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“Disponibile al dialogo e all’ascolto”: don Domenico Ricca ricorda don Baldassare Meli

Le agenzie di stampa del 27 giugno 2020 riportavano: “È morto stamattina a Castelvetrano don Baldassare Meli, sacerdote-simbolo della Palermo della rinascita e del coraggio di fine anni Novanta. Don Meli, che a Palermo è stato per 17 anni l’anima della parrocchia di Santa Chiara e del Centro di accoglienza per immigrati, era da qualche anno parroco di Santa Lucia, nel grosso centro in provincia di Trapani. Il sacerdote era conosciuto per le sue battaglie per l’integrazione dei migranti in quella che il parroco definiva “la Repubblica indipendente di Ballarò”: una battaglia condotta offrendo loro un pasto caldo e un tetto in tempi di scarsa sensibilità al tema. Ma soprattutto fu grazie a lui, alla fine degli anni Novanta, che partirono le denunce che portarono alla luce un caso di pedofilia con 38 vittime nel quartiere popolare del centro storico di Palermo”.

Don Baldassarre Meli

Una notizia che dice tutto del suo impegno di sacerdote, di uomo dell’accoglienza e della denuncia. L’ho conosciuto in alcuni incontri che si organizzava come salesiani con la Consulta del Settore disagio ed emarginazione, sfociata poi nell’associazione Salesiani per il Sociale. Come responsabile del settore avevo organizzato uno di quegli incontri proprio a casa sua, a Santa Chiara, nell’ottobre del 1994. Ci aveva accolto molto bene, senza smancerie. Riservato, essenziale nel suo dire, che andava dritto al problema. Santa Chiara era un accumulato di stanze e stanzette tutte piene di migranti accolti. Ci fece una grande impressione. Si restava a bocca aperta. Per il resto d’Italia si stavano timidamente avviando le prime esperienze di accoglienza dei migranti, ma in numero ridotti. Si era ai primi passi. E visitando Santa Chiara ci chiedevamo come facesse a star dietro a tutto quanto avveniva lì dentro.

Don Baldassarre Meli

Credo che la chiave vincente fosse la sua grande disponibilità al dialogo, all’ascolto, lui così riservato, ma pratico ed operativo. Non aveva fretta di arrivare alle conclusioni. Le cercava insieme ai suoi collaboratori. Una sua amica e collaboratrice di quegli anni Ninetta Sammarco lo ricorda così “Che dire di don Meli? Abbiamo combattuto nel nome di Dio e con il carisma di don Bosco, che ci accompagnava, tante battaglie a favore degli immigrati, a favore dei bambini, specialmente quelli che erano vittime di abusi. Abbiamo vissuto insieme momenti critici con minacce pesanti, anche di morte”.

(Don Domenico Ricca, già Presidente Salesiani per il Sociale)

“Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti” – Intervista a don Domenico Ricca

In dialogo con don Domenico Ricca, salesiano, da 35 anni cappellano al carcere minorile di Torino sul libro “Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti” (Autrice: Marina Lomunno – Elledici). Di seguito l’intervista effettuata il 29 aprile scorso a Valdocco.

Le memorie personali del cappellano del carcere minorile torinese inserite nella vasta storia dell’istituzione carceraria minorile.

Amici di don Bosco: un augurio di buona Pasqua da parte di don Domenico Ricca

Don Domenico Ricca, presidente dell’Associazione Amici di don Bosco, porge suoi auguri di Pasqua a nome di tutta l’associazione.

A voi genitori adottivi, a voi ragazze e ragazzi che siete arrivati in Italia con tanti sogni e tanti desideri, e a voi referenti delle nostri sedi estere: voglio porgere un caro augurio a nome mio personale ma anche delle segreterie che lavorano a Torino e a Lecce per voi.

Devianze giovanili: Buongiorno Regione Piemonte con don Domenico Ricca

Il programma “Buongiorno Regione” del Telegiornale regionale del Piemonte, andato in onda il 6 febbraio scorso, riporta un servizio dedicato alle devianze giovanili con ospite in studio il Sociologo Franco Prina. Il contributo mandato in onda per approfondire il tema è stato quello di don Domenico Ricca, salesiano e cappellano da oltre 40 anni del Carcere minorile torinese “Ferrante Aporti”.

