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CFP Valdocco: Le classi terze alla conferenza “L’importanza dei nostri sensi per apprezzare la vita”

Le classi terze del Centro di Formazione Professionale di Valdocco hanno avuto l’occasione di partecipare, il 28 gennaio scorso, alla conferenza FREE RUNNERS DELLA SALUTE dal titolo “L’importanza dei nostri ‘sensi’ per apprezzare la vita“, tenutasi nell’Aula Magna dell’Ospedale Molinette. Si riporta di seguito l’articolo pubblicato dal sito dell’opera a cura del Direttore Marco Gallo.

Aprirsi all’ascolto e al confronto

Uscire dall’aula per cogliere insegnamenti, perché imparare è un processo complesso e ricco, fatto di molte sfaccettature. Dai contenuti alla conoscenza esperienziale per crescere ed apprendere. È per questo che il CNOSFAP Valdocco organizza visite tecniche e culturali, come quella che le classi di terza hanno vissuto ieri. Grazie al coinvolgimento dell’Associazione Educazione Prevenzione e Salute, i ragazzi della 3 B, 3 C e 3 P hanno partecipato alla conferenza della campagna dei “FREE RUNNERS DELLA SALUTE” dal titolo “L’importanza dei nostri ‘sensi’ per apprezzare la vita”, tenutasi nell’Aula Magna dell’Ospedale Molinette.

Medici e operatori hanno aiutato 200 allievi circa, provenienti da diverse scuole superiori della Città, a riflettere sui 5 sensi, sul loro utilizzo e sulla loro cura.

Con un linguaggio semplice, ma puntuale, sono stati presentati i rischi provenienti da un uso non corretto di cuffiette, dei cellulari e di tutti i dispositivi elettronici abitualmente usati dai ragazzi. Allievi e formatori hanno vissuto con grande entusiasmo ed interesse l’iniziativa e partecipato successivamente al forum di domande e approfondimenti.

JUMPERS: Scommettiamo insieme sul tuo futuro

LAGS per il territorio presenta il progetto JUMPERS, un percorso per avvicinare i giovani al mondo del lavoro sviluppando le proprie abilità, grazie ad una alleanza educativa che ha come obiettivo quello di  favorire lo sviluppo di competenze tecniche e abilità sociali, utili per la vita dei ragazzi.

Sintesi del progetto

L’idea è quella di offrire un “accompagnamento dedicato” ed una “seconda opportunità” ai ragazzi ampliando “gli spazi e i tempi per l’apprendimento“, grazie ad una “alleanza educativa” tra operatori sociali, insegnanti, formatori, animatori volontari e tutor aziendali, per favorire lo sviluppo di competenze tecniche e abilità sociali, utili nel lavoro e necessarie per la vita: ricostruzione delle competenze (ciò che so/so fare o no), ascolto del percorso di vita , apprendimento in situazioni protette ma non simulate, occasioni creative, patto educativo che coinvolge ogni ragazzo e almeno un genitore o adulto di riferimento, relazione educativa tutoriale, realizzazione di percorsi di apprendimento destrutturati e flessibili di avvicinamento al mondo del lavoro.

Specifiche del progetto

La metodologia adottata prevede una presa in carico educativa integrata e personalizzata incentrata sull’imparare facendo (ispirato al modello didattico del FaBLab e già immaginato da Don Bosco) attraverso l’attivazione di processi di apprendimento esperienziale e di processi educativi di tipo induttivo.

L’idea di fondo è quella di sperimentare modalità interattive e non convenzionali per integrare fra loro formazione, didattica, orientamento, aggregazione, attività culturali valorizzando le competenze trasversali dei ragazzi (in linea con la nuova Raccomandazione del Consiglio UE relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente), facendo emergere le loro aspirazioni, e invitandoli a sperimentare in azione le proprie attitudini in vista di una possibile esperienza lavorativa.

