Premio Letterario “Meco”: al via la seconda edizione dedicata agli “Atti di cura, scelte di legalità”

Dopo il grande interesse suscitato dalla prima edizione, prende ufficialmente il via la seconda edizione del Premio letterario dedicato a don Domenico “Meco” Ricca, il salesiano che per quarant’anni è stato cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti e che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo educativo e sociale torinese.

L’apertura delle candidature per la seconda edizione del Premio è fissata per l’8 giugno 2026. Il concorso, gratuito e aperto a tutti dai 14 anni in su, nasce dalla collaborazione tra il Forum del Terzo Settore in Piemonte ETS e l’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio (AGS), con il contributo dei Salesiani Don Bosco Piemonte e Valle d’Aosta. Un’iniziativa che rinnova l’impegno salesiano nel promuovere percorsi di crescita, responsabilità e inclusione sociale.

Il nuovo tema: “Atti di cura, scelte di legalità”

Il tema scelto per questa edizione invita a riflettere su come la legalità non sia solo un insieme di norme, ma una pratica quotidiana che nasce dai gesti di cura verso sé stessi, gli altri e la comunità. Raccontare un atto di cura significa raccontare una scelta di responsabilità, di rispetto e di partecipazione: piccoli gesti capaci di generare cambiamento e costruire una società più giusta e inclusiva.

Il concorso è aperto a tre fasce d’età:

  • Giovanissimi (14–20 anni)
  • Giovani (21–30 anni)
  • Adulti (31 anni in su)

Le opere devono essere inedite e presentate in una delle tre categorie:

  • Racconto breve (max 2.500 parole)
  • Saggio breve (max 4.000 parole)
  • Canzone (brano originale, audio comprensibile)

Sono previsti premi in denaro per ciascuna categoria e fascia d’età, oltre a menzioni speciali dedicate:

  • ai giovani del Ferrante Aporti
  • alle persone private della libertà personale
  • alla miglior canzone
  • al miglior saggio e al miglior racconto, con borse di studio presso la Scuola Holden

I contributi più significativi saranno raccolti in una pubblicazione il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

La giuria sarà presieduta da don Alberto Martelli, Direttore dell’Opera salesiana Rebaudengo, e avrà come Ambasciatore il rapper e attivista Francesco “Kento” Carlo, impegnato da anni in percorsi educativi nelle carceri e autore del libro Barre – Rap, sogni e segreti in un carcere minorile. Completano la giuria professionisti del mondo editoriale, sociale, accademico e cooperativo.

Scadenze e iscrizione

  • 8 giugno 2026: apertura invio opere
  • 31 luglio 2026: scadenza del bando
  • 5 ottobre 2026: pubblicazione dei finalisti
  • Ottobre 2026: cerimonia di premiazione durante le Giornate della Legalità

La partecipazione avviene tramite form online , disponibile di seguito e aperto dall’8 giugno:

La presentazione del volume della prima edizione al Salone del Libro

Il premio nella sua prima edizione aveva invitato i partecipanti ad affrontare il tema “Dietro le sbarre”, non solo considerandole un ostacolo fisico alla libertà personale, ma guardandole pure come una forma di barriera psicologica, sociale, comportamentale o anche culturale di cui ognuno può essere prigioniero, anche fuori dal carcere.

Durante la XXXVIII edizione Salone Internazionale del Libro di Torino si è svolta la presentazione del volume che raccoglie i 31 testi selezionati tra gli 850 contributi arrivati da tutta Italia per la prima edizione del Premio. Racconti, poesie e saggi nati da esperienze diverse (comprese quelle di detenuti del carcere di Biella e dei giovani ristretti del Ferrante Aporti) hanno dato vita a un mosaico di voci capace di affrontare il tema delle “sbarre” non solo come limite fisico, ma anche come barriera interiore, sociale e culturale.

Il volume, edito da Elledici, restituisce la complessità del tema e custodisce l’eredità educativa di don Meco. I proventi della vendita sono destinati alla Comunità per minori Harambée di Alessandria, realtà a lui particolarmente cara.

“Penso Positivo: oltre le sostanze”, ai Giardini Sambuy un pomeriggio di prevenzione e confronto

Si è svolto venerdì 15 maggio 2026, presso i Giardini Sambuy di Torino, Penso Positivo: oltre le sostanze, un evento dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione sull’uso di sostanze, promosso in collaborazione con il Giardino Forbito e rivolto a giovani e adulti del territorio.

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di incontro, riflessione e partecipazione attiva, con l’obiettivo di promuovere maggiore consapevolezza sugli effetti delle sostanze e sui comportamenti a rischio, attraverso modalità coinvolgenti e accessibili.