Il servizio a cura di Matteo Spicuglia dedicato all’intervista a don Domenico Ricca è visibile da minuto 9.40 della puntata.

Don Bosco Casale Monferrato: Natale in Harambée 20 dicembre 2019

Venerdì 20 dicembre la Comunità Harambée di Casale ha celebrato la festa del Natale con l’Eucarestia cui ha fatto seguito la cena e lo scambio di auguri.

Erano presenti i ragazzi/e della Comunità Residenziale, i Minori Stranieri non accompagnati del Gruppo Appartamento (GAP), i minori del Centro Diurno Educativo (CEM), e alcuni giovani Over 18.

Presenti al gran completo gli educatori delle varie realtà, il personale addetto alla cucina e alla pulizia, i volontari che da anni gravitano attorno ad Harambée.

Nell’Eucarestia concelebrata con don Marco (il direttore di Casale) don Meco ha proposto una riflessione sul Natale ispirandosi alle lettera Apostolica di Papa Francesco sul Presepio – Admirabile Signum – così caro al popolo cristiano, che suscita sempre stupore e meraviglia.

Non c’è Eucarestia senza festa. Alla grande con 130 invitati – se si va avanti così si faticherà a trovare gli spazi adeguati.

Le portate della cena erano debitamente intervallate da video sull’attività dell’anno, da scambio regali, e tanta fraternità.

E’ nella tradizione della comunità vivere la festa del Natale come occasione per un grazie cordiale e sincero ai tanti volontari che nella quotidianità donano alcune ore della loro settimana per accompagnare i ragazzi nella fatica dei compiti e altre attività di sostegno agli educatori.

Ha colpito in modo significativo la forte presenza degli ex. E chi sono? I ragazzi e le ragazze che hanno passato alcuni anni in comunità. E’ bello vederli tornare, con la voglia di raccontarti quanto stanno facendo, come si è sviluppata la loro vita, come sono cresciuti, ma anche le difficoltà e gli ostacoli che nella loro crescita hanno incontrato. E’ innegabile per chi ha fondato la comunità, per chi l’ha diretta fin dall’inizio, per gli educatori più anziani che si viva questo incontro con orgoglio, rafforzati nella loro missione educativa, sempre più convinti che secondo lo spirito salesiano quando in comunità si costruisce famiglia si è nella strada giusta. Con un grazie senza fine a don Bosco che non ci dimentica mai nel suo sguardo benevolo di protezione.

Harambèe una casa di voci anime e volti
di cuori speciali che vengono accolti.
Enigmatici silenzi che talvolta fan rumore
oltre il tollerabile e oltre il dolore.
Sorrisi schivi e schiavi di una storia
che rimbomba potente nelle casse della memoria.
Come guerrieri affrontano percorsi e sfide
lanciano lame taglienti alla vita che stride.
Musiche sovrastano i rintocchi delle ore
accompagnano sempre le loro dure prove.
Cercano di ammorbidire il loro rancore
ma non è facile dimenticare ciò che dà dolore.
Ma percorrendo una strada ricca di avventure
non serve coprire le ferite di armature.
Perché hanno compagni e mite sostegno
per realizzare ogni bel sogno.
Per far sì che questo accada chiediamo a te o Signore
la forza ed il coraggio, l’onestà e l’ardore
per far della vita un’opera d’arte
e dar colore ad ogni sua parte.

Elisa – Educatrice

 

CS Salesiani per il Sociale: Progetto IN.S.I.E.ME. a Venaria Reale

Per il progetto “IN.S.I.E.ME.“, (INiziative di Sostegno Inclusivo E MEdiazione per un’educazione di qualità e il contrasto ai fenomeni di marginalità ed esclusione sociale) promosso da Salesiani per il Sociale, la dottoressa Daniela Rizzo, psicologa e psicoterapeuta racconta l’esperienza di “Genitori Insieme”, il ciclo di incontri che si svolge nella sede di Venaria Reale. Si riporta di seguito il Comunicato Stampa APS in merito al progetto.

