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Progetto di accoglienza ai Sale di Cuneo: “Nessuno è straniero”

Proseguirà fino al 31 ottobre il progetto di accoglienza ai Sale di Cuneo come “sistema integrato” volto ad aiutare i  tanti migranti che arrivano in Cuneo e provincia come lavoratori stagionali. L’accoglienza ai Salesiani di Cuneo vede oggi coinvolti otto braccianti agricoli. Di seguito un resoconto dell’esperienza, a cura di Luisa Fissore.

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La storia del progetto di accoglienza ai Sale di Cuneo di otto braccianti agricoli è una storia fatta di cuore, testa, fede e volontà. I protagonisti sono loro, questi otto “ragazzi” migranti, muniti di permesso di soggiorno e di un contratto di lavoro stagionale, che affrontano il quotidiano con coraggio e a monte hanno vissuti, famiglie, relazioni e culture lontane. 

Sarebbe riduttivo dire che il luogo della storia è la parrocchia dei Sale perché le origini e il fattore di successo di questa esperienza, risiedono proprio nella sinergia e nel lavoro di quadra svolto insieme al Comune di Cuneo, la Caritas diocesana, la Croce Rossa italiana, la Parrocchia San Paolo e tre cooperative sociali. Insomma un team in piena regola composto prevalentemente da volontari appassionati e accomunati da un obiettivo comune: dare un contributo nel contenere la precaria situazione abitativa dei migranti e farlo in uno spirito di accoglienza e solidarietà ovvero ricercando la relazione con le persone ed il loro vero benessere.

In maggio e giugno, le parti coinvolte si sono più volte confrontate e i tavoli di lavoro sono stati fervidi e carichi di progettualità.  Si dice che le cose grandi abbiano bisogno di tempo per maturare e realizzarsi, ma il tempo a volte manca o semplicemente bisogna fare in fretta. Nella fretta, il gruppo fa ancor più la differenza: la forza della squadra è stata – ed è –  elemento fondamentale per arrivare a dei risultati positivi.

La stagionalità dell’attività lavorativa agricola dei braccianti genera un significativo afflusso di migranti da giugno a ottobre in Cuneo e provincia (più di undicimila lavoratori stagionali coinvolti). Tale fenomeno sociale e umano non poteva rimanere inascoltato o inosservato ed è stato un vero e proprio richiamo alla comunità cristiana e civile volto ad attivare rapidamente un sistema integrato di interventi per l’accoglienza dei migranti stagionali. 

Il concetto di “sistema integrato” include la capacità del territorio di mappare I reali bisogni dei braccianti e individuare in brevissimo tempo, soluzioni adeguate: mensa, abitabilità, dormitori, tamponi, servizi quali consulenza e orientamento. Le forze in campo devono essere tante e ben armonizzate poiché l’obiettivo comune è decisamente sfidante: Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare.

La comunità dei Salesiani di Cuneo risponde positivamente all’appello e si fa strada l’ipotesi, poi diventata realtà, di valorizzare le quattro camere con due posti letto ciascuna e bagno con doccia, site al secondo piano della parrocchia. 

Dubbi, incertezze, fatiche, incontri, stanchezze, soddisfazioni: in questa bella storia non manca nulla, ci sono tutti gli ingredienti, persino la semplicità e praticità nell’allestire una sala comune per I  pasti, nonché spazio di ritrovo nei momenti liberi.

Dal 26 luglio 2021 l’accoglienza inizia e gli ospiti soggiornano nelle camere assegnate e portano avanti la loro routine lavorativa avendo una casa per dormire, un luogo dove fare colazione  e trovare degli amici che li accompagnano in questo cammino con iniziative ludiche e di insegnamento della lingua italiana.

Certo, ci sono delle regole per far funzionare bene la convivenza, degli orari di rientro e di uscita, dei vincoli per il bene della coabitazione e non tutti sono disponibili ad accettarle e seguirle. Sono scelte individuali e come tali non vanno giudicate.

Dopo qualche giorno di avviamento, ci si rende conto che gli ospiti hanno piacere di prepararsi cena in autonomia ma i locali disponibili in Parrocchia non lo consentono. Ed ecco che il gioco di squadra emerge nuovamente e si attivano sinergie con la Casa del quartiere (una realtà di animazione e formazione in un quartiere non lontano della Parrocchia) che mette a disposizione gratuitamente I propri locali cucina. L’accoglienza diventa ancora di più occasione di incontro, relazioni e amicizia perché la condivisione del cibo, delle proprie tradizioni culinarie e dei momenti conviviali porta a conoscersi, abbattere I pregiudizi e crescere insieme.

Il buon profumo della solidarietà cresce di giorno e in giorno (il fatto che sia “buono” non vuol dire che sia facile o che il disegno sia immediatamente comprensibile) e porta ad organizzare alcune domeniche pomeriggio nello sport, animate da giovani italiani e stranieri. L’iniziativa allarga ulteriormente gli orizzonti perché partecipano anche “gli amici degli amici” degli otto ospiti della Parrocchia e a quel punto si diventa tutti Famiglia.

E come ogni famiglia che festeggia semplicemente lo “stare insieme”, si conclude l’evento sportivo con un pasto caldo preparato direttamente dai ragazzi ospiti. Perché, in questa storia, il donare è reciproco. Impariamo molte cose dagli amici ospiti in Parrocchia, la prima su tutte è aprire I nostri confini mentali, le barriere culturali, abbattere I pregiudizi del colore della pelle (sembra strano dirlo nel 2021, ma è vero), aprire il cuore e le orecchie all’ascolto. Hanno molto da dire, da raccontare anche solo con la loro presenza .. se ci si pone in una posizione di ascolto.

