Articoli

150esimo anniversario della nascita di Don Pietro Ricaldone

In occasione del 150esimo anniversario della nascita di Don Pietro Ricaldone, IV Successore di Don Bosco, il paese di Mirabello Monferratoproprio dove nacque don Pietro – si sta attivando per onorare il salesiano con manifestazioni che si svilupperanno lungo tutto il 2020. Sarà infatti nella giornata di lunedì 27 luglio 2020 il giorno effettivo del compimento dei 150 anni. (27 luglio 1870 – 27 luglio 2020).

A seguire il Comunicato Stampa a cura del comune di Mirabello Monferrato.

Il 27 luglio 1870 nasceva Don Pietro Ricaldone, IV Successore di Don Bosco.

Mirabello Monferrato, il paese dove Don Pietro è nato, si sta attivando a ricordarne i 150 della nascita, il 27 luglio 2020. A partire dal 27 luglio di questo anno la comunità di Mirabello si appresta a onorare l’illustre concittadino con una serie di manifestazioni che si svilupperanno lungo il 2020.

Le iniziative si ispirano alla poliedrica personalità e attività di Don Ricaldone: grande figlio di Don Bosco e come lui Educatore e apostolo della gioventù, ha dato impulso alla spiritualità e alla formazione della Famiglia salesiana, alle Missioni che si sono diffuse nei vari continenti, alla organizzazione e progettazione degli Oratori, alla crescita della Formazione Professionale nei vari settori, soprattutto quelle delle Scuole agricole (celebri le varie esposizioni che ha organizzato e a cui partecipavano i Centri delle nazioni dove erano presenti i figli di Don Bosco). Ha curato lo sviluppo della cultura e della Scuola salesiana, attivando l’Istituto Superiore del PAS (Pontificio Ateneo salesiano), ha dato vita al Centro catechistico salesiano e all’Editrice LDC, ha dato valore ai luoghi legati a Don Bosco, in particolare il Colle Don Bosco e la casa Madre di Valdocco. Insieme al suo predecessore, il Beato Filippo Rinaldi (di Lu Monferrato, 5 Km da Mirabello), hanno dato vita ad una provincia salesiana che curasse in modo particolare la formazione di vocazioni missionarie avviate al sacerdozio (Ivrea, Mirabello, Penango, Bagnolo Piemonte) o alla vita religiosa laicale, come i Coadiutori (Istituto Bernardi Semeria del Colle Don Bosco, Istituto Rebaudengo di Torino, Istituto Agrario di Cumiana)… Insomma una multiforme attività di progettazioni e realizzazioni che hanno portato ad una diffusione meravigliosa del carisma apostolico di Don Bosco.

Il paese di Mirabello ha sempre mantenuto vivo il ricordo di questo suo figlio, non solo dedicandogli una piazza e un monumento in luogo significativo, ma collaborando generosamente con la Casa salesiana che lo stesso Don Bosco aveva aperto nel paese (primo direttore fu il Beato Don Rua, primo successore di Don Bosco), e soprattutto regalando alla Famiglia salesiana oltre 35 FMA e 30 SDB.

La cittadinanza tutta di Mirabello e dei paesi vicini del Monferrato casalese condivide volentieri questa sua ricorrenza con la Famiglia Salesiana. Mette a disposizione i luoghi più significativi del suo legame con Don Pietro: la casa natale, la Chiesa dove è stato battezzato (dedicata a San Vincenzo Ferrer, e di cui si celebrano i 400 anni della sua consacrazione), la cappella dell’Istituto salesiano (tuttora utilizzata per le celebrazioni), la cordialità accogliente della gente. Da Mirabello è possibile raggiungere in dieci minuti di auto il paese di Lu che mantiene viva la memoria del Beato Filippo Rinaldi e di Madre Angela Vallese, pioniera della Missioni delle FMA, e di oltre cento vocazioni SDB-FMA, in gran parte missionarie.

Le varie realtà associative del paese si stanno attivando per offrire l’opportunità del messaggio di fede e di generosità e di valori che hanno ispirato Don Pietro Ricaldone nel diffondere il carisma di San Giovanni Bosco. E con il messaggio anche la possibilità di gustare i prodotti del nostro Monferrato.

Per saperne di più:

Strenna 2020 – “Buoni cristiani e onesti cittadini”: per essere all’altezza delle sfide di un mondo che cambia

Riportiamo dal sito dei Salesiani Don Boscosdb.org – il lancio ufficiale della Strenna 2020 che ha compiuto il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime:

“Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”
(Mt 6,10)

“Buoni cristiani e onesti cittadini”

Nota: Mentre presentavo il commento alla Strenna 2019 a Torino Valdocco alla Famiglia Salesiana, alcuni già chiedevano la bozza della Strenna 2020, in modo da poterla avere per l’inizio dell’anno educativo pastorale in alcune parti del mondo.