COMUNICATO STAMPA

Progetto INSIEME, a Venaria Reale un laboratorio
rivolto ai genitori per imparare a “lavare i panni” insieme

(Roma, 19 dicembre 2019) – Per il progetto “INSIEME”, il cui obiettivo è prevenire e contrastare i fenomeni di povertà educativa minorile attraverso un intervento su minori, famiglie, docenti e contesto territoriale, la dottoressa Daniela Rizzo, psicologa e psicoterapeuta racconta l’esperienza di “Genitori Insieme”, ciclo di incontri che si svolge nella sede di Venaria Reale.

“Genitori Insieme” ha avuto inizio, nella sua parte dedicata alla genitorialità, con una serata condotta da Don Domenico Ricca.

L’incontro, dal titolo: “Ragazzi e adulti in bilico. Sguardi educativi sul malessere dei giovani” è stata particolarmente apprezzato dai genitori poiché, pur ponendo uno sguardo sulla devianza e la realtà del carcere minorile, luogo in cui Don Ricca è cappellano, ha anche evidenziato la difficoltà dell’educare al giorno d’oggi. Difficoltà che sono insite nella società in cui viviamo e di cui siamo attori protagonisti:  cambiamenti sociali ed ambientali, frenetici ritmi sia di vita che lavorativi, confronti con modelli culturali diversi che si incrociano e si raffrontano…

In quella serata, sono stata in parte spettatrice e madre, coinvolta nel ruolo e compito arduo del far crescere i figli, in parte ho raccolto, direi in maniera empatica, e provato a restituire alla platea, quello che stava capitando: un gruppo di genitori, insegnanti, educatori che si sono fermati a riflettere sulla crescita dei ragazzi. Non a correre tra un impegno e l’altro ma a predisporsi all’ascolto, alla comprensione ed al dialogo.

Le adesioni al gruppo di sostegno alla genitorialità, condotto da me, sono state superiori alle aspettative, ci sono 54 genitori iscritti tra cui diverse coppie. Questo aspetto ha reso necessaria la creazione di due gruppi che si incontreranno per cinque volte.

Al termine del primo incontro ho raccolto: partecipazione, entusiasmo, desiderio di condividere la propria idea di famiglia e di esporre le proprie difficoltà. Come ha detto Don Domenico, più volte citato, bisogna uscire dall’ottica dei “panni sporchi da lavare in famiglia” per condividere la cura dei panni e magari metterci anche qualche toppa.

Sicuramente la partecipazione dimostra e rende pubblico un bisogno sociale: prendersi cura anche delle famiglie normali, che hanno desiderio di non sentirsi soli, di fare rete ma anche di essere condotti da un esperto nella riflessione, nella gestione della crescita, nella comprensione delle dinamiche intrapsichiche degli adolescenti.

Molti partecipanti hanno apprezzato la conduzione interattiva degli incontri. In un gioco sulle aspettative chiedevo che cosa vorrebbero che accadesse e cosa non vorrebbero che accadesse. Mi hanno colpito molto le risposte perché si sono focalizzati quasi tutti sul NON vorrei: che non capitasse niente, che le cose dette e fatte insieme scivolassero addosso, non vorrei che fossero solo parole. In conclusione riporto le parole di una signora che si è espressa così: “Sono venuta questa sera pensando di essere una madre disastrosa, ne esco meglio, ho capito che siamo in tanti, forse è difficile per tutti. Vorrei non annoiarmi, penso che non succederà.”

Gli incontri sono appena iniziati ma saranno orientati sulla consapevolezza dell’importanza della relazione educativa.

Avvenire: Disagio giovanile e periferie, la Chiesa di Torino in campo – Don Domenico Ricca

La settimana scorsa a Torino, presso l’Urban Lab, è stata presentata la ricerca “Il disagio nelle periferie di Torino” dell’economista Mauro Zangola. Tra gli operatori che si occupano in città di disagio giovanile e di integrazione, don Domenico Ricca, salesiano, cappellano del carcere minorile “Ferrante Aporti”.

