Bosco: due proiezioni nel cortile del Comune – Corriere

Questa sera, giovedì 1 settembre, alle ore 21.15 presso il Cortile del Palazzo Comunale di Chieri (Via Palazzo di Città , 10) si terrà la proiezione di 2 pellicole storiche su San Giovanni Bosco datate 1935 e 1945. Di seguito l’articolo dedicato all’iniziativa pubblicato sul settimanale Corriere di Chieri e dintorni.

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“Per il film volevo persone di razza piemontese con caratteri somatici e che sapessero parlare piemontese. Questo film nasce sapendo di viaggiare oltre i confini nazionali, ma senza perdere la dimensione nativa di don Bosco”.

Sono le parole di Goffredo Alessandrini, regista del film “Don Bosco” (1935, 89 minuti) e del documentario “Don Bosco ritorna” (1945, 21 minuti), in programma giovedì alle 21,30 alla rassegna “Cinema e teatro in corte” (via Palazzo di Città 10,4 euro il costo del biglietto).

«Si tratta di due pellicole storiche di grande valore, e di notevole interesse per i chieresi introduce Gianni Deambrogio, titolare del cinema Splendor e organizzatore della rassegna estiva di proiezioni – Non solo perché riguardano don Bosco e i salesiani, presenze di spicco nel nostro territorio, ma anche perché offrono rapidi scorci della città e delle colline com’erano quasi novantanni fa».

La proiezione sarà preceduta da un inquadramento storico da parte di Elena Testa, responsabile dell’Archivio nazionale cinema impresa di Ivrea, e da Daria Magni che ha curato il restauro digitale della pellicola del 1935. Elena Testa riassume la trama della pellicola, prodotta dalla Lux Film:

«Racconta la vita del santo piemontese: dall’infanzia nelle campagne del Monferrato, alla giovinezza in seminario, dall’attività educativa e sociale compiuta a Torino con i ragazzi degli strati sociali più umili, fino alla fondazione dell’opera salesiana e alla canonizzazione», il film fu girato tra Torino, Chieri, il Monferrato e gli studi della Fert-Microtecnica Del Chierese che cosa si vede? «Soprattutto le colline, più qualche scorcio della città. Ma gran parte delle scene, comprese quelle torinesi, sono o in interni oppure in luoghi che è difficile localizzare». Per realizzarlo furono impressionati 40.000 metri di Alcune immagini del film sulla vita di San Giovanni Bosco girato nel 1935 pellicola, 2500 dei quali furono montati. Il costo del film fu di oltre 2 milioni di lire. Il film uscì un anno esatto dopo la canonizzazione di don Bosco, dopo soli sei mesi di lavorazioni. Dietro la macchina da presa c’è Goffredo Alessandrini, regista noto per le commedie “dei telefoni bianchi” ambientate nei palazzi dell’alta borghesia, ma anche per film di propaganda come “Luciano Serra pilota” o “Giarabub”. Per rendere più verosimile il film fa recitare persone reali, non attori professionisti: un centinaio tra sacerdoti, ragazzi d’oratorio, ma anche monsignori e vescovi, con la sarta Maria Vincenza Stiffi nei panni di mamma Margherita. L’unica eccezione è per l’interprete di don Bosco: il regista sceglie il torinese Gian Paolo Rosmino, anche per una evidente somiglianza col Santo.

«Nel film c’è una netta separazione tra la vita di campagna faticosa, povera ma ricca di valori, e la vita in città dove don Bosco trova un vuoto di valori da riempire – prosegue Elena Testa –  i salesiani seguono il film in ogni sua fase, sanno che la pellicola dovrà avere un valore catechistico ed educativo. Non abbiamo trovato documenti che provino un preaccordo tra la Lux e i salesiani, forse l’accordo era sulla distribuzione di cui i salesiani potevano garantire la diffusione in tutto il mondo. Di certo è che i salesiani sapevano che i diritti sarebbero stati ceduti a loro».

Proprio a causa dell’uso che si farà del film nascono contrasti tra il regista, più attento alla dimensione spettacolare, e i salesiani legati alla storicità dei fatti: «Nella prima versione uscita nell’aprile del 1935, Alessandrini inserisce un episodio inventato della vita del santo. Un gruppo di ragazzi della “Generala”, il riformatorio di Torino, esce dal carcere per una passeggiata con don Bosco. Ma alcunicli loro scappano, salvo poi ripresentarsi pentiti dal santo».