Faccio questo con gioia ma insistendo che qui si delinea solamente uno schema, una bozza con i punti essenziali che svilupperò quando preparerò una riflessione ponderata, interiorizzata, tranquilla e, per quanto possibile, profonda e comprensibile allo stesso tempo.

Mi piacerebbe che la Strenna continuasse ad aiutarci ad avere un filo conduttore nella guida pastorale del nuovo anno in ogni parte del mondo. Vi benedico tutti.

Dopo l’incontro della Consulta mondiale della Famiglia Salesiana del mese di maggio a Torino, ho pensato di proporre per la Strenna del 2020 un tema che, sotto forma di un binomio, incarni l’essenza della nostra educazione salesiana. L’abbiamo ricevuto dallo stesso Don Bosco: aiutare i nostri ragazzi, ragazze e giovani a essere «buoni cristiani e onesti cittadini». Dobbiamo approfondire sempre più la nostra identità di evangelizzatori ed educatori della fede.

Ecco le parole del X successore di Don Bosco per introdurre il tema:

C’è una crescente fragilità, e talvolta incapacità, nell’essere apostoli e missionari dei giovani. E allo stesso tempo c’è il rischio di non educare i nostri giovani a un forte senso di cittadinanza, giustizia sociale e valori evangelici che portino a interiorizzare, come programma di vita, il servizio agli altri, l’impegno nella vita pubblica, l’onestà personale e l’“allergia” a tutti i tipi di corruzione, la sensibilità verso il mondo della migrazione, verso il creato e la “casa comune” che ci è stata donata, nell’impegno per la tutela degli indifesi, di quanti non hanno parola, e che vengono scartatati.

Mi domando: se non riusciamo a educare a questi valori, cosa stiamo ottenendo? E quale evangelizzazione nel nome di Gesù stiamo portando avanti?

Pertanto, questo impegno educativo è oggi espressione della parola di Gesù:

«Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra».

Questa è e continuerà ad essere la vera “politica del Padre nostro” di Don Bosco.

Festeggiamenti Colle don Bosco – 15 e 16 agosto

In data 15 e 16 agosto 2019, al Colle don Bosco ed a Castelnuovo don Bosco, avranno luogo i festeggiamenti per l’Assunzione della Beata Vergine Maria ed il compleanno di San Giovanni Bosco. Ecco qui di seguito il calendario degli eventi per i due giorni:

Giovedì 15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria:

  • Ore 11.00 Santa Messa;
  • Presiede don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore;
  • Presso la chiesa Madonna del Castello – Castelnuovo don Bosco.

Con affidamento dei nostri giovani.

Venerdì 16 agosto – Compleanno di San Giovanni Bosco:

  • Ore 11.00 Santa Messa;
  • Presiede don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore;
  • Presso la Basilica di San Giovanni Bosco  Colle don Bosco.

Con la presenza dei novizi del Colle don Bosco e di tutti i prenovizi di Europa.

 

Lettere di amici – Antonio Rosmini e don Bosco

Si riporta l’articolo a cura di Roberto Cutaia, Avvenire – domenica 30 giugno 2019, riguardo la storia di amicizia che nacque tra San Giovanni Bosco e l’abate Antonio Rosmini, raccontata nelle memorie Biografiche del Santo dei giovani:

«Ella, proseguì don Bosco rivolgendosi al secondo, avrà la classe dei più dissipati!».

Ad Antonio Rosmini, scrive nelle Memorie biografiche di don Giovanni Bosco il suo primo biografo il salesiano Giovanni Battista Lemoyne, don Bosco affidò «la classe dei più dissipati» e dopo ascoltando i suoi discorsi, rimase molto impressionato dalla sua capacità di dare «spiegazioni così sode e tuttavia molto adatte all’intelligenza dei giovani». Lo pregò quindi di tener loro anche dopo i vespri un «sermoncino».

A cose fatte don Bosco decise di informarsi su chi fossero i due visitatori e, saputo che uno dei due era l’abate Rosmini «sorpreso esclamò: L’Abate Rosmini! il filosofo!» «Oh? il filosofo!», rispose sorridendo Rosmini. «Un personaggio di tanto grido continuava don Bosco – colui che scrisse tanti libri di filosofia!». «Eh, sì; scrissi qualche libro!», rispose Rosmini. E don Bosco, soggiunse: «Allora non mi stupisco più se lei ha fatto il catechismo tanto bene e con tanto sugo».

Ecco l’incipit di quella che si rivelerà una grande storia di amicizia e simpatia, cominciata a Torino tra il 1836 e il 1845 e mai interrotta, tra san Giovanni Bosco, il beato Antonio Rosmini e tra Rosminiani e Salesiani. E ora la cifra e l’emblema di questa amicizia è riportata nel volume che raccoglie il Carteggio Rosmini-Bosco pubblicato dalle Edizioni Rosminiane (pagine 216, euro 10), per la cura di Gianni Picenardi e con la presentazione del cardinale Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato vaticano e dal preposito generale dei Rosminiani Vito Nardin.