Si riporta l’articolo pubblicato da Avvenire in data odierna riguardante la presentazione della ricerca, a cura di Marina Lomunno.

LA MAPPA DEI BISOGNI E IL LAVORO DA FARE

Disagio giovanile e periferie, la Chiesa di Torino in campo

A Mirafiori, il quartiere nato attorno alla grande fabbrica ogni due “nonni” c’è un giovane: nel 1981 per ogni anziano c’era un giovane e mezzo. Dall’altra parte della città, in Barriera di Milano, periferia nord, ogni due giovani stranieri c’è n’è uno italiano. Sono alcuni dei dati della ricerca dell’economista Mauro Zangola “Il disagio nelle periferie di Torino” presentata settimana scorsa nel capoluogo piemontese durante l’incontro “Chi sono i giovani a Torino”, presso “Urban Lab”, Laboratorio Urbano, associazione nata nel 2005 grazie a un accordo tra Città di Torino e Compagnia di San Paolo per raccontare come cambia la città sotto la Mole e l’area metropolitana.

Torino da sempre, è stato sottolineato, è città laboratorio: fin dai tempi dei santi sociali, dove emarginazione e disagio giovanile hanno offerto lo spunto per far nascere gli oratori e la formazione professionale. E nella città che fu della Fiat e che adesso sta cercando di reinventarsi, disoccupazione giovanile e invecchiamento della popolazione stanno diventando un’emergenza sociale: anche oggi in prima linea a trovare soluzioni, soprattutto per contribuire a rimotivare i Neet, i giovani che né studiano né lavorano (oggi sarebbero i «ragazzi discoli e pericolanti» di don Bosco) c’è la Chiesa torinese.

Nel giugno scorso l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha commissionato all’economista Zangola una ricerca sui giovani nelle periferie di Torino. Il testo è stato lo spunto per mettere attorno al tavolo, invitati da “Urban Lab”, gli operatori che si occupano in città di disagio giovanile e di integrazione. Oltre a Nosiglia e alla pastorale del Lavoro sono intervenuti tra gli altri don Domenico Ricca, salesiano, cappellano del carcere minorile “Ferrante Aporti”, il vicesindaco Sonia Schellino e Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanile del Comune e i rappresentanti di Politecnico, Università, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt e alcune associazioni giovanili impregnate nelle periferie con attività di aggregazione sportiva e sociale.

In generale la ricerca evidenzia come i giovani disoccupati siano a bassa scolarità e provenienti da famiglie «con potenziale disagio economico» che vivono nei quartieri dove anziani e stranieri sono in prevalenza: periferie urbane come Mirafiori e Torino nord, quartieri Vallette, Borgo Vittoria, Aurora, Barriera di Milano, Falchera. Ultimi tra gli ultimi, come ha evidenziato don Domenico Ricca, sono i ragazzi che incappano nelle maglie della giustizia ma che sono lo specchio dell’abbandono delle periferie non solo torinesi.

«La vera emergenza è l’istruzione: dobbiamo dichiarare guerra alla dispersione scolastica e incrementare l’accompagnamento educativo di avvicinamento al lavoro» ha sottolineato il cappellano.

Un allarme condiviso dall’arcivescovo Nosiglia che, ricordando come la diocesi sia in prima linea nelle parrocchie in cui sono attivi decine di sportelli lavoro, gli oratori, i centri di formazione professionale di ispirazione cristiana che «soccorrono e qualificano» i ragazzi che abbandonano i corsi di studi superiori, ha avanzato una proposta per dare futuro alla città:

«Se non si fa sistema, tutto diventa più frammentato» ha detto Nosiglia. «Occorre una progettualità condivisa tra tutti coloro che in città si occupano dei giovani: per questo proponiamo di dar vita a un comitato permanente sul disagio giovanile cittadino in cui i rappresentanti dei centri e degli sportelli lavoro che operano sul territorio elaborino una mappa aggiornata sui servizi offerti, sui fabbisogni formativi degli operatori e sulle opportunità di lavoro».

