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“Fate tutto quello che Egli vi dirà”: inizia il Capitolo Generale XXIV delle FMA

Il 17 settembre 2021 l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice celebra l’Apertura Ufficiale del Capitolo Generale XXIV che si svolge dall’11 settembre al 24 ottobre 2021 presso la Casa Generalizia Maria Ausiliatrice a Roma. L’apertura è avvenuta con una celebrazione eucaristica presieduta dal Rettor Maggiore Emerito, don Pascual Chavez.

Il Capitolo è un’esperienza di fede e di discernimento per ascoltare le chiamate di Dio presenti nell’oggi della storia e costruire con i giovani e le giovani comunità generative di vita nel cuore della contemporaneità.

All’esperienza capitolare collaborano tutte le FMA, Comunità Educanti, laici e giovani della Famiglia Salesiana con una partecipazione di preghiera, di studio e di proposte. Lo scopo del Capitolo Generale è trattare argomenti rilevanti per la missione dell’Istituto «per una sempre più efficace presenza nella Chiesa e nel mondo» (136).

Il tema del CG XXIV: «Fate tutto quello che Egli vi dirà» (Gv 2,5). Comunità generative di vita nel cuore della contemporaneità”, rende esplicito l’obiettivo che l’Istituto FMA si propone: Risvegliare la freschezza originaria della fecondità vocazionale dell’Istituto FMA.

Il 14 settembre 2021, Festa dell’Esaltazione della Croce, le Capitolari hanno invece vissuto la prima Giornata di preghiera nel silenzio e nell’ascolto della Parola.

Al mattino, nella preghiera delle Lodi, Don Erino Andrea Leoni SDB, ha suscitato nelle Capitolari il desiderio e l’impegno di entrare nel tabernacolo del proprio cuore per risvegliare la consapevolezza della propria identità che “nel Battesimo ci ha rese figlie dell’amato che da sempre ci ha scelto, per vivere l’esperienza del servizio, rafforzando la speranza e l’impegno a fare ciò che Egli ci dice, ascoltando la sua voce nella quotidianità”.

Don Erino ha offerto la prima meditazione sul tema “Profezia di una presenza coraggiosa“, soffermandosi sull’identità del Profeta, colui che parla per annunciare la volontà di Dio sul suo popolo.

Chiamati ad essere profeti. Don Erino fa l’analisi dell’esserci di Maria alle nozze di Cana, una presenza attiva, attenta, vicina: “la Madre di Gesù era lì”, “Maria è presente, cammina, è nelle nostre case e questo è il dono più grande per noi, un dono di serenità e di profezia”.  

Chiamati a essere in mezzo. Maria è vicina, anticipa le necessità per assicurare la gioia della festa. Quel “non hanno vino”è l’invito “ad essere presenti e ad essere sacramento della presenza di Gesù, ad essere sensibili nella nostra visione, nel nostro ascolto e nelle nostre parole, al grido dei giovani”.

Chiamati alla profezia del Tu. Maria si fida di suo figlio e genera la profezia del tu, “fate quello che vi dirà”. “La profezia non è soltanto una presenza significativa, neppure una visione e lettura della realtà, ma è coraggiosa presenza operosa, è decisione conseguente, è passione che diventa azione”. Siamo chiamate a vivere insieme la profezia, a “essere un DONO per gli altri, un soffio di Dio”.

 

Per seguire i lavori del Capitolo:

 

Mariacristina Cella Mocellin, Exallieva delle FMA, è Venerabile

Il 30 agosto 2021 Mariacristina Mocellin, Exallieva della Scuola “Maria Ausiliatrice” di Cusano Milanino (Lombardia), è stata dichiarata Venerabile. Di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul sito FMA il 4 settembre scorso.

Papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche della Serva di Dio Mariacristina Cella Mocellin, Fedele Laica e Madre di Famiglia. Nata il 18 agosto 1969 a Monza (Italia), Mariacristina dal 1982 al 1987 ha frequentato il Liceo Linguistico presso la Scuola Maria Ausiliatrice di Cusano Milanino (MI), allora gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice dell’Ispettoria lombarda Sacra Famiglia (ILO).

Negli anni della scuola, Mariacristina si manifesta una ragazza serena e positiva, aperta a tutti. In classe è una presenza decisa, ma discreta. Un compagno dice di lei:

“Allegra e scherzosa, era determinata, sui valori non mediava. Era tra noi un’’autorità riconosciuta’, ma sempre al servizio”.

L’impronta del Carisma salesiano è presente nel suo impegno di animatrice dell’oratorio e catechista presso la Parrocchia “Sacra Famiglia” di Cinisello Balsamo, dov’era residente, tanto che nel suo Diario annota alcuni principi di Don Bosco sull’educazione.

Colpita da un sarcoma alla gamba sinistra, dopo un intervento e la terapia, è di nuovo in classe, segnata dalla malattia, sorridente e desiderosa di recuperare.

“Non un’assenza in più del necessario. Volontà, decisione, consapevolezza, desiderio di non pesare sugli altri. Mai ripiegata su se stessa”, testimonia un’insegnante FMA.

“Il suo atteggiamento veniva da una forza interiore inspiegabile, che si è rivelata, in seguito, nel suo Diario Spirituale. Cristina non ha mai fatto nulla di straordinario, ma sempre straordinariamente bene quello che doveva fare”.

Prepara l’esame di maturità sostenuta dall’amicizia e dall’affetto e dei compagni e delle compagne di classe, concludendo il Liceo con esito più che buono.

Dal suo Diario spirituale emerge un grande attaccamento all’Eucarestia, con la partecipazione alla S. Messa quotidiana, lunghe soste in Cappella, davanti al Santissimo e una vita di preghiera “decisamente intensa”.

Le “virtù eroiche” di Mariacristina sono il frutto di una vita vissuta in ogni istante “straordinariamente”, testimoniando la bellezza della fede cristiana fino al sacrificio di sé, per generare nuova vita.

AM – L’esperienza missionaria a Torre Annunziata presso le Figlie di Maria Ausiliatrice

Da Torino a Torre Annunziata: la storia di un incontro che diventa cammino.