Carteggio che verrà presentato a Stresa il primo luglio al Collegio Rosmini (via per Binda, 47) in occasione della memoria liturgica del beato. «Buona parte della corrispondenza riportata nel volume parla di prestiti, scadenze, proroghe, sopralluoghi. L’abate Rosmini e il suo Istituto furono generosi sostenitori delle opere salesiane, tra cui la costruzione della chiesa di San Francesco di Sales e della Basilica di Maria Ausiliatrice, aiutando in tutti i modi con prestiti a lungo termine, riduzione di tassi di interesse, offerte di vario genere, favorendo la divulgazione dei testi scritti da don Bosco. Alcuni giovani studenti rosminiani erano accolti nella casa salesiana di Valdocco, e questo assicurava un appoggio a Torino per l’Istituto della carità e un piccolo introito per i Salesiani », sottolinea nella presentazione il cardinale Bertone.

«Alla vita consacrata spetta il compito di vivere e favorire il più possibile la realizzazione della preghiera di Gesù. Il nome “società”, fu quello preferito dai Fondatori a partire dall’800, compreso don Bosco», spiega Nardin. Si trovano pertanto raccolte in un unico volume lettere edite e inedite, disegni e progetti che il curatore ha opportunamente suddiviso in sei tematiche: promozione vocazionale, progetto iniziale di collaborazione per Valdocco; costruzione della chiesa di san Francesco di Sales; progetti di apertura di una casa rosminiana e una tipografia comune a Torino; l’acquisto del terreno a Valdocco e la sua successiva rivendita a don Bosco, lo sfumare del piano per la “Società tipografica”; infine la tematica delle buone relazioni e l’amicizia tra Salesiani e Rosminiani tuttora vigenti ed enucleati in appendice.

Italia – Completata l’edizione italiana dell’opera di Arthur J. Lenti, SDB

Si riporta qui l’articolo pubblicato sul sito di ANS il giorno 8 maggio 2019, il quale tratta l’uscita del terzo ed ultimo volume, in traduzione italiana, dell’opera di Arthur J. Lenti, Don Bosco: storia e spirito, intitolato “Ampliamento di orizzonti” (1876-1888), dell’editrice LAS, che illustra il decennio conclusivo della vita di Don Bosco: fu, quello, un periodo fecondissimo di iniziative e di riflessioni, che inaugurò la diffusione mondiale dell’opera salesiana e vide espandersi la fama del Santo dei Giovani. Fu anche tempo di prova e di sofferenza, soprattutto negli anni del declino fisico.

Dopo il primo capitolo, dedicato al contesto storico, il volume sviluppa quattro grandi tematiche che caratterizzarono questo periodo:

  • gli sviluppi dell’Opera salesiana in Europa e in America, con attenzione agli ideali e alle visioni missionarie di Don Bosco (cap. 2-6);
  • le divergenze con l’arcivescovo di Torino, mons. Lorenzo Gastaldi, i motivi del contenzioso e la “concordia” voluta da Leone XIII (cap. 7-8);
  • le cure per il consolidamento istituzionale, educativo e spirituale della Congregazione, delle opere e delle comunità (cap. 9-12);
  • il declino fisico di Don Bosco, la sua ultima malattia e la morte (cap. 13-14).

Il capitolo conclusivo (cap. 15) illustra l’iter dei processi di beatificazione e canonizzazione, conclusi rispettivamente nel 1929 e nel 1934.

Il volume contiene l’indice generale degli autori, dei nomi di persona e dei nomi di luogo dei tre volumi.

L’ampio studio di don Arthur Lenti è riconosciuto come uno dei più importanti contributi recenti sulla figura e sull’opera di Don Bosco. Il contenuto è il prodotto di letture e di materiali elaborati per le lezioni in 25 anni di insegnamento presso l’Institute of Salesian Spirituality di Berkeley, California, Stati Uniti.

Rispetto alla primitiva edizione inglese (Don Bosco: History and Spirit, 7 voll., Roma, LAS 2007-2010, tuttora in commercio), la versione italiana è caratterizzata da un’accurata revisione e riordino dei contenuti, da un attento confronto con le fonti archivistiche e da un’aggiornata bibliografia.

 

ORAtorio per il FUTURO

L’oratorio. Don Bosco. Prima ancora di una risposta, un modo diverso di porsi una domanda sui giovani, il loro tempo libero e il loro futuro. Oggi il Sinodo rilancia la sfida. Da vristiani responsabili e con il clima di famiglia che don Bosco ci ha lasciato possiamo raccoglierla.

Venerdì 3 maggio 2019, presso Valdocco, avrà luogo il convegno di riflessione degli oratori che metterà a confronto i salesiani, gli incaricati degli oratori, i parroci, gli educatori, i giovani che collaborano con l’opera salesiana e i delegati di Pastorale Giovanile della Diocesi. Tutti insieme per ragionare su di un tema: “ORAtorio per il FUTURO”.

L’incontro seguirà il seguente programma:

  • Ore 9.30 – Accoglienza (Sala Sangalli);
  • Ore 9.50 – Don Enrico Stasi, Ispettore Piemonte e Valle d’Aosta (Saluti iniziali);
  • Ore 10.05 – Don Stefano Mondin, incaricato della Pastorale Giovanile Salesiana (Le sfide, le difficoltà e gli sviluppi dell’oratorio salesiano di oggi);
  • Ore 10.20 – Don Mario Fissore, esperto di storia salesiana (“il primordio del nostro Oratorio” – qualche suggestione per l’oggi);
  • Ore 10.50 – Don Rossano Sala (Una comunità in discernimento: quale oratorio nel II millennio a partire dal percorso sinodale?);
  • Ore 11.30 – Buffet;
  • Ore 11.50 – Dibattito e confronto (pubblico/relatori);
  • Ore 12.20 – Conclusione.

Don Stefano Mondin, incaricato della Pastorale Giovanile Salesiana, commenta così:

L’intento non è quello di cercare delle risposte quanto quello di attivare riflessioni riprendendo il cammino che ha compiuto don Bosco e la sua modalità di ascolto dello Spirito e farci stimolare dal Sinodo, negli aspetti che sono tipici della nostra Spiritualità.

Tratteremo lo sviluppo dell’Oratorio, di come Don Bosco accoglie le difficoltà e le problematiche del tempo e come si fa ad interrogare da esse. Però, in questo momento, dovrebbe essere un cammino propedeutico a quello che sarà il seminario di novembre in Sicilia sull’oratorio che, in parte, riprende alcune tematiche su cui noi stiamo riflettendo.

Iscriviti qui:

Seguici in diretta qui:

Cooperatori salesiani in Bra: una proposta per una spedizione missionaria in Cina

Si riporta qui l’articolo del 16 marzo, pubblicato dalla Gazzetta d’Alba in cui, partendo dalla citazione di don Bosco, il Consiglio della comunità salesiana di Bra ha proposto una micro spedizione missionaria a scopo unitario e di testimonianza in cui parteciperanno due insegnanti del Centro di Formazione Professionale, che raggiungeranno la Cina.

BRA «Con la vostra carità abbiamo stabilito le missioni fino agli ultimi confini della terra. A tutti, pertanto, le affido e le raccomando», così scriveva don Bosco.

Partendo da questa riflessione del fondatore il Consiglio dei Cooperatori salesiani di Bra, in accordo con il Consiglio della comunità salesiana cittadina, ha avviato la proposta di creare un’ opportunità di unità e di testimonianza missionaria e sta organizzando una micro spedizione missionaria: Matteo e Giacomo, due insegnanti del Centro formazione professionale andranno in Cina a fine giugno per supportare e studiare la fattibilità di un nascente laboratorio di meccanica e uno di panetteria-pasticceria.

Come ha scritto Adriano Isoardi, coordinatore dei cooperatori braidesi: «A noi tutti insieme e in Comunità il compito di organizzare la spedizione e finanziarla».

Ovviamente questo invito non è rivolto ai soli cooperatori ma tutti gli amici dell’opera salesiana di Bra e questa sarebbe un’altra bella iniziativa per i festeggiamenti del 60° della presenza salesiana a Bra, forse uno dei più belli che risponde allo spirito del fondatore don Bosco.

Per questo motivo sono state messe in cantiere alcune iniziative per la raccolta di fondi per finanziare questa bella iniziativa come una “serata materassi”per poter racimolare i primi fondi necessari.

Questa si svolgerà giovedì 4 aprile, e occorrono volontari da segnalare entro mercoledì prossimo; sarà una delle prime iniziative. 

Intervista a Steve Della Casa

In occasione della ventesima edizione del Sottodiciotto Film Festival & Campus, che si svolgerà a Torino dal 15 al 22 marzo, e della nascita della Collaborazione con Missioni don Bosco, abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Steve Della Casadirettore artistico del Festival, che ha raccontato la nascita di questa collaborazione, i temi principali che saranno affrontati al Festival e l’importante presenza di Don Bosco.

Buona lettura!

Tema e significato del Sottodiciotto Film Festival?

Il tema è un gioco di parole con una frase in inglese: “Me, Myself and I”. Parliamo cioè di autorappresentazione, che ha trovato nuova forza e nuova vitalità proprio attraverso i selfie. Ma c’è una costante nella storia del cinema perché molto spesso i registi hanno fatto in maniera di raccontare anche se stessi in quello che proponevano agli spettatori. Insomma l’autorappresentazione è un qualcosa che va pari passo con la storia del cinema. Qui l’abbiamo ripercorsa in lungo e in largo insieme anche alla storia del fumetto, perché è sempre un’educazione visiva importante. 

Abbiamo cercato di prendere sia gli aspetti spettacolari sia quelli più didattici perché il Festival ha questa doppia natura di rivolgersi sia ad un pubblico di appassionati di cinema ma soprattutto ad un pubblico di studenti delle scuole medie inferiori, superiori ed universitari.
Da qui il suo nome Sottodiciotto Film Festival Campus.

Parlando della partecipazione di Missioni don Bosco al Festival, qual’è secondo te il contributo che può e deve dare?

La collaborazione con Don Bosco è fondamentale per noi. Perché in qualche modo riconosce una specie di continuità storica nell’attenzione che la città di Torino in particolare ha dato ai giovani sapendola anche poi esportare in tutto il mondo, cosa che ha appunto fatto l’opera don Bosco. 

Il rapporto con le “creature” di don Bosco tra salesiani e cinema è un rapporto articolato, ci sono sempre stati i cineforum giovanili salesiani, ne so qualcosa perché mi sono formato li! E poi c’è un attento dialogo con il cinema come per esempio nel primo film della Lux, che è la casa di produzione formata e fondata da Guarino, il mio primo film che avevo prodotto  si chiamava proprio “Don Bosco” con la regia di Goffredo Alessandrini, anno 35, unico film fatto a Torino, poi la Lux fu spostata a Roma. Abbastanza significativo che abbiano incominciato questa grande carriera, è la casa di produzione più importante d’Italia,  proprio da un film su Don Bosco.

Una collaborazione con una entità che è molto attenta a tutto quello che fanno i giovani, a come si evolve il mondo giovanile. La stessa attenzione che vorremmo avere anche noi, le due cose si sono incontrate e da qui è nata questa collaborazione.

Qual è il ruolo educativo nel cinema?

Il cinema, diceva compianto Bernardo Bertolucci, è stata l’arte del ‘900. Continua ad esserlo anche penso nel 2000 ed è l’arte che ha riassunto dentro di se tutte le altre come la scrittura, la fotografia, la pittura, l’architettura, la musica, insomma tutte queste arti sono  compresenti in questa settima arte che ha segnato appunto il ‘900.

Diciamo che la caratteristica principale che ha avuto il cinema, è che è un arte che fin dalla sua prima esibizione in quel caffè di Parigi in cui i fratelli Lumier mostrarono un pubblico selezionato dalla loro invenzione, è sempre stata quella di una visione collettiva. Li ci fu uno spavento generale perché loro riprendevano un treno che stava entrando in una stazione e la gente scappò fuori a gambe levate pensando che il treno stava entrando nel bar.

Poi la perfezione del cinema si è evoluta, ma quello che rimane è una specie di sensibilità collettiva rispetto all’immagine in movimento che come sappiamo sono dai tempi della caverna Platonica, insomma il grande sogno dell’umanità che ha cercato più volte di avvicinarsi e poi ci è riuscita con il cinema.

Il cinema quindi è uno strumento di socializzazione incredibile, da questo punto di vista non può essere surrogato da nessuna altra forma di fruizione di immagini in movimento, non da smartphone o da computer o da televisione. Semplicemente è una maniera diversa di vedere le immagini in movimento e consente una forma di socialità che, sopratutto per quelli della mia generazione, è stata fondamentale. Per me andare al cinema era incontrarmi con delle altre persone commentare prima dopo, a volte anche durante, insomma è stato un momento di crescita incredibile per me. 

Adesso con le nuove tecnologie, con il digitale, non è più assolutamente costoso pensare di fare un film. Si può fare un film anche non spendendo niente e questo dà delle possibilità che se sfruttate positivamente sono straordinarie per i ragazzi delle nuove generazioni. Possono fare quello che per quelli della mia era un sogno, possono girare un loro film, diventare sceneggiatori o attori, e tutto questo senza rompere il salvadanaio. Un passaggio abbastanza importante!

Le due cose assieme sono diciamo, come lo chiamerebbero gli economisti, “il cordino” di Sottodiciotto, cioè ci interessa sia far vedere come la visione collettiva di un film fatto da un altro possa essere un momento di arricchimento incredibile, sia quanto possa essere interessante e formativo fare dei film. L’importante è avere delle idee essere guidati in maniera non invadente ma al tempo stesso non assente e cercare di avere uno scopo, un obiettivo per quello che si fa. Queste sono le cose fondamentali.

Steve Della Casa.