Proposta accolta subito da “Urban Lab” che ha dato la disponibilità per ospitare il comitato per i giovani torinesi più fragili.

Ferrante Aporti: A Torino da dietro le sbarre la preghiera «giovane» per il Pontefice

Riportiamo e ringraziamo la Redazione di “Avvenire”quotidiano di ispirazione cattolica – per l’articolo pubblicato sul quotidiano di martedì 19 novembre, a cura di Marina Lomunno, riguardo alla Messa che si è svolta presso la cappella dell’Istituto di pena minorile “Ferrante Aporti” a cui hanno partecipato circa una ventina di ragazzi detenuti tra cattolici, ortodossi e mussulmani. Riportata anche l’omelia di Don Domenico Ricca che ha presieduto la messa.

Arrivano alla spicciolata nella cappella intitolata a “Gesù Buon pastore” i ragazzi detenuti nell’Istituto di pena minorile “Ferrante Aporti” che hanno avuto il permesso di partecipare alla Messa: sono una ventina, su 44 reclusi, cattolici, ortodossi e anche musulmani che desiderano pregare con i loro amici. «Oggi, 17 novembre, è una domenica speciale -li accoglie il cappellano, don Domenico Ricca- : in tutto il mondo la Chiesa celebra la Giornata dei poveri e il “mio capo”, l’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, ci ha chiesto di invitare i nostri detenuti a pregare per papa Francesco perché sia sostenuto nel suo difficile compito. È un modo per ringraziarlo per la sua costante vicinanza al mondo del carcere. Fin dall’inizio del suo pontificato ci è stato accanto: la sua prima visita da Papa l’ha voluta nel carcere minorile di Casal del Marmo e in ogni suo viaggio riserva sempre un incontro con i detenuti: siamo sempre nel suo cuore e oggi vogliamo ricambiare le sue attenzioni».

È dietro le sbarre del “Ferrante Aporti” che a metà 1800 don Giovanni Bosco, visitando i minori carcerati che chiamava “discoli e pericolanti” inventò il suo “sistema preventivo” e gli oratori come luogo dove i giovani più fragili non si perdessero: ed è per questo motivo che il Papa nel 2015, in occasione della sua visita a Torino per il Bicentenario dalla nascita del santo dei giovani, invitò a pranzo in Arcivescovado 11 minori detenuti. «Oggi per fortuna quei ragazzi non sono più reclusi» spiega don Ricca, salesiano, com’è tradizione al “Ferrante” proprio per ricordare la presenza di don Bosco tra queste mura. E a memoria dell’incontro con Francesco, nella cappella del carcere dove ogni 15 giorni si celebra la Messa animata dai giovani volontari della vicina parrocchia di San Barnaba, don Ricca accanto alla statua di don Bosco ha posto una grande foto di Francesco sorridente: il Papa la consegnò personalmente autografata ai ragazzi al termine del pranzo. «Oggi è la giornata dei poveri, anche noi lo siamo, anche voi perché vi manca la libertà ma c’è qualcuno ancora più povero di noi e siamo chiamati a fare qualcosa» ha detto don Domenico nell’omelia. «Noi qui possiamo fare almeno tre cose per i nostri compagni “più poveri”: povero non è solo chi non ha da mangiare, è anche chi è solo o nella disperazione. E allora vi suggerisco di fermarvi a pensare prima di fare uno sgarbo, a sorridere a un compagno triste, ad ascoltare chi ci chiede aiuto durante la giornata».

E poi la preghiera per il Papa. Al termine della Messa, come di consueto, don Domenico esorta tutti i ragazzi a rivolgere lo sguardo alla statua di Maria Ausiliatrice che alcuni benefattori hanno donato all’Istituto: «La Madonna è mamma di tutti, anche per voi musulmani. Oggi la nostra ’Ave Maria’ la diciamo per il Papa e, in sintonia con tutti coloro che sono in carcere, in questi giorni quando passate davanti alla cappella, come molti di voi già fanno, vi invito a fare un segno della Croce pensando a Francesco e a osservare un momento di silenzio pregando per lui, ognuno come crede. È un gesto di vicinanza e di compassione, così diciamo a Francesco: “siamo con te”».