Con il mese di agosto, si conclude l’esperienza missionaria delle ragazze che hanno risposto “eccomi” al Mandato Missionario 2021 recandosi presso l’Oratorio Madre Mazzarello di Torre Annunziata guidate da Suor Cristina Stara: Erica Rao, Giulia Meucci, Anna de Gennaro, Lisa Strumia, Carola Poggio e Cecilia Vergnano.

Un’esperienza formativa concreta di missione dove si è potuto scoprire e assaporare come la chiave per una vita piena sia una vita donata, accompagnata da tre elementi:

  • “mettiti in cammino”
  • “cammina”
  • “non fermarti”

Di seguito le parole del gruppo femminile che ha vissuto l’avventura missionaria di quest’anno a Torre Annunziata:

Da poco si è conclusa all’oratorio Madre Mazzarello di Torre Annunziata l’esperienza dell’estate giovani: tre settimane di giochi e attività formative, pensate per i ragazzi dai tredici anni in su. Una proposta concreta e quotidiana che ad un tempo di gioco insieme, sia libero che animato, affianca un momento di formazione, volto ad offrire a ciascuno degli strumenti utili per la propria crescita umana e sociale. Come tematica per la formazione ci siamo lasciati guidare dalla metafora del cammino, articolandolo in tre passi: “mettiti in cammino”, “cammina” e “non fermarti”. Questo cammino è ciò che ci ha permesso gradualmente di scoprire noi stessi e gli altri, in un clima di famiglia e di condivisione, semplice ma profondo.

Estate giovani all’oratorio Mazzarello è un’esperienza che va oltre il divertimento e chiede a ciascuno di mettersi in gioco e di mettere a servizio di tutti i propri punti di forza. Ma più di tutto, è un’esperienza che non si chiude con la fine delle tre settimane, perché si apre su un orizzonte molto più vasto: un “non fermarti” che profuma di infinito, di eternità. Insomma, è una storia fatta di incontri: quello tra i giovani di Torre Annunziata, quello di noi ragazze da Torino con questa terra, quello con don Bosco e Madre Mazzarello e quello con il Signore, per arrivare ad intuire che la chiave per una vita piena è una vita donata.

Ed è proprio questo che, alla fine dell’estate giovani, ma anche alla fine della nostra esperienza missionaria, risuona più forte: c’è qualcosa che va oltre, c’è una felicità promessa nell’Eternità che però possiamo già pregustare qui. Come? Incontrando altri con cui condividere il cammino.

Scopri di più:

Fraternità e gratitudine: i Consigli Generali FMA e SDB si sono ritrovati insieme per un incontro fraterno – Info ANS

Nella giornata di mercoledì 21 luglio 2021, presso la Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Roma (RCG), si sono ritrovati i membri dei Consigli Generali FMA e SDB. Un momento di fraternità e di conoscenza reciproca alla vigilia della celebrazione del 24° Capitolo generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Di seguito l’articolo pubblicato su “Info ANS“.

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(ANS – Roma) – Ieri, 21 luglio 2021, presso la Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Roma (RCG), si sono ritrovati insieme i membri dei Consigli Generali FMA e SDB. Era la prima volta dopo il Capitolo generale dei Salesiani terminato nel marzo 2020. Un momento di fraternità e di conoscenza reciproca alla vigilia della celebrazione del 24° Capitolo generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

È stata effettivamente un’esperienza di famiglia. Lo si è avvertito in molti segni: dalla festosità dell’accoglienza, alla Celebrazione dell’Eucaristia con i due Consigli uniti, al tempo della cena insieme, ai vari saluti e doni scambiati.

L’Eucaristia, presieduta dal Rettor Maggiore Don Ángel Fernández Artime, concelebrata da tutti i Confratelli e animata dalle Consigliere, offerta per il CG XXIV delle FMA; ha permesso di esprimere reciprocamente il grazie per il dono della comunione e della fraternità, caratteristiche della spiritualità salesiana.

Il Rettor Maggiore nell’omelia ha invitato a riflettere sul fatto che tutta la storia della salvezza si gioca sulla fede:

«Tutti i giorni vediamo i frutti di vita delle nostre realtà, segno che Dio opera miracoli di salvezza, di trasformazione e di conversione. Il vero rinnovamento dell’Istituto e della Congregazione dipende dalla fede e dalla nostra conversione nella fede. È la fede autentica che rigenera la nostra missione con i giovani.

“Signore aumenta la nostra fede”!

La Celebrazione del Capitolo sarà un’esperienza di Spirito Santo, e sarà la nostra fede a farci ripetere:

“Signore, si compia in me tutto ciò che tu vuoi”.

Quando lasciamo a Dio di essere Dio allora viviamo nella fede, nella gioia e nella speranza».

Momenti belli della serata sono stati la cena insieme, la presentazione reciproca, il canto a Madre Mazzarello, composto ed eseguito da don Gildasio Dos Santos Mendes, Consigliere per la Comunicazione sociale, la “buona notte” del Rettor Maggiore e le sue espressioni di fraternità verso la Madre e l’Istituto FMA che si sta preparando al Capitolo generale. Ha anche dato aggiornamenti sull’allestimento del “Museo Casa Don Bosco” di Torino, che sarà arricchito da documentazioni significative su tutti i gruppi della Famiglia Salesiana e su ognuno dei Santi/e e Beati/e che sono il volto più bello della grande Famiglia Salesiana. La serata si è conclusa con lo scambio dei doni e le parole della Madre che ha ringraziato per il cammino vissuto insieme in sinodalità augurando che possa continuare come segno di comunione della Congregazione dei Salesiani di Don Bosco e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, uniti dallo stesso carisma, dono per i giovani e le giovani di tutto il mondo.

Italia – Festa del Grazie 2021

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Si è svolta ieri, domenica 25 aprile, la cosiddetta “Festa del Grazie 2021”, ovvero la Festa della Riconoscenza Mondiale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) verso la propria Superiora Generale, Madre Yvonne Reungoat. La festa ha visto la partecipazione fisica di Madre Reungoat e di un discreto numero di sue consorelle presso la Casa “Madre Angela Vespa”, sede della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium», oltre alla partecipazione di tantissime religiose da tutto il mondo collegate attraverso la rete. Per l’occasione Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani e Padre e Centro di Unità della Famiglia Salesiana, ha presieduto l’Eucaristia.