In tale cornice si inseriranno delle proposte che adotteranno metodologie di lavoro specifiche quali:

  • il SCT – Teatro Sociale e di Comunità che utilizza molteplici linguaggi creativi (danza, musica, canto, uso di oggetti creativi, recitazione, narrazione) per favorire l’espressione di sé, la creazione di un’identità di gruppo, l’esplorazione creativa;
  • IUSTO – Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo utilizzerà lo Psychological Capital Training quale strumento  (formativo, orientativi, psicologici) per la misurazione e il rinforzo delle capacità e delle risorse personali centrali per la costruzione di una progettualità personale e professionale.
  • CNOS-FAP – Quale canale per l’orientamento sia formativo che per l’inserimento nel mondo del lavoro

Sri Lanka, a soccorrere le vittime anche i salesiani

Pubblichiamo le notizie provenienti da Info Ans – Agenzia iNfo Salesiana – e Vita – società editrice del mensile dedicato al racconto sociale – a seguito dei tragici attentati avvenuti in Sri Lanka nel giorno di Pasqua. Il Superiore della Visitatoria salesiana – don Joseph Almeida – ha diramato, nella giornata di mercoledì 24 aprile, un comunicato che di seguito riportiamo.

Cari amici,

sono davvero rattristato di dovervi scrivere queste poche righe sugli orribili eventi che si sono svolti la mattina della domenica di Pasqua, 21 aprile 2019, in Sri Lanka. Sebbene probabilmente siete già a conoscenza di una tragedia di proporzioni epiche, vorrei condividere con voi alcune informazioni al riguardo.

Le devastanti esplosioni – sei alle 8:45 del mattino di Pasqua e poi altre due qualche ora dopo – hanno lasciato l’isola in lutto. Esse hanno interessato la chiesa di Sant’Antonio a Colombo, la chiesa di San Sebastiano nella città costiera occidentale di Negombo e un’altra chiesa nella città orientale di Batticaloa intorno alle 8:45 (ora locale), mentre si stavano recitando le preghiere della domenica di Pasqua. Tre esplosioni sono state segnalate negli hotel a cinque stelle – lo Shangri-La, il Cinnamon Grand e il Kingsbury. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, almeno 45 bambini figurano tra le oltre 359 vittime degli attentati suicidi in Sri Lanka. Tre agenti di polizia sono stati uccisi in un’esplosione durante un’incursione. Almeno 38 dei morti erano stranieri, tra cui cittadini americani, australiani, bengalesi, inglesi, cinesi, danesi, olandesi, indiani, giapponesi, portoghesi, sauditi e turchi.

L’ufficio del presidente ha dichiarato lunedì (22/4) che a partire dalla mezzanotte sarebbe entrata in vigore la Legge d’Emergenza, dando alla polizia ampi poteri per trattenere e interrogare i sospetti senza un mandato del tribunale. Gli attacchi hanno segnato la fine della calma che perdurava su questa isola dell’Oceano Indiano da quando si concluse l’aspra guerra civile, 10 anni fa.

Gli attentatori hanno preso di mira affollamenti di persone composti da un gran numero di anziani, donne e bambini. I conteggi ufficiali tengono conto solo di coloro che sono morti o feriti. Non tengono conto però di coloro che sono scomparsi o che potrebbero essere stati lacerati dalle esplosioni a tal punto da non aver lasciato parti del corpo identificabili.

Le autorità dello Sri Lanka hanno detto che un piccolo gruppo islamista radicale, il National Thowheeth Jama’ath (NTJ), ha effettuato gli attacchi, con l’aiuto del gruppo militante internazionale ISIS. Dopo gli attentati, i servizi di sicurezza dello Sri Lanka hanno arrestato almeno 59 sospetti. Il governo ha iniziato le operazioni di soccorso insieme alle organizzazioni della società civile.

Non ci sono salesiani o case salesiane che sono stati direttamente colpiti dalla carneficina. Tuttavia dobbiamo ancora valutare se alcuni dei nostri parrocchiani o exallievi siano tra le vittime, uccisi o feriti.

Voglio ringraziarvi per le vostre preghiere e la vostra vicinanza. A causa della situazione di grande tensione e della limitazione dei movimenti non siamo attualmente in grado di raggiungere le vittime; tuttavia noi salesiani stiamo valutando la situazione insieme alla Chiesa locale e ad alcune ONG per vedere come meglio servire le vittime della tragedia e la Nazione dello Sri Lanka in questo momento di crisi.

Vi prego di continuare ad accompagnarci con le vostre preghiere e il vostro sostegno affinché la pace prevalga, le vittime siano debitamente assistite e tutti noi possiamo restare uniti di fronte a un male così grande. Vi terrò aggiornati e presto condividerò con voi i nostri piani per andare incontro alle vittime e ai sofferenti.

Grazie, sinceramente vostro,

don Joseph Almeida, SDB,

Superiore della Visitatoria dello Sri Lanka

Il cortile dell’oratorio e il contrasto alla povertà educativa

Si riporta qui a seguire un articolo pubblicato dalla editrice “Vita” – magazine Vita, mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit – a cura di Giovanni D’Andrea, riguardo la prima indagine nazionale sugli 8mila oratori d’Italia.

L’83% degli oratori ha un doposcuola, l’88% attività espressive, l’83% un gruppo sportivo. L’oratorio che agisce sempre meno da solo e sempre più e sempre meglio in un lavoro di rete.

La casa editrice EDB di Bologna ha pubblicato da poco la prima indagine nazionale sui centri giovanili, commissionata dal Forum degli Oratori Italiani e dal Servizio per la Pastorale giovanile della Chiesa italiana all’IPSOS di Nando Pagnoncelli, che ha curato la redazione del libro “Un pomeriggio all’Oratorio”.

Nel nostro immaginario l’oratorio è il luogo della socializzazione, del gioco e dello svago. Diversi di noi ci sono passati in giovani età. Lo stesso Pagnoncelli deve all’oratorio di una parrocchia di Bergamo parte della sua formazione quando nella presentazione del testo dice:

«intorno ai 13-14 anni il curato ci faceva lezioni di buona politica, ci insegnava ad osservare il quartiere, a farci carico dei problemi degli altri e ci educava alla partecipazione».

È quello che don Bosco definisce la formazione «dell’onesto cittadino e del buon cristiano». È indubbio il valore socio-educativo dell’oratorio centro giovanile che insieme alle altre agenzie educative del territorio contribuisce a creare la rete educativa a favore delle giovani generazioni lì presenti. Non è dunque l’oratorio che agisce da solo ma sempre più e sempre meglio in un lavoro di rete.

Sono poco più di 8.000 gli oratori censiti in Italia, una tradizione che agisce in Italia da 450 anni, dai tempi di San Filippo Neri nella Roma del ‘500. In questi secoli l’oratorio ha saputo adattarsi alle esigenze dei tempi restando sempre nell’alveo dell’educazione oltre che della formazione cristiana dei giovani.

In ambito di contrasto alla povertà educativa una delle attività principe messa in atto dagli oratori è quella del “doposcuola”, l’83% è la media nazionale degli oratori che mettono in atto questo servizio (89% al nord, 83% al centro, 74% al sud). Un servizio che si fonda molto sui volontari. Le attività di doposcuola assumono diverse modalità, da quello semplice dell’aiuto nel fare i compiti alla forma integrata che oltre al classico aiuto nei compiti si aggiungono attività di socializzazione, sportive, di arti espressive (teatro, danza, canto, musica), focus group tematici. Queste ultime attività espressive sono svolte dall’88% degli oratori. Un’altra attività con un forte trend è quella sportiva con l’83%.

L’oratorio offre anche per gli adolescenti e giovani l’occasione di mettersi al servizio in attività di animazione ludica e formativa per i più piccoli il cui momenti clou è in estate con i famosi GREST o Estate Ragazzi e gli immancabili campeggi. Vanno anche considerate le gite elemento in cui si mettono assieme l’aspetto ricreativo, culturale ed ecologico – ambientale, un mix che aiuta il giovane a crescere culturalmente in queste dimensioni. Il coinvolgimento dei giovani si concretizza anche nelle attività caritative e di volontariato.