Progetto IN.S.I.E.ME. – per un’educazione di qualità

Si presenta l’iniziativa del progetto IN.S.I.E.ME. con tutti gli appuntamenti dedicati.

IN.S.I.E.ME. 

INiziative di Sostegno Inclusivo E MEdiazione per un’educazione di qualità e il contrasto ai fenomeni di marginalità ed esclusione sociale.

Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, Avviso n. 1/2017

 

Il percorso di Formazione e Sostegno all’avventura di Educare sarà suddiviso in 6 appuntamenti tra ottobre 2019 e febbraio 2020, nei pressi di Venaria Reale (TO):

INCONTRO DI PRESENTAZIONE
“Ragazzi e adulti in bilico. Sguardi educativi sul malessere dei giovani”
Testimonianza di Don Domenico Ricca, Cappellano dell’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti di Torino
MARTEDÌ 29 OTTOBRE 2019 – dalle ore 20:45
presso l’Istituto Comprensivo “Don Milani”, Corso Papa Giovanni XXIII n.54

Altri appuntamenti
dalle 18:00 alle 20:00
condotti dalla psicoterapeuta dott.ssa Daniela Rizzo del Centro Attivamente


15 NOVEMBRE 2019
“Genitori del nuovo millennio”
presso la Parrocchia San Lorenzo Martire, via S. Marchese, n.10


29 NOVEMBRE 2019
“Vivere l’adolescenza oggi”
presso la Parrocchia San Francesco d’Assisi, via San Francesco, n.25


13 DICEMBRE 2019
“Le sfide della crescita”
presso la Parrocchia Natività di Maria Vergine, piazza dell’Annunziata, n.10


24 GENNAIO 2020
“Affrontare i conflitti”
presso la Parrocchia San Francesco d’Assisi, via San Francesco, n.25


14 FEBBRAIO 2020
“Reti e alleanze educative”
presso l’Istituto Comprensivo “Lessona”, via Boccaccio, n.48

 

Durante gli incontri sarà disponibile un servizio di animazione per bambini e ragazzi.

Il percorso è gratuito e le iscrizioni sono aperte fino all’11 novembre 2019.

 

Torino alla prima udienza Nazionale di Papa Francesco: «Non chiudete in cella la speranza»

Si riporta l’articolo pubblicato da La Voce e il Tempo a cura di Marina Lomunno in merito alla prima udienza nazionale riservata al personale dell’amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile dal titolo «Insieme tessitori di giustizia e messaggeri di pace» tenutasi nella giornata di sabato 14 settembre a piazza San Pietro.

CARCERE – ANCHE TORINO ALLA PRIMA UDIENZA NAZIONALE DI PAPA FRANCESCO PER L’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA E DELLA GIUSTIZIA MINORILE

«Non chiudete in cella la speranza»

Dal coraggio umile di chi non mente a se stesso rinasce la pace, fiorisce di nuovo la fiducia di essere amati e la forza per andare avanti.

Parole di speranza che il Papa ha rivolto sabato 14 settembre da piazza San Pietro ai detenuti, durante la prima udienza nazionale riservata al personale dell’amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile dal titolo «Insieme tessitori di giustizia e messaggeri di pace».

Parole che valgono per tutti, per chi è dietro le sbarre e per chi è libero e che Francesco ha indirizzato a cappellani, religiose, insegnanti, agenti penitenziari con le famiglie, volontari, educatori, amministrativi, provenienti da tutt’Italia tra cui una delegazione anche da Torino.

Un numero inatteso, come ha spiegato don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane che ha promosso il raduno in collaborazione con il ministero della Giustizia, tanto che l’udienza – fissata in un primo momento nella Sala Paolo VI che può contenere circa 6500 posti – è stata trasferita in piazza San Pietro.