Come emerge dal dialogo con Irene, una dei tanti volontari coinvolti, la chiave per costruire una relazione vera e paritaria con gli ospiti è la fiducia reciproca e rispetto: grazie a questi fattori, si diventa veramente amici e il dialogo si trasforma in una crescita personale di entrambi. La naturalezza dell’espressività dei migranti in Parrocchia (risate, confidenze, gioco..) è un buon indicatore del loro sentirsi “a casa” e non manca la riconoscenza.

Al momento la durata del progetto è prevista fino al 31 ottobre: lo spirito di solidarietà, la ricchezza dell’esperienza e la fratellanza che ne sono scaturite non hanno scadenza!

CNOS-FAP Regione Piemonte: Realtà Aumentata e Formazione Professionale

La Realtà Aumentata e la Formazione Professionale hanno un elemento in comune che li contraddistingue: l’innovazione! 12 formatori dei CFP Torinesi si sono messi alla prova con l’evoluzione tecnologica in una grande sfida che li ha portati a confrontarsi con il mondo della realtà aumentata e virtuale per costruire un’esperienza formativa maggiormente inclusiva ed interessante per i giovani. Di seguito l’articolo pubblicato su “CNOS-FAP Regione Piemonte“.

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La Realtà Aumentata e la Formazione Professionale hanno un comune denominatore che li contraddistingue: l’innovazione!

Realtà Aumentata, perché è l’innovazione tecnologica del momento in cui il mondo reale è arricchito dal mondo digitale con un’enorme quantità di informazioni che permettono all’uomo di intervenire su un processo o su un macchinario posto anche a migliaia di chilometri di distanza.

La Formazione Professionale, perché per sua natura è chiamata a rinnovarsi continuamente dato che opera in settori tecnologici che mutano con una rapidità impressionante, grazie in particolare all’avvento delle nuove tecnologie, e per questo non può farsi trovare impreparata dai allievi di ogni tipo e dalle aziende che ne richiedono l’intervento formativo.

Come in questo caso in cui la sperimentazione ha lo scopo di individuare le funzionalità e l’impatto delle tecnologie della Realtà Aumentata e Virtuale a servizio della didattica con un particolare focus applicativo atto a far acquisire competenze professionali pratiche.

Come per dire che se con la formazione a distanza possiamo tutti comprendere come sia possibile acquisire conoscenze teoriche, più complicato è comprendere e addirittura immaginare come si possano acquisire competenze senza avere un contatto diretto con gli strumenti e i macchinari di cui dispone ogni CFP per le attività formative in laboratorio.

E quando si parla di formazione professionale in Piemonte e di innovazione CNOS-FAP è presente come nel caso dei 12 formatori dei CFP Torinesi che si sono messi alla prova con l’evoluzione tecnologica in una grande sfida di elasticità ed innovazione che li ha portati a confrontarsi con il mondo della realtà aumentata e virtuale nel costruire un’esperienza formativa maggiormente inclusiva ed interessante da mettere a disposizione dei giovani.

Ci racconta questa esperienza Fabrizio Venere, responsabile delle Centro Risorse Informatiche del CNOS-FAP Piemonte e nel contempo segretario nazionale dell’Area Didattica Digitale, che li accompagnati in questo percorso con un occhio molto interessato.

Siamo stati ospitati dall’ITCILO insieme ai colleghi dell’ENAIP e abbiamo partecipato al primo legame tra Realtà Aumentata e Virtuale e Formazione Professionale, in un percorso sperimentale di 10 ore per apprendere come introdurre queste tecnologie innovative nell’attività quotidiana di insegnamento.”
Era il 21 maggio quando questa prima esperienza si è conclusa.

Il progetto prevedeva una formazione pratica adeguata a progettare e testare moduli formativi ad hoc sfruttando la XR (realtà mista) ed i dispositivi dei ragazzi: tutto questo è stata realizzato con l’applicativo di EON Reality, azienda che che produce soluzioni per la formazione accademica e industriale utilizzando queste tecnologie. L’esperimento ha funzionato arricchendo la lezione di un’interattività importante ed un coinvolgimento degli allievi-formatori assolutamente riuscito. Ciascuno di noi al termine è stato in grado di permettere ai propri allievi di “vedere” ciò che presentava in uno spazio virtuale a grandezza naturale e navigabile per intero.

La funzionalità si esprimeva bene in una modalità a distanza, dove l’allievo poteva visualizzare nel suo spazio ciò che il formatore presentava in una lezione interattiva ed esplorativa, con la possibilità di fruirne anche “on demand”, nel caso non fosse presente alla diretta. Altrettanto bene si presentava, questa tecnologia, in una lezione in presenza dove i ragazzi collaboravano con il formatore nella scoperta dei contenuti navigabili sul loro “tablet o visibili”, tramite lo strumento, a grandezza reale in aula.

La dr.ssa Nicolle Tavares dell’ITCILO, esperta di tecnologia a realtà mista e ben coordinata dallo staff in gestione a Stefano Merante, ha portato il nostro gruppo di lavoro a prendere contatto con il sistema e mettersi in gioco nel trasformare la loro attività formativa in un’esperienza immersiva di realtà aumentata, sfruttando i mezzi già a disposizione dei ragazzi. Il risultato è stato un project work realizzato tra aula e laboratorio che ha visto la partecipazione dell’equipe formativa dell’ITCILO in qualità di spettatore per quello che è stato il primo progetto in erba, ma dalle grandi potenzialità, ed un incontro conclusivo di raccolta, volto a valutarne l’applicabilità massiva.