 

Teresio ha dedicato la vita a Don Bosco insegnando e scrivendo in suo nome

Si segnalano due articoli, provenienti da “Il Corriere Torino” e da “La Stampa”, che raccontano la storia di don Teresio Bosco e di come abbia dedicato tutta la sua vita a trasmettere la passione e la gioia dell’opera creata da San Giovanni Bosco.

«La prima felicità di un fanciullo è sapersi amato» diceva Don Bosco.

Un messaggio che don Teresio Bosco, morto nella casa madre salesiana di Torino – Valdocco a 87 anni, ha sempre trasmesso a tutti. La sua vita l’ha dedicata alla chiesa, alla preghiera ma soprattutto dedicata ai più giovani.

Perché da sempre aveva imparato che il messaggio di Dio, per essere capito dai ragazzi, doveva arrivare forte e chiaro. Il suo cognome lo aveva sempre fatto considerare un predestinato. E lui, classe 1931, nato e cresciuto a Montemagno, in provincia di Asti, dove viveva con la famiglia, aveva deciso di seguire le orme di Don Bosco. Ordinato sacerdote proprio tra i Salesiani 61 anni fa, licenziato in teologia, era iscritto all’albo dei professori in lettere di Torino.

Sono tantissimi i giovani ai quali aveva insegnato tra i banchi. Ma ancora di più quelli che lo avevano incontrato nei campi scuola estivi sulle montagne torinesi. Tra le sue passioni c’era lo di scrivere. Racconti, saggi, articoli.

Diventato giornalista nel 1966 scriveva principalmente su riviste pubblicate dai salesiani. Era stato direttore de Il bollettino salesiano.

«Con la sua capacità di raccontare in modo semplice la vita di Don Bosco- raccontano i confratelli-, era stato capace di renderlo maggiormente un santo vicino alla gente».

Un’immensa produzione letteraria la sua, indirizzata soprattutto ai giovani e alla Famiglia Salesiana. Don Teresio aveva infatti iniziato da giovanissimo a scrivere per i ragazzi in «Compagnie in azione», «Ragazzi Duemila», «Dimensioni Nuove», «Mondo Erre».

Aveva poi lavorato molti anni nell’Editrice Elledici dedicandosi allo studio e alla divulgazione della figura e del messaggio di don Bosco e della sua spiritualità. Umile e sempre sorridente sapeva sempre che cosa dire.

«Oltre a centinaia di titoli da lui pubblicati, ristampati, tradotti e diffusi in tutto il mondo – dicono ancora i salesiani-, ci resta il suo attaccamento al santo di cui porta il cognome e alla nostra editrice, che ha contribuito a rendere grande e importante con le sue opere».

La scomparsa di don Teresio biografo di Don Bosco

È stato il biografo di Don Bosco oltre che di tutte le personalità della famiglia salesiana e non solo, don Teresio Bosco, salesiano, che si è spento nei giorni scorsi a 88 anni nella casa madre di Valdocco. Nato a Montemagno Monferrato, don Teresio nel suo cognome aveva anche trovato il suo destino. «Percorse con entusiasmo, e con successo, gli anni della formazione, terminata con la licenza al Pontificio Ateneo Salesiano», ricorda don Bruno Ferrero, direttore de Il bollettino salesiano, la rivista ufficiale della famiglia salesiana di cui anche il sacerdote scomparso era stato direttore.

«Intanto – prosegue don Ferrero – si era manifestata una sua dote spiccata e geniale: una straordinaria fantasia comunicativa. Don Teresio rivela una vena felice di narratore. Le sua pagine sono divorate dai ragazzi e anche dagli adulti».

Ha una straordinaria capacità:

«È come se scrivesse con una cinepresa. I personaggi, santi ed eroi sconosciuti, sono vivi e in azione ed è come se il lettore li vedesse davvero. Il ritmo della sua scrittura è televisivo».

Oltre alla sterminata produzione di testi, anche per la scuola, don Teresio curò con la sei riviste molto diffuse come Meridiano 12, Dimensioni, Ragazzi Duemila, collane di libri. Fu anche voce di Radio Maria. Ma il lavoro di cui andava orgoglioso è stato sempre lo studio della vita di Don Bosco. «Don Bosco. Una biografia nuova» è tuttora il libro che fa conoscere il fondatore dei Salesiani nel mondo.

Don Teresio Bosco

«Ora mi raccomando a qualcheduno di voi che abbia buona memoria, perché raccolga in iscritto quello che ho detto» ripeteva spesso don Bosco.