Nel corso del pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.30, una quarantina di partecipanti tra giovani e adulti hanno potuto sperimentare diverse attività educative ed esperienziali: il simulatore degli effetti delle sostanze, quiz interattivi e punti informativi curati dall’Asl hanno favorito momenti di confronto e approfondimento, stimolando curiosità, dialogo e partecipazione.

L’evento si è inserito all’interno del progetto Penso Positivo finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze, con capofila la rete associativa nazionale Salesiani per il sociale, realizzato su tre territori nazionali: Torino con l’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio ETS, Avola con La Compagnia della Gioia APS e Torre Annunziata con Piccoli Passi Grandi Sogni APS.

Un momento significativo del pomeriggio ha visto inoltre la partecipazione degli enti del Tavolo di Coesione San Salvario per la firma simbolica del Patto Interistituzionale tra enti e istituzioni, nato con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione educativa e sociale sul territorio. Sono intervenuti l’Assessore al Welfare Jacopo Rosatelli e l’Assessore alla Sicurezza Marco Porcedda che hanno ribadito la collaborazione tra le istituzioni e gli enti del territorio, hanno sottolineato l’importanza di chi lavora sul territorio per rendere il quartiere più sicuro e contribuire a prendersi cura della Città.

Penso Positivo: oltre le sostanze” ha voluto offrire ai partecipanti non solo contenuti informativi, ma anche spazi di confronto per sviluppare maggiore consapevolezza, favorendo una cultura della prevenzione fondata sull’ascolto, sulla relazione e sulla responsabilità condivisa.

Dungeon & Dragons: oltre la realtà c’è l’immaginazione

Volti sorridenti e persone soddisfatte, il mirabile splendore del gioco di ruolo affiancato alla didattica d’aula, hanno caratterizzato le lezioni nell’ultimo mese tra i nostri ragazzi.

Durante i quattro giovedì di aprile, gli studenti della classe di Spazio LABS della sede di Valdocco, hanno preso parte ad un mirabolante progetto educativo, una scheda personaggio come quaderno, dadi colorati e, al posto dei libri, alcuni manuali da consultare per necessità.

Tramite il gioco di ruolo hanno sperimentato il racconto narrativo con l’aiuto di un professionista della comunicazione: Amedeo Davit. Egli, nel ruolo di formatore, ha messo alla prova il gruppo classe e ha fatto scattare in loro la voglia di vivere i panni di un epico personaggio in grado di compiere imprese grandiose.

Durante gli incontri, Amedeo ha anche condiviso il proprio percorso personale, raccontando come sia riuscito a trasformare la passione per Dungeon & Dragons nella sua professione nell’ambito della comunicazione social, trasmettendo ai ragazzi il valore di creare contenuti con consapevolezza ed etica, senza rincorrere hype o visibilità attraverso messaggi divisivi e aggressivi, ma promuovendo invece contenuti ricchi di valori positivi.

Il nostro Master ha dato luce ad una narrazione fantasy all’interno di Boscobruno, piccolo paesino all’interno di boschi pericolosi e minacciato da creature spaventose. Tutto questo perché la gamification è quella metodologia didattica che trasferisce le meccaniche, le dinamiche e gli elementi dei giochi al campo educativo al fine di aumentare la motivazione e generare apprendimento significativo. In queste dinamiche si incontrano il lato umano di ogni studente e ne fanno emergere sentimenti nascosti e capacità di lavorare in gruppo.

Ogni persona al tavolo, ha contribuito al racconto, ognuno con la propria visione, ognuno con le proprie skill positive personali e capacità collettive. I nostri ragazzi sono stati messi davanti a decisioni importanti, bivi che potevano decidere il futuro o il destino dei loro personaggi.

Con questo progetto organizzato si è dimostrato che questa nostra formula alternativa di didattica può affiancare la ludicità dei momenti all’interno di un percorso scolastico, il quale mette in primo piano lo studente. In un tempo in cui la scuola rischia spesso di essere percepita come distante dalla realtà emotiva dei ragazzi, esperienze come questa dimostrano invece quanto l’immaginazione possa diventare uno strumento concreto di crescita. Dietro a ogni tiro di dado, infatti, si nascondevano ascoltocollaborazioneproblem solvingcreatività e capacità di comunicare con gli altri.

…e forse è proprio questo il vero incantesimo di Dungeon & Dragons: trasformare un tavolo, qualche manuale e una manciata di dadi in un luogo dove imparare a conoscersi, a fidarsi del gruppo e a scoprire che, anche fuori dal gioco, ciascuno può diventare l’eroe della propria storia.