Va anche considerato un altro aspetto socio-educativo svolto dall’oratorio, quello di essere luogo di inclusione per le diverse etnie che sempre più vivono in Italia. È in oratorio oltre che a scuola che i giovani di “seconda generazione” vivono processi di inclusione e se ben guidati dagli adulti ed educatori possono mettere a frutto la ricchezza che ogni cultura ha in sè. Questo apre anche ad un interessante confronto interreligioso.

Forse parlando di oratorio la nostra mente va a configurare l’immagine di cortili, campi da gioco, sale, biliardini ma questi sono da considerare come strutture. L’essenza dell’oratorio sono le persone, le diverse generazioni che si incontrano, i ragazzi ed i loro animatori più grandi, gli educatori, i genitori da coinvolgere sempre più e sempre meglio nel dialogo educativo: c’è il rischio infatti che l’oratorio sia visto come luogo accuditivo, un “parcheggio ad ore” per cui i genitori possono respirare un po’ e svolgere attività in maniera più libera, ma l’oratorio è invece un luogo educativo aperto alla collaborazione di tutti. Don Michele Falabretti, Responsabile nazionale della Pastorale Giovanile della Chiesa Italiana lo definisce insieme alla scuola “la più grande palestra di umanità e di relazioni umane che si possa immaginare”.

Relazioni umane che rappresentano una valida risposta alla povertà educativa minorile, è nella relazione che le persone si incontrano, si ascoltano ed avviano un dialogo che fa crescere ognuna delle parti, l’adulto chiamato sempre più a vivere da persona significativa ed il minore ad assumersi la sua responsabilità di continuatore ed erede del patrimonio culturale che una comunità educante gli affida e così di generazione in generazione.

don Giovanni D’Andrea
Presidente di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS

Il cortile dell’oratorio e il contrasto alla povertà educativa

Si riporta qui di seguito l’articolo pubblicato su Vita (mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit) da Vita S.p.a. (la società editrice del magazine Vita) a cura di don Giovanni D’Andrea (Presidente di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS).

Tema dell’articolo: l’oratorio! Buona lettura.

Pubblicata la prima indagine nazionale sugli 8mila oratori d’Italia. L’83% degli oratori ha un doposcuola, l’88% attività espressive, l’83% un gruppo sportivo. L’oratorio che agisce sempre meno da solo e sempre più e sempre meglio in un lavoro di rete

La casa editrice EDB di Bologna ha pubblicato da poco la prima indagine nazionale sui centri giovanili, commissionata dal Forum degli Oratori Italiani e dal Servizio per la Pastorale giovanile della Chiesa italiana all’IPSOS di Nando Pagnoncelli, che ha curato la redazione del libro “Un pomeriggio all’Oratorio”.

 

 

Nel nostro immaginario l’oratorio è il luogo della socializzazione, del gioco e dello svago. Diversi di noi ci sono passati in giovani età. Lo stesso Pagnoncelli deve all’oratorio di una parrocchia di Bergamo parte della sua formazione quando nella presentazione del testo dice: «intorno ai 13-14 anni il curato ci faceva lezioni di buona politica, ci insegnava ad osservare il quartiere, a farci carico dei problemi degli altri e ci educava alla partecipazione». È quello che don Bosco definisce la formazione «dell’onesto cittadino e del buon cristiano». È indubbio il valore socio-educativo dell’oratorio centro giovanile che insieme alle altre agenzie educative del territorio contribuisce a creare la rete educativa a favore delle giovani generazioni lì presenti. Non è dunque l’oratorio che agisce da solo ma sempre più e sempre meglio in un lavoro di rete.

Sono poco più di 8.000 gli oratori censiti in Italia, una tradizione che agisce in Italia da 450 anni, dai tempi di San Filippo Neri nella Roma del ‘500. In questi secoli l’oratorio ha saputo adattarsi alle esigenze dei tempi restando sempre nell’alveo dell’educazione oltre che della formazione cristiana dei giovani.