Nel caso della realtà mista (aumentata e virtuale) si tratta di una tecnologia che il mercato è in gradi di proporre grazie ad un costante calo di prezzo dei dispositivi, accompagnato da una crescita esponenziale della qualità dei prodotti. Queste tecnologie non saranno utilizzabile solo nei videogame, ma in tutte le esperienze, anche formative, che sarebbero impedite da difficoltà di spostamento, fisiche o economiche e che grazie a tutto questo hanno la possibilità di essere replicate in ambiente virtuale in modo sempre più preciso ed immersivo aprendo la strada ad un mondo sconfinato di possibilità.

Conclude Fabrizio Venere:

Non ci resta che attendere perché il binomio Realtà Aumentata e Formazione Professionale sta muovendo i primi passi, mentre i nostri ragazzi già ne raccolgono i primi frutti.”
E nel contempo ringrazia i progettisti che hanno iniziato ad esplorare questa frontiera e hanno reso possibile questa prima esperienza.

CS Don Bosco Borgomanero: Corsa contro la fame

Nella giornata di lunedì 3 maggio 2021 le Seconde Medie del Collegio Don Bosco di Borgomanero hanno partecipato al Progetto indetto da “Azione contro la Fame” con l’intento di eliminare la fame nel mondo. Di seguito il Comunicato Stampa del 13 luglio 2021.

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Comunicato Stampa

“Corsa contro la Fame”: la Media Don Bosco aderisce al Progetto

Un aiuto alle popolazioni bisognose ai tempi del Covid-19

 

Il difficoltoso accesso al cibo e all’acqua pulita e potabile da parte di 200 milioni di bambini malnutriti rischia di amplificare il problema già drammatico del contagio da coronavirus nelle zone più fragili del mondo.

Le Seconde Medie del Collegio Don Bosco di Borgomanero, sensibilizzate alla tematica e coadiuvate da Anna Barattini, Lorenzo Maffeo ed Elena Mozetic, Docenti di Scienze e Matematica, hanno aderito al Progetto promosso da “Azione contro la Fame”, organizzazione umanitaria internazionale impegnata dal 1979 a eliminare la fame nel mondo.

Forniti di un “Passaporto solidale” con il quale hanno identificato gli sponsor, ai quali hanno attentamente spiegato il Progetto e dai quali hanno ricevuto una “Promessa di donazione”, gli studenti si sono cimentati nella vera e propria “Corso contro la fame” lunedì 3 maggio 2021 nei campetti del Collegio. A una durata maggiore di attività fisica dei ragazzi è corrisposta una donazione più sostanziosa da parte degli sponsor e il ricavato (ben 5891,10€!) è servito per comprare confezioni di “Cibo terapeutico”, alimento per l’infanzia in condizioni di emergenza ideato dal nutrizionista francese André Briend nel 1999, e salvare così la vita di 211 bambini malnutriti della Repubblica Democratica del Congo. “Azione contro la Fame” ha rilasciato alla scuola un Attestato, ringraziando i ragazzi per l’impegno e la dedizione con i quali hanno portato avanti il progetto.

Un’iniziativa decisamente interessante e formativa, che unisce la cura della nostra salute attraverso l’attività fisica e l’aiuto concreto ai bambini bisognosi.

Francesco Iorio

CS Don Bosco Borgomanero: il progetto Im.patto-C.I.B.O. di Nova Coop

Im.patto-C.I.B.O.: un progetto volto a favorire l’inclusione sociale, l’educazione alimentare, la promozione del territorio e la sostenibilità socio ambientale attraverso una serie di azioni rivolte all’intera comunità borgomanerese. Si riporta di seguito il Comunicato Stampa del progetto Im.patto-C.I.B.O. di Nova Coop a cui partecipa il Liceo Economico Sociale Don Bosco di Borgomanero.

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Borgomanero, 9 giugno 2021
C.I.B.O. – Comunità, Inclusione, Buone prassi, Opportunità
A Borgomanero (NO), idee e co-progettazione di 13 partner hanno dato vita al progetto Im.patto di Nova Coop.

Un progetto a favore della comunità che lavora per l’inclusione sociale, l’educazione alimentare, la promozione del territorio e la sostenibilità socio ambientale, questo è C.I.B.O. Partecipando alla Call for Ideas del progetto Im.patto di Nova Coop, tredici stakeholder (Associazione culturale Il Vergante, Associazione Rete Nondisolopane, Birrificio 100Venti, Circolo Legambiente Amici del lago – APS, CISS Borgomanero, Collegio Don Bosco, Comune di Borgomanero, Condotta Slow Food Colline Novaresi, Cooperativa sociale Il Ponte, Impresa Sociale Irene, Società Agricola La Zappa Arcobaleno, Unionbirrai) hanno co-progettato una serie di azioni a favore dell’intera comunità borgomanerese.
Il progetto prevede: un percorso di inclusione socio-lavorativa con la finalità di realizzare una realtà agro-sociale comunitaria (*), la coltivazione in serre idroponiche dei prodotti locali da far scoprire agli studenti e alle famiglie delle scuole della città (**), dei laboratori di cucina per aumentare la consapevolezza della cultura enogastronomica del territorio e lo sviluppo di opportunità lavorative per persone svantaggiate (***). Tutto questo avrà delle ripercussioni sulla comunità borgomanerese, sia sul breve che sul lungo periodo.
Il nome del progetto C.I.B.O. è acronimo di Comunità, Inclusione, Buone prassi e Opportunità.