«Un momento importante per tutti coloro che a vario titolo lavorano nelle carceri per adulti e per i minori e che condividono un pezzo di strada con i reclusi, che contribuiscono al loro riscatto perché non siano macchiati e scartati a causa del reato commesso».

Tre i pensieri che il Papa ha indirizzato ai convenuti. Innanzi tutto un grazie alla Polizia penitenziaria e al personale amministrativo.

«Grazie perché il vostro lavoro è nascosto, spesso difficile e poco appagante, ma essenziale…C’è un passo del Nuovo Testamento, nella Lettera agli Ebrei ‘ rivolto a tutti i cristiani, che credo vi si addica in modo particolare.‘Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere’ (Eb 13,3). Vi ringrazio dunque di non essere solo vigilanti, ma soprattutto custodi di persone che a voi sono affidate perché, nel prendere coscienza del male compiuto, accolgano prospettive di rinascita per il bene di tutti. Siete così chiamati a essere ponti tra il carcere e la società civile: col vostro servizio, esercitando una retta compassione, potete scavalcare le paure reciproche e il dramma dell’indifferenza».

Una seconda parola per i cappellani, le religiose, i religiosi e i volontari:

«Siete i portatori del Vangelo tra le mura delle carceri. Vorrei dirvi: ‘avanti’! Avanti quando, a contatto con le povertà che incontrate, vedete le vostre stesse povertà. È un bene, perché è essenziale riconoscersi prima di tutto bisognosi di perdono. Allora le proprie miserie diventano ricettacoli della misericordia di Dio; allora, da perdonati, si diventa testimoni credibili del perdono di Dio. Altrimenti si rischia di portare sé stessi e le proprie presunte autosufficienze. Avanti, perché con la vostra missione offrite consolazione. Ed è tanto importante non lasciare solo chi si sente solo».

Infine il Francesco si è rivolto ai detenuti, non presenti in piazza. Per loro la parola è:

«Coraggio. Gesù stesso la dice a voi: ‘Coraggio’. Questa parola deriva da cuore. Coraggio, perché siete nel cuore di Dio, siete preziosi ai suoi occhi e, anche se vi sentite smarriti e indegni, non perdetevi d’animo. Voi che siete detenuti siete importanti per Dio, che vuole compiere meraviglie in voi. Anche per voi una frase della Bibbia.La Prima Lettera di Giovanni dice: ‘Dio è più grande del nostro cuore’ (1 Gv 3,20). Non lasciatevi mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza, non cedete alla rassegnazione. Dio è più grande di ogni problema e vi attende per amarvi».

Il Papa ha invitato tutti a fare in modo che la pena non comprometta il diritto alla speranza,

«che siano garantite prospettive di riconciliazione e di reinserimento. Mentre si rimedia agli sbagli del passato, non si può cancellare la speranza nel futuro. L’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere. Perché se si chiude in cella la speranza, non c’è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare!».

Tra i torinesi presenti in piazza San Pietro, c’era don Domenico Ricca, cappellano del carcere minorile «Ferrante Aporti».

«Sono qui anche per restituire a nome dei miei ragazzi l’attenzione che papa Francesco ebbe per loro durante la sua visita apostolica a Torino nel 2015, quando volle con lui a pranzo in Arcivescovado con mons. Nosiglia un gruppo di minori reclusi. La giustizia minorile rischia di essere ‘figlia di un dio minore’ perché i detenuti minori, circa 380 in Italia, sono un numero esiguo rispetto agli adulti. Eppure il Papa mostrando attenzione ai ristretti più giovani ci invita a ricordare che la giustizia minorile, proprio perché rivolta a persone in formazione, deve in qualche modo essere più ‘dolce’, meno rigida e più educativa. È molto bello che all’udienza abbiano partecipato i famigliari degli agenti e di coloro che hanno un legame con il carcere e che sostengono moralmente chi ogni giorno varca i cancelli dei penitenziari affrontando situazioni spesso laceranti. Sarebbe stato bello ci fosse stata anche una delegazione di detenuti, ma mi rendo conto delle difficoltà organizzative. Cercheremo noi cappellani di riportare ai detenuti le parole del Papa».

Marina LOMUNNO