In ambito di contrasto alla povertà educativa una delle attività principe messa in atto dagli oratori è quella del “doposcuola”, l’83% è la media nazionale degli oratori che mettono in atto questo servizio (89% al nord, 83% al centro, 74% al sud). Un servizio che si fonda molto sui volontari. Le attività di doposcuola assumono diverse modalità, da quello semplice dell’aiuto nel fare i compiti alla forma integrata che oltre al classico aiuto nei compiti si aggiungono attività di socializzazione, sportive, di arti espressive (teatro, danza, canto, musica), focus group tematici. Queste ultime attività espressive sono svolte dall’88% degli oratori. Un’altra attività con un forte trend è quella sportiva con l’83%.

L’oratorio offre anche per gli adolescenti e giovani l’occasione di mettersi al servizio in attività di animazione ludica e formativa per i più piccoli il cui momenti clou è in estate con i famosi GREST o Estate Ragazzi e gli immancabili campeggi. Vanno anche considerate le gite elemento in cui si mettono assieme l’aspetto ricreativo, culturale ed ecologico – ambientale, un mix che aiuta il giovane a crescere culturalmente in queste dimensioni. Il coinvolgimento dei giovani si concretizza anche nelle attività caritative e di volontariato.

Va anche considerato un altro aspetto socio-educativo svolto dall’oratorio, quello di essere luogo di inclusione per le diverse etnie che sempre più vivono in Italia. È in oratorio oltre che a scuola che i giovani di “seconda generazione” vivono processi di inclusione e se ben guidati dagli adulti ed educatori possono mettere a frutto la ricchezza che ogni cultura ha in sè. Questo apre anche ad un interessante confronto interreligioso.

Forse parlando di oratorio la nostra mente va a configurare l’immagine di cortili, campi da gioco, sale, biliardini ma questi sono da considerare come strutture. L’essenza dell’oratorio sono le persone, le diverse generazioni che si incontrano, i ragazzi ed i loro animatori più grandi, gli educatori, i genitori da coinvolgere sempre più e sempre meglio nel dialogo educativo: c’è il rischio infatti che l’oratorio sia visto come luogo accuditivo, un “parcheggio ad ore” per cui i genitori possono respirare un po’ e svolgere attività in maniera più libera, ma l’oratorio è invece un luogo educativo aperto alla collaborazione di tutti. Don Michele Falabretti, Responsabile nazionale della Pastorale Giovanile della Chiesa Italiana lo definisce insieme alla scuola “la più grande palestra di umanità e di relazioni umane che si possa immaginare”.

Relazioni umane che rappresentano una valida risposta alla povertà educativa minorile, è nella relazione che le persone si incontrano, si ascoltano ed avviano un dialogo che fa crescere ognuna delle parti, l’adulto chiamato sempre più a vivere da persona significativa ed il minore ad assumersi la sua responsabilità di continuatore ed erede del patrimonio culturale che una comunità educante gli affida e così di generazione in generazione.

 

I video dell’incontro dei CUS con Ezio Fregnan

Si è tenuto, Martedì 17 Ottobre, presso la Sala Sangalli di Valdocco, l’incontro facente parte del ciclo di tre incontri per gli studenti universitari che dimorano presso i CUS, Collegi Universitari Salesiani. All’interno della proposta pastorale specifica, “Casa per molti, Madre per tutti #nessunoescluso”, il titolo tematico scelto per gli appuntamenti è VIVERE, AMARE E CREDERE.
Il relatore della serata, il Dottor Ezio FREGNAN, Training Manager di COMAU (Robotica ed Automazione), ha ampiamente approfondito il tema “L’Università: formazione al lavoro ed alla vita” e quali sono i valori da coltivare instancabilmente nel binomio famiglia-lavoro.

Ecco, i video relativi all’incontro:

 

>>> Prossimo Incontro di Formazione per Universitari: Martedì 20 Marzo 2017.