C come Comunità.
(*) Il progetto intende partire dai più giovani per costruire una comunità più consapevole sul mondo del cibo. Verranno erogate diverse ore di laboratorio che utilizzeranno il cibo come strumento di aggregazione e di inclusione culturale, trasmettendo valori come il riciclo e il riuso del cibo, la sostenibilità ambientale ed economica, l’integrazione con altre culture attraverso il cibo. Dalle scuole dell’infanzia alle secondarie, passando per i centri di formazione, la Comunità si crea dalla base, dai più giovani. L’attività di C.I.B.O. è già stata avviata con una prima parte di laboratori, con i giovani di Enaip Borgomanero, e con alcune attività programmate presso i Centri estivi del territorio per condividere e rendere diffusa l’idea del cibo come cultura.
(**) La nuova mini-impresa del Liceo Don Bosco la “Hydroponic Solutions” si pone come mission quella di creare una nuova mentalità volta alla sensibilizzazione, all’educazione e alla cura dell’ambiente a favore del territorio. La start-up permetterà a chi sarà interessato di acquistare per la propria abitazione, per il proprio ufficio o per la propria impresa degli impianti di coltivazione idroponici. (***) A partire da settembre verranno realizzati 5 laboratori enogastronomici, composti da diversi incontri, aperti alla comunità borgomanerese. I laboratori saranno: “Alla scoperta del mondo attraverso la cucina”, “Alla scoperta dei prodotti non raffinati”, “Non la solita minestra… cucina creativa con le verdure invernali”, “Alla scoperta dei prodotti locali: cipolla, gorgonzola, birra, miele… 1000 modi di valorizzarli sulla nostra tavola” e “Dietro le quinte, alla scoperta dei produttori locali”.

I come Inclusione.
(*) I laboratori ludico-didattici hanno anche una valenza formativa ed inclusiva. Sono infatti rivolti, in modo particolare, a quelle fasce di giovani e di famiglie che necessitano di accompagnamento nel loro processo di inclusione sociale. Le attività rappresentano, infatti, anche un’occasione per apprendere competenze e saperi che possono costituire una prima base per la costruzione di un bagaglio professionale.
(**) Il percorso formativo intrapreso per la realizzazione di impianti idroponici permetterà di acquisire delle conoscenze su alcuni aspetti legati all’attenzion all’ambiente e all’alimentazione. Per questo sono state realizzate tre attività didattiche interconnesse tra loro ma con diversa finalità: Growing Up EXPO – dedicato alla sperimentazione del sistema idroponico e alla produzione orto-frutticola; Growing Up TASTE LAB: adibito alla trasformazione dei prodotti orto-frutticoli e alla produzione di micro e macro nutrienti 100% bio; Growing Up FABLAB: luogo in cui vengono creati i sistemi di aeroponica e viene curato il passaggio tra la plastica raccolta e la sua trasformazione in filato per le stampanti 3D. (***) I laboratori sono altresì il campo di sperimentazione e formazione per attività collegate al mondo del food che possono durare nel tempo e trasformarsi in attività lavorative per il futuro: in particolare sarà avviato un servizio “plastic free” con l’acquisto di una macchina lava-asciuga posate che sarà messa a disposizione del territorio e gestito da persone svantaggiate, inoltre è stato realizzato nel mese di maggio, e sarà ripetuto a settembre, un corso HACCP con l’obiettivo di formare del personale che possa lavorare per privati, associazioni e a domicilio.

B come Buone prassi.
(*) Il progetto è conoscenza e scoperta per la comunità borgomanerese dei prodotti locali, in particolare quelli autoprodotti. Coltivazione di prodotti naturali a chilometro 0, educando la comunità ad un consumo di verdura e cibi sani fondamentali alla dieta delle persone. I laboratori consentono di trasmettere anche riflessioni e pratiche virtuose legate alla corretta gestione del cibo e alla coltivazione di piccoli orti per l’autoproduzione di ortaggi e frutta. Le attività svolte presso Enaip si sono, infatti, incentrate sulle tecniche di coltivazione biologica di piccoli ortaggi, tecniche che verranno successivamente riprese nel corso dell’esperienza dell’orto didattico.
(**) La realizzazione di impianti di coltivazione che sfruttano le tecniche dell’idrocoltura a favore della comunità di Borgomanero promuoverà azioni e cultura rivolte alla sostenibilità ambientale, riducendo sprechi e consumo di acqua per la coltivazione, e all’utilizzo di prodotti naturali, sani e a chilometro 0. (***) Gli obiettivi che si intendono raggiungere con i 5 laboratori enogastronomici sono la valorizzazione dei prodotti locali, l’attivazione di contesti di educazione alimentare e trasmissione dei saperi gastronomici casalinghi, riscoprire la bellezza della relazione attraverso la convivialità e riconoscere e diffondere la dimensione interculturale del cibo sia attraverso la riscoperta di ricette tradizionali sia conoscendo quelle di altri paesi.

O per Opportunità.
(*) La realizzazione di una realtà agro-sociale comunitaria e un percorso di inclusione lavorativa all’interno dell’orto didattico, gestito da Legambiente, situato nell’area del parco della biodiversità Ivan Cerutti di Borgomanero. Il rispetto e dalla tutela dell’ambiente, che si concretizza nell’esclusiva coltivazione di prodotti biologici e nella promozione di processi virtuosi di economici circolare, è la base del progetto.
(**) I ragazzi del Liceo Don Bosco, avranno la possibilità di studiare, organizzare e amministrare una start-up innovativa che realizzerà e promuoverà, per mezzo di interventi presso scuole, eventi locali e piattaforme social, impianti di coltivazione che sfruttano le tecniche in idrocoltura. (***) La realizzazione di un’attività lavorativa a favore di persone svantaggiate che permetta al territorio di combattere l’utilizzo della plastica impegnandosi sempre di più in azioni virtuose a favore della sostenibilità ambientale.
Massimiliano Caligara, Presidente del Circolo Legambiente Amici Del Lago – APS, sottolinea che “comunità e sostenibilità, queste le parole chiave, gli obiettivi del progetto. Percorso da compiere favorendo l’innovazione nel rispetto dell’ambiente, lo sviluppo di nuove competenze, promuovendo la formazione e mirando all’equità sociale”.
Allo stesso modo, Fabio Perna, professore del Liceo Don Bosco, conferma che “il cibo è il nutrimento dell’anima, il nostro corpo una cattedrale. Di certo non salveremo il mondo e non cambieremo la polarità del pianeta, ma comunque daremo dimostrazione che con impegno e dedizione lo straordinario può divenire ordinario”.

