Tu come stai? E se lo chiedessimo anche all’IA

Nel progetto “Tu come stai? La comunità per il benessere dei giovani”,finanziato da Con i Bambini, l’attenzione parte da un dato preciso: tra gli adolescenti cresce il disagio legato a scuola, relazioni, famiglia ed emozioni. Una condizione che si intreccia sempre più con il bisogno di trovare ascolto e orientamento in un contesto complesso.

Chiedere a ChatGPT cosa fare della propria vita non è solo una curiosità tecnologica: è il segnale di un bisogno più profondo di orientamento, ascolto e assenza di giudizio. Sempre più spesso, infatti, soprattutto i più giovani cercano nell’intelligenza artificiale uno spazio in cui poter esprimere dubbi e fragilità senza sentirsi esposti.

Come racconta anche Save the Children nell’Atlante dell’Infanzia “Senza filtri”, l’IA è ormai parte della quotidianità degli adolescenti, utilizzata anche nei momenti di difficoltà emotiva o per orientarsi nelle scelte importanti della vita. Un dato che interroga: cosa sta mancando nelle relazioni reali?

Nel suo articolo, Giuseppe Porrovecchio evidenzia proprio questo nodo: viviamo una nuova “grammatica dello stare insieme”, in cui si cerca ascolto senza rischio e risposte senza conflitto. Ma crescere significa anche attraversare fragilità, emozioni complesse e domande aperte, non da soli ma dentro relazioni autentiche.

Dentro questa prospettiva si colloca il progetto, che prova a rispondere proprio a questa esigenza: non solo intervenire sul disagio, ma ricostruire condizioni di ascolto e attenzione diffusa, in cui la domanda “Tu come stai?” torni a essere un gesto concreto di relazione e non una formalità.

Per approfondire la riflessione completa si rimanda all’articolo di Giuseppe Porrovecchio.