Il tema scelto per la giornata è stato: “In rete, per una cultura della vita”. Ed in effetti essere in rete è una delle risorse più preziose per espandere energie creative e collaborative, così come lo è stato per esprimere a Madre Reungoat la gratitudine delle FMA, delle Comunità educanti, dei laici e giovani della Famiglia Salesiana che condividono la missione carismatica salesiana.

La Madre Generale delle FMA ha raggiunto la sede dell’Auxilium a metà della mattinata, venendo accolta all’ingresso, tra bandiere e fiori, da suor María del Carmen Canales, Superiora della Visitatoria “Maria Madre della Chiesa”, e da altre religiose delle comunità che la compongono – sempre nel rispetto delle norme di biosicurezza.

“Ti sono arrivati tanti GRAZIE attraverso la rete. Ora desideriamo che tu senta il battito di tutti i cuori delle FMA e delle comunità educanti di cui noi vogliamo farci portavoce – ha espresso suor del Carmen Canales –. Il nostro Grazie vuole esprimere la vita feconda che esiste in tutti i nostri continenti, la vita donata fatta cultura di tante sorelle di ogni età e cultura diverse”.

Successivamente si è svolta la Celebrazione Eucaristica nella Domenica del Buon Pastore. Affiancato da don Maria Arokiam Kanaga, Superiore della Visitatoria “Madre della Sapienza” dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), e dal suo segretario personale, don Nino Zingale, il Rettor Maggiore ha ricordato che il Buon Pastore riconosce e ama tutte le sue pecore, e che è pronto a dare la vita per loro. E ha rimarcato come l’attenzione alle “altre pecore che non provengono da questo recinto”, così come scritto nel Vangelo, sia qualcosa di tipico e proprio dell’azione pastorale della Famiglia Salesiana e delle FMA e dell’azione di governo di Madre Reungoat.

La giornata di gratitudine è proseguita poi con un momento di festa, con canti e danze tipici di varie culture, nell’aula magna “Giovanni Paolo II” dell’Auxilium, durante la quale sono stati ascoltati messaggi di gratitudine verso Madre Reungoat da tutti e cinque i continenti.

Al termine della giornata anche la Madre Generale delle FMA ha ringraziato per tutto l’affetto ricevuto, per l’organizzazione da parte della Visitatoria “Maria Madre della Chiesa”, e per la presenza di Don Á.F. Artime. E in riferimento alla festa e alle iniziative che le FMA e tutta la Famiglia Salesiana svolgono in questo tempo di pandemia, ha affermato: “I nostri cuori non conoscono distanza”.

“Società, quale progresso?” Intervista a Suor Alessandra Smerilli – Corriere della Sera

Nella giornata di oggi, il settimanale del venerdì del Corriere della SeraSette” dedica un’intervista a Suor Alessandra Smerilli, F.M.A., docente di economia politica e statistica presso la Pontificia facoltà di scienze dell’educazione «Auxilium» di Roma. Il tema dell’articolo è incentrato sul progresso della società dove il “prendersi cura” può diventare “cosa pubblica” per creare valore, soprattutto il questo periodo storico di pandemia. Di seguito un estratto dell’articolo redatto da Elisabetta Soglio.

SOCIETÀ QUALE PROGRESSO?
ALESSANDRA SMERILLI «PRENDERSI CURA DIVENTI COSA PUBBLICA: COSÌ SI CREA VALORE»

Dice che questa esperienza della pandemia è stata «un momento duro, ma fecondo». Anzi «rivoluzionario»: perché «questa fase storica ci ha insegnato l’importanza del prendersi cura gli uni degli altri». Ad Alessandra Smerilli, economista, consigliera del Papa e suora dell’ordine di Maria Ausiliatrice, la parola “cura” piace davvero tanto e la ripete di continuo. E cita la filosofa canadese Jennifer Nedelsky, che l’ha ispirata su questi temi: «Quando incontri una persona le chiedi di “cosa” si occupa. Invece proviamo a chiedere di “chi” si occupa». Poi, pensa che per il futuro sia necessario valorizzare le competenze e i talenti femminili, «perché le donne hanno chiaro il senso dell’I care , ne fanno esperienza nella vita privata e devono trasferire questo approccio nella dimensione pubblica». Infine suor Smerilli guarda al futuro con «grandissima fiducia», pensando soprattutto ai tanti giovani che ha incontrato e incontra e che «hanno visione, entusiasmo, capacità da mettere a disposizione».

Nata 46 anni fa a Vasto, Smerilli frequentava l’oratorio dei salesiani e lì matura esperienze di gruppo e di animazione. Inizia il liceo scientifico ed è brava negli studi: «Studiare mi piaceva proprio ed è rimasta una parte importante della mia vita».

La vocazione quando arriva?

«A 16 anni avevo già chiaro che avrei vissuto per mettermi al servizio. Stavo vivendo una storia molto bella con un ragazzo e ho avuto un lampo: neanche la persona più bella del mondo mi sarebbe bastata. A 18 anni ho lasciato casa e sono entrata dalle Figlie di Maria ausiliatrice a Roma».

E la passione per l’economia?

«Quando stavo scegliendo il corso di studi in realtà non ci pensavo per nulla. Volevo fare una facoltà scientifica, oppure scienze dell’educazione o psicologia e andare nelle periferie di Roma. Invece una madre superiora mi chiama e dice che c’è bisogno di una persona esperta di economia, culturalmente preparata alle sfide del futuro. Una donna che vede lungo, insomma».

E lei?

«Ho obbedito, anche se ero preoccupatissima perché mi vedevo già seppellita nei numeri. Invece mi sono appassionata, soprattutto ai temi dell’economia politica. Al terzo anno di studi mi sono orientata su Economia di sviluppo e ho conosciuto Luigino Bruni: mi sono resa conto che quello che studiavo poteva avere luce nuova. Io ero abituata ad un mondo in cui gli economisti consideravano la dottrina sociale della Chiesa come “giudicante”. Invece ho capito che poteva nascere da lì una teoria economica che ha in sé i presupposti di persona: questo mi ha illuminato e convinta».

Quindi ha deciso di diventare economista.