Daniela Giorgis della Cooperativa Sociale Il Ponte “Cos’è C.I.B.O. per noi? Un ‘opportunità di realizzare attività inclusive in un settore diverso da quello in cui operiamo abitualmente, costruendo nuove reti sul territorio, ma anche un’opportunità di coinvolgere la comunità per riflettere su tematiche legate all’ambiente e alla sana alimentazione.”

Dallo scorso 22 maggio C.I.B.O. ha anche un logo. Presso la galleria del Centro Commerciale dell’Iper Coop di Borgomanero si è tenuto un contest, alla quale hanno partecipato più di 550 persone, per scegliere uno dei tre loghi ideati e realizzati dagli studenti del Liceo Economico – Sociale del Collegio Don Bosco.

#CIBOrgomanero

Don Bosco Agnelli: murales di Via Giacomo Dina – Murarte

Nell’ambito del progetto “murarte” promosso dal Comune di Torino, al Don Bosco Agnelli 14 giovanissimi writer torinesi si sono cimentati nella realizzazione di una Jam session a tema “Urban art“.

Volevamo rappresentare il tema della ripartenza cominciando dal grigio dei palazzi che abbiamo usato come sfondo per ridare un nuovo aspetto e una nuova vita alla nostra vita tramite la street art riempiendo tutto di colore. ognuno si è studiato una bozza che coincidesse con il tema della città e abbiamo organizzato insieme questa Jam.

I “ragazzi di Don Bosco” – CNOSFAP Fossano

Il CNOSFAP di Fossano, anche quest’anno, ha indetto il corso di Addetto alla Saldocarpenteria, un progetto svolto da 15 partecipanti e che prevede un periodo di stage che verifica le conoscenze e le capacità acquisite dai singoli allievi.
Di seguito si riporta l’articolo pubblicato, il 14 aprile 2021, su  “CNOSFAP Fossano“.

Anche quest’anno nel nostro Centro si svolge il corso di Addetto alla Saldocarpenteria, un corso “storico” perché ormai ripetuto da molti anni.

Sono 15 gli allievi partecipanti, di età compresa tra i 19 e i 59 anni, disoccupati e tutti stranieri. Il corso, della durata di 600 ore, è partito nel mese di dicembre scorso e, considerate le caratteristiche dei partecipanti e le attività laboratoriali tipiche del percorso, è realizzato in presenza. Il percorso prevede un periodo di stage per verificare l’efficacia delle conoscenze e delle capacità acquisite e completare lo sviluppo della professionalità attraverso l’esercizio delle competenze nel contesto lavorativo. Lo stage è progettato e organizzato in collaborazione con le aziende del territorio che operano nel settore della saldocarpenteria.

Vivo come un grande privilegio l’opportunità di insegnare a quelli che ritengo i “ragazzi di Don Bosco”, cioè quelli più svantaggiati, ai quali la vita non ha dato molte opportunità e che sono stati l’origine di tutto il movimento e della spiritualità salesiana, permettendogli di diventare ciò che è oggi.

Mi è capitato di insegnare in questo corso anche in anni passati e al termine di ogni percorso formativo ho sempre avuto la certezza di aver ricevuto più di quello che ho dato.

Vorrei condividere alcune parole chiave che caratterizzano questa particolare esperienza e che come formatore mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere.

Determinazione: la volontà di partecipare, che, per esempio, porta un allievo a spostarsi in bicicletta da Levaldigi a Fossano tutti i giorni per essere presente.

Fiducia: è sicuramente la base di ogni rapporto e, concretizzata nella capacità di ascoltare, li ha portati a lasciarsi plasmare da noi docenti, svolgendo con impegno ogni attività richiesta e portandoli a raggiungere obiettivi sempre più alti, oltre ogni nostra e loro aspettativa.

Curiosità: spesso mi è capitato che al termine della spiegazione su un disegno o su una lavorazione qualcuno mi facesse qualche domanda con l’intento di capire qualcosa di più ed è sicuramente un segnale molto positivo che porta certamente a una crescita.

Solidarietà: ci sono stati momenti in cui alcuni allievi erano assenti e quando abbiamo proposto di portare avanti il lavoro anche per gli assenti, per evitare che rimanessero indietro, abbiamo avuto una disponibilità immediata.

Gratitudine: tantissimi sono i grazie che ognuno di noi docenti ha ricevuto nelle più diverse situazioni e questa riconoscenza veramente sentita ci fa riflettere sul non dare nulla per dovuto o per scontato.

Essenzialità e Fede: ritrovo negli allievi del corso un forte senso di Dio e della fede e, nonostante le limitate risorse economiche, la capacità di vivere con un sorriso e con semplicità la quotidianità delle piccole cose.

Adesso inizia il periodo di stage e mi auguro veramente di cuore che sia per tutti loro una “risurrezione”, un’occasione di rinascita per avere l’opportunità di concretizzare il sogno che li ha portati a frequentare questo corso per iniziare una nuova vita.