Evento Labs to Future il 27 maggio 2026

Mercoledì 27 maggio 2026 – ore 9.00-13.00, presso la Sala Sangalli (via Sassari 28 Torino), avrà luogo l’evento Labs to Future – La relazione educativa tra fragilità ed emozioni.

La terza edizione di Labs to Future si propone di proseguire la riflessione formativa tra operatori che a vario titolo si occupano di adolescenti.

Quest’anno l’attenzione si rivolge alla “relazione educativa”. Uno spazio da riscoprire dove tenere insieme le fragilità dei più giovani e le fatiche degli adulti.

Il seminario, partendo dall’analisi di alcuni dati, prevede un momento iniziale di plenaria con una relazione introduttiva sulla condizione giovanile. Nella seconda parte della mattinata, 4 workshop di approfondimento per capire come supportare i giovani nel proprio percorso di crescita, tra emozioni, identità, aspirazioni e desideri di futuro.

Si potrà partecipare all’evento prenotandosi attraverso il form di contatto:

Programma

  • Ore 09.00 – 09.30 Coffee Break e registrazione
  • Ore 09.30 – 09.45 Saluti istituzionali
  • Ore 09.45 – 10.45 FIORI NEL CAOS Cronaca del grande burnout e di come si tornò a respirare
    • Davide Fant, supervisore pedagogico Spazio Labs
    • Elisa Carnelli, attrice e drammaterapeuta
  • Ore 10.45 – 11.15 Presentazione della ricerca FRAGILE. Mappae mundi di una nuova generazione a cura di Fondazione Poetica
  • Ore 11.30 – 12.30 Workshop per approfondimento:
    • Work shop 1 | Segnali di fragilizzazione: a cosa fare attenzione come adulti in relazione – a cura di Fondazione Poetica
    • Work shop 2 | Vivere le emozioni: come supportare i giovani nel riconoscimento e nella gestione emotiva attraverso la relazione – Vittoria Passanisi, psicologa Spazio LABS
    • Work shop 3 | Disadattati efficaci: accompagnare la crescita al di là del modello performativo – Davide Fant, pedagogista Anno Unico
    • Work shop 4 | Il progetto di vita. Come sostenere i giovani nell’immaginare futuri possibili – Daniela Rosas Gloria Ferrero, Associazione Inventure APS
  • Ore 12.30 – 13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori

 

Dentro il silenzio della donna in blu: La visita di Spazio LABS a Palazzo Madama tra arte e racconto

Cosa succede se si portano le ragazze e i ragazzi di Spazio LABS all’interno di un museo della nostra città?

La prima reazione è, senza dubbio, lo stupore. Non si tratta soltanto dell’ingresso in un luogo ricco di storia, ma della scoperta di uno spazio che, pur essendo vicino, spesso non rientra nell’immaginario quotidiano dei più giovani. Le sale, i silenzi, le luci studiate per valorizzare le opere: tutto contribuisce a creare un’atmosfera diversa, capace di accendere quella curiosità spontanea che nasce quando ci si trova davanti a qualcosa di inatteso. È proprio questa curiosità che ha guidato la nostra esperienza.

Sia la classe di Valdocco sia quella di San Paolo hanno avuto il piacere di visitare il Museo Civico di Torino, ospitato all’interno di Palazzo Madama, immergendosi in un percorso che intreccia arte, storia e osservazione diretta. Il momento più atteso della visita è stato l’incontro con un’opera speciale, arrivata eccezionalmente dal Rijksmuseum di Amsterdam: La donna in azzurro che legge una lettera di Jan Vermeer. Davanti al dipinto, i ragazzi hanno potuto soffermarsi sui dettagli — la luce che entra dalla finestra, il silenzio sospeso della scena, l’espressione concentrata della figura — scoprendo come un quadro possa raccontare una storia senza bisogno di parole.

Per l’occasione abbiamo trasformato la nostra lezione umanistica settimanale in un’esperienza vissuta direttamente all’interno del museo. Più che concentrarci su date, correnti artistiche o biografie, abbiamo scelto di lasciare spazio alle emozioni e all’osservazione personale. I ragazzi sono stati invitati a guardare con attenzione, a formulare ipotesi, a chiedersi cosa stesse accadendo nelle opere e quale atmosfera trasmettessero. Attraverso aneddoti, piccole storie legate ai dipinti e curiosità sugli artisti, la visita si è trasformata in un racconto condiviso, capace di rendere l’arte più vicina e accessibile anche ai nostri studenti che di storia dell’arte, ne han fatta veramente poca…

Questo approccio ha permesso ai partecipanti di vivere il museo non come un luogo distante o formale, ma come uno spazio da esplorare attivamente. Ogni sala ha offerto l’occasione per porre domande, osservare particolari nascosti e collegare ciò che si vedeva a esperienze personali. L’obiettivo non era memorizzare informazioni, ma seminare curiosità: quella stessa curiosità che spinge a tornare, a osservare con occhi nuovi e a riconoscere nell’arte un linguaggio vivo. Una piccola esperienza che, ci auguriamo, abbia lasciato nei ragazzi il desiderio di continuare a scoprire.

A coronamento della visita, il medesimo museo ci ha offerto anche l’opportunità di partecipare, come classe delle secondarie di secondo grado, al concorso letterario dedicato proprio all’opera del pittore olandese “ospite” nella capitale sabauda per alcuni mesi. L’attività ha rappresentato un naturale proseguimento dell’esperienza vissuta nelle sale: dopo aver osservato il dipinto, i ragazzi sono stati invitati a immaginare ciò che non è visibile, a dare voce a quella storia sospesa racchiusa nella tela.

I partecipanti si sono quindi messi nei panni dell’autore della lettera — o, in alcuni casi, della donna stessa — provando a costruire una narrazione plausibile e al tempo stesso sorprendente. Ne sono nate lettere intime, avventurose, misteriose, talvolta ironiche, ognuna capace di interpretare in modo personale lo sguardo concentrato e l’atmosfera silenziosa del dipinto. C’è chi ha immaginato un messaggio d’amore atteso da tempo, chi una notizia inaspettata proveniente da lontano, chi ancora un segreto familiare custodito tra le pieghe della carta. L’esercizio ha permesso ai ragazzi di passare dall’osservazione alla creazione, trasformando un’opera d’arte in uno stimolo concreto per la scrittura.

Ci abbiamo provato, con entusiasmo e con la consapevolezza che il valore dell’esperienza non stava soltanto nel risultato finale, ma nel percorso compiuto. Mettersi davanti a un capolavoro, interrogarsi su ciò che racconta e provare a completarne la storia significa entrare in dialogo con l’arte in modo attivo. Anche chi inizialmente mostrava qualche esitazione ha trovato, passo dopo passo, una propria idea da sviluppare, lasciandosi guidare dalle suggestioni raccolte durante la visita.

In questo modo il museo è uscito dalle sue sale per continuare dentro l’aula e, soprattutto, dentro l’immaginazione dei ragazzi. La figura della donna in azzurro non è rimasta soltanto un’immagine osservata, ma è diventata un personaggio, una storia, una voce da interpretare. Un’esperienza che ha unito osservazione, emozione e scrittura, dimostrando come l’incontro diretto con l’arte possa generare nuove forme di espressione e, ancora una volta, alimentare quella curiosità che aveva dato inizio a tutto.

I ragazzi hanno scoperto che l’arte non è distante, né immobile, ma può dialogare con loro, provocare domande, suggerire ipotesi, stimolare la creatività. Una tela del Seicento, arrivata da lontano, è riuscita a generare riflessioni contemporanee, racconti personali e punti di vista differenti. Ed è forse questo il potere più autentico di un museo: creare connessioni tra tempi diversi e persone diverse, lasciando spazio all’interpretazione e alla scoperta.

Quando siamo usciti da Palazzo Madama, la sensazione non era quella di aver concluso una semplice visita didattica, ma di aver aperto una porta. Un varco aperto verso nuovi luoghi da esplorare, nuove storie da immaginare, nuove domande da porre. Perché, in fondo, basta molto poco per viaggiare oltre quella metaforica soglia: un quadro, una stanza silenziosa, uno sguardo curioso.

…e da lì, tutto può cominciare!

Alessandro Galli
Docente umanistico di Spazio LABS

Sai davvero che cosa fanno le sostanze? Pensi di sapere tutto? Vieni a scoprirlo il 15 maggio con “PENSO POSITIVO: oltre le sostanze”

Venerdì 15 maggio 2026, dalle 15:00 alle 18:30, presso i Giardini Sambuy di Torino, in collaborazione con il Giardino Forbito, si terrà “Penso Positivo: oltre le sostanze”, un evento aperto a giovani e adulti dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione sull’uso di sostanze.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, confronto e informazione  attraverso attività esperienziali e momenti aggregativi, offrendo strumenti concreti per comprendere gli effetti delle sostanze e riflettere sui comportamenti a rischio.

L’evento si inserisce all’interno di un progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei  Ministri – Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze, con capofila la rete associativa nazionale Salesiani per il sociale, e realizzato in collaborazione con Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio ETS di Torino, La Compagnia della Gioia APS di Siracusa e Piccoli Passi Grandi Sogni APS di Napoli.

Nel corso del pomeriggio saranno proposte diverse attività, tra cui:

  • simulatore degli effetti delle sostanze;
  • punto informativo;
  • quiz interattivi;
  • attività aggregative;
  • giochi educativi.

Durante l’evento interverranno anche gli enti del Tavolo di Coesione San Salvario e una rappresentanza della Città di Torino per la presentazione del Patto Interistituzionale tra enti e istituzioni, volto a rafforzare la collaborazione educativa e sociale sul territorio.

Quando un progetto diventa rete: a Venaria nasce il Patto Educativo Territoriale nato dal cammino di “Scuola Libera Tutti!”

Sabato 9 maggio, presso l’Oratorio San Francesco d’Assisi di Venaria Reale, si è svolto l’evento finale del progetto Scuola Libera Tutti!, un pomeriggio di festa, incontro e restituzione che ha coinvolto numerosi ragazzi, famiglie, docenti, educatori e rappresentanti degli enti del territorio.

La partecipazione è stata ampia e sentita: fin dall’accoglienza, il cortile dell’oratorio si è riempito di giovani e adulti accomunati dal desiderio di condividere il cammino vissuto in questi due anni di progetto. Attraverso stand interattivi, attività e momenti di confronto, i partecipanti hanno potuto ripercorrere le esperienze realizzate insieme: dai laboratori STEAM ai percorsi di mentoring e orientamento, dalle attività di cittadinanza attiva ai momenti formativi dedicati a famiglie e insegnanti.

Uno dei momenti più significativi del pomeriggio è stata la firma del Patto Educativo Territoriale, uno dei frutti più importanti del percorso di Scuola Libera Tutti!. Non un semplice documento formale, ma una promessa di corresponsabilità educativa tra le realtà del territorio. A sottoscriverlo sono stati scuole, oratorio, associazioni sportive e scout, servizi educativi e sociali, l’ufficio Scuole del Comune, ma anche singoli cittadini: soggetti diversi, ma uniti dalla volontà di continuare a prendersi cura insieme dei più giovani.

Da oggi il Tavolo Educativo Territoriale potrà continuare a essere uno spazio di confronto, ascolto e progettazione condivisa, una comunità educante capace di mettere in rete risorse, competenze e relazioni. Il motto che ha accompagnato la giornata — Per educare un bambino ci vuole un villaggio — è diventato così qualcosa di concreto e visibile.

A rendere ancora più bello l’evento è stata proprio la presenza di tante persone diverse: studenti, genitori, insegnanti, volontari, educatori e rappresentanti degli enti che in questi anni hanno contribuito a costruire una vera rete educativa sul territorio.

La giornata si è conclusa con una foto di gruppo, il buffet preparato dai ragazzi del Maker Lab di cucina e tanti momenti informali di dialogo e condivisione. Un finale che è stato anche un nuovo inizio: perché Scuola Libera Tutti! non si chiude con un evento, ma lascia in eredità relazioni, esperienze e un impegno comune che continuerà nel tempo.

Un ringraziamento speciale va a Fondazione CDP, ente no-profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti che ha sostenuto il progetto ‘Scuola libera tutti!‘ nell’ambito del bandoA Scuola per Il Futuro – Uniti per contrastare la dispersione scolastica, e a Salesiani per il sociale APS che ne ha coordinato la realizzazione, rendendo possibile in questi due anni la costruzione di percorsi, relazioni e opportunità per i ragazzi e per tutta la comunità educante.

“Oltre il muro”: inaugurato l’affresco urbano realizzato con gli studenti del Michele Rua e dell’IC Bobbio

Domenica 10 maggio, in via Paisiello 50, davanti all’Istituto Salesiano Michele Rua, è stato inaugurato Oltre il muro, il nuovo affresco urbano realizzato dall’artista Carlo Galfione insieme agli studenti delle scuole secondarie Michele Rua e IC Bobbio. L’opera nasce all’interno di un percorso di arte partecipata curato da Lorena Tadorni, che ha trasformato un muro dismesso dell’Oratorio in uno spazio rigenerato, capace di raccontare storie e identità del quartiere.

All’inaugurazione erano presenti l’Assessora alla Rigenerazione Urbana della Città di Torino Carlotta Salerno e il Presidente della Circoscrizione 6 Valerio Lomanto, che hanno sottolineato il valore culturale e comunitario dell’iniziativa.

Un progetto che nasce dalla domanda: “Cosa c’è oltre il muro?”

Il percorso creativo ha coinvolto le classi in momenti di brainstorming, confronto e progettazione condivisa. Guidati da Carlo Galfione, i ragazzi hanno esplorato il tema del “muro” come limite ma anche come possibilità: da barriera fisica e simbolica a luogo di attraversamento, incontro e narrazione.

L’intervento artistico si fonda sulla ricerca pittorica di Galfione, che da anni lavora su supporti non convenzionali come carte da parati e tessuti recuperati. In Oltre il muro, la tappezzeria – simbolo dell’intimità domestica – si apre allo spazio pubblico, diventando una soglia tra “dentro” e “fuori”.

Su questo sfondo si intrecciano i disegni degli studenti: piccoli “oggetti del cuore” che raccontano frammenti di vita quotidiana. Le immagini emergono gradualmente, richiedendo uno sguardo attento e paziente, invitando chi passa a scoprire la stratificazione di storie che abita il muro.

L’Assessora Salerno ha ricordato come l’arte muraria sia «una delle forme più affascinanti e complesse per una città», capace di incuriosire, creare legami e generare fiducia nei luoghi in cui si vive. Abbellire i quartieri – ha sottolineato – significa aiutare le persone a riconoscere che meritano il bello.

Anche il Presidente Lomanto ha evidenziato l’importanza del progetto per il territorio, esprimendo gratitudine per il lavoro svolto dagli artisti, dai curatori e dal Michele Rua, «da sempre un faro per la comunità», capace oggi di restituire uno spazio che parla alle persone e ricostruisce quello spirito di comunità di cui c’è grande bisogno.

Collaborazioni e rete territoriale

Oltre il muro” rientra nel programma Barriera Oggi. Il quartiere diventa comunità, sostenuto da Impresa Sociale Con i Bambini. Alla realizzazione del progetto hanno collaborato diversi soggetti del territorio, tra cui l’Oratorio Salesiano Michele Rua, l’IC Bobbio Novaro, la Biblioteca Primo Levi e AGS per il Territorio. Il coordinamento è stato affidato al Comitato Salesiani per il sociale APS – Piemonte e Valle d’Aosta, capofila dell’iniziativa.

Un’opera che unisce arte, educazione e comunità

Oltre il muro non è solo un affresco, ma un processo educativo e comunitario: un’esperienza di co-creazione che ha permesso ai ragazzi di diventare protagonisti di un gesto artistico condiviso, restituendo al quartiere un luogo rinnovato e accogliente.

Seconda Edizione Premio letterario Don Domenico “Meco” Ricca al Salone del Libro e presentazione del libro “Dietro le sbarre”

Comunicato Stampa a cura dell’Arcidiocesi di Torino, disponibile per intero QUI.

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Racconti, poesie e saggi vincitori di un premio alla prima edizione del concorso letterario intitolato a Don Domenico “Meco” Ricca – il salesiano scomparso due anni fa, che per quarant’anni è stato il cappellano del carcere minorile torinese Ferrante Aporti – sono stati raccolti nel volume “Dietro le sbarre”, che sarà presentato al Salone Internazionale del Libro, nello stand della Città di Torino, sabato 16 maggio alle 18.30.

I trentuno testi pubblicati sono stati scelti tra gli 850 contributi presentati per l’edizione di debutto del concorso letterario: saggi, poesie e racconti che erano giunti da tutta Italia, con scritti pervenuti anche da detenuti (nel carcere di Biella al termine di un laboratorio di scrittura) e da giovani ristretti al Ferrante Aporti, ai quali era riservata una specifica sezione.

Promosso da Forum del Terzo Settore Piemonte e Salesiani Don Bosco Piemonte e Valle d’Aosta, organizzato in collaborazione con il settimanale La Voce e Il Tempo e patrocinato dalla Città di Torino, il concorso letterario nella sua prima edizione aveva invitato i partecipanti ad affrontare il tema “Dietro le sbarre”, non solo considerandole un ostacolo fisico alla libertà personale, ma guardandole pure come una forma di barriera psicologica, sociale, comportamentale o anche culturale di cui ognuno può essere prigioniero, anche fuori dal carcere.

La raccolta di contributi del libro “Dietro le sbarre”:

“restituisce con forza e autenticità la complessità del tema – scrive nell’introduzione al volume Gabriele Moroni, portavoce del Forum Terzo Settore Piemonte -. Sono racconti, saggi e poesie che hanno saputo andare oltre la superficie, dando voce a esperienze, fragilità e percorsi interiori spesso invisibili. In molti casi, si è trattato di scritture capaci di sorprendere per profondità, consapevolezza e intensità, confermando quanto la parola possa diventare strumento di comprensione e trasformazione. Il Premio letterario dedicato a don Meco – aggiunge Moroni – vuole essere, in questo senso, molto più di un’iniziativa culturale. È il segno concreto di una comunità che si riconosce nel valore comune della reciprocità, di un Terzo Settore strumento di cambiamento sociale e di trasformazione positiva”.

Questo libro dà spazio ai ragazzi – sottolineano nella loro introduzione i confratelli salesiani e gli amici di don Ricca –

“alle loro storie, ai loro sguardi, alle loro fatiche e ai loro desideri. Perché è lì che don Meco ha sempre cercato il senso del suo impegno. Ed è lì che continua a vivere la sua eredità. Se queste pagine riusciranno anche solo in parte a restituire quella capacità di vedere il bene nascosto, di credere nelle possibilità, di non lasciare indietro nessuno, allora questo Premio avrà colto nel segno. E forse, tra queste righe, si potrà ancora intravvedere, come in controluce, quel sorriso nascosto dietro una barba bianca, pronto ad ascoltare, ancora una volta, le storie dei suoi ragazzi”.

I proventi della vendita del libro “Dietro le sbarre. Racconti, poesie e saggi brevi” (edito da Elledici) verranno interamente devoluti alla comunità per minori Harambée di Alessandria, dove don Meco era di casa.

“Atti di cura, scelte di legalità”, il tema della seconda edizione del Premio letterario Don “Meco”

Raccontare come la legalità possa prendere forma nei gesti quotidiani e come la cura (dalla propria persona al bene comune) possa diventare una scelta capace di cambiare se stessi e gli altri: è quanto propone la nuova edizione del Premio – anch’essa sarà presentata al Salone del Libro, sabato 16 maggio alle 18.30, nello stand della Città di Torino – che, tra le novità, offre anche la possibilità di partecipare attraverso un contributo musicale e non solo con la scrittura. Accanto a quelle del “racconto breve” e del “saggio breve”, il concorso riserva quest’anno anche un’altra sezione, la “canzone” ed è aperto a tre categorie (giovanissimi dai 14 ai 20 anni, giovani dai 21 ai 30 anni e adulti dai 31 in poi).

La giuria del Premio “Meco” 2026 sarà presieduta da don Alberto Martelli, Direttore dell’Opera salesiana Rebaudengo, e avrà come testimonial il rapper Francesco “Kento” Carlo, autore tra l’altro del libro “Barre-Rap, sogni e segreti in un carcere minorile”.

Previsti gli interventi di Michela Favaro, Vicesindaca della Città di Torino, Gabriele Moroni, Portavoce del Forum Terzo Settore Piemonte, don Leonardo Mancini, Ispettore dei Salesiani Don Bosco Piemonte e Valle d’Aosta, Diletta Berardinelli, Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, del rapper FrancescoKentoCarlo e degli autori degli scritti raccolti in “Dietro le sbarre”.

Le modalità di partecipazione al concorso saranno pubblicate nei prossimi giorni sul sito web del Forum Terzo Settore Piemonte:

Lettera dell’Ispettore – Aprile 2026

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di aprile 2026.

Valdocco, 30 aprile 2026
Memoria di San Giuseppe Benedetto Cottolengo

A confratelli e laici corresponsabili
di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,

Carissimi/e,
un saluto cordiale a tutti/e voi. 

Superata da poco la domenica del Buon Pastore, ci accingiamo a entrare nel mese di maggio. Poiché  quest’anno lo stiamo dedicando in modo particolare al consolidamento della animazione vocazionale locale, è bello  e opportuno ricordare – essendo da poco trascorsa la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni,  coincidente appunto con la IV domenica di Pasqua – che la promozione di tutte le vocazioni, e in  particolare delle vocazioni “apostoliche”, richiede alcune attenzioni fondamentali: richiede 

riflessione e progettazione da parte di ogni comunità educativo-pastorale (lavorando sulla dimensione  vocazionale del PEPS); richiede l’elaborazione e la realizzazione di itinerari di educazione alla fede che  conducano alla maturazione di atteggiamenti che favoriscono nei giovani il dialogo con Dio e specialmente  l’ascolto di Dio (nella Sua Parola, nella storia, nei piccoli e nei poveri, nei doni ricevuti…); richiede  l’accompagnamento personale, oltre che di ambiente e di gruppo, per aiutare il discernimento su se stessi;  e richiede – naturalmente – la preghiera: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della  messe perché mandi operai per la sua messe (Lc 10,2). 

La Visita straordinaria che abbiamo vissuto a fine 2024 ci ha ricordato che la “sfida vocazionale” è  per noi una grande priorità. È fondamentale rinsaldare la nostra personale vocazione; ma è altrettanto  fondamentale ravvivare i nostri sforzi per donare a ogni giovane, a ogni persona, la consapevolezza che  ciascuno custodisce in sé un sogno di Dio unico e originale, una chiamata, una missione, il mandato  di realizzare con la propria vita un capolavoro di grazia.  

Lo avevano capito bene 150 anni fa quei salesiani che si sono sentiti chiamati a partire per una grande  avventura nella Prima Spedizione Missionaria, e che abbiamo commemorato insieme il 25 aprile scorso – ricordando il Cardinal Cagliero – , durante la Festa ispettoriale vissuta a Ivrea, festa preparata con grande  cura dalla Comunità Educativo Pastorale locale. 

E lo capiamo bene anche noi; ma, in una cultura spesso non favorevole o comunque indifferente al  Vangelo, oggi sappiamo che c’è bisogno di esplicitare maggiormente, in modo più chiaro e più  “caldo”, questo aspetto del tesoro contenuto nel messaggio evangelico. 

Le Costituzioni Salesiane ci indicano nell’articolo 11 che nella lettura del Vangelo siamo più sensibili a certi  lineamenti della figura del Signore; e il primo di questi lineamenti è la gratitudine al Padre per il dono della  vocazione divina a tutti gli uomini

L’articolo 37, intitolato Orientamento alle scelte vocazionali, ci ricorda in che modo siamo chiamati a tradurre  in azione pastorale per tutti “la gratitudine al Padre per il dono della vocazione divina”: Educhiamo i giovani a sviluppare la loro vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana  progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo. 

Il clima di famiglia, di accoglienza e di fede, creato dalla testimonianza di una comunità che si dona con  gioia, è l’ambiente più efficace per la scoperta e l’orientamento delle vocazioni. 

Quest’opera di collaborazione al disegno di Dio, coronamento di tutta la nostra azione educativa  pastorale, è sostenuta dalla preghiera e dal contatto personale, soprattutto nella direzione  spirituale.

E l’articolo 28 infine, intitolato I giovani chiamati per un servizio nella Chiesa, ci richiama alla cura un po’ più  attenta – tra tutte le vocazioni – di alcune, quelle definite “apostoliche”

Rispondendo alle necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di doni a seguirlo per il  servizio del Regno. 

Siamo convinti che tra i giovani molti sono ricchi di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica. Li aiutiamo a scoprire, ad accogliere e a maturare il dono della vocazione laicale, consacrata,  sacerdotale, a beneficio di tutta la Chiesa e della Famiglia salesiana

Con pari diligenza curiamo le vocazioni adulte. 

Carissimi/e, questi articoli non hanno bisogno di grandi spiegazioni. La nostra missione, in ordine alla  dimensione vocazionale, è molto chiara. A noi mettere in atto tutte quelle iniziative, a cominciare  dalla fedeltà alla propria vocazione (consacrata, sacerdotale, laicale), che possano mettere i  giovani (e anche gli adulti) in condizione di scoprire, accogliere e maturare il dono della vocazione  divina.  

Mentre oggi rendiamo grazie al Signore per tutti i confratelli di cui abbiamo festeggiato date giubilari nella  recente festa ispettoriale, rendiamo contemporaneamente grazie per quanti tra i laici corresponsabili dei  nostri ambienti quest’anno festeggiano date giubilari del proprio matrimonio. E mentre preghiamo per chi  si prepara ad unirsi nel vincolo matrimoniale, preghiamo per quei giovani confratelli che si avvicinano a  tappe più o meno decisive della loro vita: il chierico Antonio Squillace, che domenica 3 maggio a Roma  riceverà il ministero dell’Accolitato; don Giorgio Ramundo, che sabato 16 maggio riceverà, nella basilica  di S. Maria Ausiliatrice, l’ordinazione sacerdotale per l’imposizione della mani e la preghiera consacratoria di Mons. Alessandro Giraudo; i chierici Alessio Moretto e Tomas Kivita che sabato 13 giugno, sempre a  Maria Ausiliatrice, riceveranno il diaconato insieme con i loro compagni della Crocetta. Partecipiamo  volentieri a questi eventi con la preghiera, con l’affetto e anche con la presenza! 

Accompagniamo nello stesso tempo, con grande affetto e con la nostra preghiera, il giovane Riccardo  Naviglio, che, dopo un discernimento serio e attento, in accordo con il Maestro, ha lasciato il Noviziato di  Colle Don Bosco per continuare il suo cammino di sequela del Signore. Lo affidiamo – e ci affidiamo  anche noi -, sul limitare del mese di maggio, all’intercessione materna di Maria Ausiliatrice. 

 Con grande affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP