MGS Day 2026: un cantiere a cielo aperto al Colle Don Bosco
Il 12 settembre 2026 il Colle Don Bosco ha accolto ragazze e ragazzi del Movimento Giovanile Salesiano per l’MGS Day, la giornata che apre il nuovo anno e lancia il tema della Proposta Pastorale 2026/2027: “Operosi nella carità”.
Per un giorno il Colle si è trasformato in un vero “cantiere a cielo aperto”: caschetti, pettorine, segnali, attrezzi e materiali da lavoro hanno dato forma a un’immagine capace di raccontare il tema dell’anno. Perché essere operosi nella carità significa prima di tutto rendere concreto l’amore attraverso le proprie mani, il servizio e il lavoro.
Un’immagine che affonda le sue radici nella storia stessa dell’Oratorio. Nelle Memorie dell’Oratorio, Don Bosco racconta la nascita dei primi laboratori: non offrì ai ragazzi soltanto un luogo in cui stare, ma si mise all’opera per insegnare loro un mestiere e dare loro la possibilità di costruire il proprio futuro. Una vera bottega di vita.
Ed è proprio da qui che è partita la giornata: “Siamo cantieri a cielo aperto”, persone ancora in costruzione chiamate ad allenarsi ogni giorno alla carità. Durante l’accoglienza, divisi in piccole squadre, i ragazzi hanno affrontato stand e sfide dedicate allo sguardo, all’ascolto, alla pazienza, alla collaborazione, all’empatia e all’attenzione verso gli altri. A ogni prova superata ricevevano un “Punto Paradiso”, sotto forma di sticker, da collezionare passando da uno stand all’altro. Un allenamento alla carità fatto di piccoli gesti e capacità da mettere in pratica, insieme.
L’MGS ha poi incontrato Antonio Squillace, uno dei quattro giovani salesiani che nel pomeriggio avrebbero pronunciato la Professione Perpetua. Attraverso la sua testimonianza, Antonio ha ripercorso alcuni degli snodi più importanti della sua storia: l’incontro con Don Bosco e i Salesiani, le esperienze e le persone che hanno segnato il suo cammino, senza nascondere fatiche e dubbi che hanno accompagnato la ricerca della propria strada. Un percorso che lo ha portato a scegliere di dire “sì per sempre”e che è diventato occasione per lasciare ai ragazzi una domanda: che cosa significa rimanere “vivi” senza accontentarsi di “vivacchiare”?
Alle 17.00, nella Basilica del Colle Don Bosco, il momento centrale della giornata: le Professioni Perpetue dei quattro giovani salesiani, che hanno pronunciato il loro “sì” definitivo nella Congregazione Salesiana. La celebrazione è stata presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard, e accompagnata dal brano evangelico scelto per le Professioni: «Io sono la porta» (Gv 10,7).
Nell’omelia, don Fabio ha ricordato che la professione non nasce anzitutto dalla promessa che una persona fa a Dio, ma da una promessa che Dio, per primo, fa sulla sua vita. Al centro, l’immagine evangelica del Buon Pastore e di Cristo come porta: «Io sono la porta. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Una porta che apre alla libertà e richiama ciascuno alla verità della propria chiamata.
Un invito anche a riconoscersi per ciò che si è realmente. Non uomini “di bronzo”, forti e perfetti, ma vasi di creta: fragili, eppure capaci di custodire qualcosa di molto più grande di loro. Perché, come ha ricordato il Rettor Maggiore, la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi, e proprio dentro questa fragilità la vita di Gesù può manifestarsi.
Da qui una consegna che riguarda i quattro giovani salesiani, ma che può parlare a tutti: “Credo, perciò mi consegno”. Lasciarsi cercare da Dio, riconoscere la verità della propria chiamata e scegliere di mettere la propria vita nelle sue mani e al servizio degli altri.
L’MGS Day ha così aperto un nuovo anno pastorale tenendo insieme relazioni, servizio e vocazione. Un cantiere che non chiede persone già “finite”, ma giovani e adulti disposti a lasciarsi costruire e a costruire insieme.
Perché essere operosi nella carità significa proprio questo: mettere i propri doni al servizio di un bene che si costruisce insieme, un giorno alla volta.



