Conosceva bene la forza positiva e costruttiva della memoria. Nella nostra storia ci sono sempre stati dei salesiani che hanno custodito i fatti e le parole di don Bosco. Don Teresio Bosco è uno di questi. In apertura di tutti i suoi libri avrebbe potuto scrivere come l’evangelista Luca «Ti scrivo tutto con ordine, e così potrai renderti conto di quanto sono solidi gli insegnamenti che hai ricevuto» (Luca 1, 4). Don Teresio Bosco è nato nel paese di uno dei più simpatici e pittoreschi miracoli di don Bosco: quello quasi veterotestamentario della pioggia invocata e ottenuta dopo una lunga siccità, per intercessione di Maria Ausiliatrice. A Montemagno Monferrato, le stesse colline dove il buon vino si è trasformato in sangue salesiano. Nato nel 1931, il piccolo Teresio passò alcuni anni anche presso uno zio parroco in Liguria, Don Teresio Bosco poi l’aspirantato salesiano a Penango. Dimostrò subito vivacità e intelligenza, insieme ad una bontà naturale. Anche se ricorderà sempre la forte nostalgia per la famiglia, specialmente per la mamma. Leggendo la sua vita di Mamma Margherita si respira questo amore tenace e tenero. Che era di don Bosco e soprattutto suo. Proprio come don Bosco negli ultimi anni della mamma starà vicino a lei. Percorse con entusiasmo, e con successo, gli anni della formazione, noviziato, filosofia e teologia. Terminata con la licenza al Pontificio Ateneo Salesiano. Intanto si era manifestata una sua dote spiccata e geniale: una straordinaria fantasia comunicativa con le parole e soprattutto con gli scritti. Le sue qualità non sfuggirono ai superiori che lo affiancarono a don Carlo Fiore e a don Gigi Zulian nell’avventura delle Compagnie salesiane. Qui don Teresio rivela una vena felice di narratore. Le sua pagine sono divorate dai ragazzi e anche dagli adulti. Ha un suo segreto: è come scrivesse con una cinepresa. I personaggi, santi ed eroi sconosciuti, sono vivi e in azione ed è come se il lettore li vedesse davvero. Il ritmo della sua scrittura è televisivo. Come le sue leggendarie cronache delle partite di calcio dei campi scuola. Con l’editrice Sei fu protagonista di un gruppo di riviste moderne e molto diffuse: Meridiano 12, Dimensioni e Ragazzi Duemila. Scriveva come avesse davanti un pubblico di ragazzi. Per loro cominciò alcune Collane che ebbero immediato e duraturo successo: «Campioni» ed «Eroi» e poi i sette volumi della Collana «Un’avventura per ogni giorno», e i cinque della Collana «Diamanti», il primo vero tentativo, riuscito molto bene, di libri di meditazione per adolescenti. Anche in questo era come se continuasse, aggiornata nel tempo, l’opera di don Bosco. Per la scuola pubblicò numerosi libri che già nei titoli dicono la dinamicità del testo, come

«Terra pianeta che sanguina», «Tempi che scottano», «II mondo mia patria», «Viaggio verso la vita», «Uomini di pace-uomini di guerra» e «Di professione uomini».

Generazioni di adolescenti li hanno conosciuti. Per tre anni, diresse il Bollettino Salesiano, rivista ufficiale della Famiglia Salesiana. Mentre continuava a sfornare opere di divulgazione, con la sua ricetta di «alta leggibilità», quella che don Bosco voleva per le sue «letture cattoliche». Con la sua voce forte e chiara riusciva anche a comunicare con una vasta platea popolare attraverso Radio Maria. Ma il lavoro a cui teneva di più e che costituiva il suo vero orgoglio era la vita di don Bosco. A lui dedicò molti anni della sua vita e molti libri. Soprattutto quel «Don Bosco. Una biografi a nuova» che fu tradotto in tutte le lingue della Congregazione ed è ancora il libro che fa conoscere Don Bosco al mondo. All’inizio di uno dei tanti libri dedicati a don Bosco, don Teresio scrive la sua convinzione: «Io sono convinto che Don Bosco è il nostro grande e specifico tesoro. Se ai salesiani si toglie Don Bosco, che cosa rimane a loro di prezioso, di specifico, che li distingue da tutte le altre famiglie religiose? Dobbiamo quindi difenderlo. Chi ci ruba Don Bosco, ci ruba l’unico tesoro che rende i salesiani ricchi nella Chiesa e nel mondo. Il Rettor Maggiore chiama tutti i salesiani a «ripartire da Don Bosco», a «narrare Don Bosco», e in diverse occasioni ha dichiarato con fierezza: «Noi siamo fi gli di un sognatore». Io cercherò di avere come guida Don Bosco. Con lui ascolteremo la parola di Dio, con lui rinnoveremo la nostra radicale volontà di essere segni e portatori di Gesù ai giovani. Ascoltando le sue parole purificheremo il nostro cuore e l’orientamento della nostra vita. Quando ricorderò e narrerò fatti e parole di Don Bosco, cercherò di leggerci dentro in profondità, e spero di rafforzare la convinzione che egli è per ciascuno di noi veramente il Padre e Maestro, e che a lui ci ha affi dato la Vergine Maria. Egli con delicatezza ci prenderà per mano e ci porterà alla Madonna, la grande Madre dell’opera salesiana e di ogni vocazione salesiana. Don Bosco ci ricorderà che dalla Madonna siamo stati condotti per mano alla Congregazione salesiana, e che la Madonna non conduce mai a un fallimento». Il giorno in cui si ricordano le apparizioni di Lourdes, Maria Ausiliatrice ha preso per mano don Teresio e lo ha portato nella Casa del Padre, dove certamente ha sentito, come è successo a san Tommaso, le parole di don Bosco:

«Tu hai parlato bene di me, Teresio».

don Bruno FERRERO

 

 

 

 

Cnos-Fap – Rubrica del direttore: lettera di febbraio 2019

Si pubblica la lettera mensile da parte del direttore generale del Cnos-Fap Regione Piemonte, Lucio Reghellin, riguardo al mese trascorso di gennaio:

Buongiorno!

Abbiamo concluso il mese di gennaio nel quale in tutti i CFP si sono organizzate iniziative per festeggiare il nostro patrono, don Bosco. Ringrazio tutti coloro che hanno impiegato tempo ed energia per preparare e coinvolgere i ragazzi/e nelle varie attività. Al di là dell’allegria esterna, credo sia importante che il ricordo di don Bosco aiuti ciascuno di noi a riviverlo oggi. I messaggi sentiti in questi giorni sono tanti; ne propongo uno anch’io che prendo dalla prima pagina del fascicolo pubblicato dalla Sede Nazionale CNOS-FAP intitolato ‘Coi tempi e con Don Bosco’: ‘Il mio sistema educativo si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l’amorevolezza. L’amore fa sopportare le fatiche, le noie, le ingratitudini, la mancanza, le negligenze’ (Don Bosco). Che il nostro amore per gli allievi sia lo stesso che aveva Don Bosco!

Nei mesi scorsi sono stati inaugurati nuovi laboratori e attrezzature: in estate Vigliano ha costruito un nuovo laboratorio di acconciatura per accogliere gli allievi provenienti da Muzzano. Ad ottobre è stato inaugurato il nuovo laboratorio di cucina a Valdocco mentre a dicembre si sono svolte due inaugurazioni ufficiali: a San Benigno si sono benedetti il laboratorio di termoidraulica e il nuovo centro di tornitura CNC, all’Agnelli si è tagliato il nastro per il nuovo laboratorio di automotive TecPro2.
In occasione della festa di don Bosco sono stati inaugurati i laboratori di termoidraulica e falegnameria di Vercelli, il nuovo Centro di lavoro CNC a Vigliano e il reparto di PLC a Bra. A Rebaudengo sta partendo la costruzione del laboratorio di carrozzeria, dopo un lungo periodo di progettazione. Anche ad Alessandria si sta aggiornando il laboratorio informatico. Sono contento di questo rinnovamento perché i laboratori sono al centro della nostra attività formativa e la nostra principale caratteristica. E’ importante che i laboratori siano curati, aggiornati, e, con l’aiuto di tutti, si faccia una attenta e periodica manutenzione.

Ovviamente a fianco delle attrezzature, ben più importante è l’aggiornamento dei formatori che devono accompagnare i ragazzi/e all’apprendimento delle nuove tecnologie. Sarebbe triste vedere un macchinario nuovo, installato ma fermo perché nessuno lo usa!

È stato recentemente firmato un accordo tra l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte per la realizzazione dei percorsi triennali/quadriennali di qualifica/diploma negli Istituti Professionali.  Credo che la capacità educativa e l’impegno nei laboratori possano essere il valore aggiunto per formare i ragazzi che sceglieranno i nostri CFP per proseguire gli studi dopo “la terza media”.

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione ha approvato un ricco catalogo regionale per la formazione continua dei formatori da svilupparsi nell’anno 2019. Questo a testimoniare l’attenzione che poniamo nei confronti di tutti i nostri collaboratori ad ogni livello e dare concretezza al piano triennale. In ogni CFP saranno realizzate azioni formative relative alla Gestione del gruppo classe, Supporto all’insegnamento, Didattica orientativa per la formazione iniziale. Altre azioni formative saranno rivolte ai formatori dell’area integrativa, a quelli che operano nel sistema duale, ai tecnici di laboratorio e officina dei vari settori professionali e agli operatori dei Servizi al Lavoro.

La formazione proposta è ampia e completa i corsi proposti dalla Federazione Nazionale, con particolare attenzione alle giornate per i neo assunti.

Mi auguro che saremo ben disposti ad usufruire di queste opportunità per migliorare noi stessi e fornire un servizio aggiornato ai nostri allievi/e.

Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro per il mese di febbraio.

Lucio Reghellin