Aggiornamenti da Spazio fratto Tempo: i progetti Speranza e Stige

Un aggiornamento da Spazio fratto Tempo, il progetto che si rivolge a giovani inoccupati e disoccupati tra i 15 e i 29 anni compiuti residenti nella Città Metropolitana di Torino. A cura di Vanessa Sellari, di seguito un resoconto riguardante i progetti “Speranza” e “Stige arti grafiche“, entrambi rientranti in Spazio fratto Tempo.

Un anno dopo, sulla scia del successo di Stige, nasce un nuovo e interessante progetto di accompagnamento al lavoro.

Il progetto Speranza contiene già nel titolo la carica di forza necessaria per gli obiettivi che si prefigge, volti alla costruzione di competenze trasversali e professionali, attraverso un percorso di apprendimento strutturato.

Sono stati coinvolti 18 giovani di diversa estrazione sociale e culturale, preventivamente selezionati con grande sforzo da parte degli educatori degli oratori coinvolti. Operatori sociali, animatori, operatori dei servizi al lavoro e tutor aziendali, hanno lavorato in sinergia per favorire la realizzazione di un programma di sviluppo di capacità personali e tecniche, utili nel lavoro e necessarie per la vita.

Il percorso ha previsto alternati momenti di formazione, in aula e on the job.

Diversi gli enti coinvolti che hanno dato il proprio contributo in termini di esperienza in contesto formativo: AGS per il territorio, IUSTO – Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo, Cnosfap Torino Valdocco. Durante le lezioni in aula sono state proposte ai partecipanti ore di orientamento, sicurezza sui luoghi di lavoro e anche un modulo di PSYCAP: strumento di ricerca e potenziamento delle risorse di un individuo per la costruzione di un progetto personale. I ragazzi hanno lavorato molto sulla costruzione di sé in relazione a contesti diversi, finalizzando il proprio bagaglio culturale e esperienziale alla ricerca di un nuovo spazio di azione che li rendesse più consapevoli e autonomi. Tale impegno, propedeutico per il mondo del lavoro, è stato supportato dal coinvolgimento di alcune aziende, provenienti da vari settori professionali: tra questi spicca il Gruppo CLN, protagonista internazionale per lo sviluppo, l’industrializzazione e l’assemblaggio di prodotti in acciaio; ma troviamo anche importanti nomi nel settore della ristorazione e della grafica.

Il tutoraggio aziendale e il supporto di educatori e operatori della formazione, hanno posto le basi per il ponte tra sistema educativo e mondo del lavoro: obiettivo principale del progetto Speranza.

Ognuna delle imprese coinvolte ha potuto, inoltre, contribuire alla crescita personale e professionale dei giovani, e ad oggi, alcuni di loro, sono parte integrante del team.

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Il progetto “STIGE ARTI GRAFICHE. I TIPOGRAFI DI DON BOSCO” nasce nel 2018 nel contesto della sperimentazione di nuove modalità di accompagnamento al lavoro per giovani NEET, già promossa dal più ampio programma di Spazio Fratto Tempo. L’azienda, Stige Arti Grafiche, è una realtà di 20.000 mq nei pressi di Torino; vanta 250 collaboratori e novant’anni di storia di stampa offset. L’attenzione per l’impatto ambientale e la qualità dello stampato rappresentano i punti cardine della loro politica aziendale; a ciò si aggiunge l’interesse per l’aggiornamento continuo di tutto il personale. Su questi valori è stato possibile promuovere la collaborazione con il sistema educativo salesiano rivolto ai giovani in cerca di occupazione. Dalla sinergia di un gruppo di lavoro dinamico e attento ai cambiamenti del mercato del lavoro, si è ideato un progetto formativo mirato all’inserimento in tirocinio dei 10 giovani coinvolti.

I ragazzi, dal canto loro, hanno preso parte al progetto mettendo in campo le proprie aspettative e il proprio entusiasmo, affidandosi a un percorso di crescita professionale che ha dato i suoi migliori risultati in alcune storie di successo.
Questo iter formativo ha visto alternarsi ore di lezioni teoriche in aula, a visite presso lo stabilimento, fino all’esperienza nel vivo del contesto lavorativo.

I giovani coinvolti hanno appreso direttamente sul campo l’importanza del lavoro di squadra, la necessità di ridurre al minimo i tempi del processo di produzione mantenendo comunque alti gli standard qualitativi. E tra il rumore di sottofondo delle rotative rotocalco e l’imponenza delle bobine incolonnate una sull’altra, alcuni di loro hanno raggiunto la propria realizzazione in campo professionale.

L’assunzione con contratto di apprendistato, infatti, ha saldato un’importante partnership, ma soprattutto ha fornito la giusta spinta per la crescita personale e professionale dei giovani.

Vanessa Sellari

Al via la nuova fase del progetto Labs to Learn: il metodo di studio.

Labs to Learn si sposta in una nuova fase di vita. Al via dal 24 novembre il percorso di formazione sul metodo di studio che prende forma attraverso una serie di incontri e di video lezioni che si snocciolerà nel corso delle settimane fino a giugno 2021.

Il cambiamento inizia dal momento in cui si “vivono” le cose apprese. Per questo la formazione viene incentrata soprattutto sullo studio di casi, esercitazioni, lavori di gruppo per l’elaborazione di soluzioni e modelli di risposta adatti alle specifiche necessità di chi segue il corso e utili nel lavoro di tutti i giorni.

– Labs to Learn

  • Durata

    23 ore totali

  • 5 webinar

    1 ora ciascuno

  • 1 incontro in presenza

    4 ore totali

  • 4 video lezioni online

    1 ora ciascuna

  • 5 supervisioni

    2 ore ciascuna

Obiettivo del corso di formazione è quello di formare ed informare in merito agli aspetti principali del processo di apprendimento, offrendo ai docenti, ma anche ai genitori, gli strumenti necessari per approfondire le strategie per assicurare efficacia nello studio.

Il corso si propone di mettere a fuoco alcuni aspetti di base del processo di apprendimento e offrire al docente alcuni concetti-guida e strumenti operativi per un apprendimento efficace, facendo riferimento a processi e strategie che assicurano l’efficacia dello studio.

– Labs to Learn

Progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

“M’Interesso di te”: il progetto di Salesiani per il Sociale APS sull’Osservatore Romano

Pubblichiamo un articolo uscito sull’Osservatore Romano dove si parla del progetto “M’Interesso di te” di Salesiani per il Sociale APS. Il progetto, realizzato nelle città di Torino, Napoli e Catania, e sviluppato su due edizioni, vuole arginare il fenomeno dell’esclusione sociale e dei minori stranieri non accompagnati e dei neomaggiorenni, migliorare la loro integrazione sociale, favorire i processi di sempre maggiore autonomia personale e lavorativa, attraverso interventi peculiari e di aggancio, recupero e reinserimento fondati sulla “ripresa in carico” e l’accoglienza, la formazione e l’orientamento, l’accesso ai servizi educativi, sanitari e sociali locali.

Per ridare un’identità ai minori invisibili

#CANTIERE GIOVANI • Il progetto «M’interesso di te» di Salesiani per il sociale

Appena giunti in quella che avrebbe dovuto essere la terra promessa, tutto quanto li identifica è l’acronimo Msna: i minori stranieri non accompagnati sbarcano soli in un Paese di cui spesso non sanno il nome, soli, benché in mezzo a centinaia di persone. Persone di cui non riconoscono i volti. Disorientati in un ambiente loro estraneo, quando non ostile, ed esclusi dai circuiti dell’accoglienza, sono inevitabilmente più esposti a situazioni di rischio, finendo non di rado preda della criminalità organizzata.

«Le loro storie, poco visibili e a cui non si presta la dovuta attenzione, si inseriscono nel fenomeno emergente dei ragazzi di strada, minorenni di 16-17 anni, senza fissa dimora e figure di riferimento, quasi sempre vittime delle tante forme di sfruttamento» spiega don Roberto Dal Molin, presidente di Salesiani per il sociale, i quali, per il terzo anno consecutivo, con il supporto del Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo, riprendono il progetto «M’interesso di te», teso ad accompagnare tanti giovani a un percorso di vita dignitoso e costruttivo, proprio nel delicatissimo passaggio alla maggiore età, quando vengono meno anche quelle minime tutele previste dall’attuale legislazione.

«Ci è sembrato doveroso farci carico della loro integrazione, perché, essendo privi di risorse personali, relazionali e sociali, a seguito dell’interruzione dei programmi di inserimento riservati ai più piccoli, sarebbero stati ulteriormente abbandonati a sé stessi» conclude don Roberto, sottolineando che gli interventi avviati a Torino, Napoli, Catania, San Gregorio di Catania e Roma «coinvolgono anche le amministrazioni locali, proponendosi come modello di progettualità condivisa estendibile ad altre città». Riscattare questi giovanissimi da traumi fisici e psichici, dovuti alle violenze subite nei Paesi di origine e di transito, affrancarli dalla precarietà di un’esistenza fatta di rifugi di fortuna e condizioni igienico-sanitarie insalubri richiede la collaborazione di una rete di assistenza territoriale. «Essendo agli occhi della società degli invisibili, non hanno diritto ad assistenza sanitaria e cure mediche, così, molti di loro finiscono nel cono d’ombra del silenzio e dell’emarginazione, e, soprattutto, finiscono ridotti in schiavitù dal mercato della prostituzione organizzata, vittime di una vera e propria tratta» denuncia don Roberto.

Obiettivo del progetto è, infatti, proprio contrastare esclusione sociale e sfruttamento, attraverso recupero, presa in carico, formazione, inserimento sociale e diverse misure atte a togliere i ragazzi dalla strada e dare loro una speranza di rinascita. «Solo quest’anno partecipano al progetto 600 giovani, ma intendiamo accoglierne quanti più riusciamo: i nostri operatori quattro volte a settimana si muovono sulla strada per identificare i minori in difficoltà. In due anni di attività hanno accumulato una buona conoscenza del territorio e sanno dove intercettare i ragazzi» racconta don Roberto, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo per instaurare un contatto diretto con i più piccoli, conquistare la loro fiducia, conoscerne origini, storia e motivazioni alla base della loro fuga, comprendendo le loro paure e i pericoli che hanno corso e continuano a correre.

Dopo il primo contatto, utile a stabilire condizioni di salute, status giuridico ed eventuali procedimenti penali a carico, viene attivata la rete dei servizi formali e informali a seconda delle singole esigenze. I centri di accoglienza diurna di bassa soglia svolgono una funzione di filtro e di primo supporto: i ragazzi ospitati, qui trovano un pasto caldo, un letto e un tetto, ma anche canali per avviare le procedure di regolarizzazione di documenti personali e permessi di soggiorno. «Abbiamo pensato ad attività di laboratorio e socializzazione, che aiutassero a creare un clima confortevole e accogliente, che favorissero la comunicazione, la fiducia nell’altro e l’apertura al prossimo, che trasmettessero la dimensione dell’appartenenza — spiega il presidente dei Salesiani — per questo sono centrati sulla creatività e sull’auto-narrazione come strumenti di crescita».

A questi sono, tuttavia, affiancati corsi per il potenziamento delle competenze linguistiche: la comprensione della lingua è, infatti, condizione irrinunciabile all’inserimento sociale dei nuovi arrivati, oltre che necessaria all’acquisizione della licenza media. Ai neomaggiorenni viene anche offerta un’accoglienza abitativa temporanea (dai 6 ai 12 mesi), valutata in forma sperimentale anche in prospettiva, per alcuni di loro, dell’affido familiare: già in questa prima fase, infatti, una rete di famiglie affianca i ragazzi nel compiere i primi passi in un mondo ancora sconosciuto, quello della scuola e delle strutture di sostegno, nel vivere nuove relazioni con i coetanei, nell’approccio a tradizioni e usi diversi.

L’aspetto più importante, dal punto di vista formativo, è il raggiungimento dell’autonomia: attività, tempo ed energie sono, in larga parte, finalizzate a tale obiettivo, motivando alla scoperta del proprio potenziale, all’acquisizione di competenze trasversali, alla ricerca di una professione dignitosa. «Riteniamo fondamentale spronarli a esplorare richieste e dinamiche del mondo del lavoro, a individuare spazi in cui possano investire il loro talento in una progettualità in linea con attitudini, passioni e aspettative personali» spiega Giovanna Palatino, responsabile del Fondo beneficenza Intesa Sanpaolo, riferendosi alla scelta dell’inserimento di corsi professionali e di tirocini aziendali, a completamento dei percorsi scolastici formali, per ogni ragazzo. «Ci ha colpito il progetto dei Salesiani, perché si occupa degli ultimi tra gli ultimi, e, poiché le Linee guida biennali del Fondo hanno come focus il sostegno ai migranti, per favorirne l’inclusione sociale ed economica, abbiamo voluto dare una mano a questi ragazzi, soli e senza riferimenti, in fuga dai loro paesi alla ricerca di un futuro migliore» ricorda Palatino.

Sono gli stessi giovani e giovanissimi che vediamo gravitare attorno alle stazioni e nelle periferie delle nostre città, finendo, spesso, preda della criminalità. Esclusi dai circuiti ufficiali, finiscono tra gli invisibili. Sottrarli a questa morsa, richiede, oltre ad un primo intervento emergenziale, un percorso personalizzato di alfabetizzazione e inserimento: «Si tratta di una questione di umanità, ma anche di una battaglia di civiltà che vale la pena combatterla, avendo di fronte lo sguardo e il sorriso dei tanti bambini e ragazzi che stiamo seguendo». Nei primi due anni di progetto (2018-2019), infatti, sono stati supportati complessivamente circa 1.400 minori, sono state organizzate oltre 500 uscite di educazione di strada e, a oggi, si contano oltre 1.700 accessi all’accoglienza di bassa soglia; sono stati tenuti 400 corsi di prima alfabetizzazione e 900 interventi psico-socio-educativi. Numeri che parlano di un grande progetto che, non a caso, ha incontrato il plauso delle università responsabili del suo monitoraggio: l’ultimo report lo segnala come “piano di alta rilevanza”, in quanto promotore di un modello di presa in carico della persona a tutto tondo e rispettoso delle esigenze della singola persona. Sapere che tutto sta avendo un seguito, grazie all’iniziativa e all’impegno di tanti educatori, volontari e amministratori, è di forte auspicio per il loro e nostro futuro.

di Silvia Camisasca

(26 ottobre 2020)

Avviato il progetto “LABS TO LEARN”

L’Associazione Giovanile Salesiana Per Il Territorio avvia il nuovo progetto “Labs to Learn“, un progetto finanziato dall’Impresa Sociale con i Bambini a valere sul bando del 2018 “Un passo avanti” e che si prefigge di contrastare la dispersione scolastica e prevenire la povertà educativa incrementando il numero dei giovani con difficoltà che assolvono l’obbligo scolastico, accedono alla formazione superiore e/o all’inserimento lavorativo, avviando un percorso di crescita personale secondo le proprie inclinazioni e aspirazioni. Il progetto è rivolto a circa 1140 minori e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni e le rispettive famiglie, nelle città di Alessandria, Bra, Casale Monferrato, Vercelli e Torino.

Labs to Learn è un progetto ambizioso, perché si propone di validare modalità innovative e non convenzionali per favorire l’apprendimento, sviluppare le competenze trasversali, rinforzare le reti di prossimità, e concorrere alla costruzione di comunità educanti propositive e consapevoli. Il progetto muove dall’esperienza degli oratori e dei centri di formazione professionale salesiani per proporre un’alleanza educativa con gli altri enti della comunità, con l’obiettivo di sperimentare percorsi di inclusione non convenzionali.

La situazione contingente data dalla pandemia ha amplificato la sfida educativa già ricca di stimoli e densa di ostacoli.

Il progetto propone:

  • Metodo di Studio: percorsi di rinforzo del metodo di studio nelle classi 1° delle 9 scuole secondarie di I° grado partner;
  • Maker Lab: percorsi di integrazione alla didattica in orario scolastico e laboratori extrascolastici all’interno di spazi innovativi per l’apprendimento esperienziale allestiti negli Oratori (coding, game design, realtà virtuale, stampa 3D e l’imparare facendo);
  • Work Lab: percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro destrutturati di 100 ore, progettati, gestiti e realizzati dai formatori della formazione professionale, dall’impresa, con un accompagnamento educativo dedicato;
  • Community Lab: percorsi di attivazione di comunità e generatività sociale per costruire reti di prossimità ed alleanze educative con gli enti del territorio, coinvolgendo i minori e le relative famiglie.

Nelle prossime settimane, le diverse azioni cominceranno a prendere forma, al fine di offrire ai nostri ragazzi maggiori occasioni per sperimentare se stessi e crescere insieme.