Nella versione successiva, la seconda (quella che è stata restaurata e sarà proiettata a Chieri), questa scena viene modificata: don Bosco non è più in rassegnata attesa di chi si e dileguato ma ha un ruolo attivo, quasi a far percepire un miracolo.

«Sembra che la difficoltà più grande sia stata quella di conciliare il documentario con lo spettacolo: la produzione e il regista sono più attenti all’uomo e meno al santo».

All’uscita il film ha più consensi di critica che di pubblico: ma dalla fine del ’35 inizia un viaggio che lo porta in Francia, Spagna, Ungheria, Stati Uniti, Olanda, Canada, Messico, Belgio, Brasile e Sud America, nel circuito delle case salesiane dove riscuote un enorme successo. Per il restauro si è partiti dal negativo conservato nel Fondo Salesiani depositato da Direzione Generale Opere Don Bosco nel 2016 a Ivrea.

Questa copia si è rivelata completa per quanto riguarda la seconda parte, ma lacunosa per la prima che è stata ricostruita grazie a una copia positiva della Cineteca di Bologna, una copia positiva del Museo Nazionale del Cinema e due copie in 16 mm conservate a Ivrea Per il secondo tempo, invece, è stato usato quasi interamente il negativo originale del fondo salesiano di Ivrea, eccetto che per la scena della “Generala”, ricostruita con le copie positive e sul cui lavoro è stato fondamentale utilizzare come riferimento sonoro una copia conservata alla George Eastman Museum di Rochester.

“Don Bosco ritorna”, sempre firmato da Alessandrini, racconta invece il rientro a Valdocco dell’urna di don Bosco, il 13 maggio 1945: «Per evitare che potesse andare persa in un bombardamento nel 1942 era stata trasferita in segreto al Colle, dov’era stata collocata nel santuarietto di Maria Ausiliatrice. Il ritorno a Torino, con una processione che attraversò la città, fu un evento con una partecipazione eccezionale».

Casa che accoglie – Ripartiamo da casa di don Bosco

Riportiamo il racconto dell’esperienza nata dalla volontà di aiutare la famiglia salesiana ucraina stravolta dalla guerra. Così don Eligio Caprioglio, direttore della casa salesiana di Chieri, ha mosso il primo passo e, coinvolgendo volontari ed animatori e con il sostegno di Salesiani per il Sociale, è partito, destinazione Leopoli, con un pulmino da 26 posti carico di aiuto. Un aiuto concreto fatto di pannolini, cibi in scatola e tachipirine.

I salesiani hanno sempre dato disponibilità delle loro case per ospitare giovani bisognosi o famiglie in difficoltà. Anche per questa emergenza, dovuta alla guerra in Ucraina, i salesiani del Piemonte hanno aperto le loro porte e ospitato diversi giovani e nuclei familiari in fuga. Sulla casa di don Bosco al Colle c’è una targa che dice “Questa è la mia casa”. Abbiamo provato ad essere casa che accoglie con lo spirito di famiglia che ha sempre contraddistinto il nostro fondatore.

Valentina Bellis – Responsabile Emarginazine e Disagio Salesiani Piemonte

Il video sottostante descrive questa storia, buona visione!

Oratorio Salesiano di Chieri: concerto di beneficenza per le famiglie ucraine

Sabato 7 Maggio 2022 presso il Teatro dell’Oratorio Salesiano San Luigi di Chieri si terrà un concerto di beneficenza per raccogliere fondi per le famiglie ucraine ospitate dall’istituto.

A suonare saranno i New Horizons che dalle 21 animeranno la serata con brani inediti e cover!

 

Vi aspettiamo numerosi!

 

 

“Anelli del Cammino di don Bosco” – la presentazione dell’itinerario a Villa Simeom

Nella giornata di sabato 26 febbraio, presso la Villa Simeom del Comune di Andezeno, si è svolto l’evento di presentazione “IL CAMMINO DI DON BOSCO UNA RISORSA PER IL TERRITORIO” sugli “Anelli del Cammino di don Bosco”: un itinerario escursionistico dedicato ai luoghi legati alla vita di San Giovanni Bosco sulle direttrici lungo le quali il fondatore dei Salesiani portava i suoi ragazzi a camminare, meditare e pregare, attraverso le colline del torinese, chierese ed astigiano.

Di seguito un breve resoconto gentilmente fornito alla Redazione da parte del giornalista Enrico Bassignana.
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Nuovi percorsi per conoscere il Chierese tra sentieri e strade bianche: sono gli “Anelli del Cammino di don Bosco”, presentati sabato 26 febbraio presso la Villa Simeom del Comune di Andezeno.

Gli “Anelli” vanno ad arricchire il “Cammino”, che parte dalla basilica di Maria Ausiliatrice e conduce al Colle,proponendo tre alternative di percorso (per complessivi 165 km): il Cammino alto (della Superga-Crea, tocca la basilica di Superga e l’abbazia di Vezzolano), il Cammino medio (del lago di Arignano) e il Cammino basso (di San Domenico Savio, tocca l’Eremo dei Camaldolesi).

«L’idea ci è venuta nel 2010, dopo un pellegrinaggio a Santiago: perché non organizzare qualcosa del genere anche da noi, legando l’itinerario a una figura come don Bosco che è conosciuta e apprezzata? – introduce Claudio Baldi, dell’associazione Nordic walking Andrate – Nel 2011 l’itinerario era pronto e l’abbiamo inaugurato con una prima camminata, da Cinzano al Colle. Nel 2016 abbiamo pubblicato la cartina e la guida, realizzate con Ute Ludwig».

Dall’anno scorso si sta lavorando ad “anelli” locali, per una conoscenza più approfondita del territorio attraversato dal Cammino.
«Perché le tappe escursionistiche sono impegnative, e offrono relativamente poco spazio per conoscere le comunità locali che man mano si incontrano. Di qui gli “anelli”, che partono e arrivano dallo stesso punto, hanno lunghezza contenuta e sono alla portata di tutti».
«Il “Cammino” è registrato tra gli itinerari di maggior importanza del Piemonte – aggiunge per la Città Metropolitana Elena Di Bella – A breve ci sarà anche un nuovo sito web, a disposizione dei turisti. Così Torino non avrà solo un’offerta turistica limitata al concentrico ma, sulla scorta di altre grandi città europee, allargherà anche ai dintorni».
Sonia Cambursano è la consigliera delegata al Turismo per la Città Metropolitana:
«Sono fondamentali i cammini che partono “dal basso”, perché nascono grazie a chi conosce bene il territorio e lo può valorizzare al meglio. In appoggio a ciò Città Metropolitana vuole potenziare il trasporto pubblico, utile supporto anche per  turisti che arrivano dall’estero».
Enrico Bassignana

Una vita spesa in missione: la morte di don Matteo Marzano

Dopo una vita spesa in missione in terra venezuelana, per complicazioni legate al Covid è tornato alla Casa del Padre all’età di 79 anni il salesiano don Matteo Marzano, originario del chierese. Di seguito l’articolo pubblicato su La Repubblica del 17 febbraio e su Corriere della sera del 18 febbraio.

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La Repubblica: Una vita da missionario nel paese del Sudamerica

Il sacerdote salesiano italiano Matteo Marzano è morto in Venezuela a causa del Covid-19. Lo ha reso noto la Conferenza episcopale venezuelana (Cev) a Caracas.

Il sacerdote Marzano – si legge in un breve comunicato – aveva 79 anni ed era stato ricoverato diversi giorni fa nel Policlinico Metropolitano, con assistenza e cure mediche”. Il suo decesso, precisa la nota, “è avvenuto per complicazioni polmonari“.

Marzano era nato il 23 febbraio 1942 a Chieri, in provincia di Torino, ed era “fedele devoto di Maria, promuovendo la devozione alla Beata Vergine con ardore apostolico“. Dalla parrocchia di San Juan Bosco a Valencia fu trasferito anni fa a Petare, nello stato di Miranda, e quindi a Punto Fijo, nello Stato di Falcón dove ha contratto il Covid che lo ha portato alla morte. “Era anche vicino ai giovani – segnala il comunicato della Cev -, che incoraggiava a considerare Gesù come un amico e di mettersi al suo servizio“.

La mia vita, il mio cammino, la mia meta, – soleva ripetere – è Gesù di Nazaret“.

Corriere della sera: Una vita da missionario nel paese del Sudamerica

Il sacerdote salesiano italiano Matteo Marzano è morto in Venezuela a causa del Covid-19. Lo ha reso noto la Conferenza episcopale venezuelana (Cev) a Caracas.

Il sacerdote Marzano – si legge in un breve comunicato – aveva 79 anni ed era stato ricoverato diversi giorni fa nel Policlinico Metropolitano, con assistenza e cure mediche”. Il suo decesso, precisa la nota, “è avvenuto per complicazioni polmonari“.

Marzano era nato il 23 febbraio 1942 a Chieri, in provincia di Torino, ed era “fedele devoto di Maria, promuovendo la devozione alla Beata Vergine con ardore apostolico“. Dalla parrocchia di San Juan Bosco a Valencia fu trasferito anni fa a Petare, nello stato di Miranda, e quindi a Punto Fijo, nello Stato di Falcón dove ha contratto il Covid che lo ha portato alla morte. “Era anche vicino ai giovani – segnala il comunicato della Cev -, che incoraggiava a considerare Gesù come un amico e di mettersi al suo servizio“.

La mia vita, il mio cammino, la mia meta, – soleva ripetere – è Gesù di Nazaret“.

Teatro Oratorio San Luigi di Chieri: in scena la commedia “R lenguasi der me pais!” – MARZO 2022

Presso il Teatro Oratorio San Luigi di Chieri, nei fine settimana del mese di marzo, l’Associazione Filodrammatica Can. G. Tosco è lieta di presentare la commedia “R lenguasi der me pais!“: un lavoro teatrale in dialetto piemontese, con alcune battute in siciliano, capace di raccontare storie di vita tipiche della bassa montagna, con divertenti gag in scena, chiacchiericci di paese, fraintendimenti, ma con un lieto fine.

Programmazione – MARZO 2022:

  • Sabato 5 marzo alle ore 21.00
  • Domenica 6 marzo alle ore 15.30
  • Sabato 12 marzo alle ore 21.00
  • Domenica 13 marzo alle ore 15.30
  • Venerdì 25 marzo alle ore 21.00
  • Sabato 26 marzo alle ore 21.00

Per accedere allo spettacolo è necessario il Green pass rafforzato e la mascherina FFP2 NR.

Di seguito la locandina con tutte le informazioni.

 

 

Curiosità chieresi – Un cassetto che racconta

Il quotidiano online 100Torri riporta nel suo articolo una breve storia di un cassettino all’interno della chiesa di San Guglielmo di Chieri, e racconta della prima persona che Don Bosco ha conosciuto quando si trasferì a Chieri nel 1831, ovvero Don Placido Valimberti.

Di seguito l’articolo di 100Torri a cura di Roberto Toffanello.

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Non proprio un cassetto, ma un cassettino che con altri tre si trova all’interno di uno sportello della sacrestia della chiesa di San Guglielmo in Piazza Mazzini; qui venivano conservati l’amitto e il purificatoio dei sacerdoti (piccoli panni di lino per la celebrazione della Messa).

Ogni cassettino è ricoperto nella parte frontale da un foglio di carta che riporta il nome del sacerdote. Uno dei quattro cassettini riporta un nome che venne eliminato facendovi sopra alcuni tratti con l’inchiostro e il pennino: Sig. D. Valimberti.

Quel nome, che si riesce ancora a scorgere, è il nome della prima persona che Giovanni Bosco (il futuro don Bosco) conobbe quando il 4 novembre 1831 si trasferì a Chieri per iscriversi alle scuole pubbliche. Giovanni Bosco inizialmente abitò presso una casa che si affacciava su Piazza Mazzini (allora Mercadillo) poco distante dalla chiesa di San Guglielmo. Per chi arrivava dalla campagna non doveva esser facile prendere confidenza con una cittadina come era Chieri; a Giovanni Bosco bastò attraversare quella piazza, entrare in quella chiesa e così conoscere chi la officiava. Lo stesso don Bosco anni dopo scrisse: La prima persona che conobbi fu il sacerdote don Placido Valimberti di cara e onorata memoria. Egli mi diede molti e buoni avvisi sul modo di tenermi lontano dai pericoli: mi invitava a servirgli la Messa, e ciò gli porgeva occasione di darmi sempre qualche buon suggerimento. Egli stesso mi condusse dal prefetto delle scuole, P. Sibilla, domenicano, e mi pose in conoscenza cogli altri miei professori.

Dopo qualche mese fu poi suo professore, don Bosco lo definì cara persona e ne ebbe sempre un chiaro ricordo.

Don Placido Valimberti morì il 27 febbraio 1848, a 45 anni d’età, nella casa accanto alla chiesa di San Guglielmo. A quell’anno deve risalire la “cancellazione” del suo nome sul cassettino della sacrestia e la scrittura sottostante “Sera”.

Anche un cassettino può esser spunto per raccontare la nostra storia.

Roberto Toffanello