«Ne ho parlato molto con Stefano Zamagni. E alla fine ho proposto io alla superiora di continuare con la ricerca: mi sono laureata in Economia e commercio con indirizzo Economia politica a Roma 3 per poi proseguire negli studi».

Come la guardavano compagne e compagni?

«Beh, ovviamente all’inizio erano un po’ straniti: in mezzo a 250 persone arriva una col velo…. Ma nel primo anno in cui frequentavo, il grigio era tornato tantissimo di moda e quindi almeno ero di tendenza (ride, ndr ). In realtà sono stati anni bellissimi: avevo quattro anni di più, alcuni si avvicinavano attratti dalla stranezza della mia presenza, altri per dubbi di fede. Poi si è creato un senso di rispetto perché comunque andavo bene e mi fermavo a studiare con compagne e compagni, ci siamo aiutati a vicenda e alcuni rapporti sono diventati amicizie».

I voti perpetui?

«Sono arrivati durante il dottorato che ho fatto alla Sapienza. Poi ho fatto un visiting in Inghilterra e quindi un dottorato part time mentre avevo cominciato ad insegnare alla mia università».

Oggi insegna?

«Si. Economia politica all’Auxilium di Roma. Ho insegnato anche in Cattolica e alla Lumsa, ho tenuto un master di Economia civile in Bicocca».

In cattedra con il velo?

«Alcune volte non lo usavo perché mi pareva che la presenza di un velo nelle lezioni di Economia politica potesse rappresentare un ostacolo e costituire un pregiudizio in partenza».

Ma il fatto di essere una religiosa la fa sentire meno considerata?

«In linea di massima proprio no. Poi capita una volta durante un convegno in Calabria, ho dovuto dire a una persona che aveva evidenti pregiudizi che le cose che stavo dicendo le avevo pubblicato su una rivista scientifica non sul bollettino parrocchiale».

Fiducia?

«Ne ho sempre ricevuta molta: a 35 anni ero nel Comitato scientifico delle Settimane sociali, ad esempio (riunioni di studio per guidare l’azione cattolica nel mondo del lavoro, ndr ). Da una parte ho sempre ricevuto fiducia, dall’altra però ero sempre l’unica in un mondo maschile».

E come si è posta?

«Ho sempre cercato di non mettermi in contrapposizione e di portare competenze. Questo è l’unico modo per dimostrare che c’è bisogno di donne nel pensiero e nell’organizzazione, prima ancora che nei ruoli. Il fatto di essere economista e non teologa mi aiuta molto perché ho una professionalità in un ambito ancora prevalentemente maschile e non comune nella Chiesa».

Il suo rapporto con Papa Francesco?

«Sento molta stima da parte di Papa Francesco e gli sono profondamente grata. Da parte mia c’è il desiderio di essere al servizio della missione della Chiesa. Quando lo incontro ha sempre una battuta e con lui ho solo foto in cui rido».

Lei all’inizio parlava di un momento rivoluzionario.

«È cosi. Intanto dobbiamo smettere di relegare il tema della cura alla famiglia. Prendersi cura oggi significa parlare delle persone in generale, del Pianeta, della collettività. Un tempo rivoluzionario come quello in cui visse san Benedetto: allora si pensava che il lavoro manuale fosse cosa da schiavi, lui diede nobiltà e dignità al lavoro. Il lavoro di oggi è prenderci cura».

Lei come lo esercita?

«Nelle relazioni cerco di occuparmi delle persone che mi stanno intorno in ufficio, come dei miei studenti: di essere una con cui si può parlare e ci si può anche sfogare. Con le mie consorelle vorrei essere più presente: ma sono molto anziane e in questa fase è anche più prudente non avvicinarle troppo visto che io mi muovo comunque».

La vediamo in tivù: si è scoperta comunicatrice?

«La Rai me lo ha chiesto, ho provato e ho scoperto che mi piace. Prima era un programma radio con il pensiero del giorno, poi è cominciata questa trasmissione tivù (A sua immagine, ndr ) che mi coinvolge molto e posso collaborare con l’autore e il regista nella definizione di scaletta e testi. Accostare economia e Vangelo e farlo con volti e storie: mi piace proprio».

Non le manca una persona accanto, una famiglia?

«No, anche se so di avere fatto una scelta di rinuncia: non essermi legata a nessuno è per una risposta a una chiamata e a una missione che mi chiede di essere tutta donata. Non sempre è facile, ovvio. Ma la mia vita è piena e non penso lo sia meno di quella di chi ha scelto altri percorsi. Vivo amicizie profonde che fanno bene al cuore e all’anima. Ecco, se devo dire forse mi manca non avere avuto un figlio o una figlia, ma mi rendo conto che non sono conciliabili e questa rinuncia iniziale mi ha resa sorella e mamma di tutti».

Le donne continuano a faticare a trovare spazio anche nella Chiesa?

«Il tema è caldo e sofferto da tante donne. C’è un processo in corso che in questo momento non si può arrestare: dove lavoro, nella commissione Covid vaticana, siamo tante giovani donne in un team molto dinamico con tanta libertà di muoversi, fare e poter osare, sognare. Un famoso giornalista e conduttore quando è venuto a vedere cosa stiamo facendo mi ha detto: “Dovevo arrivare in Vaticano per trovare le novità”. Ecco, io credo si debba andare oltre certe letture. Questo non significa che il problema non ci sia. Però anche noi donne siamo un po’ timorose e timide e tante volte è difficile pensare che una responsabilità potrebbe essere affidata ad una donna perché stentiamo a farci avanti».

Servirebbero più donne nei posti di potere?

«Non tanto per il potere in sé. Ma perché se non ci sono donne a pensare e decidere, quello che viene deciso fatto e comunicato diventa escludente e tante donne non si riconoscono».

Una chiesa poco attrattiva sui giovani?

«Forse si fa fatica a trasmettere ai giovani il sapore del Vangelo. Ma giovani ne frequento tanti, in università e poi in tutta l’esperienza di Economy of Francesco; il problema non sono i giovani, ma siamo noi che non siamo capaci di affidare loro il cambiamento, e senza giovani non sarà vero cambiamento».

Economy of Francesco continuerà?

«Certo. La bellezza è aver creato una rete tra tanti giovani che desiderano cambiare il mondo e adesso sanno che c’è una comunità che la pensa allo stesso modo e che vuole sostenerli».

Cura solo anima e mente, suor Alessandra?

«È difficile fare di più. Però tutte le mattine mi alzo molto presto e cammino almeno 40 minuti sul Lungotevere o in giro per Roma prima che si svegli. Intanto prego: le mie lodi le prego camminando».

Il ricordo di Suor Maria Torrenti e Suor Silvana Garbin – La Voce e il Tempo

Il ricordo di suor Maria Torrenti (“Ausilia”) e Suor Silvana Garbin, FMA di grande fede che hanno lasciato una testimonianza profonda nel cuore di molti. Di seguito l’articolo pubblicato su La Voce e il Tempo a cura di suor Emma Bergandi (Ispettrice), don Gianni Moriondo e Davide Aimonetto.

Suor Maria ‘Ausilia’ Torrenti

Il 31 gennaio all’ospedale di Rivoli, è morta suor Maria Torrenti. Era nata a Pietraperzia (Enna), il 10 dicembre 1937, professa a Pessione (To), il 5 agosto 1966, apparteneva all’Ispettoria Piemontese Maria Ausiliatrice.

«Nella mia famiglia, in ogni circostanza si respirava la presenza di Gesù». «L’ho incontrato per la prima volta nel grembo della mia mamma». Così scriveva suor Maria in una letterina personale indirizzata all’Ispettrice, e raccontava quanto aveva saputo in confidenza dalla mamma alcuni anni dopo la prima professione, che cioè ella aveva chiesto al Signore per lei, prima ancora della sua nascita, la particolare grazia della vocazione religiosa: se fosse stata una bambina chiedeva di renderla «una suora tre volte buona perché potesse dedicarsi a tante persone per crescere in santità». Dalla sua Sicilia, nel 1958, con le tre sorelle e i genitori in cerca di lavoro, Maria era arrivata a Torino ed era venuta ad abitare nei pressi della basilica di Maria Ausiliatrice, potendo frequentare l’oratorio di Torino Maria Ausiliatrice 27.

Nel 1963 fu accolta per l’aspirantato a Giaveno, dove il 31 gennaio 1964 iniziò il postulato e il 5 agosto seguente entrò in noviziato a Pessione. Fin dal primo tempo di formazione, trovandosi fra giovani consorelle di nome Maria, le fu aggiunto l’appellativo di ‘Ausilia’, e ne fu felice perché dell’Ausiliatrice voleva essere immagine.

Dopo la prima professione, celebrata il 5 agosto 1966, continuò la formazione con lo juniorato nella casa S. Teresa di Chieri. L’anno seguente fu inserita nella comunità di Giaveno come assistente delle aspiranti e sarta (1967-1970). Dal 1970 al 1972 a Torino Monterosa le fu richiesto di collaborare ai lavori comunitari, poi ritornò a Giaveno per dedicarsi allo studio e completare la preparazione per il conseguimento del diploma di abilitazione all’insegnamento nelle Scuole del Grado Preparatorio. Seguì quindi un lungo periodo in cui si dedicò alla Scuola Materna (1974-2006), nelle case di Perosa Argentina, Torino Mirafiori, Torino Lingotto, Riva presso Chieri, Torino Maria Ausiliatrice 27. Dovunque si è fatta apprezzare e benvolere, per la sua indole semplice, buona, generosa, fraterna ed accogliente.

Dalla casa Maria Ausiliatrice 27, oltre al lavoro nella scuola materna, dal 1995 fino al 2014 ha collaborato nell’oratorio di Valdocco.

Qui, fra i molti ragazzi e ragazze di allora era un vero punto di riferimento, come alcuni di loro scrivono: «Ricordo allegramente quando venivi a recuperare tutti per l’ora della preghiera, facevi tutto con amore». «Sei stata il sostegno di tanti e una maestra che tutti i genitori avrebbero voluto per i propri figli; davi forza e coraggio a tutti». «Sei stata una donna forte, degna di rispetto e di memoria: in ogni luogo in cui sei passata hai lasciato una scia di amorevolezza». «Una persona cara che ha donato un po’ di affetto e il suo sorriso a chi ha incontrato. Quanti sorrisi ha seminato in Valdocco!»

Il 15 agosto 1914 suor Maria, terminando ufficialmente il mandato in oratorio, scriveva: «Ringrazio Dio per avermi chiamata a vivere questa stupenda esperienza di animazione proprio alla radice del carisma salesiano.

Ringrazio il direttore dell’Oratorio don Gianni Moriondo per tutti questi anni di cammino insieme. È stata un’avventura meravigliosa!».

E ringraziava chiamando per nome ogni gruppo dell’oratorio. Certamente rilevava anche le fatiche della collaborazione nel vivere quotidiano: «Abbiamo affrontato salite ripide e ardue, e discese a picco ma sempre con una soluzione positiva, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Per quanto abbiamo seminato insieme, mi sento di dire che i frutti verranno. Forse non li vedremo su questa terra, ma in Paradiso sì, dove ci ritroveremo almeno per farci quattro risate per tutte le volte che abbiamo cercato di tenere fermo il nostro punto di vista considerandolo il migliore…». Negli anni dal 2014 al 2020, infine, suor Maria ha continuato a prestare il suo aiuto nella Scuola Maria Ausiliatrice di Torino 27, come supporto in segreteria per la stampa di fotocopie e nell’infermeria degli allievi.

Intanto la salute cominciava a farsi più precaria, ma ancora si rendeva utile seguendo fraternamente una sorella fragile ed infine, nel settembre scorso, ha accettato di essere inserita nella comunità di Giaveno, in cura e riposo.

A Giaveno ha vissuto i pochi mesi da settembre 2020 a gennaio 2021, cercando di accogliere con sereno abbandono la volontà di Dio.

Colpita dal Covid e ricoverata all’ospedale per pochi giorni, ha terminato il suo cammino nelle prime ore del 31 gennaio, per andare a festeggiare don Bosco nella casa del Paradiso.

suor Emma BERGANDI

«È stata un’avventura meravigliosa» così definivi 20 anni di collaborazione insieme nel 1° oratorio di don Bosco, il carissimo oratorio Valdocco. Quante iniziative, quanti volti amici, quante feste abbiamo condiviso. Ti ripeto ancora una volta un complimento un po’ esagerato ma che apprezzavi e ti faceva sorridere.

Al termine di una stupenda Festa di don Bosco alla sera uscendo dall’oratorio alcune persone commentavano:

«Ma come fate ad organizzare cosi tante cose, dalla liturgia al pranzo, dai giochi al teatro, dallo sport alla mu- sica…». Imitando don Bosco e volgendo lo sguardo verso la statua di Maria Ausiliatrice che campeggia in cima alla Basilica, rispondevo: «È Lei che ha fatto tutto!».

Esclamavano i genitori: «Ah, lo sappiamo che è suor Maria Ausilia che fa tutto!»

Lascio parlare direttamente Suor Maria Ausilia prendendo qualche riga delle numerosissime lettere ricevute. Scriveva volentieri.

«8 dicembre 2004 – Festa dell’Immacolata. Carissimo don Gianni, ciao! In questo giorno dedicato a Maria e compleanno del 1° oratorio don Bosco prendo spunto per farmi presente con questo scritto e dirti grazie! Grazie per tanti motivi che tu ben conosci: gioie e sofferenze vissute e condivise. E per augurarti che tu possa far crescere sempre più la ‘vita’ a Valdocco. Sì, la vita in questa zolla di terra sacra dove ha camminato, faticato, sudato e messo radici profonde un santo, il santo dei giovani e dell’allegria: don Bosco, nostro padre e maestro di vita. Tu continua a sognare. Sì, a sognare un bel oratorio multietnico, sogna ancora perché questo sogno coltivato da tempo nel cuore prenda corpo e diventi realtà al più presto se è nel progetto di Dio». Iniziare una giornata intensa di festa leggendo queste righe invece di udire le lamentele perché non hai messo il tavolo al posto giusto moltiplicava energie ed entusiasmo.

Molto più belle e significative le testimonianze dei giovani, degli animatori al loro ‘capo’, di tanti genitori. Soprattutto di tante mamme che affidavano a lei con gioia e tranquillità i loro figli nella scuola materna dell’infanzia. «Sei stata una persona importante, una presenza che mi ha fatto crescere e diventare adulto! Hai sempre creduto in me; quando io e la mia fidanzata ti abbiamo detto che saremmo andati a vivere insieme ci hai guardato ‘male’ ma eri contenta per noi, sicura che avremmo fatto il passo che volevi che facessimo. Non sarai lì a maggio a godertelo, ma ci guarderai da lassù e come sempre farai il tifo per noi». Un giovane salesiano dalla Slovenia scrive:

«Grande suora con un cuore grande come quello di don Bosco che l’ha accolta nel suo oratorio celeste. Incontrandola nell’inizio del mio cammino da salesiano mi ha aiutato a comprendere come nell’oratorio ci vogliono sia la figura paterna che quella materna. E suor Maria Ausilia è stata una grande figura materna del primo oratorio di don Bosco per tanti anni».

Così quando ho messo la notizia della sua morte su Facebook sono stato inondato da una valanga di like e messaggi: uno più bello dell’altro: «Sorridente, semplice, discreta, accogliente, quanto bene ai miei figli; una grande mamma per i più piccoli; una vera suora; una vita donata ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, alle mamme e ai papà e anche ai nonni; cuore grande; incarnazione del motto ‘educazione è cosa di cuore’»

don Gianni MORIONDO

Suor Silvana Garbin

Avrebbe compiuto, fra poco più di un mese, ottantuno anni, suor Silvana Garbin, essendo nata il 5 marzo del 1940, ma è tornata alla Casa del Padre, lunedì 1 febbraio. Suor Silvana apparteneva alla congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra la fine degli anni settanta e gli ottanta del secolo scorso, questa religiosa fu una dei pilastri della comunità mappanese delle Fma che seguivano l’oratorio ed il vecchio asilo parrocchiale San Michele. Ancora domenica, il parroco di Mappano don Pierantonio Garbiglia aveva invitato i fedeli, durante la Messa, a pregare per le condizioni di salute della religiosa salesiana. Figura molto conosciuta ed amata dalla comunità mappanese, suor Silvana rappresentò un prezioso punto di riferimento per centinaia di famiglie mappanesi, sia nell’ambito della catechesi che per quanto riguardava la gestione del vecchio asilo, oggi abbattuto, per fare posto ad un nuovo complesso oratoriano, iniziativa promossa dall’associazione «Il Sogno di Samuele». Cuoca provetta, era riconosciuta per la sua allegria e bontà d’animo, che l’accompagnavano in ogni istante della vita quotidiana. In quegli anni l’asilo parrocchiale San Michele era seguito da una comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice, che vivevano stabilmente nella struttura, e si occupavano degli aspetti educativi e gestionali. Suor Silvana dal carattere generoso e dal sorriso sempre spontaneo sapeva farsi voler bene da tutti, e la sua allegria proverbiale era contagiosa. Poi il commiato dalla comunità nel 1992. Dopo l’esperienza mappanese, seguiranno altri incarichi per la religiosa, che con Mappano, nonostante il passare degli anni, ha mantenutosempre un legame solido ed affettuoso.

L’ultimo di questi presso l’istituto Fma di Giaveno, dove sperava ancora di far ritorno. Dopo la morte, un anno fa, di don Antonio Busso, il secondo parroco di Mappano, che tanto collaborò con la religiosa, con la morte di suor Silvana si chiude definitivamente un’epoca cruciale per la comunità parrocchiale mappanese, fatta di esperienze significative nell’ambito della catechesi e dell’evangelizzazione. Giovedì 4 febbraio presso la Basilica di Maria Ausiliatrice si svolgono i funerali della religiosa salesiana, mentre la comunità parrocchiale la ricorda con una Messa in suffragio, il giorno successivo, venerdì 5 febbraio, alle 18.30, presso la chiesa parrocchiale di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

Davide AIMONETTO

Nuovo messale, intervista a suor Elena Massimi che ha curato la parte musicale

Pubblichiamo un articolo nel quale suor Elena Massimi, FMA, spiega la parte musicale del nuovo Messale, che lei ha curato.

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Qualcuno potrà stupirsi quando, aprendo la nuova edizione in italiano del Messale Romano, si troverà davanti il pentagramma che accompagna le parole pronunciate dal sacerdote o dai fedeli. Non in tutte le parti del rinnovato libro liturgico lo si incontra, ma in più punti sì. Ad esempio nel saluto iniziale. Uno spartito indica la melodia che il celebrante può intonare allargando le braccia: «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi»; e un’altra battuta segnala come l’assemblea possa rispondere cantando: «E con il tuo spirito». È ben più “musicale” il nuovo Messale che sta per arrivare nelle parrocchie della Penisola. Perché, come si legge nella Presentazione della Cei, «il canto non è un mero elemento ornamentale ma parte necessaria e integrante della liturgia solenne». Per la prima volta le partiture entrano a pieno titolo nel corpo del testo e non finiscono in appendice come era accaduto nel Messale ancora in uso, quello datato 1983. Non solo. Aumentano i brani proposti. E si torna a privilegiare le formule ispirate al gregoriano evitando che il libro dell’Eucaristia diventi un luogo di sperimentazione. «Il canto apre al mistero e contribuisce alla manifestazione del Signore. Per questo è stato particolarmente valorizzato in questa nuova edizione», spiega suor Elena Massimi, che ha coordinato e curato il lavoro relativo alle melodie del Messale.

Figlia di Maria Ausiliatrice, un passato da musicista, collaboratrice dell’Ufficio liturgico nazionale, è docente di teologia sacramentaria alla Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma. C’era anche lei lo scorso 28 agosto all’udienza in Vaticano durante la quale la prima copia del Messale è stata consegnata a papa Francesco da una delegazione della Cei guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti. Per due anni la religiosa è stata alle prese con gli spartiti che poi sono entrati nel volume. Affiancata da un’équipe di dieci esperti: sacerdoti e laici, monaci e consacrate, studiosi e compositori.

Nel nuovo Messale sono state inserite le melodie per il segno della croce, per il saluto, per i primi prefazi dei diversi Tempi e solennità (Avvento, Natale, Epifania, Quaresima, Pasqua, Ascensione e domeniche del Tempo ordinario). Ancora. Troviamo musicati i testi dell’anamnesi (“Annunziamo la tua morte Signore…”), della dossologia finale della Preghiera eucaristica (“Per Cristo, con Cristo, in Cristo…”), del Padre Nostro, dell’acclamazione “Tuo è il regno…”, della pace (“Scambiatevi il dono della pace”), del saluto finale, della benedizione e del congedo (“Andate in pace”; “Rendiamo grazie a Dio”). «Così viene evidenziata l’importanza del canto, a cominciare da quello del sacerdote che negli anni è stato trascurato – afferma la liturgista –. Intendiamo ridare ad alcune sezioni della Messa la dignità che è loro più propria, ossia quella di essere cantate. Pensiamo ai prefazi: è un testo lirico, poetico; se non viene cantato si attenua la sua forza».

Le melodie presenti fra le pagine del volume sono quelle dal «tono semplice d’ispirazione gregoriana: il tono di Do per i riti d’introduzione e di conclusione; il tono di Re per la liturgia eucaristica», chiarisce la docente. E aggiunge: «Erano già presenti nel Messale del 1983 ma venivano proposte come seconda opzione, mentre la prima era quella di nuova composizione». Quest’ultime, però, non hanno attecchito. Come ha mostrato l’analisi della prassi liturgica che è stata utilizzata per scegliere quali musiche privilegiare, quali salvare e quali accantonare. «Negli ultimi quarant’anni la Chiesa italiana ha recepito soprattutto le melodie di stampo gregoriano che sono ormai entrate nella mente e nell’orecchio di presbiteri e fedeli e che vengono intonate senza difficoltà durante i riti», riferisce la docente. Partiture che sono state, quindi, riprese e riadattate ai nuovi testi. Com’è il caso del Padre Nostro che cambia con l’aggiunta di un “anche” («come anche noi li rimettiamo») e con la nuova espressione «non abbandonarci alla tentazione». Racconta suor Massimi: «Fra le mani abbiamo avuto diversi adattamenti della melodia alla preghiera rivista. Alla fine ne abbiamo scelti tre e li abbiamo testati in alcune parrocchie, case di spiritualità, Seminari del Nord, del Centro e del Sud Italia. La versione confluita nel Messale è quella risultata più “naturale” alle assemblee».

Il pentagramma va a braccetto anche con alcuni testi del Triduo pasquale o di altre celebrazioni di particolare significato, come la Messa del Crisma o la Pentecoste.

La musica accompagna, ad esempio, il prefazio del Giovedì Santo oppure il prefazio e il congedo della Veglia e della Domenica di Pasqua. «Tutto ciò per ribadire la centralità del Triduo all’interno dell’Anno liturgico», dice suor Elena. Il Messale si conclude con un’appendice musicale più ampia rispetto all’edizione precedente dove sono state spostate le nuove composizioni del 1983 che sono convalidate dall’esperienza di questi decenni e dove, fra l’altro, sono state inserite anche le melodie in tono solenne per alcune parti della Messa.

Però, all’appello mancano altri “elementi” della celebrazione che la musica ha sempre scandito ma di cui il nuovo Messale non prevede melodie ad hoc: il Kyrie; il Gloria; il Santo. «È stata una scelta deliberata – nota la docente –. Nella Penisola le parrocchie conoscono una rilevante diversificazione musicale fra Nord e Sud. Pertanto non abbiamo inteso indicare melodie standard ma desideriamo lasciare le comunità libere di trarle dal repertorio locale». E per i canti d’ingresso, d’offertorio e di comunione? «Vale il Repertorio nazionale varato dalla Cei nel 2007», suggerisce la religiosa.

Certo, lo stesso Messale ricorda che i brani devono essere «adatti al momento e al carattere del giorno o del Tempo», che devono essere adeguati «alle capacità dell’assemblea», che va privilegiato l’organo a canne anche se il vescovo può consentire l’impiego di altri strumenti adeguati «all’uso sacro». Insomma si sentirà più canto a Messa? «Il Messale – conclude suor Massimi – offre una vasta gamma di possibilità. Faccio fatica a immaginare un’intera liturgia feriale cantata. Tuttavia, sarebbe bene che nelle Messe festive venisse cantato almeno il “Mistero della fede” o la dossologia. E a Natale il prefazio, anche per sottolineare lo specifico rilievo della celebrazione».

 

Insediamento della nuova ispettrice, suor Emma Bergandi

Si riceve e riporta il comunicato stampa delle Figlie di Maria Ausiliatrice Piemonte e Valle d’Aosta, relativo all’insediamento della nuova Ispettrice, sr Emma Bergandi, che si terrà presso la Basilica Maria Ausiliatrice di Torino alle ore 15:30 del 24 agosto.

Al fine di rendere tale evento maggiormente fruibile da fedeli ed amici e nel rispetto delle vigenti norme di prevenzione del COVID-19 la celebrazione sarà trasmessa sulle pagine Facebook:

https://www.facebook.com/SalesianiICP/

https://www.facebook.com/fmapiemonte/

Il prossimo 24 agosto, sarà insediata la nuova Ispettrice della Provincia religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte e della Valle d’Aosta, sr Emma Bergandi.

Torinese, una laurea in Scienze dell’educazione, insegnante, una vita dedicata ai giovani nell’oratorio che l’ha vista crescere: quello di Valdocco. Nel corso del suo servizio in Ispettoria ha formato generazioni di ragazze alla vita religiosa (dal 1987 al 2004) come incaricata delle giovani nell’anno di verifica ed orientamento vocazionale e responsabile del postulato, il periodo che precede immediatamente il noviziato. Nel 2004 diventa direttrice dell’istituto Santa Teresa di Chieri, luogo denso di significato per la storia salesiana nella città dove ha lavorato e studiato per 10 anni, preparandosi al sacerdozio, il futuro don Bosco ed in seguito, e fino al 2014, è a capo dell’Istituto Maria Ausiliatrice di Torino, struttura complessa, che vede la presenza delle scuole di tutti gli ordini e gradi, del coordinamento regionale della formazione professionale e dell’orientamento del CIOFS-FP, dei gruppi e delle attività tipici della Famiglia Salesiana. Dal 2012 Consigliera, ha rivestito due anni dopo il ruolo di Vicaria Ispettoriale con competenza e discrezione, fino alla nomina ad Ispettrice di maggio 2020.

Succede a sr Elide Degiovanni, che ha guidato la grande Ispettoria fma di Piemonte e Valle d’Aosta nel sessennio 2014 – 2020 e alla quale va tutta la riconoscenza delle sorelle e dei laici che ha seguito con dedizione. A sr Emma Bergandi lascia il governo di 34 comunità con 630 religiose, 250 opere rivolte a bambini, ragazzi e giovani con il coinvolgimento di adulti ed educatori per un totale di circa 34.000 destinatari.

La celebrazione eucaristica durante la quale avverrà l’insediamento si terrà presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino alla presenza della Vicaria Generale, sr Chiara Cazzuola, alle ore 15,30. Date le restrizioni a causa del Covid-19, si potrà accedere alla Basilica solo su invito e nel rispetto delle normative di prevenzione.

Per info
Monica Roncari
Ufficio Comunicazioni Sociali
Figlie di Maria Ausiliatrice Piemonte e Valle d’Aosta
Piazza Maria Ausiliatrice, 35
10122 Torino

“Ecco il tuo campo, ecco dove dovrai lavorare”: presentazione del Quaderno giovani 2020/2021

Presentazione del Quaderno giovani, punto di riferimento della proposta pastorale per i Salesiani in Italia.
Di don Rossano Sala

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Il Quaderno giovani, in conformità ad una tradizione ormai ben consolidata e fruttuosa, è il punto di riferimento per la proposta pastorale dell’anno in corso in tutti gli ambienti salesiani d’Italia.

“Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare” dice la donna vestita di luce al piccolo Giovanni Bosco nel sogno dei nove anni, di cui nel 2024 ricorrerà il bicentenario. Da qui prende avvio la proposta pastorale per l’anno 2020-21: essa ci invita ad essere “nel cuore del mondo” per esserne luce, sale e lievito.

Il presente quaderno è comporto di cinque capitoli: l’ispirazione nasce dal sogno dei nove anni, di cui si invita ad approfondire la dimensione spaziale dei luoghi; un secondo momento, biblico e teologico, cerca di andare in profondità rispetto all’ispirazione carismatica iniziale; il capitolo centrale è dedicato a comprendere l’identità cristiana secondo un approccio squisitamente vocazionale; il quarto capitolo mette a tema le modalità concrete per realizzare una “cittadinanza responsabile” oggi; infine vengono offerte al lettore alcuni “medaglioni di santità” da cui trarre ispirazione per un’azione efficace e profetica nel nostro tempo.

Il presente Quaderno giovani è un vivo e operativo, perché offre ad ogni lettore dei contenuti solidi in grado di interagire con il singolo e con il gruppo attraverso la richiesta di partecipazione personale al cammino indicato. Non siamo quindi davanti ad un “libro da leggere”, ma abbiamo tra le mani un “compagno di viaggio” che invita ogni giovane o adulto a crescere spiritualmente e ad ogni comunità educativa e pastorale a mettersi in discussione per potersi migliorare.

La configurazione, lo stile e la proposta del presente Quaderno giovani lo rendono prima di tutto adatto per i giovani, i quali sono chiamati a prendere sul serio la loro esistenza, conformandola a quella del Signore Gesù. Insieme con i giovani, uno strumento come questo è consigliato anche ad altre categorie di persone: prima di tutto agli animatori e agli educatori dei fanciulli, dei preadolescenti, degli adolescenti e dei giovani; ai membri che a diverso titolo appartengono alla famiglia salesiana (cooperatori, ex allievi e altri gruppi); agli insegnanti e formatori impegnati cristianamente nella loro missione. Questo quaderno può essere infine di giovamento ai salesiani di don Bosco, alle figlie di Maria Ausiliatrice e ai sacerdoti impegnati nell’ambito educativo per la loro formazione spirituale, pedagogica e pastorale.

Pubblichiamo l’indice e la presentazione e un’anticipazione del primo capitolo: